UNA BREVISSIMA ANALISI (SEMI-SERIA) RISULTATI ELETTORALI

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di Cristiano Lugli

 

Ogni calcolo o pronostico, ad oggi, risulterebbe essere avventato e particolarmente fuori luogo in ragione del fatto che, volente o nolente e visti i risultati, dovremo attendere ancora un lasso di tempo necessario per provare a fare chiarezza. Chiarezza che, a quanto pare, non hanno nemmeno coloro i quali sono usciti da queste elezioni con le percentuali più alte, e quindi vincenti. Tuttavia, una breve analisi di quanto abbiamo visto in questi giorni di spoglio può essere utile per non farsi trovare impreparati davanti ad eventuali cambi di programma, con voli pindarici annessi e connessi. Andiamo, dunque, con ordine e velocità, senza riportare troppi numeri che, per i non addetti ai lavori, potrebbero essere inutile ostacolo alla comprensione.

Punto n.1: IL CENTRO DESTRA

  • Partiamo dalla Lega, il partito con la crescita maggiore rispetto agli altri: nel 2013 partiva con un 4%: nel 2018, in soli cinque anni, cresce di quasi 14 punti percentuali toccando il 17,5%. Salvini è, di fatto, il nuovo inoppugnabile leader del Centro-Destra, colui che per la prima volta spazza via l’era Berlusconi. Con un dato così, chi glielo fa fare di sottoporsi ad un inciucio, tenendo pure conto che con tutta la coalizione, in quanto a voti, sta davanti persino ai grillini? Voto 7,5. La tassa sulla sigaretta elettronica paragonata alla legge sui vaccini mi fa stare basso.
  • Forza Italia: l’ultraottuagenario Cavaliere, orami non più in grado di cavalcare nemmeno il periodo buio del PD, è il “colpevole” del non raggiungimento del 40% del Centro-Destra: con uno scarso 14%, non aiuta la coalizione a raggiungere il premio di maggioranza. L’era di Silvio è letteralmente finita. E chi, scioccamente, ipotizza una coalizione fra Forza Italia e Partito Democratico, non ha capito che queste due “forze”, insieme, non avrebbero nemmeno i numeri per organizzare una briscola in cinque. Voto 4.
  • Fratelli d’Italia: Giorgia Meloni, donna intraprendente e con carattere forte, si piazza in una posizione schiacciata da Silvio e Matteo. Ne esce fuori un insignificante 4%, basso rispetto alle aspettative che la proiettavano almeno verso un 5%. Il numero dei parlamentari comunque aumenta, e Giorgia ne è fiera. Ignazio altrettanto. Voto 6, per pietà.
  • Maurizio Lupi: inutile nominare il partito, basta menzionare lui per esprimere un s.v. (senza voto)

 

Punto n.2: IL CENTRO SINISTRA E LA SINISTRA – o ciò che ne rimane – IN GENERALE

Non ci soffermeremo su tutti. Quindi, chi salteremo, sarà perché “indegno” di ricevere attenzioni e analisi.

  • Partiamo da LeU: una figura molto “magra” da parte di Grasso. Nella conferenza stampa a seguito dell’imbarazzante risultato a 3% e rotti, il leader appare impacciato, quasi senza parole. Lui, Boldrini, D’Alema & Co. vengono spazzati via. Un esperimento fallimentare, degno della più fallimentare sinistra. Il dato positivo è che la Boldrini e le sue Fake News, conteranno sempre meno da ora in avanti. Voto 2. Anzi, facciamo 3: come la percentuale da loro raggiunta.
  • Civica Popolare: il partito della petalosa Lorenzin, che forse per rifarsi alla Margherita occupata ha scelto i petali, si piazza fortissimamente con uno 0,5 a Camera e Senato. Nella sua insignificanza, però, passa alle uninominali di Modena rimanendo, forse, di fatto, fra i piedi. Potrà forse fare parte di una misera opposizione? Vedremo. Intanto lei si dice soddisfatta: “Stiamo crescendo – afferma – di poco ma stiamo crescendo”. Avrà usato un vaccino contro il 3%? Chissà. Voto 0,5: calza a pennello e ricorda, vagamente, qualcosa.
  • + Europa: Emma Bonino, con immancabile turbante alla testa in stile sessantottina lì rimasta, non arriva al 3%. Anche qui, magra figuraccia che la tutela solo grazie alla coalizione. D’altronde, la Sig.ra Emma, molto amica delle mura vaticane che ben conosce, ha sempre fatto le battaglie radicali con delle percentuali bassissime, epperò sempre facendole passare dal di dentro. Insieme all’amico Pannella, ha sempre “radicalizzato” il Centro-Sinistra, quello che oggi vede personaggi quali Silvio Viale fra le proprie fila. Procurava aborti con pompe da bicicletta, poi pian piano ha legalizzato tutto. Le manca solo la cannabis, che spacciava gratuitamente durante la campagna elettorale. Libertà di drogarsi; libertà di abortire; libertà di concepire tramite provetta; libertà di uccidere gli anziani ammalti e non solo; eppure, dopo tutte queste “libertà”, la Bonino è per l’obbligo di vaccinare tutto e tutti indistintamente. Cosa c’è che non torna? Voto 0.
  • Arriviamo, infine, al PD. Renzi, fra vittimismi vari e colpe attribuite a chi non lo ha aiutato al Referendum, alla fine si dimette sì, ma fra un po’. Vuole tenere le redini della barca fino ad una eventuale costituzione di governo. La figura del garante gli si addice, soprattutto dopo che ha portato il Centro-Sinistra ai minimi storici, perdendo pure l’Emilia-Romagna: già, l’Emilia-Romagna non è più rossa! Usando l’ultima carta disponibile, vuol fare il duro e avverte che non ci saranno inciuci, né tanto meno caminetti stretti. Siccome i 5 Stelle hanno fatto i forti, Renzi ora li invita a governare da soli – se mai ce la facessero. Come diceva un tale, “i duri hanno due cuori, col cuore guasto odiano sempre un po’ di più”. Voto: inclassificabile. A casa.

 

 

Punto n.3: MOVIMENTO 5 STELLE

Inutile girarci attorno: vittoria schiacciante, che porta il Movimento di Grillo e Casaleggio ad accaparrarsi circa 6 punti percentuali in più rispetto al 2013. Il 9% dei voti, arriva dal malcontento di vecchi elettori del PD; il 4 virgola qualcosa arriva dai vecchi elettori del PdL. Ergo, il M5S è un partito che tende a sinistra. Molto a sinistra. Al sud pigliano il 47%, e anche questo vale come dato curioso. E tutti questi voti imbarcati nel meridione di Gigi Di Maio, con tutta probabilità, sono dovuti alla “genialata” che promette il reddito di cittadinanza. Un amico del sud mi diceva ieri che una tale promessa ha scatenato tutte le passioni più retrivamente clientelari del Meridione. Vale il “basta che se magna” per l’italiano medio, sud o nord che sia. I 5 Stelle, comunque, dalla nascita ad oggi hanno tradito gran parte dei loro principi. Una campagna elettorale un po’ fuori moda, ma piena di tanto entusiasmo e aspettative. Qualche (grande) contraddizione non fa capire, infine, il pensiero sull’Europa: da anti-europeisti quali sembravano, paiono essere tornati all’allineamento europeista. Dall’allergia delle grandi intese, al dialogo con tutti, proponendo pure qualche posto caldo alla Camera. I pentastellati però, con il coltello dalla parte del manico, si ritrovano medesimamente con le spalle al muro: se Renzi non si inciucia, con chi si inciucia Di Maio? Come già detto poc’anzi, Salvini non ha nessun interesse a fare il “secondo” di Gigi, fermo restando che stiamo parlando di due linee di pensiero e di due percorsi diametralmente opposti. Ai 5 Stelle l’immigrazione non dispiace poi così tanto in fondo. A Lega dispiace assai. Ai 5 Stelle piace il gender e piace lo sfruttamento delle donne tramite utero in affitto. A Salvini guai a parlargliene. E potremmo andare avanti ore. Non c’è pezza. Rimane il PD, ma finché c’è Renzi, non se ne parla. Matteo – quello perdente – ha un diavolo per capello e non la darà certamente vinta. Quanto alla legge Lorenzin? Il partito di Grillo punta alla legislazione previgente, epperò non avendo mai pronunciato le parole “libertà di scelta”, e avendo fra i suoi fidati il dott. Guido Silvestri, che dall’estero definiva il decreto Lorenzin persino troppo morbido, oltre che ad aver attaccato più volte i ricercatori Gatti e Montanari, definendo i loro studi inutili e sbagliati. Grillo ci cova? Voto 5,5. Non mi piacciono, c’è poco da fare. Viva l’imparzialità.

 

CONCLUSIONI

 

Quali sono le possibilità? Cosa succederà? La domanda assale indistintamente tutti, a prescindere da chi si è o non si è votato.

Le possibilità, certo, sembrano essere diverse:

  • Ipotetica maggioranza di Centro-Destra, cercando di capire come raggiungere il quorum;
  • Maggioranza dei 5 Stelle con la sinistra. I numeri ci sarebbero tutti. Tuttavia qualcuno dice che questo non accadrà mai, giacché di sfregio alla volontà degli elettori si tratterebbe. Chi, però, può veramente illudersi che alla sinistra, ormai morta e sepolta, interessi davvero del suo elettorato? Si pensi, ad esempio, al non lontano 2011.
  • E se si puntasse ad un c.d. governo di scopo in grado di cambiare la legge elettorale? L’oligarchia illegittima piace molto a tutti, come abbiamo visto, ma forse stavolta il perdurare in questo stato di cose è troppo evidente, e anche il popolo bue inizia ad accorgersene. Con quale maggioranza si potrebbe far sussistere un simile stato di cose? Ancora una volta, credo con quella di sinistra. Puntando magari a far continuare Gentiloni per un altro anno. Ma poi, ovviamente come sempre accade, prolungando altri due-tre anni e avendo modo così di prendere ben altre decisioni oltre la mera riforma elettorale. Renzi ha smentito le ipotesi su un asse 5 Stelle PD, e allora si andrà per forza ad un tecnicone bis, tris, ecc.

Un’alleanza 5stelle-Lega? Oltre a perderci come già detto, Salvini dovrebbe rompere con FI in tutti i collegi gestiti insieme in tutta Italia: un’implosione che sarebbe folle.

Staremo a vedere cosa accadrà. Permettetemi però un’ultima nota: votare il “nuovo” sperando che vada meglio, è una roulette russa non degna di chi è dotato di quoziente intellettivo. Curiosi tutti di vedere l’operato del Movimento di Beppe Grillo: gli italiani hanno deciso ed è giusto dare spazio. Certo, dalle “intese sui programmi”, siamo già passati alle “larghe intese”. Per il lungo o per il largo, le promesse lunghe anni paiono aver preso una diversa piega. Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

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