La creatività sfrenata di Gianni Lannes

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Se non le dispiace, cominciamo con qualcosa che non ha a che fare con i vaccini.

Stefano Montanari – È un sollievo.

RD – Nel blog del giornalista Gianni Lannes ho letto che lei sarebbe un agente della NATO o qualcosa di simile.

SM – Ormai sono abituato a tutto. In passato, in modo molto meno romantico, sono stato un rappresentante di medicinali, un dentista e non ricordo che altro. Ora apprendo che faccio lo 007. In fondo, la cosa ha il suo fascino.

RD – Ma che cosa c’è di vero?

SM – Di vero c’è la fantasia di un personaggio che di fantasia pare averne tanta e di freni pochi. Però che quella evidente stupidaggine sia frutto di fantasia è un vero peccato. Pensi che cosa avventurosa sarebbe se fosse vero. Magari qualcuno provveda ad avvertire i vertici dell’Alleanza Atlantica e vedi mai che mi troverete nei panni eccitanti di un eroe di Ian Fleming o di un bieco scienziato che progetta strumenti per stragi di masse indifese. La sola cosa che posso pensare è che Lannes, in un momento di creatività, abbia pensato che i capitoli di libri scientifici che mia moglie ed io scrivemmo ormai diversi anni fa per libri su cui scrissero anche scienziati della NATO ci abbia in qualche modo accomunati. Insomma, seguendo la filosofia di Lannes, se lei fa la cronaca di una partita di calcio su L’Unità, diventa ipso facto un comunista.

RD – Quei capitoli trattavano di argomenti militari?

SM – Principalmente delle malattie di cui soffrono i soldati a causa dell’inquinamento indotto dalle esplosioni. Insomma, qualcosa che potrebbe non fare per niente piacere alla NATO.

RD – Dunque, Lannes scrive il falso.

SM – Falso e teneramente buffo da parte di chi vive ossessionato da complotti e da protagonisti di doppio gioco che esistono solo nella sua mente. Tra l’altro si tratta di una dimostrazione d’ignoranza e di una quanto meno criticabile capacità di fare il giornalista perché un giornalista che sappia fare il mestiere quanto meno s’informa. Se il personaggio si fosse dato la pena di leggere e fosse anche stato in grado di capire ciò che aveva sotto gli occhi, non sarebbe caduto in una situazione così oggettivamente imbarazzante per lui. Se qualcuno dei suoi lettori andrà a leggere quei capitoli si accorgerà immediatamente che è stato informato da chi non aveva idea di che cosa stesse dicendo. Comunque, se qualcuno porterà una qualsiasi prova del mio coinvolgimento con la NATO o con qualunque altra organizzazione militare… Almeno verrò anch’io al corrente di fatti che mi riguardano.

RD – Arrabbiato?

SM – Divertito e rassegnato insieme. Ormai ho rinunciato a ribattere alle innumerevoli fesserie di cui sono bersaglio da solo o con mia moglie. Pensi che recentissimamente un curioso personaggio ha raccontato che mia moglie avrebbe analizzato un reperto di un giovane militare morto, pare di capire si tratti di suo figlio, e l’avremmo trovato inquinato a causa dell’abuso di vaccini di cui sono vittime i soldati. Per motivi difficili da spiegare, mia moglie avrebbe falsificato le analisi per scagionare i vaccini e avrebbe consigliato, consigliato un po’ alla maniera della mafia, di lasciare perdere e di non fare menzione dei vaccini.

RD – Mi pare strano.

SM – Anche a me. Da una parte noi incolperemmo i vaccini di tutti i mali del mondo e dall’altro cercheremmo di nascondere le loro malefatte. Tenga conto, però, che chi ha inventato questa storia a dir poco inverosimile è un povero psicopatico che, dalla Sardegna, è disperatamente a caccia di visibilità e da anni si rende ridicolo con stravaganze di ogni genere. Naturalmente, come è la norma, non ha mai fatto una singola ricerca nella sua vita e, sempre come è la norma, sproloquia su argomenti che gli sono ignoti. Altrettanto naturalmente, grazie ad Internet, riesce comunque a trovare persone con il suo stesso grado d’intelligenza che gli danno credito. Aggiungo, per chiarezza, che mai abbiamo analizzato reperti provenienti in qualunque modo dall’individuo. Insomma,  uno dei non pochi casi di disturbati mentali con cui più o meno direttamente c’imbattiamo.

RD – Cambiamo argomento e veniamo a qualcosa che ha a che fare strettamente con l’ambiente: l’emergenza idrica.

SM – Un po’ di anni fa e senza che dicessi nulla di originale, io predissi ciò che sta puntualmente avvenendo. Ricordo che, e fu una delle diverse occasioni, ne parlai ad un congressino minore dove erano presenti cinque o sei professorini universitari che ridevano di gusto dandosi di gomito l’un l’altro. Il cambiamento climatico è un fatto che si svolge procedendo sotto i nostri occhi con una velocità che non ha niente di naturale. Ora non solo piove poco ma piove male. Le cosiddette “bombe d’acqua” riversano sì  quantità enormi di pioggia ma non servono a granché, dato che, con quelle modalità, la terra non ce la fa ad assorbire l’acqua che, purtroppo, se ne scorre via. Uno degli effetti poco conosciuti della siccità è che l’acqua salata del mare entra nelle foci dei fiumi e risale anche per diversi chilometri, rendendo inutilizzabile per le irrigazioni quella che dovrebbe essere acqua dolce. Paradossalmente, invece, l’acqua liquida del Pianeta aumenta in volume. La temperatura diventa sempre più elevata e i ghiacci, cioè l’acqua solida, si sciolgono. Inevitabilmente, il livello del mare s’innalza. Chissà, forse qualcuno ricorda l’epigramma di Marziale in cui un oste di Ravenna, città allora circondata dal mare ma scarsissima di acqua bevibile, serviva vino puro invece di vino annacquato, così imbrogliando i clienti.

RD – Che fare?

SM – Al di là della danza della pioggia, una buona pezza la metterebbe qualcuno che si occupasse dei nostri acquedotti. Ufficialmente i tubi italiani perdono in media il 38%, e a Roma il 44, dell’acqua che dovrebbero trasportare e, soprattutto in tempo di siccità…

RD – Perché non si riparano quelle condotte?

SM – Lei ricorderà che qualche anno fa ci fu un referendum il cui risultato fu che noi vogliamo che l’acqua non sia di proprietà privata ma resti di tutti, cioè sia pubblica. Come spesso accade quando i risultati di un referendum non piacciono a chi conta, noi paghiamo l’acqua, di fatto pioggia depositata a terra, a società private che se ne infischiano dello stato dei tubi. Il contatore misura l’acqua che esce dal rubinetto e quella che si perde tra sorgente e casa nostra non entra nei conti. Così, perché spendere soldi per chiudere i buchi?

RD – Il razionamento ad orario serve a qualcosa?

SM – Di fatto quasi a niente. La stragrande maggioranza dell’acqua serve all’agricoltura e all’industria e quella che usiamo per lavarci e cucinare costituisce una percentuale praticamente irrilevante del tutto. Lo sa che per fare un chilo di carne servono tra i cinquemila e i ventimila litri d’acqua? E per un chilo di grano tra i cinquecento e i quattromila litri? Anni fa, insieme ad un gruppo di amici, mi divertii a calcolare quanta acqua sarebbe occorsa per raffreddare la centrale a turbogas perfettamente inutile che si progettava nella città dei miei amici. Se, idealmente, con quell’acqua, l’acqua usata in un anno, si fossero riempite le normali bottiglie da un litro e quelle bottiglie fossero state messe in fila, la fila avrebbe fatto 12 volte e mezzo il giro dell’equatore. Insomma, con i consigli che corrono in TV e i razionamenti si cura la peste con i classici pannicelli caldi e, in definitiva, quei suggerimenti hanno un’efficacia minima.

RD – Quindi, che cosa si dovrebbe fare?

SM – Come sempre, non c’è la bacchetta magica e la soluzione o, almeno, il rimedio, per parziale che sia, è cosa complessa. Procedere a forza di pezze è insensato. Bisogna necessariamente partire dall’inquinamento che induce i cambiamenti climatici, poi bisogna lavorare sui metodi industriali a causa dei quali sprechiamo quantità immani d’acqua. E, se è vero che zootecnia e agricoltura devono necessariamente essere razionalizzate, è altrettanto vero che ognuno di noi deve impegnarsi ad usare prodotti che, per essere fabbricati, richiedano quantità d’acqua ragionevoli. Pensi che per fare un solo foglio di carta A4 occorrono dieci litri d’acqua, duemila litri per fare una banalissima maglietta di cotone e cinque volte tanto per un paio di jeans. Basterebbe smetterla di comprare merce che, di fatto, non ci serve, per risparmiare tantissima acqua. In certi luoghi, poi, ci sono cave di ghiaia che sono arrivate alle falde acquifere, rese per questo improduttive. Poi, naturalmente, non si dovranno più tollerare perdite lungo gli acquedotti e, se chi gestisce le condotte sgarrerà, andrà punito perché danneggia l’intero pianeta assetandolo. Pensi, poi, anche a tutta l’acqua piovana che non catturiamo per mille ragioni e che, invece, costituirebbe un aiuto enorme.

RD – Naturalmente lei non poteva sperare che non si parlasse di vaccini.

SM – Un po’ ci avevo sperato. Qual è la domanda?

RD – Lei ha partecipato alla manifestazione di Roma di sabato 22 luglio. In passato lei non aveva mai preso parte a manifestazioni di piazza.

SM – Ero già a Roma per una conferenza stampa in Campidoglio e quella manifestazione offriva garanzie.

RD – Garanzie?

SM – Le sto per fare un discorso che non piacerà a molti e, per non urtare nessuno, non farò nomi. Io ho una lunga, triste e anche noiosa esperienza di comitati di cittadini. Per anni mi sono occupato d’inceneritori di rifiuti o, comunque, di impianti che inquinano e ancora oggi me ne occupo, e in quel settore l’Italia pullula di comitati. Si tratta in genere di gruppi di persone come si deve, piene di buona volontà ma, parlando altrettanto genericamente, poco capaci o, meglio, poco efficaci. Accade non di rado che nella stessa città ci siano più comitati che non sanno l’uno dell’altro e, a volte, comitati cui basta come risultato il fatto che l’impianto sia spostato altrove e, così, saranno fatti che riguardano altri. Spesso questi comitati si rivolgono a personaggi che si spacciano per grandi esperti ma che, purtroppo, sono solo dei frequentatori di Internet da cui ricavano notizie pescate qua e là scegliendo quelle che fanno comodo. Il termine che si usa dappertutto per questa povera tecnica è “cherry picking”, cioè la raccolta delle ciliegie.  Da uno scenario del genere nasce una grande confusione e il risultato è scarso o nullo quando non controproducente. Con i vaccini accade la stessa cosa con l’aggiunta che alcuni furbetti riescono a ricavare qualcosa: da qualche soldo a un po’ di popolarità. Poi ci sono gli infiltrati, cioè coloro che, fingendo di dare una mano o, quasi sempre, assumendo posizioni di rilievo, di fatto danneggiano la causa. Da qualche tempo ci sono manifestazioni che ruotano intorno ad un personaggio con cui non voglio assolutamente avere nulla a che fare il quale, con tecniche da venditore da fiera e millantando imprese mai compiute, titoli mai acquisiti e raccontando, tra l’eroico e lo strappacuore, vicende totalmente inventate, riesce in qualche modo ad ipnotizzare il pubblico e, così, a sbarcare il lunario. Quando, inevitabilmente, tutto questo salterà fuori, sarà la causa di grandi difficoltà per chi oggi sostiene il personaggio e, di conseguenza, renderà più difficile il raggiungimento del loro obiettivo. Io faccio lo scienziato, piccolo o grande non importa, e non mi mescolo a certa gente. Dunque, sono estremamente selettivo.

RD – Ne devo dedurre che lei non vede di buon occhio le manifestazioni di piazza?

SM – Tutt’altro: sono indispensabili. Però non devono prestare il fianco a debolezze.

RD – Dunque, lei non parteciperà più a quelle manifestazioni che stanno diventando sempre più diffuse?

SM – Io preferirei fare il mio lavoro di ricercatore. Se mi sarà possibile, continuerò con mia moglie ad analizzare i vaccini: un’attività indispensabile i cui risultati sono usati molto al di sotto delle loro potenzialità. Se non mi sarà possibile, smetterò.

RD – Come’è ora la situazione del laboratorio?

SM – In un certo senso è incoraggiante: arrivano ogni giorno donazioni, quasi sempre spiccioli, ma uno spicciolo dopo l’altro… Insomma, il segnale positivo c’è. Bisogna rendersi conto, però, che, se da noi si vogliono risultati, bisogna che ci si metta in condizione di darli. Pensi solo a come siamo costretti a lavorare da anni: un giorno la settimana a duecento chilometri da casa per usare quello che sarebbe dovuto essere il nostro microscopio. E poi, a fine febbraio dell’anno prossimo chi ora detiene il microscopio e presso cui lo andiamo ad adoperare solo grazie alla sentenza di un giudice non sembra entusiasta di tenerselo a causa del costo di mantenimento, e il rischio concreto è che l’apparecchio sia ridotto ad una sorta di ferrovecchio abbandonato da qualche parte. Magari non sarà così, ma, se dovessi scommettere, punterei sullo stop entro pochi mesi.

RD – Lei mi sta dicendo che vi occorre un microscopio.

SM – In realtà è più di un decennio che lo dico. Ma non è solo il microscopio a servirci: sono i mezzi economici per mantenerlo. Se si farà avanti qualcuno a prendersi carico di tutto questo, andremo avanti. In caso contrario, chiuderemo tutto e chi oggi pretende a gran voce risultati da noi, a volte istericamente, a volte con prepotenza, ne farà a meno o si rivolgerà altrove.

RD – E qualcuno si è fatto avanti?

SM – Siamo sommersi di chiacchiere e di proposte di progetti a dir poco ridicoli. Perdite di tempo. Ma vedremo che cosa accadrà. Qualunque cosa accada, noi siamo in pace con la nostra coscienza perché abbiamo fatto molto più di quanto abbia fatto chiunque altro. Il resto non è più affare che ci riguardi.

RD – Se arrivasse una proposta seria e fondata…

SM – La esamineremo e, se passerà il vaglio, l’accetteremo. Sono certo, però, che in tanti troveranno occasione per storcere il naso, e questo indipendentemente da ogni cosa. Il tutto salvo, però, poi pretendere risultati, risposte, consigli, consulenze per questo e per quello… È esattamente quanto accade con i grillini: quelli sono stati complici, non di rado entusiasti, della sottrazione del nostro microscopio da parte della combriccola di Grillo e, in modo più o meno aperto, spesso non rivelando la loro fede politica, vengono a mendicare un po’ di tutto. E in testa ci stanno i loro rappresentanti politici.

RD – Cambiamo argomento. È vero che lei e sua moglie avete ricevuto minacce di morte?

SM – Non proprio di morte. Un tale, ovviamente a noi sconosciuto e sotto ovvio pseudonimo, ha emesso una sorte di fatwa: chiunque c’incontri ha il dovere di massacrarci fisicamente.

RD – E voi che cosa avete fatto?

SM – Una denuncia prima alla Polizia Postale e poi ai Carabinieri. Ma sono certo che si tratta del solito demente che, come lui stesso scrive, accoglie gl’incitamenti alla violenza di cui è autore un personaggio ormai diventato famosissimo in Italia.

RD – Di chi si tratta?

SM – Legga un po’ ciò che circola in rete e veda chi parla di attacchi di ogni specie e non le sarà difficile risalire al soggetto.

RD – Posso chiederle se è vero che il professor Burioni l’ha querelata?

SM – Non ho idea, ma, prove disponibili alla mano, io ho sbagliato. L’ho accusato di avere scritto una lettera all’Ordine dei Medici di Pesaro per far sì che l’ospedale locale non ci fornisse più i campioni di sangue con cui abbiamo fatto una ricerca sulla leucemia, ricerca che ci piacerebbe continuare. Quella lettera Burioni dice di non averla scritta e l’Ordine dei Medici dice di non averla ricevuta. Quindi, non potendo dubitare delle loro affermazioni, io sono stato male informato da chi, apparentemente affidabile, mi aveva raccontato la cosa. Dunque, non è vero che Burioni ha scritto la lettera. Per questo mio errore mi sono ampiamente scusato.

RD – Quindi l’ospedale di Pesaro continua a darvi i campioni?

SM – No, ma potrebbe tranquillamente trattarsi di un caso. Aggiungo che, a mio parere, il medico che ci forniva il sangue sarebbe ben lieto di continuare il lavoro, ma, e lo sottolineo, si tratta solo di una mia sensazione.

RD – Allora voi continuerete le ricerche, ne deduco.

SM – C’è una piccola difficoltà pratica. I campioni devono essere preparati per le analisi dividendo il sangue in frazioni diverse, e questo veniva fatto all’Università di Urbino. Chi preparava materialmente il sangue ora non ce lo prepara più.

RD – Perché?

SM – Magari la domanda la rivolge a Urbino.

RD – Ma lei non ha chiesto spiegazioni?

SM – Inutile: l’Università non ha l’abitudine di rispondere. Glie lo dico per lunga esperienza.

RD – Mi perdoni se insisto: voi continuerete comunque le ricerche?

SM – Vedremo di trovare la soluzione pratica. In fondo, il sangue dei leucemici non è merce rara e la preparazione del campione la può fare qualunque università. Se avessimo gli strumenti, potremmo farla anche noi. Tenga conto, però, di quanto le ho già detto. Se tra qualche mese il microscopio sarà in qualche modo messo nelle condizioni di non lavorare come è già successo, noi ci troveremo in difficoltà ancora maggiori di quante non ne dobbiamo affrontare ora e da anni. Se qualcuno ci fornirà l’apparecchio e i mezzi per mantenerlo, mia moglie ed io saremo felicissimi di continuare. Non fosse così, pazienza: il nostro dovere l’abbiamo fatto e ciò che accadrà sarà qualcosa che riguarderà la coscienza di altri.

RD – Ci sono possibilità che possiate disporre di un microscopio adatto?

SM – A questo mondo tutto è possibile. Però la cosa deve essere chiara: io non accetterò più situazioni come quelle che furono ai tempi di Grillo. Avendo intestato allora l’apparecchio ad altri di cui ci eravamo fidati, è accaduto che abbiamo perso il microscopio. Perciò, se mai dovesse arrivare qualcuno che propone, sotto qualsiasi forma, di darci lo strumento, deve sapere fin da subito che quello sarà mio e di mia moglie per sempre senza condizioni, sarà nel nostro laboratorio e lo useremo solo noi. Nessuna altra possibilità è aperta e, se la cosa non piace, non ne faremo niente. Io non ho più la pazienza per discutere e contrattare. Non ho nessuna voglia di ricadere nel bidone che mi è stato tirato, e poi non ho nemmeno tempo.

RD – C’è qualcosa all’orizzonte?

SM – No.

RD – E chi continua a rivolgersi a voi specie ora, con quanto sta accadendo con i vaccini, che farà se voi non lavoraste più?

SM – Sono fatti che non mi riguardano. L’Italia ha oltre sessanta milioni di abitanti. Se non si riescono a raccattare i soldi per comprare un microscopio e per mantenerlo, significa semplicemente che gli italiani sono felici così, con le loro pretese, con i loro piagnucolii e con il loro “vai avanti tu”.

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