La Verità fa male

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Roberta Doricchi intervista il dottor Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vogliamo iniziare dall’articolo pubblicato il 19 ottobre scorso dal quotidiano La Verità?

Stefano Montanari – Se vuole.

RD – Pare che l’intervista pubblicata a tutta pagina abbia sconvolto qualcuno.

SM – Non ho detto niente che non fosse più che noto. La sola novità è che un quotidiano nazionale abbia dedicato spazio a ciò che ho detto. La prassi di regime vuole che mi s’imbavagli ed è molto raramente che mi si dà spazio al di fuori di ambienti quasi carbonari.

RD– Almeno un paio di blog tra quelli importanti hanno tuonato contro ciò che ha detto.

SM– Ah sì?

RD– Il blog chiamato Butac e quello di David Puente.

SM– E quelli importanti?

RD – Sono quelli che le ho menzionato [http://cicapstop.blogspot.it/2016/01/bufale-un-tanto-al-chilo-creatori-di_7.html (N.d.R.)].

SM– Io non ho mai frequentato i bar. Non ne ho tempo né voglia. Di Butac, di cui ho avuto modo di apprezzare un’ignoranza monumentale, qualcuno mi ha detto che si tratta di un tale che vende collanine e che, grazie al sistema perverso di comunicazione che ha preso piede da qualche anno, è riuscito a spacciarsi per censore della scienza. Di fatto si tratta di tenere sciocchezze, di uno scherzo a scapito di qualche gonzo e quel tale, ovviamente ignoto in ambito scientifico e senza ingombri culturali, merita tutta la simpatia che suscitano i burloni [http://www.renovatio21.com/mangiatori-di-bufale/ (N.d.R.)]. Se lo fa per altri motivi oltre a quello di prendersi gioco di chi ci casca e divertirsi un po’, non saprei dire. L’altro nome mi pare di averlo già sentito da qualche parte ma non lo associo a niente.

RD – Si tratta di un giovane sudamericano emigrato in Italia da bambino, diplomato in una scuola di grafica e laureato in Scienze Multimediali.

SM – Le risulta che abbia qualche competenza scientifica?

RD – No.

SM– Bene: un estraneo alla scienza, dunque. E perché ce l’ha con me?

RD – Ultimamente per le sue ricerche sui vaccini e, in questo caso particolare, per la storia dei feti abortiti.

SM– Vabbè: ci ho fatto abbondantemente l’abitudine. Pensi che un personaggio, un medico, che ha fatto un errore clamorosamente ridicolo azzardando da dilettante, per fargli un complimento, un calcolo matematico sui nostri risultati riguardanti l’inquinamento da particelle dei vaccini viene contrabbandato con successo per grande scienziato pur essendo stato svergognato in proposito dal matematico professor Livio Giuliani che gli ha tirato pubblicamente gli orecchi. Il partito di Grillo se l’è addirittura accaparrato come consulente mirato ad imbavagliare le nostre ricerche che tanto imbarazzano le stelline. Pensi che un ginecologo di un ospedaletto di provincia che al suo attivo nel campo della ricerca ha zero è popolarmente considerato un esperto di vaccini. Pensi che un tale in forza ad un’università privata introvabile nelle classifiche e pieno di conflitti d’interesse sproloquia da anni cercando di gettare fango sulle nostre ricerche senza mai avere avuto il coraggio di confrontarsi. Eppure il popolo bue lo considera un luminare. Pensi che una mammina senza cultura e senza storia è riuscita ad arrivare ad ottenere non solo l’appoggio della signora Lorenzin, la ministra mai eletta da nessuno, ma denaro pubblico sparando nonsensi a partire dal vaccino contro la pertosse di cui, palesemente, ignora tutto, compresi i suoi effetti reali notissimi a chiunque sia del mestiere. Dunque, se un venditore di collanine e un blogger accoppiato senza alcuna qualifica che riguardi l’argomento su cui i due pontificano entrano nella corte dei miracoli, nessuna novità: questa è la cultura di questi giorni. Mi dispiace per la generazione in arrivo.

RD– Sabato scorso sua moglie e lei avete parlato nella sala consiliare di Ladispoli. Mi dà un suo commento?

SM – La sala, non enorme, era piena e il pubblico mi è parso molto informato. Peccato per il poco tempo che ho avuto a disposizione e per quello che doveva essere un contraddittorio rivelandosi uno spreco di tempo.

RD – Sì, anche io ero presente. Che cosa ne dice lei?

SM – Era stato pubblicizzato il nome di un medico inviato dal Lions Club. Senza nessuna sorpresa, all’ultimo momento il dottore si è dato latitante dopo aver inviato una mail con la quale accampava scuse che per pietà umana non riporto. Nessuna sorpresa perché il canovaccio resta identico: non appena chi viene invitato ad un confronto si accorge di che cosa gli può toccare scappa, esattamente come è sempre accaduto anche con chi è stato invitato ad affiancarci al microscopio quando analizziamo un vaccino.

RD – Ma al suo posto è arrivato un altro medico.

SM – Di che levatura l’ha visto da sé. Lei lo sa: io sono stato uno sportivo praticante e, se mi piaceva vincere, non mi è mai piaciuto umiliare l’avversario. Il medico arrivato come riserva era talmente impreparato, talmente lontano da qualunque nozione che riguardasse l’argomento dei vaccini, talmente ignorante degli ultimi venti anni di ricerca medica, o forse qualcosa più di venti anni, talmente incapace di comprendere ciò che gli si metteva davanti agli occhi da essere andato al suicidio. Probabilmente era stato male informato e si era illuso di trovarsi al cospetto di poveri sempliciotti sprovveduti e intimoriti dal “lei non sa chi sono io” come, forse, gli era capitato quando, anni prima, faceva il medico in ospedale. Così quello ha perso decine di minuti a sproloquiare su qualche autore latino e su Galileo come avrebbe fatto un mediocre scolaro delle scuole medie e, peraltro, del tutto fuori tema. Poi, quando, per forza di cose, ha dovuto almeno sfiorare l’argomento, è precipitato goffamente nell’abisso della sua totale impreparazione e il pubblico, un pubblico acculturato e smaliziato, non poteva non accorgersene. Alle domande dei presenti, poi, ha risposto impappinandosi tra stravaganze e “non mi risulta che…” in un modo che preferisco non commentare per non sparare sulla classica Croce Rossa. E allora, inevitabilmente, le reazioni sono state quelle che una relazione così imbarazzante non poteva non generare tra risate e proteste. Insomma, una figuraccia. C’è anche stato qualche buonista che gli ha dato atto del suo coraggio a presentarsi. Quanto a me, non mi va di uccidere un moribondo.

RD – Però, alla fine, il medico ha presentato una diapositiva che insultava lei e la dottoressa Gatti pure lei intervenuta.

SM – Sì: qualcosa del tipo: “perdere contro un imbecille è un onore.” A personaggi del genere non rimane che l’insulto e l’insulto si ritorce necessariamente contro chi lo ha lanciato. Chi era presente ha visto immediatamente che quel povero medico era stato mandato molto poco saggiamente allo sbaraglio e non è stato capace di rispondere a nessuno, ma proprio nessuno, dei documenti sia relativi ad analisi nostre sia emessi da enti ufficiali. Ma qui devo in qualche modo difenderlo: a qualunque livello ci si collochi non è possibile controbattere all’evidenza lampante e, se per qualunque ragione si sta dall’altra parte rispetto all’oggettività, non si può altro che uscirne a pezzi. Dunque, bene fanno tutti coloro che scappano. In fondo, potendo contare sui mezzi che chiamiamo d’informazione, su quella che chiamiamo politica e sulla Medicina corrente, i risultati li ottengono. Ma può capitare di trovarsi davanti a qualcuno che grullo non è e allora…

RD – Risultati, diceva?

SM – Quattrini per qualcuno, carriera per altri, sicurezze del tipo coperta di Linus per tantissimi.

RD – Ma i medici…

SM – Difficile generalizzare. Ci sono medici preparatissimi. Ci sono medici coscienti del proprio compito. Ci sono medici ignoranti. Ci sono medici stupidi. Ci sono medici corrotti. C’è un campionario con mille sfumature. La sola cosa che posso sottolineare con delusione è come si pongono gli ordini professionali locali. Essere disposti a prendere ordini sul trattamento dei pazienti, ordini provenienti da persone totalmente estranee alla Medicina, e questo al di là di ogni altra considerazione, è un’umiliazione per l’intera categoria. Ostacolare la ricerca medica è forse ancora peggio ma si attaglia benissimo ad una strategia che nulla ha a che fare con la difesa della salute e con il Giuramento d’Ippocrate. Comunque, fra il pubblico di Ladispoli erano presenti diversi medici onesti e qualcuno ha fatto interventi interessanti che, purtroppo, il loro collega non ha capito.

RD – Veniamo alla vicenda del microscopio.

SM – Non ci sono novità: Il 28 febbraio prossimo si farà tutto quello che si deve fare per impedirci di continuare le nostre ricerche e la prima cosa che si farà è quella di non renderci più disponibile il microscopio come si voleva già non pochi anni fa quando ci sottrassero l’apparecchio. Ormai, però, non sono più affari che mi riguardino. Io continuerò fino a quella data a combattere per cercare di procurarci il micoscopio che serve e Ladispoli è uno dei tanti esempi dell’impegno di mia moglie e mio e anche di Vita Al Microscopio che da anni si sta prodigando senza risparmio per non far morire la ricerca. Consideri che mia moglie ed io siamo andati a Roma a nostre spese e Vita Al Microscopio ha pagato albergo e ristorante. Consideri che la raccolta fondi ha fruttato 820 Euro che, ovviamente, sono andati in toto sul conto della raccolta. Di fatto le donazioni le abbiamo fatte noi, cioè Vita Al Microscopio ed io, perché nessuno ci ha rimborsato un centesimo.

RD – Ma c’era un tavolo sul quale si vendeva il libro Vaccini: Sì o No? Quei fondi…

SM – Magari qualcuno ha creduto di fare una donazione acquistando il libro. In realtà a noi arrivano solo i diritti d’autore e questo sarà fra diversi mesi. Facendo i dovuti calcoli, credo che siamo intorno ai 50 o 60 Euro al lordo delle tasse. Ameno, però, qualcuno acquisirà un po’ più di consapevolezza sull’argomento e si accorgerà di qualcosa che non fa piacere al regime.

RD – Continuerà a fare conferenze?

SM – Almeno per qualche mese. Però le farò solo a fronte di denaro.

RD – Così qualcuno dirà che lei è sempre a caccia di soldi.

SM – E avrà detto il giusto. L’obiettivo è quello di comprare il microscopio per sostituire quello che non avremo più tra poco e senza soldi pare che il costruttore non ci dia niente.

RD – Dica una volta per tutte quanto intasca lei per ogni conferenza.

SM – Nemmeno un centesimo e, anche se molti fingono ipocritamente di non saperlo, in realtà lo sanno tutti. Anzi, diverse spese continuo, forse stupidamente, ad accollarmele io di persona. Ma ora ciò che importa è arrivare all’obiettivo. Mi lasci dire a chi leggerà questa intervista che non andrò più da nessuna parte se non a fronte di denaro per il microscopio.

RD – A che punto siamo oggi con la raccolta?

SM – Con quella specifica sul microscopio siamo a 14.664,86 Euro. Sono appena tornato dalla banca dove ho versato gli 820 Euro di Ladispoli e ho chiesto il saldo.

RD – Una domanda che viene ripetuta spesso è quella che chiede che cosa farete con il denaro se non si riuscirà a comprare il microscopio.

SM – La tentazione è quella di mandare a quel paese chi fa quella domanda offensiva e dire che il denaro ce lo intascheremo per mettere una piccolissima pezza a 14 anni di lavoro non solo gratis ma sempre a nostre spese e in acconto al riacquisto della casa che abbiamo venduto per mantenere le ricerche. In effetti, se non arriveranno i 488.000 Euro indispensabili più quanto serve al mantenimento del microscopio, cercheremo di andare avanti un po’ noleggiandone uno. Bisogna considerare, però, che il noleggio orario non è proprio a buon mercato e che ogni singola osservazione può prendere parecchie ore. In fin dei conti, non conviene. Ma se resta solo quello…

RD – Vita Al Microscopio sta raccogliendo fondi.

SM – Ed è pienamente autorizzata a farlo con il ringraziamento di tutti coloro che Vita Al Microscopio sta aiutando, e sono tanti. Anche chi sta cercando di fermare tutto perché prima o poi avranno bisogno di aiuto anche loro.

RD – Cambiamo totalmente argomento e parliamo della cappa di polvere che sta soffocando la Pianura Padana.

SM – Mi ritorna in mente un oncologo ora passato alla cosiddetta miglior vita che anni fa sosteneva che l’inquinamento non provoca danni particolari alla salute. Già allora noi avevamo raccolto prove inconfutabili per mezzo del nostro microscopio elettronico che dimostravano con chiarezza lo sproposito in cui quel personaggio, piccolo medico ma grande businessman, era caduto. Oggi, dopo anni, pur con una lentezza esasperante, arriva l’OMS dicendo che un po’ di milioni di persone ci lasciano le penne ogni anno a causa dell’inquinamento. Benarrivati.

RD – Rimedi?

SM – La domanda è comprensibile ma è anche irritante.  Quando i cosiddetti scienziati tengono famiglia e stanno dalla parte dei quattrini, spesso delle vere e proprie elemosine ma loro non valgono di più, e quando i decisori sono palesemente incompetenti per non spingerci oltre, si arriva a situazioni che possono anche essere di non ritorno. Io odio chi dice “te l’avevo detto” ma se mi si fosse dato ascolto anni fa invece di fare di tutto per imbavagliarmi, non saremmo arrivati a questo punto. Si riguardi ciò che io ho scritto per anni sull’incenerimento dei rifiuti, naturalmente non a chiacchiere ma con i dati delle nostre ricerche di microscopia elettronica alla mano. Si riguardi ciò che, sempre con i nostri dati sperimentali a fare da supporto, io ho scritto a proposito dei filtri antiparticolato obbligatori sui motori Diesel. Si rilegga qualcosa sulle biomasse, sui cementifici, sulle fonderie. Si rilegga ciò che ho scritto sui cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento… Fino a che avremo personaggi che fanno di tutto, a partire dalla volgarità dei loro insulti, per imbavagliare la ricerca, che fingeranno di ignorare le basi stesse della scienza, che non avranno scrupoli a sacrificare vite umane per rimpolpare il loro conto in banca non avremo scampo. Tenere chiuse le finestre come consiglia la signora sindaca di Torino è l’esempio più evidente ma anche più mortificante del livello da cortile della nostra politica. Nel caso particolare, poi, provi a ripensare alla guerra contro gli inceneritori inscenata da Grillo e la confronti con i fatti di oggi, con Torino, in mano ai grillini, che compete con Brescia per le sozzerie che brucia. Chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto vede con chiarezza tutto il giochetto delle stelline, un giochetto che oggi, dopo gli inceneritori,  si sta ripetendo con l’appoggio dato alle porcherie delle industrie farmaceutiche. Basterebbe dare un’occhiata agli insulti che i grillini continuano a mandare e a come il partito si comporta. Guardiamo con freddezza la situazione: l’Italia ha quello che si merita.

RD – Ma, irritazione o no, qualche rimedio è indispensabile.

SM – L’unico rimedio valido è la prevenzione e la prevenzione non è gratis ma richiede sangue, sudore e lacrime, cioè sacrifici per tutti a partire dal comportamento dei singoli. Insomma, ci vuole la rivoluzione delle coscienze e questa richiede a margine un immediato repulisti della politica e della cosiddetta informazione. Non sarà sufficiente ma è indispensabile. Fare la danza di una pioggia che non cade e, comunque, quando cade pulisce solo in apparenza, e invocare un vento che altro non farà se non distribuire in giro i veleni è solo sciocco. Ora non resta che usare i mezzi a motore il meno possibile, smettere di acquistare motori Diesel, non scaldare ambienti a temperature alte e, magari, mettersi un paio di calze in più, produrre meno rifiuti, acquistare solo ciò che serve scegliendolo tra i materiali tollerabili dall’ambiente e riciclabili, chiudere gli inceneritori, piantarla con le biomasse, proibire certe follie nei cementifici, pretendere che i processi industriali siano condotti come si deve… Ma di questo ho parlato inutilmente per anni.

RD – Lei parla di usare meno i mezzi a motore, ma come ci si sposta?

SM – Ha perfettamente ragione a chiederlo: a volte è indispensabile spostarsi anche perché siamo disorganizzati. Pensi solo alle file di persone agli sportelli degli enti pubblici. Un’organizzazione sociale intelligente permetterebbe di sbrigare di fatto la totalità o quasi delle pratiche standosene a casa. Idem per diversi lavori. E poi usare i mezzi pubblici di oggi potrebbe essere addirittura più inquinante di quanto non sia usare la propria automobile. Io vedo spesso autobus, a volte quasi vuoti, che emettono fumi nerissimi e, a causa di programmazioni assurde, esistono mete irraggiungibili con il sistema pubblico. Se, per esempio, lei vuole venire nel mio laboratorio dopo essere arrivato a Modena in treno deve aspettare uno dei rarissimi autobus e poi farsi qualche chilometro a piedi. Non voglio fare la caricatura di Gino Bartali e del suo “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ma ci dobbiamo riorganizzare.

RD – Come?

SM – Smettendo di dare fiducia a persone che quella fiducia non la meritano e cambiando alle radici le formazioni in campo politico e burocratico. E, aggiungo, rimettendo in sesto la scuola fino alle università che ora sono precipitate a livelli vergognosi. È evidente che una classe dirigente partorita da mostri non possa che risultare mostruosa, e questa è la situazione che corre oggi.

RD – Ce la potremmo mai fare?

SM – Spesso quando si casca nell’acqua s’impara a nuotare. L’alternativa è annegare.

 

 

 

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