Intervista doppia a Gatti e Montanari

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari e la dott.ssa Antonietta Gatti.

 

Roberta Doricchi – Oggi ci sono talmente tanti argomenti su cui sarebbe interessante intrattenersi che è difficile selezionarli. Cerchiamo, però, di essere per quanto possibile brevi anche se so che supereremo non di poco la dimensione solita. Vogliamo cominciare con lei, dott. Montanari, dal mondo politico che si prepara alle elezioni del 4 marzo?

Stefano Montanari – L’unica novità è il fisiologico peggioramento della situazione.

RD – Cioè?

SM – Partiamo da ciò che resta stabile ormai da parecchie consultazioni a questa parte: la loro manifesta illegalità. Come ho già denunciato più volte, gli articoli 56 e 58 della Costituzione sono violati con l’arroganza di chi sa di poter contare su un popolo che striscia a mutande calate e, ancora una volta, chi siederà in parlamento lo farà in modo abusivo. Di fatto non possiamo nemmeno chiamarlo un colpo di stato, se non altro perché non c’è alcun elemento di sorpresa e la cosa si perpetua indisturbata da anni sotto gli occhi di tutti, compresa la Corte Costituzionale. I responsabili siamo soltanto noi italiani, un popolo che ha scordato, cancellandoli, i concetti di diritto e di dignità, che ha consegnato se stesso e i propri figli per pigrizia e, comunque, per propria volontà, ad un regime sempre più ipocrita e soffocante. Tralasciando i mille particolari, il peggioramento più vistoso sta nel livello di chi si espone in vetrina. I grillini, con una rapidità ed una volubilità inaudite, dicono tutto e il contrario di tutto, affermano e smentiscono; Renzi, così come la Lorenzin, resta coerentemente ancorato al suo ruolo di devastatore; Grasso ha la faccia tosta di chiedere consensi dopo la figura vergognosa che fece proibendo che il film Vaxxed fosse proiettato per i senatori; Casini si veste della maglietta dei nemici che per anni aveva demonizzato; Berlusconi minaccia di presentare Tajani… E poi ci sono i partitini. Io non li ho mai contati, ma sfido chiunque a distinguere uno dall’altro. Guardi a quelli che pretendono l’ovvia libertà di vaccinarsi se lo si vuole fare o di non  farlo se si sceglie in quel senso: lei saprebbe dirmi con accettabile chiarezza in che cosa differiscono tra loro quei gruppi? Ha mai pensato perché sono in tanti e non uno solo? Temo che nessuno di loro, anche raggiungendo il numero di firme necessarie per presentarsi alle elezioni, e non è per niente detto, raccatterà più di qualche decimo percentuale dei consensi e, in quel modo, i voti andranno perduti a tutto vantaggio del regime.

RD – Lei ha anche espresso perplessità su alcuni dei candidati.

SM – E la riconfermo. Di figure degne ce ne sono parecchie ma in alcuni di quei gruppi si sono infiltrate persone senza cultura e senza capacità, e persone sulla cui moralità non mi sentirei di giurare. E lascio da parte quelli decisamente ridicoli.

RD– Che ne dice della Lega? Dopo essersi espressi sulla libertà vaccinale, ora, da tempo, non menzionano più l’argomento, anche se è indubbio che si tratti di qualcosa che inciderà parecchio sulle scelte degli elettori.

SM – Salvini si è alleato con Berlusconi e Meloni e per loro i vaccini sono intoccabili. E, allora, se Salvini ambisce a governare accetterà il massacro, da bravo “politico” (e la prego di mettere la parola tra virgolette). Insomma, fatta la festa con l’eventuale conquista del potere, gabbato lo santo. Magari toglierà dall’obbligo i vaccini contro le malattie più improbabili e tutti vivranno felici e contenti.

RD – Lei resterà fuori?

SM – Se lei ha qualche motivo convincente secondo cui io abbia motivo per entrare in quell’ignobile guazzabuglio…

RD – E lei, dott.ssa Gatti? Non ha la tentazione di far sentire la sua voce in politica?

Antonietta Gatti – Le voci di cui c’è necessità sono più di una, ma, perché queste voci pesino, occorre disporre di un partito sufficientemente forte che le sappia far valere. Ad oggi io non vedo nessuno tra i partiti con una rappresentanza parlamentare nutrita o con la speranza di ottenerne una che, dando spazio a quelle voci, sia disponibile ad andare contro agli interessi non certo della comunità che inquinano la nostra politica. Nei fatti io non ho avuto nessuna proposta seria e, se avessi accettato di entrare in uno dei tanti partitini, mi sarei bruciata. Il mio mestiere è la ricerca e la ricerca è quello che so fare. Per ora credo di essere più utile così.

RD – Cambiamo argomento. Per il 2 marzo prossimo l’Ordine Nazionale dei Biologi ha organizzato un convegno a Roma sulle nuove frontiere della biologia e pare che la cosa non sia stata gradita in alto loco.

SM – Ci sarebbe stato motivo di stupore se fosse stato il contrario. A quel convegno ci saremo non soltanto mia moglie ed io, e sarà solo lei a fare un intervento, ma, tra gli altri, ci saranno Giulio Tarro, Jeuda Shoenfeld e Luc Montagnier. Il pericolo per il regime è che qualcuno possa dire cose sgradite, per esempio a proposito dei vaccini. E, allora, si scatenano i mezzi di regime di cosiddetta informazione, dalla Rai alla radio della Confindustria. Poi ci sono i giornali con Repubblica in testa. Quando si vuole controbattere una tesi o, comunque, una posizione o dei risultati, chi è onesto e preparato presenta dati propri. Ma in questo caso i dati per controbattere non ci sono e, allora, ecco il solito giochetto: si scarica gratuitamente fango sui partecipanti se è possibile introducendo sul palcoscenico personaggi sconosciuti, occasionalmente travestiti da uomini di scienza, e questi reciteranno, e pazienza se lo faranno balbettando, ciò che sta scritto sul copione. Naturalmente la maggior parte della gente ci cascherà, con questo giustificando chi mette in scena la farsa tragica. E, un po’ istericamente, come sempre si tenta di fare in modo che il convegno non abbia luogo. Insomma, il solito bavaglio, quello che, tanto per fare un esempio, Grasso, la Lorenzin e Tajani hanno messo in pratica con successo per fare sì che l’ignoranza continui a regnare sovrana. Del resto, Hitler dichiarava che governare un popolo d’ignoranti è una vera e propria pacchia e, come vede, non ci sono novità. Potrà risultare divertente considerare come, se si vuole restare ossequienti al regime, le nuove frontiere enunciate nel titolo del convegno debbano essere indissolubilmente incatenate a ciò che al regime aggrada. Ma anche qui non ci sono novità: chi ha qualche nozione di storia contemporanea sa bene che nella Germania nazista e nell’Unione Sovietica le verità pseudoscientifiche di regime erano la norma.

RD – Se sarà solo lei, dottoressa, a parlare, parlerà di vaccini?

AG – Il tema sarà quello delle nostre ricerche sulle nanopatologie e il focus non sarà quello sui vaccini.

RD – Quindi, a quanto capisco, una paura non giustificata.

AG – Quando si è in torto, quando si è commessa qualche marachella, può accadere che si abbia paura della propria ombra. Se ci pensa un attimo, siamo di fronte alla più aperta delle confessioni: i fatti scientifici fanno paura.

RD – La critica al convegno e al senatore D’Anna che dell’Ordine è il presidente è stata basata sul fatto che l’Ordine dei Biologi invita i no-vax.

SM – A parte il fatto che la definizione di no-vax applicata a casaccio è indicazione chiara della cultura di chi la usa e a parte il fatto che il convegno è centrato su altro, l’Ordine dei Biologi ha fatto la sola cosa onesta e intelligente che poteva fare. Per quello che racconta il regime non c’è di sicuro bisogno di ripetizioni, ricevendone quotidianamente tutti dosi equine. Magari ascoltiamo anche chi ha cose diverse da dire perché da lì possono nascere idee. Poi, se ce ne sarà motivo, si potrà sostenere che quanto è stato comunicato non ha valore, ma una censura preventiva è mortificante per chi la mette in atto o, almeno, ci prova. Tutti questi personaggi, a qualunque squadra appartengano e a qualunque titolo agiscano, hanno tutta la mia commiserazione prima ancora del mio disprezzo. Mancare di onestà prima ancora che di cultura e d’intelligenza è una punizione in sé e questi la punizione l’hanno ricevuta. Dopotutto, poi, l’Ordine dei Biologi ha il diritto di fare ciò che meglio crede senza dover rendere conto a nessuno e forse i biologi, quelli seri e sereni e non quelli che purtroppo sono asserviti a chi li paga, vogliono incontrare posizioni che possono divergere da quelle propinate. È solo così che la conoscenza può progredire. Ma capisco che togliere anche solo per un attimo il bavaglio faccia paura a chi ha interesse a che tutto resti com’è.

RD– Da quanto ho letto, era prevista la presenza come moderatore del giornalista Rai Franco Di Mare ma ora, sempre da quanto leggo, pare che Di Mare abbia rinunciato. Dottor Montanari, mi dà un suo commento?

SM – Ognuno interpreta il suo ruolo umano e professionale come meglio ritiene opportuno. I casi sono due: o Di Mare non ha capito niente del convegno, forse per essere stato male informato, o ha capito che una sua eventuale presenza sarebbe stata sgradita a qualcuno che gli sta sopra. Io Di Mare l’ho incrociato due o tre volte molto marginalmente negli studi Rai e, comunque, non mi permetterei mai di esprimere un giudizio. Dico solo che io avrei agito molto diversamente.

RD– Rimaniamo in argomento TV. Lei ha rifiutato un’intervista a La7. Perché?

SM – Semplicemente perché sono già caduto anche troppe volte nello stesso tranello e sarei veramente troppo stupido se ci ricascassi. Ciò che mi era stato proposto era ingenuamente ridicolo: da 5 a 10 minuti d’intervista comprese le domande e le interruzioni del giornalista. Lei capisce che, solo per affrontare anche in modo stringato al massimo gli argomenti con cui le TV di regime continuano ad abbindolare i clienti, occorrerebbero molte ore. Io non pretendo una corretta e onesta par condicio perché nessun regime è corretto e onesto, ma dopo l’overdose continuata di Lorenzin, Burioni e delle truppe cammellate di rinforzo con personaggi grottescamente spacciati per scienziati, un’overdose che, mettendo insieme tutte le fonti, totalizza ore di trattamento quotidiano, come si fa a rispondere in quei pochi e sicuramente disagevoli minuti? Pensi solo a quanto bisognerebbe spiegare al popolo ipnotizzato dall’anestesia di regime a proposito di quella bufala ignobile che è la cosiddetta immunità di gregge. E, se si dovesse entrare nel tema fondamentale della tossicologia legata ai componenti e agli inquinanti presenti nei vaccini, occorrerebbero parecchie ore. Il giochetto era il solito: mi s’invita, non mi si dà modo di spiegare niente, non si mostrano le immagini, immagini che necessitano di spiegazioni e, per conseguenza, di tempo, e poi si racconta che Montanari c’era ma, in fondo, non ha detto niente.

RD – Lei ha nominato ancora il ministro Lorenzin. Le risulta che abbia programmato un evento elettorale presso un’agenzia di pompe funebri?

SM – Lo so che può sembrare uno scherzo, ma è così. A Modena, il suo collegio elettorale, c’è una grande agenzia funeraria chiamata Terra e Cielo e la signora l’ha scelta con grande appropriatezza per parlare di vaccini e del suo piano politico. Si tratta di un evento con tanto d’intrattenimento musicale, ed evidentemente Burioni insegna, e cena a buffet. Mi diventa difficile commentare evitando battute. Quindi, la prego, passiamo ad altro.

RD – Mi può almeno dare un commento su ciò che la ministra ha detto a proposito del grande business che ci sarebbe dietro a chi si oppone alla vaccinazione obbligatoria [http://www.meteoweb.eu/2018/02/vaccini-no-vax/1041622/ (N.d.R.)]?

SM – Che cosa le posso dire? Da chi mai verrebbero i quattrini per un prodotto che non si vende? Mi rendo conto che ormai all’assurdo non c’è limite, ma non mi faccia dire ciò che credo qualunque persona dotata di equilibrio mentale direbbe. La prego, faccia un’altra domanda.

RD– Dottoressa Gatti, che lei sia una scienziata è riconosciuto a livello mondiale. Chi può essere definito scienziato?

AG – Contrariamente a ciò che avviene in altre lingue, per esempio l’inglese, in italiano la parola scienziato assume non di rado, in qualche modo, una connotazione un po’ tronfia. Da noi si definisce scienziato un semplice studioso o, un gradino più in su, un cultore della materia ma, rifacendomi ad Enrico Fermi e prendendo a prestito da lui il concetto, scienziato è chi scopre qualcosa di scientifico. Naturalmente la scoperta potrà essere più o meno importante e, di conseguenza, lo scienziato protagonista della scoperta occupa un gradino in proporzione.

RD – Chi, tra i vari personaggi che si occupano di vaccini in Italia, può essere definito scienziato?

AG – Valuti lei stessa. Io non sono al corrente di alcuna scoperta ma potrei essere poco informata.

RD – Passiamo ad altro. La vaccinazione contro l’influenza di quest’anno è stata un fiasco. Che ne dice, dott. Montanari?

SM – Dico che non ci voleva né un genio né un indovino a pronosticarlo. Tra tutte le vaccinazioni la più assurda è quella antinfluenzale. Come ho ripetuto fino ad annoiare me stesso, quei vaccini sono preparati su uno o più virus ormai non più massicciamente presenti, data la loro velocità di mutazione. Per questo, nel più innocuo dei casi, non si ottiene alcun effetto. Va, però, considerato come quei vaccini contengano un po’ di tutto e, dunque, alla stregua di qualunque altro farmaco possano indurre effetti tutt’altro che desiderabili. A peggiorare la situazione ci sta l’invito molto pressante delle cosiddette autorità a vaccinare i vecchi, già massacrati d’abitudine dall’abuso di farmaci. Come giustamente scrivono ora alcune riviste mediche, ma come mi diceva quasi mezzo secolo fa il mio professore di farmacologia, i vecchi non possono ottenere benefici dai vaccini, e l’organismo umano non si adatta alle pretese di qualcuno: quello era e quello resta. Rimane il fatto che chi si vaccina contro l’influenza si ammala almeno sei volte più di chi non lo fa, oltre a diventare un vero e propri untore, e anche questo è riportato chiaramente in letteratura [http://www.greenmedinfo.com/blog/flu-vaccine-increases-your-risk-infecting-others-6-fold-study-suggests (N.d.R.)].

RD – Sempre a proposito di vaccini ho sentito il professor Burioni dire che, se una persona si ammala di tetano e ne guarisce, non è detto che ne sia immune. Quindi, si deve vaccinare.

SM – Non saprei dire il perché, ma pare che il tetano scateni le fantasie più bizzarre. Forse ricorderà la signora Lorenzin quando se ne uscì con la stramberia che vaccinarsi contro il tetano, malattia non trasmissibile da individuo a individuo, serve per ottenere l’immunità di gregge. Qui non voglio sparare sulla Croce Rossa infierendo sull’incompetenza, peraltro più che evidente, del personaggio che non ha nemmeno idea di che cosa sia l’immunità di gregge che, pur essendo una bufala insostenibile se si ha un quoziente intellettivo appena normale e una cultura anche solo media, non può essere applicabile ad una malattia che non passa da una persona all’altra. Per pietà accenno appena a quando sparò che ad ammalarsi sono principalmente i vecchi e che i nonni infettano i nipoti. Non permettendomi assolutamente di sospettare che si tratti di malafede, non posso altro che constatare le evidenze ricavate da ciò che la signora dice. Non si discute: è quello il ministro che ci meritiamo. Burioni, invece, è un caso diverso. Bene o male è laureato in medicina e, bene o male, insegna in un’università, e su quella preferisco sorvolare. Lascio da parte ogni commento sulla cultura del professore e mi pongo semplicemente una domanda: se il contatto con il Clostridium tetani e la sua tossina, cioè l’agente che, in determinate condizioni, fa ammalare di tetano, a suo dire non induce immunità, come farà a dare immunità un vaccino, vale a dire qualcosa che mima la malattia senza indurre la formazione di anticorpi con la stessa efficacia della malattia naturale tanto che occorrono i cosiddetti richiami?

RD – In effetti sembra un’assurdità.

SM – Lo è.

RD – Lei ha una spiegazione?

SM– Sì.

RD – Me la dà?

SM – No.

RD  – Mi lasci continuare ancora un attimo con l’argomento legato al professor Burioni. In questi anni lei ha mai avuto un incontro con lui per chiarire le posizioni?

SM – In questi anni io ho dimostrato una pazienza quasi illimitata nei suoi confronti. Le castronerie che ha sparato sono talmente grossolane che chiunque abbia un minimo di preparazione scientifica non può non accorgersene. Io fatico a credere che Burioni, comunque laureato in Medicina, possa davvero credere a ciò che racconta ma, naturalmente, potrei sbagliare e potrebbe essere che ci creda davvero. Con pazienza io l’ho invitato più volte ad assistere ad un’analisi di microscopia elettronica su un vaccino a sua scelta, con pazienza l’ho invitato ad un confronto e mi sono persino sorbito lo spettacolo mortificante della presentazione del suo ultimo libro, quello dove scrive che chiunque non sia d’accordo con lui è un asino. In quell’occasione ho tentato d’incontrarlo ma le guardie del corpo prudentemente affittate dalla banca che sponsorizzava l’evento mi hanno impedito di avvicinarmi. Lei capirà che è di fatto impossibile un qualunque confronto con chi scappa.

RD– Dott.ssa Gatti, poiché è lei a condurre le indagini di microscopia, le è mai capitato di essere affiancata, quando analizza un vaccino, da qualcuno che la critica?

AG– Gli inviti a farlo sono stati tanti ma nessuno ha mai accettato di farlo. Dopotutto, evidentemente paga di più chiacchierare e diffamare. E, in un certo modo, io capisco la posizione di queste persone che difendono l’indifendibile. Se si facesse un confronto non a strepiti e a “lei non sa chi sono io” ma seduti davanti ad un microscopio puntato su un campione di vaccino, per le menzogne non ci sarebbe più spazio: o io ho ragione o io, dopo decenni di microscopia, non ho imparato a lavorare e prendo fischi per fiaschi. Il fatto che nessuno risponda all’invito, peraltro rivolto per iscritto anche al ministro della salute, mi pare costituisca una risposta eloquente.

RD – Bene. Passiamo ad altro. Dott. Montanari, l’ho sentita a Radio Studio 54 parlare di qualcosa che sembra impossibile da credere: il trattamento vermifugo somministrato a milioni di bambini senza indicazione.

SM – Le cose stanno un po’ peggio. Anzi, stanno molto peggio.

RD– Di che cosa si tratta?

SM – Molto in breve, ai bambini si somministrano farmaci di cui è del tutto nota agli stessi somministratori l’inutilità e, in questo caso, a farne le spese almeno iniziali sono i bambini africani, ormai correntemente trattati come animali da reddito. Bisogna sapere che 55 enti diversi si sono consorziati allo scopo di eliminare i parassiti intestinali dei bambini. I quattrini o, almeno, parte dei quattrini, li mette l’ineffabile Bill Gates che già tanto ha fatto per Big Pharma, e L’Organizzazione Mondiale della Sanità, entusiasta, ci mette il resto insieme con il CDC americano. Giusto fra parentesi, è ragionevole supporre che Bill Gates metta i soldi suoi, ma l’OMS mette i nostri. Quest’ultima istituzione sta spingendo fortemente per trattare almeno 675 milioni di bambini, africani in prevalenza, per ovviare alla presenza di vermi nel loro intestino somministrando loro un farmaco due volte l’anno, il che ammonta a un miliardo e 350 milioni di dosi. Un business smisurato che, come accade per i vaccini, arriva senza colpo ferire, direttamente a domicilio di quelle istituzioni benefiche che sono le ditte farmaceutiche. Sarebbe tutto bellissimo se non fosse per qualche particolare. I bambini non vengono controllati preventivamente e, dunque, non si può sapere se i vermi ci siano o no. Così, è praticamente certo che una quota di loro assumerà un farmaco di cui non potrà godere non fosse altro che per mancanza della malattia ma da cui avrà gli inevitabili effetti collaterali come accade per qualunque medicinale. E gli effetti collaterali sono amorevolmente curabili con un’altra medicina che avrà effetti collaterali trattabili con pazienza e con amore da un’altra medicina, e così via finché la morte non avrà sottratto un cliente all’affetto di Big Pharma. L’altro particolare è che il British Medical Journal, cioè una delle grandi riviste mediche, è stata chiara: quella roba non ha efficacia. E ulteriore conferma arriva, tra gli altri, da 65 studi condotti su 23 paesi, dalla Liverpool School of Tropical Medicine e dalla Cochrane Collaboration, un’associazione mondiale che controlla la sicurezza dei farmaci. Ma la cosa più sorprendente è che, davanti a un’evidenza che più evidente non potrebbe essere, non solo non ci si fermi ma si miri a trattare una massa valutata 873 milioni di bambini a livello mondiale. Questo nel silenzio generale.

RD – Che cosa significa tutto questo?

SM – Che troppi medici hanno abdicato e che, se non ci sveglieremo in fetta, non ci sarà scampo per i bambini.

RD – Ancora un salto. Voi avete analizzato una fiala della vitamina K che si somministra ai neonati. Che cosa ci avete trovato?

AG – Qualche particella solida e inorganica ma, di fatto, non molte. Se mi chiede se queste polveri hanno diritto di starci, le dico naturalmente di no, ma se le paragoniamo a ciò che troviamo nei vaccini, è poca roba. Tenga conto anche del fatto che quella preparazione è destinata anche ad essere presa per bocca e quelle poche particelle hanno moltissime probabilità di essere eliminate con le feci. Certo, iniettate, e soprattutto in un bambino nato da pochi minuti, è un altro discorso.

RD– Perché si somministra la vitamina K a tutti i neonati?

SM – I misteri della fede devono restare misteriosi. Di fatto non c’è nessun motivo per farlo, stante il fatto che la carenza di vitamina K nel neonato dovrebbe essere accertata, cosa che, come è prassi corrente da che si è cominciato in grande stile a giocare con i farmaci, non si fa. Allo stesso titolo si dovrebbero iniettare tutte le altre vitamine ma, chissà perché, la K è privilegiata. E non credo sia un fatto di quattrini perché quel preparato ha un prezzo bassissimo. E, allora, le confesso di non saper rispondere.

RD – Cambiamo ancora argomento. So che lei continua a ricevere richieste d’informazioni a proposito della possibilità di devolvere alla sua ricerca l’otto per mille delle tasse. Come stanno le cose?

SM – È una storia vecchia e dolorosa. Anni fa, prima che Grillo e compagni ci togliessero il microscopio, un gruppo di giovani fiorentini fondò un’associazione chiamata Ricerca è Vita e in breve ottenne lo status di onlus, il che vuol dire che le si sarebbe potuto devolvere l’otto per mille. Arrivò qualche soldo di donazione che restò intatto in un conto corrente postale e poco dopo arrivò la sorpresa: l’ente di Firenze che aveva concesso lo status di onlus cancellò tutto. Il perché è evidentissimo. Scopo dell’associazione era quello di divulgare i risultati delle nostre ricerche con conferenze, video e pubblicazioni, e quel pericolo doveva assolutamente essere evitato. Tenga conto del fatto che allora noi eravamo tenuti sotto controllo perché mettevamo a rischio il business degli inceneritori di rifiuti, un affare decisamente appetitoso. Così un tale la cui identità non ci fu mai rivelata e che, da bravo vigliacco, resta senza volto ma la cui appartenenza è ovvia scrisse all’ufficio che noi usavamo i soldi per fare ricerca, cosa vietata. Che la strana accusa fosse falsa era evidente: non un centesimo era stato toccato così come documentato dal rendiconto della Posta e, dunque, il tutto sarebbe dovuto finire lì, magari con una sanzione per il mascalzone autore della delazione fasulla. In aggiunta, i quattro soldi arrivati non avrebbero nemmeno permesso di iniziare una qualunque ricerca, per modesta che questa fosse e, dunque, eravamo al nonsenso più palese, un nonsenso che anche il più ottuso dei burocrati avrebbe dovuto capire senza troppe difficoltà. Ma, senza che oggi, a distanza di anni e con tutto quanto è accaduto, io mi possa in qualche modo sorprendere, nessuno volle controllare i documenti, da quelli postali ai registri dell’associazione, nessuno prese in considerazione l’assurdità di un’accusa fin troppo evidentemente insostenibile e la onlus fu chiusa. Ecco, allora, che noi non possiamo accedere a quel finanziamento, un finanziamento che, comunque, non potrebbe legalmente aiutare la ricerca.

RD – E, allora, che cosa si risponde a chi vorrebbe devolvere una fettina delle proprie tasse?

SM – Si risponde che, se l’Italia è in queste condizioni, la cosa non nasce dal nulla. Perciò, un grazie a chi avrebbe voluto dare una mano a se stesso aiutando le ricerche dei cui risultati beneficia e l’invito ad informarsi, visto che di questa ennesima farsa del nostro stivale ho parlato e scritto innumerevoli volte.

RD – A proposito di denaro, come va la raccolta fondi per il microscopio?

SM – Io batto l’Italia, spesso con mia moglie, facendo conferenze per raccogliere la somma necessaria e, come già accadde ai tempi di Grillo, di fatto il lavoro lo facciamo noi. Eppure, se il microscopio arriverà, noi non ne ricaveremo altro che una dose ulteriore di lavoro prestato a titolo gratuito come facciamo da tanti anni. Quello che più mi irrita è vedere la gente che, se deve mettere il soldino, si pone mille dubbi e mi fa mille domande senza rendersi conto che tutto quello è solo ed esclusivamente per loro. Mi creda: la tentazione sempre più forte è di mandare tutti al diavolo e, se non sono loro a curarsi neppure dei loro figli, mi chiedo perché devo essere io a farlo. Poi mi arriva il caso del genitore sprovveduto e credulone che ha bombardato il bambino di vaccini e ora si ritrova in casa un vegetale o, quando va bene, un catorcio. E, allora, penso che se quel bambino fosse mio figlio… Così vado avanti sperando da una parte nel miracolo e dall’altra, glie lo confesso, sperando che il microscopio non arrivi.

RD – Perché?

SM – Non so se lei possa immaginare il peso di ciò che mia moglie ed io facciamo da anni, della fatica, di quello che ci abbiamo ricavato, degli insulti, delle diffamazioni, delle calunnie, degli ostacoli di ogni tipo. Certo potrò apparire egoista, ma se non potremo più continuare a fare ricerca, la colpa sarà tutta di chi ci ha messo in quelle condizioni e a metterci sono stati quasi, e dico quasi perché c’è stato anche chi non merita tutto questo, sessanta milioni d’italiani, dai politici ai medici ai giornalisti, giù fino a troppa gente comune. Insomma, se non ci sarà il microscopio io sarò libero da qualunque obbligo morale nei confronti di chiunque. Sì, mi piange il cuore, ma che ci posso fare?

RD – Quello che dice è molto triste.

SM – Il mondo lo è e l’Italia ne è uno dei tanti specchi.

RD – Dottoressa, qual è la sua posizione?

AG – Se lascio da parte il cuore, non posso non ammettere che mio marito ha ragione. Ma mi lasci essere, almeno per un attimo, una mamma. Come faccio a mandare al diavolo una donna che arriva con un bambino massacrato, una donna che forse solo per caso non sono io? Ogni tanto, quasi per scherzo, mio marito dice che fra quattro miliardi e mezzo di anni non ci sarà più nemmeno il sistema solare e, dunque, la nostra vita è un attimo quasi impercettibile. Ma quell’attimo è tutto quanto abbiamo e la legge morale dentro di noi che tanto affascinava Kant c’impone di comportarci come se la nostra vita e il comportamento che nella nostra vita teniamo fossero, e io credo lo siano, quanto di più importante possiamo amministrare nella piena condizione di libero arbitrio. Insomma, al di là di qualunque interesse più o meno nobile, più o meno criticabile, al di là di qualunque considerazione, i conti li dobbiamo fare con noi stessi e io i conti li ho fatti: farò di tutto per continuare fino a che non sarò schiacciata. È solo contro i morti che si vince.

RD – Ora, in questa insolitamente lunga intervista vorrei continuare con lei, dottoressa. In questi ultimi giorni sono uscite le conclusioni della commissione parlamentare sulle malattie dei soldati. Che ne dice?

AG – Come credo possa immaginare, dopo essere stata per quattro legislature consulente della commissione, mi sono potuta rendere conto delle difficoltà reali e di quelle artificiali che esistono in un tema come quello delle nanoparticelle con cui i militari entrano in contatto durante le missioni di pace e durante il loro lavoro nei poligoni di tiro.

RD – Qual è stato il suo ruolo in tutte quelle commissioni?

AG – Quello di consulente scientifica.

RD – So che la domanda che sto per farle è irrilevante, ma pare che la cosa interessi molte persone. Lei è stata pagata per il suo lavoro?

AG – Ho avuto il rimborso del costo dei biglietti di treno di seconda classe e del costo dei ristoranti e degli alberghi, tutto sempre molto modesto, quando ero costretta a pernottare a Roma. Naturalmente ho dovuto affrontare altre spese, consideri anche solo quelle telefoniche, ma di quelle non si è mai parlato. Per rispondere alla curiosità, tutto il mio lavoro è stato prestato a titolo assolutamente gratuito, cosa di cui ero conscia fin dall’inizio e, dunque, qualcosa che ho accettato senza problemi.

RD – Lei ha accennato alle nanoparticelle. Perché i soldati ne erano interessati?

AG – Ogni volta che si fa esplodere un ordigno è inevitabile che ordigno e bersaglio vengano polverizzati, e la dimensione dei granelli di polvere, granelli di dimensioni micrometriche e nanometriche, sono tanto più piccole quanto più alta è la temperatura innescata dall’esplosione. Detto per inciso, più le particelle sono piccole, più facilmente penetrano nei tessuti e negli organi, fino a potersi introdurre nel nucleo delle cellule dove possono interferire con il DNA. Per il lavoro che esercitano, i militari, che, sia chiaro, per noi italiani che per Costituzione ripudiamo la guerra sono lavoratori, sono spesso costretti a respirare aria inquinata da quelle polveri e si ritrovano pure ad ingerirle perché cadono su frutta, verdura e cereali che diventano cibo. Consideri che la maggior parte delle particelle è indistruttibile e, per questo, l’inquinamento resta e l’esposizione è inevitabile a meno di precauzioni che, di fatto, non vengono prese.

RD – Insomma, i soldati si ammalano.

AG – Si ammalano e non di rado muoiono, e, quando sopravvivono, non se la passano bene.

RD – Che evidenze ha lei per dimostrare che a farli ammalare sono state le particelle?

AG – Quasi una ventina di anni di analisi di microscopia elettronica sui tessuti malati di qualche centinaio di soldati morti o ammalati.

RD– Veniamo alla commissione e alle sue conclusioni.

AG – Questa commissione, a differenza delle altre, è molto più puntuale, più rispettosa dei risultati scientifici e meno politicizzata. Grazie alla saggezza e alla caparbietà del presidente, l’onorevole Scanu, e ai membri della commissione si sono auditi tutti i vertici della Difesa chiedendo loro che cosa avevano fatto per identificare il rischio affrontato dai nostri ragazzi sia nei poligoni di tiro sia all’estero nelle missioni di pace. Si è riconosciuto tutto lo Stato Maggiore come datore di lavoro dei soldati e si è contestata la non adeguatezza dei controlli e della vigilanza. Si è quindi riconosciuto un rischio per la salute umana e nel lavorare in luoghi inquinati come quelli bombardati contaminati da nanoparticelle e anche nella profilassi vaccinale non in linea neanche con le prescrizioni delle ditte produttrici.

RD – Che cosa accadrà ora?

AG – Questa commissione ha aperto un varco che credo difficilmente la Difesa potrà richiudere. Si spera quindi che prossimamente, quando ci saranno nuovi ragazzi che si ammaleranno dopo le missioni all’estero, le commissioni mediche non rigettino aprioristicamente la domanda di riconoscimento della correlazione fra il luogo e condizioni di lavoro e la malattia.

RD – Mi pare, leggendo la relazione, che sia stata ufficialmente riconosciuta la partecipazione dei vaccini all’instaurarsi della malattia.

AG – Era impossibile non farlo.

RD – E si afferma con chiarezza che gli effetti avversi sono sottostimati.

AG – Noi lo diciamo da anni semplicemente perché è vero, e lei non ha idea di quante persone danneggiate o con i figli danneggiati ci raccontano delle loro tragedie che restano sconosciute al resto del mondo e, anzi, non è raro che ci dicano di essere stati sbeffeggiati. La sottostima è enorme e, purtroppo, la verità è che i medici denunciano solo una minima parte degli effetti deleteri, arrogandosi una funzione di giudizio che non spetta loro.

RD – Ma, se i vaccini sono pericolosi per dei ragazzi sani e scelti come sono i militari, che cosa si può dire per i bambini?

AG – Che le cose non vanno certo meglio per loro.

RD – Che cosa dovrebbero dire e fare ora tutti coloro che, a livello politico, medico e mediatico, hanno asserito che i vaccini sono innocui?

AG – È fin troppo evidente che tanto è stato nascosto e tanto è stato distorto, a tutto discapito della salute. Il minimo che si dovrebbe fare è di cominciare a rivedere in modo serio e senza concessioni a nessuno tutte le posizioni senza preconcetti e senza censure.

RD – Lo si farà?

AG – Se alle prossime elezioni le cose resteranno come sono, ho paura di no.

RD – Grazie a tutti e due.

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