Analisi Corvelva: il punto di vista del dottor Montanari

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vorrei che lei mi desse il suo punto di vista sui risultati relativi alle analisi di Corvelva.

Stefano Montanari – Ne so poco. Naturalmente le analisi non le ha fatte Corvelva ma un paio di laboratori, ed è a loro che si dovrebbero rivolgere le domande di chiarimento.

RD – C’è chi dice che i costi siano stati piuttosto elevati.

SM – Le ho detto che non sono al corrente delle modalità e, dunque, non ho elementi di valutazione né tecnica né economica.

RD – Al di là dei costi, che ne dice?

SM – Le posso dire solo che sono stati comunicati dei risultati e questi hanno sollevato un vespaio che non posso definire incredibile. Anzi, era proprio quanto ci si doveva aspettare.

RD – Perché?

SM – Vede, il fronte che, per mancanza di meglio, definisco vaccinista dispone di un esercito numeroso di personaggi creati artificialmente e contrabbandati come scienziati. Nei fatti, nessuno di loro ha la minima dignità scientifica e nessuno di loro si conforma alle regole del dibattito tipico della scienza. Fino ad ora, disponendo di mezzi schiaccianti, questi signori, ignoranti o mercenari che siano, stano stravincendo la loro guerra: denaro senza limiti e un accesso incondizionato ai mezzi che ci ostiniamo a chiamare d’informazione regalano possibilità enormi. Aggiunga l’imbavagliamento delle voci critiche, le minacce ai medici che si pongono domande, il favore fino alla violenza dei cosiddetti politici da qualunque parte siano schierati e, insomma, l’avere a disposizione il classico arbitro venduto fino ad arrivare a non giocare mai nemmeno la partita data sempre e comunque come vinta a tavolino, e avrà un quadro un po’ più completo. Così, al di fuori di ogni regola, ma le regole se le fanno loro e se le modificano a piacimento, si è scatenata la reazione più che prevedibile: “non è vero niente.” Naturalmente, non ha nessuna importanza se sia davvero così: l’importante è che la dichiarazione transiti attraverso la scatola magica della televisione e che a recitare il copione siano i personaggi ormai diventati di famiglia. A questi si aggiungono quasi quotidianamente delle new entry: perfetti sconosciuti trasformati in un fiat in fior di luminari. In definitiva, una luna park.

RD – Ma le analisi sono corrette o no?

SM – Come posso dirglielo? Purtroppo io sono limitato dalle regole della scienza e posso rispondere solo di ciò che faccio io. Quello che posso affermare è che chiunque, con un approccio apodittico molto personale, abbia liquidato quelle analisi come bufale è culturalmente sprovveduto e moralmente opinabile. Sarebbe come se io pretendessi di aver vinto il torneo di Wimbledon semplicemente perché l’ho detto io.

RD – Che cosa avrebbero dovuto fare, allora, quelle persone?

SM– La cosa più ovvia se fossero persone oneste e capaci: avrebbero dovuto rifare le analisi con le stesse modalità e avrebbero dovuto mostrare dove le analisi che per comodità sono chiamate “di Corvelva” hanno sbagliato. Ma ancora prima il compito spettava e continua a spettare alle autorità di controllo, enti che noi paghiamo proprio per quello.

RD – Perché non è stato fatto?

SM – Lo dovrebbe chiedere a quegli enti.

RD – Ma i critici di cui lei faceva cenno: quelli che negano la correttezza delle analisi…

SM – Quelli? Si tratta di qualcuno che non sarebbe capace di distinguere un vaccino da una torta di mele. In definitiva, sono figurine pateticamente ridicole cui solo la credulità popolare può attribuire dignità.

RD – Ora pare che non si accontentino più di raccontare che non c’è mercurio nei vaccini. Ora sostengono che i vaccini sono quanto di più controllato e sperimentato ci sia.

SM – Questo indica almeno due cose: il loro livello culturale e morale e la loro certezza di disporre di un pubblico che ingurgita qualunque stramberia.

RD– Del mercurio lei ha parlato tante volte. Che ne dice di controlli e sperimentazioni?

SM – I vaccini non subiscono alcun controllo. Basta leggere ciò che è uscito recentissimamente dall’azione legale promossa dal gruppo di Robert Kennedy Jr. Il tribunale americano ha riconosciuto che da 32 anni nessun vaccino è controllato. Del resto, se i vaccini si controllassero, sarebbe impossibile non individuare la ferraglia che contengono e che noi denunciamo da tempo immemorabile esibendo prove inconfutabili e portandole anche alle istituzioni, peraltro senza che si muova qualcosa. E sarebbe altrettanto impossibile non trovarci una varietà interessante di altre porcherie, compreso il DNA umano.

RD – Mi lasci aprire una parentesi. Poi le chiederò di continuare. Perché è così pericoloso il DNA umano?

SM – Perché il DNA estraneo proveniente dalla stessa specie zoologica di chi lo riceve è in grado di modificare quello del ricevente. Questo a differenza di DNA di specie diverse.

RD – Continui.

SM – I controlli, dicevo. Non si fanno perché le industrie farmaceutiche godono da anni di un’immunità assoluta. Perché mai dovrebbero spendere soldi per controllare qualcosa che nessuno chiede? E poi, una volta che ci trovassero qualcosa di indebito, e di indebito c’è davvero tanto, lei pensa che farebbero qualcosa per risolvere il problema se nessuno lo impone? I problemi più facili da risolvere sono quelli che non ci sono e quel problema, almeno dal punto di vista della legge e della credulità popolare, non c’è. Dunque…

RD – Le sperimentazioni…

RD– Mi è difficile non aggettivare come sarebbe giusto chi afferma che i vaccini sono sperimentati. Chiunque affermi una cosa del genere mostra solo la sua disonestà o la sua abissale ignoranza.

RD – Perché?

SM – Ho cercato più volte di spiegare questa ovvietà ma, evidentemente per colpa mia, non ho avuto successo. Vedo di essere il più semplice possibile. Quando lei sperimenta un farmaco lo fa su dei malati, malati della malattia che lei intende contrastare, divisi in due gruppi. Ad un gruppo lei somministra il farmaco e all’altro un placebo, cioè qualcosa che appare identico al medicinale ma che non contiene il principio attivo in sperimentazione. Nessuna delle cavie e nessuno degli addetti tecnici sa chi prende il farmaco e chi non prende niente di farmacologicamente attivo. Ad esserne al corrente è solo qualcuno che non partecipa alla prova e che non rivela a nessuno come stiano le cose fino a sperimentazione conclusa. I risultati sono relativamente facili da interpretare: si vede se i malati che hanno preso il farmaco sono guariti o, comunque, sono migliorati confrontandoli con chi ha assunto il placebo.

RD – E per i vaccini?

SM – I vaccini sono diversi. Non si rivolgono a dei malati ma a dei soggetti sani che si cerca di non fare ammalare, perché a questo sono mirati quei farmaci. La difficoltà che s’incontra subito è che nessuno può sapere se un soggetto si ammalerà o no. Quindi, si somministra qualcosa la cui eventuale, effettiva utilità non può godere di alcuna certezza. Si presume che una quota di popolazione si ammalerà e tutto finisce lì. Ma ricordi che tutte le malattie infettive si comportano in maniera estremamente oscillante, con differenze immani tra periodo e periodo. Si passa tranquillamente dalle epidemie a lassi di tempo che possono essere anche molto lunghi in cui la malattia di fatto non fa nemmeno capolino. Dunque, per una valutazione sufficientemente accettabile devono passare tempi molto lunghi. L’altra difficoltà è che nessuno può sapere entro quanto tempo eventualmente il soggetto si ammalerà, se mai quello sarà il caso, perché può accadere che non ci si ammali mai di quella particolare malattia.

RD – Quindi…

SM – Quindi non si può altro che lavorare in modo statistico, cioè in una maniera che comporta margini enormi di errori, margini che, pur senza mai annullarsi, si assottigliano solo disponendo di popolazioni enormi e di dati raccolti in tempi lunghissimi. Se si vuole essere seri, la sperimentazione di un vaccino, specie se rivolto a malattie rare come, ad esempio, il tetano, richiederebbe molti decenni e popolazioni di molti milioni di cavie.

RD – Praticamente impossibile.

SM – Le ditte farmaceutiche sono imprese come tutte le altre e il loro obiettivo è, ovviamente e comprensibilmente, fare soldi. Quindi, nessuna di loro investirebbe mai tanti quattrini per decenni, magari rischiando che l’investimento non sia poi ripagato. La soluzione è stata trovata: si sono convinte le autorità politiche ad esentare i vaccini da qualunque sperimentazione reale.

RD – Convinte in che modo?

SM – E chi lo sa? Forse facendoglielo dire dalla mamma.

RD – In poche parole, il contrario di ciò che si afferma quando si dice che i vaccini sono sperimentatissimi.

SM – Chi afferma un’enormità simile è un ignorante o un mascalzone. Tertium non datur.

RD – Ma qualche controllo si farà. O no?

SM – Sì: si fa. Si somministra il farmaco a qualche animale e si controlla che non muoia entro qualche giorno.

RD – Tutto lì?

SM – Non le pare già tanto?

RD – E per quanto riguarda l’efficacia?

SM – Glie l’ho detto quando abbiamo parlato delle sperimentazioni: è improponibile economicamente.

RD – Ma sugli animali…?

SM – Provi a trovare un animale che si ammali di morbillo. E come per il morbillo, la rosolia, la parotite e tutta la serie delle malattie vaccinabili nell’umano. Così è anche per noi: per esempio, noi non ci ammaliamo di cimurro dei cani, pur appartenendo il suo virus al genere di cui fa parte il nostro morbillo. E neppure ci ammaliamo della rinotracheite dei gatti pur se il patogeno è un virus erpetico. E potrei continuare molto a lungo nell’elenco. Insomma, cercare di valutare l’efficacia di un vaccino lavorando su specie diverse è inutile e, come è ovvio, nessuno è così sprovveduto da farlo.

RD– E ora un punto dolente: l’uso dei feti abortiti per fare i vaccini.

SM – È l’ennesima prova provata della potenza da schiacciasassi di Big Pharma e di tutto quanto le ruota intorno. Benché siano gli stessi produttori a dichiarare candidamente che tantissimi vaccini, dal morbillo alla poliomielite, dall’herpes alla rosolia, dall’epatite alla varicella e parecchi altri sono prodotti usando tessuti prelevati da feti abortiti, il regime dà ad intendere che non sia vero. Basterebbe molto banalmente leggere le schede tecniche di aziende come GSK, Sanofi, Merck, Crucell e altre e la discussione finirebbe lì. Addirittura basterebbe leggere ciò che è stampato sulle confezioni.

RD – Dunque, onestamente le ditte produttrici lo dichiarano.

SM – Sì, ma, come ho già detto, la credulità popolare e la pigrizia sono elementi su cui si può contare ad occhi chiusi. Questo, naturalmente, sapendo di potersi valere di un regime ferreo che ha tutto l’interesse a far girare sempre più velocemente la giostra dei quattrini. Nessuno potrà mai accusare Big Pharma di non dire come stanno le cose. Guardi ciò che stampano nei bugiardini, quei foglietti che i medici sono obbligati a far leggere a chi è destinato a ricevere un farmaco, vaccino compreso, e che, invece, ben si guardano dal fare: a seconda del prodotto le dicono con chiarezza che il vaccino non ha mai dato prova di funzionare, le dicono che può causare autismo, morte in culla, epilessia e quant’altro. Da un certo punto di vista, pur non rivelando proprio tutto, le industrie farmaceutiche sono oneste, almeno se le si confronta ad altre situazioni.

RD – Restando al tema degli aborti, a parte chi, smentito dagli stessi produttori, afferma che non è vero niente, c’è chi sostiene che, in fondo, si tratta di pochi feti prelevati tanti anni fa.

SM – Non parliamo di chi nega perché si tratta di qualcuno che è penosamente ridicolo. Se anche l’aborto risalente a tanti anni fa fosse cosa vera, qualcuno mi dovrebbe spiegare che importanza avrebbe. Ma la cosa non è nemmeno vera. I feti continuano ad essere abortiti a pagamento perché una linea cellulare può durare sì per molti anni ma non è eterna, e poi si continuano a creare linee cellulari nuove. In più, sempre altre aziende cercano di entrare nel business dei vaccini, un business che permette di moltiplicare il seme degli investimenti come se si trattasse dell’albero degli zecchini del Gatto e della Volpe nel romanzo di Pinocchio. Ma, poi, guardi alla società Planned Parenthood che si occupa del business degli aborti e guardi alle tariffe pubblicate da Advanced Bioscience Resources, Inc. che le danno i prezzi dei feti. Mai avrebbero ragione di esistere queste società se non ci fosse il business.

RD – Non potrebbero essere feti abortiti spontaneamente?

SM – Sarebbe un’imprudenza grave. Un aborto spontaneo è quasi sempre dovuto a motivi patologici come noi continuiamo a vedere nel nostro laboratorio. Usare tessuti prelevati da quei feti sarebbe davvero troppo rischioso. Dunque, a scanso di problemi tecnici, si acquistano feti perfettamente sani da chi si presta a produrli per quello scopo.

RD – In un certo senso, il Papa si è espresso.

SM – Qui la cosa si fa molto delicata. Io non ho più voce in capitolo come scienziato e altro non sono se un quisque de populo: un uomo della strada. Se si vuole essere onesti, è impossibile non ammettere che la Chiesa Cattolica ha sempre tenuto una posizione equivoca sull’argomento. Da una parte punta il dito contro l’aborto volontario definendolo il più grave dei peccati mortali e punendolo nella vita terrena con la scomunica latae sententiae…

RD – …che significa…?

SM – Significa che non c’è bisogno di una sentenza diretta personale di scomunica contro chi ha commesso il peccato ma la scomunica vale contro chiunque quel peccato lo commetta e per il solo fatto di averlo commesso.

RD – Continui.

SM – Stavo dicendo che l’aborto è ritenuto il peggiore dei peccati, ma poi, quando ci si trova davanti ad aborti reiterati, per di più aggravati da un evidente scopo di lucro, ecco che la Chiesa arriva addirittura ad una goffa difesa d’ufficio: i feti, sì, ci sono ma, come lei accennava, sono aborti di tanti anni fa. Quindi roba da nulla. Insomma, il peccato mortale in prescrizione. Su questa logica, i 6 milioni di ebrei inceneriti passano nella più totale indifferenza e chi è responsabile di quel trattamento va dritto in paradiso. Così per chiunque abbia compiuto delitti non importa quanto efferati a patto che sia passato un po’ di tempo. Però la prescrizione pare esserci solo per l’aborto e, curiosamente, c’è da quando ci si è accorti dell’imbarazzante coinvolgimento di Big Pharma con tutto il denaro che muove. Dio e Mammona a braccetto. Ora, a me tutto questo non importa nulla se lo osservo dal punto di vista scientifico, ma non posso non chiedermi, da uomo qualunque, se questa sia la morale corrente della Chiesa Cattolica.

RD – Le chiedo un’opinione riguardante ciò che ha detto qualche giorno fa il Papa a proposito dell’aborto volontario.

SM – Una mossa di un’astuzia diabolica, se mi si passa l’aggettivo.

RD – Perché?

SM – Evidentemente, per ragioni che non mi riguardano, la Chiesa ha interesse a proteggere il business dei vaccini. Il Papa, allora, ex cathedra come gli spetta, avrebbe potuto assolvere con un motu proprio naturalmente ispirato dal Cielo tutte le donne che hanno abortito nei secoli e, con loro, chiunque le abbia spalleggiate o abbia in qualche modo tratto vantaggio da quello che, però, rimane un peccato mortale. Insomma, tutto cancellato. Sarebbe, però, restato un problema: tutto cancellato il passato, ma il futuro? Sì, perché, se il business deve continuare, i feti si devono pur sempre usare, comodi come sono. Depennare l’aborto dall’elenco dei peccati mortali sarebbe stato un po’ troppo azzardato e, allora, ecco il colpo di genio: l’assoluzione. Il Papa dà facoltà o, meglio, sottolinea un facoltà che già esisteva: qualunque prete può assolvere chiunque dal peccato e l’aborto non può fare eccezione.

RD – Che cosa significa questo in pratica?

SM – Significa che chiunque, nel pieno esercizio della sua fede cattolica, può abortire e commerciare feti a suo piacimento, purché trovi un prete disponibile a dare una mano di bianco a tutto. “Ego te absolvo a peccatis tuis” e la giostra continua a girare.

RD – Sì, ma l’assoluzione prevede il pentimento sincero.

SM – Come certi obesi che stanno a dieta fra un pasto e l’altro, il cattolico moderno si può pentire fino alla prossima volta. Dirà un’Ave Maria come penitenza, poi si pentirà di nuovo e di nuovo e di nuovo ancora senza limiti. Il Vangelo di Giovanni è chiaro: gli apostoli e da loro i sacerdoti hanno la facoltà di rimettere qualunque peccato e non pare che siano state poste condizioni limitanti. Un escamotage semplice e di un’efficacia assoluta servito su un piatto d’argento a Big Pharma che, come da galateo, dovrebbe educatamente mostrare tutta la sua gratitudine al Santo Padre.

RD – Dicendo questo lei potrebbe essere accusato, se accusa è, di essere un tradizionalista cattolico.

SM – L’accusa sarebbe un po’ buffa, se non altro perché io non sono credente. Quindi, per quanto mi riguarda personalmente, qualunque cosa affermi o prescriva la Chiesa nel suo più che rispettabile e da me rispettato ambito mi lascia indifferente, un ambito che è quello religioso perché quando deborda nella scienza diventa grottesca e imbarazzante. Qualcuno disse di dare a Cesare e a Dio ciò che spetta all’uno e ciò che spetta all’altro tenendo distinte le competenze. E, per analogia, la scienza è chiaramente distinta.  Ciò che ho detto è la pura e semplice obiettività dei fatti e osservo laicamente solo tutta l’incoerenza, l’ambiguità e l’ipocrisia della Chiesa, un’istituzione che si contraddice non solo in modo più che evidente ma lo fa perfino in tempi brevissimi saltellando tra posizioni a dir poco contrastanti.

RD – Forse, però, in qualche ambiente cattolico c’è qualche malumore.

SM – Sì, c’è anche a livelli altissimi ed è consolante che ci sia. Ed è pure un atto di rispetto nei confronti dei fedeli che non possono essere trattati, spiritualmente parlando, come carne da macello. Una religione, così come la legge morale, non può essere plasmabile a piacimento secondo l’occasione e secondo chi ne deve trarre qualcosa. La mia impressione, un’impressione da non credente, è che una parte della Chiesa sia molto più “infedele” di me ma, naturalmente, posso sbagliare. Resta, comunque, una parte del cattolicesimo fedele a se stesso e io ne ho avuta testimonianza personale.

RD – Anche recentemente, in un incontro che ha avuto alla chiesa della Santissima Annunziata di Parma, lei ha sottolineato pure come anche musulmani ed ebrei dovrebbero avere qualche motivo d’imbarazzo.

SM – Sì: se vuole siamo nelle condizioni del mal comune, mezzo gaudio. Ebrei e musulmani sono, dal loro punto di vista religioso, nelle stesse condizioni dei cristiani. I vaccini contengono molto spesso gelatina ricavata bollendo la pelle dell’animale immondo, cioè il maiale, e, dunque, iniettandosi quella roba gli islamici non andranno in paradiso. Per gli ebrei non so dire, essendo il loro concetto di post mortem almeno per me un po’ nebuloso anche se qualcosa almeno la Torah dice. Resta il fatto che le autorità religiose delle due confessioni fanno finta di niente: occhio non vede, cuore non duole, ed evidentemente le loro rispettive divinità, che, poi, a lume di logica dovrebbero essere la stessa, pur nella loro onniscienza non sono al corrente dei fatti. Insomma, se facciamo finta di niente sulle nostre frequentazioni suine con chi eventualmente ci giudicherà a vita terminata, la porta del paradiso ci si spalancherò senza problemi.

RD – Si potrebbe obiettare che, quando si è in pericolo di vita, ogni difesa è lecita.

SM – Ah, certo: non ci sono dubbi. Arrampicarsi sugli specchi è un’arte antica quanto il linguaggio. Qualcuno, però, dovrebbe spiegare un po’ di cose. La prima è dove stia la vita in pericolo, qualcosa che deve essere un fatto certo come insegna anche la legge umana riguardante il diritto di legittima difesa. Se lei riesce a dimostrarmi che di morbillo o di rosolia o delle altre malattie vaccinabili si muore sempre e comunque, avremo fatto un passo avanti. Ma poi lei mi deve anche dimostrare che i vaccini hanno davvero la capacità di salvare, non in un momento di pericolo evidente ma giusto perché non si sa mai, la vita. Di fatto, traducendo tutto nella legge degli uomini, un ladro potrebbe a ragione essere giustiziato perché, vedi mai, potrebbe diventare un assassino.  Ma, a parte ciò, la capacità salvavita dei vaccini è dimostrata non esistere da tutte le statistiche con dati cominciati ad essere ricavati ben oltre un secolo fa e con raccolte che ancora continuano ad essere in corso. Da lì risulta chiaro anche ad un bambino che non esiste alcun vaccino che abbia salvato una vita. È sufficiente guardare le curve di mortalità. In poche parole, siamo di fronte ad un affare multimiliardario e qui ci fermiamo. Le religioni? Sono fatti che, dopotutto, non mi riguardano.

RD – Come dovrebbero comportarsi, allora, le autorità religiose?

SM – Se cominciassero ad astenersi da ipocrisie così imbarazzanti, non getterebbero al vento tanta della loro dignità. Poi, sempre ammesso che credano sul serio a ciò che predicano, non avrebbero altra possibilità che avvertire i loro fedeli.

RD – Perché secondo lei non lo fanno?

SM – Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

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