Giustizia e ministri

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Roberta Doricchi – Vorrei iniziare da qualcosa che sembra essere in parte dimenticato e in parte strumentalizzato. Ormai diversi mesi fa la Guardia di Finanza ha compiuto alcuni sequestri a casa sua e nel suo laboratorio. Ora, da mesi, c’è chi continua a sostenere che lei e sua moglie siete indagati per truffa e sarete processati per questo. Ci vuole chiarire la situazione?

Stefano Montanari – Inizio con il dire che, chissà, forse si è ottenuto esattamente quello che qualcuno desiderava. Naturalmente si tratta di una considerazione dietrologica che non mi appartiene, anche se io so molto più di quanto non possa dire per salvaguardare chi, non solo in Italia, mi mette al corrente di certe situazioni.

RD – Mi scusi se la interrompo: lei dice “non solo in Italia.”

SM – Beh, credo non sia un mistero per nessuno che noi siamo fastidiosi dovunque e alcuni  interessi sono più marcati in certi paesi che non da noi dove pure esistono. Per iniziare a risponderle, per quello che sono autorizzato a riferire senza mettere in pericolo nessuno, vengo ai fatti nudi e crudi: la mattina del 22 febbraio scorso alcuni finanzieri di Modena e di Reggio Emilia mi rendono cortesemente visita in casa e in laboratorio forti di un documento della Procura della Repubblica di Reggio Emilia che impone loro di eseguire sequestri di materiale informatico e di qualunque altra specie che abbia a che fare con un’inchiesta a nostro carico.

RD – Di che inchiesta si trattava?

SM . Di un’inchiesta per un nostro supposto tentativo di truffa, inchiesta di cui non solo mia moglie ed io non eravamo al corrente ma che era già stata esposta e immediatamente archiviata parecchio tempo fa dalla Procura di Modena, una trentina di chilometri scarsi più ad est di Reggio Emilia. Tenga conto che la denuncia era stata ripresentata a Reggio Emilia a settembre 2017 e l’ordine di sequestro è partito cinque mesi più tardi.

RD – Di che truffa si tratterebbe?

SM – Bisogna risalire al 2014 quando il Tribunale Civile di Reggio Emilia condannò la onlus Carlo Bortolani, quella che ci fece sottrarre il microscopio elettronico, a pagare 100 Euro a mia moglie e 100 a me ogni volta che andiamo a Pesaro dove è stato collocato l’apparecchio. In aggiunta, il Tribunale stabilisce che la onlus Bortolani rifonda ogni spesa aggiuntiva che noi incontriamo per svolgere la nostra ricerca [http://www.stefanomontanari.net/wp-content/uploads/2008/09/images_pdf_sentenza_microscopio.pdf (N.d.R.)]. Oramai sono passati anni e la onlus non ha sborsato un centesimo. Naturalmente noi abbiamo presentati i conti, conti fatti non da noi ma dal nostro avvocato, ed è su quei conti che la signora Marina Bortolani che della onlus è presidentessa tenta di aggrapparsi per continuare ad infischiarsi della sentenza. A suo parere, i conti sarebbero sbagliati e, invece di indicare dove e perché lo sarebbero in modo da discuterne con l’avvocato, la signora si rivolge alla magistratura, prima a Modena dove tutto viene archiviato e poi, con modalità che mi sono ignote per ignoranza mia così come mi è ignoto con quale diritto, a Reggio Emilia.

RD – E a Reggio che succede?

SM – Succede che la cosa non desta attenzione per mesi fino a che, per motivi su cui non entro, si scatena una reazione che a me e non solo a me appare fuori proporzione. A sequestro avvenuto la Procura intende vedere che cosa c’è nei computer e copiarne il contenuto facendone quella che si chiama copia forense.

RD – Di che si tratta?

SM – Da quanto ho capito, si copiano i documenti con una modalità particolare e questi documenti non sono visibili a nessuno fino a che non si decide di leggerli ufficialmente [http://www.medialaws.eu/accertamenti-tecnici-informatici-atti-ripetibili-o-irripetibili/ (N.d.R)].

RD – Lo si fa?

SM – Lo si fa in presenza di un nostro consulente tecnico. Nel frattempo noi ci rivolgiamo al Tribunale del Riesame che sentenzia in pochi giorni: quel sequestro è illegittimo e, dunque, tutti i documenti devono esserci restituiti. La Procura, però, pretende di trattenerne le copie, cioè esattamente la documentazione che doveva essere l’oggetto del sequestro dichiarato illegittimo. Razionalmente, il Tribunale del Riesame chiarisce la cosa e le copie vengono distrutte.

RD – Dunque, tutto risolto.

SM – Non proprio. Per almeno un paio di settimane i computer sono restati da qualche parte e, in teoria, nessuno avrebbe potuto accedervi. A materiale restituito, il nostro tecnico è entrato nella memoria scoprendo che qualcuno era andato a curiosare quando, in teoria, nessuno avrebbe potuto farlo, per di più entrando in documenti che nulla avevano a che vedere con la materia del sequestro. Tranquillizzo tutti, magistrati compresi: il nostro tecnico si è sicuramente sbagliato perché nessuno appartenente alle istituzioni farebbe mai una cosa del genere. Dunque, un dato, questo, senza fondamento perché delle istituzioni dobbiamo fidarci. Tenga poi conto di alcuni fatti. Il primo è che nel computer di mia moglie sono conservati documenti molto particolari per aprire i quali occorre il permesso del Parlamento. Io stesso ne ignoro il contenuto. Poi consideri che noi siamo restati 27 giorni senza computer, che abbiamo speso circa 20.000 Euro per spese legali e tecniche e che, nel frattempo, gli imbecilli che non perdono mai occasione per mostrarsi in tutto il loro splendore si sono scatenati rovesciandoci addosso fango con grande generosità. Inoltre, un noto personaggio che da anni è invitato a confrontarsi scientificamente con noi ma che regolarmente scappa si esibisce gongolante scrivendo che sarà la Guardia di Finanza a confrontasi con noi e lui non dovrà scomodarsi. Oggi, a mesi di distanza, a cose ampiamente chiarite, gli imbecilli non demordono e, temo, questo era esattamente quanto qualcuno desiderava.

RD – Chi paga per tutti questi danni morali e materiali?

SM – Chi ne è la vittima, cioè noi.

RD – A sua conoscenza, la vicenda è stata archiviata di nuovo?

SM – Non ne ho la più pallida idea. Ormai è passato almeno un mese e mezzo dal termine temporale utile alla Procura per proseguire in qualche modo l’indagine o per archiviare il tutto, ma a Reggio Emilia non paiono particolarmente ansiosi d’informarci sui fatti nostri. Noi aspettiamo, fiduciosi che la Procura saprà fare ciò che ci si deve aspettare da lei, vale a dire la giustizia.

RD – E ora che cosa accadrà?

SM – Io non sono un indovino e posso parlare solo per esperienza. Gli avvertimenti continueranno e le persecuzioni pure. Forse lei ricorda che, di fatto, noi non possiamo più continuare la nostra ricerca sulle leucemie per punirci del fatto che ficchiamo il naso nei vaccini, ma quasi non passa giorno senza che qualcosa di poco piacevole ci accada. Ma, come ho detto, noi dobbiamo riporre la massima fiducia nelle istituzioni che esistono apposta per assicurare la giustizia.

RD – Detto tra parentesi, la onlus Bortolani rispetterà la sentenza?

SM – Se fossimo nel paese che di se stesso dice essere la culla del diritto, certamente sì e con i dovuti interessi che la legge prescrive. Ma questo paese non è la culla del diritto: è la sua bara. Riposi in pace.

RD – Restando alla giustizia ma cambiando argomento, che ne dice di ciò che sta accadendo a Roma per lo stadio di calcio? In particolare, pare che il ministro Bonafede sia in qualche modo implicato nella vicenda e lei il ministro lo conosce personalmente.

SM – Non ho seguito la storia dello stadio ma, del resto, se mi dovessi informare su tutti gli scandali che caratterizzano l’Italia in generale e Roma in particolare che dell’Italia è una sorta di condensato, non avrei tempo nemmeno per dormire. Bonafede? Sì, lo conosco da anni.

RD – E che ne dice?

SM – Mi faccia ricordare Manzoni quando, poetando di Napoleone, scriveva che il futuro imperatore, allora semplice tenente, serviva pensando al regno. È grazie all’oggi ministro Bonafede che noi abbiamo perso il microscopio. Era lui l’avvocato che ci difendeva contro l’attacco di Grillo quando tentava, poi riuscendoci, di bloccare le nostre ricerche, e fare sparire il microscopio era, seppure rozzamente, la prima cosa da fare. Pensi un po’: è l’avvocato contro Grillo, perde e proprio di Grillo diventa parlamentare. Poi diventa addirittura ministro. E non le dico di quando, a Firenze, fu chiusa la onlus nata per diffondere i risultati delle nostre ricerche. Ancora con Manzoni dico: “E il giunge, e tiene un premio ch’era follia sperar.”

RD – Come lo vede nelle vesti di ministro?

SM – Da italiano gli faccio tutti i migliori auguri del mondo. Se non altro, Bonafede è laureato in legge e quella laurea gli servirà per districarsi un po’ nella materia. Pensi ai curriculum della signora Lorenzin a capo della sanità italiana o della signora Fedeli a capo della ricerca…  Ma temo, e lo temo per i sessanta milioni di miei connazionali sperando di sbagliarmi, che sia il solito grillino il quale, del tutto improvvisato, viene paracadutato su una poltrona troppo più grande di lui. Pensi solo all’esercito di funzionari che affollano tutto quanto riguarda la cosiddetta giustizia e di quanto potere effettivo questi dispongano. Chi li scalza quelli? Ma la cosa non durerà tanto perché il governo, peraltro ancora una volta del tutto incostituzionale, uscito dalla farsa elettorale non arriverà a mangiare il panettone, e mi auguro solo che nel suo breve ministero non faccia guai.

RD – Secondo lei il governo farà guai?

SM – A partire da testi religiosi ebraici per continuare con un proverbio inglese si dice che nel paese dei ciechi il guercio è il re. Insomma, fare peggio dei governi che hanno preceduto questo forse non è impossibile ma bisogna davvero impegnarsi. Così, quando il termine di paragone è di qualità infima, chiunque si confronti fa bella figura.

RD – Che cosa si aspetta dal governo per quanto riguarda la sua ricerca.

SM – Tornando a ciò che dicevo sull’Italia, se fossimo in un paese dove giustizia e dignità non fossero lemmi di vocabolario e nient’altro, mi aspetterei la restituzione del microscopio che chi è al governo ci tolse per motivi mai spiegati. Ma l’Italia è altra roba. Posso solo sperare, nella più rosea delle ipotesi, che non ci si mettano troppi ostacoli. Capisce, però, che con i grillini che hanno come consulente mandato dall’America quel tale Guido Silvestri che, per essere gentile, verso i vaccini ha un debole…

RD – E, allora, veniamo al punto dolente dell’obbligo vaccinale.

SM – Dobbiamo essere crudamente realisti. Da anni l’Italia è stata concessa come terreno di sperimentazione medica e sociologica. Vediamo che succede dal punto di vista biologico a vaccinare indiscriminatamente sessanta milioni di cavie e vediamo come reagiscono socialmente quelle cavie che, per quanto incredibile possa sembrare, sono uomini e cittadini di uno stato che si proclama sovrano con tanto di costituzione che già dall’articolo 1 rassicura quegli animali da esperimento raccontando loro che sono i padroni della nazione. Il contratto sui vaccini è in piedi da anni e almeno una parte ne esige il rispetto.

RD – Che cosa significa?

SM – Significa che non ci sono margini per fare ciò che milioni di elettori hanno chiesto votando per i due partiti che, in qualche modo, pareva fossero disponibili a cancellare quella legge non solo ignobile, non solo volgarmente illegittima ma pericolosa.

RD – A suo parere che cosa succederà?

SM – Lei mi chiede ancora di predire il futuro: io non sono un indovino ma, conoscendo i miei polli, azzardo che le vaccinazioni obbligatorie saranno ridotte di numero. Questo servirà a soddisfare i più ingenui. Poi, però, s’inventerà un’epidemia del tutto inesistente come è stato regolarmente per quelle che ci hanno raccontato prendendoci per i fondelli e, allora, la gente s’inchinerà allo stato di emergenza, per fraudolento che sia. In definitiva, la solita truffa di regime, un regime che noi, il popolo dei morti, tolleriamo e, anzi, a volte applaudiamo.

RD – Chi sosterrà le spese per le vaccinazioni?

SM – Pantalone. Consideri che anche recentissimamente un tale si è visto riconoscere 660.000 Euro dal tribunale di Parma per aver contratto la poliomielite dal figlio appena vaccinato e, per questo, veicolo della malattia [https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=757499771306874&id=566526510404202 (N.d.R.)]. Quei soldi non li pagano i colpevoli, cioè le ditte farmaceutiche, i vaccinatori e i politici bensì li paga il Ministero della salute, cioè i contribuenti. Ma, come si suol dire, tutto il mondo è paese:  gli Stati Uniti spendono oltre 4 miliardi di Dollari l’anno per risarcire i danneggiati da vaccini ed è tutto a carico di chi paga le tasse. Insomma, le case farmaceutiche incassano e noi paghiamo per i guai che quelle fanno. Consideri, poi, gli acquisti che lo stato fa per i vaccini. Comunque la cosa finisca, le case farmaceutiche sono pagate, e ci sono casi in cui decine di milioni di dosi restano inutilizzate. In un certo senso, per fortuna. Sembrerà strano: non ci sono i soldi per ripulire gli ospedali dove, ufficialmente, ma a mio parere si tratta di un’enorme sottostima, abbiamo 7.000 morti l’anno per le infezioni contratte nella sporcizia dei vari reparti ma abbiamo tutto il denaro che serve per comprare farmaci micidiali e per dare la mancia ai medici che li usano.

RD – Lei ne ha parlato più volte, ma mi riassume come si somministrano i vaccini in Italia?

SM – In un modo che mortifica la dignità dei medici oltre a mettere a rischio la salute di chi la vaccinazione la subisce. Qui si vaccina come se si trattasse di una catena di montaggio senza rispettare nessuna delle regole della buona pratica medica, alcune delle quali chiaramente prescritte anche dai produttori dei vaccini. Non si fanno leggere i bugiardini, non si danno le informazioni corrette sui vaccini, non si controlla nemmeno se chi sta per essere vaccinato abbia già contratto la malattia o sia naturalmente immune, si vaccina fuori da ogni indicazione, e veda il caso della signora sarda quarantacinquenne vaccinata contro il Papilloma virus che mi ha telefonato personalmente, non si controlla se la persona sia allergica ad uno o più di un componente del farmaco e si arriva, addirittura, a somministrare vaccini scaduti o del tutto inappropriati [vedi https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/dolo_diciassettenne_di_fosso_viene_somministrato_un_vaccino_sbagliato-3793240.html (N.d.R.)]. In alcuni casi siamo alla follia: pensi ai feriti ai quali viene somministrato il vaccino antitetanico. Insomma, si sospetta che il patogeno del tetano sia entrato nel paziente e, allora, gli se ne inietta una dose supplementare. Poi c’è la distorsione dei dati. Solo un’infima percentuale degli effetti collaterali provocati dai vaccini viene riportato e, allora, la visione che si ricava è lontanissima dalla realtà, così come fa comodo a chi di vaccini vive o si limita ad ingrassare.

RD – Eppure i medici sono obbligati a riportare gli effetti indebiti.

SM – Sì, ma non lo fanno se non in casi estremi. Troppo spesso i medici si arrogano una funzione che non spetta loro: quella di stabilire se una determinata reazione sia o non sia dovuta ad una vaccinazione. Quello è compito di altri perché a loro tocca solo il dovere di denuncia senza permettersi di esprimere giudizi. A me capita quasi quotidianamente di parlare con genitori di bambini danneggiati dai vaccini e invariabilmente mi si dice che il medico ha detto loro che il vaccino non c’entra. Questo anche se le responsabilità sono più che evidenti. Ma, al di là del loro giudizio che non vale assolutamente nulla, forse per evitare guai come censure o, peggio, radiazioni, i medici tutto fanno tranne rispettare il loro codice etico.

RD – Che cosa si dovrebbe fare?

SM – Molto banalmente, ripristinare gli insegnamenti corretti senza tener conto degli interessi di qualcuno e lasciare che i medici facciano, in scienza e coscienza come amano dire, i medici e non i lacchè di regime, un mestiere dove scienza e coscienza non possono esistere. Poi sarebbe sufficiente rispettare la Costituzione. Tutto il resto, cioè quello che ha a che fare con la medicina e con la scienza, non può altro che restare in quell’ambito senza influenze esterne che, naturalmente, con scienza e salute non possono avere niente a che spartire.

RD – Ci si riuscirà?

SM – Dipende dalla gente. Se si vuole tornare padroni a casa propria, ci si riuscirà senza dubbio. Se si continuerà ad essere prigionieri pigramente volontari di qualcosa che, un tempo e in altro contesto, si chiamava tigre di carta, non ne usciremo.

 

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