Radio Studio 54: una radio da imbavagliare

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Anche se ormai sembra che la gente se ne sia dimenticata, è impossibile non cominciare con la chiusura di Radio Studio 54 che le toglie voce. Qual è il suo pensiero?

Stefano Montanari – Credo sia tutto abbastanza chiaro e non mi pare ci sia molto da dire.

RD – Chiaro?

SM – Non dico niente di nuovo. La storia, la giustizia… niente di più opinabile. Niente di più modificabile. Sono i vincitori, storicamente i vincitori di tappa, a scrivere e riscrivere la storia cancellando, aggiungendo, tacendo, modificando e inventando. La stessa cosa si fa con la giustizia o, meglio, con ciò che si fa passare per giustizia.

RD – Dunque?

SM – Dunque, i vincitori di tappa hanno deciso che era giusto, e mi riferisco al concetto di giustizia del momento, chiudere Radio Studio 54. Sono assolutamente certo che ci sono tutti i presupposti legali per farlo. Come diceva nel Settecento un tale avvocato Maximilien de Robespierre, protagonista della Rivoluzione Francese, una lettera qualunque è quanto basta per ghigliottinare chi è troppo ingombrante, leggi vigenti alla mano. Si prende un po’ qua e un po’ là e sono le parole stesse del condannato a condannarlo. Nero su bianco: una confessione. Giusto per ricordarlo a chi l’avesse dimenticato: senza che si celebrasse alcun processo, la testa di Robespierre finì nel cestino sotto la ghigliottina e ci finì con la mandibola fratturata da un colpo di pistola. Le tappe si vincono e poi si può perdere con mezz’ora di distacco la prossima.

RD – Dunque, dal punto di vista assoluto, chiudere la radio è stato un atto ingiusto.

SM – Lei mi chiede di esprimermi sull’assoluto. È troppo oltre le mie capacità. Posso azzardare che, per quanto mi riguarda, trovo quell’atto abominevole, ma io conto quanto il due a briscola e posso esprimere solo opinioni che chiunque può non condividere.

RD – Che cosa succederà ora alla radio?

SM – Lei mi fa una domanda ancora più difficile. Intanto la gente, con il suo solito livello d’attenzione che è pari a quello di un bambino di tre anni, non se ne ricorda già più.  E poi, in un momento di profonda crisi, e crisi è una parola che, nel greco da cui deriva, significa scelta, qualunque cosa è possibile. Noi possiamo scegliere e ora abbiamo scelto che a scegliere siano pochissimi altri. Noi abbiamo scelto di dimenticare che cosa vuol dire giustizia, che cosa vuol dire politica. Il significato di conduzione virtuosa della cosa pubblica è stato cancellato. Così è per la giustizia. Se io considero la mia storia personale, per il poco che possa mai valere, non posso altro che assimilare quella parola al capriccio di qualcuno o all’interesse di chi muove le marionette. Opinioni le mie, naturalmente.

RD – Un esempio?

SM – Più di uno, se vuole. Pensi al giochetto che Grillo e soci misero in scena con il microscopio. Ciò che hanno fatto non si poteva fare, ma anche dopo la sentenza del tribunale il microscopio non è mai tornato dove doveva per ovvia giustizia. Pensi a quando un gruppetto di ragazzi mise in piedi una onlus per diffondere le scoperte di mia moglie e mie. Dopo pochissimi mesi le autorità preposte costrinsero alla chiusura sostenendo che quell’associazione finanziava le ricerche.

RD – E non era così?

SM – Vede, se lei vuole condannare qualcuno per un reato, occorre che il reato sia stato commesso o, quanto meno, che ce ne siano solidi presupposti. In quell’occasione erano stati raccolti, se ricordo bene, più o meno 7.000 Euro. Lei mi spieghi che ricerca si può fare con 7.000 Euro. Inoltre, non un centesimo era stato toccato: tutto quanto era arrivato era perfettamente documentato e si trovava per intero presso le Poste della repubblica italiana. Quando io chiesi che si facesse almeno un controllo, non mi si prestò la minima attenzione e la onlus fu chiusa. Quella è la giustizia. Tra l’altro, non avemmo mai la soddisfazione di sapere chi fosse stato il personaggio che si era prestato allo squallore di sporgere quella denuncia così palesemente falsa. Insomma, una delazione anonima che non doveva essere nemmeno considerata. Ma potrei continuare.

RD – Continui.

SM – Una povera donna, un’infelice cui, come si sarebbe detto un tempo, la natura è stata matrigna, rosa dall’invidia per non essere riuscita a fare nulla in campo scientifico come si era illusa di poter fare pur senza l’intelligenza, la cultura e l’onestà, scrisse ripetutamente che noi falsifichiamo le nostre analisi e, addirittura, che truffiamo chi quelle analisi ci chiede di fare. Il personaggio non fu in grado di portare una sola prova a sostegno delle sue affermazioni, nient’altro che le farneticazioni di una povera psicopatica. Stanchi dei continui attacchi che si ripetevano da anni, mia moglie ed io la querelammo e il giudice l’assolse non perché ciò che aveva detto contenesse anche solo un barlume di verità ma perché si trattava di opinioni. Insomma, non c’era bisogno di alcuna prova per un’accusa infamante: erano opinioni e tanto bastava. Ora, lo dico per pura ipotesi, se io sostenessi che il giudice in questione è corrotto e vende le sentenze, vorrei vedere come la prenderebbe quel magistrato. La mia sarebbe considerata un’innocente e legittima opinione e tutto finirebbe a tarallucci e vino? E, se vuole che continui, sono certo che lei ricorderà quando, in base ad un’accusa che sconfina nella follia, ci furono sequestrati i computer del laboratorio, cosa che, immediatamente, il tribunale del riesame giudicò illegittima ma, intanto, il guaio era fatto e ancora oggi ne soffriamo le conseguenze senza che ci sia chi paghi. Insomma, tornando alla ghigliottina, qualcuno decide di tagliarle la testa e la testa le viene tagliata. Poi, il giorno dopo, si scopre che lei era perfettamente innocente. Chi glie la riattacca la testa?

RD – Dunque?

SM – Dunque, che Dio ce la mandi buona.

RD – Ma torniamo a Radio Studio 54.

SM – Che desse fastidio non ci sono dubbi. Per quanto mi riguarda, nelle tantissime trasmissioni in diretta cui ho partecipato non ho mai trattato argomenti a sfondo razzista o anche solo razziale. Oltre che pubblicamente, con Gheri ho parlato tantissime volte in privato per un sacco di argomenti, ma mai mi ha espresso opinioni razziste. A margine, Gheri è sempre stato impegnato in iniziative di beneficienza senza guardare alle sfumature della pelle. Comunque, anche per Gheri, qualunque cosa abbia detto, si tratterebbe di opinioni. Che la legge sia uguale per tutti non ci sono dubbi. Che lo sia la sua applicazione temo che i dubbi ci siano.

RD – Visto che parliamo di opinioni, mi dia la sua. Che cosa pensa che accadrà con Radio Studio 54?

SM – Vista la situazione politica, temo che resterà chiusa. Ma resterà chiusa in quanto radio nel senso che avrebbe inteso Guglielmo Marconi. Chi vorrà, potrà continuare ad ascoltare Gheri e, il mercoledì, me, e l’avverbio liberamente è usato nel senso della dignità che è propria di chi vuole chiamarsi uomo, via Internet [www.radiostudio54italia.com (N.d.R.)]. Esprimendo ancora una volta un’opinione, per quello che vale, non mi pare che imbavagliare la radio sia stata una mossa efficace. Anzi, un’azione del genere potrebbe essere del tutto controproducente da parte di chi, per qualunque motivo e in base a qualunque legge o sua interpretazione, non gradiva quella voce. C’è chi ritiene che la libertà di espressione e d’informazione sia un bene che nessuno ha il diritto di togliere. Opinioni, naturalmente.

RD – E, allora, veniamo alla situazione politica. Che cosa ne pensa?

SM – Divertente.

RD – Perché?

SM – Perché due partiti che tutte le ultime consultazioni elettorali hanno bocciato vistosamente e che si sono insultati reciprocamente a sangue fino a cinque minuti prima dell’inciucio sono riusciti ad agganciare le poltrone con i leghisti che hanno fatto la figura dei fessi e con i fossili di Berlusconi a bocca asciutta.

RD – La Lega…

SM – Salvini ha fatto solo apparentemente la figura del fesso. Chi pensava che il vecchio governo, quello di personaggi come Renzi, la Lorenzin o Grasso, per esempio, avesse toccato il fondo sono stati smentiti dal governo appena imploso come era ovvio fin dal primo momento che sarebbe accaduto. Ora abbiamo messo insieme dei fuoriclasse, il fior fiore del fallimento, il fior fiore della presa in giro, e il record di peggior governo dal dopoguerra ad oggi sarà polverizzato. A questo si aggiunge il divertimento di vedere un popolo che, tra pigrizia ed entusiasmo, lascia che le garanzie costituzionali siano ridotte a carta straccia. Una tra le tante, non certo la sola, quella degli articoli 56 e 58 relativi alle elezioni dei parlamentari. Nessuno si ricorda che esistono: nemmeno la Corte Costituzionale che forse la Costituzione non l’ha letta. Ma, se nessuno alza un dito, se non si andrà subito alle elezioni secondo Costituzione, va bene così. Facciamoci una bella risata e nessuno osi piagnucolare. Il governo del momento reggerà pochissimo anche se tanti interessi sono comuni. Allora arriverà in pompa magna Salvini con l’aureola del martire e il parlamento sarà suo. Vedremo che cosa imporrà Big Pharma.

RD – Che ne dice dei nuovi ministri?

SM – Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

RD – Le chiedo ancora una volta una previsione. Lei ha menzionato ora Big Pharma e ha sempre visto nell’obbligo vaccinale uno scandalo sia dal punto di vista legale sia da quello sanitario. Ora che cosa succederà?

SM – Esprimo un’opinione del tutto personale. Credo che Big Pharma, quell’entità suprema cui anni fa fu venduta l’Italia, sia piuttosto soddisfatta di noi. Non è da tutti rimpiazzare al potere un governo di cui si sono dette peste e corna dipingendo come un fatto orrendo il trattamento sanitario obbligatorio a suon di vaccini per poi fare enormemente di peggio o, se guardiamo la farsa dal punto di vista del padrone, cioè delle case farmaceutiche, enormemente di meglio. Passare da quattro vaccini a dieci e, come ulteriore inchino, lasciare che i prezzi di quelle porcherie aumentassero a dismisura è un atto che merita l’abbraccio affettuoso di chi quella roba la produce.

RD – E allora?

SM – E allora è probabile che, almeno per un po’, per prudenza i dieci vaccini resteranno dieci. Magari il nuovo ministro sarà stato scelto per continuare l’opera della Grillo e vedrà come fare. Se ne starà zitto e buono per un po’ e poi la cosiddetta scienza inventerà una bella epidemia di raffreddore con la gente che cade morta per strada e un nuovo vaccino obbligatorio sarà inevitabile. I soliti professori da manicomio pontificheranno in TV e il popolo correrà a vaccinarsi. Sono i quattrini a far girare il mondo.

RD – Lei non vede via di uscita?

SM – Cerchi di essere realista. Il contratto con Big Pharma è stato fatto e, con ogni probabilità, Big Phama ha rispettato ogni particolare alla lettera. I termini reali devono essere abbastanza forti perché i grillini facessero la figura che hanno fatto rivoltando la frittata, cosa, del resto, insita nel loro DNA, e perché la Lega non si opponesse. Ora, poi, facendosi beffe di quello che è stato il risultato di tutte le ultime elezioni, è evidente che i grillini e quel ridicolo impasto di Peppone e Don Camillo che è il PD non sono particolarmente graditi ma, come diceva il sommo poeta, vuolsi così dove si puote ciò che si vuole. Dunque, per rispondere alla sua domanda, non ci sono vie d’uscita. Quella che si aprirà lo farà quando il disastro sarà talmente vistoso da svegliare dai suoi sonni beati il popolo.

RD – Si è parlato di colla alle poltrone.

SM – Sì, certo, ma è mia opinione che la colla la forniscano coloro cui fa comodo avere un governo come abbiamo. Dunque, un adesivo che viene da lontano.

RD – Cambiamo argomento: parliamo dei fatti di Bibbiano.

SM – Io so quello che riportano i mezzi d’informazione e, dato che di loro mi fido meno di zero, non ho opinioni. Posso dire solo che non ne sono rimasto per niente stupito e, a titolo generale, che mi pare una vicenda molto complessa in cui le responsabilità sono molto diverse da persona a persona. Mi posso solo augurare che si faccia giustizia davvero senza favori e senza sentenze spettacolari ad uso della folla da circo romano di duemila anni fa che ci ritroviamo. Quello che è certo è che chi ne è restato vittima non riceverà mai giustizia.

RD – Ora, a proposito di giustizia, vorrei che lei mi dicesse qualcosa a proposito di ciò che sta facendo in Calabria il procuratore Nicola Gratteri. Non se ne parla molto.

SM – Senza conoscerlo, l’impressione che ne ho è che abbia preso il suo mestiere sul serio, e temo che questo non piaccia in certi ambienti. Anni fa io andai più di una volta in un paesello calabrese dove c’è un impianto per lo sfruttamento delle cosiddette biomasse e, stando alle regole, quell’impianto non potrebbe esistere. Evidentemente, a qualcuno interessava che quell’impianto restasse dov’è e facesse quello che faceva. Laggiù io tenni qualche conferenza e ne scrissi. Scrissi pure che i giovani sono intrisi di cultura mafiosa, il che non significa per nulla che quei ragazzi appartengano effettivamente alla Mafia o alla ‘Ndrangheta o, comunque, ad organizzazioni criminali, ma che sono cresciuti in un ambiente in cui quella cultura è la normalità. E questo è, forse, il problema maggiore, quello che sta infettando tutta l’Italia.

RD – Se ricordo bene, lei fu anche querelato per quello che disse.

SM – Sì, una ragazzotta si sentì offesa e mi querelò. Il giudice emise la sentenza di assoluzione seduta stante.

RD – Quell’impianto è dannoso per l’ambiente se non altro per la vegetazione che distrugge e ora, a livello mondiale, si comincia a dire che, per ovviare ai problemi di cambiamento del clima, bisogna piantare alberi.

SM – Ci voleva davvero un colpo di genio… Le televisioni mostrano i ragazzini che piantano cento alberi, il sindaco che allestisce un piccolo parco… Ma sono pannicelli caldi. Pensi alle devastazioni spesso non solo tollerate ma sponsorizzate a livello di governi. Pensi a ciò che da anni si fa in Amazzonia per avere piante da biodiesel o territori da cui ricavare minerali, o si fa nel Sudest dell’Asia dove ogni giorni spariscono chilometri quadrati di selva equatoriale per coltivare palme da olio. Io distruggo cento e, ridendo, lascio che qualcuno vada sul palcoscenico a farsi applaudire perché ripara uno o, spesso, molto meno di uno. Mille volte meglio sarebbe rifiutare in massa i prodotti di quello scempio e in un attimo lo scempio finirebbe. Ma la gente dorme. E poi, quanto è buono l’olio di palma!

RD – Un attimo fa lei ha accennato alle sue conferenze. Mi pare non ne faccia più.

SM – Non ne vale la pena.

RD – Mi spieghi.

SM – Parto da un fatto personale anche se è quello che conta meno di tutti. Chi m’invita è convinto che per me quelle non siano una fatica e, anzi, che io mi diverta. Le posso assicurare che non è così. Poi, dopo anni, non posso altro che dire che le mie fatiche non sono servite a niente. Il pubblico è sempre lo stesso: un pubblico di persone che non hanno alcun bisogno d’informazioni, un pubblico che sa già tutto. Più o meno paragonabile a quello dei melomani che hanno visto centinaia di volte la stessa opera lirica. Mai che ci sia un politico che si alza e che mi dice che sbaglio. Mai che trovi un medico che abbia il coraggio di mostrare la faccia. Poi, il giorno dopo, trovo che i politici e i medici che di fatto c’erano e che, vigliaccamente, erano restati acquattati, si scatenano su Internet sparando corbellerie avvilenti. Insomma, dopo parecchie centinaia di conferenze, non è arrivato nessun risultato apprezzabile. E lo si vede bene dalla raccolta fondi per acquistare e mantenere il microscopio che si riuscì a portare via dal nostro laboratorio perché non disturbassimo troppo.

RD – Come va la raccolta?

SM – Da un certo punto di vista malissimo. Da un altro benissimo.

RD – Cioè?

SM – Dopo anni siamo lontanissimi dal minimo indispensabile, e questo è ciò che va male. Ma tutte le esperienze sono utili e dalla raccolta fondi abbiamo ottenuto una fotografia impietosa ma inequivocabile del popolo italiano, sempre pronto a piagnucolare quando viene toccato di persona ma sempre altrettanto pronto a sgattaiolare, sperando che qualcun altro si prenda la briga di fare quanto fa comodo a lui.

RD – E adesso?

SM – E adesso, ferma restando la figuraccia del popolo che, fatte salve le dovute eccezioni che eccezioni restano, merita ciò che ha, restano due possibilità: usare il poco che è arrivato per completare una ricerca o vedere se qualcuno, qualche ente, qualche associazione, qualche congrega, è disposta a mettere il denaro che manca. Nel caso, sono certo che ci sarà un imbecille qualunque che aprirà una pagina Facebook per strepitare, dicendo che noi ci siamo venduti ai fascisti, ai comunisti, ai razzisti, agli integralisti, ai mercanti di morte, agli interisti o a chi sarà comunque associabile, fantasia o no, a chi ha fatto ciò che l’imbecille ha ipocritamente evitato di fare.

RD – C’è qualcosa all’orizzonte?

SM – No. Lo dico solo per il disprezzo crescente che ho per chi, poi, viene a pretendere aiuto come se questo fosse un suo diritto.

RD – A parte ciò, mi pare di capire che lei non farà più conferenze.

SM – Le farò solo a condizione di essere pagato come Obama, come Renzi o come tanti altri uomini di spettacolo che, in fondo, non servono a nulla.

RD – Insomma, lei vuole denaro.

SM – Sì: voglio denaro, e non elemosine. Da sciocco e ingenuo che sono, però, io non intascherei un centesimo e andrebbe tutto per tenere in piedi la ricerca che tanto dispiace a chi fa girare il mondo. A settant’anni è difficile cambiare.

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