Amianto, magistratura, malaria e vaccini

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari tra amianto, magistratura, malaria e, naturalmente, vaccini.

 

Roberta Doricchi – So che le farà piacere se non parliamo, almeno subito, di vaccini.

Stefano Montanari – Ha indovinato. Di che parliamo?

RD – Cominciamo con l’amianto. Ai vaccini, inevitabilmente, passeremo dopo. A quanto sento e a quanto leggo, pare che i tribunali continuino a condannare le ditte che lavorarono con l’amianto. Che ne dice?

SM – Lungi da me entrare nella filosofia e negli usi e costumi dei tribunali. Certamente quelli, dovendo trattare di casi singoli, hanno tutte le ragioni del mondo. Trovo curioso, però, che nessuno risalga un passettino più a monte.

RD – Che cosa intende?

SM – Beh, che l’amianto fosse un ottimo coibentante e un ancor migliore ignifugo lo sapevamo da qualche millennio. Che fosse cancerogeno, almeno da una ventina di secoli. Lo svantaggio, paradossalmente, stava nel suo essere estremamente a buon mercato e di consentire grassi guadagni a chi se ne serviva producendo beni e vendendoli. Così, esattamente come accade per mille altre porcherie, si assoldarono per anni pseudo-scienziati fabbricati apposta, si fece credere al mondo che questi fossero dei geni, si fecero firmare loro articoli fasulli compilati da un piccolo esercito di scribacchini, si passò il tutto ai politici, nel caso accompagnandolo da un regalino e il gioco fu fatto: l’amianto fu e restò per tradizione e per acclamazione popolare quanto di più meraviglioso esistesse, e io ricordo bene la mia maestra delle scuole elementari che, in perfetta buona fede, ne cantava le meraviglie. Nessuna novità. La cosa buffa è che ora, ad essere condannati per aver ammazzato a norma di legge migliaia di persone, sono i loro datori di lavoro.

RD – E invece…?

SM – E invece nelle segrete del castello buttando la chiave si dovrebbero ficcare con loro gli scienziati da burla che si prestarono a fare da sponda ad un crimine evidente fin dai tempi di Plinio il Vecchio e, a far loro compagnia, i politici che lo permisero. Tutti quelli, invece, l’hanno fatta franca esattamente come accadrà per tanti loro colleghi coinvolti in altri fatti analoghi. Come sempre, a rimetterci sono gli ultimi anelli della catena, morti, naturalmente, in prima linea.

RD – Quindi, un errore della magistratura.

SM – Solo in un certo senso. Dovendo giudicare il caso che gli è stato affidato, il giudice si limita a quello. Ciò che si sarebbe dovuto fare molti anni fa era indagare sul tema. La scienza, quella vera, intendo, non lasciava dubbi e che si fosse alla presenza di un caso mondiale di corruzione non poteva sfuggire. Il problema, però, è che i magistrati conoscono la legge anche se a volte la applicano in maniera poco comprensibile, ma di scienza e, in particolare, di tutto quanto è legato alla salute non sanno niente. E, allora, devono per forza affidarsi a consulenti i quali, non proprio di rado, fanno parte, direttamente o di striscio, del gruppo malandrino e, dunque, raccontano ciò che fa loro comodo. Così, di fatto, sono loro, i consulenti, ad essere responsabili di una mancata indagine o della sentenza del giudice.

RD – Inevitabilmente tutto questo trova applicazione anche per i vaccini.

SM – Inevitabilmente. Sui vaccini esistono dati ufficiali impossibili da confutare. Eppure, si fa finta di niente e la magistratura dorme sonni tranquilli a fronte di una strage.

RD – Un esempio?

SM – Esempi ce ne sono da riempire un tomo come quelli della Treccani. Il primo che mi viene in mente: la formaldeide. Moltissimi vaccini la contengono pur trattandosi di un cancerogeno certo perché così stabilì lo IARC, l’ente dell’OMS che si occupa solo di cancro, già nel 2004. Lei immagini che cosa può accadere se si inietta un cancerogeno in un neonato, e quello non è il solo induttore di cancro ad essere contenuto nei vaccini. Evidentemente, però, la cosa non interessa nessuno.

RD – Ma siamo certi che ci sia davvero formaldeide nei vaccini?

SM – La trova chiaramente elencata nei bugiardini fra i componenti.

RD – Come è possibile che sia permessa?

SM – A me qualche idea viene. Evidentemente non ai magistrati, non agli enti di cosiddetto controllo, non al ministero che chiamiamo competente, non ai medici, non ai mezzi etichettati come d’informazione.

RD – Mi pare un’assurdità che nessuno ci faccia caso almeno per porsi qualche domanda.

SM – Il lavaggio del cervello sponsorizzato dalle ditte farmaceutiche è efficacissimo. Qualche sera fa partecipavo ad una diretta radiofonica alla quale era presente Paolo Maddalena, ex giudice costituzionale e critico severissimo della legge Lorenzin. Il suo punto di vista era limitato esclusivamente alla palese anticostituzionalità di quella ignobile legge e non aveva idea di tutto il resto che è di una gravità infinitamente superiore rispetto alle leggi inventate dagli uomini. Anzi, era convinto che i vaccini qualche effetto benefico lo avessero, e l’avvocato Marcello Stanca, pure lui molto critico sulla Lorenzin, citava l’effetto gregge come se un’idiozia del genere esistesse davvero. Dunque, tanto di cappello davanti alla capacità delle industrie del farmaco di penetrare nei cervelli riuscendo a far credere stravaganze su cui, se non fossero tragiche, ci sarebbe solo da ridere. Tra gli altri fatti ignorati dal magistrato e dall’avvocato c’erano i dati statistici raccolti da più di un secolo che dimostrano con una chiarezza lampante che i vaccini non hanno mai avuto il minimo ruolo nella diminuzione della mortalità relativa alle malattie infettive. E ignoravano pure, dopo aver citato il vaiolo più o meno scomparso come un successo dei vaccini, che, quando nel 1853 la vaccinazione antivaiolosa fu resa obbligatoria in Gran Bretagna, ci fu immediatamente una seppur lieve diminuzione dei casi per poi essere seguita da una violenta impennata. Il tutto portò addirittura a rivolte popolari. Quando, nel 1867, si inasprì la legge, la reazione fu la stessa e, questa volta, l’impennata della mortalità per vaiolo fu ancora più vistosa. Tutto questo è ufficiale, è riportato con chiarezza dagli enti dello stato, ma nessuno se ne cura. Se si mostrano i documenti inoppugnabili si risponde con una scrollata di spalle preferendo accogliere come verità rivelate le assurdità e le prese in giro più mortificanti. Insomma, si censura anche la storia.

RD – Ma come stanno le cose dal punto di vista legale?

SM – Qui lei mi chiede di debordare dal mio campo. Io ho sentito personalmente, parlando con loro, giuristi come Imposimato  e Maddalena esprimersi molto chiaramente dichiarando l’anticostituzionalità della legge. Da cittadino posso solo dire che la Costituzione, cioè la garanzia che lo stato mi dà, è massacrata e io non ho più la protezione che mi spetta per contratto sociale. Se la Corte Costituzionale non se ne accorgerà e non cancellerà quella vergogna, allora dovremo davvero rassegnarci a vivere in un paese di pazzi con istituzioni pericolose. E non mi faccia aggiungere altro se non che chi pretende di modificare le leggi della natura emanando una legge sua è un ingenuo e, mi lasci dire, un ingenuo imbecille.

RD  – Passiamo brevemente alla malaria, una malattia di cui non si parlava da decenni e che ora si trova alla ribalta della cronaca.

SM – Dire che ci sono ombre, imprecisioni, buchi e misteri nel caso di Sofia, la bambina di 4 anni morta di malaria a Brescia, è dire poco. Io ho avuto modo di conversare personalmente e abbastanza a lungo con il dottor Claudio Paternoster, il primario infettivologo di Trento che ha avuto nel suo reparto la bambina e, stando a ciò che ha detto, pare che lui stesso ne sappia relativamente poco. Le racconto quanto ho raccolto dalla conversazione e prenda tutto con il beneficio del dubbio. Pare che la bambina sia stata ricoverata all’ospedale di Portogruaro perché trovata improvvisamente affetta da diabete, malattia che, soprattutto a quell’età, può, e sottolineo la possibilità che non è certezza in ogni caso, derivare dagli inquinanti contenuti nei vaccini che vanno a colpire il pancreas, la ghiandola che, non funzionando a dovere, induce il diabete. Ebbene, stando a quanto mi è arrivato da una testimonianza in voce sul mio cellulare, Sofia sarebbe stata vaccinata poco prima dell’insorgenza della malattia. Poi la bambina va in vacanza al mare, precisamente a Bibione, prima di essere ricoverata a Trento con febbre alta, poi coma. Allora la si trasferisce a Brescia perché Trento non ha un reparto di rianimazione pediatrica e a Brescia muore. La diagnosi è di malaria cerebrale da Plasmodiun falciparum.

RD – Ora quelli che lei ha definito misteri.

SM– La malaria è la seconda malattia infettiva dopo la tubercolosi a livello mondiale, però è diffusa solo in Africa, in Sudamerica e in Asia. Da noi, in Italia, da oltre mezzo secolo non ci sono casi di origine locale. I pochi che arrivano, e ne arrivano, sono da viaggiatori di ritorno dalle zone a rischio. Occorre sapere che la malaria deriva non da un virus o da un batterio ma da un parassita del genere Plasmodium, di cui esistono diverse specie. Le più comuni sono quattro e, tra loro, è la specie falciparum ad essere la più aggressiva. La malattia sopravviene quando si è punti dalla zanzara Anopheles femmina e questa è infetta.

RD – In che modo?

SM– La zanzara Anopheles si nutre solo di nettare di fiori, ma quando deve formare le uova, un massimo di un centinaio alla volta, ha bisogno di certe proteine che trova nel sangue dei mammiferi con una predilezione per quello umano. Per procurarselo punge la pelle e succhia un po’ di sangue. Se le sue ghiandole salivari sono infette da Plasmodium, il che non è affatto scontato, questo passa al sangue della persona che ha punto e lì si riproduce con un ciclo vitale particolare che ogni tre giorni dà febbre alta. In qualche caso, in verità rarissimo, i globuli rossi si appiccicano l’uno all’altro e vanno a tappare i piccoli vasi sanguigni cerebrali con una conseguenza che può essere mortale.

RD – Esistono cure?

SM – Sì, e in genere sono efficaci, con il chinino, un derivato della corteccia di un albero, conosciuto da secoli e da secoli applicato con successo.

RD – Continui, perché fin qui non mi pare ci sia niente di misterioso.

SM – Il primo mistero è come abbia fatto Sofia ad infettarsi se da noi le Anopheles sono scomparse dai primi Anni Sessanta.

RD – E se la zanzara, come si sente dire, avesse viaggiato all’interno di una valigia?

SM – Una vera superzanzara capace di resistere alla temperatura della stiva di un aereo o ai giorni di viaggio. Bravissima non solo a non essere schiacciata dal contenuto della valigia ma anche a nascondersi, visto che gli ispettori che pare abbiano controllato la zona non hanno trovato niente. Ma, si sa, trovare un’unica zanzara in un territorio vasto, pure con le trappole del caso, non è impresa da poco. Certo è che la teoria della zanzara passeggera clandestina sarà poi molto comoda per qualcuno e, se si arriverà in tribunale, costituirà un cavallo di battaglia per gli avvocati.

RD – Esistono altre zanzare o altri insetti che possano trasmettere la malaria?

SM – No.

RD – Nemmeno la temutissima zanzara tigre?

SM – Assolutamente no, e tenga conto che la malaria non è una malattia trasmissibile direttamente da uomo a uomo ma occorre sempre ed esclusivamente uno scambio di sangue da malato a sano. Vero è che, sempre stando al dottor Paternoster, nel reparto di Sofia erano ricoverate due sorelle africane appena tornate da una visita a parenti nel Burkina Faso e là avevano contratto la malaria. Ciò che non si può escludere è che le bambine siano state punte dal personale di Trento con un ago o con una lancetta e lo stesso strumento, ancora in qualche modo insanguinato, sia stato usato per Sofia.

RD – È possibile?

SM – Alla domanda non posso che rispondere che sì: la cosa è teoricamente possibile. Se mi chiede quanto io ci creda, devo dire che la cosa mi pare, se non impossibile, almeno fantascientifica. Che un infermiere o un medico riusi un ago è incredibile. Se fosse accaduto, però, si tratterebbe di criminalità e nient’altro. Su questa si dovrà indagare anche se è evidente che nessuno confesserà di aver compiuto un atto così sconsiderato e non ci saranno prove disponibili. E, allora, ecco l’utilità della teoria della zanzara clandestina alla quale imputare il misfatto.

RD– E poi, che cosa è successo?

SM – Sempre stando a quanto mi ha detto il dottor Paternoster, alla bambina, febbricitante e ormai in coma, viene diagnosticata la malaria da falciparum, viene portata a Brescia e là, in pochissimo tempo, muore.

RD– Immagino si sia fatta un’autopsia.

SM – Sì, ma di questo si sa poco o nulla. Il che è ovvio, dato che la pratica è di norma coperta da grande discrezione. Io avevo chiesto pubblicamente che all’autopsia fosse presente il dottor Dario Miedico, un medico legale espertissimo, ma nessuno mi ha dato ascolto. Del resto, io non conto nulla e nessuna obiezione legale è possibile. Ciò che mi auguro è che i campioni siano stati prelevati in esemplari triplici e siano conservati non sotto formalina, un conservante che cancellerebbe diverse prove, ma in congelatore. So bene che nessuno ci darà i campioni, ma per noi sarebbe interessante avere in particolare quelli del pancreas per vedere se il vaccino eventualmente somministrato potesse essere responsabile del diabete. In più, un’altra voce arrivatami sul telefono cellulare, dice che Sofia fu vaccinata anche immediatamente prima del coma. Vero o no non saprei dire. Sia come sia, tutta la vicenda è avvolta nella nebbia e non so se, quando e come la nebbia verrà diradata o se ne farà arrivare altra, magari non parlandone più.

RD – Ma non è possibile non sapere se, come e quando la bambina sia stata vaccinata.

SM – E, allora, che storia misteriosa sarebbe?

RD – Ora, però, mistero o no, la malaria impazza attraverso i media.

SM – Esaurite le bufale della meningite, del morbillo e perfino del tetano che secondo la ministra Lorenzin si trasmetterebbe da persona a persona, fatto ignoto agli infettivologi ma ora verità di regime, in questo momento, in attesa della prossima bufala, è il turno della malaria.

RD – E qual è la ragione?

SM – Una è quella di non annoiare il pubblico di gonzi e l’altro, certo più importante, è quella di lanciare il Mosquirix, il vaccino antimalarico fresco fresco della Glaxo. Pensi: non un vaccino contro un virus o un batterio, ma contro un parassita! Se qualche tifoso della Glaxo ce la facesse a farlo diventare almeno consigliato e somministrato gratis, cioè a spese dei contribuenti, qualche soldo in più circolerebbe e il PIL se ne potrebbe giovare. E pensi al mercato multimiliardario potenzialmente assicurabile dai territori interessati dalla malaria.

RD – Ma il professor Burioni ha affermato che non esiste un vaccino antimalarico.

SM – Consideri che si parla di Burioni. Ma potrebbe anche essere che questa volta il personaggio sia al corrente di alcune segrete cose e abbia detto la verità: il Mosquirix non serve a nulla. Certo lui ne sa più di me della reale attività del prodotto di cui io ignoro tutto. Ma non mi faccia parlare di Burioni perché domani le sue truppe cammellate m’intaserebbero la casella di posta e i vari blog di regime si scatenerebbero prendendosela con me per lesa maestà.

RD – Mi pare che mai come ora lei sia attaccato.

SM – Vede: io costituisco un problema senza soluzione possibile. Le analisi di mia moglie e mie sono delle mazzate per chi lucra grazie ai vaccini e a quelle mazzate è impossibile rispondere scientificamente. Ci provò un gruppetto di francesi e si rese ridicolo. Ci provò un tale Guido Silvestri scovato da Grillo negli Stati Uniti e importato virtualmente da noi contando sul provincialismo degli italiani, convinti come sono che tutto quanto viene di laggiù sia oro colato. Gli svarioni che il personaggio fece quando arrivò a cimentarsi in acrobazie matematiche e fisiche senza rendersi nemmeno conto di ciò che stava facendo sono peggiori di quelli dei francesi. Se, poi, si entra nel campo della nanotossicologia, il tale Silvestri diventa una macchietta. E, allora, la sola maniera per difendere il business colossale dei vaccini è l’attacco a me personalmente, inventando qualunque stramberia, certi di trovare orecchi accoglienti. Ultimamente un giornalino marchigiano, mi pare si chiami Vivere Senigallia o qualcosa del genere, ha pubblicato un’intervista con quel tale Silvestri. L’occasione era la mia conferenza in un paesino della collina anconetana chiamato Piticchio di cui parlammo nel corso dell’ultima intervista. La giornalista autrice di quel pezzo memorabile scrisse cose mutuate non si sa come né dove e ciò che Silvestri le disse è davvero un capolavoro del nonsense. Allora, sollecitato da qualche amico, io scrissi un messaggio molto pacato al direttore del giornalino e questo mi rispose inviperito elencandomi, con tutta la tenera ingenuità della provincia profonda, i nomi dei luoghi visitati da Silvestri il quale, evidentemente, gli aveva fornito i preziosissimi dati a dimostrazione di quanto è bravo. Manca solo la vittoria schiacciante al campionato parrocchiale di rubamazzo e poi c’è davvero tutto. Per finire il direttore aggiunse che io starei “collezionando più querele che pubblicazioni scientifiche serie.” Da dove venga quella curiosa esternazione non saprei dire. Certo che se un tale si definisce giornalista, addirittura direttore di giornale, ed è informato in quel modo… Comunque sia, tutti questi attacchi dimostrano solo una cosa: da parte di chi campa di vaccini sono sempre più nervosi e non sanno dove aggrapparsi.

RD – Lei l’ha detto mille volte: dovrebbero rifare le vostre analisi.

SM – Ovviamente. Ma bisogna esserne capaci, volerle fare e capirne i risultati. Tenga anche conto che chi fosse in grado di farli e di capirli non potrebbe altro che confermare quello che noi documentiamo da 15 anni e certo non sarebbe cosa funzionale al business. Molto meglio spargere fango. Ad oggi chi, in realtà pochissimi, si è cimentato a fare qualcosa che in qualche modo potesse assomigliare a ciò che facciamo noi ha fallito clamorosamente. C’è anche chi è arrivato a vedere ciò che noi vediamo da tempo immemorabile ma non ne ha capito il significato. È come se ci si trovasse di fronte a un libro scritto in una lingua sconosciuta. Si vedono l’oggetto libro, la copertina, le pagine e ciò che sulle pagine è stampato, ma che si tratti della Bibbia, di un libro di cucina o di un romanzo rosa non è cosa decifrabile. Insomma, non basta il “lei non sa chi sono io”, non basta essere professori in un’università privata fondata per i comodi di qualche imprenditore d’assalto, non basta esibire un indirizzo americano. Le cose o si sanno o non si sanno e, se si finge di saperle, prima o poi si rimedia una figura barbina.

RD – Eppure viene fatta correre la voce secondo cui la comunità scientifica avrebbe smentito la validità delle vostre analisi.

SM – Io non mi stupisco affatto. Oggi, con tutti i mezzi di comunicazione incontrollata e incontrollabile che esistono, è facilissimo diffondere qualunque enormità. Di fatto, nessuno ha mai smentito una virgola di ciò che facciamo perché per farlo bisognerebbe presentare i risultati. E i risultati dove sono? E chi ci avrebbe smentito? E perché nessuno accetta il confronto, a partire da Burioni che da anni scappa, per passare attraverso quei francesi di cui si diceva un attimo fa, così spesso tirati in ballo e autori di un pastrocchio della cui portata, evidentemente, loro stessi si sono resi conto chiudendosi in un prudente silenzio, fino a quel tale Silvestri che s’imbratta tra matematica, chimica e fisica senza capirne un acca? Anche se la cosa sembrerà strana ai tuttologi di ogni ordine e grado, la comunità scientifica è atra cosa, e la comunità scientifica, lo sottolineo, non ha mai smentito nulla di ciò che abbiamo fatto. Lo chieda al Massachusetts Institute of Technology.

RD – Restiamo con i vaccini. Mi dice qualcosa della signora vaccinata con un prodotto scaduto?

SM – Si tratta di una storia di ordinaria ignoranza e di follia. La testimonianza che le riferisco è diretta perché è la protagonista stessa ad avermela raccontata. Si tratta di una signora quarantacinquenne alla quale viene diagnosticata una displasia del collo dell’utero.

RD– Spieghi.

SM– È un’alterazione delle cellule che è potenziale preludio di un cancro. Una delle origini del cancro del collo dell’utero, certo non la sola, è la presenza di uno o più ceppi del Papilloma virus. Lo sviluppo della malattia è molto lento ed è individuabile facilmente con un normale Pap Test eseguito ogni paio d’anni. Non appena ci si accorge dell’inizio della malattia si può procedere ad asportare il tessuto con un intervento semplice, banale e risolutivo che si può eseguire in ambulatorio. Ma, come ci si può aspettare, esiste un vaccino, per inutile e, anzi, dannoso che questo sia. Il produttore è chiaro in proposito: il vaccino non si può somministrare a chi è già stato infettato da Papilloma virus, ed è per questo che lo si somministra solo alle ragazze molto giovani che non hanno avuto presumibilmente rapporti sessuali.

RD– Mi spieghi meglio quest’ultimo passaggio.

SM – La quasi totalità delle donne ha acquisito un’infezione da Papilloma come conseguenza di rapporti sessuali, guarendone poi spontaneamente senza neppure accorgersi della malattia. Dunque, quelle donne, di fatto tutte quelle che hanno superato la prima adolescenza, non sono vaccinabili.

RD – Ma lei mi ha parlato di una signora quarantacinquenne e perfino già malata.

SM – Appunto. Ecco il tipico caso in cui, per almeno due ragioni inderogabili, il vaccino non è impiegabile. Invece il centro universitario al quale la signora si era rivolta la vaccinò. Poi la rivaccinò. Poi le disse che doveva fare una terza vaccinazione, cosa che la signora fece recandosi, questa volta, ad un centro più vicino alla sua abitazione. Qui le iniettarono il farmaco e, appena rincasata, la signora non si sentì bene. Guardò, allora, il libretto vaccinale e si accorse che il bollino adesivo che avevano applicato a testimonianza dell’avvenuta vaccinazione mostrava una data di scadenza risalente a nove mesi prima.  Insomma, quel vaccino era da buttare. Allora lei tornò al centro e là le infilarono un altro ago senza, almeno a detta della signora, iniettarle niente. Poi appiccicarono il bollino nuovo sul libretto. Fu a quel punto che la signora mi telefonò e io le consigliai di denunciare l’avvenuto. Ora io ho copia della denuncia e la fotografia del libretto vaccinale e chi vuole fare brutta figura può dire che tutto questo non è vero.

RD – Credo d’intuire quale sia la sua conclusione.

SM – Non può essere altro che siamo nelle mani, nella migliore delle ipotesi, di perfetti incompetenti con venature di pura delinquenza. Che la bestialità sia iniziata in un centro universitario è solo l’ennesima, dolorosa conferma, del livello accademico nostrano, quello di un’accademia che genera mostri. Ciò che mi fa arrabbiare ancora di più, però, è l’atteggiamento dell’Ordine dei Medici che dorme sonni beati davanti a fatti di questo genere, dai medici universitari ignoranti al massimo grado giù fino al personaggio che somministra un vaccino scaduto e giù ancora fino a chi, per finta o sul serio, infila un ago solo per staccare il bollino e per cercare goffamente, imbrogliando l’involontaria vittima, di nascondere un fatto gravissimo. Se la magistratura e l’Ordine dei Medici continueranno a fare finta di niente significherà che non abbiamo un futuro tollerabile.

RD – Cambiamo argomento. In questi giorni ci sono state diverse manifestazioni popolari contro la legge Lorenzin. Come si è comportato lei?

SM– Non sono andato a nessuna.

RD – Perché?

SM – Qui il discorso si farebbe lungo e imbarazzante per un po’ di persone. Come spesso accade, c’è chi da mobilitazioni di tanta gente trae vantaggi del tutto personali e io non posso certo prestarmi a certi giochetti. Tra i purtroppo non pochi spicca un personaggio a metà strada tra il grottesco e lo squallido che si spaccia per laureato, per inviato di guerra, per padre di un figlio morto in guerra nella ex Jugoslavia e un altro danneggiato dai vaccini, per agente segreto israeliano e chi più ne ha più ne metta. Questo, al pari di altri ciarlatani, riesce ad attirare folle d’ingenui e per questo, io sono molto restio a prestare la faccia.

RD – So che era stato invitato a Firenze.

SM – E non sono andato. Il motivo è semplice. Tra le star della manifestazione figurava un personaggio ora deputato grillino che ebbe una parte determinante nella sottrazione del nostro microscopio e nella chiusura della onlus con cui avremmo dovuto rendere pubblici i nostri risultati. Dunque, non vedo come un essere del genere possa presentarsi in una manifestazione che, almeno nelle intenzioni dichiarate, contesta proprio chi ostacola le ricerche indipendenti sui vaccini. Insomma, di fatto contesta anche le non proprio gloriose imprese di Grillo. A questo aggiunga che fu proprio Grillo ad assoldare quel tale Silvestri che sta facendo più danni della grandine spalleggiando la legge Lorenzin, non solo con la sua pseudoscienza da fiera paesana ma arrivando persino a telefonare due volte dagli Stati Uniti per impedire che io tenessi una conferenza in un microscopico paesino delle Marche. Insomma, i grillini si comportano una volta di più da furbetti da quattro soldi e da ipocriti e io, richiamandomi all’articolo 21 della Costituzione, dichiaro di provare un vero ribrezzo nei loro confronti. Questa è la ragione principale per cui non solo non ho partecipato alla manifestazione di Firenze ma non andrò mai dove in qualunque modo siano coinvolti i complici di Grillo. E aggiungo che non mi stupirei affatto che costoro s’impegnassero per ostacolare la raccolta dei fondi necessari per acquistare un microscopio in sostituzione di quello che proprio loro ci sottrassero. Dopotutto, ancora una volta sarebbero coerenti con tutte le porcherie di cui si macchiano da anni nei nostri confronti e, soprattutto, nei confronti di tutti coloro che beneficiano dei nostri risultati, bambini in primis.

RD – Vorrei terminare, allora, chiedendole notizie della raccolta fondi.

SM – Come ho detto più volte, con quasi assoluta certezza il prossimo 28 febbraio non potremo più usare il microscopio nemmeno per quella misera volta la settimana che abbiamo a disposizione ora, e sempre che l’apparecchio funzioni. Le soluzioni possibili sono due: accettare la situazione o metterci a disposizione un microscopio adatto, ma stavolta senza tutti gli inghippi e i trucchi per i quali rimanemmo fregati con Beppe Grillo e soci. Se il microscopio non ci sarà, mi dedicherò ai miei hobby trascurati da anni fino all’abbandono. In questo caso, io avrò fatto molto più del mio dovere morale e nessuno mi scriva o mi telefoni raccontandomi i suoi dolori e pretendendo qualcosa da me. Se, invece, la raccolta fondi ci permetterà di avere il nostro microscopio con tutto quello che serve per mantenerlo, continueremo, e certo con risultati migliori di quanto non sia ora per le enormi limitazioni con cui lavoriamo.

RD – Ma la cifra arrivata ha qualche consistenza?

SM – Ad oggi, con quello che è arrivato potremmo comprare qualche bullone. Ma non si sa mai. Ormai non è più responsabilità mia, e chi vuole, sa dove trovarci.

RD– Come sempre Vitalmicroscopio è al vostro fianco [http://www.stefanomontanari.net/sito/sostienici.html (N.d.R.)].

SM – Lo so, e aggiungo per tutti coloro che non lo sapessero che è anche grazie a Vitalmicroscopio che ci fu concessa quella pur misera volta la settimana, ed è sempre grazie a Vitalmicroscopio che più di una difficoltà nella conduzione di una gestione del microscopio tutt’altro che facile si è risolta positivamente. Senza l’associazione noi avremmo chiuso da un pezzo. Comunque, sia chiaro: ora non c’è niente che dipenda da me.

 

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