Politica e dintorni

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Cominciamo con la politica?

Stefano Montanari – Se vuole…

RD – Pare che il governo nascituro intenda modificare la legge sull’obbligatorietà dei vaccini. Che ne dice?

SM – Credo che nessuno al mondo, ben compresi gli stessi protagonisti politici della tragicomica vicenda del post-elezioni italiano, sia all’altezza di fare previsioni attendibili. Nessuno dei personaggi coinvolti ha mai dimostrato competenza politica e meno che mai competenza in campo sanitario. Se la signora Lorenzin, pur palesemente ignorante di medicina, aveva un disegno preciso e, dunque, era in qualche modo prevedibile, questi si barcamenano goffamente bordeggiando secondo dove tira il vento occasionale ed è improbabile che non facciano guai. Naturalmente non sarà mai possibile avvicinarsi a quelli della speriamo passata per sempre Nostra Signora dei Vaccini, ma la probabilità che i nuovi arrivati facciano pastrocchi è altissima.

RD – Certamente avremo un nuovo ministro della salute.

SM – Non ci resta che aspettare e vedere che cosa farà. I due partiti ora al governo hanno ottenuto una valanga di voti da parte di chi non ha alcuna intenzione di rischiare la salute dei propri figli e propria  sottoponendosi ad iniezioni di intrugli dal contenuto tutto fuorché tranquillizzante e di efficacia mai dimostrata. Questo per non dire della più che dimostrata aggressività. Se il nuovo ministro farà finta di niente e metterà dei cerotti su delle ferite enormi e sanguinanti, non si dovrà avere pietà.

RD – C’è qualche speranza di salvarci?

SM – Sì: quella del vecchio detto secondo cui Dio protegge gli ubriachi, i bambini e gli incoscienti. Speriamo che si allarghi anche agli italiani che paiono concentrare in loro le tre personalità.

RD – Facciamo l’ipotesi che lei fosse responsabile della scelta politica. Come si comporterebbe?

SM – A prescindere dall’ipotesi irreale, io sono un addetto ai lavori e so mettere sulla bilancia i pro e i contro dei farmaci. Non avendo conflitti d’interesse, mi posso permettere di agire, pensare e parlare senza preoccuparmi se ciò che faccio, penso o dico mette a rischio la mia privata economia, la mia carriera o altro. Dunque, esprimendomi dal punto di vista dei fatti e non altro, io non ho dubbi: nella migliore delle ipotesi i vaccini non servono a nulla. Nella peggiore, fanno guai enormi. Dunque, vanno trattati per quello che sono.

RD – Insomma, secondo lei vanno proibiti?

SM – Facciamo una similitudine come tanto piace ad un luminare di regime. Un’automobile capace di viaggiare a 300 chilometri all’ora messa nella mani di qualcuno che ha la patente da 20 anni ma che non ha mai guidato altro che una Panda non è quanto di più sicuro si possa pensare. Ne vogliamo, per questo, vietare l’esistenza? Non ci sono dubbi che io non sarei tranquillo se quell’ipotetico conducente desse un passaggio a mio figlio e, tuttavia, deve restare garantita la totale libertà di ognuno di comportarsi come gli aggrada . Uscendo dalla similitudine, se qualcuno vuole passare la vita ad iniettarsi vaccini, lo faccia. Questo a patto che non costringa il prossimo a seguirlo o, tornando all’automobile, lo obblighi a viaggiare con lui.

RD – Si arriverà a questa libertà?

SM – Non so se un’illuminazione divina possa fare il miracolo. Molto, se non tutto, dipende dal contratto che i nostri rappresentanti strinsero anni fa quando ci vendettero come cavie a Big Pharma. Se il denaro è già circolato secondo gli accordi eventualmente presi, non sarà facile svincolarsi.

RD – Pessimista?

SM – Non so risponderle. Mi viene solo da ridere se penso che mai e poi mai avrei immaginato che si sarebbe arrivati a rimpiangere Andreotti, Craxi… forse persino Berlusconi.

RD – A sostegno dell’obbligatorietà c’è sempre in ballo l’argomento dell’immunità di gregge.

SM – Sì: la bufala più sorprendente per il successo che ha ottenuto a dispetto della sua incredibilità: un’offesa all’intelligenza oltre che alla medicina. Chiunque abbia qualche nozione relativa all’argomento si accorge immediatamente che si tratta della più palese delle truffe. Eppure non solo è spacciata come articolo di fede da chi, e non sono pochi, fa quattrini e carriera con i vaccini o dai politici, ma come tale è accettata dal gregge immenso di popolo disposto a credere qualunque stupidaggine purché confezionata in modo appetibile. Ecco: questo è il vero effetto gregge.

RD – Visto che ci siamo imbarcati nella politica, mi dia un’opinione sull’Europa.

SM – Si tratta della più grande delusione politica della mia vita.

RD – Il motivo?

SM – Tanti anni fa, quando frequentavo le scuole elementari, la mia maestra ci parlava con entusiasmo della CECA, la comunità europea del carbone e dell’acciaio nata da poco grazie alla quale per quei due beni venivano aboliti i dazi doganali. Non molto più tardi, con il Trattato di Roma, si misero le basi di quella che doveva essere l’Europa unita e che, poi, crebbe fino a raggruppare 28 nazioni. “Mai più guerre,” si diceva, visto che le guerre che per noi avevano pesato tanto erano nate da scontri tra nazioni europee. E poi, la bellezza con brivido di passare da un paese all’altro senza che nessuno ti fermasse, magari dopo aver fatto la fila, facendoti passare qualche ora di terrore perché avevi una cioccolata in valigia. E invece…

RD – E invece?

SM – E invece ne è uscito un mostro. Burocrati dementi e banchieri con l’etica che è loro peculiare se ne sono impadroniti. Politicuzzi da quattro soldi trombati in patria sono stati riciclati per spassarsela a Bruxelles, città brutta e noiosa sì, ma molto accogliente e con tante attrattive per chi sa come muoversi e ha i mezzi per farlo. Da quel parlamento costosissimo escono follie vere e proprie. Pensi solo alla vera e propria assurdità di un parlamento che ogni mese si sposta.

RD – Si sposta?

SM – Ogni mese migliaia di persone tra deputati e personale al seguito si spostano di 450 chilometri per andare da Bruxelles a Strasburgo dove restano quattro giorni per poi, ovviamente, ripercorrere la strada a ritroso. Con loro c’è un esercito di camion che trasportano faldoni di documenti che dovranno poi subito dopo tornare in Belgio. La transumanza mensile ci costa oltre duecento milioni l’anno e a goderne sono gli alberghi e i ristoranti di Strasburgo che in quei giorni fatidici raddoppiano i prezzi. A farne le spese siamo noi sudditi, naturalmente per lo più ignari del fatto. A conferma della follia di quell’istituzione, in piccolissimo, guardi le nuove regole sulla privacy: roba che solo un incompetente, e mi fermo qui, poteva partorire. Ci vengono spacciate come una protezione per la riservatezza di ognuno quando, invece, di fatto altro non sono che ingiustificabili aggravi di spese e di lavoro senza il minimo costrutto. Se, poi, lei pensa che moltissimi di noi hanno telefoni e computer sotto controllo, che con i pagamenti elettronici che stanno diventando obbligatori si può sapere perfino se lei compra un etto di mortadella, che con le telecamere piazzate ovunque la vedono se va a passeggio, che con il Telepass si sa dove, come e quando lei si è spostata,  che, se lei non consegna i suoi documenti, che verranno dovutamente copiati,non la fanno entrare in tantissime sedi pubbliche e non, che i vari sistemi tipo Facebook entrano in possesso di una quantità enorme di dati personali… Al confronto il Grande Fratello di Orwell era solo un modesto dilettante. Ma questo della privacy, naturalmente, è nulla rispetto alla zavorra pesantissima che è ogni giorno di più quella istituzione continentale nata sotto auspici meravigliosi, cresciuta sempre più deforme e a zero come peso a livello mondiale sta provocando. Pensi solo, al di là di tutte le altre stranezze, a una moneta con un potere d’acquisto enormemente diverso a seconda di dove lei vive e che, in aggiunta, non vale nemmeno in tutto il territorio; a un’entità nata per essere politica che non ha una politica estera comune; a leggi diversissime da un paese all’altro; a forme di tassazione che nulla hanno a che spartire reciprocamente; alla mancanza di forze dell’ordine comuni… Dopo decenni non solo non siamo riusciti a razionalizzarci ma peggioriamo di giorno in giorno.

RD – Capisco bene se dico che lei vorrebbe uscirne?

SM – Sarebbe come se lei mi chiedesse se sarei contento di farmi amputare un braccio. Un cosa simile la farei se proprio non ci fossero altre possibilità. Contento, però, non sarei. In più, non so proprio che cosa accadrebbe ad un’Italia lasciata da sola nelle mani di personaggi come stanno ormai imperversando da anni. Politica, magistratura, scuola dall’asilo fino all’università, informazione sono tutte materia di enorme preoccupazione perché in loro c’è ben poco che funzioni come si ha il diritto di aspettarsi e il peggioramento è non solo costante ma in accelerazione. Insomma, da qualunque punto di vista io guardi, ci sono cose che non mi piacciono affatto e, anzi, che mi preoccupano parecchio. La sola cosa che posso dirle è che sono deluso. Mi viene in mente la celebre frase di John Kennedy quando diceva “non chiederti che cosa il tuo paese può fare per te ma ciò che tu puoi fare per il tuo paese.” È facile vedere che il mio paese, e anche l’Europa lo è, mi sta dando infinitamente meno di quanto non sia io a dare, e la citazione di Kennedy dovrebbe essere ribaltata, almeno per quanto riguarda chi regge i fili della politica a partire dai vertici giù fino all’ultimo dei burocrati.

RD – Già ho avuto modo di chiederglielo: lei sarebbe disposto ad entrare in politica?

SM – Già le ho risposto: solo con poteri illimitati di dittatore.

RD – Cambiamo argomento. Ci sono ancora strascichi dell’ormai famoso sequestro di cui lei e il suo laboratorio siete stati protagonisti?

SM – Protagonisti del tutto involontari, chiaramente. Senza sorpresa, come si desiderava, la macchina del fango innescata è partita in un lampo ed è inarrestabile. Il Tribunale del Riesame è stato chiarissimo: quel sequestro con tutto quanto ne è seguito non si poteva fare. Invece è stato fatto, i danni che ci sono stati arrecati sono enormi, nessuno pagherà e i soliti personaggi squallidi che vivono di luridume continueranno a trovare di che saziarsi per i prossimi anni. Esattamente ciò che si voleva. Pensi che ancora oggi si tirano fuori gli articoli totalmente falsi di un povero personaggio espulso dall’Ordine dei Giornalisti che si vide poi il sito Internet chiuso dalla Polizia Postale. Chiunque abbia l’onestà di controllare i fatti non può non constatare la loro totale falsità. Ma ho detto una parola il cui significato è largamente ignoto: onestà. E l’irruzione della Guardia di Finanza, pur con tutto quello che so esserci alle spalle di cui non intendo parlare e tutto quello che forse ignoro, costituirà argomento di pettegolezzo e di attacco per sempre. Questo si voleva e questo si avrà. Non credo possano esistere dubbi: noi diamo molto fastidio e si fa davvero di tutto per impedirci di lavorare e di parlare.

RD – A suo parere la responsabilità del sequestro cade sulla Guardia di Finanza?

SM – Assolutamente no. La Finanza ha semplicemente eseguito ciò che una Procura le aveva chiesto di fare.

RD – Allora responsabile è la Procura della Repubblica?

SM – La mia impressione netta e, peraltro, confortata dall’esperienza passata è che ci sia chi si vale delle possibilità tecniche di servirsi del potere giudiziario per i suoi miserabili interessi. Spetta a chi quel potere lo gestisce valutare la situazione di volta in volta, dando il giusto valore alle cose e a certe provenienze. Credo, comunque, che chi ha esperienza e sa destreggiarsi in quel labirinto possa anche mettere chi è chiamato istituzionalmente a fare giustizia nella quasi impossibilità di non intraprendere certe azioni. Ma ci sono certamente tante cose che io non so e, dunque, non mi chieda giudizi perché non ho elementi sufficienti per emetterli. Una cosa è certa: io ho subito danni enormi ed è altrettanto certo che tutto questo era pianificato.

RD – Pianificato dalla Procura?

SM – No: da chi sa come servirsi di buchi, trucchi, scappatoie, interpretazioni… Glie l’ho detto: la Procura è stata usata e sono convinto che l’iniziativa non venga da lei.

RD – Che cosa si aspetta per il prossimo futuro?

SM – Di tutto.

RD – Per esempio?

SM – Non creda che io sia così sprovveduto da non aspettarmi attacchi da parte anche di chi si dovrebbe occupare del bene comune.

RD – Lei, però, continua ad impegnarsi, a scrivere, a fare conferenze, a parlare alla radio e alla TV, almeno dove la lasciano parlare.

SM – Ecco la prova provata della mia totale mancanza di saggezza. Non mi è bastato essermi rovinato. Non mi è bastato essere diffamato, calunniato, perseguitato dalle istituzioni… Io continuo. Credo che un trattamento sanitario obbligatorio per me s’imporrebbe.

RD – Ma lei ha un grande seguito.

SM – Non direi proprio. Se contassimo il seguito effettivo sbrigheremmo la faccenda in un attimo. Io continuo ad essere bombardato da richieste di aiuto da parte di genitori che hanno un solo problema: far sì che il loro figlio riesca a farla franca ed eviti il potenziale avvelenamento di regime a mezzo vaccini e, magari, possa essere parcheggiato all’asilo senza che qualcuno lo cacci via. Lui, il bambino, e basta. Nella stragrande maggioranza dei casi a questa gente non importa niente di tutto il resto e di come si possa fare a difendersi dalla violenza e dalle menzogne del regime. La gente è sempre quella di “io speriamo che me la cavo”. Io. Io e basta. Se c’è un problema la gente vuole la pappa fatta con la soluzione servita e solo da mangiare. La pretende come se fosse un diritto. Se c’è da disturbarsi, da rimboccarsi le maniche, da fare il più piccolo dei sacrifici per qualcosa che, di fatto, va ad esclusivo vantaggio loro, ecco gli strilli: ma come ci si permette! Consideri solo che negli otto mesi in cui mi sono abbassato a mendicare per ottenere un microscopio elettronico con il quale fare ciò che si pretende che io faccia siamo arrivati appena ad un sesto della cifra che serve per il solo acquisto dell’apparecchio. E, come ho detto infinite volte, se arrivassimo a raccattare la somma sufficiente per l’acquisto e ci fermassimo lì, io il microscopio non lo vorrei. Senza i soldi per mantenerlo quello sarebbe solo un pezzo d’arredamento brutto e ingombrante. Stupidamente, e io me ne rendo conto, io continuo a lavorare gratis, a percorrere l’Italia senza mai concedermi almeno una domenica di riposo, il tutto per raggranellare soldi che servono a chi si commuove della sua stessa generosità quanto manda dieci Euro o mi fa notare la fatica che ha fatto per organizzare una conferenza. Se vivessimo in un mondo razionale si dovrebbe venire da me con il cappello in mano  pregandomi di accettare le donazioni e la cifra, di fatto modestissima se si considera che siamo oltre sessanta milioni a vivere in questo ignobile paese, si sarebbe dovuta raggiungere in pochi giorni. Le confesso che mi sto davvero stufando e che la tentazione di mandare tutto e tutti al diavolo diventa ogni giorno più difficile da combattere.

RD – Ma come vanno le donazioni?

SM – Ripensi a ciò che le ho detto un attimo fa. Tra pochissimo gli asili chiuderanno per l’estate e, da buone cicale, non si pensa che a settembre riapriranno. Ora le siringhe di regime sono un po’ più lontane e si pensa a godersi l’estate. Poi, a settembre, si tornerà da me a pretendere la soluzione del problema personale. Così, ora sta arrivando poco o niente. Ma, in fondo, sono fatti che non mi riguardano. Io ho fatto enormemente di più di quanto non fosse il mio dovere morale. Se la gente pretende di salvare i figli a chiacchiere e a lacrime postume, faccia. Però non mi coinvolga.

RD – Ma le tante associazioni cosiddette free-vax non vi aiutano?

SM – Quelle? Se mi devo riferire ad alcune di quelle,  alla Totò le dirò “ma mi faccia il piacere!” Lasciando da parte le chiacchiere di cui pare il mondo non possa fare a meno, da loro non è arrivato assolutamente nulla. Anzi, c’è stato perfino chi, assurto in un batter d’occhio a posizioni di autorità, ha detto che le ricerche che noi facciamo non servono a niente. I soldi si devono raccogliere per fare dei begli striscioni, per comprare l’acqua minerale per chi, sempre meno, accorre ai raduni e per rimborsare le spese a chi, nel totale disinteresse dei media, va sul palco in piazza a disquisire di argomenti che conosce poco e di cui, comunque, chi conta s’infischia bellamente. La cosa buffa è che poi queste associazioni si servono dei nostri risultati. Ora, però, tra loro c’è anche chi agisce in buona fede e ha capito com’è la situazione. Purtroppo in questo momento la sola arma potenzialmente efficace di cui possiamo disporre è quella basata esclusivamente sui fatti e sulla scienza, qualcosa che, come si è visto nel paio di tentativi di confronto messi in atto dal regime, trova il regime stesso del tutto impreparato. È evidente che, almeno in questo momento, nessuno all’infuori di noi è in grado di offrire dati scientifici non solo propri e non raccattati qua e là ma incontrovertibili e questi dati noi possiamo ottenerli solo attraverso il microscopio elettronico, quel microscopio al quale oggi, e da anni, possiamo accedere solo saltuariamente con tante difficoltà anche logistiche e della cui disponibilità nel tempo non abbiamo alcuna certezza. Anzi, il 28 febbraio prossimo, se la burocrazia farà il suo corso, l’apparecchio finirà chissà dove.

RD –  E qui entrano le associazioni?

SM – Sì, quelle di cui dicevo: quelle in buona fede. Se vogliono, con tutte le migliaia di aderenti di cui dispongono, con un minimo impegno di ognuno il microscopio può arrivare in fretta.

RD – A questo punto, però, lei mi deve dire che cosa intende fare per il futuro.

SM – L’ho detto mille volte: se ci si mette in condizione di lavorare, e le associazioni lo possono fare, continuiamo. Altrimenti, non ne abbiamo né motivo né possibilità. Di chiacchiere, di piagnucolii, di ipocrisie io ne ho più che abbastanza. Non ci sono dubbi: per tanti anni sono stato a disposizione di tutti senza chiedere nulla in cambio e, anzi, pagando io per gli altri. È stato un errore gravissimo. Ora, però, davvero basta: senza benzina il motore si ferma.

 

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