Il 22 settembre tutti a Roma

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Che sta succedendo?

Stefano Montanari – Mi pare che non stia succedendo nulla che esuli dall’ormai abituale manicomio in cui ci siamo autoreclusi.

RD – Mi riferisco a quanto riguarda la fondazione della società scientifica e a quanto è capitato subito dopo.

SM – Lo ammetto: se forse sono capace almeno in parte di prevedere le reazioni della Terra in quanto pianeta, e la cosa non è poi così difficile, non lo sono altrettanto per quanto riguarda di indovinare le reazioni dei suoi abitanti, almeno per quanto riguarda l’Homo sapiens. Se un tempo pensavo che solo individui sul tipo di Gianni Lannes costituissero una microscopica minoranza di cui sorridere, ora mi accorgo che l’esercito si è ingrossato a dismisura. Se Lannes è convinto che io sia un agente della NATO e, magari, faccia parte dei servizi segreti di Marte, poteva essere qualcosa di innocuo, confinato in qualche bar frequentato da personaggi bizzarri. Oggi, però, quella che sembrava la pittoresca manifestazione di qualche originale sta prendendo sempre più vigore e penetra in una quantità enorme di cervelli evidentemente non padroni di loro stessi.

RD – Ma veniamo alla società scientifica.

SM – In apparenza la cosa è semplicissima. In seguito a qualche incontro personale e a scambi di messaggi, un gruppo di scienziati, tra cui mia moglie ed io, decide che sarebbe una buona idea costituire una società scientifica mirata all’applicazione del principio di precauzione.

RD – Mi scusi se obietto: il principio di precauzione è legge e, dunque, non vedo che bisogno ci possa essere di una società scientifica che miri alla sua applicazione.

SM – Certo, ma questo secondo ragione. Ciò che lei dimentica è che siamo in Italia e in Italia, da qualche anno, vige una dittatura dalle molte facce che si fa sempre più opprimente e che addirittura s’infischia bellamente di ciò che afferma la Corte Costituzionale.

RD – Cioè?

SM – Nessun parlamentare, presidente della Repubblica incluso, ha diritto alla poltrona su cui siede perché non è stato eletto da nessuno. La Costituzione che, nonostante i ripetuti attentati ancora vige, è di una chiarezza cristallina in proposito. Così la Corte Costituzionale, con una sentenza sibillina, stabilisce che il governo, per illegittimo che sia, può continuare ad esistere a patto che lavori solo sull’ordinaria amministrazione. Ma il governo ha emanato un decreto-legge, e mi riferisco a quello sui vaccini, che tutto è fuorché ordinaria amministrazione. Quindi, quella roba è solo carta straccia.

RD – L’avevo interrotta. Continui.

SM – Come è usanza in qualunque dittatura, la ragione è sostituita dall’arroganza e dall’interesse di qualcuno, e, purtroppo, questo interesse è in pesantissimo contrasto con quello della comunità. Da anni abbiamo un parlamento del tutto illegittimo e una stampa, comprendendo ovviamente la TV con la sua capacità ipnotizzante, quasi totalmente asservita al potere. Il mio quasi significa che qualche vocetta libera sopravvive ancora, ma il regime sta preparando il bavaglio anche per loro, tra l’indifferenza quando non il plauso di molte delle sue vittime. È così che il principio di precauzione come, del resto, una miriade di leggi, viene del tutto stravolto. Certo: come giustamente dice lei, il principio è legge, e per questo veda il Trattato di Maastricht, la Costituzione Europea [art. III-233 (N.d.R.)] e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, ma questo non toglie che, quando ci sono interessi di denaro e di potere, chi di quelli gode non si ferma e passeggia tranquillamente su qualunque legge.

RD – Lei si sta evidentemente riferendo ai vaccini.

SM – I vaccini sono un aspetto, oggi diventato particolarmente vistoso, di questo disprezzo per la morale e per la legge, ma non sono di sicuro l’unico.

RD – Che cosa aggiungerebbe?

SM – Guardi al business dei rifiuti con la follia dell’incenerimento, guardi alle centrali chiamate a biomassa, guardi ai filtri antiparticolato per i motori diesel, guardi alle porcherie che si aggiungono più o meno deliberatamente al cibo e avrà un po’ di altri esempi. Il principio di precauzione è chiarissimo: quando una tecnologia o un prodotto sono oggetti di dibattito e non c’è unanimità dal punto di vista scientifico, quella tecnologia o quel prodotto non possono essere applicati fino a consenso indiscutibile raggiunto. Se la chiarezza c’è, anche qualcosa di tossico o, comunque, di aggressivo può essere fatto circolare. Semplice, chiaro e ragionevole.

RD – Mi faccia un esempio.

SM – Un esempio è quello del fumo di tabacco. È nozione condivisa universalmente che inalare fumo di tabacco è dannoso per la salute. Tutti lo sanno, la scienza è concorde, la medicina pure e, dunque, chi fuma è perfettamente al corrente del rischio che affronta e la sua scelta è consapevole. Dunque, secondo il principio di precauzione, distribuire tabacco è lecito.

RD – E per quanto riguarda i vaccini?

SM – Concedendo una dignità agli scienziati di regime e, dunque, accettando come possibilità teorica che si possa sostenere che i vaccini siano efficaci e innocui, dall’altra parte c’è una caterva di prove che dimostrano il contrario. La fuga del regime di fronte alle domande che vengono poste in proposito è di per sé prova indiscutibile almeno dell’esistenza di questo disaccordo. Il solo pretendere che iniettare alluminio, antibiotici assortiti, conservanti, l’emulsionante polisorbato80, formaldeide, proteine estranee, spezzoni di DNA, mercurio (che c’è in tutti i vaccini a dispetto delle fandonie che si raccontano), oltre ad inquinanti come diserbanti e particelle di acciaio, di piombo e di ferraglia assortita sia accettabile dall’organismo mi pare quanto meno opinabile. Insomma, se non è qui che si applica il principio, non vedo proprio dove si potrebbe.

RD – E, allora, si sente il bisogno di questa nuova società.

SM – Appunto.

RD – E che cosa è successo?

SM –  È successa una cosa che, se non mi stesse facendo perdere tempo, sarebbe quasi divertente. Un gruppo di persone a me totalmente ignote, comprendente un tale Pappalardo, generale in pensione, scrive sul solito bar di Internet che il motivo di quella proposta di costituzione ha per obiettivo quello di ottenere poltrone e finanziamenti. Ora lei dovrà indovinare da parte di chi.

RD – Non ne ho idea. Per quanto ne so, avendo cominciato già da anni ad occuparmi del tema, non mi pare che possano esistere poltrone e denaro per chi è critico sui vaccini. Me lo dica lei.

SM – Se mi promette di non ridere… Soldi e poltrone dal Ministero della salute! Insomma, la signora Lorenzin, forse folgorata sulla via di Damasco, si sarebbe pentita e darebbe a noi quattrini e, forse per cercare di scusarsi per i guai fatti, ci farebbe accomodare su accoglienti poltrone della cui natura ed esistenza siamo tutti all’oscuro ma che confidiamo essere lussuosissime.

RD – Mi pare assurdo.

SM – Ma la versione accreditata dai geni del bar è che noi ci siamo venduti alla Lorenzin che, in cambio di un nostro asservimento alle teorie a lei tanto care, ci riempie di soldi e di poltrone.

RD – Mi pare ancora un po’ più assurdo.

SM – Ovviamente è assurdo, ma Internet permette questo ed altro. Consideri, poi, che ci si è messo pure questo tale Pappalardo, generale dei Carabinieri in pensione e un tempo, mi si dice, pezzo grosso dei servizi segreti. Costui pubblica l’elenco dei loschi scienziati, cioè noi, che volevano costituire una sorta di cosca spacciandola per società scientifica e vendendosi alla signora Lorenzin, ansiosa di averci al suo fianco. Qualche sera fa il personaggio ha partecipato ad una trasmissione di Radio Informazione Libera dove ha sparato un interminabile pistolotto contro il sistema politico di cui, tra l’altro, lui ha fatto parte negli Anni Novanta pellegrinando fra qualche partito. Nel corso della trasmissione, incapace di spiegare perché mai abbia tirato in ballo nei suoi attacchi me e gli altri che proponevano la costituzione della società scientifica, non ha trovato altro mezzo per uscire dall’imbarazzo che svicolare chiudendo il contatto telefonico e scomparendo nel nulla. Restando nel pittoresco, quando, prima della fuga, ha accennato ai vaccini, Pappalardo ha raccontato di essere andato a denunciarne l’inquinamento ai Carabinieri del NAS di Roma i quali, a suo dire, folgorati dalla rivelazione, gli avrebbero chiesto come mai avesse aspettato tanto prima di presentare una denuncia così importante. Il che è quanto meno buffo, stante il fatto che proprio ai NAS di Roma, all’EUR, io passai il pomeriggio della domenica 2 ottobre 2011 spiegando ciò che allora avevamo già trovato nei vaccini e consegnando un pacco di documenti. Documenti ricavati da analisi nostre, intendo, e non la solita paccottiglia pescata da Internet come è usanza in questo curioso paese. Aggiungo che qualche tempo dopo furono i NAS di Parma a venire in laboratorio da noi e a loro consegnai altra documentazione. E ai NAS di Parma sono pure tornato di recente con altri documenti. Ma della cosa sono al corrente almeno tre Procure, cioè Catanzaro, Torino e Roma, oltre all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute. Insomma, se Pappalardo era un pezzo grosso dei servizi segreti e non sa nemmeno che cosa è accaduto presso gli enti di stato, temo che non ci sia troppo da stare allegri. Provi ad immaginare un Pappalardo con le redini dello stato in mano come, se ho capito bene, parrebbe proporre. Se, poi, davvero i Carabinieri del NAS hanno reagito come ha raccontato il generale pensionato, cioè cadendo dalle nuvole, c’è ampia e solida ragione per espatriare.

RD – E ora? Ora che cosa intende fare?

SM – Tra noi scienziati venduti al regime c’è chi vorrebbe querelare questi personaggi.

RD – E lei?

SM – Io non darei importanza a queste che mi paiono solo macchiette, per fastidiose che possano essere. La figura che ci stanno rimediando è più che sufficiente, anche se sono certo che non tutti loro si renderanno conto di dove sono precipitati e sono altrettanto certo che ci sarà sempre un po’ di cerebrolesi disposti a prestare loro fede. In fondo, siamo realisti: gente di quella levatura non costituisce alcun pericolo così come non costituiscono pericolo i frequentatori delle osterie. E poi, io non ho tempo da perdere.

RD – Ma questa società si farà o no?

SM – Al momento non glie lo saprei dire. Come ho sempre detto con estrema chiarezza, io faccio il ricercatore e a me interessa continuare a fare ricerca. Se la società vedrà la luce e mi aiuterà in quel senso, io ci sarò. Altrimenti, si vada avanti così, nella più totale illegalità. Uno dei problemi è quello delle tante associazioni che si occupano di vaccini e, se posso esprimere una sensazione, che non mi paiono entusiaste di federarsi.

RD – Perché?

SM – A pensare male si fa peccato ma… Qua e là ci potrebbero essere medici e avvocati che hanno tutto da guadagnare se la situazione resta com’è. E ci sono pure raccolte di quattrini che rischierebbero di cambiare direzione. Ma, naturalmente, io non ho nessuna prova documentale per questo. Solo una sensazione a pelle.

RD – Cambiamo appena argomento: ho letto dell’evento del 22 settembre a Roma. Di che cosa si tratta?

SM – Radio Informazione Libera ha organizzato un grande convegno e allora il 22 settembre sarò là insieme con un gruppo di scienziati, avvocati e danneggiati da vaccino in un evento che si protrarrà tutta la giornata. Lo scopo della manifestazione è duplice: informare più persone possibile sullo stato dei fatti e cominciare a raccogliere fondi per ricomprare il microscopio che Grillo ci fece sottrarre.

RD – Ma il microscopio voi lo state usando. O no?

SM – Grazie ad un giudice illuminato, da anni, più o meno una volta la settimana, noi usiamo quel microscopio finito rocambolescamente all’ARPAM di Pesaro dove ci guardano le fibre di amianto. Di fatto un giorno la settimana, per di più facendoci 400 km di strada tra andata e ritorno, non è l’ideale per fare ricerca, ma noi siamo piuttosto bravini e da quel misero giorno stiamo ricavando risultati eccezionali, e questo anche a dispetto degli ostacoli più assurdi con cui ci dobbiamo continuamente confrontare. Ora, però, l’ARPAM non intende tenere quell’apparecchio ormai vecchiotto e, comunque, costosissimo nel mantenimento, soprattutto se si pensa all’uso che l’ente ne fa. Così, il 28 febbraio prossimo, a convenzione tra ARPAM e Università scaduta, il microscopio verrà restituito al mittente, cioè all’Università di Urbino che già se lo tenne un anno e mezzo senza usarlo e senza farcelo usare nonostante l’obbligo che aveva sottoscritto. In definitiva, se entro il 28 febbraio non avremo un microscopio adatto alle nostre ricerche, chiuderemo bottega.

RD – Dunque, se ho capito bene, un’altra raccolta fondi dopo quella di una dozzina di anni fa.

SM – Proprio così. Ma questa volta, forte dell’esperienza, non mi farò più infinocchiare. Stavolta, ed è una condizione inderogabile, il microscopio sarà intestato a me e non a qualche associazione, di qualunque specie l’associazione sia. E con quel microscopio ci farò quello che mi pare.

RD – Lei sa già che più di qualcuno storcerà il naso dicendo che lei si vuole appropriare del microscopio per farne chissà che.

SM – Ed è proprio così. Pensi a quanto può essere cretina certa gente. Qualche giorno fa, in un’intervista radiofonica, io dissi che, se avrò il microscopio sempre a disposizione, con quello posso anche giocare alla battaglia navale. E, incredibilmente, c’è chi davvero ha pensato che non solo io, da mascalzone che sono, lo voglia fare ma che lo si possa fare davvero. Purtroppo c’è anche chi non arriva che a quel livello e quelli sono lo zoccolo duro che permette il business dei vaccini, degli inceneritori e di altra immondizia. Comunque, lasciando nel loro brodo questi poveri individui, io ho versato sangue, sudore e lacrime per ottenere il microscopio che Grillo poi riuscì a sottrarci e non ci ricasco più. Chi vuole che noi continuiamo, contribuisca. Chi non vuole, chi nutre dei dubbi su come verrà speso l’Euro da cui generosamente e dolorosamente si separa, vada tranquillamente al diavolo e dica che lo mando io. Non abbiano la faccia tosta, però, di venire poi a piagnucolare da me che hanno il figlio malato o che il sindaco corrotto gli costruisce un inceneritore o un impianto a biomassa dietro casa. Deve essere chiaro, in aggiunta, che comprare il microscopio non basta: bisogna mantenerlo se non si vuole fare la fine dell’Università che, curiosamente, si accorse ad appropriazione ottenuta che per usare quello strano aggeggio occorrevano soldi, e nemmeno pochi. E quei soldi non c’erano. Potrà forse apparire curioso che un’università dove c’è chi si presenta strepitando come scienziato espertissimo di microscopia elettronica non si sappia nemmeno quanto costi, anche solo in via approssimata, mantenere un apparecchio del genere. Ma il saggio non si stupisce di niente. In poche parole, dal 28 febbraio l’orizzonte non si prospetta luminoso e forse, chissà, è proprio quello che si voleva.

RD – Cioè?

SM – Cioè impedirci di continuare a fare ricerche così imbarazzanti per chi fa business di sicuro vantaggiosi per qualcuno ma disastrosi per la comunità, soldi e salute compresi. E le assicuro che l’impegno per bloccarci è costante e non si ferma nemmeno di fronte alla perdita della dignità personale di qualcuno.

RD – So, per averlo letto, che il microscopio costa circa mezzo milione di Euro. Pensa che ce la farete a raggiungere la cifra?

SM – Magari chiederemo un contributo al Paris Saint Germain che ha speso oltre di mille volte di più per assicurarsi le pedate di un ragazzotto brasiliano.

RD – Se devo essere sincera, sentendo il tono delle sue risposte non capisco fino in fondo che cosa piacerebbe a lei.

SM – Io faccio ricerca da qualcosa più di 45 anni e, faticando molto, ho ottenuto risultati eccezionali, soprattutto se guarda alla solitudine in cui li ho ottenuti. Consideri che la stragrande maggioranza di ciò che è uscito è frutto dei cervelli di mia moglie, il suo in primis, e mio, non solo con pochissimi e rarissimi aiuti esterni, ma a dispetto di opposizioni di ogni genere di cui prima o poi parlerò facendo i nomi dei personaggi coinvolti e riferendo i fatti. Da anni ci siamo battuti in ogni modo, non risparmiandoci niente, per salvare una miriade di vite umane, di bambini prima di tutto, e adesso siamo arrivati ad un punto che può essere tanto un trampolino quanto un capolinea. In ogni caso, qualunque cosa accada, io sarò in pace con la coscienza.

RD – Lei non mi ha risposto. Che cosa vorrebbe?

SM – Non ho preferenze. Io sono a disposizione se mi si mette in condizione di lavorare. Se, democraticamente, si decide che di quello che facciamo noi, dei nostri risultati e dell’aiuto che già abbiamo dato a tanta gente non c’è bisogno, mi godrò l’inverno della mia vita con la coscienza tranquilla. Dico solo che stavolta non accetto condizioni traballanti di nessun genere. Anzi, le condizioni sono le mie e basta.

RD – Lei dice che farà nomi e riferirà fatti. Non teme per la sua incolumità?

SM – Al regime io servo più da vivo che da morto. Da morto sarei un eroe che rischia la santificazione. Da vivo mi si può ricoprire di fango in ogni modo: politici e giornalisti corrotti, medici terrorizzati che devono dimostrare quanto sono fedeli al regime, professorini in cerca di carriera, falliti ansiosi di ribalta, troll di ogni genere…

RD – Se non dovesse continuare, che cosa lascerebbe d’incompiuto?

SM – Noi abbiamo scoperto le nanopatologie e ciò che abbiamo scovato e capito ora è appena una minima parte di ciò che si nasconde in quel campo sterminato. Per quanto noi lavorassimo, non potremmo mai arrivare a coprire se non una fettina del tutto. Ma in quella fettina c’è tanto. Per esempio, c’è da portare avanti il lavoro sulla leucemia che già ha dato risultati formidabili e su cui stiamo trovando intralci difficili da credere. E, naturalmente, c’è da approfondire il tema dei vaccini. E poi c’è da fare l’apparecchiatura per togliere le particelle dal sangue e c’è da fare l’altra per vedere le particelle nel sangue in modo non invasivo. Ora, poi, abbiamo cominciato a lavorare anche su un altro argomento delicatissimo di cui non posso rivelare niente. Se la gente non vorrà che noi continuiamo, tutto questo resterà lettera morta.

RD – Le dispiacerebbe?

SM – No.

RD – Lei mi stupisce.

SM – La democrazia prima di tutto. Se la maggioranza vuole schiattare senza seccature, è libera di farlo. Peccato per i bambini che non c’entrano con la criminale stupidità dei loro genitori ma, a pensarci bene, quelli che sopravviveranno diventeranno adulti e non è affatto impossibile che assomiglino a babbo e mamma.

RD – Mi pare impossibile, sentendo la sua amarezza, che non le dispiacerebbe abbandonare la ricerca.

SM – Sì, una cosa mi dispiace: non lasciare eredi. Negli anni mia moglie ed io abbiamo accumulato dati e nozioni in quantità enorme, dati e nozioni avanti anni luce rispetto a quanto troppi enti di ricerca foraggiati a spese di tutti riescono a partorire. Noi abbiamo proposto di insegnare ciò che sappiamo ma nessuno che faccia parte dell’establishment ha l’umiltà di ascoltarci. Quando l’ignoranza è mescolata alla presunzione la miscela è micidiale. È così che si perderanno anni e si guadagneranno malattie e morti. Prima o poi ci arriveranno anche le università, ma per ora la loro condizione, almeno per quanto riguarda le nanopatologie, è mortificante.

RD – Comunque sia, è impensabile che il 22 settembre arrivi tutto il denaro che serve per il microscopio.

SM – Sì: è impensabile. Somme simili e, anzi, enormemente superiori arrivano con le cosiddette “maratone” televisive attraverso cui i milioni piovono a decine e i risultati di quei milioni non arrivano spesso nemmeno a goccioline. Ma con quei giochetti entusiasmanti in cui si vedono i numeretti cambiare vorticosamente in diretta TV sono tutti contenti: chi manda l’Euro con un clic del telefono si sente un benefattore dell’umanità e chi riceve i quattrini porta a casa la pagnotta. Il 22 settembre sarà una specie di banco sperimentale di prova e il 28 febbraio 2018 resta la data fissata per questa sorta di  minuscola fine del mondo. Resta il fatto che, qualunque cosa accada, il 1° marzo noi ringrazieremo la sede dell’ARPAM presso cui, con tutte le limitazioni imposte da una situazione demenziale, ci siamo trovati benissimo grazie all’intelligenza di chi ne ha avuto fino a qualche tempo fa e di chi ne ha ora la conduzione e dei ragazzi che con noi si sono sempre comportanti splendidamente, e a Pesaro non torneremo più.

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