Perchè il dottor Montanari non intende più fare conferenze?

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I dottori Antonietta Gatti e Stefano Montanari con Elke Arod, direttrice del Centro Stelior

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Ho letto sul suo blog che lei non intende più fare conferenze. È vero?

Stefano Montanari – Sì, è vero.

RD – Il motivo?

SM – il metodo scientifico.

RD – Cioè?

SM – Cioè l’osservazione obiettiva del fatti. È passato più di un anno da quando abbiamo iniziato la raccolta fondi per acquistare il microscopio e per poterlo mantenere. Ad oggi i risultati sono inequivocabili: la cosa non interessa. In tutto questo periodo io mi sono massacrato andando su e giù per l’Italia per tenere conferenze i cui introiti, sempre miserabili, erano dedicati al microscopio e nient’altro. Quando le cose andavano grasse per me c’era un rimborso delle spese vive di viaggio e soggiorno.

RD – Qual è il risultato?

SM – Inferiore ad un terzo di quanto occorre per il solo acquisto, senza tenere conto del mantenimento.

RD – Con quei soldi, forse, si potrebbe dare un acconto al produttore chiedendogli di poter pagare a rate…

SM – Scusi se la interrompo ma io conosco fin troppo bene il mondo. Ammesso e, naturalmente, non concesso che il produttore fosse d’accordo ad una consegna a quelle condizioni, io sono assolutamente certo che anche i pochi Euro che adesso arrivano cesserebbero di arrivare. Il microscopio c’è e Montanari si arrangi. Allora, chi pagherebbe il resto? Ai tempi della raccolta più o meno promossa da Grillo e con tutte le conseguenze del caso si fece proprio così, con una consegna dietro un pagamento molto parziale, ma allora a garantire fui io con il valore di casa mia.

RD – Ma allora una garanzia di Grillo…

SM – Le pare che Grillo avrebbe rischiato un centesimo?

RD – E la onlus che sarebbe diventata intestataria del microscopio…

SM – Mi permette di ridere? Consideri come la onlus si è comportata in tutti questi anni, come si sta comportando e si risponda da sé. Insomma, allora a garantire fui io ma ora, al di là di qualunque altra considerazione, non potrei comunque più farlo perché, stoltamente, ho venduto l’unico bene che avevo, cioè casa mia, per poter mantenere la ricerca. Che sono stato stupido non c’è bisogno di farmelo notare perché lo capisco da me.

RD – E allora che si fa?

SM – E allora si dichiara la sconfitta. Voglio ripetere ciò che ho già detto più volte: se qualcuno mi regalasse il microscopio e la cosa finisse lì, non accetterei. Senza i quattrini per mantenerlo non saprei che farmene di quell’aggeggio che non è nemmeno decorativo.

RD – E il pur poco che è comunque arrivato?

SM – Cercheremo in qualche modo di avanzare un po’ con la ricerca sulla leucemia o forse sui vaccini e, quando non ci sarà più un soldo, saluteremo tutti.

RD – Ma proprio non è possibile tenere duro?

SM – Immagini di avere un’automobile con tre gocce di benzina nel serbatoio e di dover percorrere ancora migliaia di chilometri. Provi a chiedere all’auto di tenere duro. Qui non è questione di volere o di non volere: se non ci sono più i soldi per l’affitto dei locali, il gas, l’acqua, l’elettricità, il misero stipendio della segretaria part time, per tutto quanto riguarda la normale conduzione di un laboratorio e per le spese di ricerca, sempre tenendo presente che mia moglie ed io siamo gratis, di che cosa stiamo discutendo? I fatti sono fatti e le fantasie fantasie.

RD – Leggo sul suo blog commenti nei quali si dice che lei è arrabbiato e le si danno consigli su come fare per raccogliere fondi.

SM – Arrabbiato? Credo che chi pensa che io sia arrabbiato non abbia capito niente. Facendo d’ogni erba un fascio e sapendo bene che esistono eccezioni, io sto in modo freddo constatando, dati oggettivi alla mano, che la gente è profondamente stupida. E, da scienziato, constato serenamente. Quanto ai consigli, mi viene davvero da ridere. Io non ho alcun bisogno di aiuto. È la gente che pretende aiuto da me, convinta che io sua una specie di bene demaniale a disposizione di chiunque abbia l’uzzolo di chiamarmi e che, premendo un bottone, saltino fuori le soluzioni per tutti i mali. E, come se non bastasse, secondo questi dispensatori di consigli non richiesti, io dovrei studiare e mettere in atto strategie per convincere la gente a permettermi graziosamente che io la aiuti. Siamo davvero oltre ogni confine di ridicolo.

RD – Dunque?

SM – Dunque i fatti nudi e crudi parlano con evidenza: non abbiamo i mezzi per continuare e i beneficiari potenziali di ciò che facciamo non arrivano a capire la situazione o, forse, per loro è più comodo non capirla. E poi, a parte ciò e senza che la cosa influisca in qualche modo a fronte dell’oggettività, a rendere ancora più evidente l’ottusità generale, c’è stata la farsa di Bologna.

RD – Cioè?

SM – Come accade periodicamente qua e là per l’Italia, a Bologna si è svolta l’ennesima manifestazione a tema vaccini. Mi è impossibile definirla, visto che, a quanto mi si riferisce, era presente chi vorrebbe cancellare quella roba dalla faccia della Terra, chi si accontenterebbe di abrogare la follia della legge Lorenzin, chi, ancora più modestamente, sarebbe felice di vedere una riduzione del numero delle somministrazioni obbligatorie… In definitiva, di tutto un po’. Sul binario della routine, c’erano i soliti personaggi ambigui che, spacciandosi per esperti scientifici o per politici o per capipopolo, hanno semplicemente approfittato dell’occasione per salvaguardare e forse a rafforzare la loro posizione a garanzia della possibilità di continuare a portarsi a casa due soldi tra raccolte fondi di esito ignoto, acquisizione o conservazione di clientela e speranza, vedi mai, di una piccola carriera politica.

RD – Lei non c’era.

SM – Ci sarebbe mancato anche questo! Io non ho niente a che fare con quelle festicciole e non tollero che mi si confonda con quella gente, disonesta o ingenua che sia.

RD – Ma qual è il problema? In fondo si è mostrato ai politici che esiste un’opposizione.

SM – I quali politici, sempre che siano stati informati della cosa, si fanno una grassa risata. Per opporsi a quei pazzi spalleggiati da personaggi travestiti da scienziati occorre metterli con le spalle al muro, e per farlo non vedo altra possibilità se non sommergerli di dati inequivocabili, dati che possono arrivare solo attraverso una ricerca scientifica.

RD – Ma voi di dati ne avete già raccolti tanti.

SM – Già: ne abbiamo tanti, e questa è la tesi di qualcuno che fa parte del gruppo dei dispensatori di consigli. Insomma, si prendono i dati che negli anni abbiamo fornito, li si dà in mano al primo che passa e questo fa il miracolo. Ecco un’altra dimostrazione della pochezza del fronte critico verso i vaccini, o critico in apparenza, e la presunzione di certi personaggi che si sopravvalutano grottescamente. La cosa è palese: i dati raccolti finora non bastano. Bisogna continuare ad analizzare i vaccini e, direi quasi soprattutto, bisogna disporre dei mezzi per rendere pubblici i risultati con almeno lo stesso risalto delle idiozie che corrono in TV. Il solo, banale pubblicare i dati è cosa di enorme difficoltà per il muro di gomma e l’opposizione evidente di regime. Mezzi di cosiddetta informazione, editori, ordine dei medici, ministeri… da lì non passa niente, e, se non ci si rende indipendenti, è illusorio battersi. Pensi anche ai controlli ridicoli, di fatto inesistenti quando non peggio, che il regime attua sui vaccini. Addirittura questi presunti controllori non vedono nemmeno dei pezzi di ferraglia e, se li vedono, non ne capiscono il significato o, forse peggio, quel significato lo falsificano. Se si potesse costringere chi deve fare quei controlli a confrontarsi di volta in volta con noi, naturalmente mettendoci in condizione di fare le analisi, quelle porcherie non arriverebbero nella carne dei bambini.

RD – Invece…

SM – Invece niente di tutto questo. Nella più prudente delle ipotesi e considerando 20.000 partecipanti, per il picnic bolognese si è speso probabilmente più di un milione di Euro tra viaggi, cibo, un po’ di pernottamenti e spese assortite. Il risultato pratico è stato zero e pretendere che sia stato qualcosa di più è indice chiaro che non si è capaci di valutare i fatti o che si preferisce continuare a gabbare chi è candidamente pronto a bersi ogni cosa. Prescindendo dalle chiacchiere, con quella cifra sarebbe arrivato il microscopio con diversi anni di mantenimento. Chi non è stato capace di fare quel calcolo semplicissimo deve scegliere tra l’ingenuità e l’essere un furbetto con tutto l’interesse a che nulla cambi e con la possibilità di mettersi in tasca qualche spicciolo, perché solo di spiccioli si tratta. Comunque sia, più chiara di così la situazione non potrebbe essere: non c’è alcun bisogno di noi. E, allora, si vada avanti con scampagnate, chiacchiere, discorsi comicamente paradossali di incompetenti e di venditori da fiera e con tutto il divertimento che esiste nel trovarsi al bar a darsi reciprocamente ragione. A me fu insegnato che, quando non si è graditi, ci si toglie di mezzo, e io mi tolgo di mezzo.

RD – Ma voi non vi occupate solo di vaccini.

SM – Oggi i vaccini costituiscono la parte vistosa del nostro lavoro, ma per almeno il novanta per cento la nostra attività verte sulle patologie da micro e nanoparticelle, senza che questo abbia a che fare con i vaccini. Noi siamo in grado di analizzare i tessuti patologici, individuare gli inquinanti particolati, trovare la fonte dell’inquinamento e indicare come risolvere il problema. La nostra scoperta sulla leucemia è una dimostrazione lampante di ciò che sappiamo fare.

RD – Anche per quelle ricerche è indispensabile il microscopio, almeno credo.

SM – Certo. Per noi il microscopio è quello che per un calciatore è il pallone. Prenda il famoso e strapagato Cristiano Ronaldo e faccia sparire la palla dalla sua vita. Poi si chieda come sbarcherebbe il lunario. Ora, è inutile perdere tempo girando intorno ai fatti e pretendendo di trasformarne il significato semplicemente vestendoli di bava: a chi conta noi diamo fastidio e a chi strilla e piagnucola di aver bisogno di noi interessiamo talmente poco da non riuscire a farci consegnare il metaforico pallore. Dunque, al di là di ogni retorica e di ogni ipocrisia, vadano al diavolo perché è esattamente dove chi ha quattrini e potere fa di tutto perché ci vadano e perché loro stessi fanno di tutto per andarci.

RD – A soffrirne saranno maggiormente i bambini.

SM – Sì, e questo mi fa davvero male. I bambini non hanno colpa e non meritano i genitori che hanno. Ma io non posso bussare a tutte le porte per salvare i figli di chi di quei figli è legalmente e moralmente responsabile. Lei non ha idea di quante volte mi capita di ricevere mail, telefonate o visite di genitori che hanno vaccinato i figli con ogni sorta di porcheria e che, poi, si rivolgono a me perché io rappiccichi i loro cocci.

RD – Quindi, per riassumente, se ho ben capito, non farà più conferenze.

SM – Ha capito perfettamente. Terrò solo fede agli impegni già presi e programmati perché non sono un grillino.

RD – Ma è proprio sicuro che microscopio e mantenimento non arriveranno?

SM – Alla mia età io non sono mai stato testimone di fatti prodigiosi. Se devo estrapolare dagli avvenimenti, le dirò che le probabilità sono molto vicine a zero. Comunque sia, se entro l’anno in corso non si saranno le condizioni necessarie e sufficienti, pianterò tutto e, per la gioia di molti, mi farò finalmente i fatti miei.

RD – Che cosa farà?

SM – Con molte probabilità continuerò a fare il volontario collaborando con il centro Stelior di Ginevra dove, con mia moglie, insegno nanopatologia. Là si ottengono risultati splendidi su tante condizioni giudicate intrattabili dai tromboni che infestano il mondo avvelenandolo con ogni sorta di lordura chimica. Intrattabili quando non ignorate o, peggio, quando non trattate con veleni peggiori del male. Parlo di patologie compresi i danni da vaccino ma certo non limitandosi a quello. Se lei passasse una settimana a Ginevra, vedrebbe cose a dir poco straordinarie davanti alle quali la medicina di regime, ormai decaduta a livelli mortificanti e controproducenti, non può altro che far finta di niente se vuole continuare a sopravvivere a se stessa. Poi, di certo non risponderò più alla valanga di mail che mi arrivano ogni giorno con le domande più disparate e non di rado al di fuori di ogni mia competenza. Io non sono né l’ufficio informazioni né un ciarlatano guaritore né un tuttologo da televisione e nemmeno sono disponibile a rispondere a chi, tanto pigro da non leggere ciò che scrivo, pretende da me che io perda tempo con loro. Insomma, mi sono davvero stufato.

RD – Cambiamo almeno in parte argomento: il professor Burioni ha detto che chi vuole dibattere con lui lo deve fare al congresso nazionale di virologi.

SM – Se non è bello prendere per i fondelli il prossimo, rendersi ridicoli è un fatto volontario che non costituisce reato.

RD – Si spieghi meglio.

SM – Io non posso avere idea di ciò che ha fatto il personaggio nella sua vita ma fatico a credere che non abbia mai partecipato ad un congresso, fosse anche da spettatore. Anche se si tratta di qualcosa di assolutamente minore come quello dei virologi italiani, la gente deve sapere che, per partecipare ad un congresso, per prima cosa bisogna iscriversi a pagamento, poi si manda preventivamente una specie di riassunto dell’argomento che s’intende trattare in pochi minuti. Una volta che si è accettati, si va e s’illustra la presentazione, terminata la quale, o, più spesso, terminata la sessione della quale la presentazione fa parte, si risponde in battute succinte alle poche domande che arrivano, il tutto entro tempi limitatissimi. Deve essere chiaro che ai congressi non si dibatte, meno che mai su un argomento che non ha fatto parte della presentazione di un relatore e meno ancora su un argomento complesso ed enorme come quello legato ai vaccini.

RD – Dunque?

SM – Dunque, siamo alle solite. Annaspando e arrampicandosi goffamente su specchi scivolosi, il personaggio cerca in qualche modo di far credere a chi arriva a prestargli fede di essere disponibile a quel confronto che chiedo da anni avendo come risposta solo la fuga e gli insulti. Di fatto abbiamo solo l’ennesima conferma che è terrorizzato dalla possibilità di un confronto dal quale sa bene che uscirebbe a pezzi.

RD – Insomma, ha peggiorato la sua situazione.

SM – Sì, ma solo in un certo senso. Il personaggio dispone di un pubblico di basso livello incapace di capire che viene semplicemente preso in giro.

RD – Lei ha qualche proposta?

SM – Quella che ripeto da anni. Invece di scappare, si presenti ad un dibattito pubblico con i suoi dati. Questo è quanto si fa tra scienziati ma di scienziati ne occorrono due. E il dibattito sia svolto sul tema specifico e senza costrizioni di tempo.

RD – Lo farà?

SM  – Io non sono nella sua testa ma, se devo pronosticare attenendomi a ciò che è stato finora e che è stato per anni, il personaggio ha capito perfettamente la situazione. Se si prestasse ad un confronto, poi faticherebbe molto a conservare credito presso la fetta di popolazione che, forse, non è abbastanza anestetizzata da non capire ciò che si svolge sotto i suoi occhi. Dunque, molto meglio continuare a strepitare, disponendo, come è il suo caso, di tutti i megafoni di regime attraverso i quali si esibisce senza alcun freno raccontando assurdità. Pensi solo a quando fece il suo numero alla TV olandese sparando che in Italia si schiatta di morbillo e, dunque, prima di venire da noi è bene pensarci cento volte. Di fatto una cartolina per il nostro turismo.

RD – Ma il morbillo c’è o non c’è?

SM – Il morbillo è una malattia molto infettiva e del tutto benigna. Come per tutte le malattie del genere, la casistica è estremamente oscillante nel tempo e la cosa rientra nella più perfetta normalità, come qualunque infettivologo sa. Stando alle statistiche di regime, quest’anno in Italia ci sarebbero stati sei morti per quella malattia, casa di cui io dubito fortemente: c’è una grande differenza tra il morire di morbillo e il morire con il morbillo.

RD – Il che significa?

SM – Ci sono soggetti gravemente malati, per esempio casi terminali di cancro, che morirebbero comunque e che potrebbero avere la data della morte anticipata, magari di pochissimo, contraendo un’infezione qualunque, magari un banale raffreddore. In tutta onestà, quella persona non è morta di raffreddore ma con il raffreddore. Al di là di ciò, lei pensi alla quantità immane di quattrini che viene dispensata per una campagna vaccinale di esito a dir poco incerto, anche considerando che le ultime epidemie di morbillo qua e là per il mondo, dagli USA alla Mongolia all’Ucraina, sono state a carico proprio dei vaccinati. E pensi agli effetti collaterali di quella vaccinazione come, del resto, per tante altre. E ora pensi al fatto che, stando ai dati ufficiali, ogni giorno in Italia muoiono da 19 a 20 persone per infezioni prese nei nostri ospedali a causa del cattivo stato dell’igiene. I tutto senza contare i tanti di più che di quelle patologie si ammalano guarendone o di chi, magari, ne muore a distanza. Per questa vera a propria strage in cui le morti ufficialmente ammesse in un solo giorno sono quelle di tre anni e mezzo di morbillo, sempre tenendo conto di quanto abbiamo chiarito un attimo fa. Bene: per questa strage non si fa assolutamente nulla.

RD – Perché?

SM – Perché i business dei vaccini rende e quello della pulizia in ospedale no.

RD – Altro argomento. Pare che la ministra Grillo stia proponendo di ridurre i vaccini obbligatori al solo morbillo.

SM – Come si dice al sud, siamo ai piedi della croce. Io non ho idea di che cosa intenda fare quel personaggio né che potere effettivo abbia né chi sia l’autore dei suoi testi. Di certo posso dire che per il dopo-Lorenzin ci si doveva aspettare altro, visto, se non altro, il motivo per il quale molti elettori hanno votato per i grillini con il risultato, poi, di vedersi subito e totalmente stravolto l’obiettivo.

RD – È corsa voce che intenda dimettersi.

SM – Chi comanda davvero sull’Italia potrebbe temere che la dottoressa Grillo non sia capace di garantire il business e, allora, ordini di cambiare ministro.

RD – Fosse così, che cosa cambierebbe?

SM – Arriverebbe qualcosa di peggio e, chissà, si potrebbe cominciare ad inseguire con le siringhe tutti coloro che non si sono vaccinati contro la febbre gialla o il cimurro o con il trivalente per i polli.

RD – Abbiamo speranze?

SM – Per uscirne basterebbe molto banalmente aprire la porta e andarsene. Noi siamo prigionieri volontari di un regime retto in maniera ferrea da pochi e, se ne restiamo vittime, è solo perché lo vogliamo.

 

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