Nuova collaborazione con l’ospedale Giovanni XXIII per il COVID-19

DSCN0522.jpg

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Le avevo chiesto di guardare https://www.facebook.com/NicPorro/videos/1439821569531272/ . Se l’ha fatto, che ne dice?

Stefano Montanari – L’ho fatto. Non mi chieda pareri sulla prima parte. Quelli sono argomenti che io approccio da uomo della strada. Mi preoccupano molto. Anzi, moltissimo. Da troppi anni siamo nelle mani di sedicenti politici che, nella migliore delle ipotesi, sono degli incapaci. Ma la responsabilità è solo nostra perché ad aver consentito lo sfascio siamo stati noi: sessanta milioni di capi di bestiame senza volontà e senza dignità. La mia pertinenza è sulla seconda parte dell’intervento di Porro.

RD – E che ne dice?

SM – In primis noto che anche lui è caduto nel tranello. Quando parla di Burioni, al di là dei toni e dei contenuti, lo qualifica come scienziato e come medico. Ora, se vogliamo rifarci ad Enrico Fermi, scienziato è chi ha scoperto qualcosa e Burioni… Ma per avere diritto alla qualifica, bisogna anche giocare secondo le regole e una delle colonne portanti è il confronto. Non solo quel signore è sempre scappato quando all’orizzonte scorgeva la possibilità di confrontarsi, ma ha fatto in passato e, grottescamente, ancora di più fa oggi, qualunque cosa pur di togliere la possibilità di espressione a chiunque osi metterlo davanti alle sue incongruenze, ai suoi errori, alle sue contraddizioni, alle sue voragini culturali e filosofiche. Questo è il certificato di non appartenenza, neppure come orecchiante, al mondo scientifico.

RD – Medico…?

SM – Essere laureati in medicina non significa essere medici. Non ho mai saputo che quel signore svolga la professione di medico e, me lo lasci dire, meno male!

RD – Un bluff?

SM – Diciamo una soubrette che, come tutte le soubrette, gode di un momento di fulgore.

RD – Stando a quanto le fonti d’informazione riportano, riscuote parecchia credibilità popolare.

SM – Prendendo per buona l’informazione, la cosa fa parte del momento di fulgore. Quando anche la gente aprirà gli occhi e si accorgerà di quanto le viene propinato, il tonfo sarà inevitabile. Basterebbe rendersi conto dell’orrore della proposta di provare un vaccino di per sé farmacologicamente assurdo su delle cavie umane mettendole a rischio della vita. Basterebbe rendersi conto di come il personaggio, valendosi di un’autorità che nessuno gli ha attribuito, pretenda di rappresentare la via, la verità e la vita escludendo chiunque non s’inchini a lui. Basterebbe vederlo quando si sottrae in modo goffo e ridicolo ad ogni confronto, usando argomenti che non possono altro che destare perplessità su chi li partorisce. Basterebbe tutto questo per etichettare il soggetto e farlo ripiombare nella vecchia oscurità. Ma, come si diceva un tempo, la pubblicità è l’anima del commercio e lui di pubblicità ne fa tanta e, in cambio, altra ne riceve.

RD – A proposito di pubblicità, sua moglie ha lanciato la proposta di non acquistare più i prodotti che fanno pubblicità nelle grandi reti televisive.

SM – Cosa che noi facciamo da tempo.

RD – Perché?

SM – Perché le grandi ditte sono quelle che si possono permettere di fare pubblicità in TV e, per questo, quelle che permettono alle reti televisive di far quadrare i conti. Di fatto sono le padrone dell’informazione, un’informazione che è forzatamente distorta dagli interessi degli inserzionisti. Sono loro a scegliere il contenuto dei programmi e gli ospiti. Sono loro a fare attuare la censura ferrea di cui tutti, molti in modo del tutto inconsapevole, sono vittime. È per questo che i loro prodotti vanno disincentivati. Non appena si accorgeranno che la pubblicità televisiva è controproducente, che fa diminuire le vendite, è possibile che qualcosa d’importante cambi. In aggiunta, sono le piccole ditte ad essere più colpite dalla devastazione messa in atto dai nostri cosiddetti politici, e sono proprio loro, le piccole imprese, la struttura portante della nostra economia.

RD – Mi scusi se torno all’argomento di partenza: quello di Porro. In un altro video [https://www.facebook.com/NicPorro/videos/2304350389868313/ (N.d.R.)] viene appena menzionato il fatto secondo cui le popolazioni di origine africana si ammalerebbero meno di Covid19 perché si vaccinano contro la tubercolosi. M’incuriosisce la sua opinione.

SM – E se fosse perché hanno i capelli ricci? Se non sapessi che lo riporterebbe, le direi che solo un perfetto idiota potrebbe sostenere un’enormità del genere. Quindi, scriva che non ci sono prove e che va bene così.

RD – Cambiamo argomento, restando però, in qualche modo, all’epidemia. Ho visto che avete donato un sistema di respirazione particolare all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Mi dice qualcosa di più di quanto è trapelato?

SM – Quel sistema ce l’avevamo in laboratorio da quando abbiamo fatto un lavoro in una serra particolare in cui avevamo messo dei vegetali e degli insetti e in cui avevamo spruzzato delle nanoparticelle. Quel sistema serviva a proteggere chi entrava in quell’ambiente, evitandogli di respirare le polveri, polveri che hanno dimensioni comparabili a quelle del virus. Così, visto che il regime non gradisce che facciamo ricerca e fa di tutto per ostacolarci, cosicché quella roba a noi non serve, abbiamo pensato di regalare il sistema di protezione all’Ospedale.

RD – Perché?

SM – Per consentire di praticare autopsie in modo sicuro, senza che l’operatore tema d’infettarsi.

RD – Mi spieghi meglio.

SM – A quanto si legge, e probabilmente è vero, in una certa zona della Lombardia ci sarebbe un numero di decessi superiore all’atteso e questi, a ragione o a torto, sarebbero dovuti al Coronavirus. Prescindendo dall’accuratezza delle diagnosi, e le ricordo che 8 tamponi su 10 danno un esito di falsa positività, i cadaveri vengono cremati, con questo distruggendo ogni possibilità d’indagine.

RD – Cremati perché?

SM – Perché chi dovrebbe praticare l’autopsia teme di uscirne infetto.

RD – Ma quel pericolo esiste?

SM – A mio parere no, almeno se l’operatore sa lavorare, ma non è questo il mio mestiere. Ciò che conta è che quella è la ragione addotta per non fare autopsie. Con il sistema che abbiamo donato quella ragione decade e, dunque, le autopsie si faranno.

RD – Lei ha sempre detto che nelle autopsie si può trovare ciò che si cerca. In questo caso che cosa si dovrebbe cercare?

SM – Partiamo dal sospetto. Il sospetto di mia moglie e mio è che moltissime di quelle morti siano dovute a tromboembolia polmonare e che i trombi siano generati da polveri. Se è così, l’intubazione non serve a nulla.

RD – Mi spieghi.

SM – Da un po’ ci si sta accorgendo che i ricoverati soffrono di una condizione particolare, peraltro già nota fin dal 1865 quando un medico francese chiamato Armand Trousseau la descrisse. Deve sapere che, per motivi che non l’annoierò a descrivere ma che sono noti come Triade di Virchow, nelle vene, in determinati punti, si formano dei trombi, cioè delle masse semisolide di sangue. Queste si staccano e finiscono nel circolo polmonare ostruendolo a volte del tutto, spesso in parte, dando luogo alla cosiddetta tromboembolia polmonare: una condizione che rappresenta la terza causa di morte tra gli incidenti cardiovascolari. Ciò che vide Trousseau fu che ci sono casi in cui i trombi si formano, piccoli e numerosi, nel sistema circolatorio venoso non in un punto preciso ma un po’ dovunque per finire, poi, come è per qualunque trombo, nei polmoni. Trousseau collegò quella formazione a forme di cancro, il che è assolutamente corretto, ma una ventina di anni fa noi, lavorando al microscopio elettronico, dimostrammo che le micro- e le nanoparticelle sono capaci di provocare esattamente lo stesso fenomeno.

RD – E che cosa ha a che fare questo con il Covid19?

SM – Ci ha incuriosito il fatto che i medici si siano accorti di quel fenomeno negli infetti. È un dato di fatto che le polveri possono essere portatrici dei virus, che le zone infette sono particolarmente inquinate e che in quelle zone si sono praticate vaccinazioni molto oltre quanto si è fatto altrove.

RD – Vaccinazioni…?

SM – Da tanti anni lo dimostriamo al di là di ogni possibile contestazione: i vaccini sono particolarmente inquinati da particelle e gli antinfluenzali lo sono in modo particolare. In quelle zone si sono vaccinati tantissimi vecchi, e non solo con gli antinfluenzali ma pure con l’antimenigococcico. Per questo varrebbe la pena controllare i tessuti dei morti per vedere se contengano particolato e, soprattutto, analizzare i trombi.

RD – E voi che cosa fareste?

SM – Noi riceveremmo i reperti dall’Ospedale Giovanni XXIII che finalmente eseguirà le autopsie e li analizzeremmo con le nostre tecniche di microscopia elettronica. Una ricerca simile non è mai stata fatta a livello mondiale e darebbe certamente risultati importanti.

RD – Ma ormai lo sappiamo: la ricerca prevede dei costi…

SM – Non mi chieda se le istituzioni affronteranno quei costi. Ad oggi le istituzioni hanno fatto tutto ciò che era in loro potere e anche qualcosa di più per impedirci la ricerca. Vediamo se la cosa interesserà gli italiani o se preferiranno le chiacchiere e continueranno a permettere che con loro soldi si acquistino milioni di inutili mascherine o si paghino consulenti su cui mi permetta di non esprimermi. E vediamo come valutare i numeri che vengono sparati a seconda della fantasia di chi li spara.

RD – Visti i precedenti, lei crede di riuscire a portare avanti quella ricerca?

SM – Dipende da un po’ di cose: gli italiani prima di tutto. Se apriranno gli occhi, non ci saranno problemi.

RD – Però, da quanto capisco, occorrerà il microscopio elettronico.

SM – Ovviamente.

RD – Com’è la situazione?

SM – Per chi ha un certo senso dell’umorismo, per chi ha letto certi racconti di Gogol, divertente.

RD – Cioè?

SM – Il microscopio che il ragionier Grillo, da un po’ di tempo anche scienziato, stabilì che non fossimo noi ad usarlo perché sarebbe stato più utile per studiare gli armadilli, esseri sulla cui sorte, come sa, gli italiani trepidano al contrario di quanto fanno per i bambini che muoiono di cancro, è inagibile. Noi abbiamo il diritto di usarlo grazie ad una sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, ma il diritto è ora solo teorico. Da settimane non è agibile grazie alle misure di sicurezza prese dai luminari e dagli statisti che così saggiamente si preoccupano per noi. Insomma, siamo fermi.

RD – Dunque?

SM – Dunque, non avendo il microscopio presso di noi, non possiamo operare.

RD – Fino a…?

SM – Chieda a Burioni, ormai plenipotenziario. È lui che ci dice che cosa fare e quali siano le nostre opinioni. Quando il fornitore di vaccini sarà pronto con la quantità sufficiente di merce e il governo farà ciò che il luminare di regime impone, e sarà questione di minuti, saremo tutti vaccinati e si tornerà ad una vita di convalescenti a norma di legge.

RD – Ecco: il vaccino. Che ne dice?

SM – L’ho ripetuto chissà quante volte: siamo alla carnevalata. Lasciando perdere il fatto che nessuno potrà sperimentare quel farmaco e che nessuno mai lo controllerà come, del resto, succede da decenni per qualunque vaccino, qui siamo all’assurdo. Il virus muta velocissimamente e, in aggiunta, non conferisce alcuna immunità se non, nella migliore delle circostanze, per qualche settimana. Chiunque proponga un vaccino in quelle condizioni ha dei seri problemi culturali. Mi permetta di fermarmi qui.

RD – Mi perdoni se insisto. Allora, perché?

SM – Beh, il business è colossale e, in più, forse principalmente, con quel vaccino potrebbero inserirci qualcosa che consenta al regime di frugare dentro di noi. Già abbiamo le proposte di doverci portare addosso sistemi di controllo omologabili alla campana al collo delle vacche…

RD – Complottista?

SM – Tutt’altro. Semplicemente una constatazione.

RD – Lei ha criticato le misure prese dallo stato e dalle regioni.

SM – Sono illegali e la cosa finisce lì. Ma se il gregge ubbidisce…

RD – Lei suggerisce una rivolta?

SM – Non mi fraintenda. Io sono assolutamente contrario a qualunque forma di protesta che debordi dalle leggi. Io non vado in piazza. Io non incito nessuno alla disubbidienza e meno che mai alla violenza. So bene che le imposizioni sono totalmente fuori dalla legalità, ma io ubbidisco lo stesso. Auspico solo che, Costituzione alla mano, si torni al rispetto per l’individuo.

RD – Mi lasci tornare al tema della ricerca. Lei ha sempre detto di sapere fare e di volere fare solo quella, ma senza microscopio…

SM – Impossibile. Ma è proprio questo che, con ogni evidenza, si vuole. Pensi a quanto imbarazzo si evita. In tanti anni il popolo italiano non è riuscito a rinunciare a mezza sigaretta per reggere il laboratorio di cui, piagnucolando, pretende i risultati. In altrettanti anni il regime ha fatto di tutto per imbavagliarci. Ad essere oggettivi, popolo e regime sono degli eccellenti alleati.

RD – Quindi, che cosa intende fare?

SM – Quello che da tempo dico che farò. Se entro questo mese la situazione non sarà risolta, non risponderò più a nessuno. Il denaro arrivato lo utilizzerò per finire una ricerca da scegliere tra quelle iniziate…

RD – …il Coronavirus?

SM – Vedremo se sarà tra i candidati. Ma c’è tanto altro, a partire dalla leucemia per passare ai morti in culla, agli aborti, all’autismo… Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si dovrà, comunque, aspettare che almeno quello che doveva essere il nostro microscopio sia reso agibile. Se non saremo messi in condizione di lavorare, non lavoreremo.

RD – E chi ha bisogno di voi che cosa farà?

SM – È evidente che nessuno ha bisogno. Comunque, io non posso bussare a tutte le porte pregando a chi mi apre di lasciarsi aiutare.

RD – Non ha paura per la sua vita?

SM – Sì. Ma, ancora una volta, non mi fraintenda: ho paura di dover vivere in un mondo repellente che, al confronto, fa sembrare i campi di concentramento del Terzo Reich e i gulag sovietici degli ameni luoghi di villeggiatura.

RICORDIAMO QUI CHE CHI VOLESSE DARE UN CONTRIBUTO PUO’ TROVARE I DATI ALLA PAGINA INIZIALE DI www.stefanomontanari.net, NELLA VIGNETTA CHE SI TROVA A DESTRA DELLA PAGINA STESSA.

Diffondi questo articolo

PinIt