Ecco che cosa è successo dopo il 28 febbraio

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Ho letto che ciò che si è raccolto per microscopio e mantenimento è arrivato a 205.000 Euro. Che cosa intende fare?

Stefano Montanari – Sui numeri discutono e arzigogolano solo coloro che noi, chissà perché, chiamiamo politici. I fatti nudi e crudi sono che il microscopio costa 488.000 Euro e di Euro ne occorrono, centesimo più, centesimo meno, 120.000 ogni anno per farlo funzionare con ciò che serve. In un anno e mezzo siamo arrivati alla cifra che ha citato lei. Da lì si possono trarre conclusioni a piacere, ma quelle reali sono che alla stragrande maggioranza dei nostri connazionali non importa un fico secco delle nanoparticelle e di tutti i guai che provocano, e solo un’infima minoranza è disponibile a rinunciare alla fin troppe volte citata pizza per metterci in grado di rispondere alle domande, direi alle pretese, con cui siamo subissati.

RD – Dunque?

SM – Da me è transitato uno zoo o, forse, sarebbe più descrittivo dire un bestiario, fatto di personaggi dello spettacolo, sportivi di professione, industriali, uomini d’affari di varia estrazione, ricchi di famiglia, politici come s’intende in Italia… Tutti, invariabilmente, assicuravano che, non essendo il denaro un problema per loro, l’inghippo del microscopio si sarebbe risolto in un fiat. Millantatori, naturalmente, visto che, dopo frequentazioni più o meno prolungate, sono tutti svaniti nel nulla.

RD – Il motivo?

SM – In alcuni casi di trattava di semplici malati di mente. In altri di signori “vorrei ma non posso”. In altri ancora di qualcuno che, partito in buona fede, è stato contattato da compagni di salotto e consigliato di lasciar perdere per non disturbare la giostra dei quattrini. C’è un po’ di tutto.

RD – Ma, insomma, che cosa intende fare?

SM – L’evidenza è che la cifra necessaria, equivalente a un paio di giorni di entrate di qualcuno, è lontana da quanto raccolto. Se non arriverà chi, invece di salvare la squadra di calcio che rischia il fallimento, di sponsorizzare una certo indispensabile sfilata di moda o una megafesta popolare o altro di portata equivalente, rimanderà di una settimana l’acquisto dello yacht nuovo e metterà i quattrini, faremo ciò che si è detto.

RD – Cioè?

SM – Porteremo a termine una ricerca e poi saluteremo tutti.

RD – La porterete a termine. Dunque, da quanto mi pare di capire, state usando il microscopio. Questo significa che la convenzione tra università e ARPAM per l’uso del microscopio che doveva scadere il 28 febbraio è stata rinnovata.

SM – Lei mi sopravvaluta. Noi, cioè coloro che hanno procurato il microscopio restandone becchi e bastonati, non veniamo tenuti al corrente e neppure ci si avverte delle sorti del nostro apparecchio. I fatti sono che, dal fatidico 28 febbraio siamo già andati due volte e il microscopio è sempre stato utilizzabile. Per quanto riguarda il contratto di manutenzione senza cui ogni giorno è un rischio proprio non saprei che dire.

RD – Ammettiamo per ipotesi che non arrivi l’illuminato benefattore. Che cosa farete a ricerca completata?

SM – Nulla.

RD – Che cosa significa?

SM – Molto semplicemente, ci dedicheremo alla lettura e alla contemplazione del mondo. Forse qualcosa di bello esiste ancora. È fin troppo ovvio che non risponderemo più a nessuno e, per questo, cambieremo numeri di telefono e indirizzo mail. Pensi a quanta gente faremo felice!

RD – Ma ci sarà chi ha bisogno di voi.

SM – Nessuno ha bisogno di noi. Fosse come dice lei, a quest’ora noi avremmo un laboratorio con centinaia di scienziati al lavoro. La verità è che a chi lei dice che ha bisogno di noi noi siamo comodi, il che ha connotazioni diverse dal concetto di utile.

RD – Poco tempo fa avevo letto una specie di lettera che lei aveva indirizzato ai sardi. Era una lettera con delle proposte molto interessanti e, da quel che mi pareva, a buon mercato, se mi permette l’espressione.

SM – Chi non sa che cosa sia la politica la descrive come l’“arte del compromesso”. Nulla di più pericolosamente sbagliato. La politica è la conduzione virtuosa della cosa pubblica, il che con il compromesso non ha nulla a che fare. Il compromesso serve solo a mantenere il trono, la poltrona, lo sgabello o lo strapuntino a seconda del caso. Io avevo avanzato delle proposte che, a costi che erano davvero minimi, avrebbero fruttato prestigio, lavoro, cultura e quattrini.

RD – E che fine hanno fatto quelle proposte?

SM – Quando non si ricevono reazioni è difficile dire che fine hanno fatto. È possibile che siano cadute nel vuoto, che siano risultate imbarazzanti perché cozzano contro qualcosa che io ignoro, che qualcuno ci stia pensando… Un politico non artista del compromesso ci avrebbe messo cinque minuti ad accettarle, se non altro per lo squilibrio enorme tra costi e benefici. Può essere, però, che esistano ostacoli, zavorre o che ne so?

RD – Non potrebbe essere, invece, che sono irrealizzabili?

SM – Questa è la sola cosa che mi sento di escludere.

RD – …o che costino troppo?

SM – Se non stiamo a zero, poco ci manca.

RD – E, allora, perché pare che la cosa non abbia seguito?

SM – Le dispiace se non rispondo?

RD – A suo parere, quante probabilità ci sono che vadano in porto?

SM – Le stesse che ci sono che lei vinca una cinquina al lotto mentre, eseguendo un capriccio di Paganini, viene colpita sull’alluce destro da un meteorite.

RD – Cambiamo argomento. Lei è stato con sua moglie a Varsavia in Parlamento. Mi racconta qualcosa?

SM – Molto banalmente siamo stati invitati a relazionare sulle nostre ricerche in tema di vaccini.

RD – Con quale reazione?

SM – Il pubblico presente e il parlamentare che ci aveva invitato erano molto soddisfatti. Meno, invece, i due scienziati, se così si possono chiamare, che erano presenti.

RD – Perché?

SM – Perché quelli sono, e non di poco, meno scafati dei nostri guitti di regime. I due malcapitati hanno tentato molto goffamente di controbattere a ciò che mostravamo avanzando obiezioni che, ad essere davvero buoni, mi limito a definire come teneramente ingenue e sorrette da un comico “lei non sa chi sono io.” La figura che ci hanno rimediato non è stata certo invidiabile. Le posso solo dire che il pubblico rideva. Poi mi fermo per sportiva pietà e perché quei due meritano almeno rispetto per aver accettato di confrontarsi.

RD – Lei ha detto che sono meno scafati dei nostri.

SM  – Certo. I nostri non si sarebbero mai avventurati ad un confronto pubblico e, di fatti, da anni si sottraggono a tutti gli inviti. Anche quelli privati, a scanso di rischi.

RD – Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad un inasprimento delle azioni volte a contrastare chi non è d’accordo con le vaccinazioni forzate.

SM – È inevitabile. Da noi c’è un detto secondo cui l’amore è come la tosse: impossibile da nascondere. Così è anche la verità dei fatti. Ci si potrà impiegare più o meno tempo ma alla fine la verità salta fuori. I danni da vaccino diventano ogni giorno più frequenti e in questo modo sempre più persone diventano consapevoli, spesso per essere toccate in ciò che hanno di caro. Ogni tanto qualche tribunale quei danni li riconosce, seppure tra mille difficoltà, e più difficoltà ancora ci sono a pubblicare dati scientifici e dati medici che testimonino la tragedia. Ma qualcosa trapela e si aggiunge a quanto è già trapelato. E, allora, la cosca dei vaccini e i picciotti al seguito temono di perdere il denaro e i privilegi cui hanno fatto il vizio. Con la loro abituale rozzezza, la sola cosa che sono capaci di fare è ricorrere alla violenza, ed è inevitabile che, quando la violenza raggiunta non è sufficiente, quelli sanno solo picchiare più forte. Veda, ultimamente, le enormità di vaccinazioni senza le quali si è esclusi da concorsi e perfino dall’Erasmus universitario. E veda la violenza anche verbale di certi tragicomici tromboni che sparano assurdità a reti unificate. E aggiunga quella ancora più meschina dei medici che sussurrano che il bambino che hanno davanti è stato danneggiato da una vaccinazione ma rifiutano di scriverlo.

RD – Che cosa può dire del bambino immunodepresso che non può andare a scuola perché ha dei compagni che non sono vaccinati?

SM – Una storia tristissima di ordinaria ignoranza che deborda nella più becera violenza.

RD – Cioè?

SM – Il primo errore è quello di dare per scontato che i vaccini proteggano sempre e comunque dalle malattie. Il che è smentito perfino dai produttori. Nella migliore delle ipotesi, e io sono buono, si ottiene una protezione temporanea. Però bisogna tener conto di come diversi vaccini rendano il vaccinato veicolo di malattia per diverse settimane e, dunque, i vaccinati devono starsene in quarantena. Questa è normale immunologia e questo è quanto prescritto da chi i vaccini li produce. Ma poi mica tutti i vaccinati risultano immunizzati e, allora, che si fa?

RD – In poche parole, lei sta dicendo che chi si vaccina è pericoloso.

SM – Non lo dico io: lo dice la medicina.

RD – Immagino che ora lei vorrà aggiungere che a scuola ci si sta per poche ore e, a meno che il bambino non venga fatto vivere in una bolla d’aria isolata, è per forza di cose a contatto con il mondo.

SM – È scontato che sia così. Ma anche nella scuola stessa si dovrebbe controllare il personale, dal preside ai bidelli, dagli addetti occasionali alle manutenzioni al postino. Insomma, siamo davanti ad una buffonata che testimonia quanto l’ignoranza di stato sia stata capace di penetrare. Se lei ascolta le dichiarazioni di certi presidi, per fortuna non tutti anche se così si vorrebbe far passare, non può non mettersi le mani nei capelli. Se una mamma qualunque può essere perdonabile, un preside è preoccupante.

RD – Poco fa lei diceva che è difficile far passare le notizie.

SM – È implicito e scontato in qualunque dittatura: le notizie non sono mai passate liberamente nei regimi dittatoriali e quello in cui siamo immersi ora ha dimensioni che mai si erano incontrate nella storia dell’umanità. Wikipedia, Youtube, Facebook, Amazon…  [https://www.wired.it/internet/social-network/2019/03/08/facebook-no-vax-vaccini/ (N.d.R.)]. In un modo o nell’altro si sta tastando il terreno per mettere in atto una censura impenetrabile a livello globale in parallelo ad una manipolazione dei cervelli che risparmierà davvero pochi. E quei pochi saranno legati e imbavagliati come già si sta sperimentando adesso. Ormai siamo come naufraghi su un’isoletta con il livello del mare che si alza inesorabilmente.

RD  – Altro argomento. È appena uscito un articolo in cui si dice che le ormai famose analisi di Corvelva smentiscono quelle di sua moglie e sue [https://www.nextquotidiano.it/corvelva-vaccini-nanometalli-gatti-montanari/ (N.d.R.)]. Che ne dice?

SM – Le dico che siamo in attesa del responso di Fabrizio Corona. Di certo sarebbe più centrato scientificamente. Vede, se noi prendiamo per buono ciò che pubblica Nextquotidiano, significa che abdichiamo alla nostra intelligenza, al nostro buon senso e alla nostra cultura.

RD – Nell’articolo si dice, tra l’altro, che il tribunale di Torino ha fatto rifare certe analisi che voi avevate fatto e avrebbe disposto l’archiviazione.

SM – Purtroppo non si nasce con la scienza infusa e non basta essere professori di questo o di quello. Se non si hanno le nozioni giuste, si commettono errori. Purtroppo quello dei consulenti è uno dei grandi problemi dei tribunali.

RD – Ma si dice pure che un ente francese avrebbe affermato che le particelle sono poche e non pericolose.

SM – L’ignoranza è un fardello di tutti. Sarebbe sufficiente riconoscerla e non avventurarsi in terreni sconosciuti uscendone poi con affermazioni ex cathedra mortificanti. Quei francesi, totalmente ignoranti di nanopatologia, dimostrarono semplicemente di non avere idea di che cosa stessero parlando e sbagliarono in modo più che evidente, almeno per chi conosce la materia. Ma, poi, quelli ebbero la prudenza di tacere quando si fece loro notare i tonfi di cui erano stati volontari, imprudenti protagonisti.

RD – E si rispolvera il calcolo fatto dal dott. Guido Silvestri che smentirebbe ciò che voi affermate da anni.

SM – Fatta salva la libertà di ognuno di dire ciò che meglio gli aggrada, la più elementare prudenza vorrebbe che, se non altro per non mostrare troppo apertamente l’ignoranza da cui si è affetti, non ci si avvicinasse mai ai limiti della propria conoscenza. Meno che mai, poi, quei limiti andrebbero valicati. Silvestri, che non conosco e che mai si è confrontato come, invece, fanno gli scienziati, quelli veri, intendo, ha voluto cimentarsi in qualcosa di cui evidentemente non ha competenza: un calcolo tra chimica-fisica e matematica, e ha commesso un errore grossolano. Niente di male. Il problema è che lo ha comunicato urbi et orbi sbandierandolo come corretto con l’aggravante di trovare sostenitori addirittura più incompetenti di lui. Il professor Livio Giuliani, che di professione è fisico e matematico, ha rifatto i calcoli trovando che il Silvestri aveva sbagliato di parecchi miliardi di volte. Tutto lì. Evidentemente Nextquotidiano non è particolarmente informato o, forse, non ci capisce nulla e, allora, ingenuamente, rinnova la figura non proprio brillante del Silvestri.

RD – Ma è vero che le analisi di Corvelva smentiscono le vostre?

SM– L’ho detto tante volte: delle analisi di Corvelva non so altro che quanto è comparso sui giornali. A leggere quello, non c’è assolutamente nulla che smentisca le nostre, e di particelle Corvelva non si è mai occupata, come confermato da una telefonata intercorsa un’ora fa tra noi e Corvelva. Ma non c’è da preoccuparsi: le notizie cui lei si riferisce sono quelle di Nextquotidiano con tutto quanto di bislacco questo comporta. E bisogna comprendere il pubblico cui la testata si rivolge.

RD – Di certo ci sarà chi dà credito a quell’articolo.

SM – Il fatto non mi riguarda.

RD – I vari siti a sostegno dei vaccini sostengono che non si deve dare credito a voi mai a Burioni, Lopalco, Silvestri, Villani…

SM – Anche questo non mi riguarda. Il credito non si dà perché lo impone qualcuno. Ad ogni modo, è fin troppo evidente che quei personaggi non solo non sono scienziati, e su questo non possono esistere dubbi perché scienziato è chi scopre qualcosa, ma non conoscono neppure le regole basilari della scienza, la prima delle quali è il confronto. Quelli scappano e, grottescamente, si giustificano dicendo che loro sono troppo bravi per confrontarsi con noi. Interpretando con semplicità: sono comprensibilmente terrorizzati.

RD – L’obiezione che si sente spesso è che lei è un farmacista e, dunque, non può parlare.

SM – Qui siamo al cospetto della stravaganza pura. I farmacisti sono, per ovvie ragioni, gli specialisti dei farmaci perché a quello sono stati addestrati all’università e, dunque, se la vogliamo mettere su questo aspetto, i farmacisti sono i soli a poter parlare di farmaci. Ma, al di là di ciò, sbagliando, io non ho fatto neppure per un giorno il farmacista e ho fatto ricerca per tutta la vita dal 1972 ad oggi. Allora, resto in attesa che la bava si trasformi in fatti e in onesti confronti.

RD – Glie l’ho chiesto diverse altre volte: non c’è proprio speranza?

SM – Dipende da che cosa intende. Se intende speranza di uscirne a tempi brevi, le consiglio di non illudersi. Se, invece, mi chiede se ne usciremo tout court, la risposta è che sì: ne usciremo. Questo, però, solo quando la strage sarà talmente evidente che non sarà più possibile e, chissà, persino pericoloso perché si rischierebbe fisicamente, raccontare le insultanti assurdità di coloro che oggi impazzano travestiti a mo’ di Carnevale da uomini di scienza.

 

 

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