Report, Piazzapulita e la radiazione di Gava.

unnamed

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Lei non poteva non aspettarselo dopo il “caso Report” e dopo la prima radiazione.  Lo so che ci siamo sentiti da poco e conosco la sua posizione, ma, stando le cose come stanno, di vaccini dobbiamo per forza parlare.

Stefano Montanari – E, allora, parliamone, anche se mi pare di aver già detto e ripetuto ciò che avevo da dire.

RD – Sì, certo, ma è di Report e della trasmissione di La7 Piazzapulita che vorrei parlare almeno all’inizio per poi passare al resto, radiazione compresa.

SM – In TV io non c’ero.

RD – Perché?

SM – Per almeno due motivi: il primo è che ho rifiutato l’invito di La7 e il secondo è che a Report è comparsa per un attimo mia moglie e questo basta e avanza. Si trattava, comunque, di due programmi impostati in maniera del tutto differente.

RD – Perché non è andato?

SM – Oltre a La7, nelle ultime due settimane ho rifiutato inviti da altre due TV e da una radio nazionali, e il motivo è semplice: se la trasmissione è registrata si taglia a piacimento e l’esito cercato e ottenuto è che io risulti aver detto ciò che vogliono loro o di farmi fare la figura del cretino. Se si va in diretta o in pseudo-diretta mi si fa una domanda che pretende una risposta articolata e spesso anche complessa e dopo pochi secondi mi s’interrompe per farmi un’altra domanda e poi un’altra ancora e così per un po’. Il risultato è che, dopo diversi discorsi iniziati e abortiti, non si sarà capito niente. Questo  fino a che non entra in pompa magna il grande esperto di turno che può essere un politico perfettamente incompetente come, tanto per fare un esempio fra i moltissimi possibili, la nostra ministra della salute che di medicina sa molto meno di zero, visto che quello che crede di sapere è, e non di poco, sbagliato. O può essere un personaggio presentato come un luminare senza nemmeno avvertire, come si dovrebbe, che questo ha dei conflitti d’interesse grandi come una montagna e che, come è ovvio, non sputerà mai nel piatto offertogli dal suo datore di lavoro. Oppure, ancora, vengono presentati personaggi, non di rado medici o professori universitari, che dell’argomento non hanno cognizione ma che sono contrabbandati come luminari. Quando cedetti alle insistenze di mia moglie e accettai di partecipare al programma Mediaset condotto da quell’esempio di giornalismo che dovrebbe essere adottato nelle scuole come manuale di ciò che non si deve fare, successe di tutto, compreso lo stravolgimento della scaletta concordata e confermata con le autrici fino a un attimo prima dell’entrata in scena e la censura totale delle fotografie di microscopia elettronica che avevo consegnato e che avrebbero inchiodato chiunque. Chiunque abbia un minimo di cultura specifica, naturalmente. E’ per questo che mi rifiuto di prestarmi a manifestazioni di ciarlataneria di regime, una ciarlataneria che sta abbondantemente sconfinando nella violenza.

RD – Che cosa era stato concordato con Mediaset?

SM – Che si sarebbero mostrate le immagini e che io avrei posto un elenco di domande alla professoressa Susanna Esposito sui cui conflitti d’interesse sorvolo limitandomi a dire che, quando si ricevono finanziamenti da sei società farmaceutiche, prescindendo da qualunque ipocrisia si lavora necessariamente per loro e non ci si presenta come scienziati indipendenti. Alla prova dei fatti, ci furono zero immagini e zero domande e ci fu solo una cascata di enormità attraverso cui addirittura una signora qualunque di cui risaltava solo la totale ignoranza e non aggiungo altro veniva spacciata come personaggio in qualche modo autorevole. Ma chi ha un minimo di esperienza lo sa: la televisione riesce a trasformare chiunque in santo, in mostro, in genio , in maestro di pensiero o in cretino senza difficoltà a seconda dell’interesse occasionale.

RD – Allora lei non andrà più in televisione?

SM – A parte il fatto che nessuno piangerà, non ci andrò se non mi si garantisce lo spazio necessario, e questo spazio non è certo quello di un flash o all’interno delle chiassate abituali preparate apposta perché il telespettatore non capisca niente e resti psicologicamente condizionato dalla tesi che fa comodo. E poi non posso certamente scendere a dibattere con politici nella migliore delle ipotesi incompetenti o con giornalisti juke box. Se gioco a tennis, gioco con qualcuno che sia capace almeno di rimandare la pallina al di là della rete. Come dico a tutti coloro che m’invitano, per mettere una pezza alle menzogne che hanno fatto passare e che ancora di più passano oggi io devo disporre di tempo. Se questo non è possibile e si preferisce dedicare il tempo ad altro, non è certo un problema mio e, in fondo, se la gente schiatta per volontà propria, per pigrizia, per ignoranza o per altri motivi scelti liberamente non m’interessa un fico secco. Restando in argomento, io non mi vaccino e i miei due figli, ormai abbondantemente utratrentenni e abitanti ambedue all’estero, sono al riparo dalle follie di regime italico sia per età sia per collocazione geografica.

RD – Ora vorrei un commento sull’ormai famigerato servizio andato in onda con Report.

SM – L’ho già scritto sul mio blog: il nuovo conduttore si era illuso di poter fare del giornalismo e ha sbattuto la testa contro il muro. Eppure era chiaro che un’idea del problema ce l’aveva e, infatti, l’esordio era stato quello di prammatica, cioè l’affermazione che i vaccini sono la cosa più bella del mondo e che grazie a quelli si salva l’umanità. Con questo il povero Sigfrido Ranucci pensava di aver messo le mani avanti a sufficienza e di avere un salvacondotto per dire quello che tutti gli addetti ai lavori sanno: la farmacovigilanza non funziona, è in atto una corruzione tutt’altro che irrilevante e sugli effetti collaterali dei vaccini o, meglio, di quelli contro il Papilloma virus, perché solo a quello ci si limitava, ci sono molte ombre. Nient’altro che ovvietà.

RD – Ma se sono ovvietà, perché è scoppiato il patatrac?

SM – Perché se si tace la gente non sa o, se sa, dimentica. E qualcuno non se n’è stato zitto.

RD – Ma lei quelle cose le dice da anni.

SM –Sì, però io, fatte le debite differenze, sono come San Giovanni Battista: grido nel deserto. E nel deserto sono pochi a sentirmi. E quando c’è il rischio che qualcuno mi ascolti, arrivano le contromisure come quella dell’ineffabile signora Lorenzin che scrive alla Comunità Europea di censurarmi. Inutile fingere: il business è troppo appetitoso.

RD – Lorenzin corrotta?

SM – Dio mi scampi dal solo pensarlo e perdoni chi lo sospetta illuminandoli di verità. Le manca solo la competenza per fare il ministro della salute, ma si tratta di una quisquiglia. E chi di noi non è ignorante? Insomma, la signora Lorenzin si è trovata, certo suo malgrado e senza che nessuno l’abbia eletta, a dover fare un mestiere che non è il suo e chi la consiglia non la consiglia proprio benissimo. Pensi: poverina, è costretta a fare il ministro addirittura contro la Costituzione. Se non è malasorte questa…

RD – Lei parla di business, eppure le cifre in ballo non sono enormi.

SM – Sì, e l’abbiamo già sottolineato altre volte. Ciò che attrae è il valore aggiunto immenso che i vaccini assicurano soprattutto grazie al fatto che non li si sperimenta, perché è la sperimentazione a pesare davvero economicamente.

RD – Quindi non sappiamo se funzionano o no.

SM – Ovviamente, ma questo non interessa a nessuno. E non sappiamo nemmeno se e quali effetti collaterali abbiano. Le cavie sono i vaccinati e se qualcosa va male basta tacere.

RD – Ma se funzionano proteggono dalle malattie.

SM – Le statistiche che si preferisce ignorare anche se prodotte da enti nazionali non confortano la tesi.

RD – Appena a margine, che ne dice della presa di posizione di Matteo Renzi [https://twitter.com/matteorenzi/status/855358575996276736/photo/1 (N.d.R.)]?

SM – Stiamo parlando di Matteo Renzi. Meglio Crozza.

RD – Ora qualcosa su Piazzapulita.

SM – Mi chiedo perché perdere tempo: è tutto lo stesso rancio di regime. Le basti sentire ciò che, ad un certo momento della sua raffica di sproloqui, ha detto Paolo Mieli, un vecchio giornalista (abbiamo la stessa età) illuso di potersi esprimere su qualunque argomento come, d’altra parte, è costume per moltissimi suoi confratelli. Quando manca la competenza si ricorre al suo surrogato: la presunzione. Quasi sempre funziona. Comunque sia, ad un certo punto delle sconfortanti sciocchezze che il giornalista spara accompagnato dai sorrisetti non proprio intelligenti di approvazione automatica di chi lo affianca, il personaggio afferma che Wakefield, il medico inglese che per aver detto ciò che ha detto ha perso il posto, ha “abusato di alcuni bambini”. Consideriamo pure che a pronunciare quella frase sconsiderata è stato Paolo Mieli e, dunque, c’è un’attenuante forte, ma il primo significato che inevitabilmente arriva con la frase è quello di un abuso sessuale. Un conduttore capace avrebbe immediatamente fermato in soggetto chiedendogli di spiegare che cosa volesse dire, ma nel caso specifico il tale conduttore di cui ora mi sfugge il nome…

RD – Formigli.

SM – Sì: Formigli. Formigli lo ha lasciato continuare indisturbato nella sua cascata di enormità. Solo questo squalifica senza appello la trasmissione e rafforza la mia decisione di non partecipare alle farse umilianti alle quali il gregge dei teledipendenti è stato addestrato. Piaccia o no, a qualunque livello mi si voglia collocare, io faccio lo scienziato e non mi presto a partecipare alle orge di oscenità ormai quotidiane. E, a differenza di qualcuno, io non ho motivi per cercare la ribalta. Certo io non mi presto agli esordi rituali sia di Report sia di Piazzapulita sia di tutte le trasmissioni centrate sui vaccini, ormai di moda come la Juventus in semifinale, in cui la prima cosa da affermare è che siamo tutti a favore di quei prodotti salvifici e abbiamo vaccinato noi stessi e tutta la famiglia, come se questo contasse qualcosa. Vedi Formigli e Freccero, visto che parliamo di Piazzapulita. In fondo, chi se ne frega di quello che i vari personaggi e figuranti fanno a casa loro? Nessuno ha il coraggio di esordire con la verità: i vaccini correnti sono prodotti male, controllati male, non sperimentati e somministrati in modo del tutto contrario alla buona pratica medica. In più si distorcono le informazioni arrivando all’idiozia di affermare che i bugiardini non vanno letti come accadeva per i libri all’indice. Se non c’è il coraggio di dire queste cose sfidando la violenza del regime, tutto ciò che viene dopo è svilito. E se tollereremo tutte le voragini dei vaccini, non ce la passeremo bene.

RD – Ora, prima di venire alla radiazione del dottor Gava, vorrei una sua opinione sulla decisione del Comune di Trieste di vietare l’ingresso all’asilo ai bambini non vaccinati.

SM – Basterebbe che un magistrato onesto, un aggettivo che dovrebbe far parte integrante del concetto di magistrato, intervenisse. Qui siamo del tutto fuori della legittimità. Pensi solo al fatto che si somministra un esavalente quando i vaccini obbligatori, anche se in Medicina nulla può essere obbligatorio, sono quattro. Quindi, fin da subito una violenza che, invece di essere punita, è addirittura obbligatoria. Poi consideri tutte le infrazioni alla buona pratica medica che si commettono prima della vaccinazione e ai mancati controlli sui prodotti. E aggiunga le informazioni false che si danno ai candidati alla vaccinazione. Siamo in un girone infernale. Lei mi chiede di Trieste e mi viene da ridere. A Trieste, in mezzo alle case, c’è da ben oltre cento anni una fabbrica siderurgica che sputa polveri inquinanti tutto intorno senza che il Comune muova un dito. Anzi, derogando anche dalle leggi europee, per permissive che queste siano. Poi eccoli tutti lancia in resta a combattere, per esempio, la poliomielite: una malattia che non vediamo più da almeno 35 anni, diventata  così importante da giustificare l’esercizio della violenza. Chissà: forse si mobiliteranno anche per resistere all’arrivo di Attila. Ma la colpa è dei triestini. Sono loro ad avere liberamente eletto quei personaggi e, allora, è giusto che se li tengano. Sia chiaro, però, che quando un triestino mi scriverà per piangere il bambino massacrato dopo la vaccinazione io lo manderò al diavolo. Me lo permetta: mi sono stufato di chi accetta tutto pigramente per svegliarsi solo quando è toccato di persona, e di messaggi a suon di lacrime ne ricevo ogni giorno. Posso dire solo che, in genere, un popolo merita la sorte che ha.

RD – Veniamo al dottor Gava.

SM – Un’esecuzione più che attesa. Che cosa può fare un regime ottuso se non ricorrere alla violenza? Questa vergogna è uno dei motivi indiscutibili per cui cancellare l’esistenza dell’Ordine dei Medici, un ente non pubblico ma privato di cui il mondo farebbe a meno ricavandone solo vantaggi. Gava, per il quale anni fa scrissi un capitolo di un libro, si era illuso di poter esercitare la professione del medico quando oggi, se vogliono sopravvivere, i medici si devono umiliare a fare gli automi esecutori di ordini. Ordini, peraltro, emanati da personaggi su cui preferisco non esprimermi per ragioni di pudore. Con la radiazione del dottor Gava il regime ha mandato un messaggio chiaro ai suoi colleghi: silenzio e vaccinate! E – aggiungo io – se ci saranno dei morti li seppelliremo nel silenzio e nell’oblio immediato abituali.

RD – Quindi il dottor Gava, radiato, non potrà più lavorare.

SM – Non è esatto: potrà fare qualunque cosa tranne il medico. In fondo una limitazione piccola. Potrà fare il fornaio, l’astronauta, il domatore di pulci…

RD – Credo si sia almeno rivolto ad un avvocato.

SM – Sì: lo ha fatto. Ma i problemi sono tanti, a partire dall’esistenza dell’Ordine dei Medici, una corporazione privata che, come ho detto, se fosse abolita non lascerebbe rimpianti. Ma, come per Trieste, più in grande trattandosi dell’intera nazione, la colpa è solo nostra. Tollerare politici, controllori e una stampa, con questo intendendo l’informazione in generale, come abbiamo, una stampa con un grado di libertà inferiore a quello che vige in paesi di cui usiamo prenderci gioco è solo responsabilità nostra. Un popolo dotato di dignità se ne sarebbe liberato subito senza permettere loro di fare guai, ma gli Italiani non hanno spirito di squadra e per loro la patria è delimitata dall’impronta della scarpa che indossano.

RD – Che cosa succederà ora?

SM – Per Roberto Gava spero che intervenga un magistrato capace e che non guardi altro che i fatti. Per il resto è tutto nelle nostre mani. Fino a che saremo disposti a subire e, anzi, fino a che  tanta parte della popolazione farà da sponda a personaggi cui non appiccico aggettivi non potremo altro che mettere sull’altare del sacrificio la salute nostra e, soprattutto, quella della generazione in arrivo. L’episodio di Gava è emblematico. Controlli e vedrà che non ha commesso alcun reato, visto che nessun paziente si è mai lamentato di aver subito danni da lui né ha emesso false diagnosi né si è appropriato illegalmente di quattrini né ha timbrato il cartellino per andarsene per i fatti suoi. I capi d’accusa sono del tutto inesistenti nella migliore tradizione delle dittature più bieche, e nessuno pare voler alzare un dito davanti ad un fatto che solo le dittature più allucinanti ospitano. Il motivo per cui è stato radiato è evidente: ha messo a rischio un business interessante.

RD – Non le chiedo se abbiamo speranze.

SM – Sì, non me lo chieda.

Diffondi questo articolo

PinIt