Nessun limite per la corruzione sanitaria

POL_4558-1

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Quando si tratta di parlare di cose sgradevoli sembrerebbe proprio che le occasioni non solo non manchino ma si accumulino.

Stefano Montanari – Credo d’immaginare almeno qualcuno degli argomenti che vuole toccare oggi. Ammetterà, però, che noi italiani siamo dotati di anticorpi robustissimi e non c’è porcheria che noi non siamo capaci di affrontare uscendone illesi.

RD – Stavolta vorrei cominciare dalla corruzione svelata in campo sanitario.

SM – Be’ mi permetta di correggerla: svelata mi sembra eccessivo. L’unica novità in quello che dice Raffaele Cantone sta nei numeri. Lui parla di sei miliardi di Euro che la comunità dei cittadini senza santi in paradiso spende o, se vogliamo fare un po’ di quella che solo fino a un certo punto è ironia, investe in campo sanitario. Dire da dove esca quel numero non saprei dire, ma sono certo che sia molto abbondantemente sottostimato.

RD – Si spieghi.

SM – Da quello che ho capito, quei quattrini tengono conto delle tradizionali mazzette che circolano per le forniture sanitarie, dei soldi intascati da qualche furbetto per sgonfiare “eccezionalmente e solo per te” una lista d’attesa per indagini strumentali o per interventi chirurgici, e non molto di più. Roba conosciuta e praticata da sempre che non sarà facile sradicare, se mai ci sarà la volontà vera di farlo. Vede, non basta che un ministro si alzi la mattina e decida di fare onestamente il suo mestiere. Di fatto l’Italia è governata da un ginepraio inestricabile di funzionari e burocrati che prosperano da sempre nel mondo della malattia o della sanità che dir si voglia e sono loro a dirigere le danze. Nel caso particolare a questo si aggiunge una bella squadra di medici. Quei sei miliardi credo siano la cosiddetta punta dell’iceberg, insomma.

RD – C’è di più?

SM – Sì, certo: c’è moltissimo di più e non credo proprio che i quattrini di quel molto di più siano stati contabilizzati. D’altra parte, non credo nemmeno che sia in qualche modo possibile valutare i danni in termini ristretti di denaro. Ovviamente lei sa che, tra le altre cose, in laboratorio noi ci occupiamo di vaccini. Le porcherie che corrono in quel settore della sanità sono tanto pesanti quanto numerose. Ciò che posso affermare io per esperienza diretta è che, come ho detto e scritto chissà quante volte, peraltro senza risultati pratici, tutti i campioni di vaccini analizzati sono risultati inquinati da pezzi di materia fuori di dubbio incompatibili con l’organismo. A questo punto il dottor Cantone, magistrato e capo dell’Autorità nazionale anticorruzione, potrebbe cominciare ad aggiungere qualche appendice alla sua ricerca. Com’è possibile che ci sia quella roba? Come può essere che quella roba sfugga ai controlli dei produttori? Ancora più grave: com’è possibile che quella roba sfugga ai controlli di chi è pagato dallo stato per controllare? Come noterella, le dico che la maggior parte di quegli inquinanti è visibile anche da persone che non sono proprio il massimo dal punto di vista scientifico e tecnico e gli enti di controllo sono dotati di tutte le apparecchiature necessarie per vederli. Ma poi Cantone potrebbe chiedersi come mai gli enti di controllo e i capoccioni finiti miracolosamente su poltrone importanti, ministra della salute in primis, arrivino addirittura a negare presenze impossibili da confutare. E aggiungo tutte le truffe, e tra queste l’invenzione dell’epidemia di meningite in Toscana, e tutte le violenze messe in atto da chi è impiegato per vaccinare non importa chi, non importa come e non importa perché. Non vedo, poi, come il magistrato possa sorvolare sulle sperimentazioni che mi limiterò a definire insufficienti. Forse il dottor Cantone farebbe bene a valutare quanto tutto questo entri nella definizione di corruzione sanitaria senza nemmeno prendersi il disturbo quella definizione di ampliarla. Per carità: nessuna accusa. Solo un consiglio: indaghi.

RD – A proposito dei vaccini, ho visto che in Francia sta scoppiando un piccolo pandemonio.

SM – A ottobre dell’anno scorso girai una lunga intervista sulle nostre analisi a proposito dei vaccini per la TV di stato francese e, senza che io mi possa sorprendere, non fu mandata in onda. In definitiva, tutto il mondo è paese. Poi ci fu il mio intervento a Parigi all’equivalente della nostra Camera dei Deputati, ma il piccolo pandemonio scoppia solo ora, a distanza di mesi, perché un’associazione francese ci ha fatto analizzare un campione di Meningitec, il vaccino contro il sierotipo C della meningite, distribuito in Francia. Comunicati i risultati, tra parentesi del tutto abituali per noi che da una dozzina d’anni analizziamo i vaccini, i mezzi d’informazione hanno cominciato a scrivere e qualche politico a muoversi. Prima fra tutti Michèle Rivasi, deputata europea. Laggiù, stanchi di essere trattati come deficienti, vogliono chiarezza dalle istituzioni, una chiarezza che non pare essere non solo richiesta ma nemmeno gradita da loro come da noi.

RD – Di corruzione sanitaria, allora, ce n’è a non finire.

SM – Proprio così: giocando con le parole, ce n’è ad ogni cantone. Lasciando da parte i vaccini, guardi allo squallore di cui sono vittime i militari che lo stato abbandona come cani sull’autostrada dopo aver lasciato che si ammalassero non fornendo loro né protezioni né informazioni sulle polveri che respiravano e che ingerivano non solo nelle zone di guerra in cui erano spediti nell’ambito delle cosiddette missioni di pace ma pure nei poligoni di tiro di casa nostra. Ora lo stato si aggrappa ad ogni espediente retorico e legale non esitando nemmeno a raccattare gruppi di pseudo-scienziati disposti a raccontare senza vergogna le peggiori stravaganze. Lo stato fa questo per eludere le proprie responsabilità di datore di lavoro che, per morale oltre che per legge, deve prendersi carico dei danni subiti dai propri dipendenti nell’esercizio delle loro funzioni. Ricordi che quei soldati non andavano ufficialmente in guerra ma, al di fuori di ogni acrobazia retorica da azzeccagarbugli da strapazzo, erano dei normali lavoratori. Ma, se volessimo fare un inventario della sporcizia che ci soffoca, anche solo limitandoci agli orrori che riguardano la salute potremmo continuare per ore: inceneritori, cementifici trasformati in produttori di veleni, centrali chiamate in modo truffaldino “a biomasse”, trivelle nel mare, sistemi fantasiosi di antinquinamento piazzati per obbligo sulle automobili, controlli palesemente inattendibili e artatamente fuorvianti, alimenti incontrollati… Chissà dove Dante avrebbe sistemato i personaggi coinvolti. Probabilmente avrebbe dovuto aprire una dépendance dell’Inferno apposta per loro. A paragone, il medico o il chirurgo che accettano la mazzetta per far saltare una fila che, magari, è dipinta più lunga del reale sono poco più che bambini un po’ troppo vivaci.

RD – Nel suo elenco lei ha inserito le trivelle…

SM – Le porcherie di stato si accumulano con una velocità così elevata che diventa difficile seguirle. Questo a tutto vantaggio di chi quelle porcherie le commette: dopo un attimo ci si è scordati di tutto. Nella caravan petrol italiota ci siamo scoperti essere una specie di appendice dei paesi arabi o della Siberia: galleggiamo su gas e petrolio. Di fatto sono quattro gocce di roba ma sono in Italia e, allora, diventano convenienti.

RD – Non credo di seguirla. Perché sono convenienti in Italia?

SM – Perché da noi è il paradiso per le compagnie petrolifere. Intanto si può contare su qualcuno che racconta ai gonzi che bevono qualunque cosa che l’estrazione di gas e petrolio è strategica per la Nazione. Se qualcuno si prendesse il disturbo di controllare, scoprirebbe facilmente che le compagnie coinvolte sono straniere e che i quattrini che entrano in Italia per quello che ci succhiano e per quello che ci devastano è un’elemosina risibile. Quattro soldi per le aree di concessione, zero controlli sullo smantellamento degli impianti a giacimento esaurito, royalties del 10% sul gas e del 7% per il petrolio preso in mare contro canoni fiscali che sfiorano e a volte superano l’80% tra Danimarca, Gran Bretagna e Norvegia cui vanno aggiunti i canoni di concessione.

RD – In effetti, a paragone…

SM – Ma c’è di più: nella nostra infinita generosità noi esentiamo dal pagamento di quattrini allo stato le prime 20.000 tonnellate annue di petrolio estratte in terraferma, le prime 50.000 tonnellate di petrolio che vengono dal mare, i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas succhiati dalla terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard presi in mare.

RD – Tutto gratis?

SM – Tutto gratis: offriamo noi.

RD – Il risultato?

SM – Il risultato è che sulle 26 concessioni produttive, nel 2015 solo 5 di quelle per il gas e 4 di quelle per il petrolio hanno versato le royalties. Molto conveniente restare sotto i quantitativi di franchigia e portarsi via il bottino con un grazie e arrivederci.

RD – Però quegli impianti danno lavoro agli italiani.

SM – A parità di quattrini il lavoro che arriva investendo sulle energie rinnovabili è da 15 a 20 volte superiore. In più senza mettere a rischio l’ambiente. Faccia lei. Ma, comunque, lavoro ce ne sarà. Ce ne sarà quando quei signori avranno asciugato i pur scarsi giacimenti e se ne andranno abbandonando le loro istallazioni ormai inutili. Allora qualcuno, noi, dovrà spendere soldi per smantellarle. Poi ci sarà tutta la sporcizia accumulata, una sporcizia che in qualche modo bisognerà cercare di togliere. E non dimentichiamoci delle malattie che porteranno un vantaggio a chi vive di questo. Tutto questo, in fin dei conti, vale per un sacco di altre assurdità come, ad esempio ma un esempio tutt’altro che solitario, quello delle centrali chiamate “a biomasse”. Ma non dimentichiamoci neppure di problemi di cui non si parla mai come la subsidenza del suolo.

RD – Cioè?

SM – Se lei svuota un volume di qualcosa, gas o petrolio che sia, piazzato sottoterra o anche sotto il mare non lontano dalla costa, è inevitabile che il livello del terreno si abbassi con tutto quanto ne consegue dal punto di vista di abitazioni, strade e altri manufatti.

RD – E dal punto di vista strettamente ambientale?

SM – Ce ne sarebbe tanto da elencare. Consideri solo la devastazione dell’ambiente marino, e non saranno solo pescatori e turisti a soffrirne. Ricorda l’incidente di qualche anno fa nel Golfo del Messico con il petrolio che continuava a sgorgare nel mare sfidando ogni tentativo di mettere un tappo? Nessuno ne parla più, ma il problema ecologico è ancora lontanissimo da una qualunque soluzione. Ci vorranno molti decenni prima che si torni a una parvenza di normalità. Consideri, poi, che il nostro è un mare chiuso e che l’acqua superficiale impiega 80 anni per un ricambio e quella profonda diversi secoli. Pensi che le società che godono dei nostri favori non hanno prestato alcuna fidejussione proporzionata a riparare agli eventuali danni che un incidente potrebbe provocare, sempre che i quattrini abbiano qualche significato in certe evenienze. E mai si parla seriamente di restituire l’ambiente alla sua integrità a sfruttamento concluso. Consideri anche le quantità di rifiuti di fatto intrattabili che le operazioni di estrazione producono. Che vogliamo fare? Avremo sempre una Terra dei Fuochi o una discarica a Gioia Tauro che aprono le braccia? E chi pulirà?

RD – Che fare, allora?

SM – Si dice che il pesce comincia a puzzare dalla testa. E, allora, per prima cosa bisognerebbe cominciare ripristinando la Costituzione. Il che comporta inevitabilmente mandare a casa tutti coloro che siedono in parlamento senza aver ricevuto mandato dai cittadini.

RD – Tutti, vuole dire.

SM – Certo. Nessuno di loro, presidente della Repubblica incluso, sta in parlamento legittimato dal voto dei cittadini. Sono tutti abusivi. E, allora, è inevitabile che se ne vadano a casa tutti e subito. Ma questo dovrebbe essere solo il passo iniziale seguito da o in parallelo con una corte di giustizia che si occupi in modo credibile dei comportamenti di chi, legittimamente o no, ci ha rappresentato. Sarà un lavoraccio, se non altro per la massa immensa di porcherie che si aggiungono ogni giorno al letamaio di stato. Le confesso che, restando all’attualità, non ho avuto lo stomaco di leggere fino in fondo il testo di intercettazioni telefoniche riguardanti almeno un paio di nostre ministre e di amichetti e parentado assortiti, ma qualcuno dovrà farlo e, come si suole ritualmente affermare, nel nome del popolo italiano dovrà giudicare. Le dico tutta la mia tristezza: sono davvero stufo di essere non solo rapinato ma preso per i fondelli, ma temo che ci sia ben poco da fare. Ormai la rete di schifezze è talmente estesa, ramificata e interconnessa a tutti i livelli, e se dico tutti non ne escludo nessuno, che ho paura sia impossibile liberarsene. Il solo ritrovarsi il presidente del consiglio, indipendentemente da come è arrivato là, quali siano le sue competenze reali e quant’altro, che incita gli italiani a non andare alle urne per un referendum che non dovrebbe nemmeno esistere tanto è assurda la questione posta, è qualcosa che dovrebbe riempire chiunque di vergogna.

RD – Qual è la sua posizione?

SM – In primis io inserirei i referendum propositivi aggiungendoli a quelli abrogativi. Poi toglierei il giochetto del quorum come vale da noi. Se proprio si vuole un quorum, lo si stabilisca bassissimo. In fondo a confezionare e a votare le leggi è un migliaio di parlamentari contro più di sessanta milioni di cittadini che quelle leggi sono chiamati poi ad osservare. Se il tema del referendum non stuzzica l’interesse di metà della popolazione è cosa totalmente irrilevante: la giustizia e il buon andamento di una nazione non hanno niente a che fare con i numeri. Non raggiungere quel 50% più un voto equivale pari pari a votare no, il che è assurdo. Poi, per quanto riguarda la mia posizione sul quesito particolare, cioè se si debba abrogare la legge secondo cui le concessioni di cui abbiamo appena parlato possano andare avanti fino a che le società trovino conveniente sfruttarle con tutto quello che ne consegue per noi, io non ho dubbi e dico che sì, deve essere abrogata. A mio parere quelle concessioni non dovrebbero nemmeno esistere, ma questo è un altro discorso e, ormai, il guaio è stato fatto. Temo solo che ci sia chi non vota per abitudine e chi per ubbidire a Renzi, e questo per forza si somma a chi per interesse personale o per ignoranza voterà no. Il mio invito, comunque, oltre a quello di dire sì, è quello di andare a votare.

Diffondi questo articolo

PinIt