La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi  – Da dove cominciamo?

Stefano Montanari – Faccia lei: l’intervista è sua.

RD – So che lei non ne parla volentieri, ma la tentazione è quella di chiederle se ci sono novità a proposito degli esiti del famoso sequestro subito da lei e da sua moglie.

SM– Il mondo va avanti nella più totale indifferenza e, in fondo, è meglio così. Quel sequestro non poteva essere fatto, le modalità con cui è stato eseguito non sono state quelle consuete, il danno che abbiamo subito è stato enorme da ogni punto di vista e a pagare il tutto in termini morali e materiali siamo stati e continuiamo ad essere solo noi. Chi ha innescato il tutto ha ottenuto quanto si proponeva, i soliti ometti hanno esultato…

RD – E adesso?

SM – Glie l’ho detto: per assurdo che razionalmente e moralmente sia, sta a noi pagare il conto dei danni che abbiamo subito.

RD – Ma non è possibile chiamare in causa chi ha provocato il guaio e chi ha permesso che la cosa avesse un seguito?

SM – Purtroppo io conosco solo le leggi della Natura, almeno per quel po’ che l’Uomo può saperne e capirne. Le leggi dell’Uomo mi sfuggono ogni giorno di più. Personalmente ritengo che i loro fondamenti siano eccellenti ma, poi, è tutto quanto a quei fondamenti è stato fatto crescere addosso che rende la cosiddetta giustizia un incubo. Ce lo siamo detti altre volte: quando si entra nel tritacarne non è per niente scontato che se ne esca interi e, di più, non lo è che se ne esca affatto.

RD – Mi pare di capire che lei non ha fiducia nella giustizia.

SM – Ho la stessa fiducia che ho nelle estrazioni del lotto. Almeno nella mia esperienza attendersi giustizia equivale a giocare un terno. Ottimisticamente ogni tanto c’è chi il terno lo azzecca pure. Tempo fa parlavo con un grandissimo costituzionalista e lui mi diceva che molti giudici non conoscono la Costituzione. Quando, poi, siamo entrati a parlare della Corte Costituzionale, lui mi ha i citato i casi del parlamento che, illegittimamente, da anni legifera fuori dell’ordinaria amministrazione, quello della legge elettorale appena uscita e quello della legge Lorenzin: tre bestemmie nei riguardi della Costituzione.

RD – E la Corte Costituzionale…?

SM – Lo chieda a chi ne fa parte. Io sono solo un suddito.

RD – Per il resto, che ne dice?

SM – Lo vede chiunque: si continua imperterriti a modellare la legge, ad aggiungere, a togliere, a modificare, a interpretare, a dimenticare, a far finta di niente, ad inventare deroghe, a rimandare alle calende greche… Pensi solo a cose che appaiono forse minori ma che sono certo rivelatrici di una situazione tanto incancrenita da essere la normalità: quando i tribunali o le procure contraggono un debito, se si è fortunati glie lo salderanno quando ne hanno fantasia, il che, sempre che avvenga, è ben al di là dei termini temporali di legge. Altrimenti, chi si è visto si è visto. Insomma, la legge è fatta per i grulli che la rispettano e, detto con il massimo del rispetto e dell’osservanza, tribunali e procure grulli non sono.

RD – Eppure sui muri dei tribunali sta scritto che la legge è uguale per tutti.

SM – Il che è ineccepibile. Sul muro, però, non c’è scritto che è uguale per tutti anche l’applicazione della legge.

RD – Ma, restando al danno che avete subito, lei che cosa farà?

SM – Il mio massimo impegno è quello di resistere a molte tentazioni. Vede, con il ginepraio di leggi in cui siamo perduti e senza quel catalizzatore indispensabile che è il buon senso da parte di chi le leggi dovrebbe applicarle e farle rispettare, se io agissi come giustizia vuole, quella vera, intendo, rischierei di subire ancora più danni. Lei ha frequentato il liceo classico di una volta e, dunque, sa chi era il filosofo stoico Epitteto. Il suo motto era “abstine et sustine”: stai fuori da tutto quanto non è in tuo potere e sopporta ciò che ti casca addosso. Insomma, sii cornuto e sii contento di esserlo, diremmo molto più terra terra oggi noi.

RD – Triste.

SM – Molto.

RD – Cambiamo argomento. Come sta andando la raccolta fondi per l’acquisto del microscopio?

SM – In un certo senso non è proprio un cambio d’argomento. Dopo la vicenda del sequestro, dopo tutto il fango che ci è stato rovesciato addosso, arriva poco o niente.

RD – Ma ora che è chiaro come in quel sequestro non ci fosse niente…

SM – Non dimentichi come funziona la macchina del fango: si mette qualunque porcheria nel ventilatore e si fanno partire le pale. Poi non avrà più la minima importanza se sarà evidente che le porcherie erano inventate, che quell’atto era solo squallore: qualunque tentativo di ripulirsi sarà, nella migliore delle ipotesi, solo parziale. Sono certo che lei ricorda le sozzerie a nostro danno che tale Valeria Rossi spalleggiata da un manipolo di pettegoli suoi pari inventò per molti mesi. Non appena fu evidente e impossibile da reggere ancora che tutto quanto quel personaggio aveva partorito era falso, la sedicente giornalista svanì nel nulla. Qualunque persona onesta non può non aver capito la situazione. Eppure, a distanza di più o meno 10 anni, quel sudiciume continua a circolare e c’è ancora chi se ne serve. La stessa, identica cosa, vale per un blog grottesco tenuto da un povero psicotico che, cieco davanti all’evidenza, continua con le sue infamie e fa da fonte per i suoi simili. Ma le assicuro che quello non è affatto solo: i pettegolezzi sono un ingrediente fondamentale della vita di tanti sventurati che, costruendo ignominie nei riguardi di altri, credono di trovare un riscatto per la loro desolante miseria. È così che le cose funzionano. E dunque, venendo alla sua domanda, nella visione di molti cervelli noi non siamo le vittime di un’ingiustizia ma, vedi mai, i colpevoli di qualcosa che non si sa che cosa sia ma che potrebbe anche esistere. Anzi, esiste senza dubbio. Questo serve da motivazione per tantissime persone che si sentono giustificate a non tirar fuori un soldo. Poi, magari, mi tempestano di richieste d’informazioni. Questa è la situazione della raccolta fondi.

RD – Lei, però, continua a tenere conferenze per raccogliere fondi con cui comprare quel microscopio.

SM – E forse sbaglio. Le assicuro che tenere conferenze di tre ore e rispondere per altrettanto tempo alle domande non è affatto divertente. Quello è un lavoro ed è pure molto pesante, un lavoro che io faccio senza ricavarci un centesimo e versando tutto sul conto del microscopio. Se guardo obiettivamente alla situazione non posso dire che quello che faccio sia giusto nei riguardi di me stesso. Consideri, poi, che il ricavato è modestissimo perché la gente viene e a molti non passa nemmeno per la testa di separarsi dal proprio prezioso denaro, per modesta che sia la separazione. Spendere decine di Euro per ascoltare un cantante o per vedere una partita di calcio è reputato del tutto ovvio e normale. Ascoltare me deve essere gratis perché, evidentemente, io non valgo un cantante o un calciatore. Io valgo quanto loro sborsano: niente. Eppure le domande continuano a fioccare sia alle conferenze sia per mail sia per telefono.

RD – Perché lei continua a rispondere alle richieste d’informazione?

SM – Me lo chiedo anch’io. Ma lo faccio sempre meno e ora ne cestino la massima parte. Ogni giorno c’è chi mi chiede di cose delle quali ho scritto e detto innumerevoli volte, ma tanta gente pretende di essere servita in tavola senza avere la seccatura di leggere o di ascoltare. Peggio ancora, c’è chi pretende che io scriva relazioni per i comodi loro o, ancora peggio, che io, per usare un’espressione loro, dia un’occhiata al microscopio a questo e a quello. Tutto a mia cura e spese, naturalmente, e non di rado mi si dice pure di far presto. Quella di “dare un’occhiata” è una frase che mi fa letteralmente imbestialire e il massimo dello sforzo consiste nel non mandare volgarmente al diavolo chi ha la faccia tosta di proporla. Ma la colpa è senza dubbio mia. Io ho viziato la gente e ho dato l’impressione di essere al servizio di chiunque, con questo svilendo il nostro lavoro che, essendo gratis, con un’equazione semplicissima non vale niente.

RD – Altro argomento: qual è la sua opinione sul caso del bambino ricoverato a Liverpool che i giudici hanno deciso di sopprimere?

SM – Qui io non posso altro che fare l’uomo della strada e proporre quella che è un’opinione, per quanto la mia opinione possa valere. Per prima cosa io sono convinto che ognuno di noi, per banali motivi di dignità, abbia il diritto inviolabile di godere della massima libertà con il solo limite che questa libertà non leda quella altrui né gli altrui diritti. Inoltre, io sono convinto che ognuno debba avere il diritto di scegliere la sua sorte per quanto, beninteso, possa dipendere da lui e non dal caso, dalla malattia, da incidenti, da quei fatti che gli inglesi chiamano “acts of God”, cioè eventi incontrollabili come le calamità naturali, o dalle conseguenze di azioni illegittime che la persona abbia eventualmente commesso e nei cui confronti la società deve difendersi. È evidente che un bambino o anche un adulto che non sia in condizione d’intendere e di volere non può decidere da sé e questo è sì un limite enorme ma praticamente impossibile da superare. Insomma, occorre qualcuno che gli faccia da tutore, che decida per lui, che, in buona fede, possa ragionevolmente interpretare la volontà del soggetto e sia all’altezza di scegliere ciò che il soggetto stesso avrebbe espresso come volontà se fosse stato capace di formularla e comunicarla. Restando al caso di cui mi chiede, un medico, per tecnicamente bravo che sia, non potrà mai avere quella capacità e meno ancora un giudice che, prescindendo da tutto il resto, di medicina non sa nulla. In fondo, ambedue sono dei perfetti estranei che, con infinita presunzione, invaderebbero un territorio a loro moralmente precluso. Dunque, non potrà essere se non il soggetto o il suo tutore non legale ma morale a decidere. In definitiva, se i genitori del bambino non vogliono lasciarlo morire si tratta di una decisione impossibile da contrastare e chi, in questo caso, si ergesse a decisore scegliendo il contrario sarebbe semplicemente un assassino. Di fatto, con la consulenza di un gruppo di medici, un giudice condanna a morte qualcuno che non ha commesso nessun reato. Restando al fatto, a questo punto potrebbe subentrare un ragionamento economico: tenere in vita il bambino costa troppo e, dal punto di vista tecnico, non si vedono possibilità di recupero se non il prolungamento limitato di una vita vegetativa fatta probabilmente di sofferenze. Sul secondo punto forse non possono esserci obiezioni anche se non mi pare sia mai stata emessa una diagnosi certa. Sul primo, invece, sì. A quanto pare, sempre restando al caso di cui lei mi chiede, c’è chi si è offerto di accontentare i genitori trasferendo altrove il piccolo e, allora, non vedo con quale diritto un giudice possa opporsi, arrivando perfino a negare al bambino la libertà di movimento come si fa in un sequestro di persona che, mi consta, è un reato grave.  Dopotutto, lo spostamento e la scelta dei genitori non possono essere fatti che riguardano il giudice o il medico o chiunque altro. E, sia chiaro, i genitori non hanno alcun dovere di giustificare la loro decisione: sono fatti loro e basta. Ma pensi un po’ se passasse un ragionamento come quello del giudice inglese e si facesse l’inevitabile passettino avanti: ogni volta che ci si trova al cospetto di un malato per il quale un collegio di medici stabilisce che non ci sono possibilità di guarigione, lo si potrebbe eliminare dalla voce delle spese e delle seccature semplicemente freddandolo, magari con dolcezza. Questo non significa che io sia comunque favorevole all’accanimento terapeutico perché quello è tutt’altro discorso che nulla ha a che spartire con il caso in questione. Io sono dell’opinione che nessuno possa arrogarsi il diritto d’interferire nei riguardi di scelte assolutamente personali e, dunque, se si desidera morire, si muoia; se si desidera restare aggrappati ad un brandello di vita, si deve essere liberi di farlo perché il libero arbitrio è una condizione su cui è inutile discutere. Ognuno sia fabbro della sua fortuna e, se mai in un ipotetico aldilà dovrà risponderne a qualcuno, saranno fatti esclusivamente suoi. In questo caso specifico trovo la posizione dei medici e dei giudici inglesi a dir poco allarmante e, ancora una volta, la mia fiducia verso la medicina e la cosiddetta giustizia perde qualche altro punto.

RD – Se lei fosse il padre del bambino che cosa farebbe?

SM – Dovrei mettermi nei panni di mio figlio e fare ciò che credo, con tutte le incertezze del caso, che sarebbe la sua scelta. E, ragionando freddamente, pur con un dolore che mi strazierebbe lo lascerei morire per evitargli una sorte che reputo infinitamente peggiore. Questo, però, non cambia di una virgola ciò che le ho detto.

RD – Usciamo da questo argomento e, se è d’accordo, parliamo di qualcosa che la riguarda di più. È uscita la notizia di due ricercatori indiani che avrebbero scoperto qualcosa d’imbarazzante su un vaccino prodotto dalla Glaxo [http://www.lavocedellevoci.it/2018/04/18/vaccini-due-scienziati-indiani-scoprono-le-carte-truccate-di-glaxo/ (N.d.R.)]. Che ne dice?

SM – Sì, anch’io ho letto la notizia uscita in qualche sito Internet italiano. Secondo quello che è stato pubblicato, i due ricercatori di cui lei diceva [Jacob Pulijel  (pediatra) e Christina Sathyamala (studiosa di scienze sociali) (N.d.R)] avrebbero constatato che la Glaxo avrebbe falsificato i dati relativi al vaccino esavalente Infanrix Hexa. Non si tratta proprio di una novità.  Il fatto è stato anche oggetto di una loro pubblicazione già nel settembre del 2017 sull’Indian Journal of Medical Ethics  [https://www.researchgate.net/publication/319707034_Infanrix_hexa_and_sudden_death_a_review_of_the_periodic_safety_update_reports_submitted_to_the_European_Medicines_Agency?ev=auth_pub (N.d.R.)] ma, naturalmente, i nostri mezzi di presunta informazione ben si sono guardati dal renderne edotta la popolazione e, magari, pure i medici e il loro ordine professionale e i politici

RD – Di che vaccino si tratta?

SM – Di un prodotto usatissimo dal 2005 contro difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e influenza di tipo B.

RD – In che cosa consisterebbero le falsificazioni?

SM – Secondo la pubblicazione, grazie ad una legge che vige in India ma non da noi dove i diritti all’informazione sono ridotti al lumicino e dove è prassi che l’informazione arrivi distorta e mutilata quando non taciuta del tutto, i due ricercatori hanno avuto copia di un rapporto riservato della GSK, la GlaxoSmithKline, da cui risulterebbe una preoccupante mortalità a carico dei bambini trattati con l’Infanrix Hexa, una mortalità che si verificherebbe proprio a ridosso della vaccinazione. Già la Sanofi, nel 2005, aveva messo sul mercato un vaccino analogo [Hexavax (N.d.R.)] ritirandolo poi a causa delle morti sopravvenute entro due giorni dall’iniezione. Ricordi sempre che i vaccini si sperimentano sui clienti che, lo sappiano o no, fanno da cavie e, se le cose non vanno come dovrebbero, pazienza: al massimo si muore. Secondo quanto è stato diffuso, la GlaxoSmithKline avrebbe avuto problemi analoghi a quelli della Sanofi ma li avrebbe taciuti e poi giustificati sostenendo che i bambini sarebbero morti comunque.

RD – Una tesi sostenibile?

SM – Senza avere dati miei, pare che oltre l’80% dei bambini sia morto entro 10 giorni, il che mi sembra un fatto degno di grande attenzione. Lei mi chiede se la tesi sia sostenibile: ascolti i nostri luminari di corte e vedrà che qualunque stramberia è non solo sostenibile ma accettata senza discussione come fosse il verbo rivelato. Io mi pongo solo una domanda: se i bambini erano destinati a morire comunque entro pochissimi giorni, perché mai si sarebbe somministrato il vaccino?

RD – C’è una risposta?

SM – L’ingordigia, l’ignoranza e la stupidità danno la risposta.

RD – Suppongo che la difesa consista nell’affermare che sì, ci saranno pure dei morti ma che con quel vaccino si salvano tante vite.

SM – Naturalmente, senza fantasia la difesa è questa e, a quanto so, hanno risposto correttamente i due ricercatori indiani dicendo che sarebbe come sostenere che è meritorio uccidere una persona per prelevarle gli organi con cui salvare 5 individui. Il tutto sempre dando credito alla tesi mai dimostrata secondo cui i vaccini abbiano salvato anche una sola vita. Ma, dopotutto, che si menta sui vaccini è cosa di tutti i giorni e la notizia vecchia di parecchi mesi ma uscita ora quasi in modo carbonaro da noi descrive una situazione diffusa. Accenda la televisione, legga un giornale, entri in uno dei tanti siti Internet e ci troverà assurdità mortificanti non solo per chi ne è destinatario ma per chi, forse soprattutto, le partorisce in spregio alla propria dignità. Questo in particolare quando il produttore delle bestialità è qualcuno travestito da scienziato o ammantato da una carica istituzionale. Pensi, a prescindere dai dati fasulli sulla mortalità e sugli effetti collaterali da vaccino, anche solo alle fandonie che sono raccontate a ripetizione a proposito di malattie del tutto benigne come, ad esempio, il morbillo o l’influenza. Pensi alla vergogna della violenza perpetrata sui medici che solo abbiano l’ardire di porsi delle domande o di pretendere di fare il loro mestiere. E anch’io, che, per fortuna, medico non sono e, dunque, non posso essere radiato dall’ordine, di problemi ne ho non pochi. Ormai è un dato di fatto: la scienza come viene spacciata al popolo per non dire della sua figlia spuria che è la medicina, l’onestà e la logica sono state geneticamente modificate da generose iniezioni di quattrini e il DNA non è più quello che dovrebbe essere. La cosa a mio parere più triste è che miliardi di persone non siano solo vittime di questo vero e proprio genocidio, ma siano vittime consenzienti che addirittura pretendono la loro dose salvifica di amuleti che stanno inesorabilmente introducendo o perpetuando malattie e stanno massacrando la generazione che si sta affacciando ora alla vita. Di fatto, siamo sprofondati nel più buio Medio Evo.

RD – Leggendo certe domande e risposte sul suo blog, pare che lei non sia ottimista nei riguardi dell’abolizione della legge sull’obbligatorietà dei vaccini

SM – È vero: non lo sono. Non lo sono almeno per i tempi brevi e per più di un motivo, il primo dei quali è l’enorme giro di denaro che ruota intorno a quei farmaci diventati uno degli investimenti più redditizi nella storia della finanza. Forse il più redditizio in assoluto. Troppe categorie ne sono coinvolte e, stando a quanto vedo, addirittura c’è qualcuno che fa una specie di ignobile doppio gioco schierandosi tra i cosiddetti free-vax, una definizione che non amo ma che uso per comodità. Ma, a parte i quattrini, se si cancellasse l’abominio dell’obbligatorietà pensi alla figura che ci rimedierebbero l’Ordine dei Medici, i media di regime, gli scienziati alla Molière, i politici alla Nerone di Petrolini…

RD – Dunque, secondo lei si continuerà per sempre con i vaccini?

SM – Certo che no. L’ho detto mille volte: come è accaduto per tanti prodotti un tempo presentati come innocui quando non veri e propri toccasana per poi rivelarsi catastrofici, la stessa, identica cosa accadrà per i vaccini. Ad accelerarne la morte saranno proprio le bugie raccontate, i desaparecidos, i controlli fasulli o mai effettuati e le violenze perpetrate contro chi, esercitando il proprio diritto e, in più, applicando la legalità, rifiuta il trattamento o, se si tratta di un medico, chiede solo di fare ciò che sta alla base della sua deontologia professionale. Se chi lucra sui vaccini fosse meno ingordo e avesse appena un briciolo di saggezza si renderebbe conto che una clientela ce l’avrebbe comunque e tutto quanto sta facendo oggi è alla lunga controproducente per lui stesso oltre ad essere follia allo stato puro. Di certo guadagnerebbe meno sul medio periodo ma avrebbe una vita commerciale molto più lunga e senza troppi rischi. Di farmaci perfettamente inutili sono pieni gli scaffali delle farmacie e per questo non ci sono conseguenze. Insomma, i vaccini moriranno per la grande abbuffata di cui sono protagonisti. Questo, però, non prima di aver fatto guai a non finire e, aggiungo, guai non facilmente rimediabili.

RD – Per esempio?

SM – Per esempio e solo per citare qualche caso, i patogeni che sono trasmessi modificati dai vaccini, la resistenza agli antibiotici che certi vaccini inducono, le tante condizioni di autoimmunità, la mancata trasmissione alla prole di un certo grado d’immunità, l’introduzione negli organismi di virus che possono dare effetti fortemente patogeni anche dopo decenni…

RD – Di che effetti sta parlando?

SM – In piccolo, pensi alla vaccinazione contro la varicella. Con quella si regala via libera all’herpes simplex, quello che colpisce spesso, ma non certo solo, le labbra, e pure una varietà di herpes responsabile del cosiddetto fuoco di Sant’Antonio. Non appena per qualunque ragione le difese immunitarie si abbassano, ecco che l’herpes si manifesta e questo fare occasionale capolino dura per tutta la vita. Ma ci sono fatti ben più gravi. Pensi al cosiddetto SV40, un virus che da tempo immemorabile convive con il Macacus rhesus, una scimmia che fu usata per produrre il vaccino antipolio. Quel virus è del tutto innocuo nella scimmia ma provoca una varietà di cancro delle ossa e una del cervello nell’uomo. Anche in questo caso, la malattia si manifesta quando si verificano certe condizioni per avere le quali possono passare decenni o non avverarsi mai. Resta il fatto che una bella fetta di popolazione viaggia senza saperlo con questa spada di Damocle sospesa sulla testa. Naturalmente, se un sessantenne si ammalerà di cancro del cervello, chi mai andrà a cercarne l’origine in un vaccino somministrato chissà quanti anni prima?

RD – Ma non si era a conoscenza della cosa quando si somministrava il vaccino?

SM – Lei non ha idea di quante cose sappiamo e facciamo finta di niente.

RD – Ora mi permetta un salto in politica. Come vede la situazione italiana?

SM – La vedo per quello che è: una buffonata. Osservi per un attimo il PD: senza possibilità di malintesi e compresi gli alleati di comodo, bocciato dagli elettori. Tuttavia ora sta furbescamente aspettando che lo si chiami a fare da puntello per qualunque governo esca dal vicolo cieco. E, per fare da puntello, pretenderà di fare tutto ciò che gli italiani hanno detto di non volere.

RD –  E per quanto riguarda la legge Lorenzin?

SM – L’ho già detto altre volte: in un paese dove la dignità esiste la signora Lorenzin, con i quattro voti che ha ricevuto, si sarebbe ritirata nei salotti che le competono, fuori dalla possibilità di nuocere. Il rischio è che ce la ritroviamo di nuovo insieme con la sua valigia di vaccini per il giubilo delle case farmaceutiche.

RD – Si farà un governo?

SM – Forse, ma sarà un mostriciattolo con vita breve.

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