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Nanopatologie

  /  Nanopatologie

A cura del dott. Stefano Montanari

La storia della scoperta delle nanopatologie l’ho raccontata chissà quante
volte. Chi vuole, lasciando da parte i libri e gli articoli scientifici in
cui ne parlo, può leggersi almeno uno dei miei libri divulgativi Il Girone
delle Polveri Sottili
o Il Pianeta Impolverato. Lì troverà tutte le
informazioni fondamentali in proposito.

Che cosa sono le nanopatologie
Cercando di essere succinto, anche se il tema potrebbe riempire, come, del
resto ha fatto, più di un libro, le nanopatologie sono le malattie
originate dalle micro- e dalle nanoparticelle inorganiche
(il che
significa, a grandi linee e concedendomi un piccolo errore di chimica,
senza carbonio), non biodegradabili e non biocompatibili. Anche il nome
nanopatologia, così come  la scoperta scientifica, appartengono a noi o,
per essere più precisi, appartengono principalmente a mia moglie
[la dott.ssa Antonietta Morena Gatti], perché è lei l’anima della nostra ricerca.

Dove hanno origine
Quelle particelle sono prodotte in parte dalla Natura e in parte, quella
predominante per capacità d’indurre malattia, dall’Uomo. Tutte le
combustioni le producono, nessuna esclusa: motori a scoppio, inceneritori
di rifiuti, centrali termoelettriche, fonderie, riscaldamento domestico e
chi più ne ha più ne metta. Ma esiste pure una produzione a freddo che è
quella, tra i tanti esempi possibili, originata dall’usura dell’asfalto,
da quella dei pneumatici e dall’invecchiamento dei muri. È indispensabile
sapere che moltissime di quelle particelle sono “eterne”, cioè
indistruttibili sia dalla Natura sia dall’Uomo e, dunque, ogni illusione
che quelle prima o poi scompaiano è da dimenticare.

Quali malattie provocano
Queste polveri piccolissime, non raramente decine di milioni di volte più
minuscole dei pollini, galleggiano in aria potendo percorrere anche decine
di migliaia di chilometri e si comportano in una maniera che sotto tanti
aspetti è simile a quella dei gas. E come gas vengono inalate, finendo nei
polmoni e, da lì, nel sangue dove, in una parte della popolazione, quella
che produce quantità insufficienti di urochinasi, un enzima che scioglie i
coaguli di sangue, o che ha altri difetti della coagulazione, diventano
responsabili di malattie come la tromboembolia polmonare, l’ictus e
l’infarto cardiaco.

Nel resto della popolazione quelle particelle sono trasportate dal sangue a tutti gli organi,
impossibile prevedere quali,dove restano imprigionate per sempre, non possedendo
noi meccanismi biologici per una loro eliminazione. Qui le polveri vengono trattate per
quello che sono, cioè corpi estranei, dando il via a fenomeni infiammatori
che alla lunga, e può essere questione di mesi o di parecchi decenni fino
a superare il limite di vita del soggetto stesso, si trasformano in
cancri. Se c’è chi non è pronto a chiudere occhi e cervello al cospetto
della crescita velocissima della frequenza con cui ci si ammala di tumori,
avrà materia per meditare. Tanto per completezza d’informazione, oggi noi
assistiamo sempre più spesso all’insorgenza di fenomeni tumorali nei
bambini e di cancri doppi o tripli, vale a dire due o tre varietà di
cancro ben diverse tra loro, presenti contemporaneamente nello stesso
individuo.
Ma le micro- e le nanoparticelle fanno anche altri guai. Per esempio, sono
capaci di passare da madre a feto innescando aborti, malformazioni fetali
e perfino cancri nel nascituro, cancri che originano e si sviluppano
quando il bambino è ancora nel grembo materno. Può essere curioso
osservare come le donne in gravidanza non si ammalano di nanopatologie
perché il feto funziona come una specie di spugna che attrae e cattura le
polveri, in questo modo proteggendo la madre.
Contrariamente a quanto avviene per altre sostanze, le particelle sono
perfettamente capaci di raggiungere il cervello dando inizio a cancri
come, ad esempio, l’astrocitoma, e sono fortemente sospettate di essere
responsabili di patologie quali il Morbo di Alzheimer, il Morbo di
Parkinson
, l’autismo, certe forme di perdita della memoria, d’insonnia, di
aggressività, ecc.
Anche se a molti potrà sembrare strano, le polveri sottili e ultrasottili
di cui stiamo trattando possono essere all’origine di una forma di
diabete, quella chiamata di tipo 1, e questo accade quando l’organo
colpito è il pancreas. Di questo noi ci accorgemmo inizialmente quando
lavorammo a New York sui pompieri che avevano prestato la loro opera
intorno alla zona del crollo delle Torri Gemelli inalandone le polveri. E
pure la stanchezza cronica, una condizione sempre più frequente, può
derivare dalle polveri, così come certe forme di sterilità maschile con le
particelle che hanno raggiunto il liquido seminale andando ad ostacolare
la mobilità degli spermatozoi, rendendoli così non più capaci di
raggiungere in quantità sufficiente la cellula uovo per fecondarla.
Malattie definite rare o orfane possono pure derivare dalle polveri. Tra
queste la cosiddetta sensibilità chimica multipla, una patologia
invalidante sempre più presente tra la popolazione e che, a mio parere in
modo criminale, viene trattata con psicofarmaci come se fosse di origine
psichiatrica.
Un’ulteriore caratteristica delle particelle più piccole è quella
d’insinuarsi nel nucleo delle cellule andandone a “scombinare” il DNA con
tutte le conseguenze del caso
.

Ingestione di cibi inquinati
Oltre all’inalazione, le polveri entrano nell’organismo attraverso
l’ingestione di cibi inquinati, oggi comunissimi. In tempi più o meno
lunghi le particelle ricadono a terra andando a depositarsi su frutta,
verdura e cereali di cui noi siamo consumatori. In questo modo, attraverso
la parete dello stomaco e dell’intestino, le polveri raggiungono il sangue
condividendo comportamento e destino con  quelle inalate.

I vaccini
Piuttosto sconcertante, almeno per noi, è stato il ritrovamento di quelle
piccole entità anche in tutti i campioni di vaccino che abbiamo avuto
occasione di analizzare. Il fatto, a mio parere di estrema gravità, viene
fatto passare sotto silenzio non solo dalle aziende farmaceutiche ma anche
dagli organi di controllo, così mettendo a repentaglio la salute di
milioni di persone, bambini in testa.

Conclusione
A dimostrazione ulteriore e, peraltro, non necessaria del fatto che l’Uomo
è il più stupido tra gli animali e l’unico, per dirla con l’etologo Danilo
Mainardi, che si estingue volontariamente, non solo noi non facciamo
niente per fermare o, quanto meno, per limitare la produzione delle
polveri, ma cerchiamo di nascondere il problema, arrivando all’estremo
d’impedirne in ogni modo la ricerca scientifica e, così, la possibilità di
una soluzione o, almeno, di una mitigazione.