Come faremo senza la ricerca di Gatti e Montanari?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Oggi vorrei iniziare sentendo il suo parere sulla manifestazione contro il decreto della signora Lorenzin che è in programma per il 21 novembre prossimo a Roma.

Stefano Montanari – Io non ci sarò.

RD – Perché?

SM – Per due ragioni almeno di pari importanza. La prima è che quel giorno non sarò in Italia e la seconda è che, comunque, non sarei andato.

RD – Forse posso immaginare il motivo ma, indipendentemente da questo, lo vuole illustrare a chi ci legge?

SM – Lasciamo da parte il fatto che io non ho mai amato le manifestazioni di piazza per varie ragioni, una delle quali è la loro totale inutilità. Ha mai visto la classe politica nostrana prendere in considerazione chi protesta contro di lei? E mai come oggi la classe politica se la ride, una classe politica totalmente abusiva su fino al presidente di questa repubblichetta da avanspettacolo. Chi ha mai eletto quella gente? Quelli se ne stanno beati in poltrona a godersi i loro privilegi e non solo e del popolo bue se ne infischiano. Lo vede che se ne infischiano persino della Costituzione? Ma in questo caso di piazza c’è altro. Chi organizza quella manifestazione raccoglie denaro e l’obiettivo di quella raccolta non mi pare affatto chiaro. Quando Vitalmicroscopio propose agli organizzatori una raccolta fondi per l’acquisto dell’ormai famoso microscopio che dovrebbe sostituire quello che dal prossimo 28 febbraio non ci sarà più, la raccolta è stata impedita. Si è arrivati, invece, a chiedere 1.000 Euro a tutte le associazioni che interverranno per pagare le spese per l’organizzazione di qualcosa che non servirà certo a convincere i giudici né, meno che mai, i politici. Insomma, soldi buttati e io mi sono stufato davvero.

RD – Ho sentito recentemente una sua dichiarazione proprio di quel tenore: lei si è stufato.

SM – Vede, dopo tanti anni di ricerca a suon di sangue, sudore e lacrime e dopo aver ricevuto in cambio tanto fango, sono arrivato alla conclusione più ovvia: se ciò che faccio non interessa a chi ne beneficia, perché dovrebbe interessare a me? Io continuo a ricevere centinaia di messaggi di genitori che mi scrivono romanzi intrisi di lacrime, di fatto tutte fotocopie delle stesse, identiche tragedie, e pretendono aiuto da me. Quando, però, li si mette davanti all’evidenza dicendo loro che occorrono quattrini, ecco che tutto si spegne o, peggio, c’è persino chi risponde indignato: come osi chiedere soldi davanti a un bambino massacrato dalla vaccinazione?  Già: come se i quattrini li intascassi io e come se bastasse premere un bottone per vedersi uscire risultati. E pensi che i personaggi delle tante, troppe associazioni chiamate anti-vax usano liberamente i nostri risultati, senza mai chiedere nemmeno il permesso, senza nemmeno un grazie, per poi ostacolarci. E ora davvero basta: ora non sarò più io a chiedere denaro per acquistare il microscopio e per mantenerlo. Ora sarà chi ha bisogno di me a chiedermi con il cappello in mano di accettare il microscopio con tutti gli annessi e connessi e mi ringrazierà se io accetterò. Se tutto questo non avverrà, la cosa non mi riguarderà più.

RD – Facciamo due ipotesi. La prima è che il microscopio arriverà. Lei che cosa farà?

SM – Non potrò fare altro che continuare con la ricerca, e, naturalmente, certo non solo sui vaccini ma sull’ambiente e sulle tante malattie da ambiente avvelenato, leucemia in primis, se non altro visti i risultati già conseguiti. Deve essere chiaro che accetterò solo se il microscopio sarà mio senza condizioni e se ci sarà di che mantenerlo come si deve. Ormai sono già stato scottato dal giochetto di Grillo e della sua combriccola per cascarci ancora e non permetterei mai che l’apparecchio fosse intestato a qualcuno che non sono io, perché fu quello il trucco che permise di sottrarci il microscopio ormai tanti anni fa. Se ti fregano una volta, quelli sono dei mascalzoni, ma, se ti fregano due volte, tu sei un fesso.

RD – Sa già, credo, che ci sarà chi dirà che lei vuole il microscopio per farci quattrini a palate.

SM– Per prima cosa io sono sempre felice d’imparare e quelli mi spiegheranno come si fa. In secundis, di quei figuri non m’importa niente.

RD – Seconda ipotesi: il microscopio non arriverà.

SM – Allora useremo il denaro arrivato per noleggiare un microscopio adatto da qualche parte e cercheremo di completare qualcosa che abbiamo in pista. Purtroppo il noleggio comporta costi enormi, ma, se non c’è altra soluzione, faremo così.

RD – E poi?

SM – E poi, basta. Io recupererò la chitarra che non tocco da almeno un quarto di secolo e tornerò a farmi i calli sui polpastrelli della mano sinistra. Allora ero un pessimo chitarrista e l’inattività non può avermi giovato, ma, se non altro, mi divertirò. Poi riprenderò a scrivere racconti. Poi potrò dedicarmi un po’ di più alle mie corsette da vecchietto. Naturalmente non risponderò più a nessuno e chi ha problemi vedrà di risolverli altrimenti senza di me che, evidentemente, sono tutt’altro che indispensabile.

RD – Dunque, lei mollerebbe?

SM – Non sarei certo io a mollare: sarebbe la gente che ha voltato le spalle a se stessa. Quello che potevo fare l’ho fatto e ho fatto molto più di quello che era il mio dovere di uomo e di ricercatore. E poi non mi si può certo chiedere di salvare chi non vuole essere salvato. Insomma: non sono affari che mi riguardino.

RD – Io la conosco da troppi anni per non sapere che lei non mollerà facilmente.

SM – Io sto facendo tutto quanto è in mio potere fare. Ammetta ora, per ipotesi, che il microscopio arrivi da un’associazione, da un gruppo o da un partito politico. Lo dico così, parlando in generale. Accadesse, sono del tutto certo che ci sarebbe chi storce il naso perché questo non va bene e l’altro è antipatico, quello è di sinistra e l’altro e di destra. A me, però, sempre che tutto questo accadesse, non importerà un fico secco e chi si permetterà di criticare, naturalmente senza aver fatto nulla se non il critico da bar, sarà contraccambiato con tutto il mio disprezzo.

RD – Ammettiamo che lei lasci tutto. Che ne sarà del patrimonio di esperienza e conoscenza di sua moglie e suo?

SM – Nulla. Nulla per un po’. Resterà tutto a dormire per un po’ di anni. Poi sarà inevitabile che prima o poi qualcun altro ci arrivi. Del resto già da qualche anno diversi centri di ricerca e diverse università se ne escono di tanto in tanto con le loro scoperte clamorose, scoperte che noi facemmo nella notte dei tempi nell’indifferenza generale e, non di rado, a dispetto di tutti gli ostacoli che abbiamo incontrato e che continuiamo ad incontrare. Saranno costi enormi e sarà tanto tempo perso con tutto quanto ne consegue, ma, in fondo, che importa?

RD – Rabbia?

SM – Non ne vale la pena. L’uomo è l’animale più stupido del Pianeta e non perde occasione per dimostrarlo.

RD – Possibile che non ci sia un’università interessata?

SM – In questo momento abbiamo ospite una professoressa di un’università sudafricana che è venuta da noi ad imparare qualcosa. Poi mia moglie andrà in Sud Africa a fare qualche lezione laggiù e porteremo a termine un progetto di ricerca che stiamo condividendo. Tra qualche giorno, poi, torneremo in Svizzera dove insegniamo in un’accademia. Chissà: forse per qualche patriota che le nostre conoscenze o, almeno,  qualche briciola delle nostre conoscenze, emigrino da qui fino all’altra parte del mondo fa tristezza, ma io non ho niente che mi leghi a questo paese suicida in cui sono nato a mia insaputa e senza che nessuno me ne chiedesse il permesso. Glie l’ho detto: sono cose che non mi riguardano più.

RD – Eppure, in fondo basterebbero quattro soldi.

SM – Evidentemente troppi. Come farebbero sessanta milioni d’italiani a separarsi da quasi un centesimo a testa? Ieri una persona mi ha telefonato dicendomi che un gruppo di 600 famiglie vuole che io faccia una conferenza sui vaccini per loro. Io, allora, ho proposto che ognuna di quelle famiglie dia 10 Euro per il microscopio. Non si stupisca se mi sono sentito dire che era troppo. E non si stupisca se mi viene da ridere.

RD – Mi lasci ora tornare su di un argomento che abbiamo toccato nel corso dell’ultima intervista: l’articolo sul giornale La Verità a proposito dei tessuti fetali usati per produrre certi vaccini. So che c’è stato qualche sviluppo.

SM – Niente di più del solito canovaccio. Sono stato ricontattato dalla giornalista che m’intervistò nell’occasione, e questo per un motivo curioso. Mi ha chiesto, infatti, che io rispondessi ad un articolo di quel tale Puente, il solito non pervenuto in campo scientifico che pontifica su Internet senza avere idea di ciò che dice. [https://www.davidpuente.it/blog/2017/10/19/la-verita-lancia-prima-pagina-montanari-la-storia-antivaccinista-dei-feti-abortiti/  (N.d.R,)]. È fin troppo evidente che tutte quelle fantasie, tutte quelle sciocchezze gli sono indispensabili per mendicare un po’ di visibilità e, probabilmente, per sbarcare il lunario. Palesemente si tratta di sciocchezze confezionate ad uso e consumo dei gonzi su cui non vale la pena perdere tempo. Ma, dopo che la giornalista aveva insistito per un po’ di minuti al telefono, ho poco saggiamente ceduto e ho accettato di scrivere qualcosa in proposito, anche se sapevo di perdere tempo perché non mi va di discutere con qualcuno che, come tutti i personaggi del suo calibro, l’orda di personaggi bizzarri che infestano Internet, si viene trascinati in un terreno di assurdità noto solo a loro, dove la logica, il buon senso e i fatti non esistono. Comunque, ho dedicato qualche decina di minuti a questa inutilità. L’esperienza insegna che, quando ci si trova davanti ad una persona che non solo è ignorante, il che altro non sarebbe che la condizione che condividiamo tutti, ma chiusa a tutto perché ha interessi a restarlo, non c’è niente da fare.

RD – Troviamo pubblicato l’articolo?

SM – Curiosamente, no. Il giornale ha deciso di non pubblicare niente e mi ha solo fatto perdere tempo.

RD – Forse qualcuno ha consigliato il quotidiano di non interessarsi più di vaccini?

SM – Faccia lei.

RD – Se mi dà il testo, lo pubblico io.

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