Chi viene al confronto?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Ormai la cosa è pubblica:  il sempre più prossimo 28 febbraio perderete il microscopio e, con questo, la possibilità di continuare le ricerche. E, allora, iniziamo dalla raccolta fondi per acquistare l’apparecchio indispensabile. Come vanno le cose?

Stefano Montanari – Gli scienziati hanno il dovere di essere oggettivi e l’oggettività vuole che le nostre ricerche non interessano. Il che potrebbe apparire strano, visto che ogni giorno io sono letteralmente tempestato di mail e di telefonate di persone che mi descrivono più o meno in fotocopia i danni che loro o, più spesso, i loro figli hanno subito dai vaccini. Questo per non parlare degli inceneritori, delle centrali a biomasse o di altri incomodi locali di cui ci si preoccupa solo se sono dietro l’angolo di casa. Addirittura c’è chi mi scrive perché pretende che io gli spedisca l’elenco, e a volte questi sottolineano che l’elenco deve essere dettagliato, degli alimenti che abbiamo analizzato. Tutti pretendono una risposta da me, naturalmente ben guardandosi dal leggere ciò che ho scritto chissà quante volte, e nessuno si scomoda a sacrificare un pacchetto di sigarette, una pizza, un cinema. Così la raccolta non sta andando come dovrebbe e, salvo miracoli per ora imprevedibili, il 1° marzo prossimo chiuderemo la baracca e io, da quella data, cestinerò tutti i messaggi. Dopotutto, se questo è ciò che la gente vuole…

RD – Ma lei sta continuando ad occuparsi di vaccini. Ho letto dell’intervento di Bassano del Grappa e dei due di Bolzano.

SM – Certo: fino al 28 febbraio mia moglie ed io continueremo a correre come abbiamo sempre fatto. Poi, senza microscopio, avremo finito. Capisco la felicità della signora Lorenzin e del suo affollato salotto: lei e i suoi amichetti hanno vinto e noi abbiamo perso. Non mia moglie ed io, sia chiaro: il mondo ha perso.

RD – Mi dica qualcosa di Bassano e di Bolzano.

SM – Di Bassano non c’è molto da dire. La libreria La Bassanese ha organizzato benissimo la presentazione del nostro libro Vaccini: Sì o No? ed è stato un successo di partecipazione con tanta gente che ha fatto un’ora di fila per entrare. Da un certo punto di vista la cosa è sconsolante. In un mondo razionale non ci dovrebbe essere bisogno di questo per avere semplicemente la verità. Detto tra parentesi, visto che siamo in tema di libri, se la gente leggesse almeno Vaccini: Sì o No? prima di scrivermi, eviterebbe di chiedermi a ripetizione ciò che è pubblico da tanto tempo e io non dovrei perdere tempo a rispondere. E non c’è solo quel libro da leggere. Questo per Bassano.

RD – Bolzano?

SM – Bolzano ha dei risvolti a metà strada tra il grottesco e l’allarmante.

RD – Cioè?

SM – Mia moglie ed io siamo stati invitati da Reinhold Holzer e da Andreas Pöder. Il primo è noto soprattutto per essere stato privato della potestà genitoriale molti anni fa dopo essersi rifiutato di lasciar vaccinare a casaccio i propri figli e per questo dovette riparare in Austria con i bambini e la moglie. Il secondo è un consigliere di minoranza al consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano. Il primo nostro intervento è stato alla sala del Consiglio Provinciale senza che nessun consigliere di maggioranza fosse presente per il divieto caduto sulle loro teste da parte del Führer che fa da guida. Per evitare malintesi preciso subito che uso quella parola solo perché a Bolzano parlano di preferenza il tedesco e la parola Führer significa semplicemente guida o capo. Qualcuno potrà chiedersi il perché di quel divieto, ma io non  spreco tempo per dare una risposta che è fin troppo ovvia. Molti anni fa il politico americano William McAdoo disse che in una discussione è impossibile avere la meglio su un uomo ignorante e, in base a questa saggia osservazione, i consiglieri devono essere conservati perfettamente ignoranti. Poi, dopo l’intervento in Consiglio,nel pomeriggio della stessa giornata ci siamo spostati all’Auditorium Haydn dove io ho presentato i risultati delle nostre analisi e alcuni dati di enti pubblici inglesi e americani. Ancora una volta nessuno ha obiettato, anche perché sarebbe stato impossibile farlo, trattandosi di dati incontestabili.

RD – E poi che cosa è successo?

SM – Beh, evidentemente a Bolzano non hanno molta fantasia e hanno fatto esattamente ciò che si fa d’abitudine: una vigliaccata ridicola che è solo una zappata sui piedi.

RD – Cioè?

SM – Un tale Thomas Schael, direttore dell’Azienda Sanitaria del luogo, ha tuonato nei miei confronti dalle colonne del giornale Alto Adige sparando una serie di stravaganze tanto ingenue quanto noiose per la loro inconsistenza e per la loro totale mancanza d’interesse dovuta all’ignoranza crassa sull’argomento di chi le ha espresse. A sua parziale giustificazione, è indispensabile rendersi conto che l’autore di quelle assurdità è un burocrate che, da quanto mi è stato riferito, si occupa principalmente di economia aziendale, non è certo un esperto di vaccini e mai nella sua vita ha eseguito una qualunque analisi su quei prodotti. Dunque, parla a vanvera, ma  su questo niente da dire: fa la sua figuraccia di regime come da contratto. Comunque sia, questo signore, evidentemente disorientato, sta rilasciando interviste a raffica dove, tra le altre amenità, racconta che io non so di che cosa parlo. Il che è quanto meno curioso, se non altro perché io riferisco delle analisi e delle ricerche non di altri, non per sentito dire ma mie e riporto dati di enti di stato e non inventati da qualche professorino creato dal nulla di università che definire minori è far loro un complimento. Insomma, è evidente che, trattandosi di roba mia e di roba ufficiale, io so perfettamente di che cosa parlo e, dunque, siamo nella classica situazione del bue che dà del cornuto all’asino. Ma, temendo di non aver fatto abbastanza, questo tale Schael ha voluto esagerare a dispetto del rispetto che ognuno dovrebbe portare a se stesso, minacciando di denunciarmi se qualcuno dei suoi amministrati si dovesse ammalare.

RD – Spero stia scherzando.

SM – L’Alto Adige produce ottimi vini. Ancora non contento, dopo un paio di comparsate sul quotidiano Alto Adige il personaggio  esterna nuovamente su un giornale locale chiamato Die Neue Südtiroler Tageszeitung, qui, davvero, mostrando definitivamente di aver perso la testa. Per giustificarsi di non essere intervenuto né in Consiglio Provinciale né all’Auditorium il tale Schael dice che si pagavano 25 Euro all’entrata, cosa di cui non ero al corrente ma che non m’interessa. Quel denaro sarà senza dubbio servito agli organizzatori per l’affitto del teatro e per il servizio di traduzione simultanea: due spese tutt’altro che indifferenti e che in qualche modo si dovevano sostenere. Capisco che lo stipendio non consenta al burocrate spese folli, ma, se mi avesse telefonato, l’avrei fatto entrare volentieri gratis. Resta il fatto che in Consiglio poteva tranquillamente venire senza spese così come erano presenti persone che nulla avevano a che spartire con cariche politiche. Arrancando per cercare scuse sempre più improbabili, Schael aggiunge che io non accetto persone che mi affianchino alle mie conferenze. Lui non mi avrebbe dovuto affiancare: mi avrebbe dovuto controbattere, il che è fondamentalmente diverso e sarebbe stato molto divertente se si fosse prestato allo spettacolo. Sta di fatto che chiunque può porre tutte le domande che crede e obiettare come gli pare quando, finita la conferenza, è il momento del pubblico per intervenire. Alle mie conferenze più di una volta le domande si sono protratte per diverse ore senza alcun problema. È evidente, però, che, se non ci si presenta, non si possono fare domande né obiettare. Se Schael, che dice di conoscere ciò che io affermo, anche se, con ogni evidenza, glie ne sfugge il significato, non si è materializzato è per una sola ragione: sapeva perfettamente che ne sarebbe uscito con le ossa rotte non solo per la sua palese incompetenza ma per totale mancanza di argomenti possibili.

Se non ne è capace, se ne stia zitto e, almeno, eviterà di rimediare altre figure barbine. L’invito ad un confronto gli è già stato mandato ufficialmente con copia al giornale Alto Adige e, naturalmente, vale per chiunque abbia voglia di portare le ragioni che vuole difendere. Va da sé che ci si deve presentare con qualcosa di serio in mano e non a suon di chiacchiere.

RD – Visto che siamo in  argomento di contestazioni, le dispiace rispondere a chi le dice che la rivista su cui ha pubblicato l’articolo sui vaccini ha un impact factor basso?

SM – Sì, mi dispiace rispondere perché è una perdita di tempo. Non i soliti orecchianti ma chi è del mestiere sa perfettamente che l’impact factor non indica affatto il valore di una rivista ma è un coefficiente ricavato nient’altro che dal numero di citazioni dei suoi articoli. La sua origine è semplice: serviva, e serve, per determinare quanto l’editore poteva, e può, pretendere in termini di denaro per pubblicare un articolo. Sì, perché, anche se l’uomo della strada non lo sa e qualche furbetto ci gioca, per pubblicare si paga, e più è alto l’impact factor più si spende. A parte ciò, il giochetto delle citazioni è banale. Io faccio una ricerca e la pubblico aggiungendo al mio nome come autore quello di una serie di amichetti che il più delle volte non sanno nemmeno di che si tratta. Naturalmente gli amichetti mi ricambieranno aggiungendo il mio nome ai loro articoli. In questo modo, io avrò fatto un lavoro e mi ritroverò autore moltiplicato enne volte. Poi, ad ogni pubblicazione, si provvede a citare, se è a sproposito non importa, quelle degli altri, in questo modo aumentando a dismisura il numero di citazioni. Il risultato sarà che l’impact factor della rivista lieviterà. A parte ciò, da qualche secolo un risultato scientifico non si valuta dal pezzo di carta su cui è scritto ma dal suo valore reale. E, allora, chi annaspa con una critica come quella dell’impact factor basso dimostra tutta la sua incompetenza e la sua ignoranza, per non dire altro. Rendersi ridicoli non è reato: è solo ridicolo.

RD – Le chiedo un altro chiarimento. Di tanto in tanto qualcuno sostiene che un gruppo di ricerca francese avrebbe smentito i vostri risultati a proposito degli inquinanti particolati nei vaccini.

SM – Credo sia inutile insistere. Internet è uno strumento infernale: una volta che qualcosa è entrato nella macchina, la reazione a catena è inarrestabile. Tempo fa un gruppetto francese tentò di analizzare, facendosi pagare profumatamente, alcuni vaccini e ci trovò poco o nulla. Naturalmente i soliti noti, trionfanti, strepitarono che gli scienziati veri avevano smentito i ciarlatani. Ciò che avvenne è che un piccolo gruppetto di francesi  mise effettivamente sotto osservazione qualche campione di vaccini, ma lo fece usando un metodo totalmente inadatto oltre che costosissimo. Il poco che videro non furono capaci d’interpretarlo, più o meno come se si fossero trovati davanti un libro scritto in una lingua sconosciuta. Noi lo facemmo notare e quei tali francesi non seppero che cosa rispondere. Con tutto ciò, ancora oggi c’è chi, ovviamente senza la minima competenza e senza sapere su che cosa sta pontificando, porta come prova un risultato che dimostra solo come si possano commettere errori mastodontici ed ottenere credibilità.

RD – E, allora, continuiamo su questo binario. C’è un sito chiamato La Chimica per Tutti in cui vi si sta presentando come dei ciarlatani.

SM – Di solito io non frequento siti di quel genere ma un amico mi ha mandato le esternazioni del personaggio. Da quanto ho letto si tratta di un ragazzotto totalmente inesperto di nanopatologie che, come ormai è abitudine, mai ha fatto una ricerca specifica e che, equivocando sul concetto di democrazia, sparacchia sciocchezze patetiche su argomenti che ignora. Ormai sono vaccinato e con queste macchiette da bar non perdo tempo. Studi, e tanto perché ha tanto da imparare, poi, se ne è capace, faccia lui le indagini e porti i risultati. Ad ogni modo, il suo pubblico lo avrà sempre assicurato perché, come noto, non c’è mamma più feconda di quella che partorisce personaggi del genere.

RD – Ora, prima di tornare sul problema del microscopio che perderete, vorrei che commentasse la notizia arrivata da poco secondo cui Ranieri Guerra è stato nominato  “assistant director general” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

SM – Credo che siamo arrivati davvero a superare ogni  limite di decenza. Immerso fino al collo in un caso immane di conflitto d’interessi, Guerra è consigliere d’amministrazione della fondazione Glaxo Smith-Kiline, un nome che dice tutto [https://22passi.blogspot.it/2017/06/glaxo-lorenzin-ranieri-attacco-tre.html (N.d.R.)]. Se va a controllare di che razza di fondazione si tratta, non le sfuggiranno di certo quali sono i suoi interessi. E, se controllerà chi è coinvolto in quella fondazione addirittura come elettore del consiglio d’amministrazione, capirà tante cose, compreso il perché della legge che obbliga i bambini a vaccinarsi. Così l’OMS perde del tutto qualunque pretesa di credibilità e svela una faccia che fa paura. Con quella nomina siamo davvero al di là del grottesco e nessuno si dovrà meravigliare se tra non troppo tempo saremo rincorsi dalla Polizia di stato armata di siringhe gocciolanti.

RD – Che fare?

SM – Non resta che sperare che il mondo apra gli occhi e che la magistratura faccia ciò che è il suo dovere.

RD – Cambiamo argomento e, per una volta, andiamo a casa sua: a Modena. Leggo che ci sono stati 22 casi di pertosse, tra personale e ricoverati, all’interno del Policlinico, cioè dell’ospedale universitario locale. Mi dà un suo commento?

SM – È un caso ovvio legato all’isteria vaccinale. Chi è del mestiere sa benissimo che, se è fortunato, chi si vaccina contro la pertosse può uscirne immune per qualche tempo. La sola certezza che si ha è quella di diventare un mezzo efficace di diffusione della malattia. Al proposito ci sono diversi studi medici che riportano questo fatto.

RD – Ma, se non sbaglio, fu proprio a proposito della pertosse che una mamma italiana interessò la signora Lorenzin affinché si procedesse a vaccinare tutta la popolazione a tappeto in modo da evitare che i bambini s’infettassero.

SM – Si tratta di un caso tragicomico d’ignoranza e non voglio inserire altro. Se quella signora sia in buonafede o non lo sia non saprei dire. La sola cosa che posso affermare è che, nella più buonista delle ipotesi, si tratta di una persona ignorante al massimo grado.

RD – Eppure mi pare che sia stata chiamata ad insegnare a corsi di aggiornamento per i medici.

SM – Il filosofo Karl Popper sosteneva che la nostra conoscenza è necessariamente finita mentre l’ignoranze deve essere infinita. Da sottolineare quel deve. Continuando con le citazioni, l’attore Tom Hanks dice che noi viviamo in una società dove non ci sono leggi che proibiscano di fare soldi diffondendo ignoranza o, forse meglio, stupidità. Dunque: tutto legale. Se chi sta ai piani alti non coltiva con cura l’ignoranza altrui, rischia non di scendere qualche gradino ma di cascare dalle scale. Quindi, avere insegnanti come quella signora è indispensabile.

RD – Mi dice qualcosa sulla malaria?

SM – Che cosa posso dirle se non che si tratta di una malattia provocata da alcune specie diverse di un protozoo parassita chiamato Plasmodio che non esiste più in Italia da decenni ed è trasmessa solo dalla puntura di zanzara Anofele femmina a patto che questa sia infetta. Da sempre noi abbiamo qualche caso a carico di persone che sono tornate da un viaggio in zone dove la malaria esiste, zone lontane dall’Italia quasi sempre nella fascia equatoriale.

RD – E, allora, perché se ne parla così spesso da qualche settimana a questa parte?

SM – A pensare male si fa peccato ma… La solita GSK, la Glaxo, sta lanciando il suo vaccino antimalarico chiamato Mosquirix e un prodotto ha successo quando si convince il potenziale cliente che di quel prodotto ha bisogno. Siamo riusciti a turlupinare le folle con l’influenza dei polli e dei maiali, abbiamo ripetuto il successo facendo credere che era in corso un’epidemia di meningite per vendere un vaccino la cui reale efficacia il produttore stesso afferma di ignorare e, comunque, rivolto solo ad una delle tante cause di quella malattia, e, allora, perché non provarci con la malaria? I venditori di farmaci sono riusciti a far passare con enorme successo una palese idiozia come la cosiddetta immunità di gregge facendola addirittura diventare il fondamento della legge più indecentemente illegale mai promulgata e, dunque, sotto con la malaria!

RD – Ancora una volta questione di quattrini?

SM  – Faccia lei.

RD – Mi lasci ritornare sull’argomento del microscopio. Che cosa prevede?

SM – Prevedo che, in ogni caso, io ne uscirò con l’animo leggero. Se riusciremo ad avere non solo il microscopio ma anche tutti i mezzi necessari per mantenerlo, andremo avanti volentieri. Se, invece, resteremo al palo, io non avrò niente da rimproverarmi. Io il mio dovere l’ho ampiamente fatto e dormirò comunque tranquillo.

RD – Mi rivolgo, allora, a chi è arrivato fino qui a leggere questa intervista e aggiungo il link ai dati per inviare una donazione. Basta rinunciare ad un caffè al giorno o ad un pacchetto di sigarette la settimana: http://www.vitalmicroscopio.net/2017/09/14/non-fermiamo-la-ricerca/

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