Sette senatori per un microscopio

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vorrei cominciare con qualcosa che io credo di conoscere bene e di cui l’Associazione Vita al Microscopio si è occupata. Abbiamo saputo che sette senatori hanno presentato un’interrogazione parlamentare contro lei e sua moglie. Ce ne vuole parlare?

 

Stefano Montanari – Rido o piango? Se la farsetta si svolgesse a migliaia di chilometri dall’Italia, forse, e certo sbagliando, riderei. Ma, avendola in casa… In brevissimo l’antefatto:  la onlus Bortolani cui, con un trucco in cui io ero ingenuamente cascato, era stato intestato il microscopio comprato grazie a migliaia di piccole donazioni ci fa sottrarre l’apparecchio che resta inutilizzato per un paio d’anni. La storia è raccontata nel libro Il Grillo Mannaro e chi vuole può leggersela [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2550-il-grillo-mannaro.html (N.d.R.)]. Il tribunale di Reggio Emilia stabilisce che così non va e condanna Marina Bortolani, presidentessa della onlus, a pagare 100 Euro a me e 100 a mia moglie ogni volta che andiamo a Pesaro a usare il microscopio. A Pesaro perché è là che è finito. La Bortolani, però, non ha intenzione di rispettare la sentenza e mette in atto tutti i giochetti di cui è capace, compreso quello di denunciarci a ripetizione per i reati più fantasiosi.

 

RD – Reati che avete commesso?

 

SM – Ma nemmeno per idea! Tanto che tutte le autorità cui via via la Bortolani o, a volte, qualcuno che si presta a farle da supporto, si rivolgono archiviano. Il tutto semplicemente perché non esiste nulla di tutto quanto sostiene alla disperata la Bortolani. Non contenta, questa si appella e il tribunale di secondo grado di Bologna dice che deve pagare e basta. Pensi che perfino la Cassazione condanna la Bortolani a pagare 1.000 Euro di sanzione perché non poteva appellarsi non esistendo i presupposti per farlo. Questo per una delle tante denuncie. Ma quella di pagare non ci pensa neppure. Per pietà verso il personaggio non le dico degli espedienti miserandi cui continua a ricorrere, sempre inutilmente. Ora tenta un’altra carta: chiede ad un’amica diventata senatrice grillina poi espulsa dal partito di presentare un’interrogazione parlamentare sostenendo le assurdità più ridicole, peraltro abbondantemente smentite dai tribunali e da tutta la documentazione esistente. Questo personaggio finito per grazia ricevuta su una ricca poltrona non solo presenta davvero la massa di povere bugie che si è bevuta, ma trascina nella farsa sei colleghi parimenti cacciati da Grillo [http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=979415 (N.d.R.)].

 

RD – Sì, io ero al corrente della cosa, tanto che la nostra associazione scrisse ai senatori, naturalmente senza ottenere risposta, chiedendo spiegazioni.

 

SM – Non si aspetti risposta, e meno che mai risposta ragionevole. Anche a noi era stato promesso un confronto che, naturalmente, non c’è mai stato. Ma, come si usa dire, il pesce puzza dalla testa. Noi abbiamo una legge elettorale che vige nel totale disprezzo della Costituzione. Questa legge permette ai partiti di far accomodare in parlamento personaggi che non hanno ricevuto un solo voto popolare, che non hanno la minima competenza in nulla e che non sanno nemmeno che il parlamento è la casa in cui si discutono e si risolvono i problemi di un paese fatto di 60 milioni di persone. I miserabili interessi personali dell’amica e dell’amica dell’amica non possono entrare in parlamento, a meno di non attentare alla dignità che dovrebbe essere dei senatori e di tradire il loro mandato. A questo punto, mi è inevitabile chiedermi dove stia la dignità, e questo indipendentemente dal fatto che questi sette personaggi come, del resto, tutti i loro colleghi, non hanno nessun diritto di stare dove stanno.

 

RD – Secondo lei, ora che cosa accadrà?

 

SM – L’interrogazione cadrà nel vuoto perché tutte le domande hanno avuto risposta da anni. L’Università di Urbino, ora proprietaria del microscopio, ha già risposto più volte e continuare con questa squallida manfrina è del tutto inutile. Ciò che continuerà ad essere sarà il tentativo della Bortolani di sottrarsi ad una sentenza di tribunale. Prima o poi, però, confido che qualcuno la farà rispettare. Quanto ai sette senatori, dico loro che non c’era bisogno di questa esibizione. Alle prossime elezioni credo proprio che non ci sarà un partito che se li prenderà e, allora, dovranno tornare tutti a lavorare. Dico loro, ancora, che farebbero bene a controllare ciò che dicono, se non altro per salvare un po’ di faccia. Per informazione, aggiungo che noi continuiamo a lavorare a nostre spese per la comunità, stato compreso. Per esempio, ora, mentre lei mi sta intervistando, mia moglie è a Roma per due giorni a fronte di un parziale rimborso delle spese di viaggio e soggiorno, e domenica prossima partirà, alle stesse condizioni, per la Sardegna dove resterà una settimana. Nessun compenso, nemmeno un grazie, per il suo lavoro.

 

RD – Ma che ci fa a Roma e in Sardegna?

 

SM – Per la quarta legislatura fa parte della commissione parlamentare che si occupa dei problemi di malattia, morte e malformazioni fetali che coinvolgono i militari e gli abitanti delle zone dove esistono i poligoni di tiro. Di tutto il lavoro che lei fa e, devo dire, faccio io, nessuno pensa a darci un centesimo e la cosa buffa è che sia i grillini ortodossi sia i cacciati da Grillo si servono abbondantemente del nostro lavoro prestato a titolo gratuito. Nessun problema a lavorare gratis per lo stato, cioè per tutti, ma chi in qualche modo rappresenta lo stato abbia almeno il pudore di starsene zitto. Non voglio un grazie da loro perché non saprei che cosa farmene, ma così non può funzionare.

 

RD – In definitiva, che cosa vogliono questi sette senatori?

 

SM – Al di là del goffo tentativo di aiutare un’amica ad evitare i rigori di una sentenza di tribunale, peraltro estremamente mite se si considerano i guai che il personaggio ha provocato, non lo sanno nemmeno loro. Ma questo è perfettamente in linea con quella che noi, per motivi misteriosi, continuiamo a chiamare politica. Questi magnifici sette non si rendono nemmeno conto della povera figura che ci stanno rimediando e del fatto che le sentenze dei tribunali vanno rispettate. Quanto alla Bortolani, non ha capito che sta semplicemente peggiorando la sua situazione, almeno dal punto di vista morale. Comunque, chi ha voglia di contestare, perché il pettegolezzo e il gusto della maldicenza non moriranno mai, vada ad interpellare il professor Pietro Gobbi che l’Università di Urbino incaricò fin dai primi momenti della causa legale di occuparsi della questione. Il suo indirizzo mail è sul sito dell’Università [pietro.gobbi@uniurb.it (N.d.R.)].

 

RD – Cambiamo discorso, se non le dispiace.

 

SM – Non mi dispiace affatto, anche perché provo un certo imbarazzo patriottico a pensare a chi, in un certo senso, regge le sorti del nostro paese. Di che parliamo?

 

RD – Parliamo ancora una volta dei vaccini e delle ultime morti. C’entrano o no i vaccini?

 

SM – Nei casi specifici non saprei dire. Certo che, dal mio piccolo osservatorio ormai non più solo italiano io continuo a trovarmi di fronte a bambini che manifestano malattie gravissime o addirittura muoiono giusto a ridosso di una vaccinazione.

 

RD – Un evento che sarebbe comunque accaduto, almeno stando a quanto viene detto.

 

SM – Ecco un altro trattamento che ci meritiamo. Fino a che rinunceremo all’uso corretto del cervello, troveremo sempre chi approfitta di noi. Vede, la mortalità infantile è un fenomeno che è sempre esistito e nessuno si meraviglia se un bambino muore a due mesi o a due anni. Degno di nota, però, è che a quell’età la cosa capiti immediatamente dopo una vaccinazione. Se mi permette una sorta di similitudine per semplificare la comprensione di chi leggerà questa intervista, è come se io le dicessi che è strato trovato un cadavere di un uomo di 40 anni e che poco prima qualcuno gli aveva sparato. È vero che a quell’età si può morire, ma il colpo d’arma da fuoco, in quella circostanza, deve per forza essere preso in considerazione. Nella nostra esperienza, i danni da vaccino arrivano con due modalità diverse. Una è quella immediata, quella che si manifesta entro poche ore o, al massimo due o tre giorni dall’iniezione. A parere di mia moglie e mio quella è la conseguenza delle particelle inquinanti contenute nei vaccini che, per pura scalogna, sono finite al cervello. L’altra modalità è quella che impiega anche due o tre mesi a farsi vedere. E quello è quando ad essere attaccato è il microbiota, quello, cioè, che un tempo si chiamava flora intestinale. I batteri che ospitiamo nell’intestino sono fondamentali per la produzione di sostanze indispensabili al funzionamento del cervello e i vaccini possono benissimo attaccarli, interferendo così con la chimica fisiologica del sistema nervoso centrale. Qui, più che le particelle i responsabili sono le porcherie che si aggiungono ai vaccini o che ci capitano dentro più o meno per caso. Consideri il mercurio. Se lei interroga la stragrande maggioranza dei medici e, soprattutto, dei burocrati della salute, quelli saranno pronti a giurare che il mercurio non c’è più. Prescindendo dal fatto che a volte la sua presenza è denunciata addirittura dal produttore tra i componenti, tracce di mercurio sono inevitabili perché i suoi sali entrano nel sistema di produzione e possono essere eliminati solo in parte.

 

RD – Ma di mercurio ce ne sarà pochissimo.

 

SM – Le assicuro che è più che sufficiente. Il mercurio si lega alle proteine che costituiscono gli enzimi che il cervello usa e basta davvero pochissimo per bloccare la macchina.

 

RD – Ho letto anche che lei si è occupato dell’immunità di gregge.

 

SM – Un gregge sì, ma di bufale. Si tratta di un’invenzione geniale dei fabbricanti di vaccini, un’invenzione del tutto assurda, eppure di enorme successo.

 

RD – Perché?

 

SM – Perché si basa su assunti assurdi. Vada a leggersi i tromboni che ne parlano e vedrà che tutti dicono, magari essendone convinti, che se il 95% della popolazione si vaccina nei riguardi di una determinata malattia, anche i poverelli che, per qualunque ragione, non possono essere vaccinati si ritrovano al riparo della malattia. Io ho cercato dappertutto, ma quel 95% risulta essere nient’altro che la ripetizione all’infinito di qualcosa proveniente da qualcuno che quel numero se l’è semplicemente inventato e, dunque, è basato sul nulla. Sfido chiunque a trovare un dato di letteratura non che riporti quel numero ma che lo dimostri, il che è sostanzialmente altra cosa. Comunque, esistono paesi come, ad esempio, l’Austria, in cui la popolazione vaccinata sta ben al di sotto di quella soglia e là non succede assolutamente niente.

 

RD . E poi?

 

SM – L’altra stranezza è che, per raggiungere quella meta percentuale, occorre che tutti i vaccinati acquisiscano immunità, il che è al di là del potere di qualunque vaccino perché nessun farmaco è efficace in ogni caso. Dunque, ci sarà sempre chi si è vaccinato ma non è immune. Proseguendo, è indispensabile sapere che, anche se il vaccino funzionasse, di qualunque vaccino si tratti, l’efficacia si mantiene solo per un tempo che al massimo arriva a qualche anno. Dunque, se si volesse mantenere quel 95%, bisognerebbe rivaccinare a cadenze periodiche e relativamente frequenti tutta la popolazione. E poi, di quali malattie parliamo?  Le malattie infettive sono un numero sterminato e, allora, dovremmo passare la vita a vaccinarci. Consideri, inoltre, che non solo la maggior parte dei danni da vaccino viene nascosta, ma si nascondono anche nozioni note a chi si occupa di farmacologia. Per esempio, per diverse malattie il vaccinato magari non si ammala ma resta un portatore sano e, dunque, può tranquillamente infettare gli altri. L’ultimo caso di poliomielite in Italia, ormai circa 35 anni fa, originò proprio così: da un bambino vaccinato che infettò il padre con le sue feci.

 

RD  La domanda glie l’ho già fatta almeno un’altra volta? Pro o contro?

 

SM – E l’altra volta le dissi che sono a favore dei vaccini. Questo a patto che siano prodotti in maniera corretta, che siano controllati come si deve, che siano sperimentati davvero e non a chiacchiere o per nulla come avviene ormai regolarmente, che siano somministrati solo a chi ne può beneficiare e solo in caso di reale necessità, che la si smetta di raccontare frottole perché qui non si tratta solo di una truffa volta a convogliare denaro in certe tasche ma di salute e, a volte, di vita o di morte. Perciò, ripuliamo i vaccini da tutte le incrostazioni compresi quegli squallidi individui che, per denaro, per carriera o per semplice ignoranza stanno trasformando il mondo in uno scannatoio a scopo di lucro. Così, certamente pro.

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