La triste verità

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Roberta Doricchi intervista in dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Molto recentemente è tornata alla ribalta la raccolta fondi per dotare lei e sua moglie di un microscopio elettronico. Eppure, corre voce che di microscopi ne abbiate ben tre.

Stefano Montanari – Ah sì? Sarebbe interessante scoprire la fonte di questa notizia. Se solo riuscissimo a sapere dove sono questi tre microscopi, magari…  Lasci che io prenda in prestito Shakespeare e lo storpi un po’ dicendo che ci sono più cose nella fantasia malata della gente di quante ne sogni la filosofia. La triste verità è che l’unico microscopio elettronico che riusciamo ad usare è quello che Grillo ci fece sottrarre ormai tanti anni fa [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2550-il-grillo-mannaro.html (N.d.R.)].

RD – Vuole riassumere la situazione del momento?

SM – La situazione è semplice. L’apparecchio si trova da anni a Pesaro presso la sede locale dell’ARPAM da dove è arrivato in comodato d’uso spedito dall’Università di Urbino e, grazie a un giudice, noi possiamo utilizzarlo più o meno una volta la settimana. Detto tra parentesi, provi a immaginare le difficoltà che incontriamo e i salti mortali che dobbiamo fare per le nostre ricerche. Purtroppo, a fine febbraio 2018, con probabilità quasi assolute, l’ARPAM non rinnoverà l’accordo e il microscopio sarà restituito a Urbino che aveva fatto il diavolo a quattro per togliercelo tenendolo poi un anno e mezzo inattivo per poi sbolognarlo goffamente dove è ora. Stanti i costi di trasferimento, di rimessa in uso a trasloco avvenuto e di mantenimento, in aggiunta all’età dell’apparecchio e alla sua storia travagliata fatta di traslochi e d’inattività che non gli hanno fatto bene, è quanto mai improbabile che Urbino se lo riprenda e lo usi. Quindi, non saprei indovinare che sorte avrà quell’apparecchio.

RD – Ma potrebbero ridarlo a voi.

SM – Se l’immagina la figura di (omissis) che ci rimedierebbe Urbino? Prima fa un accordo segreto con Grillo e soci per portarcelo via, tra l’altro promettendo che, con quell’apparecchio, avrebbe ottenuto risultati fantastici. Strepita, raccoglie i consensi entusiasti dei soliti (omissis) e ce la fa a sottrarcelo. Poi, subito, si accorge che non è in grado di usarlo, esattamente come avevamo detto noi. Così, dopo un anno e mezzo non di risultati fantastici come promesso ma di nulla, se ne disfa con un contratto di comodato d’uso a favore di ARPAM che dura sei anni. Poi, quando il destinatario attuale si accorge che si tratta di qualcosa di troppo sovradimensionato per i loro bisogni, costi di esercizio compresi, esattamente come aveva detto l’allora direttore della sede che ora ospita l’apparecchio, Urbino se lo vede recapitare di nuovo a casa già sapendo che, salvo miracoli di San Crescentino patrono della città, non ha la possibilità di usarlo. Così, dopo essersi trastullato per anni, ammette candidamente che l’oggetto poteva restare dov’era, cioè nel nostro laboratorio, e si era semplicemente scherzato. Se si è ostacolata la ricerca, poco male. Di qualcosa si dovrà pure morire. O no? A quel punto, sarà interessante vedere la reazione di tutti i cerebrolesi che a suo tempo applaudirono festanti al microscopio che sarebbe dovuto andare al servizio di scienziati cui noi non saremmo degni di allacciare le scarpe.

RD – La reazione non ci sarà perché la cosa passerà sotto silenzio.

SM – Ovviamente. Ma c’è anche un altro problema: quel microscopio, ridotto com’è, pretende una manutenzione che noi non ci possiamo permettere dal punto di vista economico e se, vincendo la loro vergogna e sempre restando nel campo della fantasia, Urbino cercasse di rimandarlo a Modena, noi non lo prenderemmo. Chi pagherebbe le spese di manutenzione?

RD – E che cosa significa tutto questo?

SM – Semplicemente che, senza microscopio, noi chiuderemo ogni ricerca, il che è esattamente ciò che Grillo e soci si proponevano quando, ormai tanti anni fa, nel gennaio del 2010 dopo tentativi partiti sei mesi prima, ci portarono via l’apparecchio. E pensi che festa sarà per tutti coloro che da tempo immemorabile vedono le nostre ricerche come il fumo negli occhi per il business cui diamo fastidio.

RD – Però potreste usare gli altri due microscopi.

SM – Vabbè: facciamoci due risate. Lo faremmo volentieri. Il solo problema è, come le ho detto, che questi apparecchi, addirittura tre, esistono solo nella fantasia malata di qualcuno. Siamo alla follia pura, ma non c’è nulla di cui stupirsi. Guardi al buffo personaggio che sta cercando, e anche trovando, ribalta approfittando del problema dei vaccini: spaccia una laurea che non ha, racconta di essere un agente segreto israeliano, di avere un figlio morto nella ex-Jugoslavia e uno danneggiato dai vaccini quando di figli non ne ha mai avuti, di essere stato inviato di guerra nei Balcani per un giornale il cui inviato di guerra è un mio amico personale il quale, ahimè, non l’ha mai sentito nominare, in qualche momento di entusiasmo è pure consigliere particolare del papa emerito, e potrei continuare. Chi, poi, ai tempi della sottrazione del microscopio, ebbe a leggere i grotteschi articoli di tale Valeria Rossi – riposi in pace – giornalista radiata dall’ordine professionale e con il sito chiuso dalla Polizia Postale, forse ricorderà le stramberie che il personaggio partoriva a getto continuo inventando le carognate più inverosimili. Tutto questo prima di svanire nel nulla dopo il tonfo delle ricerche mai fatte che quella sosteneva addirittura essere in corso quando il microscopio era inutilizzato e dopo che aveva fatto più danni di Attila. Ora, dopo aver appreso che ho tre microscopi, che sono un agente della NATO e, recentissimamente, che sono pure un massone, a sorpresa ma non troppo, mi arriva una mail da un bizzarro personaggio francese che nasce come ornitologo e che ora, per motivi che mi sfuggono, si occupa di una patologia umana di cui palesemente non sa nulla e nulla capisce autoproclamandosene tuttavia luminare, e in quella mail attacca principalmente mia moglie per il suo impegno sulla piezoelettricità di una piramide egiziana.

RD – Non sapevo che vi occupaste di un argomento simile.

SM – In effetti non lo sapevamo nemmeno noi. Ma l’ornitologo cita addirittura il sito Internet che ci incastra. Peccato che lì non si menzioni né noi né esista qualunque cenno al nostro lavoro [http://www.morpheus.fr/pyramide-de-gizeh-meta-machine-piezo-electrique/ (N.d.R.)] . Insomma, un articolo che non ha nulla a che fare con noi da qualunque punto di vista lo si osservi. E, comunque sia, anche se mai facessimo gli hobbisti egittologi, non riesco a capire in che cosa consista l’accusa. Ciò che importa, però, è lanciare fango. La certezza è che si troveranno sempre tanti pettegoli ghiotti di schifezze, ansiosi di abbracciare l’ultima, nulla importa basata su che. Ma ormai ho fatto il callo a tutto. Potrei dire che sono vaccinato.

RD – Che apparecchiatura avete ancora in laboratorio?

SM – Abbiamo le cappe aspiranti, e ne abbiamo tre diverse, abbiamo tutto quanto serve per eliminare la paraffina in cui sono conservati i campioni che analizziamo e per tagliare i blocchetti di paraffina. Abbiamo la stufetta che serve per un passaggio della preparazione del campione, una bilancia elettronica… Insomma, siamo in grado di preparare i campioni in maniera ineccepibile, ma non di osservarli perché, a differenza di quanto pare qualche personaggio singolare abbia partorito, ci manca proprio il microscopio elettronico. Tre? Uno solo sarebbe sufficiente. Insomma, è come se a un calciatore si mettesse a disposizione tutto tranne il pallone. Allora, se non troveremo i fondi necessari per dotarci del microscopio, chiuderemo tutto.

RD – Ci aggiorna sulla raccolta fondi?

SM – Agosto è stato un mese magro, ma, del resto, c’era da aspettarselo. Ad agosto si va in vacanza. Quanto è arrivato finora è stato utilissimo per continuare a reggerci per qualche altro mese ma è largamente insufficiente per acquisire l’apparecchiatura che ci servirebbe e poi per mantenerla. Ma, al di là del raccolto, quello che accade rappresenta un sintomo positivo: c’è chi, dopo anni, sta cominciando a capire che potremmo persino essere utili, non fosse altro che per difendere i figli da aggressioni che possono portare a conseguenze senza ritorno. Finora ci si chiedeva di tutto, si pretendeva qualunque cosa come fosse un diritto, pensando che bastasse premere un bottone perché uscisse l’ informazione o il lavoro desiderato. Lo si è fatto ma ora non è più così perché non è più possibile. Comunque, se avremo il microscopio e i mezzi per mantenerlo, continueremo. Altrimenti ci godremo il meritato riposo e chiuderemo tutto, posta e telefono compresi. In fondo, noi non abbiamo debiti nei confronti di nessuno, se si eccettua la banca.

RD – Come stanno andando le ricerche?

SM – Come le ho detto nel corso dell’ultimo incontro, ora stiamo lavorando, seppure a fatica per gli ostacoli posti da sedicenti scienziati, su un filone nuovissimo di cui non posso ancora parlare per la sua delicatezza. Per il resto, potrebbe leggere ciò che Robert Kennedy ha scritto il 29 agosto scorso su di noi e sugli ostacoli che troviamo [https://worldmercuryproject.org/news/fast-tracking-mandatory-vaccination-government-media-muzzle-scientists/ (N.d.R.)] .

RD – Cambiamo ancora argomento. Era stato comunicato che il prossimo 22 settembre ci sarebbe stato un evento al PalaEur di Roma in cui lei e sua moglie sareste presenti. È confermato?

SM – No: l’evento è stato rimandato a data da destinarsi per motivi di organizzazione. Al momento non saprei dare altre informazioni perché non ne so nulla. Io resto disponibile ma l’evento non dipende da me.

RD – Ma, a quanto vedo, lei continua a fare informazione. O sbaglio?

SM – Io vado dove mi invitano e quando mi invitano: conferenze, radio, TV, interviste… Ci vado solo alle mie condizioni, però, perché mi sono davvero stufato di organizzazioni da dilettanti allo sbaraglio, di dover essere affiancato da personaggi che sanno poco o nulla dell’argomento da trattare e che, comunque, non presentano mai materiale proprio ma informazioni raccattate qua e là che hanno poco o nessun valore.

RD – Qualche giorno fa, a Radio Informazione Libera lei si è incontrato con il professor Fabrizio Pregliasco, noto sostenitore dei vaccini [https://youtu.be/3k5FHAw25rU (N.d.R.)] e non pare che il professore ne sia uscito bene.

SM – Credo che chi ha avuto la pazienza di ascoltare la trasmissione si sia accorto che non ho voluto infierire. A differenza di qualcuno che era stato invitato per poi darsela a gambe, il professor Pregliasco ha avuto il coraggio di esserci e per questo merita rispetto. Il suo imbarazzo era più che evidente e così la sua incapacità di rispondermi, un’incapacità dovuta solamente al fatto che la posizione che lui, per qualunque motivo, difende è insostenibile. Io partivo da punti di forza impossibili da contrastare. Per esempio, io i vaccini li ho analizzati e lui no, dovendosi fidare di chi affidabile non è di certo. Poi c’è tutta una serie di realtà incontestabili che solo un deficiente potrebbe negare, e Pregliasco deficiente non è. Se, invece di usare il tono sommesso che molto saggiamente ha usato si fosse comportato in altro modo, sarebbe andato incontro ad una sorte molto peggiore. Un conto è quando si fa uno show alla TV pubblica spalleggiati da un intrattenitore ignorante fin che si vuole ma popolare, e un conto è un faccia a faccia senza salvagente. Ma, qualunque cosa si faccia, l’informazione corretta arriva al grande pubblico con una scarsità mortificante.

RD – E il motivo?

SM – Semplice: l’informazione o ciò che per informazione si spaccia è nelle mani di TV, radio e giornali, e questi, a loro volta, senza traccia di deontologia, dipendono da chi fa loro arrivare quattrini o, per i giornalisti, anche carriera. È evidente che, in quel modo, non può altro che uscire ciò che fa comodo a chi paga. E poi, dia un’occhiata a chi viene spacciato per attendibile. A parte le avvilenti assurdità partorite da personaggi come Mentana, Giordano, Mieli, Cecchi Paone e tutta la corte dei miracoli dei mezzibusti un tempo catodici e ora al plasma e tralasciando per pudore le esternazioni dei politicuzzi abusivi che infestano la vita politica, abbiamo personaggi che perdono la testa e, posseduti da un’illusione di onniscienza, sparano corbellerie imbarazzanti. L’altro giorno un amico mi ha fatto ascoltare  una registrazione TV di Piergiorgio Odifreddi, matematico televisivo dotato d’indubbia capacità di attrazione. Non sazio del suo brillante pontificare tra filosofia, religione, politica, filologia e altre discipline che, tutto sommato, non fanno danni anche nelle mani degli sconsiderati, Odifreddi si è esibito sui vaccini, un argomento che palesemente ignora. Con tutto il rispetto, lo scemo del villaggio avrebbe fatto la stessa figura. Il che è un peccato perché in quel modo, dimenticando che, per non mostrare i propri limiti culturali, è prudente non avvicinarli, si cade nel ridicolo come l’imperatore nudo della favola. Malauguratamente, però, ma fortunatamente per i sullodati, non sono in tanti coloro che possono contare su un vaglio mentale critico e, tra pigrizia e ingenuità, sono in moltissimi a prestare fede a chi è stato loro contrabbandato per individuo degno di fede, indipendentemente dal terreno su cui si esibisce. Insomma, tra un po’ ci ritroveremo il commissario della nazionale di calcio in veste di cardiochirurgo e ci sarà la fila per farsi operare da lui.

RD – Qual è la situazione fuori dell’Italia?

SM – Per quanto ci riguarda, i nostri lavori stanno facendo il giro del mondo e chi parla di vaccini parla inevitabilmente di noi [si veda, tra l’altro, da 5h:52’ l’intervento dell’avvocato americano Scott C. Tips su http://www.saluteplus.eu/decreto-vaccini-diretta/ (N.d.R.)]. Per il resto, generalizzando, non c’è grande differenza. È vero che esistono ancora paesi in cui l’industria farmaceutica sta faticando un po’ e  il vaccino rappresenta una libera scelta, ma il potere schiacciante dei quattrini sta conquistando il mondo. Dal prossimo 1° gennaio la Francia imporrà la bellezza di 11 vaccini e recentissimamente l’Australia, un paese che per noi è sinonimo di paradiso terrestre, ha vietato l’ingresso a Kent Heckenlively [http://www.abc.net.au/news/2017-08-31/anti-vaxxer-kent-heckenlively-denied-australian-visa/8859586 (N.d.R.)].

RD – Di chi si tratta?

SM – Heckenlively  è una persona che si è dedicata a vagliare le conseguenze delle vaccinazioni e aveva in progetto un tour in Australia per illustrare quelle che sono le sue conclusioni sull’argomento. Le autorità australiane gli hanno negato il visto d’ingresso. Fatta salva la libertà di ogni paese di fare quello che più gli aggrada, ognuno si faccia la sua opinione.

RD – Se di opinioni posso esprimere la mia, mi pare che tutta questa guerra condotta a suon di censure sia il sintomo più chiaro di un grande imbarazzo e, in definitiva, di una debolezza inequivocabile.

SM – La sua è l’unica spiegazione plausibile. In una civiltà dove vigono le regole fondamentali della democrazia ognuno ha per forza di cose il diritto inalienabile di esprimere le proprie idee. La nostra pur vilipesa Costituzione è forte dell’articolo 21 che è chiaro in proposito [“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (N.d.R.)]. Quando manifestare il pensiero è in qualunque modo ostacolato fino, come sempre più spesso accade, ad essere impedito, è evidente che si entra a capofitto nel regime più bieco di dittatura. Il fatto che questa dittatura si stia allargando oltre i confini dei territori nazionali non può non preoccupare e non può altro che essere sintomo del rapido tramonto di una civiltà. Se, al di là della tragedia, vuole qualche risvolto farsesco, dia un’occhiata a come se la danno a gambe non appena c’è aria di confronto coloro che sono spacciati per scienziati ma, di fatto, altro non sono che patetici piazzisti al servizio delle case farmaceutiche. E dia un’occhiata a quel tale Guido Silvestri, personaggio ignoto ai più fino a qualche mese fa quando, pare entrato nel gruppo dei grillini, si esibisce a suon d’insulti come sostenitore dei vaccini. Tralasciando gli errori marchiani che commette soprattutto quando deborda scivolando spericolatamente in settori che non sono i suoi come la fisica, la chimica e la matematica, tanto da essere stato bacchettato dal prof. Livio Giuliani che è matematico e fisico, le sue argomentazioni sono davvero curiose e, come è diventata ritualità accettata, non sostenute dai fatti. Costui si guadagna da vivere negli Stati Uniti e da là non ha risparmiato fatiche per tentare goffamente di imbavagliarmi. Tanto per caratterizzare l’individuo, avendo saputo di una mia conferenza in un piccolissimo paese delle Marche, ha telefonato ripetutamente agli organizzatori per dissuaderli dall’ospitarmi.

RD – Mi dà qualche particolare?

SM – La conferenza si è tenuta in un paesino di 20 abitanti chiamato Piticchio di Arcevia e ad ospitare mia moglie e me è stata la sede di un’azienda di agricoltura biologica chiamata La Terra e il Cielo che di tanto in tanto organizza incontri culturali. Per il 3 settembre era in programma una mia conferenza e, da quanto mi è stato riferito dagli organizzatori, il tale Silvestri ha chiamato un paio di volte da Atlanta avvertendo che, poiché io sono un venditore di fumo, per usare le sue stesse parole, sarebbe stato opportuno cancellare la conferenza. Poi arriva un tale Fabrizio Di Benedetto dell’ufficio stampa  del Movimento 5 Stelle che ha pure telefonato sempre sostenendo che, essendo noi dei noti ciarlatani, era bene che gli organizzatori ne fossero informati. Di tutto io ho una testimonianza registrata di circa un quarto d’ora.

RD – E com’è finita?

SM – Le pare che un Silvestri qualunque possa zittirmi? E un tale Di Benedetto? La tradizione dei grillini è quella d’imbavagliare chiunque, dentro o fuori del partito, contrasti i loro interessi e di farlo sempre nella maniera più ipocrita e codarda, cioè agendo di nascosto e poi, magari, negando tutto.

RD – E quali sarebbero gli interessi sui vaccini?

SM – Un parlamentare che a suo tempo fu espulso dal partito mi ha riferito che le stelline ricevono finanziamenti dall’industria farmaceutica. È ovvio che io non ho dati miei in proposito e che chiunque potrebbe affermare che il parlamentare mi ha detto quelle cose per una sorta di vendetta. Vero o no, osservando quello che stanno facendo, la cosa appare comunque verosimile. Chiarendo che a me degli intrighi dei grillini e delle loro schifezze non importa un fico secco, sia quello che sia e per quanto mi riguarda, la Costituzione italiana mi dà diritto di parlare e io di quei personaggi mi faccio semplicemente due risate. La tragedia è l’informazione tanto distorta da essere criminale, colpendo soprattutto i bambini e aprendo la strada a una generazione sulla cui salute è impossibile non nutrire seri dubbi.

RD – La fine del mondo?

SM – La fine non del ma di un mondo. La fine di un mondo inteso come civiltà che, nella storia dell’umanità, ha avuto vita breve e contrastata e che, palesemente, non può piacere a chi gode di privilegi che, inevitabilmente, per rimanere tali, devono annientare i diritti altrui.

RD – Lei vede una soluzione?

SM – La storia non ha soluzioni. Di più: la storia non ha nessun risvolto morale, comunque il concetto di morale sia inteso. La storia procede lungo un sentiero di cui, al massimo, si avvista il passo appena successivo e il resto è ignoto. In questo momento stiamo vivendo un periodo in cui la dignità morale dell’Homo sapiens, il più stupido tra gli animali, è umiliata fino all’annientamento, e questo per pigra concessione della stragrande maggioranza delle vittime, cioè la popolazione umana, carnefice di se stessa. Naturalmente io non ho idea di quanto possa durare questa dittatura planetaria autoinflitta. Non credo che possa durare tantissimo, ma la generazione attuale non la scamperà.

RD – Secondo lei occorrerebbe una rivoluzione?

SM – Su questo non ho dubbi, ma non certo la rivoluzione classica: quella con le armi e i tribunali sbrigativi. Quelle sono l’embrione di dittature ancora peggiori. La rivoluzione che potrebbe salvare l’umanità dal suicidio non può che arrivare dalla conoscenza e dall’onestà, due assolute necessità senza le quali è inutile farsi illusioni e meno che mai cercare surrogati. E guardi che non mi riferisco solo alla follia del momento, vale a dire quella legata al binomio ora indissolubile vaccini-corruzione o, allargandoci un po’, all’orrore che caratterizza tanto del business dei farmaci. Pensi solo per un attimo al problema enorme dei rifiuti. “Entra monnezza, esce oro” dicono i mafiosi, esperti come sono dell’affare colossale dell’incenerimento e delle discariche. Pensi ai quattrini che girano intorno alla produzione di energia, demenziale com’è attuata oggi. Pensi alla corruzione che si incentra sugli alimenti, dalla loro produzione fatta spesso con metodi devastanti per l’ambiente per passare agli additivi e agli inquinanti e per finire alla farsa dei controlli. Pensi a certi sistemi tecnici spacciati per soluzioni contro l’inquinamento quando, invece, l’inquinamento lo moltiplicano garantendo fiumi di denaro a chi produce quelle porcherie e a chi vive in qualche modo nella loro ombra.

RD – E la politica?

SM – La vogliamo mettere sul comico o sul tragico? Restando in casa nostra, la politica intesa come deve esserlo, cioè come conduzione virtuosa della cosa pubblica, non esiste. Non so se mai ci sia stata davvero, ma di sicuro oggi di politica come da corretta definizione non ce n’è traccia. Guardi solo a come è costituito il nostro parlamento. Non c’è un solo membro, Mattarella abbondantemente incluso, che occupi la poltrona secondo le garanzie che la Costituzione assicura ai cittadini. Dunque, i parlamentari sono tutti abusivi e abusivamente legiferano, facendolo troppo spesso per il loro miserabile interesse personale. Ma scenda giù fino a tanti comuni e dia un’occhiata a ciò che combinano non pochi sindaci. Nel settore di cui io mi occupo, quello della salute e dell’ambiente, io assisto a scempi e a manifestazione di arroganza che lasciano allibiti. I sindaci sono la massima autorità sanitaria del comune che amministrano e pare che nemmeno loro lo sappiano, almeno viste alcune follie. Eppure non solo la magistratura ignora allegramente ciò che accade, ma i cittadini stessi, le vittime, se ne stanno zitti, magari dando il loro voto di nuovo proprio a chi li massacra.

RD – C’è ancora per lei la possibilità di “scendere in campo”, per usare una vecchia espressione berlusconiana?

SM – Non lo so. Io mi ero offerto e lo avevo fatto chiarendo che non m’importa la collocazione a destra o a sinistra perché quelle sono solo pagliacciate. La sola condizione che avevo posto era quella dell’assoluta, inderogabile onestà e di ambiente e salute collocate al primo posto, naturalmente senza ignorare tutto il resto, a partire dall’istruzione, quella vera, intendo, e dalla giustizia: due malate molto vicine al coma senza ritorno.

RD – E il risultato?

SM – Sono stato avvicinato da un solo partito: un partito di cui, per pietà, non farò il nome e di cui dirò solo che si tratta di velleitari ridicoli. Va da sé che a me non interessa partecipare ad una farsa.

RD – E tutti gli altri partiti?

SM – Ci pensi un attimo: io costituisco un pericolo. Se lo immagina se da domattina non sarà più possibile non dico arrivare all’incasso di mazzette ma anche solo dare un posticino inventato al cognato affetto da cronica avversione al lavoro? Così temo che sarà indispensabile partire davvero da zero. Però, per farlo, occorre disporre di una massa critica di persone, di accesso ai mezzi di comunicazione e di una certa disponibilità di denaro. Se manca anche uno solo dei componenti della ricetta, non si parte nemmeno.

RD – Lei ha già avuto un’esperienza politica più o meno simile.

SM – Ed è proprio perché l’ho avuta che non voglio ricadere negli errori commessi. Allora, nel 2008, eravamo in quattro gatti, non avevamo un soldo ed eravamo beceramente boicottati dai mezzi di comunicazione. Per questo una grandissima parte degli elettori non sapeva nemmeno della nostra esistenza. Eppure diversi partiti ebbero meno consensi di noi. Ma, a parte questo che riporto per pura cronaca, soprattutto per quanto accadde poco dopo le elezioni di allora sono grato a tutti coloro che non mi diedero il voto.

RD – Lei parla di un partito nuovo. C’è qualcosa nell’aria?

SM – Quando si sta preparando una competizione elettorale c’è tradizionalmente una certa effervescenza. Io me ne sto alla finestra e confermo la mia disponibilità, infischiandomi di destra e di sinistra. Se mai arrivasse qualcosa, io, che non ho obblighi con nessuno, accetterò solo alle mie condizioni. Poi, si dovesse procedere, sono più che sicuro che ci sarà chi troverà da ridire qualunque scelta io faccia. Dando per assodato che le condizioni saranno le mie, chiarisco fin da ora che delle critiche da bar non m’importerà un fico secco.

RD – Insomma, lei aspira a una poltrona in parlamento.

SM – Tutt’altro. Io aspiro o, meglio, sono disponibile, a dare una mano a chi in parlamento eventualmente andrà e pretenderò la fedeltà assoluta agli accordi di onestà presi in precedenza. Un atto d’infedeltà e il protagonista avrà chiuso con me. La mia aspirazione è continuare a fare ricerca e, se non ci dovessi riuscire perché la devastazione del laboratorio iniziata con successo da Grillo sarà completata, mi dedicherò a me stesso e agli hobby che da anni sono stato costretto a trascurare o, più correttamente, ad abbandonare. In fondo, io ho già dato.

RD – In  definitiva, lei si candiderà o no?

SM – Non ne ho idea. Se ci sarà il gruppo giusto che mi possa permettere di dare il mio contributo a salvare questo paese dal naufragio, io ci sarò.

RD – E se, presentandosi, non avesse successo?

SM – Gli italiani faranno a meno di me e ci sarà chi farà festa.

 

 

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