Le opinioni di Giulia Innocenzi e i millantatori

Montanari-Gatti-Labassanese.jpg

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vorrei cominciare chiedendole un parere sul libro di Giulia Innocenzi in cui lei e sua moglie siete tirati in ballo.

Stefano Montanari – Me ne vergogno, ma quella signorina proprio non l’avevo mai sentita nominare. È stato un amico a mandarmi qualche riga presa da uno scritto della ragazza in cui si afferma seccamente che le nostre ricerche sono prive di fondamento scientifico [https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/12/05/giulia-innocenzi-wired/ (N.d.R.)]. Davanti al parere di una persona così autorevole, mi chiedo che cosa penseranno ora di noi alcune delle maggiori università del mondo con cui abbiamo collaborato, altre con cui collaboriamo, il Premio Nobel Luc Montagnier, peraltro bersaglio di un’infinità di scienziati che fanno ricerca sui social network… Dell’uscita del libro sono stato avvertito da un libraio sconsolato ma, del resto, se si pubblica Burioni, si può ben pubblicare la signorina Innocenzi.

RD– A sua conoscenza, su che cosa si basa il giudizio di Giulia Innocenzi?

SM  – Non ho idea. Vede, oggi, grazie a Internet, chiunque si sente in diritto di salire in cattedra pontificando su qualunque risvolto dello scibile umano. Dunque, nessuna meraviglia se una signorina priva di qualunque nozione, per basilare che la nozione sia, in campo scientifico e senza aver mai messo piede in un laboratorio se non, magari, come turista, si permette di insultare il lavoro fatto da chi quel lavoro lo fa da decenni, lo fa senza i conflitti d’interesse che avvelenano l’operato di tanti sedicenti scienziati, e ha fatto scoperte che non solo hanno rivoluzionato la Medicina moderna ma di cui si appropriano poveri personaggi che millantano una partecipazione, di fatto mai nemmeno accennata, alle nostre ricerche quando non arrivano a sostenere di esserne gli autori, magari dieci o quindici anni dopo che noi avevamo resa pubblica la scoperta. Se avessi tempo da perdere, inviterei la ragazza a un bel confronto pubblico nel quale quella potrebbe dimostrare ciò che dice con tanta sicumera. Ma, se mi dovessi occupare di tutte le stramberie che ragazzotti presuntuosi, politici bulimici, medici in cerca di quattrini o anche solo di visibilità sparacchiano, non avrei tempo nemmeno per dormire. È solo quando qualche amico mi sottopone la stupidaggine di turno che vengo a sapere delle imprese di questi signori.

RD– Non pensa a una querela?

SM– Le ho detto che non ho tempo da perdere. E poi quella ragazza ha semplicemente espresso un’opinione come da articolo 21 della Costituzione. Se, poi, si è resa ridicola, sono fatti che non mi riguardano.

SM – Lei ha accennato a dei millantatori…

SM – Se la ricorda la sedicente giornalista, quella radiata dall’ordine, che si spacciava per autrice di inchieste mai fatte sul nostro lavoro? Quella, intendo, che raccontava, tra le altre ingenue bugie, di essere andata a controllare se il microscopio che Grillo ci fece sottrarre funzionasse e dichiarò che era in piena attività quando era spento da tempo immemorabile? Quello è un esempio di millanteria. Poi ci sono i personaggi che spacciano una collaborazione con noi benché noi non li abbiamo mai visti né sentiti. Con quella specie di patente i personaggi si vendono per esperti di nanopatologie. E poi le università che millantano scoperte fatte invece da noi anni prima. E, a proposito di università, dia un’occhiata al lavoro che abbiamo fatto mia moglie ed io sulla leucemia. Ora c’è qualcuno che racconta di aver partecipato a quella ricerca quando, invece, non sa nemmeno di che si tratta. E il microscopista elettronico contrabbandato per essere tra i più grandi del mondo? E il poveraccio che ora ha aggiunto un tocco di ebraismo al suo nome e che millanta lauree, docenze, appartenenze addirittura a servizi segreti, imprese giornalistiche di guerra, consulenze pontificie e chi più ne ha più ne metta? E, a proposito di lauree, quello che si presenta come grande esperto di scie chimiche con una laurea in Fisica stampata in cucina? Ma, se si volesse compilare un elenco dei protagonisti e delle comparse dell’opera buffa in cui siamo immersi, temo che occorrerebbero alcuni tomi dello spessore di quelli della Treccani.

RD – E per i vaccini qual è la conseguenza di tutto questo?

SM – Il problema dei vaccini è importantissimo. Si tratta di una tipologia di farmaci molto particolari per il semplice fatto che si somministrano non ai malati ma a chiunque e ripetutamente, partendo dalla nascita e senza limiti d’età. In aggiunta, in alcuni paesi del mondo sono addirittura obbligatori e, dunque, diventa difficile scansarli. Per motivi che ho illustrato tante volte, gli effetti collaterali che i vaccini inducono sono senza dubbio più gravi dei problemi sanitari che risolvono, se mai un problema l’abbiano risolto. Dunque, occorre ristabilire almeno la ragionevolezza.

RD– Che sarebbe?

SM – La prima cosa da fare è quella di lasciare piena libertà a chiunque di vaccinarsi o di non vaccinarsi. Poi, ma forse ancora più importante, occorre controllare che cosa c’è in quei prodotti proibendo la messa in commercio di farmaci contenenti sostanze notoriamente tossiche e sostanze inquinanti. Pensi che nei vaccini ci sono dichiaratamente sostanze il cui uso è vietato in Medicina. Poi, ancora, deve essere chiaro che la buona pratica medica, quella calpestata ad ogni piè sospinto, deve assolutamente essere ripristinata e il medico deve tornare alla sua dignità, liberandosi dalla mansione mortificante di boia di regime. E, ancora, bisognerebbe impedire le cosiddette fake news. Pensi che non sono pochi i tromboni che, con l’applauso del regime, sostengono, tra le altre fandonie, che i vaccini non contengono mercurio quando tutti lo contengono e, addirittura, oltre a quello che resta presente come residuo di produzione, in alcuni farmaci viene aggiunto nel prodotto finito. Basterebbe leggere i bugiardini, cosa obbligatoria per medico e paziente ma che i medici quasi mai fanno e quasi di regola invitano pesantemente il loro paziente a non fare.

RD– Ma veniamo alla domanda che le avevo fatto sulle conseguenze provocate dalla presenza di millantatori.

SM – Il business dei vaccini è enorme. Non tanto per il fatturato ma per l’incredibile valore aggiunto garantito dai prodotti, tanto che da anni esistono i cosiddetti vaccine bond, strumenti finanziari quanto mai redditizi che sfruttano la differenza abissale tra i costi di produzione e i prezzi di vendita, e il privilegio di godere di una clientela enorme obbligata. Così, chi, furbescamente, ha deciso di trovare di che vivere facendo da complice a tutto quanto ruota intorno ai vaccini è accolto sempre benissimo e viene incoronato e premiato ad ogni piè sospinto. Questi personaggi millantano regolarmente conoscenze che non hanno e insinuano nelle menti delle loro vittime idee non solo strampalate ma pericolose per la loro stessa salute. Per smascherarli sarebbe sufficiente che si mettesse in pista una serie d’incontri con costoro per confrontarsi. Ma, naturalmente, questi non ci cascano, sapendo benissimo che ne uscirebbero a pezzi e, allora, addio quattrini, carriera e ribalta. Ma anche dall’altra parte qualcosa c’è. Certo si tratta di un ossicino magro magro, ma un po’ di polpa da rosicchiare rimane. È lì che si avventano esperti d’occasione, avvocati che non sanno nemmeno quali sono le regole per mettere in atto certe azioni legali, medici che vivono grazie ai danni che i vaccini provocano e, naturalmente, le macchiette capaci di recitare la parte di qualunque personaggio. Se si vuole davvero ristabilire la ragione, tutti questi figuri devono essere allontanati. Ma, come accade per i tanti gonzi che pendono dalle labbra degli scienziati di regime, anche dall’altra parte c’è chi cade in trappola.

RD – E qual è la sua posizione?

SM – Io me ne resto fuori. Ciò che faccio è semplicemente comunicare l’esito delle analisi che portiamo avanti da molti anni e sottolineare le troppe cose che non vanno sia nei vaccini in quanto prodotto farmaceutico sia in come questi vengono usati.  Naturalmente la cosa non piace né all’industria né a tutta la giostrina di chi fa quattrini con i vaccini. Ma, come vede, la mia posizione non piace nemmeno ai cosiddetti “anti-vax” di cui, di tanto in tanto, secondo qualche scribacchino io sarei una sorta di santone. Di tutto questo io non m’interesso e continuo a ricercare.

RD – Posso chiederle perché lo fa?

SM – Non lo so nemmeno io. Da sempre mia moglie dice che per salvare un bambino si fa anche un patto con il diavolo, e di bambini da salvare dalle grinfie dei pazzi ce ne sono a milioni. Provi ad incontrare di persona anche solo uno dei tanti bambini massacrati dai vaccini o una delle ragazzine rovinate dal vaccino anti-Papilloma virus e si renderà conto di quanto è difficile girarsi dall’altra parte. Se i nostri lavori sulle polveri belliche, sugli inceneritori, sulle centrali energetiche, sulle biomasse, sui cementifici ci avevano dato non pochi guai, i vaccini sono mille volte peggio. L’ho ripetuto chissà quante volte: non lo rifarei mai più. Ma ora, come faccio a tirarmi indietro?

RD – Se vi toglieranno davvero il microscopio, si tirerà indietro per forza.

SM– A quel punto non avrò più nessuna responsabilità. Io ho fatto molto più di quanto fosse mio dovere fare e, se allora la gente preferirà che noi togliamo il disturbo, non saranno fatti che ci riguardino.

RD – Mi sembra quasi contento.

SM – Contento non saprei. In un certo senso, sollevato.

RD – Essendo lei ancora, per così dire, sul pezzo, le vorrei chiedere che cosa ne pensa della scolaresca che si è vaccinata per proteggere il compagno malato di tumore.

SM – Davanti agli atti di generosità non ci si può altro che commuovere e quei ragazzini sono stati davvero commoventi.

RD – Dunque, hanno fatto bene a vaccinarsi.

SM – Il tutto si basa su un concetto che definire ridicolo è fargli un complimento: quello dell’immunità di gregge, cioè la bufala di maggior successo dell’industria farmaceutica. Se anche il fenomeno fosse reale, si dovrebbe ritenere che il ragazzo con il cancro passi la sua vita a scuola senza contatti con altri che non siano i suoi compagni. Ma ci sono anche altri punti di cui tenere conto. Il primo è che nessun vaccino assicura un effetto su tutti coloro che se lo sono iniettato. Il secondo è che il virus su cui il vaccino è stato preparato ha ben poche probabilità di essere ancora in circolazione e, dunque, ci si vaccina contro qualcosa la cui esistenza è comunque in dubbio . Il terzo è che nessuno ha mai sperimentato quel farmaco e, dunque, nessuno sa se possa funzionare. Il quarto è che, di norma, i vaccini antinfluenzali contengono ancora più inquinanti di quanti non ne contengano gli altri vaccini e, dunque, un’analisi preventiva s’imponeva ma non è stata fatta. Il quinto è che i vaccinati sono spesso dei portatori più o meno sani della malattia e, dunque, il ragazzo che nelle intenzioni ci si proponeva di proteggere rischia invece di contrarre dai compagni  l’influenza causata dal virus su cui il vaccino è stato approntato. Per loro, se proprio si doveva mettere in atto l’esibizione, una quarantena era indispensabile. In conclusione, come diceva Karl Marx, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e, dunque, quei ragazzi oggettivamente commoventi sono semplicemente vittime dell’ignoranza voluta dal regime e, peggio ancora, rischia di esserne vittima il povero ragazzo che ammalato lo è già sul serio e che non ha di sicuro bisogno di pioggia sul bagnato.

RD – Cambiamo leggermente argomento. Il Ministero della salute ha querelato il Codacons accusandolo di procurato allarme. Ci dà un suo commento?

SM– Da quanto so, il problema starebbe nelle contaminazioni presenti nei vaccini, quelle che noi rileviamo da tanti anni. Io non sono certo un esperto di leggi umane, essendo molto più modestamente limitato a quelle della Chimica e della Fisica. A quando risulta dalle nostre analisi diventa difficile affermare che quei medicinali sono come dovrebbero essere e, dunque, sempre a lume di buon senso, sarebbe opportuno che ci si sedesse davanti a un microscopio elettronico esattamente come fu proposto alla signora Lorenzin un bel po’ di tempo fa senza che lei si degnasse di rispondere. Visto che siamo citati mia moglie ed io, con quel microscopio e con gli esperti del Ministero ci dovremmo confrontare analizzando insieme i prodotti e poi traendone le conclusioni del caso senza guardare in faccia nessuno.

RD – E invece…

SM – E invece il Ministero fa tutt’altro e quello che fa non ha niente a che fare con il motivo stesso dell’esistenza di quell’ente, motivo che è solo ed esclusivamente la protezione della salute di chi paga gli stipendi e ha il diritto di potersi fidare. Le querele, le chiacchiere, le stupidaggini televisive servono solo a confondere le acque e a difendere il business. Io non so che esito avrà quella querela, ma mi pare che il solo sporgerla disonori il Ministero che, invece di ricorrere a questi mezzucci intimidatori sperando di trovare un magistrato ad hoc, dovrebbe fare onestamente il suo dovere, cioè controllare davvero quei farmaci a partire dalla loro produzione e proseguendo fino all’ultimo degli effetti collaterali.

RD – E di effetti collaterali si sta parlando sempre più spesso.

SM – Ad essere molto ottimisti da noi se ne denuncia uno su venti, anche se il medico è obbligato a farlo. Qui occorre precisare che non sta al medico giudicare se l’effetto sia dovuto o no al vaccino.

RD – Mi spieghi meglio.

SM – Supponiamo che venga iniettato un vaccino ed entro qualche giorno accada qualcosa di classificabile come patologico. Il medico non ha nessun diritto di stabilire se si tratti o no di qualcosa di cui il vaccino è responsabile. Il medico deve solo denunciare il fatto agli organi preposti e saranno questi organi a stabilire se ci sia stato un legame con la vaccinazione. Ciò che accade, invece, è che il medico decide se denunciare o no l’avvenimento, e questo è totalmente abusivo. Aggiungo che troppo spesso il medico decide di tacere per non avere guai con il regime, in questo modo macchiandosi non solo di un’illegalità ma contribuendo a falsare i dati.

RD – Repubblica ha pubblicato un articolo in proposito in cui si dice che sua moglie non ha niente a che fare con il CNR [http://www.repubblica.it/salute/2017/12/04/news/vaccini_il_ministero_della_salute_querela_il_codacons_per_procurato_allarme-183031764/?ref=search (N.d.R.)]. Come stanno le cose?

SM – Qui sarebbe opportuno che rispondesse lei ma in questo momento si trova in Sudafrica dove è relatrice, tra l’altro premiata, ad un congresso internazionale di microscopia elettronica e dove sta portando avanti un lavoro con un’università con cui stiamo collaborando. Diversi anni fa si tentò di sottrarre a mia moglie, inizialmente con successo, il primo microscopio elettronico di cui lei aveva la responsabilità e, non senza fatica e perdita di tanto tempo, lei lo fece trasferire al CNR di Faenza che le diede l’associatura. Ora il problema è che mia moglie si occupa anche di vaccini e, senza sorpresa, chi fa parte del regime non gradisce che si ficchi il naso in quei farmaci. Così, senza nemmeno mettersi in contatto con lei per avvertirla, ora si apprende che qualcuno, non è chiaro chi, avrebbe votato per terminare il rapporto. Prescindendo dalla modalità che non mi pare particolarmente urbana, le motivazioni che si apprendono non  in modo debitamente ufficiale ma apprendendole da un giornale sono abbastanza buffe. Tra l’altro si racconta che, al CNR di Faenza, da due anni mia moglie non la vedono più, il che, a parte il tempo che non è proprio esatto, è sostanzialmente vero, ma ciò che non si dice è che le hanno sempre raccontato che lo strumento non sarebbe completamente funzionante e la parte che non funzionerebbe è essenziale per le nostre ricerche. Che ci andrebbe a fare lei a Faenza se l’apparecchio è inutilizzabile resta avvolto nel mistero e in una logica che personalmente mi sfugge. Perché quella parte dell’apparecchio non sia stata riparata pure mi sfugge. A questo punto qualche sospetto nasce per forza. Insomma, ancora una volta ci sono i vaccini di mezzo su cui il regime tiene sempre gli occhi e gli orecchi aperti, e certo non si cura del galateo. Insomma, mia moglie è stata condannata in ambito CNR a seguito di un processo misterioso mai notificato in cui non è chiara l’accusa, in cui non è stata concessa la difesa e di cui, oltre alla stessa esistenza, pure della sentenza non esistono tracce al di là di quanto riportato casualmente da un quotidiano.

RD – E ora, se ho capito bene, quel microscopio resta a Faenza.

SM– Sì, è così. Ma, dopotutto, ci abbiamo fatto il callo. Almeno ce lo ha fatto mia moglie. Quando era all’università, lei riusciva ad avere finanziamenti per le sue ricerche e chi occupava posizioni superiori a quei finanziamenti attingeva senza vergognarsene neppure. Poi c’è il microscopio finito a Faenza. Poi il microscopio finito a Urbino. Ognuno si faccia la propria opinione. In fondo tutto questo può anche essere divertente e può essere chiarificatore di come funzionano le istituzioni italiane.

RD – Non le chiedo se abbiamo speranze.

SM – Non me lo chieda.

 

Diffondi questo articolo

PinIt