Magri e vaccinati

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Il premier Conte ha donato denaro per la preparazione di vaccini
[https://youtu.be/56SF9WmCdCQ (N.d.R.)]. Che ne dice?

Stefano Montanari – Mi pare che sia perfettamente in linea con il modo di gestire una nazione. Qui c’è
un’economia che è stata capillarmente distrutta, c’è gente che non riesce a pagare il cibo, ci sono
imprenditori che non riapriranno più, altri che si suicidano… Tutte quisquilie. Dopotutto questo governo si è
insediato nel silenzio generale e, dunque, è ciò che gli italiani desiderano. Faremo una bella dieta e saremo
tutti magri e vaccinati.

RD – Non le chiedo che cosa pensa della pandemia…

SM – Sì: non perdiamo tempo. Sull’argomento mi sono già espresso più volte. Mi fermo a consigliare a chi
leggerà questa intervista di controllare il significato della parola pandemia e di dare un’occhiata ai dati della
Protezione Civile.

RD – Migliaia di morti…

SM – I dati dicono ben altro. Basta saperli leggere.

RD – A proposito di questo, Report, la trasmissione della RAI, l’ha inserita tra i comunicatori di fake news.

SM – Stiamo preparando una querela. Chi ha allestito il servizio non si è nemmeno reso conto che io
riportavo pari pari i dati della Protezione Civile e altri concetti che sono ovvietà per qualunque professore
d’Igiene. Indipendentemente dalla serietà della trasmissione, essere catalogato come un ciarlatano non mi
fa piacere, danneggia la mia immagine e il mio lavoro e sarà un giudice a giudicare.

RD – Donald Trump ha tolto i fondi all’OMS e Bill Gates ha qualche problema d’immagine per 10 milioni di
dollari passati sottobanco in Nigeria [https://dailypost.ng/2020/05/04/bill-gate-offered-house-of-reps-10mbribe-for-speedy-passage-of-compulsory-vaccine-bill-cuppalleges/?fbclid=IwAR0UbT5TJqFYUeKKgTWu5k2y84ZqX3CuytQfLH4Kow8NXtef9U95XVwAEkk (N.d.R.)]

SM – Ciò che ha fatto Trump è certamente significativo, ma potrebbe essere controproducente.

RD – Cioè?

SM – Ora l’OMS dipende in modo assolutamente determinante dal denaro di Bill Gates e non credo ci
dovremo aspettare niente di buono. Se ricordo bene, nei documenti della sua fondazione c’è un’ottantina
abbondante di pagine con l’elenco delle istituzioni alle quali non fa mancare il suo sostegno economico. E,
se qualcuno le paga lo stipendio…

RD – Mi dà il suo giudizio su Bill Gates?

SM – Credo che sia scontato.

RD – Cambiando appena argomento, che cosa può dire dell’intervento dei NAS a Mantova a proposito della
sieroterapia applicata ai malati di Covid19?

SM – Posso dirle che di irruzioni ho una certa esperienza personale. I carabinieri eseguono gli ordini e il
resto non è affare che competa loro. Per quanto mi riguarda, non trovo niente di inaspettato.

RD – Ma che cosa ci sarebbe d’irregolare a Mantova?

SM – Cavilli legali, specie dove la legge è ciò che aggrada a qualcuno, se ne trovano a bizzeffe. Poi, magari,
finisce tutto in una bolla di sapone ma, intanto, l’intralcio c’è stato. Dunque, non sarò certo io a discutere
dell’argomento. Io posso solo dire che quell’azione mi aggiunge altra preoccupazione ma la trovo in
qualche modo normale. Vede, l’ho detto mille volte: la medicina non è una scienza e in medicina è buono
ciò che funziona e cattivo ciò che non funziona. Fosse stato per me, io non avrei usato il siero, ma, se i
pazienti sono guariti, si tace e basta. In fondo, il malato vuole guarire e del resto non gli importa niente.

RD – E, allora, ho due domande: la prima è la richiesta di un parere. Perché, secondo lei, i carabinieri sono
intervenuti?

SM – La mia è solo un’opinione. Nel mondo che ci siamo lasciati crescere addosso nessuno può permettersi
di guarire in modo così banale, con qualcosa che fu ideato da Pasteur un secolo e mezzo fa. I morti sono
indispensabili per giustificare il vaccino e la sua obbligatorietà, e il regime deve attenersi al progetto. Non
mi chieda che cosa ne penso perché la dittatura globale di cui siamo prigionieri democraticamente
volontari non faticherebbe a trovare la maniera per continuare le sue azioni nei miei confronti.

RD – La seconda domanda è: perché lei non è d’accordo con la sieroterapia applicata a Mantova?

SM – Glie l’ho detto: in medicina va tutto bene purché funzioni. E, a quanto è dato sapere, a Mantova ha
funzionato. Quindi, non si può eccepire. Un problema di quell’approccio è che, per curare i malati, sono
necessari altri malati e questi devono essere guariti con tanto di anticorpi specifici presenti. A parte ciò,
essendo il virus molto volubile, temo che ad ogni mutazione sia necessario avere altri malati e altre
guarigioni prima di poter disporre del siero. In aggiunta, quel siero va estratto da volontari e preparato, e ci
si deve accertare che non contenga patogeni e, tra questi, le particelle di cui noi ci occupiamo da molti anni.
Un controllo che non credo proprio sia stato fatto.

RD – Lei propone altro?

SM – Propongo e basta, beninteso. Propongo di usare come antivirale l’acido ascorbico, cioè la vitamina C:
un prodotto efficacissimo e senza alcun effetto collaterale che può essere somministrato sia per bocca sia
per via endovenosa. In alternativa si può trattare il sangue con ozono. Anche in questo caso non ci sono
effetti collaterali e il suo uso è ampiamente conosciuto, specie dove la medicina non ha collusioni con le
ditte farmaceutiche. In ambedue i casi si tratta di prodotti comunissimi che non richiedono nulla di
particolare e sono ottenibili sempre in modo illimitato senza necessità di controlli al di là di quelli abituali
per ciò che si usa in farmacia.

RD – Perché non si applicano quelle terapie?

SM – Non sono sicuro che non si comincino ad applicare. Comunque, nei due casi il problema è duplice:
sono prodotti non brevettabili e il loro costo è irrisorio. Insomma, nessun vantaggio economico. Non mi
faccia andare oltre anche perché non credo ce ne sia bisogno.

RD – Ritornando per un attimo alla sieroterapia, Bill Gates si sta interessando di plasma iperimmune. Che
ne dice?

SM – Bill Gates è una garanzia. Se c’è da fare soldi, se c’è da ridurre la popolazione mondiale, Bill Gates c’è.
Lasci perdere: c’è di molto meglio come le ho detto.

RD – In alcuni interventi lei ha detto che le morti sono dovute non a polmonite interstiziale ma a
tromboembolia polmonare.

SM – Fino a che non potremo cominciare a lavorare sui campioni di autopsie io sono costretto a rifarmi a
quello che sento. La tromboembolia non mi stupisce per niente.

RD – Perché?

SM – Perché la grande concentrazione di malati coincide con le zone più inquinate. Gli inquinanti hanno
tutti un’azione infiammatoria e, tra quelli, noi abbiamo dimostrato, con tanto di fotografie di microscopia
elettronica, che le micro- e nanoparticelle inorganiche innescano nel sangue la trasformazione di
fibrinogeno, cioè una glicoproteina solubile, in fibrina, una proteina insolubile. Il che sta alla base della
formazione del trombo. Aggiunga che, nella stessa zona, si sono praticate vaccinazioni a tappeto per
influenza e meningite e tutti i vaccini esercitano un’azione infiammatoria. Vasi sanguigni infiammati
significano un terreno favorevole per la trombosi. I trombi venosi, poi, finiscono inevitabilmente nel circolo
polmonare ostruendolo, con la conseguenza di non fare arrivare agli alveoli polmonari il sangue che porta
agli alveoli stessi l’anidride carbonica e si porta via l’ossigeno che consegnerà a tutti i tessuti. Ciò che si è
fatto spesso come terapia è introdurre aria od ossigeno negli alveoli, ma, se il sangue non arriva, quei gas
sono inutili. Insomma, un approccio sbagliato.

RD – Se capisco bene, secondo lei si tratta di un errore medico.

SM – È la mia opinione, ma lo dico sottovoce perché il regime non perdona e il pensiero deve essere quello
imposto.

RD – Fatto salvo il fatto che, ancora una volta, le chiedo un’opinione, che cosa si dovrebbe fare?

SM – Sempre a livello di opinione, si dovrebbe fare ciò che qualunque ematologo non può non sapere. Se il
trombo non è ancora formato, si somministra eparina. Se si è formato e ha raggiunto il circolo polmonare,
lo si tratta con urochinasi, cioè un farmaco naturale quanto l’eparina.

RD – Giusto a livello di curiosità. Mi pare che i medici somministrino in genere eparina quando già ci sono i
trombi.

SM – Lungi da me criticarli. Da addetto ai lavori, avendoci lavorato sopra per una ventina d’anni, non posso
non dire, però, che sbagliano. L’effetto può esserci semplicemente perché l’eparina impedisce che il
trombo si accresca e, nel frattempo, le sostanze che chiamiamo attivatori del plasminogeno, cioè
l’urochinasi, e che noi produciamo naturalmente sciolgono il trombo. I problemi sono un effetto ritardato e
la possibilità di non avere risultati nei casi in cui il soggetto non produca quelle sostanze, cosa che non è
comune ma neppure così rara.

RD – La terapia che lei suggerisce deve essere fatta in ospedale?

SM – Non necessariamente. Comunque, se ci sarà un ricovero, la degenza dovrebbe essere limitatissima nel
tempo.

RD – Altro argomento: le contromisure prese per evitare contagi…

SM – No, la prego. Dovrei esprimermi in maniera durissima e dire che peggio erta difficile fare. Facciamo
finta che non mi abbia fatto la domanda. Le dico solo che io avrei fatto altro, ma io non appartengo al
salottino buono.

RD – I tanto invocati tamponi…

SM – Con un po’ più dell’80% di falsi positivi c’è da domandarsi come si possano proporre. Ma chi detiene il
potere oggi, con pazienza e investendo non poco in corruzione, sta facendo passare di tutto. Quando fece
accettare universalmente un’enormità come la cosiddetta immunità di gregge fu chiaro che non ci
sarebbero più stati limiti.

RD – Cambiamo ancora argomento, allora. Avete ordinato il microscopio.

SM – Sì. Dopo anni ce l’abbiamo fatta: grazie a migliaia di donatori e a Vita al Microscopio che ci è sempre
stata al fianco, abbiamo comprato il microscopio che fra meno di un mese e mezzo dovrebbe essere
funzionante. Deve essere chiaro, però, che averlo non significa che si preme un bottone ed escono i risultati
di una ricerca. Sangue, sudore e lacrime sono necessari ma il denaro per reggere le spese lo è almeno
altrettanto. Insomma, se le donazioni s’interromperanno, avremo vanificato tutto.

RD – Ma voi potete sempre fare analisi per conto terzi come fanno le università e i centri di ricerca.

SM – Ovviamente. Il problema è che noi facciamo analisi un po’ particolari. Noi cerchiamo gli inquinanti
sotto forma di particelle, quelli, cioè, che stanno diventando davvero pericolosamente presenti
dappertutto, e di cui si fa finta di niente. E poi, molto sinceramente, noi non addolciamo i risultati. Pensi
alle tante aziende alimentari, quelle che producono il biologico in primis. Quelle dovrebbero fare la fila da
noi per avere le analisi ma i fatti sono chiari: non ce n’è una. A maggior ragione chi produce integratori. E
ancora di più, farmaci. Nei fatti, nessuno. Se la gente sapesse che cosa mangia e con che cosa si cura…

RD – Quali sono i programmi?

SM – Ora ci siamo impegnati con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per analizzare i reperti
provenienti dalle autopsie di morti ufficialmente da Covid19. Dovremmo firmare una convenzione con loro.
Ma ci sono sempre le morti in culla, le morti in utero, la leucemia mieloide acuta, le analisi su farmaci e
alimenti… E poi c’è la scuola che vorremmo organizzare.

RD – Ho sentito anche di borse di studio.

SM – Sì, vorremmo assegnare due borse di studio: una per un microscopista elettronico e una per un
biotecnologo. Temo che la burocrazia ci intralcerà come è suo costume fare, ma vedremo di superare
anche questa seccatura.

RD – Anche per questo occorre denaro.

SM – Appunto

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