Epidemia meningite: sì o no?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – So che lei vorrebbe parlare d’altro, ma c’è troppa gente che continua ad interrogarsi sull’epidemia di meningite che sta interessando l’Italia e, dovendo fare informazione, le chiedo un parere in proposito.

Stefano Montanari – Dopo undici partite senza vittorie, il Bologna ha battuto il Pescara 3 a 0.

RD – Non sapevo che lei fosse un tifoso.

SM – Simpatizzante del Bologna: mettiamola così.

RD – Stabilito questo, torniamo alla meningite.

SM – Vede, se io dovessi dire tutto ciò che so e tutto ciò che penso in proposito, lei si troverebbe a scrivere un tomo spesso quanto un volume della Treccani. Cominciamo con il dire che non esiste alcuna epidemia, questo semplicemente perché non ci sono i numeri e non c’è nulla che li differenzi da quelli soliti. La meningite è, come dice la parola stessa, l’infiammazione delle meningi, cioè del complesso di membrane che avvolgono il sistema nervoso centrale. Questa malattia, tutt’altro che inevitabilmente mortale se affrontata nel modo corretto, deriva da parecchi agenti patogeni diversi: 13 ceppi di Meningococco, batteri che con i Meningococco non hanno nulla a che vedere, virus, funghi, farmaci e persino traumi.

RD – Traumi?

SM – Sì: gran parte della popolazione è portatrice sana dei batteri della meningite e questi batteri si trovano benissimo all’interno del naso. Così, se qualcuno sbatte la faccia come può accadere, per esempio, in un incidente stradale, ecco che si può produrre una frattura della lamina sottile di osso che separa il naso dal  cervello e lasciar passare i patogeni.

RD – E la vaccinazione?

SM – Esistono tre vaccini diversi contro qualcuno dei ceppi batterici, ma almeno 7 su 13 restano scoperti. Aggiungo en passant che nessuno dei vaccini esistenti ha un’efficacia dimostrata, e basterebbe leggere ciò che dicono in proposito i produttori stessi. La cosa buffa è che i produttori avvertono ma nessuno li ascolta e magari proprio su questa “disattenzione” (metta le virgolette) confidano i produttori.

RD – Se ho capito bene e ho fatto bene i conti, allora, praticando 3 vaccinazioni diverse si affrontano 6 ceppi su 13 e l’azione non è certa.

SM – Sì: ha capito bene. Consideri poi, in aggiunta, che ci sono tutte le altre cause della malattia. Quindi, quando qualcuno si vaccina magari contro il ceppo C, oggi la vaccinazione più in voga, è immorale che sia ingannato raccontandogli che è protetto dalla malattia. E qui mi fermo, non andando oltre la moralità. Se, poi, il vaccino dovesse funzionare, deve essere spiegato che l’efficacia dura al massimo qualche anno. Poi si è scoperti esattamente come prima. Raccontare il falso o anche solo non dire il vero ricade nell’immoralità di cui ho detto.

RD – Le notizie che arrivano parlano di soggetti ammalati che erano stati vaccinati e proprio grazie alla vaccinazione non sono morti.

SM – A enormità del genere si può credere solo se si è totalmente ignoranti o se c’è qualche interesse non proprio dei più nobili a crederci. Il fatto vero è che il vaccino non sta dando buona prova di sé, il tutto in linea con quanto chi lo produce scrive con chiarezza nel bugiardino che nessuno legge.

RD – Ora vorrei chiederle un parere sul bambino siciliano morto tre giorni dopo l’inoculazione del vaccino contro la meningite.

SM – Meningite o altro, di qualunque vaccino si tratti, il fatto non è poi così raro. Solo che di questo si parla pochissimo e, anzi, non si parla se non in casi quasi eccezionali. Se lei considera quanti danneggiati da vaccino esistono come veri e propri desaparecidos…

RD- Ma del caso siciliano in particolare, che cosa mi dice?

SM – Di quel caso specifico so ben poco. So che si trattava di un bambino di diciotto mesi che è morto tre giorni dopo l’inoculazione del vaccino. Ormai la storiella che segue la conosco a memoria: è morto perché il Signore lo voleva come angioletto accanto a sé e il vaccino non c’entra per niente. Vede, chi vaccinerebbe anche il cofano dell’automobile illudendosi che così diventerà invulnerabile aggiunge ingenuità a ingenuità. Io non dico assolutamente che morire a ridosso di una vaccinazione indichi una responsabilità sempre certa del vaccino, ma ciò che mi preoccupa è come questi personaggi si mettano il cuore in pace decretando un’assoluzione a priori o travestendosi da saggi da mescita pubblica e dicendo che non sempre un avvenimento che precede un altro è di quell’altro la causa. Il che può certamente essere vero ma, se non s’indaga, si resta a livello di chiacchiere traballanti. Ed è proprio dall’indagine che si scappa. E, se si scappa, un significato ci deve per forza essere. Pensi che forza acquisirebbe la tesi , diciamo così, innocentista, se le indagini indipendenti ne confermassero la tesi. Insomma, rinunciare a quella prova è un atto palese di debolezza.

RD – Ma in quel caso il vaccino c’entra o no?

SM – Come posso saperlo? Io non ho idee preconcette e non appartengo a nessuno schieramento che si dedichi solo a difendere le proprie posizioni. Non avere interessi al di fuori di quello che riguarda la verità mi regala un’enorme libertà. Per prima cosa io dovrei poter disporre di almeno un campione dello stesso lotto del prodotto iniettato. Poi dovrei sapere qual è l’organo che ha causato la morte e dovrei disporre dei campioni di tessuto dell’organo o degli organi colpiti. Poi, ancora, dovrei sapere se chi ha somministrato il vaccino ha fatto il suo dovere controllando almeno un paio di cose: se il bambino necessitasse davvero della vaccinazione e se fosse allergico ad uno o più componenti del prodotto. Se non ha fatto quei due passaggi fondamentali e, peraltro, obbligatori, chi ha somministrato il vaccino ha commesso un azzardo contro la buona pratica medica su cui ci dovrebbe essere tanto da discutere.

RD – Ma, almeno a quanto so, nessuno fa quei controlli.

SM – Già. E, così, ogni tanto qualcuno ci rimette la salute o anche la pelle. Siamo alle condizioni del mal comune, mezzo gaudio. Insomma, se si commette un crimine diffuso, si è tutti assolti. Ma, del resto, come si fa a controllare? C’è fretta, i soggetti da vaccinare sono tanti, i quattrini corrono e, se ogni tanto qualcuno ci lascia le penne, per loro reciteremo una pia preghierina: come ebbe a dire alla radio un personaggio che non aggettivo per decenza, si tratta di caduti in una guerra giusta.

RD – Però, sempre a quanto ho letto, la magistratura ha sequestrato il lotto di produzione del vaccino incriminato.

SM – L’ho letto pure io. Vedremo che cosa si farà su quel lotto e di quel lotto.

RD – La sua posizione è nota, ma com’è ora la situazione?

SM – Imbarazzante.

RD – In sintesi, che cosa vorrebbe lei?

SM – Lo ripeto per l’ennesima volta: niente altro che chiarezza. Vediamo che cosa c’è nei vaccini e da dove viene quella roba. Vediamo che controlli si fanno sui prodotti e come i controlli vengono fatti. Vediamo quali sono i veri effetti collaterali, visto che quelli denunciati sono un’infima percentuale di quelli reali. Vediamo come sono condotte le sperimentazioni, perché il pochissimo che si fa ora è ridicolo, sempre che si possa ridere di una tragedia. Vediamo quali sono gli effetti veri dei vaccini, perché molto di quanto costituisce la cultura sia medica sia popolare ora è tristemente falso nel bene e nel male. Mi pare evidente: io non condanno né assolvo nessuno. Semplicemente voglio la verità, da qualunque parte la verità stia. Il resto non m’interessa, e se a qualcuno interessa tutto quanto sta al di fuori della verità, tanto da volerla distorcere, è un farabutto.

RD – Non mi è chiaro, però, perché la verità non dovrebbe saltare fuori. In fondo, almeno mi pare, è interesse di tutti.

SM – Dipende dal suo concetto di “tutti”. È fin troppo evidente che poter disporre di vaccini puliti, sperimentati come si deve, somministrati solo se e quando se ne ravvisi davvero la necessità e solo dopo che tutti i controlli sul soggetto sono stati eseguiti risanerebbe la questione. Niente di straordinario: ogni medico dovrebbe conoscere il proprio dovere e, se a quel dovere non si attiene, trovi lei una definizione adatta. È però altrettanto evidente che questo comporterebbe un aggravio enorme di spese per i produttori che dovrebbero eseguire le sperimentazioni secondo le regole della biologia, vale a dire su popolazioni molto numerose e per lungo tempo. Poi questi industriali avrebbero il problema di produrre escludendo tutte le sostanze dannose che, purtroppo, si trovano nei vaccini, non proprio di rado compreso quel mercurio di cui, tra stupidità, ignoranza e criminalità, si nega la presenza. Poi, ancora, dovrebbero eseguire tutti i controlli del caso ad ogni passaggio della produzione. Il che, tutto insieme, significherebbe rinunciare all’enorme valore aggiunto che quei prodotti oggi garantiscono. Se a questo aggiunge il fatto che, sempre in un mondo ideale, le vaccinazioni sarebbero eseguite solo in caso di necessità reale e solo sui soggetti che ne hanno bisogno escludendo, ad esempio, chi già è immune rispetto a quella malattia e chi è allergico a qualcuno dei componenti, è chiaro che il business calerebbe drasticamente. Consideri, inoltre, tutti coloro che ruotano a qualunque titolo intorno ai vaccini e tiri le somme e pensi a che perdita personale subirebbero se il business perdesse d’interesse: non solo denaro ma carriera e ribalta. E poi ci sono sempre gli amici degli amici, cioè persone ai quali, di fatto, dei vaccini non importa un fico secco ma che non possono scontentare l’amichetto che, invece, dal business trae qualche interesse. E, allora, ecco che quelli fanno valere la loro influenza, sempre che ne abbiano una, senza fermarsi al cospetto di fastidiosi inciampi morali.

RD – Cambiamo argomento.

SM - Grazie. La prego, parliamo del Bologna che dopo undici partite…

RD - Che cosa mi può dire della scoperta che avete fatto sul sangue dei leucemici?

SM – Con il microscopio che Grillo ci fece sottrarre e al quale abbiamo accesso una volta la settimana, eccezionalmente due, abbiamo messo a punto una ricerca sul sangue dei malati di leucemia mieloide acuta. I campioni di sangue, quelli malati e quelli sani di confronto, ci sono stati dati dall’Ospedale di Pesaro e le preparazioni pre-analisi sono state fatte in larga misura da personale dell’Università di Urbino. Le analisi di microscopia elettronica le abbiamo fatte noi negli ambienti dell’ARPAM di Pesaro e con il nostro microscopio che l’ARPAM mantiene e usa per analisi che riguardano l’amianto. Noi ci abbiamo messo le analisi come sappiamo fare noi e molto della testa che è servita, visto che la ricerca si fonda su scoperte e metodiche nostre risalenti addirittura agli Anni Novanta. Questo, va da sé, senza nulla togliere ai meriti enormi di chi ha collaborato, che ha svolto un lavoro spesso essenziale e con cui vorremmo continuare a lavorare.

RD – E i risultati?

SM – Interessanti anche se, devo dirlo, per noi non proprio sorprendenti. Abbiamo visto che i leucemici, e qui parliamo solo della leucemia acuta mieloide, contengono nel loro sangue quantità enormi di micro- e nanoparticelle. Questo a differenza delle persone sane che di particelle nel sangue ne hanno sì, ma davvero pochissime. Insomma, differenze abissali.

RD – Che cosa significa quella presenza?

SM – La risposta dovrebbe essere molto articolata ma il succo è che non lo so. O, almeno, non lo so del tutto. Che le polveri siano capaci di esercitare effetti gravi sulla salute soprattutto perché innescano processi infiammatori, è cosa che abbiamo scoperto ormai parecchi anni fa. Dunque, non è questo il problema. Il problema è sapere perché i leucemici hanno tante particelle nel sangue. Più specificamente: sono le polveri ad innescare la leucemia, almeno nella forma acuta mieloide, o è la leucemia a far sì che le particelle restino nel sangue? Il mio parere, un parere sostenuto dall’esperienza ma non da evidenze scientifiche che per ora mancano, è che siano loro l’innesco, ma potrei tranquillamente avere torto. Manca, comunque, una spiegazione soddisfacente del perché tanta differenza tra sani e malati. Una cosa è certa: quello è un filone di ricerca originale che non deve assolutamente essere lasciato cadere. I risultati li abbiamo pubblicati su una rivista internazionale importante [http://www.lrjournal.com/article/S0145-2126(16)30191-6/abstract (N.d.R.] e speriamo che qualche centro di ricerca con maggiori possibilità economiche rispetto a noi lavori sul tema.

RD – Dunque, voi avete finito lì?

SM – Certo che no! Io vorrei ardentemente continuare ma per questo occorre che chi di dovere ci lasci lavorare per il tempo necessario, che ci dia personale e che ci conceda i finanziamenti adeguati perché, purtroppo, senza quattrini non si arriva da nessuna parte.

RD – Scusi se, almeno apparentemente, torno un attimo indietro per un chiarimento. Allora sono le polveri la causa della leucemia?

SM – Domanda alla quale non sono assolutamente capace di rispondere perché, stando almeno ad oggi, mi mancano i dati necessari. Che nei malati controllati quelle polveri ci siano e che siano in concentrazione enormemente superiore a chi non è malato è un fatto. Se siano causa, concausa o presenza dovuta alla malattia non saprei dire almeno per ora, fino a che non avremo altri dati. Come ho detto mille volte, la medicina non è una scienza e deve avere il conforto della quantità. Il teorema di Pitagora lei lo dimostra su un triangolo rettangolo qualunque e questo le basta per accogliere la tesi come verità universale. In medicina, invece, si parla di probabilità e la precisione aumenta con l’accumularsi dei dati, rarissimamente assurgendo all’assoluto. La medicina è enormemente più complicata della scienza e per praticarla come si deve occorrono menti superiori e grandissima onestà intellettuale.

RD – Onestà intellettuale?

SM – Certo. Assolutamente senza fare di ogni erba un fascio, guardi a come non pochi addetti ai lavori pratichino la medicina e capirà che cosa voglio dire.

RD – Torniamo a noi: avete provato a vedere che cosa succede togliendo le polveri dal sangue?

SM – Bella domanda. Anni fa mia moglie ed io facemmo una prova per vedere se, modificando un’apparecchiatura esistente, si riuscisse a ripulire il sangue dalle particelle. E la risposta fu che sì: si poteva fare. Ma per farlo in modo efficiente, costante, riproducibile e non nelle condizioni di laboratorio bisognava modificare un apparecchio esistente e chi quell’apparecchio esistente lo produce, e, bisogna dire, lo produce benissimo, non è interessato.

RD – Perché?

SM – Perché, stando a quanto ci disse, i medici, nella loro stragrande maggioranza, non conoscono il problema e non userebbero il prodotto. Il che, per loro, significherebbe un investimento fatto a vuoto.

RD – Ma è possibile che non si riesca a trovare qualcuno interessato almeno a sponsorizzare la cosa? In fondo s’impiegano quantità spropositate di quattrini per le iniziative più assurde.

SM – Per primi dovrebbero essere gli industriali a distinguersi dal bottegaio che guarda al ritorno immediato. Ma, ahimè, di industriali illuminati non ne ho mai conosciuti. Di tanto in tanto si mette in contatto con noi un potenziale benefattore. Poi, regolarmente, questo si accorge che la sua beneficienza potrebbe restare senza ritorno e così il personaggio scompare. Episodi del genere si sono ormai ripetuti fino alla noia e uno si è proprio concluso poche settimane fa.

RD – Ma la beneficienza non può avere un ritorno. Altrimenti, che beneficienza è?

SM – Appunto. Comunque sia, di tempo con questi benefattori pelosi ne ho perso abbastanza. Da noi sono passati politici, industriali, attori, cantanti, sportivi… In definitiva, uno zoo molto variegato che mi ha regalato una visione triste sì ma obiettiva del mondo, un mondo che non ha nessuna voglia di essere salvato e che, anzi, preferisce non sapere. Di qualcosa bisogna pure morire. O no?

RD – Finanziamenti pubblici?

SM – Bisogna far parte del salottino buono.

RD – Telethon?

SM – Come sopra.

RD – Buon Natale.

SM – Anche a lei.

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