Infondato l’allarme sulla meningite

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Vorrei iniziare l’anno chiedendo la sua opinione sull’allarmante epidemia di meningite che sta colpendo l’Italia.

Stefano Montanari – Per i cinesi il 2020 è l’anno del topo. La pecora o il pollo avrebbero forse connotato meglio chi in quest’anno ci vive.

RD – Si spieghi.

SM – Una delle cose che proprio non capisco è come mai la magistratura dorma sonni beati. Una banda di criminali, contando su una miriade di gonzi, sta diffondendo un allarme del tutto infondato e questo per ragioni di uno squallore morale mortificante. Se il popolo avesse idea di che cos’è un’epidemia, se avesse idea dei numeri in ballo, se avesse idea di che cos’è la meningite, da quanti patogeni diversi si origina, di quando e quanto sia infettiva, di quanto siano realmente efficaci i vaccini, di quanto e come i vaccini siano sperimentati, di quanto i vaccini, efficaci o no, lascino scoperto, di come le varie forme di meningite si curino, non permetterebbe a nessuno di essere preso per i fondelli in questa maniera.

RD – Certo, ma i fatti sono chiari: i mezzi d’informazione martellano quotidianamente e le TV mostrano le file lunghissime di chi è in attesa dell’iniezione, intervistando chi protesta perché non ci sono abbastanza dosi di vaccino a disposizione.

SM – Un business colossale a spese di tutti, da quelle relative al denaro a quelle relative alla salute.

RD – La salute…

SM – Ammettiamo che il vaccino funzioni e ammettiamo pure che sia attivo contro il ceppo di meningite batterica che ha colpito una o due persone su molti milioni di abitanti, quindi, anni luce da un’epidemia. Per funzionare, il vaccino ha bisogno di tempo, non di rado diversi giorni o anche settimane. In quel periodo, non solo il vaccinato è del tutto scoperto ma ha introdotto nel proprio organismo, seppure in forma attenuata, il patogeno che crede di contrastare.

RD – Il che significa…

SM – Il che significa che chi si è vaccinato corre davvero il rischio di ammalarsi, andando ad aggravare l’infezione che il suo organismo sta subendo e, con tutta probabilità, cercando di combattere.

RD – Perché?

SM – Sia perché la protezione potrebbe essere illusoria sia perché, se mai chi si è vaccinato ha la malattia in uno stato d’incubazione, introducendo altro patogeno aggrava la situazione. È la stessa follia di quei medici che, nella loro pericolosa ignoranza, vaccinano contro il tetano i feriti ed è la stessa follia di quei presidi che, nella loro pericolosa ignoranza, fanno vaccinare i componenti di una classe perché al suo interno c’è un ragazzo immunodepresso. In quel caso il patogeno non viene introdotto in chi sta incubando la malattia ma, stante il fatto che in molti casi chi si vaccina diventa un untore come avvertono i produttori stessi dei vaccini, rischiano d’introdurlo in chi non ha un sistema immunitario idoneo per sopportare l’aggressione.

RD – Lei parlava anche di danni economici.

SM – Certo. In realtà, lo stato, cioè i contribuenti, li paga a carissimo prezzo e, come se non bastasse, non di rado ne butta una bella quantità come accadde per i milioni di dosi del vaccino contro l’influenza aviaria finiti nelle fogne. Non voglio parlare, poi, delle mance vergognose che i medici accettano golosamente svendendo la loro dignità.

RD – E per quanto riguarda i controlli?

SM – Siamo alla farsa tragica. Il solo non vedere inquinanti come quelli che vediamo e fotografiamo noi da anni certifica la qualità dei controlli. Questo per non dire dei controlli sulla reale efficacia e sugli effetti collaterali. È anche per questo che non posso non chiedermi che cosa faccia la magistratura.

RD – Ma qualcosa arriva in tribunale.

SM – Una frazione infinitesimale di ciò che dovrebbe arrivare. Il solo tacere sul contenuto indebito di quei farmaci e sulla totale mancanza di sperimentazione reale al di là delle pagliacciate ad uso dei gonzi è qualcosa su cui meditare. Poi, si tace su come vengono somministrati i vaccini: nessun controllo sui candidati e, quando il guaio si avvera, si cerca di minimizzare il tutto e ben poco arriva a chi dovrebbe raccogliere i dati. Questa situazione permette al regime di sostenere che gli effetti collaterali sono pochissimi. Ma, prescindendo dalla falsificazione dei dati, quando il guaio capita a casa sua, per lei è il 100% dei casi e non la consola sapere che il bambino che abita al piano di sotto non ha avuto problemi.

RD – Insomma, è necessario fare luce sui vaccini.

SM – Non dovrebbe nemmeno valer la pena di perderci tempo, tanto la cosa è ovvia. La verità dovrebbe essere obbligatoria su qualunque argomento, altrimenti si è al cospetto di una truffa.

RD – Lei si è già espresso sul partito nato proprio per chiedere verità.

SM – Sì, ed è impossibile esprimersi contro chi la verità, in questo caso sui vaccini, la chiede. Chi lo fa o chi, di fatto, tace ma la verità non lo vuole come è il caso di tutti i partiti, ha evidentemente interesse a non volere la verità e questo dovrebbe bastare agli elettori per qualificarlo. Ecco che un partito che chieda l’ovvietà è indispensabile.

RD – Li chiamano antivaccinisti…

SM – Chi li classifica in quel modo si scopre e si condanna da sé. Questi personaggi, spesso assurti a popolarità mediatica a dispetto di una statura scientifica inesistente e morale sotto le suole, sono terrorizzati dalla verità e, in un certo senso giustamente, sanno che, dovesse emergere la verità, perderebbero il loro business. Quindi, costoro temono, ancora una volta giustamente dal loro punto di vista, che chi vuole la verità sia in fondo contrario ai vaccini. Di fatto si tratta di due argomenti diversi e confonderli significa avere coscienza che, per loro, la verità è pericolosa.

RD – Mi dà una sua previsione riguardante le elezioni?

SM – Non so se sia la conseguenza del mio invecchiare o se sia la società che precipita, ma io ho sempre meno fiducia nell’intelligenza della gente. Quando il M3V, cioè il Movimento Vaccini: Vogliamo Verità, chiese ai cittadini dell’Emilia Romagna, la regione in cui sperimentalmente si presenterà, le firme per poter partecipare alle elezioni regionali, faticò moltissimo a raccoglierle. Anzi, a Reggio Emilia dove, evidentemente, il regime conta su uno zoccolo duro, neppure ci è arrivato. Ciò che posso dirle è che un popolo con la testa a posto darebbe una valanga di voti a chi semplicemente vuole la verità per il bene di tutti. Ora non resta che aspettare la fine di gennaio quando ci saranno le elezioni.

RD – Lei non è candidato, però.

SM – No, non lo sono. Io, però, la verità sui vaccini la racconto da anni e, dunque, sono perfettamente in linea. Il 15 prossimo, alle 20 e 30, farò una conferenza alla Sala Ulivi di Modena insieme con il M3V e mi focalizzerò sull’epidemia da meningite di cui lei mi chiedeva. Vedremo quanti spettatori ci saranno. E vedremo se ci saranno i rappresentanti delle istituzioni politiche e mediche.

RD – Ammettiamo che qualche candidato sia eletto. Che cosa succederà?

SM – Beh, intanto ci sarà qualcuno che, da una posizione ufficiale, farà delle domande imbarazzanti e pretenderà risposte che non potranno essere quelle che si danno di solito al gregge come si fa d’abitudine a rischio di una figuraccia e di una zappata sui piedi. Poi, se l’esperimento funzionerà, penso che si potrà o, meglio, si dovrà ampliare tutto a livello nazionale. Se il popolo italiano mi sorprenderà rivelandosi meno gregge di quanto non sono convinto che sia, potrebbero esserci delle belle sorprese.

RD – E se nessuno riuscisse ad ottenere un seggio?

SM – Significherà che gli emiliano-romagnoli preferiscono piagnucolare quando saranno toccati dal guaio. Io, però, non sarò più disponibile perché è giusto che gli autolesionisti abbiano ciò che, in fondo, desiderano.

RD – Cambiamo argomento. Ho visto che la raccolta fondi è arrivata a 230.000 Euro.

SM – 230.164,19 se si vuole essere precisi al centesimo.

RD – Commenti?

SM – In inglese si dice che i fatti parlano più forte delle parole. È evidente che alla gente non interessa che si faccia ricerca. Poi, magari, a guaio fatto si pretenderà la soluzione da noi.

RD – Forse è stato sbagliato qualcosa nel come presentare la raccolta fondi.

SM – Può essere, ma deve essere chiaro che i fatti mi riguardano poco perché la raccolta non è a favore mio ma di tutti. Idealmente, si dovrebbe venire da me con il cappello in mano a chiedermi il favore di accettare il denaro. La gente ritiene che, invece, sia mio dovere elemosinare per loro. Comunque, non sarò certo io a mettere in piedi raccolte come quelle delle cosiddette maratone televisive con cui in un lampo si rastrellano milioni. Se poi lei avrà la pazienza di cercare i risultati effettivi che quella montagna di denaro ha portato negli anni, vedrà che la montagna ha partorito sì e no qualche topolino rachitico. E questo volendo essere generosi. Molto poco saggiamente, io ho regalato me stesso e così ha fatto mia moglie. Siamo stati snobbati, insultati, perseguitati anche dalle istituzioni su cui mi astengo dal porre aggettivi e ora, mi creda, siamo arrivati al limite della sopportazione. Come diceva Sallustio, sempre che lo abbia detto davvero, ognuno deve essere il fabbro della propria fortuna e, se la gente preferisce la coperta di Linus venduta a caro prezzo da chi non sbaglia a presentarsi come lei suggerisce, la cosa non mi riguarda. Peccato per i bambini che non c’entrano ma, riprendendo le sacre scritture, le colpe dei padri ricadono sui figli.

RD – Ammettiamo che non si raggiunga la cifra necessaria per comprare il microscopio…

SM – …e per mantenerlo.

RD – …e per mantenerlo. Che si farà con la somma raggiunta?

SM – Lo ripeto per l’ennesima volta: useremo quel poco che è arrivato per continuare le ricerche.

RD – Su che argomento?

SM – Come sempre stiamo lavorando su più fronti perché il tema dell’inquinamento da polveri è immenso e, più ci si addentra, più ci si accorge della sua immensità. L’argomento su cui stiamo lavorando ora, naturalmente sempre disponendo un solo giorno la settimana del microscopio sottrattoci da Grillo e soci, è quello delle morti in culla e dei bambini che non riescono neppure a nascere a causa dell’inquinamento, comunque l’inquinamento arrivi. A differenza di quanto fanno in tanti, in troppi, direi, la nostra ricerca è fatta su qualcosa di obiettivo e, in questo caso, l’obiettività è quello che vediamo nei cervelli di quei bambini. Credo che non sia difficile immaginare che anche per noi la ricerca ha dei costi.

RD – Quindi, vi fermerete a quello?

SM – Dipenderà da ciò che avremo a disposizione. Certo, ci sono anche altri argomenti che non vorremmo abbandonare. Uno è il lavoro sull’autismo: un argomento che sta raggiungendo un’importanza con dimensioni che non avrei mai voluto vedere e che subisce distorsioni vergognose a causa degli interessi che lo inquinano. Un sogno sarebbe quello di poter istituire un centro di ricerca dedicato in cui, magari, si potesse anche lavorare al tentativo di riportare quei bambini alla normalità, cosa che non pare particolarmente praticata.

RD – Perché dice questo?

SM – Lasciando da parte il business squallido di chi allestisce delle specie di carceri diurni in cui si rinchiudono i bambini prelevati la mattina e riportati a casa a metà pomeriggio, la gran parte degli approcci tende ad addestrare il bambino a tenere un comportamento socialmente accettabile. Insomma, qualcosa che non infastidisca troppo e che non imbarazzi la famiglia.

RD – Sbagliato?

SM – Niente affatto: solo parziale. In quella maniera non si va alla radice del problema. Ciò cui miriamo noi è di portare il bambino non verso una normalità di facciata ma verso una normalità vera, rendendolo capace di scelte, di ragionamenti complessi e di autonomia reale.

RD – Si può fare?

SM – Se lei intende domandarmi se l’approccio è possibile, le rispondo senza esitazione di sì. Se mi domanda se è facile, le rispondo di no. Se mi domanda se ci sono successi, la risposta è sì, e non pochi.

RD – Che cosa occorre?

SM – Ci sono ingredienti di cui non si può fare a meno, e questi sono l’onestà, la capacità, l’impegno e i mezzi materiali. Dall’altra parte occorre che, almeno, non ci siano i bastoni tra le ruote.

RD – Ci si arriverà?

SM – Non ne ho idea. Sembrerà strano, ma il problema più pesante è costituito proprio dai genitori di quei poveri bambini. Molto spesso i genitori si fanno incantare da personaggi il cui solo interesse è quello che il problema non sia risolto e, così, il problema si aggraverà con il business che, in parallelo, aumenterà a dismisura.

RD – Un fallimento.

SM – Dipende da che punto di vista lo guarda.

 

 

 

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