La Storia ci può essere maestra

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari

Roberta Doricchi – Impossibile non cominciare con la sentenza della Corte Costituzionale a proposito dei vaccini.
Stefano Montanari – Naturalmente io non sono un giurista e, dunque, parlo da uomo della strada. Ammesso che i ricorsi siano stati presentati male, il che è certamente possibile, con ciò che ha sentenziato, la Corte ha dimostrato la sua statura. Di fatto, senza cercare di aggirare l’ostacolo e parlando francamente, ciò che ha detto è che, con il piccolo calo del ricorso ai vaccini, il business delle case farmaceutiche rischia un piccolo contraccolpo e, dunque, la legge palesemente anticostituzionale che prescrive un trattamento sanitario non solo coatto ma indiscriminato va benissimo. Se avevamo bisogno di un motivo ulteriore per vergognarci di essere italiani, la Corte Costituzionale ce l’ha regalato.
RD – Ora pare ci si rivolga alla giustizia europea.
SM – Non facciamoci illusioni. Qui non è questione di giustizia ma di un giro vertiginoso di quattrini e di un’ignoranza abissale che viene coltivata con ogni cura.
RD – Dunque, nessuna speranza?
SM – No.
RD – Ora siamo alla vigilia del settantesimo compleanno della Costituzione.
SM – Settant’anni e non li dimostra. Chi la leggesse si troverebbe davanti pagine quasi di poesia ma temo che ben pochi l’abbiano letta e tra i tanti ci potrebbero in qualche modo stare i giudici della Corte che forse un tempo l’avranno pure fatto ma di certo non se ne sono giovati e, comunque, hanno dimenticato tutto. Da anni quegli articoli sono calpestati senza ritegno e gli italiani, che pure poco tempo fa votarono per tenerli intatti, pare non se ne accorgano nemmeno. E non si rendono neppure conto che sono derubati di tutto. Nella storia le dittature si sono sempre succedute e tutte si sono portate via qualcosa. Sempre la libertà di pensiero e di espressione, perché quello è un caposaldo di ogni regime dittatoriale. Quello in cui viviamo ora, però, ha fatto qualcosa cui non si era mai arrivati: questi personaggi, palesemente usurpatori di un potere che nessuno ha mai attribuito loro, si sono presi anche la salute, fino alla vita stessa, di tutti indiscriminatamente e includendo salute e vita delle generazioni a venire. La delinquenza legata ai vaccini è qualcosa di unico nella storia e, per essere certi di poter continuare con la loro criminalità, hanno perfino imbavagliato quella ricerca che l’articolo 9 e l’articolo 33 della Costituzione garantiscono libera. Questo per non dire dell’articolo 34 che la legge Lorenzin sbeffeggia.
RD – Mi pare che negli ultimi tempi l’offensiva pro vaccini si sia intensificata.
SM – Era inevitabile. Mano a mano che la cultura e la consapevolezza crescono a livello popolare, non il normale rendere disponibili i vaccini a chi decida liberamente di usarli ma imporli con la violenza diventa più difficile. Così, non resta che mettere in atto una valanga di disinformazione mirata e senza lesinare quattrini. Goebbels, il ministro della propaganda nazista, era un maestro della tecnica. Recentemente assistiamo a trasmissioni televisive allucinanti, una delle quali, quella della signora Berlinguer in coppia con Roberto Burioni, grida davvero vendetta per le idiozie propinate ai teledipendenti e per i metodi di persuasione beceri e volgari adoperati, a dir poco offensivi nei riguardi di chi paga lo stipendio a quella signora. Ma accenda la radio e le sarà quasi impossibile non subire il martellamento pubblicitario a favore dei vaccini. Addirittura ora si spingono i vecchi a vaccinarsi contro un assortimento di malattie, per di più a spese dei contribuenti, quando è noto che un ultrasessantacinquenne non potrà mai beneficiare di un’immunità da vaccino. E ora, a dispetto dei disastri fatti, è in partenza la campagna per vaccinare contro il Papilloma virus anche i maschietti. Un business quanto mai promettente dopo il tonfo economico della Merck con il disastro fatto dal Vioxx.
RD – A proposito di radio, ha sentito la trasmissione di Radio Deejay di venerdì sera alla quale partecipava il professor Cossarizza dell’Università di Modena?
SM – Sì, ma per una ragione insolita. Poco prima delle otto di sera mi ha telefonato la mia avvocatessa per dirmi che quella radio, della cui esistenza ammetto di essere stato ignaro fino a quel momento, aveva appena trasmesso un’intervista con quel tizio che, ancora una volta ammetto, non avevo mai sentito nominare fino a due o tre settimane fa. Così, mi sono fatto mandare il link [https://www.deejay.it/audio/20171201-14/545026/ (N.d.R.)] e domenica mattina ho ascoltato l’esibizione. Devo dire che non mi aspettavo che un professore, con tutte le attenuanti del caso, si prestasse ad una farsa così ignobile. Magari al momento farlo può portare qualche misero vantaggio, ma, alla lunga, dimostrarsi così disperatamente ignorante non può che nuocere. Rendersi ridicoli, poi, peggiora le cose. Scegliendo appena una perla, quando l’intervistatore, un tale cui bisognerebbe spiegare come si fa la satira, ha tirato fuori la storiella del microscopio nel mio salotto, se il Cossarizza avesse avuto un briciolo di dignità gli avrebbe fatto presente che quell’aggeggio non è destinato a fare arredamento a casa mia ma al mio laboratorio dove farebbe tutt’altro che la decorazione. E il mio laboratorio, che un tempo ha ospitato il microscopio che poi Grillo fece emigrare altrove, ha locali adatti che già una dozzina di anni fa furono ispezionati a cura della Comunità Europea. Poi, chissà, avrebbe anche potuto aggiungere che il laboratorio figura tra le cento offerte comunitarie di punta e che mia moglie è riconosciuta come uno dei massimi scienziati a livello mondiale. Capisco che l’invidia possa giocare dei brutti scherzi, ma, con il tempo, spesso tacere si rivela la scelta migliore. E ancora migliore si rivela l’essere onesti.
RD – Sabato sera lei ha tenuto una conferenza proprio a Modena, la città in cui abita il professor Cossarizza. Era presente? Ha fatto domande?
SM – Naturalmente no. La tecnica è elementare: si spara quando si è al sicuro dietro la gonna della mamma e mai e poi mai si accetta il confronto. Quindi, lui ben si è guardato dall’intervenire. Ora, come è stato chiarissimo con lo spettacolino radiofonico, c’è il terrore che noi ci procuriamo un altro strumento dopo che si era pensato d’imbavagliarci rottamando quello che fu il nostro microscopio e che ancora oggi, grazie ad un giudice illuminato e all’associazione Vitalmicroscopio, riusciamo ad usare una volta la settimana. Se riuscissimo ad averne uno nel nostro laboratorio, rottamare il microscopio come espediente per toglierci di mezzo sarebbe un errore clamoroso perché un apparecchio, per di più nuovo, noi lo avremmo a disposizione non saltuariamente ma 365 giorni l’anno. E, allora, ecco la necessità di fare in modo che la raccolta fondi fallisca e il microscopio non arrivi, mettendo in atto non importa che e non importa a che prezzo morale.A la guerre comme à la guerre .
RD – Ora le conferenze pro vaccino vanno intensificandosi.
SM – Ormai si è formata una compagnia di giro che, sfidando il ridicolo, batte ogni strada italiana. Lasciando da parte Burioni, ormai una superstar, [http://www.stefanomontanari.net/grazie-roberto/ (N.d.R.)] che si esibisce instancabilmente come venditore da fiera un po’ dovunque, naturalmente sempre sottraendosi ad ogni confronto, cosciente che ne uscirebbe a pezzi come già accadde al professor Pregliasco che, dopotutto con grande correttezza, un confronto lo accettò, ora la truppa si rimpingua. Da un po’ di tempo abbiamo un tale Guido Silvestri, dipendente italiano di una piccola università americana, che è arrivato in Italia a controllare che i grillini facciano il loro dovere di lacchè di Big Pharma. Il personaggio, autore di sfondoni carnevaleschi quando, oltre a fare lo scienziato, mestiere che non gli riesce proprio benissimo, si mette pure a fare il matematico, ora si esibisce in coppia con una new entry: quel tale Cossarizza, dipendente dell’Università di Modena di cui dicevo, alla disperata ricerca di una visibilità cui ingenuamente anela senza mai esserci arrivato. Se da una parte le enormità che questi due sparano sono esilaranti, dall’altra sono qualcosa cui occorrerebbe prestare grande attenzione, dato che ciò che viene raccontato è, a dir poco, fuorviante. Qualche giorno fa quel Cossarizza ha dato il meglio di sé in un paese in provincia di Modena insieme con la moglie, tale Cristina Mussini, e con due burocrati dell’Ausl locale. Il tutto sponsorizzato dal Lions Club. Le stupidaggini e le bugie grottesche che quei quattro hanno avuto la faccia tosta di rovesciare addosso ai fortunatamente pochi presenti sono state mortificanti [http://www.stefanomontanari.net/eravamo-quattro-amici-al-bar-2/ (N.d.R.)].
RD – E, come sempre, nessuna possibilità di fare domande…
SM – Naturalmente. Dopotutto quelli sanno bene che non sarebbero in grado di reggere nemmeno alle domande di un qualunque uomo della strada. Dunque, se la suonano e se la cantano e poi scappano. Una delle tante cose buffe è la critica che io ricevo di tanto in tanto quando mi si dice che alle mie conferenze non c’è dibattito. Prescindendo dal fatto che è alle conferenze reclamistiche di Big Pharma che il dibattito non è ammesso, è proprio il tempo che io dedico alle domande del pubblico la parte più interessante delle mie conferenze, e spesso si tratta di ore. Chiunque può porre domande e, se i signori medici ossequienti al regime, i burocrati che tengono famiglia e i giornalisti pennivendoli non sono presenti o, se lo sono, se se stanno acquattati e non si espongono facendo domande boomerang, non è cosa che mi possa essere imputata. La regola, poi, è che questi, a conferenza conclusa, se ne scappano a casa da dove sparano le loro povere cartucce attraverso la tastiera del computer come personaggi di Maurizio Crozza.
RD – Lei invita da anni il professor Burioni ad affiancarla al microscopio quando analizza un vaccino. Come stanno le cose oggi?
SM – Come stavano fin dal primo momento: in coerenza con il personaggio, Burioni scappa, preferendo rivolgersi, al sicuro, protetto da un piccolo esercito di vigilantes e con la Polizia di stato a difenderlo da aggressioni immaginarie, ad un pubblico senza cultura e psichicamente pronto ad acquistare il sale antimalocchio proposto. Ma quello che vale per Burioni vale pari pari per tutti i suoi imitatori, giù fino all’ultimo dei Fantozzi speranzoso di affascinare la signorina Silvani.
RD – Se lei non è certo tenero con queste persone, non mi pare lo sia nemmeno con i cosiddetti antivaccinisti.
SM – Ormai l’ho gridato fino all’esaurimento delle forze. Non pochi di coloro che si sono messi a fare da caporioni di quel movimento sono nient’altro che dei furbetti o dei disperati in cerca di qualcosa con cui sbarcare il lunario. C’è chi si lancia in politica, c’è chi è in cerca di clientela, c’è chi deve comunque portare a casa la pagnotta, c’è chi è assuefatto a certi lussi cui non sa rinunciare e, come diceva quel tale, il fine giustifica i mezzi. Se in genere si tratta di personaggi irritanti, tra loro ce n’è almeno uno divertente: dopo essersi spacciato per dottore in qualcosa che non è dato sapere, non avendo quello mai frequentato alcuna università; per inviato di guerra di un quotidiano dove nessuno lo conosce e, per la cronaca, in un territorio in cui mai ha messo piede; per padre di un figlio morto addirittura in guerra e un altro danneggiato da vaccini quando non ha mai avuto figli; per consigliere del papa Benedetto XVI da lui chiamato familiarmente “er Tedesco”; per agente del Mossad; per professore all’Università di Gerusalemme Est, ora ha deciso di cambiare nome e cognome acquisendo un’identità ebraica con cui da qualche giorno si firma. E pensare che io, anni fa, ho incontrato tutta la sua famiglia e posso assicurare che di semita non c’è proprio nulla. E, comunque, dubito assai che qualcuno di loro abbia mai varcato i confini d’Israele anche per un semplice, pio pellegrinaggio. Mi fermo qui per pietà, ma ci sarebbe altro. Tutto ciò è oggettivamente ridicolo, eppure, esattamente come avviene per gli psicolabili che seguono Burioni, c’è una folla di poveretti disposti a dare credito a questo pittoresco personaggio.
RD – E che cosa c’è di divertente?
SM – Vede, di solito chi infinocchia il prossimo ha una grande abilità nel rendersi credibile. Chi le vende il Colosseo le esibisce tutti i documenti con tanto di timbri, firme e ceralacca che le dimostrano come l’anfiteatro Flavio appartenga legalmente alla sua famiglia fin dai tempi di Carlo Magno e, dunque, glie lo può vendere con tutte le garanzia del caso. Quel personaggio, invece, è così ingenuamente esagerato, così ingenuamente caricaturale da sembrare uscito da un vecchio film di Totò, e solo un gonzo ci può cascare. E la fusione di figure del genere e di gonzi è in qualche modo divertente.
RD – Qual è lo schieramento della politica?
SM – Qualche raro esponente politico cerca di fare almeno un po’ di chiarezza, ma la stragrande maggioranza è schierata a favore del vaccino ad oltranza. Del resto, stare con chi ha quattrini e non li lesina ha sempre attratto chi è dotato di una morale adattabile.
RD – Ormai le Cinque Stelle si sono apertamente dichiarate e ora sono arrivati i radicali.
SM – Sono tutti fatti con lo stesso stampino.
RD – Lei ha contatti frequenti con il resto del mondo. Com’è la situazione?
SM – Ora stiamo lavorando ad una ricerca con un’università sudafricana e mia moglie ed io siamo appena tornati da Ginevra dove insegniamo nanopatologia. Con qualche eccezione come, ad esempio, quella della Svezia, la maggior parte dei politici, non importa dove localizzati, è perdutamente innamorata dei quattrini delle industrie farmaceutiche e, come si suol dire, all’amore non si comanda. Ad un paio di giorni dal nostro ritorno dalla Svizzera, un’allieva francese mi ha scritto dicendomi che si è rivolta alle autorità sanitarie del suo paese chiedendo se fosse vero che i vaccini contengono mercurio. La loro risposta è stata che non si tratta di mercurio ma di una sua forma allotropica.
RD – Che cosa significa?
SM – L’allotropia è la proprietà di certe sostanze di esistere in forme diverse. Insomma, gli stessi atomi ma in combinazioni differenti. Prenda ad esempio l’ossigeno. Questo può esistere come molecola formata da due atomi uniti insieme, e questa è la condizione di gran lunga più comune, o in combinazione di tre atomi chiamata ozono. In questo secondo caso la forma è quanto mai instabile e tende velocemente a tornare alla molecola fatta di due atomi. Se anche il mercurio esistesse mai come allotropo, sempre di mercurio si tratterebbe e, dunque, non farebbe la minima differenza. E, allora, chi ha risposto ha due possibilità: o è ignorante e non sa che cosa dice o, più probabilmente, è stato istruito a prendere per i fondelli gli eventuali ficcanaso truffandoli con una sorta di latinorum come diceva Renzo de I Promessi Sposi.
RD – Insomma, tutto il mondo è paese.
SM – Appunto.
RD – Ma il mercurio c’è o non c’è?
SM – Chiunque abbia nozioni di tecnica farmaceutica sa che, per fare i vaccini, il mercurio si usa e sa pure che è tecnicamente impossibile allontanarlo del tutto a procedura di produzione completata. Dunque, tutti i vaccini contengono mercurio. Ci sono casi, poi, in cui addirittura altro mercurio viene addizionato come capita, ad esempio, per certi vaccini contro l’influenza o per i vaccini destinati a climi caldi e con situazioni disagiate come spesso è il caso dell’Africa in cui il trasporto all’interno della catena del freddo è tutt’altro che garantito. Se ha avuto occasione di vedere i risultati delle analisi fatte in Germania dal laboratorio Agbug avrà constatato che il mercurio era presente in tutti i campioni [http://www.vacciniinforma.it/2017/02/15/vaccini-e-germania-fiale-analizzate-e-una-verita-scioccante/5037 (N.d.R.)]
RD – Torniamo un attimo indietro, a chi manifestava contro l’obbligatorietà dei vaccini come è stato recentemente a Roma.
SM – Io a Roma non c’ero ma il fallimento fin troppo facile da pronosticare a Roma c’è stato eccome: quattro gatti volonterosi e la Corte Costituzionale che, allo spettacolo, si è fatta una grassa risata. Parlando in generale e non specificamente di Roma, sarebbe interessante sapere quanti siano stati e che fine abbiano fatto i soldi raccolti alle varie manifestazioni. La mia impressione è che si tratti di raccolte che, se le osserviamo dal punto di vista della causa, cioè dell’abolizione di quell’ignobile legge, non sono servite a nulla, con l’aggravante che la gente ha già dato e non vuole mettersi le mani in tasca tutti i giorni. Se la gente deve sborsare quattrini per pagare i viaggi e i soggiorni di qualcuno, i palchi, gli altoparlanti, le spese legali di azioni a dir poco sconsiderate perché palesemente senza sbocco e ritrovarsi in mano un pugno di mosche, mi pare che non ci siamo proprio. È strano come si riescano ad ottenere fondi in cambio di zero, e l’esempio de I Bambini delle Fate e dei 100.000 Euro di cui aspettiamo da quasi un anno e mezzo i risultati potrebbe essere indicativo, mentre quando dall’altra parte c’è la certezza di ottenere qualcosa di utile si storce il naso, nascono dubbi su dubbi e si pongono mille difficoltà. Ma, evidentemente, va bene così: l’Homo sapiens è un animale unico. E questo per fortuna del Pianeta.
RD – A suo parere che cosa bisognerebbe fare?
SM – Un enorme passo avanti sarebbe lo svuotamento di Camera e Senato e il pensionamento di un esercito di funzionari. Questo potrebbe portare ad una trasformazione nel senso dell’onestà dei mezzi d’informazione, oggi in gran parte asserviti, e al ritorno dei medici alla dignità che spetta loro, una dignità di cui sono stati rapinati anche, occorre dirlo, per la viltà e l’opportunismo di non pochi rappresentanti della categoria. Ma svuotare il parlamento significa inevitabilmente riempirlo di rappresentanti del popolo sulla cui preparazione culturale e sulla cui onestà nessuno potrebbe giurare. Fino a che, in spregio alla Costituzione, saranno i partiti a decidere chi siede in poltrona e chi no, non avremo scampo. L’altra mossa indispensabile è rivedere dalle radici l’università. Fino a che l’istruzione sarà nelle mani in cui si trova ora, non si potrà che ricavare una classe dirigente che, se già adesso è a livelli vergognosi, non si potrà che peggiorare, anche se peggio della condizione corrente sembra difficile ipotizzare.
RD – Vorrei che ora mi dicesse qualcosa a proposito delle analisi prevaccinali.
SM – La cosa in sé è semplice e, nei miei ricordi, fu in qualche modo argomento della prima lezione che io ebbi tanti anni fa all’università. Prima di somministrare un farmaco la buona pratica medica obbliga a controllare che questo non provochi guai peggiori di quelli che dovrebbe evitare, e la prima cosa da fare è rendersi conto se il prodotto contiene sostanze che, da sole o in associazione, e il concetto di associazione è fondamentale, possano provocare reazioni allergiche a chi è candidato all’assunzione del farmaco. Tutti i bugiardini acclusi ai vaccini lo riportano chiaramente.
RD – In pratica, però, non si fa nulla.
SM – Sì, è così. Non si fa nulla per molti motivi, il primo dei quali è la foga con cui si procede ad un atto medico importante come la vaccinazione. Nessuno va nemmeno ad accertarsi se il soggetto sia già immune naturalmente, magari per aver contratto la malattia e per esserne guarito. Pensi che si dà perfino ad intendere che, se ci si vaccina dopo aver superato una malattia infettiva, si è ancora più protetti: una vera e propria presa per i fondelli a danno delle povere vittime che ci cascano senza difese. In non pochi casi si viene persino vaccinati a propria insaputa quando si è ricoverati in ospedale. Quanto ai componenti del farmaco, lasciando da parte il problema pratico, lei pensa che il medico abbia idea di che cosa sia contenuto nella siringa che brandisce? Lei pensa che abbia qualche nozione riguardante gli effetti avversi possibili che quella roba può indurre? Lei pensa che sappia che, per esempio, la formaldeide è un cancerogeno dichiarato tale dallo IARC e dal governo federale degli Stati Uniti? Lei pensa che sappia che prodotti come la gelatina animale, il lievito, l’albumina dell’uovo, tanti antibiotici e non poche altre sostanze contenute nei vaccini possano provocare addirittura reazioni anafilattiche? Lei pensa che sappia che gli adiuvanti provocano non solo allergie ma l’instaurarsi di malattie autoimmuni? Pochi giorni fa ascoltavo uno dei guru dei vaccini, ignorante e bugiardo come si conviene a quella genia, che diceva in pubblico che sempre, quando si vaccina, il bambino resta almeno mezz’ora in osservazione in un luogo dove antistaminici, cortisone, adrenalina e tutto un corposo armamentario di rianimazione sono pronti per ogni evenienza. Il che sarà senza dubbio vero, ma in quanti casi? Tempo fa ad Avignone si vaccinava al supermercato e, per quel che ci riguarda, vorrei proprio vedere dove sono tenuti in osservazione i bambini che fanno ressa davanti ai centri vaccinali e che attrezzature siano disponibili. E la stessa persona asseriva, rassicurando una piccola platea, che non si vaccinano mai persone che mostrino anche solo qualche piccolo problema come un rialzo febbrile. Chi ha visto vaccinare bambini gravemente malati, bambini in preda alle convulsioni o persone in coma potrebbe porsi qualche domanda, così come chi è stato vaccinato a tradimento senza avere idea di che cosa stesse accadendo. E, allora, se la vogliamo smettere di raccontare fandonie, dobbiamo ammettere che i vaccini sono somministrati totalmente al di fuori della buona pratica medica e della più elementare ragionevolezza. Il fatto, poi, che si affermi che le indagini prevaccinali sono inutili è un segno inequivocabile d’ignoranza o di delinquenza.
RD – Lei teme per la sua vita?
SM – No.
RD – Perché?
SM – Perché ammazzare mia moglie o me sarebbe una zappata sui piedi. Da morti ammazzati noi saremmo degli eroi. Qualcuno forse ci santificherebbe. Noi serviamo da vivi perché è così che ci si può coprire di fango inventando qualunque cosa, addirittura con la complicità di personaggi che, da infiltrati, fingono di battersi per la libertà vaccinale. Ma, in fondo, a me che importa? Morire è l’unica certezza che abbiamo e prima o poi… Il poeta greco Menandro scriveva che muore giovane chi è caro agli dei e io sono fin troppo vecchio.
RD – Scusi la digressione. Torniamo a noi. Ormai tanta gente chiede un confronto tra lei e qualcuno che stia dall’altra parte. Burioni può essere la persona. Come poter organizzare l’incontro?
SM – Per incontrasi bisogna essere in due e, come è evidente da anni di ripetizioni, questi personaggi scappano terrorizzati per poi, una volta che sono al coperto, iniziare a strillare. Chi conosce la vicenda di Beppe Grillo sa che anche lui si è sempre comportato in quel modo. L’unica differenza tra Grillo e Burioni è che Grillo scappa sì, ma almeno se ne sta prudentemente zitto mentre Burioni è uno stacanovista dell’oracolo da osteria e dell’insulto. Comunque, resta il fatto che io sono pronto da sempre in ogni momento e in ogni luogo e, anzi, da anni sollecito questi confronti.
RD – Pensa che qualcuno ce la faccia ad organizzarne almeno uno?
SM – Non credo proprio. Come diceva Don Abbondio, il coraggio, uno non se lo può dare. Del resto, siamo obiettivi: che cosa mai potrebbero sostenere quei personaggi? Se l’immagina l’effetto disastroso che ne ricaverebbero? Ad ogni modo, se trova qualcuno così bravo da trascinare il Burioni del caso a confrontarsi, io sono pronto. Pensi, però, che quelli non hanno nemmeno il coraggio di presentarsi in privato, per esempio seduti con noi al microscopio senza che ci sia chi può testimoniare della loro nullità. Dopotutto, chi glie lo fa fare? Fino a che troveranno i vari Piero Angela, Bianca Berlinguer, Mario Giordano, Alessandro Cecchi Paone e, senza compilare un elenco che sarebbe nutritissimo, tutta la corte dei miracoli ossequiente a far loro da megafono, perché andare al massacro?
RD – Ce la faremo a riappropriarci almeno del nostro corpo?
SM – Sì: non ci sono dubbi. Ma prima avremo bisogno di tantissimi malati e di tanti morti. La storia ci può essere maestra.

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