Chiarimenti sulla manifestazione del 21 novembre

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vorrei iniziare chiedendole un chiarimento a proposito della sua posizione nei confronti della manifestazione che si terrà il 21 novembre prossimo a Roma.

Stefano Montanari – Su questo si è fatta molta confusione e la solita disinformazione. Che la gente abbia il diritto di manifestare la propria disapprovazione nei riguardi di decisioni politiche è cosa scontata. Questo più che mai oggi quando, da anni, abbiamo un parlamento abusivo che, abusivamente, legifera in modo a dir poco demenziale. La farsa tragica dei vaccini è senza dubbio l’esempio più vistoso della situazione.

RD – Dunque, se ho capito bene, lei approva la manifestazione.

SM – È il come che disapprovo. Il 21 la Consulta dovrebbe pronunciarsi sulla costituzionalità della legge. Detto tra parentesi, qualunque studente delle scuole medie sarebbe in grado di accorgersi che di costituzionalità non c’è nemmeno l’ombra, e questo lasciando perdere tutte le altre norme arrogantemente calpestate e la Medicina svilita al massacro. In un paese civile una porcheria del genere non sarebbe stata nemmeno pensata, ma noi, uomini di mondo che siamo, sappiamo perfettamente che cosa sta alle spalle di tutto questo ed è inutile discuterne ancora. A parte ciò, parlando del prossimo 21 novembre, stiamo parlando di qualcosa portato avanti da gruppi italiani e, si sa, da noi i furbetti prosperano.

RD – Mi spieghi meglio.

SM – Come accade di prassi, ci sarà la solita raccolta fondi e questi serviranno, a detta degli organizzatori, a coprire i costi. La proposta di raccogliere denaro per acquistare il famoso microscopio che dal 28 febbraio non ci sarà più è stata respinta da chi organizza la cosa, e già questo fa sorgere qualche perplessità. La motivazione è stata data in una trasmissione radiofonica dal dottor Franco Trinca che figura proprio tra gli organizzatori: in fondo il microscopio non serve a niente. Meglio destinare i fondi ad altro.

RD – Precisamente a che cosa?

SM – Premesso il fatto che i nostri risultati sono regolarmente saccheggiati senza che nessuno nemmeno ci ringrazi, meno che mai ce ne chieda il permesso e, dunque, parrebbe evidente che servono, stando al dottor Trinca si dovrebbe allestire un’indagine epidemiologica ed una ricerca incentrata sul DNA.

RD – È sbagliato?

SM – No, anzi:è  tutto bellissimo. Peccato che siano chimere. Per fare una ricerca epidemiologica occorrono dati su cui lavorare. Ammesso e tutt’altro che concesso che si possa operare senza ostacoli burocratici e di altra natura, consideri che si dovrebbe lavorare su tutte le migliaia di centri dove si vaccina e su quelli dove si affrontano i danni da vaccino. Già qui si parla di molte centinaia di persone da impiegare a tempo pieno per la raccolta dei dati. Chi le paga? Consideri, poi, che i danni da vaccino sono denunciati ottimisticamente in un caso su venti e, dunque, si lavorerebbe su dati del tutto insufficienti per pretendere credibilità. Questo senza entrare nel merito dell’accessibilità dei dati, per pochi che siano. Certo, si potrebbe lavorare su territori ridotti, ma siamo tutti troppo esperti per non sapere che questo comporterebbe critiche strumentali che lascerebbero tutto come sta. Per il DNA le cose sono ancora più complesse. Occorrono i tecnici capaci, occorrono le attrezzature, occorrono tutti i permessi del mondo per lavorare su materiale di origine umana personale… Insomma, difficoltà di ogni genere e, in testa a tutto, la necessità di disporre di una quantità enorme di denaro. Ora, se, in sessanta milioni abbondanti di abitanti che siamo, non riusciamo nemmeno a mettere insieme il mezzo milione scarso che serve per acquistare il microscopio, immagini che cosa accadrebbe se la cifra fosse moltiplicata enne volte.

RD – Perché, allora, una proposta simile?

SM – Non volendo parlare di malafede, posso solo pensare all’ingenua incompetenza di chi ha partorito quelle idee: qualcuno che, evidentemente, non ha mai fatto ricerca e non si rende conto di che cosa dice. Per fare ricerca le chiacchiere non bastano e nemmeno basta autoproclamarsi esperto di questo e di quello, anche se farlo è la moda del momento.

RD – C’è altro su Roma?

SM – Sì, c’è altro. Ci saranno presenti diverse associazioni che mai ci hanno dato una mano, a cominciare da quando Grillo ci portò via il microscopio e quelle non alzarono un dito, per continuare con personaggi su cui preferisco non addentrarmi per pietà umana. Sarà, comunque, interessante vedere dove finiranno i soldi raccolti. Forse sono poco e male informato, ma chi mi ha parlato di certe manifestazioni, per esempio quella di Pesaro, mi ha riferito di somme non trascurabili raccolte di cui io, e sottolineo che parlo solo di me, non ho trovato traccia. Magari saranno andati a fare compagnia ai 100.000 Euro de I Bambini delle Fate.

RD – Dunque, lei non ci sarà.

SM – No. Io vado solo dove si raccolgono fondi per il microscopio e non altro. Qualche personaggio sulla cui salute mentale non mi addentro ha avuto la sfrontatezza di dire che io sono esoso. Chiunque abbia un pizzico di buonafede sa che io non intasco un centesimo e, anzi, mi accollo solo spese e fatiche, oltre al tempo che impiego. A questo punto mi sono davvero stufato e, come ho già ripetuto, sarà chi ha bisogno di me a pregarmi di accettare il microscopio e i mezzi per mantenerlo degnamente. Io non faccio più il mendicante per gli altri e non mi presto a spettacoli della cui assoluta correttezza non sono del tutto certo.

RD – Non so se in qualche modo la cosa abbia a che fare con Roma. Giovedì scorso lei avrebbe dovuto essere a TV Luna per un contraddittorio sui vaccini. Ma lei non c’era. Che cosa è accaduto?

SM – A pensare male si fa peccato. Che cosa sia accaduto realmente non lo so. Già giorni prima l’avvocato napoletano Roberto Ionta mi aveva chiesto di partecipare alla trasmissione, dicendomi che ci sarebbero stati dei personaggi dell’azienda sanitaria locale, penso dei medici, con cui io avrei dovuto sostenere un contraddittorio. Ionta mi ha telefonato ripetute volte fino a poche ore dall’inizio della trasmissione che era fissato per le 21 e 30. Poi, nel tardissimo pomeriggio, mi ha richiamato dicendomi che la mia presenza era cancellata. A questo punto, in realtà solo per farmi due risate, ho scritto una mail alla TV per chiedere ragione di ciò che stava accadendo, e la risposta è stata che non era previsto alcun contraddittorio e che il mio invito era un’iniziativa dell’avvocato Ionta.

RD – Dunque?

SM – Dunque, niente di nuovo sotto il sole. Non appena si annusa il rischio che ci sia io con le mie domande maleducate, ecco che tutti si dileguano. Molto, molto più redditizio e certo senza pericoli continuare ad infarcire i cervelli ormai ottenebrati degli italiani con le fandonie di regime. L’ho detto mille volte: in campo scientifico una teoria regge se è capace di rispondere a tutte le obiezioni. Se non solo non risponde alle obiezioni ma è costretta a mentire e a censurare, peggio ancora, a praticare la violenza, il significato è ovvio: è una teoria fasulla.

RD – Ora lei ha avuto l’attacco di un professore dell’Università di Modena.

SM – Si tratta di un ormai attempato non pervenuto alla disperata ricerca di visibilità e di rivincita nei riguardi della sua nullità. Un personaggio grigio che non ha prodotto altro che cartaccia, e allora, per uscire dalla sua mediocrità, ha reputato opportuno tentare la fortuna schierandosi dalla parte del regime e, per questo, mentendo senza remore e senza pudore. Ora ha persino iniziato a fare conferenze con un tale, un italiano oscuro insegnante in una piccola università americana, mandato in Italia a controllare i grillini.

RD – Perché?

SM – Il tale controlla che i grillini non deraglino dai binari assegnati. Il partito non deve fare nulla per ostacolare il business colossale dei vaccini, un business dove la clientela è addirittura obbligata almeno fino a che gli italiani non si riprendono le chiavi di casa, e in cambio riceverà qualcosa che, evidentemente, è ritenuto conveniente. Pensi che quel signore è arrivato persino a cercare d’impedire una mia conferenza in un paesino di venti abitanti. Questo per dirle il terrore che incute il semplice fatto di mostrare le cose come stanno presentando documenti incontestabili e, soprattutto, presentando risultati miei e non raccattati qua e là dove più facessero comodo. Detto a margine, mi chiedo chi paghi le spese di questo individuo che si allontana dal lavoro, attraversa l’Atlantico e viaggia per l’Italia.

RD – Cambiamo del tutto argomento. È uscita la notizia secondo cui la bambina morta tempo fa di malaria avrebbe contratto la malattia per essere stata punta non dalla zanzara ma da una lancetta pungidito. Mi pare di ricordare che lei avanzò subito quell’ipotesi.

SM – Non ci voleva certo un genio. Naturalmente io non avevo né ho ho dati miei su quel caso specifico e allora mi permisi solo di avanzare niente più che un’ipotesi, la più ovvia e probabile. Nello stesso ospedale erano ricoverate due bambine africane tornate da una visita parenti con la malaria, una malattia ancora diffusa in Africa. L’ipotesi era che qualche infermiere un po’ distratto avesse punto una bambina malata per raccogliere una goccia di sangue e abbia usato la stessa lancetta per pungere la bimba che poi morì. Si trattava di una bambina diabetica e la puntura con la lancetta si fa di prassi per controllare la glicemia, cioè il tasso di zuccheri nel sangue. Insomma, una leggerezza da parte del personale. Senza sorpresa, s’inveì contro di me che avevo osato accusare il personale dell’ospedale di un comportamento disattento. In realtà, io non avevo accusato nessuno ma mi ero limitato a proporre l’ipotesi tutta da verificare che qualcosa del genere fosse successo e ora pare che quell’ipotesi cominci a prendere corpo di fatto avvenuto.

RD – Dunque, lei non crede alla puntura della zanzara.

SM – Io non ho alcun elemento per credere o non credere. Faccio un puro, personalissimo calcolo delle probabilità e la probabilità che una zanzara anofele sia arrivata sana, salva e vitale in qualche valigia mi pare a dir poco remotissima. Mi pare più probabile quello che ho chiesto semplicemente di controllare.

RD – Se permette, cambio ancora argomento e torno alla raccolta fondi per il microscopio. Come sta andando?

SM – Non pare che gli italiani siano particolarmente interessati. Ad oggi, per quello scopo specifico sono arrivati poco più di 19.000 Euro, ma esistono altre possibilità. Quando arriverà il microscopio, sempre che arrivi, mi auguro solo che chi non ha sacrificato nemmeno un caffè non abbia l’impudicizia di venire a pretendere qualcosa da noi. E questo vale anche per la miriade di comitati e associazioni che costellano l’Italia. Pensi solo, ma soltanto per divertimento, se i 73.000 che hanno affollato San Siro per assistere allo spettacolo patetico del fior fiore del calcio nostrano avessero sacrificato i soldi del biglietto per il microscopio e per la ricerca. E pensi se il dottor Berlusconi sacrificasse l’uno per cento del denaro che la sua ex moglie gli dovrà restituire per l’assegno mensile non dovuto… Sì, lo so: è stupido qualunquismo. Comunque sia, se gli italiani riterranno che possono fare a meno di noi, io non avrò la minima obiezione. Ognuno deve essere padrone di se stesso. Peccato solo per i bambini, ma non posso certo essere io a salvarli dai loro genitori.

 

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Come promesso, pubblichiamo di seguito l’articolo del dott. Stefano Montanari che il quotidiano La Verità non pubblicò:

L’articolo di David Puente di cui si parla si trova all’indirizzo https://www.davidpuente.it/blog/2017/10/19/la-verita-lancia-prima-pagina-montanari-la-storia-antivaccinista-dei-feti-abortiti/

 

Un concetto grottescamente malinteso di democrazia porta a credere che si abbia il diritto di esprimersi su qualunque tema pretendendo autorevolezza. Questo fa sì che ciò che più pesa non sia l’effettiva conoscenza dell’argomento ma la capacità di convinzione, e, per ragioni evidenti, se chi argomenta argomenta in modo convincente stravaganze, risulterà credibile a chi ne condivide il livello. In questo caso chi argomenta si rivolge ad un pubblico non solo poco o per nulla preparato ma addestrato alla credulità e, magari per ragioni ideologiche o meramente psicologiche, pronto a credere ciò che gli fa occasionalmente comodo.

1. La storiella della sura è a dir poco buffa. Prescindendo dal fatto che nel testo islamico si parla di costrizione e non di altro (ma forse il diktat della signora Lorenzin nella costrizione ci rientra a pieno titolo), per prima cosa bisognerebbe dimostrare che iniettarsi un vaccino, cioè un farmaco preventivo, sia questione di vita o di morte. Un esempio è il vaccino contro la rosolia, una malattia che è talmente mortale da passare spessissimo del tutto inosservata da chi se ne ammala. E l’influenza? E le malattie la cui morbilità e, per conseguenza, mortalità è zero da decenni? Poi, in seconda battuta, bisognerebbe dimostrare l’efficacia del vaccino e questa deve essere certa senza condizioni, altrimenti si fa peccato. Giusto per informazione, gl’integralisti islamici che impugnano le armi convinti che questo sia il volere della Divinità, arrivano ad intingere le pallottole nel sangue di maiale e con quelle colpiscono l’infedele per mandarlo dritto all’inferno. E iniettarsi un vaccino?

2. La storiella seguente, quella del testimone pagato, è parimenti buffa. Chi pagherebbe mai qualcuno per qualcosa che non produce nulla? E per dire qualcosa di più che noto se solo si conoscesse qualcosa in ambito di tecnica farmaceutica?

3. Citare Butac come autorità fa scadere di un altro gradino il livello già non proprio eccelso dell’articolo. Il signor Butac è un gioielliere bolognese palesemente privo di qualunque preparazione scientifica, medica, biologica, chimica, fisica (e si potrebbe continuare) che passa le sue giornate a comporre stravaganze che trovano sostegno nelle stravaganze di personaggi del suo livello. Insomma, siamo al cospetto di una scenetta che ricorda molto da vicino quella dei quattro pensionati mezzi avvelenati seduti all’osteria che sproloquiano dandosi rumorosamente ragione l’un l’altro. Che per produrre diversi vaccini si usino tessuti fetali umani è un fatto che qualunque addetto ai lavori conosce perfettamente, che è riportato nelle schede tecniche e che è oggetto d’innumerevoli articoli pubblicati dalle riviste mediche e discuterne è ozioso, a costo di dispiacere al signor Butac e colleghi.

4. Con tenera ingenuità, l’autore del pezzo scrive che si usano solo le cellule della linea WI-38 provenienti da un feto femminile che risalgono, a detta dell’autore del pezzo, al 1962 (in realtà era il 1964 e la bambina fu abortita volontariamente in Svezia perché la famiglia era “troppo numerosa”). La linea MRC-5, che risale al 1970 e che è ignorata dall’autore, deriva da polmoni di feto abortito volontariamente in Gran Bretagna “per motivi psichiatrici”. Ad essere coltivati su tessuti di feti abortiti sono vari vaccini: rosolia, rosolia-varicella, rosolia-parotite, morbillo-parotite-rosolia, epatite A, varicella, poliomielite, rabbia, vaiolo (quest’ultimo in attesa di uscita). Altre linee di tessuti fetali in sperimentazione sono HEK 293 (rene), PER.C6 (occhio). Qualcuno potrebbe chiedersi se tutte le ditte si passino fraternamente lo stesso feto reso immortale come fosse la mitica borraccia tra Bartali e Coppi o se ci sia bisogno di rinforzi e ognuno preferisca fare per sé. A questo segue la domanda: ma non si potrebbe produrre lo stesso farmaco usando altro che tessuti fetali umani? Se per la varicella è difficile trovare un’alternativa valida, non è così per altre malattie (es. epatite A e rosolia fatti da qualcuno sia in Europa sia in Giappone con tessuti embrionali di coniglio, quaglia e scimmia). Ma, sempre secondo la tesi sostenuta dall’autore, gli aborti risalgono a tanti anni fa. Dunque, nel frattempo il fatto, ammesso che l’aborto a scopo di lucro sia considerato un reato, sarebbe caduto in prescrizione o sarebbe intervenuta un’amnistia morale. Il Nostro ignora, inoltre, che le linee sono più di una, ma questo non ha la minima importanza. Il Nostro, però, dovrà spiegare come mai circolino fatture recenti di feti suddivisi in porzioni dovutamente prezzate con tanto di costo del trasporto. A questo punto forse è doveroso spiegare perché si usino tessuti di feti abortiti di proposito. Il motivo è banale: un aborto da cause patologiche non offrirebbe garanzie sufficienti di offrire cellule sane. Un feto che sarebbe comunque venuto al mondo in salute, sì.

Fatto salvo il diritto di chiunque di esternare tutto ciò che gli aggrada, magari un po’ di rispetto sia per sé stessi sia per il destinatario dell’esternazione non guasterebbe. Ma, naturalmente, è questione di gusti, di cultura e di educazione e su questi argomenti non c’è discussione che tenga. Il tema dei vaccini è quanto mai delicato e, per più di un motivo, oggetto di parecchia cattiva informazione. Se anche in questo campo possono esistere opinioni, dignità vuole che non si mettano in discussione i fatti e, forse soprattutto, che si parli solo di ciò che si conosce.

Stefano Montanari

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