GIÙ LA TESTA: PARLA L’INCHIESTA  

Euripides_Pio-Clementino_Inv302.jpg

di Cristiano Lugli                 

Dalle mie parti le vecchie nonne e le vecchie zie, che ne sanno sempre una più del Diavolo, come si suol dire, mi hanno cresciuto con un motto provvidenziale: “chi si fa i suoi, campa cent’anni”. Quanto è sacrosanto questo detto popolare sol Dio lo sa. Peccato però che svolge una funzione quasi sempre unilaterale, della serie applicalo tu che gli altri poi, magari, si accodano se l’aria tira dal verso giusto. E allora mi sono un tantino stancato, soprattutto di vedere gente che, oltre a non farsi i fatti propri, spara sciocchezze illeggibili a mezzo internetico con quella stessa sintomatologia da ragazzini quindicenni pieni di acne giovanile unita alla voglia di sentirsi qualcuno.

Riferendomi precisamente al campo delle vaccinazioni, va detto che in questo spazio di universo mondo si può vedere di tutto. Ma veramente di tutto e di più. C’è chi, votandosi ad una causa che ora viaggia sulla cresta dell’onda quasi come una tendenza modaiola, invidiabile – tanto è alta – da ogni surfista degno di tal nome, trova un nido dove scaricare le proprie frustrazioni personali, il proprio sentirsi un nulla. Qui, in mezzo ad una coltre di persone, vale la regola che anche lo “0” di fianco all’”1” diventa un “10”. E allora via di tanti sfaccendati alle prese con un interesse che tanto interesse in fondo non è. Fior fior di scapoloni, senza figli, che tutto d’un tratto diventano paladini della giustizia democratica – o sarebbe meglio dire quella che pensano assomigli ad una democrazia – per difendere la salute dei figli altrui. Parrò cattivo, ma questa è la triste verità che circonda il suddetto ambiente.

Questi soggetti, tutto sommato, sono i meno pericolosi e vanno lasciati fare: al mondo c’è posto per tutti. Ce ne sono altri invece, di gran lunga più pericolosi, che mirano al soldo. Su questa categoria ci sarebbe da aprire una parentesi molto lunga, tuttavia in questo caso sorvoliamo perché non sono loro ad interessarci più specificamente.

La terza categoria di cui è bene trattare è quella dei nemici allevati in casa. Si badi bene: di nemici inconsapevoli di esserlo si tratta perché loro, piuttosto, si sentono dei grandi combattenti, indispensabili per la causa e, addirittura, per il raggiungimento del fine. Hanno un nome: complottisti del complotto, una sorta di complottismo più estremo che, pur di vedere o trovare il complotto, ne complotta uno in grado di trovare quello che realmente cerca. I cavalli di battaglia e le ossessioni saranno perciò sempre le solite, le più comuni e capaci di non far dormire di notte questi signori, perdigiorno di professione e perdinotte per puro hobby: massoneria, NATO, rettiliani e, quando le giornate sono le migliori, magari con un po’ di ciel sereno sopra la media, scie chimiche come non ci fosse un domani. Tutte cose esistenti, per l’amore del Cielo, ma da cotesti signori vissute a dir poco male.

I complottisti del complotto sono i peggio nemici proprio perché non si rendono conto di far danno alla causa. Con quale autorità scientifica, medica, morale, giornalistica o razionale che sia, ci si potrà mai porre nei confronti del mondo se ci si presenta in un tal modo? Per affrontare il mondo, e soprattutto il mondo concernente il campo del tema vaccinazioni, ci si deve presentare con dignità e autorevolezza, non come dei pagliacci, facili prede dei denigratori.

Se il mondo dei “no-vax”, “free vax” o tutto quel che volete è spesso calpestato dalle ingiurie o dalle ridicolizzazioni non è solo colpa degli altri, ma anzi è soprattutto colpa di una certa fetta interna rappresentata dai personaggi di cui sopra. Varrebbe perciò la pena smettere di fare le vittime isteriche di turno, guardando piuttosto ai soggetti che si allevano in seno. Quale valore si potrà mai dare a qualcuno che, dopo aver trattato di vaccinazioni, si mette a parlare di rettiliani?

Veniamo a noi, giacché questo preambolo funge solamente come valvola di sfogo, epperò ben collaudata a quello che di specifico si dirà.

Di recente il Prof. Montanari e la Prof. Gatti, che nulla hanno da spartire con le tre categorie di cui sopra, sono stati per l’ennesima volta colpiti da un attacco (http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/11/vaccinisoldini-gatti-montanari.html)  fatto a mezzo mediatico, su un sitarello che, lasciatemelo dire, risulta anche divertente da guardare per chiunque si intenda un po’ di comunicazione. Il titolare di codesto sitarello, che titolare in fondo non si riesce a capire se lo è, se non altro per una questioni di domini, ha deciso di presentare un articoletto “inchiesta” preannunciato nei giorni precedenti ai diretti interessati, ovverosia Gatti e Montanari. Il nostro si presenta solitamente come “giornalista d’inchiesta”, seppur nella sua biografia si definisca “ex giornalista”. Cosa sia dunque a tutti gli effetti, non è dato saperlo. Ad ogni modo l’ “inchiesta” comincia subito con una mail indirizzata ai due scienziati della Nanodiagnostics, dove il giornalista ( o ex giornalista? ) si rivolge all’attenzione di “Maria Antonietta Gatti e Stefano Montanari”. Curioso vedere come, al preambolo di un’inchiesta, vi sia già un vizio di forma: un nome sbagliato. La Dott.ssa Gatti, infatti, non si chiama Maria ma tuttalpiù Morena.

Notato l’errore grazie alla cortese correzione del Dott. Montanari fatta sul suo blog (http://www.stefanomontanari.net/roma-e-lannes-vediamo-se-riesco-ad-essere-compreso/ ), il giornalista d’inchiesta  o ex giornalista d’inchiesta ) provvede a rimediare pubblicando infine, sull’articolo-“inchiesta”, gli screenshot della mail indirizzata ai due ricercatori con la correzione del nome.

Ripresosi così la piazza, il nostro torna sul pezzo facendoci capire come si fa un’inchiesta seria: è ovvio che, se io voglio acquisire informazioni per incastrare qualcuno, da buon ispettore Gadget andrò direttamente da colui che ritengo colpevole fermamente convinto che quest’ultimo, “in virtù della trasparenza”, mi dirà tutti i reati che ha commesso e tutti i traffici illeciti, immorali o sporchi che siano, in grado di soddisfare le mie ricerche. Non solo: attenderà da quest’ultimo una “risposta tempestiva”. D’altronde è nozione comune a tutti che le squadre di polizia, quelle serie e non quelle della famosa seria tv dove i poliziotti andavano a scuola, per incastrare le bande criminali raccolgono informazioni dai criminali stessi, sempre entusiasti di fornire piste precise per farsi incastrare. Gli stessi Falcone e Borsellino, pace all’anima loro, eroi di un’Italia che più non è, per scoperchiare il pentolone di Cosa Nostra telefonavano direttamente a Salvatore Riina.  Più o meno questa è stata la pretesa avuta dal nostro giornalista ( o ex giornalista? ), frettoloso di avere rapide risposte sugli affari che lui, e solo lui fino a prova contraria, ritiene loschi.

Non vale la pena scendere nel merito della questione montata a galla dall’articolista, ma è curioso notare ancora le modalità dell’inchiesta. Per quanto riguarda le risposte precise a ciò che di impreciso e nebuloso è richiesto, sono certo che arriveranno molto presto risposte precise e dettagliate a chi, con arroganza e pretesa insolente, si permette di diffamare pubblicamente delle persone imputando loro la colpa di essersi intascati dei soldi pubblici. Dicevamo piuttosto delle modalità su cui s’impernia la pacata inchiesta, con una sequenza di approssimazioni casuali davvero sorprendenti: “milioni di euro”, “NATO”, “procedimenti penali” e via di scorrendo. Il tutto, come chiaro che sia per uno che nell’indirizzo mail, dopo il nome, si definisce giornalista ( ma non era ex? ), ampiamente NON documentato.

Scrive il nostro:   “La Gatti ha un procedimento penale iscritto a ruolo generale a causa di una denuncia sporta nei suoi confronti per appropriazione illecita di un SEM di proprietà dell’Università di Urbino. E anche un altro procedimento in Procura a Torino per via di una denuncia presentata da un’azienda farmaceutica (avrebbe scritto con Stefano Montanari e pubblicato notizie non confermate scientificamente circa gli effetti dannosi di alcuni vaccini)” .

Curioso ancora: di questi processi ne sa più lui che i diretti interessati. Sarà di certo sua tempestiva premura farci vedere la fedina penale sporca di Gatti e Montanari. O forse, noi pazientando in virtù del sacrifizio a cui ogni uomo è chiamato, sarebbe meglio che la mostrasse prima a loro cosicché possano smettere di girare a piede libero, quasi fossero due persone oneste e pulite. Non ancora sazio, il blogger attivista si scaglia contro la raccolta fondi per l’acquisto del microscopio e, pubblicando alcuni documenti senza ovviamente contradditorio ampiamente avvenuto, pare volerci dire che Grillo tutto sommato aveva ragione, ha fatto bene a mettere i bastoni fra le ruote a Gatti e Montanari. Per lo spazientito ricercatore d’inchiesta la ricerca non serve a nulla perché d’altronde, tutto, si risolverà con un paio di inchieste compiute da lui con quel modus operandi garante certamente di un buon esito. Qualche cosa buttata lì, una sfilza di link sottostanti agli articoli  che mai nessuno legge o leggerà, e via che si va dritti verso la meta, verso lo scoperchiamento dei vaccini e del “dominio assoluto”, giusto per non farsi mancare il titolone ad effetto.

Dimenticavo! In calce all’articolo altri due screenshot ci ricordano un potenziale scambio di mail avvenuto fra il giornalista e il farmacista ( come lo chiama lui ). Cos’abbia voluto dirci non solo non è dato saperlo, ma nemmeno è minimamente spiegato. Probabilmente, dopo aver graffiato, il gatto ritorna micio e ci vuol far rivivere qualche malinconico tempo passato, dove la cordialità e il rispetto padroneggiavano. In mezzo questo romantico momento non poteva nemmeno mancare la foto, ormai sciupata, che ritrae – e si fa per dire, visto che non sono assolutamente riconoscibili – i coniugi Montanari ad una conferenza dello stesso articolista, che pare parlare di sé in terza persona: “Modena: Gatti e Montanari (in prima fila) ad una conferenza di Gianni Lannes”.

Come non capire (sic!) il messaggio che il nostro vuole lasciarci e lanciarci.

Tornando alla realtà, perché il tempo a disposizione per questa farsa è già abbondantemente finito, traiamo qualche conclusione che chiuda la cornice del triste, tristissimo capitolo di cronaca sopra narrata. In attesa di un’altra “inchiesta” cerchiamo di ignorare i perdigiorno e i leonicini da tastiera, sempre intenti a fare la guerra al proprio vicino di casa solo perché ha calpestato l’orticello ben curato. Che la ricerca di Gatti e Montanari dia fastidio anche in campo “amico” è oramai assodato. Proprio questo dato oggettivo deve farci riflettere sull’importanza della ricerca, unica arma disponibile per rovesciare il Vaso di Pandora, altro che dominio assoluto. Lasciamo i convinti nelle loro convinzioni, certi che non con le inchiestine calcolate da nessuno si potrà far guerra a questo sistema, ma con la scienza vera, quella sì, incapace di scendere a compromessi.

 

“Quos vult Iupiter perdere, dementat prius” (Euripide)

Diffondi questo articolo

PinIt