La legge Lorenzin non va modificata, va cancellata

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari

 

Roberta Doricchi – Lei ha già risposto di no a chi la invita a sottoscrivere richieste di modifiche alla legge Lorenzin. Pare, però, che gli inviti continuino.

Stefano Montanari – E io non rispondo più. Ho già detto di no e il motivo è elementare: se io chiedessi una modifica, in qualche modo legittimerei quella porcheria. Non voglio entrare nel motivo per il quale quelle norme sono state emanate perché chi non ha gli occhi foderati di prosciutto lo sa bene, e mi limito a dire che con quella legge vergognosa si calpesta con volgare arroganza la Costituzione e, con lei, un lista non proprio breve di accordi internazionali che l’Italia ha cominciato a sottoscrivere dal 1950. Quella roba non va modificata: va cancellata e basta.

RD – E qui arrivano le critiche: lei parla di legge quando la sua laurea è in tutt’altro campo. Insomma, lei non ne può parlare.

SM – È difficile rispondere ad un’accusa così assurda. Negli Anni Sessanta io frequentai un liceo che un tempo era normale e che oggi, temo, dista da quelli correnti come la Luna dalla Terra. Allora mi s’insegnò un principio fondamentale della vita sociale: il perché delle leggi scritte. L’idea era quella di garantire a chiunque la possibilità di sapere davvero come comportarsi sottraendosi al capriccio del sovrano e, per questo, la legge deve essere scritta e chiara. Quando mancano questi due presupposti, è il fallimento dell’idea. Vede, la legge stessa prevede che non sia ammessa l’ignoranza dei suoi dettati e, per questo, chiunque deve essere messo in condizione di non equivocare. Quando la legge ha bisogno di un esegeta significa una delle due cose: o chi l’ha pensata è un incapace o chi l’ha pensata è un mascalzone.  E, allora, filosofia spicciola alla mano, chiunque deve potersi accorgere di quando i suoi diritti garantiti comprensibilmente e per iscritto non sono rispettati. Fortunatamente, la nostra Costituzione non è solo bellissima: è chiara e comprensibile da chiunque, perfino da me. Insomma, io sono perfettamente all’altezza di capire che cosa significano i suoi articoli perché così deve necessariamente essere.

RD – Se fosse come dice lei, non ci sarebbe bisogno di tante discussioni.

SM – E qui sta l’inghippo. È inevitabile che il rispetto della Costituzione implichi l’esistenza di un muro invalicabile nei confronti di chi vorrebbe debordare invadendo libertà e diritti altrui, ed è così che chi in qualunque modo si è impadronito del potere o di una sua frazione addestra il popolo a credere che la legge sia qualcosa di esoterico comprensibile solo da iniziati attraverso i quali si ricevono bovinamente istruzioni. E poiché non sempre l’Homo sapiens è onesto e troppo spesso il potere corrompe, non sorprendiamoci se vengono emanate leggi come quella ignobile sui vaccini obbligatori, leggi che si fanno beffe del principio stesso di legalità senza che nessuno, nemmeno gli iniziati all’esoterismo, pare si accorga.

RD – Ma leggi in qualche modo simili sono diffuse anche fuori del nostro paese.

SM – Sì: il Pianeta è diventato grande come un cortile e del cortile condivide diversi aspetti. In Europa i paesi in cui non ci sono vaccinazioni obbligatorie sono 15 e non mi pare che nessuno di quelli sia in preda ad epidemie. Ma, a parte ciò, il potere delle industrie farmaceutiche è enorme, sostenuto com’è da quantità di denaro senza paragoni in nessun altro settore della finanza, e con quel denaro si corrompe una ragguardevole fetta di mondo, un mondo popolato di esseri che, a ben vedere, si vendono davvero per poco perché, probabilmente, poco valgono. E, badi bene, corruzione non vuol dire semplicemente far scivolare la bustarella sotto il tavolo anche se, temo, di quelle scivolate potrebbero essercene non poche. Corruzione significa offrire potere a chi si rende disponibile a vendersi. Guardi solo ai quattrini investiti dall’industria dei farmaci per mantenere, e in modo generoso, un grande numero d’istituti universitari che, senza quelle iniezioni continue di soldi, chiuderebbero. E, chiudendo, migliaia di persone perderebbero il lavoro, compresi coloro che di quegli istituti stanno a capo troppo spesso in barba alla legge morale.

RD – E che cosa producono quegli istituti?

SM – Esclusivamente ciò che fa comodo ai loro padroni. Spesso veri e propri mostri.

RD – Ma non c’è niente di onesto?

SM – Se ci si limitasse ad accendere la TV conoscendo veramente che cosa c’è dietro quanto viene propinato al popolo, si potrebbe pensare che la furfanteria si è ormai infiltrata ovunque. Ma non è così. L’immagine che si vuole dare è quella di un popolo compatto totalmente rincretinito, ma non credo proprio che le cose stiano in quel modo. Forse io ho un’immagine distorta della realtà ma, invariabilmente, le persone che incontro sono di tutt’altro genere. Vero è che a me si rivolgono, magari anche solo per un loro sfogo personale, le famiglie massacrate dai vaccini, ma le assicuro che c’è ancora vita nei cervelli.

RD – Ma, insomma, queste epidemie di cui tanto si parla ci sono o no?

SM – No.

RD – E allora…?

SM – Non so quanto serva parlarne ancora. I fatti sono chiari: da noi non c’è mai stata alcuna epidemia. A periodi sempre più frequenti saltano fuori enormità come la storiella della meningite, del morbillo e di qualunque malattia si faccia posto nel cervellino del genio di turno. In realtà non c’è mai stato nulla che si potesse anche solo vagamente avvicinare a situazioni del genere. Tutte le malattie infettive hanno andamenti più o meno ciclici che prevedono picchi alternati a periodi di una certa quiescenza, ma morire di varicella, di morbillo, di pertosse o di qualunque altra malattia che rientra nelle attenzioni degli allarmisti prezzolati e, in modo sospetto, non puniti dalla cosiddetta giustizia, è cosa di una rarità che sfiora l’inesistenza. Tanto per fare un esempio, non si muore di morbillo ma, seppure in casi del tutto inconsueti, con il morbillo. La differenza è tanta.

RD – Cioè?

SM – Se una persona è indebolita da una malattia qual è, per esempio, il cancro, e contrae una malattia da nulla come, per esempio, il morbillo, può certamente morire. Ma incolpare il morbillo equivarrebbe a dire che è una goccia d’acqua ad essere la responsabile di un’alluvione. Io mi sono davvero stufato di rispondere a certi cialtroni.

RD – Lei viene accusato di mostrare dati degli enti di statistica inglese e americano che dimostrerebbero l’assoluta inefficacia dei vaccini. Quei grafici, però, sarebbero relativi alla mortalità e non alla morbilità, cioè la frequenza con cui la malattia colpisce una popolazione.

SM – Magari, la prossima volta mi dirà di che cosa non sono accusato. Questa accusa è l’ennesima prova che non si sa davvero più dove aggrapparsi.  Le statistiche inglesi e americane sono pubbliche e mostrano con la chiarezza dei numeri e dei grafici che nessun vaccino ha salvato una sola vita. Qualcuno mi dovrà spiegare che cosa possa interessare a me che mi sono fatto morbillo, varicella, pertosse e parotite senza che queste malattie abbiano lasciato il minimo strascico ma semplicemente rendendomi immune, il poter disporre di un vaccino che mi avrebbe teoricamente impedito di ammalarmene. Questo a fronte di un effetto del farmaco a dir poco incerto e, comunque, limitato nel tempo, e del rischio niente affatto trascurabile di subire effetti collaterali anche gravissimi. Le statistiche, comunque, non riportano i casi di malattia ma solo quelli relativi alla mortalità. A chi mi accusa spetta l’onere di dimostrare che mortalità e morbilità non viaggiano in parallelo e che tutto l’impegno economico e il rischio collegato alle vaccinazioni è giustificato da qualcosa di ragionevole.

RD – Ci sono mamme che fanno vaccinare i figli senza sapere esattamente contro che cosa sono vaccinati.

SM – La situazione è tragicomica. La domanda “Suo figlio è vaccinato?” è frequente, ma pare che nessuno si ricordi di chiedere contro che cosa. Insomma, uno si vaccina a caso e, con quell’atto, riceve una specie d’indulgenza plenaria. Un esempio della sottocultura popolare è quello regalato dal gelataio ligure che non gradisce i non vaccinati nel suo esercizio e, invece di essere punito per un atto sulla cui legittimità ho qualche dubbio, è citato come esempio di saggezza. Ma se io mi vaccino contro la febbre gialla, vaccinato sono. E, allora, il gelataio mi fa passare? Recentemente è intervenuta a Radio Studio 54 una signora pugliese che, sotto consiglio di uno dei tanti luminari che la sanno lunga, ha portato il figlio ormai adolescente a vaccinarsi. Per che cosa? Non importa: a vaccinarsi e basta. Così al ragazzo è stata praticata, inspiegabilmente e del tutto a casaccio come è la prassi demenziale corrente contraria a qualunque principio medico, una vaccinazione contro il Meningococco B. Il motivo resta ignoto. La conseguenza è stata disastrosa per la salute del malcapitato ragazzino e ora tutti i responsabili si dileguano. Si figuri che la signora non riesce nemmeno a farsi dare il nome di quel folle vaccinatore. Ma basta andare sul mio blog (www.stefanomontanari.net [N.d.R.]) per trovare chi dice: “Io i miei figli li ho vaccinati!” Sì, ma contro che cosa? Lasciando da parte l’efficacia di quei farmaci, è opportuno informare che le malattie infettive sono numerosissime e i vaccini disponibili non sono pochi. Febbre gialla, epatite A, Papilloma virus, zika, tifo, colera, Rotavirus, tubercolosi, encefalite da zecca, rabbia, dengue… Sono solo alcune delle malattie contro cui esistono vaccini in commercio (http://www.who.int/immunization/diseases/en/ [N.d.R.]). Perché non iniettarsi anche quelli oltre alla lista pretesa dai piazzisti italiani? Meglio essere protetti. O no? E una serie di altri vaccini è in preparazione e, se le case farmaceutiche lo riterranno conveniente, molti di loro entreranno nell’elenco dei consigliati per poi, se ci saranno le condizioni economiche, diventare obbligatori. Il business è non solo enorme, ma garantito nel tempo, senza problemi per la ricerca della clientela perché quella arriva per obbligo, e immune da ogni responsabilità legale sugli effetti collaterali ai cui danni facciamo fronte noi contribuenti: i produttori spacciano qualunque cosa, senza alcuna sperimentazione, e noi paghiamo per i guai provocati.

RD – Ora viene consigliato alle donne in gravidanza di sottoporsi a diverse vaccinazioni.

SM – Un raglio.

RD – Lei ha accennato al gelataio che non serve i non vaccinati, ma di testimonial importanti per i vaccini ce ne sono parecchi.

SM – Già. Ricorrere alla pubblicità fatta da persone fin troppo palesemente incompetenti è una delle tante dichiarazioni di debolezza. I vaccini sono normalissimi oggetti di commercio, garantiscono quattrini e non vanno trattati diversamente da qualunque detersivo, rasoio da barba, automobile, telefono cellulare… Se lo reclamizza la faccia che vedo sempre alla TV, lo voglio anch’io. Come si diceva un tempo, la pubblicità è l’anima del commercio e non si guarda tanto per il sottile: l’importante è vendere. È inutile nascondersi dietro un dito: i vaccini sono uno dei tanti prodotti senza dignità che fanno business. E i vaccini di business ne fanno tanto.

RD – Ora anche l’Associazione Nazionale dei Presidi si è pronunciata a favore dei vaccini.

SM – Non c’era bisogno di mostrare la loro nudità.

RD – Quanto spendiamo per i vaccini?

SM – Non è la mia materia, ma mi pare che siamo intorno ai 400 milioni di Euro annui con un incremento di spesa ripidissimo.

RD – Soldi spesi male?

SM – Dipende dal punto di vista. Con quei soldi si provocano patologie croniche spesso gravi, e queste significano introiti sicuri e garantiti per chi vive di farmaci, con questo includendo anche tutto il sistema che ai medicinali ruota intorno.

RD – Si potrebbero spendere meglio?

SM – Su questo non ci sono dubbi. Pensi solo a chi entra in ospedale per curarsi una malattia o per subire un intervento chirurgico e ne esce con tutt’altra patologia, sempre che ne esca vivo. Il numero ufficiale dei morti per infezioni ospedaliere è di una ventina al giorno in Italia, un numero impressionante rispetto anche a quelli, per probabilmente falsi che siano, riferiti ai morti per le varie malattie infettive verso le quali non lesiniamo quattrini per comprare ciò che fa piacere alle ditte farmaceutiche. E si parla di numeri ufficiali che non tengono conto di chi muore a distanza di tempo e, naturalmente, dei malati che poi guariscono.

RD – Questo dovuto a…?

SM – Lerciume. Gli ospedali sono sporchi all’inverosimile e ben poco si fa per ovviare alla situazione. Naturalmente non parlo di rifiuti lasciati sul pavimento ma di qualcosa di molto più insidioso: virus, batteri, parassiti… Beninteso, è ovvio che in un ospedale vadano anche persone infette, ed è proprio per questo che bisogna riservare una grandissima attenzione a ciò che entra. I controlli vanno fatti e le operazioni di pulizia e disinfezione conseguenti pure. Tutto con attenzione e assiduità. Ma quella roba non rende quattrini, non dà potere e nemmeno la ribalta che tanto eccita qualcuno.

RD – E allora?

SM – E allora si spendono centinaia di milioni per qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, non serve a nulla e dove i quattrini servirebbero davvero non si parla e si fa finta di niente. Occhio non vede, cuore non duole.

RD – È recentissimo il caso del bambino morto all’ospedale di Brescia per un’infezione gastro-intestinale.

SM – Da ciò che ho letto si tratterebbe di Serratia marcescens, un bacillo che si trova in genere proprio in ambiente ospedaliero e che può attaccare diversi organi. Purtroppo, a causa dell’abuso di antibiotici che i medici praticano da decenni, quel batterio è diventato molto resistente. Del caso specifico so quello che compare sui mezzi di cosiddetta informazione la cui affidabilità è a dir poco scarsa. A quanto leggo, ci sarebbero altri bambini infettati, ma non capisco il perché di tanto clamore. Fatti analoghi, magari per altri patogeni, sono la quotidianità.

RD – Che cosa si farà per quel caso?

SM – Non saprei. Suppongo che si metterà in atto una specie di bonifica con controlli e uso di agenti chimici.

RD – Non ci sono vaccini per quel batterio?

SM – No, ma non metta in giro la voce. Vedi mai che, sull’onda dell’emozione popolare, qualcuno non lo inventi su due piedi e qualche megaburocrate lo renda obbligatorio, magari corroborato dagli applausi del solito faro di scienza sempre pronto ad acchiappare al volo l’opportunità che gli si para davanti. Volendo, di epidemie ne possiamo inventare una al giorno, certi di poter proseguire per secoli, stanti i batteri e i virus esistenti. Se, poi, a questi aggiungiamo le forme mutate proprio a causa dei vaccini come è il caso, ad esempio, della nuova poliomielite in Congo e in Nigeria (http://www.sciencemag.org/news/2018/07/polio-outbreaks-congo-threaten-global-eradication e http://www.salute.gov.it/Malinf_Gestione/50-18.pdf (N.d.R.)], stiamo certi: le riserve sono inesauribili.

RD – Che cosa accadrà a settembre, quando si riapriranno le scuole?

SM – E chi lo sa? Dipende da tante cose: i gelatai, gli allenatori di calcio, le eroine paralimpiche, le zucche parlanti della televisione, lo stato di alfabetizzazione dei presidi, l’umore della ministra, i contratti già stipulati… Magari i genitori prenderanno tutti a calci ne sedere e i bambini andranno regolarmente a scuola, sperando che si trovino degli insegnanti all’altezza. Vedremo.

RD – Ottimista?

SM – No.

RD – Perché?

SM – Perché il mondo che ci siamo costruiti addosso gira intorno alla ricchezza illusoria del denaro. Stupido? Sì. Suicida? Non ci sono dubbi. Ma non ci resta che prenderne atto.

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