Nuova intervista dopo il dissequestro dei computer

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Credo immaginerà quale sia l’argomento che interessa di più, almeno ora, chi ci legge: il sequestro e il dissequestro dei computer. Che cosa può dire in proposito?

Stefano Montanari – Posso dire che sono uscite notizie infondate. Per motivi che non spetta a me giudicare la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ha ritenuto utile sequestrarci computer, materiale informatico e materiale cartaceo in seguito alla denuncia di una habituée. Dopo poco meno di un mese il tutto ci è stato restituito. Tutto qua.

RD – Ma è uscita anche la notizia che vi è stato restituito il microscopio che vi era stato portato via all’inizio del 2010.

SM – Su questo ci sarebbe materia per meditare considerando quanto attendibili siano le notizie che arrivano fulmineamente dovunque. Quel microscopio non ci sarà mai restituito e resta un monumento alla mia ingenuità. Comunque, se non le dispiace, lasciamo perdere l’argomento.

RD – E allora parliamo d’altro tornando indietro di quasi un paio d’anni. Nel giugno del 2016 sette senatori presentarono un’interrogazione parlamentare nei confronti suoi e di sua moglie. (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=00979415&stampa=si&toc=no). A distanza di tanto tempo e senza aver mai ottenuto risposta, per chi non ha voglia di leggersela, vuole spiegare in breve di che cosa si trattava?

SM – L’Italia è un paese bizzarro. Non saprei dirle se è unico, ma bizzarro, questo sì. Sette senatori, ora, a rito elettorale celebrato, tornati alla loro vita di prima che venissero depositati in senato in disprezzo della Costituzione, sottoscrissero un testo al quale, me lo permetta, non attribuirò alcun aggettivo se non altro perché si classifica da sé. In breve, questi individui il cui unico merito politico è quello di essere stati cacciati dal partito di Grillo si proponevano di difendere una posizione indifendibile a favore, e pensi a che livello è piombata la nostra cosiddetta politica, di un’amica personale della prima firmataria. Costei, l’amica, fu il personaggio che ci fece sottrarre ormai molti anni fa il microscopio elettronico con cui lavoriamo  e i motivi di quell’atto in apparenza stravagante restano ancora obiettivamente inspiegabili a meno di pensare andreottianamente male. E, pensando male, le spiegazioni arrivano senza difficoltà. Sostenuta dall’autorevole parere di colei che ci sottrasse il microscopio, la tesi di quei tali è che noi useremmo lo strumento per farci quattrini. A prescindere dal fatto che, se noi volessimo, potremmo usare l’apparecchio come ci pare perché nulla osterebbe, purtroppo quello strumento è stato la nostra rovina, una rovina economica ma non solo. I sei personaggi che si prestarono ad aggiungersi alla prima firmataria dimostrarono solo avventatezza, la totale mancanza d’informazione e il loro non aver capito a che cosa dovrebbe servire un senatore, fidandosi alla cieca di storielle prive di qualunque fondamento. Che dei senatori, per quanto mai eletti da nessuno, si occupino delle faccende private di qualcuno è già di per sé preoccupante per chi paga loro stipendi e regala privilegi. Che sottoscrivano infamie a favore della loro protetta senza nemmeno essersi informati aggrava la situazione. Che da quasi due anni quella mortificante farsetta resti senza risposta è già una risposta in sé e senza risposta resterà per sempre, ma a questo si aggiungono tutte le sentenze di tribunale, su fino alla Corte di Cassazione, che condannano a ripetizione la signora che ci portò via il microscopio e queste condanne non fanno fare una bella figura a quei politici.

RD – Nel settembre del 2016 io la intervistai a proposito di quell’interrogazione. Ho riletto tutto poco prima d’incontrarci e pare che lei abbia facoltà divinatorie [http://www.vitalmicroscopio.net/2016/09/29/sette-senatori-per-un-microscopio/ (N.d.R.)].

SM – Non c’è proprio bisogno di essere profeti. In casi come questo è sufficiente conoscere fatti e personaggi per imbroccare tutte le previsioni. L’unico cambiamento da allora è l’aumento del numero di condanne a carico dell’ispiratrice di quella farsa mortificante per chi paga profumatamente chi dovrebbe fare gli interessi del paese e non quelli di un privato cittadino su cui, fra l’altro, i tribunali hanno espresso ripetutamente il loro parere.

RD – Però quella storia circola ancora su Internet.

SM – Soprattutto con le nuove tecnologie i diffamatori hanno vita facile. Lei pubblica una porcheria su Internet e quella resterà lì per sempre a disposizione di chiunque se ne voglia servire, magari per aggiungere qualcosa di suo. Pensi alle fandonie che per mesi inventò tale Valeria Rossi, già espulsa dall’Ordine dei Giornalisti e con il sito chiuso dalla Polizia Postale. Pur abbondantemente incredibili già al momento del parto, pur palesemente offensive per l’intelligenza di chi aveva la pazienza di sorbirsi gli interminabili, insensati pistolotti, quella roba trovò ascolto entusiastico e nessuno si prese il disturbo di controllarne la veridicità, un controllo che sarebbe stato semplicissimo. Pensi solo che, tra le mille altre panzane, quella raccontava che il microscopio era in piena attività a Urbino dove generava scoperta su scoperta quando, invece, non era mai stato nemmeno acceso. Una visita all’Università e chiunque avrebbe potuto constatare come stavano le cose. Ma la gente ama sguazzare nel letame e allora… Ora i fatti hanno smentito inequivocabilmente ogni parola di quella poverina confinata ad un ruolo che pochi gradirebbero, eppure, di tanto in tanto balza fuori qualche Sherlock Holmes che scopre quelle miserie e le spaccia per verità rivelate. Le smentite, per quanto documentate minuziosamente e controllabili da chiunque, non servono assolutamente a nulla. E, allora, davanti a tanta pochezza, bisogna rassegnarsi e basta, ignorando per quanto possibile chi si rivoltola nel fango del pettegolezzo. L’interrogazione parlamentare? Quella resterà sempre a disposizione di chi vive di quella roba ma, per chi saprà leggere e avrà contezza dei fatti, resterà a perenne testimonianza della statura di chi ha apposto il suo nome a quella prodezza.

RD – Ma lei ha mai incontrato quei diffamatori?

SM – La psicologia di questi individui è rozzamente semplice e, stante il loro pubblico, efficace: sparano infamie restando accuratamente al coperto. Moltissimi di loro usano pseudonimi e i pochi chi si presentano con il loro nome sono di fatto irraggiungibili. Comunque, nessuno di loro ha mai avuto il coraggio di confrontarsi ma, dopotutto, quelli non ne hanno bisogno. Il loro ambiente è fatto di persone come loro dove ciò che conta è godere del fango e, dunque, più se ne produce e più si gode.

RD – Cambiamo ancora argomento anche se pare che l’interesse stia velocemente scemando: la morte di Davide Astori, il calciatore della Fiorentina.

SM – Una tragedia che ha scatenato reazioni spesso ridicole. A quanto è dato sapere, i fatti sarebbero semplici: il ragazzo è stato trovato morto nel suo letto senza alcun segno esteriore di qualcosa che avrebbe potuto provocare il decesso. Insomma, niente che possa interessare Poirot o Maigret. Data la notorietà della persona e la sua condizione di atleta professionista, era necessario dare una spiegazione pubblica ad un fatto di cui milioni di persone sarebbero state comunque informate e, allora, si è parlato di una bradicardia, cioè di un rallentamento della frequenza cardiaca, così marcata da aver causato la morte.

RD – Lei ci crede?

SM – No.

RD – Perché?

SM – Io ho lavorato con i cardiologi per decenni e ho progettato anche apparecchiature per gli aritmologi, cioè gli specialisti della conduzione elettrica del cuore. In più, ho lavorato parecchio sugli atleti. Una bradicardia con esito mortale non l’ho mai vista, ma, naturalmente, il fatto che non l’abbia mai vista io non significa niente. Mi sembra, però, quanto mai improbabile in un giovane atleta di quel livello e con tutti i controlli medici ai quali agonisti così preziosi dal punto di vista economico sono sottoposti. Certo si può parlare di un evento imprevedibile, ma qualcosa avrebbe potuto eventualmente mettere sul chi vive.

RD – Per esempio?

SM – Probabilmente niente di rilevabile con gli strumenti ma, per esempio, un’anamnesi per vedere se ci fossero stati casi di cardiopatie in famiglia e, soprattutto, per questo caso specifico, problemi di bradiaritmia o di conduzione, cioè relativi a quei passaggi di elettricità che fanno contrarre il cuore.

RD – Ma, se il problema stava nel cuore, se non di bradiaritmia di che cosa si può parlare?

SM – Il cuore è un organo molto particolare e molto complesso da diversi punti di vista, un organo che risponde a comportamenti, tra gli altri, chimici, elettrici, meccanici e idraulici. In non pochi casi possono esistere comportamenti anomali che non lasciano tracce visibili all’autopsia come, ad esempio, una fibrillazione ventricolare.

RD – Potrebbe essere questa la causa, allora?

SM – In teoria, sì, ma, a mio parere, le probabilità sono davvero vicine allo zero in questo caso. A scanso di equivoci per chi capisce ciò che gli fa comodo, non ho detto che è impossibile: ho detto che è molto  improbabile.

RD – Lei ha parlato del vaccino antinfluenzale.

SM – È un’ovvietà. Astori era stato vaccinato contro l’influenza e quel vaccino, come, del resto, tutti i vaccini, comporta possibili effetti collaterali tra cui la morte improvvisa. Fatto raro, certo, ma raro non significa impossibile. Certo meno improbabile della bradicardia mortale. Tenga conto che qui non si parla di morte in culla come qualche bello spirito ha estratto dal cilindro per cercare goffamente di contestarmi senza essersi preso la briga di capire che cosa dicevo ma di ben altra cosa. Quando si fa un’inchiesta, sempre che l’inchiesta sia condotta in modo corretto e per fini onesti, si devono tener presenti tutti i dati, e la vaccinazione è indiscutibilmente uno di questi. Piaccia o no, faccia comodo o no, bisogna considerarla. Come ho detto e scritto più volte, assolverla a priori senza i dovuti approfondimenti critici significa correre il rischio di non trovare il colpevole o, forse peggio, di individuarne uno sbagliato. E assolverla in questo modo è a dir poco sospetto.

RD – Internet si è scatenato.

SM – Come spesso accade in questi frangenti, gli esperti d’occasione nascono come funghi e tutto viene distorto con la certezza che le distorsioni saranno accolte a braccia aperte. Avrà letto che mi si attribuisce allegramente la sciocchezza di aver detto che ad uccidere il ragazzo è stato il vaccino quando, e basterebbe appena leggere, ho detto tutt’altro. Sono stato addirittura classificato, pensi un po’, come sciacallo semplicemente per aver detto una cosa che persino i produttori e l’AIFA riportano e, sottolineo, io l’ho menzionata come possibilità. Ma credo che sia tutto chiaro: cultura, intelligenza e, soprattutto, onestà sono ormai solo voci del vocabolario e chi pretende di praticarle è destinato al fallimento.

RD – Qualcuno ha sostenuto che il professor Thiene avrebbe certificato che la morte è da attribuirsi ad una bradicardia.

SM – Io ho incontrato Thiene a congressi internazionali più volte e l’ultima, credo, più o meno una ventina di anni fa. Pur non sapendo che cosa effettivamente abbia detto in questo caso, mi sento di escludere che abbia affermato una fesseria simile. Faccio notare che un’autopsia non può rivelare se si sia verificata una bradicardia e, dunque, Thiene non potrebbe aver detto una cosa simile, mancandogli qualunque riscontro. Quello che potrebbe essere accaduto è che, esattamente come è capitato a me, qualche tuttologo analfabeta non abbia capito niente e gli abbia attribuito un’affermazione che metterebbe in dubbio la sua serietà, una serietà che gli è universalmente riconosciuta.

RD– Ancora un salto: la conferenza di Airuno di sabato 17 scorso.

SM– Niente d’insolito: molto pubblico, molte domande, medici, se mai c’erano, del tutto silenziosi e i giornalisti che avevano chiesto l’accredito con l’obiettivo di mettermi, non è chiaro come, in difficoltà scomparsi nel nulla. Abbiamo cominciato alle tre del pomeriggio e abbiamo dovuto mandare via il pubblico dopo le otto. L’interesse è tanto perché tanta è la preoccupazione legata all’abuso demenziale che si fa dei vaccini, a tutta la violenza che la gente subisce e ai danni a volte terribili a carico dei bambini e non solo loro. Anche tra gli adulti, infatti, i danneggiati non mancano e proprio uno di loro era tra il pubblico e ha posto una domanda.

RD – Ma la legge Lorenzin potrebbe essere cancellata dopo le ultime elezioni.

SM – Non fosse altro che per la sua evidente illegittimità dovrebbe essere cestinata in tutta fretta con tante scuse per i poveri italiani. Fare in fretta significa risparmiare vittime. Ma la situazione è complicata e fare un pronostico equivale a centrare non un terno al lotto ma una cinquina. È evidente che non esiste una maggioranza e le alleanze che aritmeticamente sono possibili non paiono esserlo dal punto di vista di quella che noi, forse per comodità, continuiamo a chiamare politica. Un fatto è certo anche se si fa finta di niente: Lega e grillini hanno ottenuto voti, e molti, da chi voleva la cancellazione di quella legge, peraltro carta straccia dal punto di vista legale. E gli elettori hanno bocciato il PD e ancor di più la signora Lorenzin proprio a causa di quell’ignobile porcheria. Ora la Lega, se mai andrà al governo, non potrà sgattaiolare, magari riducendo comicamente il numero di iniezioni obbligatorie, perché non è quello che gli elettori hanno chiesto. È inutile fare gli gnorri: ciò che è stato chiesto alla Lega è di cancellare quell’ignominia e non altro. Dovessero fare i furbetti, alle prossime elezioni perderanno una bella fetta di elettorato. Per i grillini il discorso è un po’ diverso: quelli hanno abituato i loro clienti a tutto e al suo opposto. Quindi, se si copriranno di ridicolo con i vaccini, solo pochi dei loro tifosi avranno di che ridire. I voti, comunque, li perderanno ugualmente per aver lasciato che tanti elettori credessero davvero al reddito di cittadinanza e ora si ritrovano con l’ovvio pugno di mosche.

RD – Lei dice che si fa finta di niente sul tema dei vaccini. Perché?

SM – Perché la torta dei vaccini è enorme. Enorme non tanto per il fatturato di quei farmaci, un fatturato che pure è importante, ma per il valore aggiunto senza pari di quella tipologia di prodotti, per la comodità  con cui si raggiunge la clientela, per l’impunità in caso di guai e per il futuro che regala, e si vedano i cosiddetti vaccine bonds al proposito. In fondo, come diceva l’imperatore Vespasiano, il denaro non puzza.

RD – Lei ha accennato alla signora Lorenzin. Da modenese, che ne dice dell’ennesima gaffe [https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/17/modena-la-gaffe-di-beatrice-lorenzin-davanti-al-sindaco-quello-e-gino-paoli-ma-nella-foto-ce-enzo-ferrari/4232978/    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/modena_la_gaffe_della_lorenzin_quello_e_gino_paoli_ma_e_il_ritratto_di_enzo_ferrari-191538863    http://www.ilgiornale.it/news/politica/gaffe-lorenzin-gino-paoli-enzo-ferrari-1506375.html N.d.R.)]?

SM – Modenese, no. Se proprio vuole, modenese d’adozione. I non ho niente a che fare con una città che, pur con una manciata irrisoria di voti, ha dato il via libera a quella signora recapitandola ancora in parlamento. In una nazione rispettabile un politico che riceve quei consensi capisce e sparisce volontariamente dalla circolazione, ma l’Italia funziona a modo suo e, allora, non c’è nulla di sorprendente. A parte tutto, venendo alla gaffe, cerchiamo di rendercene conto: stiamo parlando della signora Lorenzin e confondere Enzo Ferrari con Gino Paolo per scivolare ancora più comicamente dicendo che, in fondo, la moglie di Gino Paoli è modenese come se questo c’entrasse qualcosa non è altro che l’ennesima, per niente necessaria testimonianza del livello del personaggio, personaggio che, alla sua età, non ha ancora capito come, a volte, starsene zitti convenga anche nella città del lambrusco. Del resto, un paese che vanta ministri del calibro della Gelmini che fece ridere il mondo con il suo tunnel dei neutrini [http://www.lastampa.it/2011/09/24/italia/politica/tunnel-tra-il-cern-e-il-gran-sasso-gaffe-della-gelmini-risate-sul-web-3JZx2l60zVzrnddmlMycCJ/pagina.html (N.d.R.)] o con un ministro della ricerca che non ha neppure una licenza media superiore, può bene avere un capo della salute della statura della signora Lorenzin. Speriamo almeno che ora sia messa in condizione di non nuocere, anche se temo molto che non ci si riesca.

RD – La signora era venuta a Modena per ringraziare dell’elezione.

SM – Chissà se ha pure ringraziato gli elettori di San Marino che, almeno stando a Il Sole 24 Ore, avrebbero fatto arrivare centinaia di schede pro-Lorenzin, tutte apparentemente false, se non altro perché né la carta né i colori della stampa sarebbero quelli regolari [http://www.libertas.sm/notizie/2018/03/07/brogli-elettorali-a-san-marino-sospetti-su-600-schede.html (N.d.R.)].

RD – Ammettiamo che Luigi Di Maio diventi presidente del Consiglio.

SM – Beh, potrei pensare di andarmene a Lampedusa per cercare un gommone di ritorno in Libia e imbarcarmi. A parte gli scherzi, se i grillini insisteranno nella solitudine che hanno promesso agli elettori, io dalla Libia tornerei presto perché il governo durerebbe un attimo.

RD – E Salvini?

SM – Qualche possibilità di sopravvivenza in più ce l’avrebbe, ma poca roba. Come già le dissi, l’aritmetica è incontestabile: la maggioranza si fa con grillini e Lega insieme. Tutto il resto non regge con i numeri. L’altro problema è che è  proprio la combinazione tra i grillini e la Lega a non reggere. Quanto ai vaccini, ricordi che Salvini è alleato di Berlusconi e Meloni, vale a dire cultura scientifica abbondantemente sotto zero e, dunque, appassionati sostenitori dei vaccini. Gli alleati vanno accontentati in qualche cosa e per accontentarli si possono bene sacrificare i bambini.

RD – E allora?

SM – E, allora, dopo aver perso un po’ di tempo a gingillarci, tutti ai seggi elettorali di nuovo. Ma, dopotutto, se l’Italia restasse senza governo, si ritroverebbe nella situazione in cui si trova da tanto tempo. Quando è che l’Italia è stata governata? Decenni fa si racconta che Mussolini dicesse che è inutile tentare di governare l’Italia perché è impossibile. Dunque, non preoccupiamoci.

RD – L’Europa, però, sembra un po’ preoccupata della situazione italiana.

SM– Ma, d’altra parte, anche noi siamo preoccupati dell’Europa. Vede, io ho creduto entusiasticamente nell’ideale europeo ma ora mi ritrovo a dover fare i conti con un fallimento doloroso. L’Europa è caduta nelle mani delle banche e delle grandi industrie diventandone prigioniera consenziente. A peggiorare la situazione c’è una burocrazia da manicomio e ci sono delle regole che gridano vendetta. Tanto per fare un esempio, l’Europa legifera sulle dimensioni delle cozze e poi lascia in allegria via libera a cibi palesemente adulterati non permettendo neppure che i consumatori possano essere informati grazie ad etichette che riportino tutti i dati relativi a quell’alimento, dalla sua composizione alla sua origine. Ancora per fare un esempio, qualunque porcheria chimica prodotta chissà dove e chissà come è legalmente barolo o parmigiano. Quanto a noi italiani, l’Europa è il comodo rifugio di un po’ di cosiddetti “trombati” della politica nostrana che a Bruxelles trovano un ricco sine cura circondati da una bella squadra di curiali che noi paghiamo. A me questo non va e devo arrendermi a constatare il fallimento di un sogno bellissimo.

RD – Dunque?

SM – Dunque non c’è scelta: l’Europa va rifondata dalle radici. L’alternativa è la sua fine.

RD – Torniamo a lei. Su Internet è comparsa una vostra relazione a proposito di analisi che avete fatto su dei vaccini. Ancora una volta, il putiferio.

SM – Non so chi abbia pubblicato il rapporto e non so perché lo abbia fatto. Come è scritto chiaramente sulla prima pagina di ogni relazione che esce dal laboratorio, prima di pubblicare i nostri rapporti occorre chiederci il permesso scritto. Se la condizione non è accettata, non ci si chieda la relazione e non ci saranno questioni. A parte ciò, il problema del caso particolare è che parecchi genitori pretendono di andare dal vaccinatore di regime brandendo quella relazione per evitare l’iniezione. Ben conoscendo le tecniche usate da quei personaggi, so perfettamente che useranno argomenti grotteschi ma efficaci nei riguardi di chi è obiettivamente ignorante e, dunque, andare armati di quelle relazioni è inutile. È stato proposto che io accompagni i genitori, ma è ovvio che io non posso passare il mio tempo a percorre l’Italia ed è altrettanto ovvio, comunque, che io, essendo un professionista, debba essere pagato per il mio lavoro. Dico tra parentesi che io, ad ogni modo, non vedrei un centesimo perché andrebbe tutto al laboratorio nel quale si lavora proprio per quello che i genitori poi pretendono. Ma questi sono fatti miei. Come è ormai la regola, i soliti personaggi senza aggettivo mi ricoprono d’infamia raccontando che io lucrerei sulla situazione. Bene, ora accontenterò tutti, non andrò da nessuna parte e lascerò che i genitori si arrangino. Consideri che addirittura dei gruppi di genitori che dicono di battersi per la libertà vaccinale stanno spalleggiando quei diffamatori, arrivando persino ad opporsi a che noi riusciamo ad avere il microscopio dei cui risultati, poi, quelli si servono. Mi permetterà di dirle che sono stanco e che io non posso salvare i bambini dai loro genitori. Quanto a quelle associazioni, mi permetta di dire che sono molto più pericolose della signora Lorenzin e di tutta la corte dei miracoli che da anni le fa da codazzo.

RD – Altro salto. Ci sono notizie sul microscopio che, contrariamente alla notizia circolata, non vi è stato restituito e che state comunque ancora usando e su quello che dovreste poter acquistare?

SM – Lei deve sempre ricordare che siamo in Italia. Il contratto secondo cui l’Università di Urbino cedeva lo strumento in comodato d’uso all’ARPAM di Pesaro è scaduto il 28 febbraio scorso e per quella data l’Università avrebbe dovuto ritirare il microscopio riportandoselo a casa. Ad oggi l’apparecchio continua ad essere a Pesaro e noi continuiamo ad usarlo una volta la settimana. Senza che ci si possa sorprendere, nessuno ha avuto quanto meno l’educazione d’informarci sulla situazione presente, pur avendo noi contattato più volte l’Università. Così noi non abbiamo idea se la prossima settimana, quando torneremo a Pesaro, troveremo il microscopio. È fin troppo evidente che, al di là della follia di accedere al cuore della ricerca una volta la settimana, per di più facendoci 400 km tra andata e ritorno, non può reggere, soprattutto se si continua a pretendere comunque, come fanno i bambini viziati, risultati e la soluzione di un’infinità di problemi personali. E, stando le cose come stanno, neanche si possono mettere in pista ricerche che presuppongano un impegno particolare senza sapere se potremo portarle a termine. Per questo, se si ritiene che il nostro lavoro serve, ci si deve mettere in condizione di lavorare. Altrimenti, piantiamo tutto facendo felici tante persone terrorizzate da ciò che scopriamo e tante altre che vivono sguazzando nel lerciume del pettegolezzo. Come è sempre successo, periodicamente arriva chi ci promette di farci recapitare a casa il microscopio per poi, regolarmente, scomparire nel nulla. Ma, si sa, c’è chi, per uscire almeno per un attimo dalla noia della propria mediocrità, si rifugia nell’interpretazione di ruoli impossibili. O c’è chi si diverte a farci perdere tempo, e parlo di uomini d’affari, attori, registi, cantanti, sportivi professionisti, giornalisti, una volta persino un alto prelato, e tutta una serie di categorie che periodicamente transitano direttamente o indirettamente nel nostro laboratorio. Così, realisticamente, non ci resta che andare avanti con le elemosine che arrivano.

RD – Che cosa si aspetta per il futuro?

SM – Altri attacchi. Noi diamo troppo fastidio perché ci si possa concedere una tregua.

RD– Già in passato glie lo chiesi: lei teme per la sua vita?

SM – Prima o poi capita a tutti e della morte non ho mai avuto paura. Eliminarci fisicamente? Uccidere me o mia moglie non sarebbe certo una soluzione. Trasformarci in martiri significherebbe darsi una zappata sui piedi senza ritorno. Molto meglio continuare l’opera di coprirci di fango usando qualunque espediente. In democrazia vincono i numeri e sui grandi numeri dei cretini si può sempre contare.

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