Controlli sistematici sui vaccini per togliere ogni dubbio

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – L’ultima informazione alla quale ero rimasta riguardava la sua proposta ad un gruppo di persone critiche nei riguardi dei vaccini di eseguire analisi per controllare se anche quelli analizzati secondo la modalità della proposta contenessero inquinanti sotto forma di particelle. Mi aggiorna?

 

Stefano Montanari – Prima di tutto occorre spiegare perché queste nuove analisi. Dopotutto materiale analitico capace di documentare l’inquinamento ce n’è già parecchio e, dunque, si potrebbe pensare che potrebbe bastare quello. Purtroppo, però, non è così.

 

RD – Il motivo?

 

SM– Vede, noi non ci troviamo al cospetto di un caso comune. Di fronte abbiamo i vaccini: una classe di farmaci su cui la leggenda e la convinzione personale, fino a pesanti sfumature di un tifo che nulla ha da invidiare nei riguardi di quello calcistico, e pure con non poche aggravanti, hanno un peso preponderante rispetto all’oggettività dei fatti. I vaccini sono un’invenzione geniale risalente addirittura ad almeno tremila anni fa, perché a tanto datano le fonti scritte indiane, ma oggi pochi farmaci sono malintesi quanto questi. Farmaci usati a sproposito ne abbiamo parecchi, ma, quanto a questo, i vaccini non hanno rivali se non, forse, negli antibiotici. A differenza degli antibiotici, però, i vaccini non di rado creano obiettivamente illusioni o, comunque, fanno promesse che non sempre sono mantenute. Le ragioni di questa situazione sono tante e i responsabili quasi altrettanto, con i medici in prima linea. Molti di loro, troppi, uniscono ignoranza a presunzione e sono facili prede, a volte ingenue, a volte consenzienti, di chi dei vaccini, in un modo o nell’altro, fa un business.

 

RD – In particolare chi?

 

SM – Mettere in testa all’elenco l’industria farmaceutica sarebbe facile fino alla banalità. Gli investimenti che queste stanno facendo nel settore specifico sono ragguardevoli, e lo sono anche in Italia a dispetto delle sciocchezze che qualcuno continua a sparare attraverso i media mettendo in atto la più scoperta delle bugie. Basta dare un’occhiata ai giornali economici per avere le informazioni di minima necessarie. Per loro, però, per gli industriali, il problema è un po’ più complesso. Ora i vaccini sono diventati una sorta di articolo di fede, tanto che nessun organo di controllo vede o, meglio, vuole vedere ciò che vediamo noi al loro interno: pezzi di materia solida vistosissimi. Non mi chieda come facciano a non vederli perché non le risponderei. Scartando la spiegazione complottista secondo cui, cioè, quella roba la ficcano dentro apposta per assicurarsi una buona quota di clienti cronici, resta quella logica: gli impianti di produzione sono sporchi o, meno probabilmente, lo sono le sostanze impiegate. Comunque lo si voglia considerare, i controlli interni sono scadenti e così quelli istituzionali. Saltasse fuori ufficialmente questa ovvietà, cioè l’insufficienza dei controlli, sarebbe inevitabile allargare i controlli a tutta la produzione farmaceutica, il che potrebbe eventualmente comportare la messa in discussione di ambienti, apparecchiature, metodi di produzione e di controllo con tutto quanto ne conseguirebbe dal punto di vista dei costi e dell’immagine. Ora, poi, l’industria ha coinvolto pesantissimamente politici, controllori, medici, università e, se di dovesse smettere di negare l’evidenza, enti e persone in quantità si troverebbero a perdere ogni credibilità. Insomma, il gioco è andato talmente avanti che è diventato impossibile o, almeno, estremamente imbarazzante, fermarsi. Insomma: si è superato il punto di non ritorno. E, allora, si continua a negare cocciutamente e anche, in un certo senso, ingenuamente per la miopia del fatto, un’evidenza sempre più palese. Un po’ come, nelle vecchie commedie francesi, quando l’amante scoperto nell’armadio giurava che stava lì ad aspettare il tram.

 

RD – Mi pare di capire, però, sia da quello che dice sia anche leggendo ciò che lei scrive nei suoi post, che non sono solo i produttori…

 

SM – No: la farsa ha coinvolto un’infinità d’interpreti e di comparse. Chiunque abbia qualche frequentazione un po’ meno che superficiale con quell’ambiente sa che entrare nelle grazie dell’industria, lasciando da parte l’argomento del denaro, significa aprirsi speranze di fare carriera ad ogni livello e significa sperare di ottenere quella visibilità cui tanti aspirano anche solo per semplice, ingenua, un po’ idiota vanità. Accenda la TV e ne troverà ampia testimonianza con personaggi che sono dei perfetti non pervenuti in campo medico e ancor di più in quello scientifico accolti senza discussione come fari di sapienza e come tali acclamati degli spettatori ipnotizzati. La TV costruisce mostri e santi con uguale facilità e con uguale incoscienza. Ad ogni modo è un fatto: è raro stare dalla parte di chi ha quattrini e potere  porta svantaggi, almeno se si eccettua la messa in vendita della propria dignità. Così il popolo bue è bersagliato da assurdità e fandonie vergognose partorite da quei personaggi, stramberie che non hanno alcun riscontro nei fatti ma che diventano patrimonio della convinzione comune. Senza entrare in particolari biologici, perché qui ci sarebbe di che disperare davanti alle sciocchezze che vengono propinate, la stragrande maggioranza degli italiani, per esempio, è convinta che la vaccinazione esavalente sia obbligatoria perché così un personaggio su cui preferisco risparmiare aggettivi continua a raccontare senza che almeno l’ordine dei medici intervenga a correggerlo. C’è addirittura, e non sono in pochi, chi crede che il vaccino contro il Papilloma virus stia debellando il cancro dell’utero o, e questa è la mia esperienza quasi quotidiana, chi è convinto che farsi vaccinare, non importa nei confronti di che, renda invulnerabili a qualunque malattia. Sembra incredibile ma così è.

 

RD – E poi?

 

SM – E poi ci sono i giornalisti che oscillano tra ignoranza e corruzione, i controllori che non controllano, gli addetti alle vaccinazioni che minacciano chi si permette di fare domande, i politici… Oggi i vaccini non si vendono più reclamizzandoli presso il medico tramite i cosiddetti informatori farmaceutici: si va direttamente da chi emana gli ordini a livello nazionale o di territorio vasto, lo si convince, magari senza grandi difficoltà, e gli acquisti arrivano a milioni di pezzi. Se lei considera che diversi vaccini non vengono quasi nemmeno sperimentati con tutto quanto questo comporta e significa da ogni punto di vista, è possibile che il valore aggiunto della merce non sia poi trascurabile. Io queste cose le dico semplicemente perché sono vere. Fossi un furbetto, mi schiererei dalla parte di chi vuole continuare imperterrito, al momento con grandi vantaggi personali, con questa farsa tragica. È lì che si ha successo, comunque lei lo intenda, morale a parte. Tutto ciò che io ottengo, invece, è un monte d’insulti e qualche minaccia più o meno velata, a volte sotto forma di quello che a certe latitudini si chiama consiglio. È per questo che sono costretto a rivolgere la mia attenzione altrove.

 

RD – Vaccini: pro o contro?

 

SM – La domanda me l’ha già fatta altre volte: pro. Io sono del tutto a favore dei vaccini a patto che questi siano perfettamente puliti, che siano sperimentati secondo la biologia e non il business, che siano somministrati in modo corretto, la qual cosa implica che lo si faccia al momento giusto, al soggetto giusto giustamente controllato, e solo in caso di reale necessità. In più, a patto che l’azione del vaccino, la sua efficacia compresa quella nel tempo e i possibili effetti collaterali siano dichiarati con onestà cristallina. Oggi nulla di tutto questo avviene e denunciare questi che altro non sono se non fatti mi fa classificare tra i cosiddetti antivaccinisti. Insomma: se vuoi sapere, sei un nemico. Il che dovrebbe indurre a chiedersi perché non ho diritto di sapere e la cosa dovrebbe far meditare. Ma la situazione diventa sempre più grottesca. Mesi fa mia moglie ed io pubblicammo un libro in cui ci limitavamo a rendere noto quanto avevamo trovato analizzando un po’ di vaccini [S. Montanari, A.M. Gatti – Vaccini: Sì o No? – Macroedizioni (N.d.R.)]. Un addetto ai lavori parigino propose la traduzione in francese e la pubblicazione in Francia. Ora l’editore, che di primo acchito si era detto favorevole, pare covi qualche timore, esattamente come mi capitò in Italia con un libro totalmente diverso dedicato a Beppe Grillo. Inutile nascondersi dietro un dito: viviamo in una società dove la censura impera e, quel che è peggio, dove nessuno reagisce. Ora ci è stata proposta una traduzione in estone e un’altra in spagnolo per il Sudamerica. Per me nessun problema, ma vedrà che ci sarà chi riuscirà a bloccare tutto. L’informazione non piace a chi conta e il confronto è comunque da evitare.

 

RD – Eravamo rimasti alla proposta di analizzare dei vaccini. Perché?

 

SM – Il motivo è banale. Le analisi che abbiamo condotto finora non sono state sistematiche. Eseguite nel corso di una dozzina d’anni, hanno riguardato campioni così come ci arrivavano o come ci procuravamo: qualcuno in un esemplare singolo, altri in più esemplari, altri ancora seguiti nel tempo come, ad esempio, qualche antinfluenzale. La critica, peraltro del tutto strumentale e priva di qualunque significato oltre che priva della più evidente onestà, è che l’inquinamento trovato potrebbe essere dovuto a pura casualità, come se trovare sempre, in ogni evenienza, pezzi di ferraglia fosse qualcosa che può tranquillamente capitare. A parte il fatto che nemmeno un campione dovrebbe essere sporco, se non altro perché chi si pratica l’iniezione ha diritto a qualcosa di decente, dal punto di vista statistico a vicenda equivarrebbe a vincere alla lotteria cento volte di seguito e comprando ogni volta un solo biglietto. Il sospetto più logico è che quel tipo d’inquinamento sia quanto meno comunissimo. Così, per evitare discussioni per stupide che queste siano, io ho proposto di mettere in atto un’analisi sistematica eseguita su lotti diversi degli stessi vaccini, confrontandoli, magari, con quello che in termine tecnico si chiama bianco, cioè un liquido al di fuori di ogni sospetto come l’acqua per soluzioni iniettabili.

 

RD – Dunque, tra poco avremo quei dati.

 

SM – Non ne sarei troppo sicuro. La fondazione I Bambini delle Fate avrebbe potuto finanziare la ricerca, se non altro visto che afferma di occuparsi della relazione mai provata al di fuori di ogni dubbio tra autismo e vaccini e visto pure che quattrini ne avrebbe per fare non una ma diverse ricerche simili. Però al progetto non ha neppure risposto. I cosiddetti antivaccinisti più o meno federati in associazioni avrebbero pure il denaro necessario ma al momento tentennano.

 

RD – Tentennano? E perché?

 

SM – Forse è meglio che lo chieda a loro perché, per quanto io mi sia sforzato, non riesco a capirne la posizione. Parlando come chi sta dalla parte loro, e, le ripeto, io sto solo dalla parte dei fatti, se questi gruppi potessero portare prove inoppugnabili a livello ministeriale e d’Istituto superiore di sanità o anche di tribunale a dimostrazione di una tossicità dei vaccini, avrebbero a disposizione una carta pesantissima alla quale sarebbe molto difficile controbattere. Eppure…

 

RD – Ma avranno addotto una giustificazione almeno al tentennamento, credo.

 

SM – Sì: un piccolo gruppo sempre di antivaccinisti sta cercando i fondi per farci analizzare un vaccino. Un vaccino significa un solo esemplare. Poiché questo gruppo, per motivi che non solo non conosco ma che neppure m’interessano, pare sia in dissenso con il gruppo di antivaccinisti che ho chiamato federati, ecco che chi potrebbe giocare davvero un ruolo fondamentale non fosse altro che perché i quattrini li ha per coprire i costi, tentenna.

 

RD – Non credo di capire.

 

SM – Pare che, se noi analizziamo un vaccino per quello che, a quanto mi pare d’intendere, sarebbe un nemico pur se schierato dalla stessa parte, non si possa analizzare una serie di vaccini per loro. Insomma, mi si dice che questo va a contrastare con la loro attività, anche se, tutto sommato, il risultato sarebbe indubitabilmente quello di disporre di un dato in più pagato da altri.

 

RD – Mi pare assurdo.

 

SM – Il mondo in cui viviamo è assurdo. La democrazia com’è intesa oggi comporta che chiunque possa affermare qualunque cosa indipendentemente dalla sua verità e dalla sua razionalità. Ma, in tutta onestà, le assicuro che non me ne importa un fico secco. Io il mio dovere l’ho fatto. Anzi: molto, molto più del mio dovere. Il resto riguarda altri. Piano piano io sto spostando il mio lavoro fuori dell’Italia sperando di trovare meno difficoltà. Questo anche se, come ha visto, la Francia non sta dando una risposta incoraggiante. Le assicuro che non poter lavorare per il mio paese mi dà un’enorme delusione, ma ormai, dopo anni di pesci in faccia e di relazioni obbligate con persone la cui onestà e la cui intelligenza sono almeno fonte di dubbio, non mi resta che rivolgermi altrove.

 

RD – È davvero buffo che non riusciate a cavare un ragno dal buco.

 

SM – Ha colto perfettamente la situazione e, in un certo senso, la cosa è proprio buffa. Pensi che, se lei va a controllare oggi lo stato dell’arte della ricerca nel campo delle polveri, troverà tantissimo di ciò che noi scoprimmo ben oltre dieci anni fa e spacciato per novità.

 

RD – Sì, ho visto il video di cui lei ha dato il link in un suo post (http://www.rsi.ch/play/tv/patti-chiari/video/nanoparticelle-grandi-segreti-di-franoise-weilhammer-adatt–di-riccardo-fanciola-patti-chiari-20-05-2016?id=7366367) e la cosa è deprimente.

 

SM – Ma quello che ha visto non è che una piccola parte di quelle che potremmo chiamare sottrazioni. Tanto per fare un paio d’esempi, non molto tempo fa un’università, giustamente sorretta dal punto di vista economico, scoprì che le particelle possono provocare una coagulazione patologica del sangue. Bene: noi mostriamo da anni le fotografie di microscopia elettronica che dimostrano questo fatto e il compianto medico torinese Roberto Topino fece per anni altrettanto sempre sottolineando che quelle immagini erano le nostre. Un altro esempio recentissimo di scoperta da parte di istituzioni: le particelle possono entrare nel nucleo delle cellule. Nel 2002 noi pubblicammo le immagini del fenomeno addirittura con la Comunità Europea. Ma esempi ne avrei tanti da annoiarla.

 

RD – Lo confermo: la cosa è deprimente.

 

SM – Però io non sono depresso. Anzi: tutto questo dimostra che noi, con quattro soldi nostri e a dispetto di bastoni infilati a ripetizione nelle nostre ruote, siamo più bravi di costosissime orchestre di tromboni. Io sono a posto con la mia coscienza. Magari non è la stessa cosa per tutti.

 

RD – Sempre che una coscienza ce l’abbiano.

 

SM – Appunto.

 

RD – Se permette, cambiamo del tutto argomento. Lo so già: lei mi dirà che non è il suo campo, ma vorrei un suo parere sull’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità Europea.

 

SM – D’accordo: le parlo non certo da specialista ma da uomo della strada. La sola cosa che mi ha stupito è la relativamente piccola differenza tra i due schieramenti. Io mi sarei aspettato una vittoria del “fuori” più ampia. Quando gli inglesi entrarono nella Comunità lo fecero non certo con entusiasmo ma con un robusto mal di pancia e ora quel mal di pancia hanno deciso di toglierselo. Loro si sentono diversi dal resto del mondo e, in effetti, diversi sono. Io ricordo quando adottarono il sistema decimale, un sistema che avrebbe dovuto semplificare enormemente la loro contabilità. In quel tempo io mi trovavo in Inghilterra come studente e guardavo tra divertimento e stupore i libricini con le tabelle di conversione tra un sistema e l’altro. La mia padrona di casa era sconvolta e si chiedeva come avrebbe fatto a trasformare le sue sterline divise in venti scellini e i suoi scellini divisi in dodici pence, per non dire delle ghinee, dei fiorini e di altro, in sterline e suoi centesimi. Per lei era pura bizzarria di cui non capiva la ragione, una specie di resa ad un mondo volgare. Ricordo anche l’episodio che mi fu raccontato della nebbia fittissima che impedì per giorni addirittura la navigazione dei traghetti attraverso la Manica con tanto di titoli sui giornali in cui si diceva che “il Continente era isolato”. Non loro, ma noi europei eravamo tagliati fuori dal mondo. Un altro elemento di perplessità, almeno per me, è stata la forte maggioranza dei “fuori” nei territori più poveri, quelli, cioè, che più hanno beneficiato delle elargizioni comunitarie. A onor del vero e senza ipocrisie va detto che gli strati più bassi della popolazione britannica sono affetti da un’ignoranza forse inimmaginabile altrove e probabilmente questi strati sono convinti di essere ancora al centro del Pianeta come quando possedevano un impero. Da aggiungere, poi, la minaccia della Turchia come nuovo possibile membro: una mossa che temo sarà micidiale per l’Europa e che, comunque, ha pesato nella decisione britannica. Comunque sia, la Gran Bretagna sta già vivendo qualche problema con la Scozia e l’Irlanda del Nord che, avendo votato per la permanenza in Europa, vedono l’occasione come propizia per cercare – ma non ci riusciranno, -di staccarsi da uno stato di cui non si sono mai sentiti veramente parte e che non hanno mai amato. Ora credo inevitabile che per un po’ ci sarà burrasca politica e una burrasca ancora maggiore in economia con speculazioni spericolate. Il mercato borsistico, da sempre caratterizzato dell’emotività e quanto mai irrazionale, precipiterà nel caos e ci sarà chi perderà tutto quello che aveva. Dall’altra parte chi ha quello che chiamiamo il pelo sullo stomaco farà palate di quattrini, un po’ come quando crollò l’Unione Sovietica. Questa è la civiltà che ci siamo costruiti addosso. Ma poi, inevitabilmente, tutto tornerà tranquillo e, se la Comunità riuscirà a sopravvivere a se stessa, con tutte le sue follie, con tutta la sua burocrazia ottusa e soffocante, con tutta l’inefficienza delle sue istituzioni, con tutti gli egoismi nazionali, l’uscita della Gran Bretagna si rivelerà un vantaggio. “Good riddance to bad rubbish” dicono loro. Mal tradotto, ma il concetto è quello: “Buona liberazione a cattivo pattume.” Opinioni, naturalmente.

 

RD – Grazie per questa uscita dagli argomenti che di solito trattiamo.

 

SM – Non lo faccia più.

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