A proposito dell’8 maggio a Roma

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Roberta Doricchi – Credo che, dopo quanto è accaduto a Roma l’8 maggio in piazza Santi Apostoli, l’intervista di oggi sia inevitabile. Qual è il suo pensiero in proposito?

Stefano Montanari – Per prima cosa mi lasci ringraziare Vita al Microscopio che ci ha avvertiti in tempo della farsa, direi quasi della trappola, che si stava preparando e ci ha permesso di evitare una figuraccia se mai avessimo partecipato all’evento. Noi non avevamo idea del pastrocchio che si stava preparando e, dunque, saremmo andati. Qualche settimana fa mia moglie ed io, infatti, avevamo dato il nostro assenso a partecipare alla manifestazione. Come credo sia noto, noi non abbiamo molta simpatia per le manifestazioni di piazza, ma questa volta sembrava che le intenzioni e il programma fossero condivisibili. A Roma non ci sarebbero state le associazioni su cui io ho più di una riserva, non ci sarebbero stati i politici su cui di riserve ne ho ancora di più, e i protagonisti sarebbero stati i genitori dei tanti bambini danneggiati dai vaccini. Dunque, fidandoci di quanto ci era stato promesso, abbiamo detto di sì. Poi…

RD – Poi?

SM – Poi, senza che noi ne sapessimo niente, si è rivoltata la frittata. I due organizzatori originali sono svaniti nel nulla e, non ho idea di come, si è aggregato Franco Trinca il cui nome compare aggiunto a penna sul permesso concesso dalla Questura per la manifestazione. Io non ho idea se la cosa fosse premeditata ma il fatto è che su questo personaggio io ho avuto più di un’occasione per esprimere la mia contrarietà e dove c’è lui non ci sono io.

RD – Perché?

SM – Perché, per motivi tutti da chiarire, il personaggio cercò di opporsi alla raccolta fonti che è in atto da oltre un anno e mezzo per dotarci del microscopio elettronico necessario per le nostre ricerche, cosa che ha fatto anche l’8 maggio a Roma. Come sempre, lo fa in maniera da furbetto, cioè lodando il nostro lavoro, e così i gonzi ci cascano. Di fatto, invece, è ovvio che le nostre ricerche lo disturbano. Insomma, teme che noi possiamo continuare la ricerca. La prego, non mi chieda il perché. Al massimo si faccia da sola la domanda e si risponda. Non le racconto, perché di scarso interesse, ciò che avvenne quando si fondò una società scientifica in cui la presenza di Trinca non era nemmeno lontanamente prevista ma che, poi, se lo ritrovò in seno. E poi, ancora, non mi piace la sua presunzione di pontificare su argomenti che gli sono ignoti  a partire dalle patologie da particelle di cui non sa niente per finire al dettare le linee di ricerca sui vaccini. Questo si fa se di ricerca in generale si ha esperienza e, in questo caso particolare, se si è fatta ricerca sui vaccini. Meglio ancora se la si sta facendo. Il dottor Trinca non ha mai fatto una ricerca, è un nutrizionista, magari sarà pure bravo, magari bravissimo, ma, da nutrizionista, parli di cibo e non di ciò che ignora. Io non mi permetterei mai di debordare da quello che conosco. Evidentemente, però, chi lo fa, specie se usa toni da tribuno della plebe, da comiziante o da venditore di fiera di paese, trova ascolto. Ma questo vale anche a livelli di parecchio più alti. Dopotutto, come dimostra qualche partito politico che ha raccolto milioni di voti, rivolgersi ad una certa categoria di cervelli è vincente. Almeno lo è per un po’, fino a che la nudità non diventa troppo evidente. Poi, accantonato quello, qualcun altro prenderà il suo posto e la giostra continuerà a girare.

RD – E poi che cosa è successo a Roma?

SM – E poi in preparazione dell’evento si raccolgono fondi dichiarando che servono, non so se in tutto o in parte, per analizzare un vaccino. Ottima cosa, ma, per farlo, occorrono presupposti inderogabili.

RD – Vale a dire?

SM – Deve essere dichiarato qual è il laboratorio, che esperienza specifica ha, che apparecchiature usa, che cosa cerca… E non sarebbe male se si rendessero noti i costi. Poi, alla fine, i risultati devono essere comunicati con chiarezza e in modo esauriente.

RD  – Invece?

SM – Invece la signorina organizzatrice, quella che alla fine, insieme al compagno, non si è materializzata in piazza, comunica via Internet che il laboratorio, di cui non fornisce indicazioni, è non solo eccellente ma pure velocissimo e pronto a lavorare a prezzi irrisori. Splendido! E, allora, ecco in un battibaleno il risultato comunicato dalla stessa signorina organizzatrice: il vaccino è pulito.

RD – Un risultato consolante, mi sembra.

SM – Certo. Peccato che qui sorgano dubbi, e nemmeno pochi. Io faccio analisi da tempo immemorabile e non sono a conoscenza di laboratori che, al di là dei costi che non so come possano essere irrisori, in un attimo ti dicono che cosa c’è in un prodotto complesso come un vaccino. A quanto mi è dato sapere non esistono metodiche del genere, non esistono nemmeno le apparecchiature, ma il progresso corre veloce e, allora, magari da un giorno all’altro ecco che salta fuori un apparecchio magico… Ma, al di là di qualunque altra considerazione, la cosa che ancor di più mi sorprende è che non si sia trovato niente. Consolante, come dice lei, ma a dir poco improbabile. Tutti i laboratori indipendenti che hanno analizzato i vaccini, ovviamente incluso il nostro che cominciò parecchi anni prima degli altri, ci hanno trovato una collezione ragguardevole di porcherie e non trovarci niente sarebbe uno scoop.

RD – Dunque?

SM – Dunque ci sono diverse possibilità. La prima è che l’esistenza di un simile laboratorio dei miracoli sia un’invenzione. Che, comunque, l’analisi non sia stata fatta. Che, se mai fosse stata fatta, l’esecutore non fosse capace di farla, cosa già accaduta per analisi strapagate con i tanti quattrini di una fondazione e mai rese pubbliche. Che l’attrezzatura non fosse adatta. Che la metodica non fosse quella giusta. Che la notizia uscita fosse stata pubblicata da qualcuno che non aveva nulla a che fare con l’analisi e che aveva interesse a che si credesse alla pulizia del vaccino. Questo anche se la firma al comunicato è quello dell’organizzatrice della manifestazione. Ma, si sa, oggi le falsificazioni sono tanto comuni quanto facili da attuare. E poi c’è l’ipotesi complottista: l’analisi è stata fatta e i risultati sono stati falsificati.

RD  – Per quale ragione?

SM – Qui siamo nell’ambito del complottismo e, dunque,siamo lontanissimi da ciò che penso io. L’idea complottista potrebbe essere che gli organizzatori lavorino per l’industria farmaceutica. Dopotutto, non sarebbe la prima volta, e non solo per quanto riguarda i vaccini. Rivada indietro qualche anno e pensi al problema un tempo rovente degli inceneritori. Ricordi ciò che si diceva allora, confronti con ciò che si è fatto e poi faccia le sue considerazioni.

RD – Ma lei, in effetti, che idea si è fatto dell’8 maggio?

SM – La mia sensazione è che non ci sia alcun complotto. Semplicemente penso chi ha organizzato l’evento sia nient’altro che un dilettante sventato, del tutto incapace, al quale la situazione è sfuggita di mano e si sia andati tanto al di là delle intenzioni da stravolgerle.

RD – Ha sentito la registrazione degli interventi?

SM – Le dispiace se parliamo d’altro?

RD – Ma mi dica almeno che cosa pensa del denaro raccolto di cui il dottor Trinca dice di non sapere niente.

SM – Se non lo sa lui che, comunque sia, era parte dell’organizzazione come risulta dal documento della Questura, che cosa posso saperne io? Io posso solo dirle che la raccolta fondi per il microscopio non ha nulla a che fare con quell’evento, così come nulla ebbe a che fare con tantissimi altri eventi, Pesaro in testa. Naturalmente nessuno è tenuto a contribuire all’acquisto del microscopio che tanto dispiace a Franco Trinca e non solo a lui tra i cosiddetti “free-vax”, ma almeno si abbia poi la dignità di comportarsi di conseguenza e di non venire poi da me a piagnucolare pretendendo che io risolva i loro guai.

RD – Lei ha ricevuto critiche per non essere stato presente a Roma.

SM – Chi mi ha criticato mi fa pena. Fatta salva la libertà di ognuno di organizzare ciò che meglio gli aggrada e di ognuno di partecipare, io non metto la mia faccia in manifestazioni che mi trovano in disaccordo su tutto. E poi, dove è scritto che io sia tenuto ad andare di qua e di là a capriccio di chiunque? Io non devo niente a nessuno e mi avvalgo della facoltà di fare quello che mi pare.

RD – Ritornando alle analisi, che ne dice di analisi fatte in modo diverso dalle vostre?

SM – Sarebbero benvenute e necessarie. Noi usiamo una metodica particolare che rivela esclusivamente la presenza di particelle solide e inorganiche. Le fotografiamo, le misuriamo e le analizziamo, ma ci fermiamo lì. Le attrezzature di cui, bene o male, disponiamo non ci permettono altro, ma stia certa che ce n’è a sufficienza. I vaccini contengono tanti altri componenti non inorganici ma organici, non pochi dei quali tossici e perfino vietati. Quelli, a causa delle attrezzature che possiamo utilizzare, noi non siamo in grado di vederli e, dunque, se potessimo affiancarci ad un laboratorio serio, affidabile e non ciarlatanesco, otterremmo risultati importantissimi che costringerebbero le case farmaceutiche a comportarsi in tutt’altro modo e con loro politici, controllori, forze dell’ordine e magistrati. I medici, come sempre, seguirebbero a ruota. Ma ancora una volta, è questione solo di quattrini e i quattrini non ci sono.

RD – Quindi?

SM – Quindi si continua gioiosamente con le chiacchiere e le bufale che, nei cervellini ormai irrimediabilmente deformati, valgono infinitamente di più di quel po’ di ricerca seria che si fa e di tutto quanto ci viene sciorinato quotidianamente sotto gli occhi senza che la stragrande maggioranza delle persone lo percepisca. A rimetterci siamo tutti, bambini in primis, ma pare che la maggioranza sia entusiasta della situazione con vette luminose di chi, uomo della strada su cui la distorsione cerebrale ha funzionato alla perfezione, invoca pene di una severità inaudita da comminare a chi osa far notare certe evidenze.

RD – Qualcun altro ha rifatto le vostre analisi…

SM – … rendendosi ridicolo. Vede, il “lei non sa chi sono io” non vale in campo sportivo e nemmeno in quello scientifico. Ripensi al numero da avanspettacolo del tale Guido Silvestri che pretese di fare calcoli chimico-fisici e matematici sui nostri risultati sbagliando di qualche miliardo di volte. Il dottor Livio Giuliani che è fisico e matematico di professione sbugiardò il personaggio, ma le sue bufale godono ancora di vasta credibilità popolare. Lei può aver vinto due premi Nobel come la signora Curie, ma, se non sa come si fanno certe analisi e, soprattutto, se ha la presunzione di leggerle senza aver sudato con umiltà per imparare a decifrarle, fa la figuraccia di quei poveri francesi che ci provarono strombazzando poi risultati che altro non dimostravano se non la loro spocchiosa saccenteria e la loro incompetenza.

RD – Qualche giorno fa lei è stato a San Giovanni Valdarno insieme con personalità di rilievo.

SM – Sì. E ho visto per l’ennesima volta che non vale la pena di perdere una giornata.

RD – Perché dice questo?

SM – Per quella giornata è stato affittato un teatro e si sono mosse persone, ognuna nel proprio campo estremamente competente. E i vaccini erano solo una parte del programma, perché si è parlato di mortalità infantile soprattutto per cancro, di patologie da polveri, di tecniche d’intervento sul cancro da Papilloma virus, sul cancro della prostata e si è parlato di cancro del seno. Si è parlato di legge. Si è parlato di ciò che non funziona nel controllo e nella messa in commercio dei farmaci… Come sempre, nessuno ha intascato un centesimo e tutti abbiamo dato il nostro contributo senza pretendere nulla in cambio. Per motivi che ignoro e che preferisco ignorare, qualcuno si è prodigato per boicottare l’evento, raccontando che quello era nient’altro che un convegno di propaganda elettorale.

RD – È stato così?

SM – Ma nemmeno per idea! Nessuno ha fatto cenno a partiti politici, ad elezioni prossime o previste chissà quando nel tempo. Quando, poi, ci si è ritrovati la sera in pizzeria, anche lì di tutto si è parlato fuorché di politica.

RD – E, allora, come spiega il boicottaggio?

SM – Domanda troppo difficile per me. Ormai da molto tempo mi sono accorto di non essere capace di penetrare la selva oscura della mente umana e a questo aggiunga che ignoro tutti quelli che nel cinema si chiamano backstage, cioè tutto ciò che sta dietro all’evento come viene mostrato.

RD – Se permette, vorrei passare ora ad un argomento del tutto diverso. Domenica [12 maggio 2019 n.d.r.] lei andrà con sua moglie al Salone del Libro di Torino, presso lo stand dell’editore Macro, per presentare il libro sul paracetamolo. In questi ultimi giorni c’è stata una levata di scudi contro la presenza dello stand di un editore. Che ne dice?

SM – Di quell’editore so poco o nulla e, anzi, non ne ricordo neppure il nome non avendolo mai sentito nominare. Da quanto sento quando accendo la radio in automobile si tratta di qualcuno in qualche modo legato a CasaPound e questo pare sia inaccettabile.

RD – Ma lei che ne pensa?

SM – Devo premettere, per non essere frainteso, che la mia è una famiglia che fu perseguitata dal fascismo tra galera, minacce di morte, confino a Ventotene ed esilio in Francia. Lei sa pure perché era presente che nel giugno scorso io feci una conferenza nella sede romana di quel partito e fui ringraziato con un pugno a tradimento su una tempia. Ma deve pure sapere che io ho letto parecchio e Voltaire, uno fra i tanti, mi ha insegnato che io ho tutti i diritti di non essere d’accordo con un’ideologia ma non ho nessun diritto d’impedire a chiunque di esprimerla. Evidentemente chi pretende l’allontanamento di quell’editore dal Salone del Libro per cui, credo, abbia regolarmente pagato ciò che gli era stato richiesto, è intriso d’ignoranza, di ottusità e di violenza e merita tutto il mio disprezzo, disprezzo che ha. Che tra quei personaggi siano rappresentate anche alcune istituzioni non solo mi dà la nausea ma mi spaventa. Mi è impossibile non domandarmi a chi siamo in mano e a che livelli di squallore siamo arrivati. Chi ha paura dei libri, chi li brucia, è nient’altro che un essere intellettualmente, culturalmente e moralmente inferiore, incapace di esporre il proprio pensiero in altro modo che non sia l’arroganza più becera. Spero sia chiaro: questo non ha niente a che fare con la posizione politica dell’uno e dell’altro: è solo una regola morale che, come tutte le regole giuste, vale allo stesso modo per chiunque, fascista, comunista o altro che sia. Mi permetta di ricordare un episodio risalente a diversi anni fa. Il giornalista Giuliano Ferrara, persona che non gode certo delle mie simpatie, fu volgarmente aggredito a Bologna da una masnada di manutengoli di un comico datosi con successo alla politica. Questo per impedirgli di parlare. Io scrissi in sua difesa, con ciò attirandomi le antipatie dei simpatizzanti di quel gruppo, ma mi è stato insegnato che così si comporta un uomo e che il rispetto dell’avversario è una regola inderogabile. Se si vuole vincere, l’antagonista va affrontato e non certo vigliaccamente evitato. E poi, a parte ogni altra considerazione, in un paese in cui si pubblicano i libri di Burioni, mi pare che non ci dovrebbero essere limiti.

RD – Che cosa ne conclude?

SM – Che ci siamo imbarbariti oltre ogni misura calpestando la nostra dignità. Che lasceremo un’eredità culturale vergognosa e devastante alla generazione che ci seguirà. Che abbiamo ucciso Giordano Bruno, Voltaire e perfino il barone Pierre De Coubertin. Atteggiamenti ributtanti sono diventati non solo la norma ma sono accolti con gli applausi da un gregge sempre più numeroso, ignorante, amorale e acefalo. E che nel gregge ci siano perfino rappresentanti delle istituzioni è allarmante. Dovunque s’indirizzi lo sguardo ne abbiamo testimonianza: dalle leggi ad personam contro cui si è strepitato siamo passati a leggi dettate da potentati economici che si sono impadroniti a forza di corruzione della politica, dell’informazione, della medicina e perfino della scienza infilandosi nei cervelli come coltelli caldi nel burro. Personaggi squallidi intrisi di arroganza e d’ignoranza fraudolenta sono percepiti artificialmente come fari di sapere e di saggezza. Persino di moralità. Notizie palesemente false, e veda, giusto a titolo d’esempio, quelle relative alle epidemie esistenti solo nell’immaginazione truffaldina di un regime ormai planetario, sono accolte acriticamente come indiscutibili. I fondamenti stessi della morale, cioè della convivenza virtuosa, sono sbeffeggiati e tra loro quelli della Costituzione. Ora la domanda glie la faccio io: che cosa si può sperare da una società come questa dove le vittime non sono solo consenzienti ma entusiaste di esserlo, spingendosi a collaborare con i carnefici fino al sacrificio desiderato dei propri figli? È inutile nascondercelo dando a tutto una mano di finto ottimismo: stiamo perdendo i modo rovinoso e i vincitori si ritroveranno inevitabilmente a stringere fra le dita un pugno di sabbia. Alla fine avranno perso ma, intanto, la strage della carne e dell’anima sarà compiuta.

 

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