Vietata la manifestazione Vivi Benessere 2017

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Leggendo sia il suo blog sia quello che si trova sui giornali e su Internet mi sembra che oggi non ci sia che l’imbarazzo della scelta tra i temi per un’intervista.

Stefano Montanari – Considerando il fatto che parliamo solo di cose sgradevoli, ho paura che sia come dice lei.

RD – E, allora, prima di arrivare alla notizia in arrivo da Rimini, cominciamo con quella che viene dalla Francia. Da quello che ho letto pare che i nostri vicini abbiano cominciato a vaccinare nei grandi magazzini e per strada [http://initiativecitoyenne.be/2017/04/semaine-europeenne-de-la-vaccination-une-propagande-perimee-qui-ne-fait-plus-recette.html (N.d.R.)].

SM – Per assurda e incredibile che la cosa possa apparire, sembra proprio che sia così, e me la confermano anche degli amici francesi. Siamo arrivati non solo alla pazzia, un traguardo che avevamo raggiunto da un pezzo, ma al disprezzo più totale di ogni criterio di prudenza. Chi ha qualche nozione di Medicina sa che i farmaci si somministrano solo il caso di necessità e non per gioco. Sa che i vaccini non si propinano a chi è naturalmente immune o perché con quell’immunità c’è nato o perché la malattia l’ha contratta e ne è uscito ovviamente immunizzato. Sa che si è obbligati a controllare se chi subisce la vaccinazione è allergico a qualche componente del farmaco. Sa che il vaccinatore, a farmaco somministrato, è obbligato a tenere sotto osservazione il soggetto almeno per un po’ di tempo…

RD – …e non lo si fa per strada, suppongo.

SM – Beh, a parte l’ambiente che non mi pare il più consono, farlo su un passante sarebbe a dir poco complicato e anche su chi va a fare la spesa al supermercato farlo non sarebbe proprio agevole. Del resto, non lo si fa nemmeno se il soggetto si presenta in ambulatorio e, dunque, per questo non c’è nessuna differenza: oggi i vaccini non hanno nulla a che vedere con la salute. Quel che è certo è che, se mai ce ne fosse stato bisogno, qui abbiamo la dimostrazione chiara e indiscutibile che della vaccinazione in quanto atto medico non importa niente a nessuno. Anzi, la Medicina è una seccatura che va eliminata. Ciò che importa è il business e per questo non si esita ad applicare la violenza più becera o, sfidando il ridicolo, ad utilizzare qualche metodo usato in modo caratteristico da chi reclamizza un prodotto qualunque.

RD – E i medici che ne dicono?

SM – Il discorso si farebbe lungo e complesso. Per prima cosa occorre essere chiari: con le debite eccezioni, che fortunatamente ci sono, i medici non conoscono i farmaci in maniera approfondita perché non ne hanno la preparazione culturale. Di chimica sanno poco o nulla e poco di più sanno di farmacologia. La loro forza è l’esperienza, è la capacità di cogliere gli indizi, è l’onestà. Se, poi, si sconfina nella Medicina degli ultimi vent’anni, moltissimi di loro non vanno al di là di quanto le ditte farmaceutiche fanno loro sapere, e qui le censure sono ferree.

RD – Immagino che si riferisca in particolare alla nanopatologia, cioè la sua materia.

SM – Sì, per quanto mi riguarda mi riferisco a quello e la loro ignoranza nel settore ha un’influenza importante sull’abuso che si fa dei vaccini.

RD – Poi?

SM – Poi c’è il problema morale che è sempre importante per tutti ma per i medici, come per i preti, lo è di più. Sempre facendo le debite eccezioni, che ci sono e che oggi rasentano l’eroismo, i medici accettano di vendere la propria dignità inchinandosi fino a strisciare davanti ad imposizioni che sono un vero e proprio insulto sia a quella che dovrebbe essere una vocazione sia alla Medicina stessa. Per un’elemosina e per evitare guai, quelli piantano aghi a casaccio e a tutto spiano sapendo che, mal che vada, saranno sempre protetti dal regime. Ma guai a provare a fare davvero il medico e guai a fare domande! Le racconto un piccolissimo episodio che può riguardare sia la preparazione sia la morale di certi medici. Qualche giorno fa, per l’esattezza il 30 aprile, mi ha scritto una certa signora Francesca di 45 anni infetta da Papilloma virus e tre “specialisti” (metta le virgolette) le hanno detto di vaccinarsi contro quel virus.

RD – E il problema qual è?

SM – Per prima cosa non si vaccina mai chi è già malato. Questo è un caposaldo della Medicina. Poi, in particolare, non si vaccina una donna di 45 anni per il Papilloma virus perché, come riportato con chiarezza dal produttore di quel farmaco, è indispensabile che la vaccinazione avvenga su soggetti che non abbiano mai subito quell’infezione. Dato che la stragrande maggioranza delle donne che hanno o hanno avuto rapporti sessuali quel virus se lo sono preso, guarendone poi quasi sempre senza nemmeno aver saputo di averne sofferto, si vaccinano le bambine che, a 12 anni, si presume non abbiano avuto rapporti, almeno da noi. Capirà che, comunque, a 45 anni…

RD – E allora che cosa si può dire di quel caso?

SM – Si può dire che le possibilità sono solo due: o quei tre sedicenti specialisti sono corrotti fino a rovinare senza scrupoli una persona per quatto soldi o sono dei somari patentati. Certo, esiste anche la via di mezzo: asini corrotti. Io, comunque, conservo le mail e, se qualcuno dell’Ordine dei Medici avrà curiosità di vedere che cosa c’è scritto, io sono a disposizione.

RD – Ma, allora, che cosa può fare il non addetto ai lavori, il genitore, la persona della strada?

SM – Già adesso stabilire chi sia l’addetto ai lavori non è facile: ascolti le zucche parlanti televisive, i politici e non pochi medici e avrà qualche problema a distinguere. Indipendentemente da questo, la prima cosa da fare è ciò che moltissimi medici dicono di non fare: leggere sempre e con la massima attenzione i bugiardini acclusi ai farmaci e comportarsi di conseguenza. Sembrerà strano, ma i produttori sono, e non di poco, più onesti di tanti medici.

RD – Perché molti medici dicono di non leggere i bugiardini?

SM – Perché i bugiardini, a dispetto del loro nome, sono spesso freddamente veritieri e la verità sui vaccini comporterebbe una presa di coscienza che andrebbe a scapito del business. E che il business preveda qualcosa di sporco è evidente. Pensi a che livello siamo arrivati: lei è obbligata a far vaccinare suo figlio, suo figlio viene vaccinato in modo totalmente illegale, se non altro perché, con la violenza, gli ficcano dentro vaccini tutt’altro che obbligatori, sempre che un obbligo possa esistere in tema di salute, per di più lo si vaccina facendosi beffe di qualunque principio di buona pratica medica e lei viene costretta a sottoscrivere un documento con cui si prende tutte le responsabilità del caso. Non credo possa esistere uno scrittore capace d’inventare una situazione simile.

RD – Da quello che sta dicendo, pare che i medici siano una classe di farabutti e d’ignoranti.

SM – Ma non scherziamo! Io ne conosco non pochi che sanno il fatto loro e che sono moralmente ineccepibili. Di questi io ho una stima enorme e godo della loro amicizia. Consideri anche la loro condizione di rischio professionale con il regime pronto a impallinarli, e questo li rende ancora più grandi. Malauguratamente ce n’è una fetta non irrilevante che, invece, dimostra a suon di fatti un’ignoranza sconfinata e una condotta morale su cui preferisco non infierire.

RD – Passiamo al caso dell’infermiera che non avrebbe vaccinato migliaia di bambini…

SM - …salvandone chissà quanti, se mi permette la triste battuta.

RD – Che cosa succederà ora?

SM – Io non vorrei essere nei panni di quella poveretta. Quello che sto vedendo è allucinante, degno di qualcosa che speravamo scomparso secoli fa. Naturalmente io non posso sapere che cosa sia successo davvero ma le prove che si cercano per incastrare l’accusata sono grottescamente ridicole e classiche di chi non ha la minima preparazione.

RD – Che prove si cercano?

SM – Si va a controllare se i bambini transitati attraverso l’infermiera hanno acquisito immunità nei confronti della malattia. Ma, come è universalmente noto, i vaccini non danno immunità in ogni caso. Dunque, io potrei essere stato vaccinato ma senza averne avuto effetto. Poi si deve considerare che, passato qualche anno, anche se l’immunità era stata conseguita, questa è scomparsa. Ecco che l’infermiera potrebbe aver vaccinato senza che ne sussistano tracce e così si troverebbe accusata di un reato, sempre che tale si consideri il non vaccinare, che non ha commesso. Dall’altra parte, potrebbe accadere che il bambino sia naturalmente immune sia perché con l’immunità c’è nato sia perché della malattia si è ammalato e, guaritone, è restato ovviamente immune. In questo caso, l’infermiera potrebbe non aver davvero vaccinato ma del fatto non esisterebbe prova. Anzi, risulterebbe che il vaccino è stato somministrato e ha funzionato. Sarebbe anche interessante fare la stessa ricerca sugli italiani in genere e vedere che cosa salta fuori.

RD – Insomma, una ricerca di prove che non può dare risultato.

SM – Appunto. Ma mica è un risultato significativo quello che si vuole. L’infermiera deve essere la strega bruciata comunque perché serva di monito e di esempio. L’unica speranza per lei è che sia così fortunata da capitare davanti a un giudice che sappia fare il proprio mestiere. Nel frattempo, però, a scanso di non so bene che cosa, si è già cominciato a rivaccinare. Migliaia di bambini stanno subendo e subiranno un’altra vaccinazione, che l’abbiano già ricevuta o no, che siano immuni o no. L’importante è usare tante fiale, è mostrare quanto si è proni ai voleri di chi ha interessi nel settore, e il resto non ha la minima rilevanza. Dopotutto, business is business.

RD – Sul suo blog ho visto un post che riguardava Claudio Messora, per tutti Byoblu, in cui lei cita un suo lungo articolo in cui si rivolge al professor Burioni [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/3005-byoblu.html (N.d.R.)]. Tra le altre cose mi è parso particolarmente interessante l’accenno ad una vecchia intervista rilasciata da Duilio Poggiolini, famoso negli Anni Novanta per lo scandalo del sangue infetto e per la vicinanza con l’allora ministro De Lorenzo che aveva imposto la prima vaccinazione obbligatoria. Nell’intervista Poggiolini dice che i ministri della salute, o della sanità come si diceva allora, sono “espressioni dell’industria farmaceutica”. Che ne dice?

SM – La tangente per far diventare obbligatorio quel vaccino fu di 600 milioni, una cifra non proprio trascurabile un quarto di secolo fa. Buffo che quella vaccinazione resti obbligatoria. Ma, si sa, melius abundare.

RD – Le ho chiesto a proposito dei ministri espressione dell’industria farmaceutica.

SM – E io non le ho risposto.

RD – Mi risponde?

SM – No.

RD  – È già una risposta.

SM – Faccia lei.

RD – E allora passiamo al corso ECM sui vaccini [http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5709583.pdf (N.d.R.)]

SM – Ridiamo o piangiamo?

RD – Faccia lei.

SM – Si possono fare tutte e due le cose. Si può ridere constatando a che livello si deve scendere per compiacere Big Pharma. I corsi ECM sono incontri nati per aggiornare i medici sulle novità in Medicina o, comunque, su argomenti che abbiano a che fare con la salute e con la professione, una professione che più nobile, oltre ad essere difficilissima, non potrebbe essere. Ognuno di quei corsi porta con sé un determinato punteggio e i medici, partecipando, accumulano meriti. Ognuno di loro, nell’anno, dovrà raggiungere obbligatoriamente un determinato minimo.

RD – Mi pare un’ottima iniziativa.

SM – Anche a me, ma non dimentichi che siamo in Italia nel 2017. È così che in un ridente paesello della collina cuneese l’Ordine Nazionale dei Medici organizza un happening pomeridiano che ha diverse attrattive. Per prima cosa è gratis, poi dura poco, poi, presenziando, ci si fa vedere tra chi vaccina anche la bicicletta, quest’ultimo un merito su cui non si discute. Naturalmente si unisce l’utile al dilettevole e si porta a casa qualche punto.

RD – Dove si ride?

SM - Il buffo più immediato sta nel vedere i nomi degli insegnanti. Inutile dire che la star è l’immancabile Roberto Burioni, il genio più ubiquo del prezzemolo che dimostra la bontà dei vaccini spiegando che, se la Terra non è piatta e se la benzina brucia, è ovvio che i vaccini sono la salvezza del mondo: una logica ferrea e inattaccabile che avrebbe fulminato Aristotele. Poi da Bologna arriva un bigiottiere o gioielliere, non so bene, che tiene un sito Internet dove, dall’alto della sua sapienza maturata vendendo collanine, pontifica su qualunque argomento, e i vaccini non potevano mancare. Di sicuro i medici penderanno dalle sue labbra e torneranno a casa arricchiti di conoscenza. Il tocco leggiadro, poi, è della signora Pignatti, nota alle mamme di tutta Italia per avere una bambina che ha sofferto addirittura della pertosse e, così, diventata ipso facto talmente esperta di Medicina da insegnare a chi si è fatto, chissà perché, anni di università. In fondo, sarebbe bastato avere la nonna con il catarro o il nonno con la prostata ingrossata e il famoso, sospirato pezzo di carta sarebbe arrivato automaticamente senza buttare tempo e fatica. E, stante la levatura del corso, non poteva mancare il mezzobusto televisivo, nella circostanza impersonato da tale Michele Mirabella che, da laureato in lettere, tanto ha senza dubbio da insegnare sui vaccini smentendo le bugie che i cattivacci fanno circolare. Bene, nonostante la tecnica impiegata questo non è un viaggio organizzato per vendere pentole ma per vendere vaccini. E allora, finite le risate, comincia la tragedia: i medici imparano così.

RD – Da chi ci faremo curare, allora?

SM – Ecco: questo è forse il problema più inquietante al di là della montagna di quattrini che bruciamo per ammalarci. Con grande ingenuità i medici non si accorgono che è lasciandosi calpestare docilmente, eseguendo ordini demenziali, gettando alle ortiche la loro cultura e la loro dignità che si stanno incamminando a passo sempre più veloce verso il loro stesso annientamento. Ogni giorno di più i medici stanno accettando di fare gli scimpanzé ammaestrati in un circo che sta rapidamente trasformandosi in un girone infernale e, se non sapranno recuperare la loro funzione, una funzione prescindendo dalla quale la difesa della salute diventerà un vero terno al lotto, sarà inevitabile cadere preda di qualunque ciarlatano, di chi, in fondo, ce la saprà raccontare meglio. Dunque, non fingiamo i meravigliarci se un numero crescente di persone si affida ad impostori perché già oggi tanti medici sono diventati tali e la situazione la stanno creando in gran parte loro. E non meravigliamoci se ci saranno sempre più medici che eserciteranno in modo carbonaro, fedeli al giuramento d’Ippocrate e, per quanto possibile, stando in una sorta di clandestinità, al riparo dalle violenze che rischierebbero senz’altro di subire se lavorassero alla luce del sole.

RD – Lei dipinge una situazione a venire in qualche modo terrificante.

SM – Nessuna profezia: in parte ci siamo già e la direzione è quella. Se fra un anno confronterà quello che ci siamo detto oggi con la situazione alla quale saremo arrivati, vedrà con chiarezza il cammino percorso. Naturalmente spero di sbagliare, ma temo proprio di no.

RD – Che facciamo?

SM – Non ci resta che sperare che siano proprio i medici a salvarci. E lo potranno fare solo mandando al diavolo chi li sta umiliando.

RD – Sarà possibile?

SM – Possibile non significa probabile e probabile non significa affatto certo. La cosa che posso dire con sicurezza è che ogni giorno che passa rende più difficile il recupero da parte dei medici. Dunque, se vogliono, se hanno dignità e rispetto di loro stessi, facciano presto.

RD – Avevo qualche altra domanda ma rischiamo di essere troppo più lunghi del dovuto e riservo tutto alla prossima occasione. Questa domanda, però, l’avevo anticipata e glie la devo fare. Che cosa è successo a Rimini?

SM – Niente di eccezionale: semplicemente la solita violenza di un  regime che ormai non ha altro sistema per imporsi se non la violenza e la censura. Molto in breve, domenica 7 maggio, al Palacongressi di Rimini, nell’ambito di una manifestazione chiamata Vivi Benessere 2017 si sarebbe dovuta tenere una tavola rotonda sui vaccini alla quale avrei partecipato anch’io. Il tutto sarebbe stato preceduto dalla proiezione del film Il Ragionevole Dubbio della regista Ambra Fedrigo, un documentario in cui compaio anche io. Senza che ci si possa sorprendere, a un paio di giorni dalla data prevista il Comune di Rimini ha vietato tutto minacciando di far intervenire la forza pubblica.

RD – Che cosa significa?

SM – Significa che il regime è alla frutta. Oltre alla violenza su bambini, genitori e medici, per difendere un business colossale in termini di valore aggiunto nasconde i dati, ne distorce altri, annienta chiunque osi alzare un dito o anche solo porre domande imbarazzanti, imbavaglia scienza e opinione, si vale di ciarlatani, premia chi striscia a mutande calate e, ovviamente, attua la censura più impenetrabile. Ripensi al livello al quale precipitò il presidente del senato Grasso, mai eletto da nessuno, quando proibì la proiezione del film Vaxxed. Ritorni al baratro della ministra Lorenzin, pure lei in parlamento al di fuori della Costituzione, che scrisse alla Comunità Europea perché vietasse l’incontro programmato a Bruxelles in tema vaccini. Ora il sindaco di Rimini non vuole certo restare indietro e, calpestando ogni traccia di democrazia e di libertà, infischiandosi dell’articolo 21 della Costituzione, un articolo ormai incenerito, si abbassa a vietare che si tenga la tavola rotonda. Ma la cosa che mi delude di più è come la stragrande maggioranza degli italiani possa tollerare di essere trattata in questo modo. Del resto anche i parlamentari sia nostrani sia europei si sono lasciati tranquillamente considerare dei perfetti imbecilli, incapaci di giudicare da sé e bisognosi di una guida, una guida rappresentata da Grasso, dalla Lorenzin…

RD – Commenti?

SM – Il ribrezzo da voltastomaco in cui ci siamo lasciati pigramente piombare si commenta da sé. Siamo un popolo senza dignità che merita il regime che lo attanaglia. Ma, se vogliamo essere freddamente obiettivi, l’Italia è sempre stata così. Lei ha una licenza di liceo classico e, allora, si rilegga il sesto canto del Purgatorio dantesco. Lì troverà un Italia definita come serva e come bordello. O si rilegga Alphonse de Lamartine, il poeta ottocentesco francese. Per lui noi italiani siamo un popolo di morti. Se ha materiale per contraddirli…

RD – E ora?

SM – Ora e d’ora in avanti sarà sempre più difficile. Chi ride della Corea del Nord non si rende conto che la dittatura in cui stiamo vivendo non attacca solo la libertà di espressione e quella di ricerca e di insegnamento, queste ultime garantite con triste comicità dagli articoli 33 e 34 della Costituzione ormai in coma profondo, ma interferisce con la nostra salute e con la vita stessa. A mia conoscenza nessuna dittatura si era mai spinta a tanto. L’aggravante è il consenso popolare.

RD – E allora?

SM – E allora sia fatta democraticamente la volontà del gregge.

 

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