Meningite: procurato allarme senza reato.

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Roberta Doricchi intervista il dottor Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Le confesso che, dopo aver sentito una bella collezione di discorsi di fine anno delle più varie provenienze e dopo averli ormai metabolizzati, qualcosa mi aspettavo anche da lei.

Stefano Montanari – Io di quei discorsi non ne ho ascoltato nessuno.

RD – Nemmeno quello del presidente della Repubblica?

SM – Non sapevo ne avessimo uno. Se intende l’avvocato Mattarella, quello è stato collocato sulla poltrona per cui noi lo paghiamo da un migliaio di personaggi che non avevano nessun titolo per farlo. Questo sempre che la Costituzione abbia ancora un valore. Legge alla mano, noi non abbiamo un presidente della Repubblica ma, del resto, non abbiamo nemmeno un senato o una camera dei deputati. Ma che valore ha la legge? Quando ripenso al contratto sociale dei filosofi che m’insegnavano al liceo mi viene da ridere.

RD – D’accordo, ma, seppure tardivamente e a feste archiviate, ha qualcosa da dire agli italiani?

SM – Che cosa vuole che dica che non abbia già detto fino ad annoiare me stesso prima di tutti? Il nostro è un popolo profondamente geloso della propria ignoranza, un popolo che trova comodo essere stupido, un popolo pigro che non vuole seccature e, per questo, un popolo che si lascia docilmente calpestare perché la dignità è una zavorra che non ha intenzione di trascinarsi appresso. Siamo in pieno calciomercato e il mese prossimo c’è il Festival di Sanremo…

RD – Allora, se permette, la sollecito io. Ultimamente si è scatenata quasi una guerra a proposito dell’epidemia di meningite che, a quanto si è sentito dire per parecchio tempo, starebbe attraversando l’Italia. Io ho letto ciò che lei scrive sul suo blog da parecchio tempo e ho sentito l’intervista comparsa su Internet [http://www.radiostudio54.it/meningite-e-vaccini-tutto-quello-che-ce-da-sapere-con-stefano-montanari/ (N.d.R.)]. Ha qualcosa da aggiungere?

SM – Ben poco di nuovo sotto il sole. Quello che trova su Internet è un brano molto breve estratto da una lunga intervista e quello che ho detto pare non sia piaciuto al salottino buono. Accade spesso. Purtroppo, però, quello che ho detto è solo verità inoppugnabile, tanto inoppugnabile che, ad oggi, nessuno ha mai smentito una parola di ciò che dico da anni. Nessuno vuole venire con noi a controllare quando analizziamo un vaccino, nessuno risponde alle mie domande e nessuno si occupa di come si somministrano i vaccini. Tutti scappano come coniglietti e, invece di portare dati propri, l’unica reazione è uno scomposto strillare senza il minimo contenuto se non raffiche d’insulti e di minacce ormai all’ordine del giorno tanto che non ci faccio più caso. Nessuna sorpresa che ai coristi degli strepiti si uniscano anche diversi pediatri. Si tratta in quei casi di personaggi del tutto incapaci culturalmente, intellettualmente e moralmente di sostenere un confronto, senza alcuna esperienza di ricerca, ignorantissimi per non dire in malafede, e preoccupati solo di non perdere i benefici che la vita comoda dei vaccinatori a raffica concede.

RD – Senza eccezioni?

SM – Certo che no: per fortuna di eccezioni ce ne sono e nemmeno poche, e c’è anche un bel numero di medici, pediatri o di altra specialità, perfettamente coscienti della situazione che, però, se ne stanno zitti per paura di sanzioni.

RD – Ma ci saranno davvero le sanzioni?

SM – Ammetto che la cosa m’interessa poco. Spero solo, e lo spero per loro, che i medici abbiano un sussulto di dignità e mandino a quel paese chi li sta riducendo con becera arroganza ad automi decerebrati per i quali il loro ripetere “in scienza e coscienza” è diventato una beffa umiliante.

RD – E le istituzioni?

SM – Il nostro è uno stato da burletta. Se permette, mi fermo qui.

RD – Però, stando a quanto si sta assistendo, proprio le istituzioni stanno facendo una certa marcia indietro a proposito dell’epidemia.

SM – Sì: evidentemente, a guaio fatto, si sono accorti che avevano esagerato e il gioco sta sfuggendo di mano tanto che rischiano di non controllarlo più. L’aver raccontato la fandonia grottesca dell’epidemia diventa ora difficile e imbarazzante da smentire dagli stessi che l’hanno partorita. Il loro giochetto con cui hanno terrorizzato un popolo che mi duole definire d’imbecilli ha avuto molto più successo di quanto loro stessi non prevedessero, eppure i dati sono pubblici e sono chiarissimi: non esiste né è mai esistita alcuna epidemia, essendo i dati sulla meningite praticamente stabili da anni e oscillanti intorno a numeri molto bassi, comunque lontanissimi da quelli che l’Organizzazione Mondiale della Sanità pretende per classificare un’epidemia.  La mortalità italiana resta attestata sulla ventina di casi e le morti accadono, almeno di norma, quando la diagnosi è tardiva e la terapia inadeguata. Capita, poi, che la malattia colga qualcuno in condizioni di salute tanto precarie che qualunque infezione avrebbe potuto rivelarsi mortale e potrebbe pure essere che le difese immunitarie depresse abbiano lasciato la porta aperta alla malattia. Resta il fatto che per morire di meningite ce ne vuole.

RD – E che ne dice delle file di chi attende per vaccinarsi?

SM – Era da prevedere: ora si sta assistendo alla comica corsa alla vaccinazione, con ambulatori intasati da lunghe code di poveretti ipnotizzati da una pubblicità senza aggettivi possibili se non si vuole trascendere e se non si vogliono tirare in ballo situazioni che dovrebbero interessare la magistratura.

RD – Scusi se la interrompo un attimo: lei ha menzionato la magistratura…

SM – Proprio stamattina un amico mi chiedeva perché la magistratura non intervenga per quello che lui vedeva come procurato allarme che, secondo lui, sarebbe reato.

RD – E lei che cosa gli ha risposto?

SM – Che io non sono abbastanza intelligente per capire la legge. Come posso sapere io quando ciò che è scritto deve essere preso sul serio? E come posso sapere perché certi comportamenti che a me paiono da galera siano invece non solo accettati da chi dovrebbe punirli ma ignorati quando non addirittura lodati? La legge è uguale per tutti: sono io che non arrivo a capire.

RD – Ho capito. Eravamo arrivati alla retromarcia.

SM – La retromarcia: quello che mi pare probabile è che nessuno tra chi ha contribuito a inventare e a divulgare la bufala si aspettava un effetto del genere. Volendo essere buonisti, diciamo che qualcuno di onesto all’interno delle istituzioni si è accorto che vaccinarsi contro la meningite C come è diventato istericamente di moda fare non garantisce nulla. Il produttore dichiara di non aver fatto prove per vedere se il vaccino funziona o no, poi si viene a sapere che la vaccinazione non è raccomandata a chi ha più di 25 anni di età [http://www.cesmet.com/it/vaccino-meningite (N.d.R.)], poi qualcuno fa notare che i ceppi di Meningococco sono 13  e che la meningite ha numerosissime cause che con il Meningococco non hanno nulla a che fare. Considerato, poi, che il vaccino, nei casi in cui dovesse mai funzionare, non supera i pochissimi anni di efficacia e che non sono note differenze tra i vaccinati e i non vaccinati quanto alla possibilità di contrarre la malattia, qualche dubbio deve cominciare per forza a sorgere. La figuraccia è innegabile e l’ultima frontiera delle istituzioni per salvare la faccia è una comica: chi si è vaccinato contrae sì la malattia ma la contrae in forma più lieve.

RD – Non è così?

SM - Un’enormità che, naturalmente, non ha il minimo riscontro perché anche in medicina, che pure scienza non è e che si sta tristemente dimostrando gemella della ciarlataneria, le cose vanno dimostrate e non solo strillate magari in base ad un carnevalesco “lei non sa chi sono io” e, magari ancora, fidando nel “l’ha detto la televisione”, la scatola magica dove impazzano esperti da avanspettacolo prefabbricati per l’occasione. Nessuna sorpresa se non esiste alcuna dimostrazione in proposito dell’ennesima fesseria e se siamo a livello di chiacchiere da cortile buone solo per un pubblico impreparato e credulone. L’importante è il risultato. Del resto, Wanna Marchi conserva un tifo roccioso presso una fetta d’Italia. Ma bisogna sempre vedere il lato positivo di qualunque avvenimento: questa ennesima bufala resta comunque utile per dimostrare il livello culturale e intellettuale del popolo italiano e come sia facile distorcere i cervelli, specie da un certo quoziente intellettivo in giù. Dal mio punto di vista personale tutto questo mi sta dando un sacco di seccature: una torma di mamme e nonne isteriche mi subissa di mail e di telefonate perché, dopo aver ricevuto l’assicurazione che con una punturina si protegge il bambino, ora salta fuori che si era scherzato. Insomma, queste poverette sono disorientate e vogliono che io le conforti.

RD – Mi spieghi.

SM – Ciò che vogliono in realtà è che io dica loro che i vaccini sono comunque la salvezza e a quelli si devono aggrappare.

RD – E lei che cosa risponde?

SM – Naturalmente che devono fare ciò che vogliono perché io non mi permetterei mai d’interferire. Ciò che avevo da dire l’ho detto per iscritto. Chi vuole, legga. Quando insistono, significa che vogliono la mia benedizione per vaccinare e io, che non so proprio a che serva la mia benedizione, la benedizione la do: andate e vaccinate. Fatelo, ma poi non venite da me a dire che ci sono stati problemi da vaccino perché avrei tutto il diritto per mandarvi al diavolo e lo farò.

RD – L’obiezione che vi si fa è quella di non aver pubblicato i vostri risultati sui vaccini altro che su un libro divulgativo.

SM – La cosa non è del tutto vera. Qualche pagina siamo riusciti a farla passare nel libro “Case Reports in Nanotoxicology” che, ovviamente, ben pochi leggono a parte chi frequenta le biblioteche delle massime università a livello mondiale. Quindi, nessuno in Italia. E chi legge e capisce ne resta imbarazzato, ma l’impresa di pubblicare su riviste è difficile fino ai limiti dell’impossibilità.

RD – Perché?

SM – Banale, almeno per chi conosce il mondo ben poco glorioso della medicina come è intesa oggi. Ormai l’ho detto mille volte e gli addetti ai lavori lo sanno perfettamente: tutte le riviste mediche anche solo con un minimo, ma davvero un minimo, d’importanza sono mantenute dalle case farmaceutiche. Peggio ancora per chi fa da referee, cioè da setaccio ai lavori presentati per la pubblicazione: a quel livello i conflitti d’interesse sono la norma e bloccare un’informazione imbarazzante costituisce un merito che dà speranze di ricevere qualcosa in cambio. Non credo ci si possa sorprendere se in quelle riviste non passa assolutamente nulla che possa in qualunque modo turbare il business legalmente riconosciuto più grande del mondo. E mostrare che cosa c’è nei vaccini con prove su cui nessuno può avanzare dubbi se non coprendosi di ridicolo è cosa che non deve passare. E non passa. Occhio non vede, cuore non duole. A questo punto il vantaggio è doppio: da una parte pochi vengono al corrente della cosa e chi ne è al corrente si trincera dietro la più ipocrita delle scuse: non è pubblicato e, dunque, non è vero: io t’impedisco di parlare e poi ti chiedo perché non dici niente, e, se non dici niente, significa che non hai niente da dire.  Insomma, di fatto il salottino buono sostiene che da una quindicina d’anni noi c’inventiamo un po’ di tutto e questo perché i loro padroni sono padroni anche di una censura ferrea.

RD – E quale sarebbe il vostro vantaggio ad inventarvi tutto?

SM – Nessuno lo sa. Evidentemente, nella mente di qualche genio spendere quattrini, tempo e fatica per trovarci addosso gli insulti e gli ostacoli più incredibili è qualcosa che ci dà piacere.

RD – Ostacoli? Ce ne sono di nuovi oltre a quelli noti?

SM – Da quando, per mera sfortuna, mia moglie scoprì quella che fu l’origine della nanopatologia e io, sventatamente, non la convinsi a lasciar perdere ma, anzi, le diedi corda aiutandola, sono cominciati i guai. Accademici, medici, politici, faccendieri, saggi da bar… Li abbiamo avuti tutti addosso perché andavamo a turbare uno stato di fatto grazie al quale tutti avevano ricavato il loro campicello da cui ottenere pane e companatico in comoda abbondanza. Magari qualcuno si porta a casa solo un brandello di ribalta o la sicurezza che dà l’aver accontentato l’amico appena appena potente. Ma questo è il livello miserabile del mondo in cui tutti sopravviviamo a stento. Poi ricorderà senza dubbio le imprese gloriose di Beppe Grillo e dei suoi grillini, imprese di cui non è mai arrivata la spiegazione ma della cui spiegazione non c’è bisogno se si conoscono i personaggi coinvolti. Grazie a loro gli ostacoli alla ricerca sono enormi. Ora, tra gli altri ostacoli ci sono le minacce che continuiamo a ricevere a causa delle nostre analisi sui vaccini e delle domande che poniamo. Tutte le minacce sono naturalmente concepite senza mai mostrare la faccia e nella più totale illegalità, ma da noi la legge la rispettano solo gl’ingenui come me e la vigliaccheria è diventata quasi galateo.

RD – Non le chiedo di che minacce si tratta. Immagino che vertano sulla continuazione delle vostre ricerche. Le chiedo solo se le minacce andranno in porto.

SM – Ci vuole altro che quattro pusillanimi corrotti per fermarci.

RD – Mi permetta ora di fare un piccolo passo indietro a proposito della meningite in particolare. Che ne dice di Bebe Vio, la schermitrice?

SM – Un oro e un bronzo alle paraolimpiadi:  ottima atleta.

RD – No: lei sa a che cosa mi riferisco.

SM – Vuole una risposta vera o una di circostanza?

RD – Vera, se le è possibile.

SM – Mi è possibile, anche se mi dispiace dover dire che quella ragazza tanto brava come atleta quanto sfortunata come essere umano si presta, se coscientemente o no non saprei dire, a giochetti su cui mi permetta di non appiccicare aggettivi. Voglio sperare che si tratti solo d’ingenuità e d’ignoranza da parte sua e che non ci sia altro sotto. Il solo essersi esibita a farsi vaccinare pubblicamente contro la meningite quando la meningite l’ha dichiaratamente già avuta significa calpestare ogni concetto di medicina. E questo trascina ad errori gravissimi i medici stessi che, non si sa perché, davanti ad un esempio palesemente privo di significato, per non dire altro, dal punto di vista medico ma fondamentale da quello dell’impatto sui cervelli si sentono giustificati a infilare aghi a tutto spiano indipendentemente da qualunque considerazione che dovrebbe guidarli. Tanto per farle un esempio, pochi giorni fa una coppia di genitori è venuta a trovarmi in laboratorio e mi ha riferito che la loro figlia è stata vaccinata contro il morbillo dopo che il morbillo l’aveva già avuto.  Incredulo, ho insistito ad interrogarli e questi sono stati irremovibili nel confermare la bestialità di un medico su cui l’ordine professionale dovrebbe avere motivo di porsi qualche domanda. Quando ho chiesto loro il nome di quel medico, non c’è stato modo di cavarglielo. Ma di bestialità ne vediamo ogni giorno anche se moltissima gente non se ne rende conto. Il solo illudere la popolazione che vaccinarsi contro il Meningococco C o anche farlo con un vaccino tetravalente protegga dalla meningite in generale è qualcosa su cui meditare.

RD  -Torniamo per un attimo alla ragazza paraolimpica.

SM – Bene. Se questa avesse detto che la sua meningite era di una determinata origine e che la vaccinazione televisiva era mirata ad altro patogeno pur sempre da meningite, la cosa sarebbe stata in qualche modo, se non proprio moralmente accettabile, almeno non così criticabile. Ma l’aver detto meningite come se si trattasse di una malattia con una sola origine e non di una malattia che più variegata non potrebbe essere è imperdonabile. Potenza del gregge pronto a riconoscere in chiunque il pastore: la cosa ha certamente indotto milioni di persone a credere che, imitando la ragazza, la salvezza è assicurata. Mio nonno diceva che l’ignoranza uccide più della febbre spagnola e temo che avesse abbondantemente centrato  un problema che oggi sta diventando gravissimo.

RD – Insomma, secondo lei la vaccinazione contro la meningite è inutile?

SM – Evidentemente non riesco ad essere chiaro. A parte il fatto che non esiste la minima dimostrazione che il vaccino abbia evitato un solo caso di meningite e sfido chiunque  a smentirmi, la meningite ha tante origini diverse e i vaccini, al di là di qualunque considerazione, sono mirati solo ad una piccola frazione di quelle cause. In più, se anche i vaccini funzionassero, cosa che i produttori stessi correttamente non garantiscono e i nostri cosiddetti esperti scorrettamente invece sostengono dandola per certa, lo fanno notoriamente solo per un tempo limitato. Di fatto si attribuiscono proprietà salvifiche al vaccino senza aver fatto il minimo indispensabile per dimostrarlo: la sperimentazione. Se io dicessi che il dado da brodo protegge dalla meningite, avrei lo stesso diritto ad essere creduto perché partiremmo da basi identiche a chi racconta le meraviglie di un vaccino dall’attività mai dimostrata e dai risultati ignoti a detta dello stesso produttore. Insomma, portatemi i risultati di una sperimentazione fatta come medicina comanda e io sarò il promo ad appoggiare la tesi del vaccino salvavita. Va poi considerato che tutti i vaccini che abbiamo analizzato, e sono ormai parecchi, sono inquinati e, dunque, la possibilità di effetti indebiti non può essere negata a priori. Né possono essere nascosti o anche appena minimizzati gli effetti collaterali dovuti a mille altre cause. Si strombazzano come se si verificassero ad ogni piè sospinto le rarissime morti per morbillo, qualcosa, peraltro, sulla cui fondatezza e sulle cui eventuali ragioni si dovrebbe discutere seriamente presentando dati reali e lasciando ad altri le chiacchiere, e si finge che i disastri provocati dai vaccini siano eventualità  del tutto eccezionali. Definisca lei la situazione perché io mi sono stancato, stante il fatto che io con i danneggiati da vaccino m’incontro continuamente e non solo in Italia.

RD – Glie l’ho chiesto altre volte ma glie lo chiedo ancora: vaccini: sì o no?

SM – Come qualunque farmaco i vaccini devono essere perfettamente puliti, come qualunque farmaco devono essere sperimentati come si deve, come qualunque farmaco devono essere usati solo se il loro ricorso è davvero indispensabile come extrema ratio e solo se tutta la buona pratica medica di controlli preliminari sul ricevente del vaccino sono stati soddisfatti. Vaccinare come si fa oggi è contrario alla medicina e solo una popolazione mantenuta artificialmente ignorante può cadere vittima dell’imbroglio. Qui non è questione di utilità o inutilità e lo sottolineo ancora: i problemi sono la qualità dei vaccini, la mancanza di sperimentazione, le modalità di somministrazione, le informazioni palesemente false  che si danno e il nascondere gli effetti collaterali, per di più falsificando gli effetti reali dei quali, pur esistendo dati ufficiali, non si vuole tenere conto, preferendo raccontare fandonie che saranno vergognose sì ma che sono ormai parte integrante della cultura non solo popolare ma, ahimè, della maggioranza dei medici.

RD – Chiudiamo con i vaccini e cambiamo argomento: ho visto che lei è scomparso da Wikipedia.

SM – Sì, lo so: mi ha informato un paio di giorni fa un amico. La mia reazione è stata di sollievo.

RD – Perché?

SM – Wikipedia è un’aberrazione legata al concetto grottescamente distorto di democrazia di cui siamo sempre più vittime e che della democrazia fa un mostro. Le enciclopedie degne di quel nome hanno tutte le voci redatte da esperti di quella materia particolare e quelle voci sono sottoposte a controlli di altri esperti e con loro discusse. Wikipedia, invece, ospita chiunque, in modo anonimo, come se si trattasse del depositario della verità. Il controllo, se c’è, avviene a livello volontaristico di frequentatori del sito Internet, viene eseguito da personaggi senza che una qualifica sia richiesta o sia nota e il risultato è che qualunque idiozia può diventare sapere comune accettato. Basta che lei consulti tutto ciò che riguarda, giusto un paio di esempi fra i tanti possibili, l’incenerimento dei rifiuti o i vaccini per trovare vere e proprie enormità. Io non ho idea di come avvenga  a livello centrale la compilazione e la pubblicazione, ma Wikipedia è un’accozzaglia di nozioni fasulle che fanno comodo al famigerato salottino.

RD – Complottista?

SM – Guardi: a me i complottisti a oltranza fanno ridere. Qui si tratta semplicemente di mettere sulla bilancia i fatti

RD – Ma non mi ha detto perché lei è stato cancellato dopo anni.

SM  – Io in quella specie di enciclopedia universale mi ci sono trovato a sorpresa, messo non ho idea da chi, sia nell’edizione italiana sia in quella internazionale. Non appena fui avvertito ho constatato che ciò che si raccontava di me era in parte falso e in gran parte pieno di omissioni, cosicché qualche amico di buona volontà ha tentato più volte di correggere gli errori e di porre rimedio alle omissioni. In ogni caso, a correzioni fatte, non è mai passato più di un giorno prima che tutto tornasse come prima. Così ho tentato di far cancellare la voce che mi riguardava e, visto che non c’era niente da fare, ho incaricato due avvocati, prima uno e poi l’altro, di cercare di provvedere. Sempre tutto inutile perché Wikipedia non ha una faccia esattamente come se si trattasse di qualcosa preso dal 1984 di Orwell o come la presa per i fondelli della fantomatica rete di Grillo: un mostro senza forma davanti al quale ci s’inchina. Ora, finalmente, dopo anni vengo cancellato sia dalla versione nostrana sia da quella internazionale e questo grazie ai vaccini. Poiché io dico cose che chi conduce quella farsetta non gradisce, è opportuno che io sparisca. In fondo era ciò che chiedevo e il merito è tutto dei vaccini che, per una volta, a qualcosa sono serviti.

RD – A parte il caso personale, non mi dica che lei non consulta Wikipedia.

SM – Se devo sapere quando è nato Garibaldi o qual è il punto di fusione del cromo, non ho problemi. Ma quando l’argomento è critico o, peggio, quando coinvolge interessi del famoso salottino, non perdo tempo e mi rivolgo altrove. Wikipedia è una maniera molto furbesca d’influenzare le opinioni e tutto rientra nel modo niente affatto innovativo di concepire la società umana. Se, come mi auguro,  Wikipedia chiuderà, avremo fatto un piccolo passo avanti verso la riconquista del cervello. Ma temo che la cosa sia impossibile, dato che si tratta di un veicolo formidabile e a buon mercato per sistemare le opinioni di milioni di persone sui binari che si desidera siano percorsi.

RD – Come ultimo argomento, ha aggiornamenti da dare a proposito delle ricerca sulle leucemie?

SM – Per ora non ci sono novità se non che ne parlerò pubblicamente insieme con mia moglie a Firenze. Posso solo dirle che non è affatto scontato che la ricerca possa continuare almeno con la squadra che ha firmato l’articolo pubblicato da Leukemia Research. Purtroppo stanno avvenendo vicende che dovrebbero riempire di vergogna qualcuno, vicende totalmente al di fuori della legge e della morale di cui non posso ancora parlare. Però, se non troveremo una via d’uscita, qualcun farà una figura che forse non gradirà. Dopotutto, essere vecchio e non avere niente da perdere è un vantaggio impagabile. Io continuo a pensare a quanto bene i napoletani abbiano capito il mondo dicendo che tre sono i suoi padroni: il re, il papa e chi non ha niente.

RD – Arrabbiato?

SM – Forse lo sarei stato qualche anno fa. Ora non m’importa più.

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