La condanna della Johnson & Johnson

foto Montanari 1

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.
Roberta Doricchi – Questa volta vorrei cominciare con una notizia in un certo senso molto americana. Ho letto sul suo blog [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2821-la-profezia-del-talco.html (N.d.R.)] che la multinazionale Johnson & Johnson è stata condannata dal tribunale di St. Louis ad un risarcimento di 72 milioni di Dollari nei confronti di una famiglia nel cui ambito una donna era morta di cancro delle ovaie. Stando al tribunale, la causa era stata l’uso di un paio di prodotti a base di talco commercializzati da quell’azienda. Vorrei un suo commento.
Stefano Montanari – Prendendo spunto da questo caso ci sarebbe da scrivere un grosso libro. Ormai ben oltre un decennio fa io cominciai a parlare e a scrivere denunciando le mie perplessità sul talco. Una delle manie di mamme e nonne è quella di cospargere i bambini di quella polvere minerale nella convinzione di compiere un atto in qualche modo utile per il bambino. Il talco è un fillosilicato di magnesio, qualcosa di non tanto diverso da certi tipi di amianto, che, nei preparati per uso cosiddetto igienico, si presenta in dimensioni di micro- e nanoparticelle e, come tutte le particelle di quelle dimensioni, solide, non biodegradabili e non biocompatibili, è potenzialmente patogeno. Noi ne abbiamo analizzato in microscopia elettronica qualche campione e, come ho scritto nel blog, ci abbiamo trovato anche impurezze di uranio. Per motivi difficili da spiegare razionalmente se non con un annoso martellamento pubblicitario, molto spesso i bambini sono avvolti, ma bisognerebbe aggiungere sporcati, da nuvole di quel minerale e, inevitabilmente, se lo respirano con tutto quanto ne può conseguire dal punto di vista sanitario. Qualche anno prima di fare le nostre analisi di microscopia elettronica avevamo anche analizzato al microscopio ottico i residui di talco che si possono raccogliere nelle pieghe di pelle dei bambini. Di regola quella polvere è umida e sopra ci crescono delle belle muffe. Insomma, quanto ad igiene non mi pare che siamo ai massimi livelli.
RD – Ma nel caso del tribunale americano…?
SM – Non conosco i particolari, ma non trovo per nulla sorprendente che, usando per lungo tempo prodotti a base di talco, magari facendone anche un uso quasi maniacale, ci si possa ammalare. Se il giudice ha sentenziato contro una ditta di quella potenza e indubbiamente difesa da avvocati di prima grandezza, avrà senz’altro avuto il conforto di prove robuste. Del resto, già nel 2010 la Harvard Medical School aveva pubblicato un articolo in cui parlava di talco correlato al rischio di contrarre tumori dell’endometrio, cioè della mucosa che ricopre l’interno dell’utero. Nessuna sorpresa se si cercò subito di parare il colpo raccontando che non era il caso di prestare orecchio a quello che, ancora senza sorpresa, venne definito allarmismo o, visto il prestigio degli autori, un esercizio di ricerca di pelo nell’uovo. Da quanto so, comunque, il problema discusso in tribunale starebbe almeno in parte nel fatto che la Johnson & Johnson non avrebbe avvertito la clientela a proposito della capacità dei prodotti di indurre malattia, qualcosa che si potrebbe dire per un’infinità di articoli correntemente in commercio sulle cui caratteristiche nei riguardi della salute si tace e basta. Il fatto è che, parlando molto in generale, la gente non solo è poco informata, ma è anche credulona e basta ripeterle una frase o un concetto fino a farlo diventare un mantra perché questo diventi verità indiscutibile, e se qualcuno quella verità diventata indiscutibile la mette in discussione si trova ipso facto sul rogo delle streghe. Gli esempi al proposito sono numerosissimi ed è per questo che dico che ci si potrebbe scrivere sopra un ponderoso volume. Occorre anche dire che non è poi rarissimo che i produttori facciano finta di nulla trincerandosi dietro regole che lasciano aperti non buchi ma voragini. Guardi quello che succede con le particelle nei farmaci, negli alimenti, negli indumenti e in un’infinità di altre merci. Non esistono regole e, allora, quelle particelle sono ufficialmente inesistenti. Eppure da anni se ne conosca la capacità d’indurre malattie molto gravi.
RD – Lei accennava ad un uso del prodotto quasi maniacale. Ricordo di aver letto anni fa in un suo libro di quel tale che si faceva gli sciacqui…
SM – …sciacqui con un collutorio a base alcolica che conteneva sali di zinco. Un uso protratto per una ventina d’anni di quella roba aveva portato, come, d’altra parte, accade fin dal primo sciacquo seppure in misura ridottissima, a far attraversare allo zinco la parete della bocca concentrandolo nel tempo sotto forma di precipitato intorno ai nervi della lingua. Questo fino a paralizzarla. Dopo qualche anno quel paziente di cui lei ha letto morì con una paralisi che aveva interessato tutto il corpo.
RD – Una SLA?
SM – È possibile, ma una diagnosi esatta non saltò mai fuori. Tenga conto del fatto che le particelle sono capaci di viaggiare lungo le vie nervose e non ci sarebbe poi di che stupirsi se, giusto a titolo d’ipotesi, in qual caso le particelle di zinco avessero fatto altrettanto coinvolgendo il sistema nervoso, magari a livello periferico. Non più di un’ipotesi, naturalmente. Ma non è quello l’unico esempio di effetti collaterali in cui mi sono imbattuto e che definiremo per comodità insospettabili.
RD – Per esempio?
SM – Per esempio il caso di un soggetto che per anni, senza dubbio abusandone, aveva curato uno stato cronico di congestione nasale con un farmaco in gocce inquinato da particelle d’acciaio, e quell’acciaio gli era finito nei polmoni.
RD – Nei due casi prodotti usati male, mi pare.
SM – Evidentemente si trattava di prodotti usati molto al di là del ragionevole.
RD – Però esistono enti di controllo che dovrebbero intervenire ad analizzare, a porre limiti e ad imporre la pubblicazione di avvertenze chiare che accompagnino ogni prodotto.
SM – Ecco l’altra piaga: gli enti di controllo. Lasciando da parte l’Italia dove siamo a livelli di farsa tragica, il resto del cosiddetto primo mondo non sta poi molto meglio di noi. Rimanendo agli Stati Uniti, da sempre un modello guardato con soggezione da noi provinciali, ci sono enti come la Food and Drugs Administration, la mitica FDA, sui quali molto ci sarebbe da ridire.
RD – Più nello specifico…?
SM – Se ha voglia di controllare i farmaci entrati in uso con il permesso di quell’ente e poi ritirati per i disastri che avevano provocato, ne troverà un bell’elenco. Non che la cosa goda di grande pubblicità, come ogni uomo di mondo può capire. Prenda, uno per tutti, il Vioxx, un antinfiammatorio efficacissimo che, però, aveva il piccolo difetto di fermare il cuore. Evidentemente la sperimentazione non era stata sufficiente per dire qualcosa in proposito e di questo ci si accorse quando ormai i morti e i malati erano decine di migliaia.
RD – In effetti era un po’ tardi.
SM – Il fatto è che gli industriali hanno fretta di recuperare i quattrini che hanno investito per approntare e mettere in commercio qualcosa ma, dall’altra parte, la biologia pretende tempi non accelerabili. Insomma, per capire se un farmaco o un prodotto qualunque ha effetti negativi sulla salute bisogna aspettare che questi eventuali effetti abbiano almeno il tempo di verificarsi, e l’attesa toglierebbe interesse economico a tantissimi articoli. Allora le leggi si adeguano al business e peggio per le cavie.
RD – E le cavie siamo per forza noi.
SM – Per l’appunto. Capita, però, che gli avvertimenti a volte ci siano e noi non li ascoltiamo, preferendo fare come Pinocchio che si fidava del Gatto e della Volpe.
RD – Per esempio?
SM – Il primo esempio che mi viene in mente è quello dell’argento colloidale, un argomento su cui a cadenze regolari io vengo interpellato da malaccorti e forse un po’ distratti utilizzatori. Si tratta di nanoparticelle d’argento che vengono ingerite nella convinzione che si tratti di un toccasana verso chissà quali e quante malattie.
RD – Invece…?
SM – È argento, un metallo le cui proprietà antibatteriche sono note da millenni, ma la forma colloidale è quella di nanoparticelle, una forma che, almeno in parte, non viene eliminata dall’organismo dove, per le dimensioni piccolissime, può davvero penetrare dovunque. Questo con effetti potenzialmente patogeni tra cui, ma non solo, la cancerogenicità. Chi assume quella roba può anche ottenere risultati benèfici immediati, addirittura in alternativa a certi antibiotici, un’altra classe di prodotti troppo stesso usati male, ma il problema può sopraggiungere alla lunga. Piano piano le particelle che non eliminate immediatamente con le feci si accumulano nei tessuti dell’organismo e provocano la classica reazione infiammatoria da corpo estraneo, qualcosa che, negli anni, può diventare un cancro. Uno dei problemi, se così lo possiamo chiamare, è che l’evidenza clinica della malattia può sopravvenire dopo parecchi anni e chi non ha nozioni di nanopatologia o non è al corrente delle abitudini del soggetto, cioè non sa che ha preso l’argento colloidale per bocca, non mette in relazione le cose. Può essere motivo di considerazione come siano proprio i fondamentalisti delle terapie presentate come naturali e reputate prive o quasi di effetti collaterali a rivolgersi a sostanze che possono essere di gran lunga peggiori rispetto ai farmaci di cui sono viste come alternativa favorevole.
RD – Perché?
SM – Pensi solo ai controlli: se quelli condotti sui farmaci sono a dir poco insufficienti, immagini che cosa accade con prodotti che, bene o male, hanno effetti farmacologici ma che, non essendo burocraticamente classificati come medicinali, sottostanno a controlli piuttosto blandi quando i controlli ci siano del tutto. Se fa un giretto su Internet troverà una valanga di prodotti che vantano proprietà miracolose senza, ovviamente, la minima prova a corredo se non le testimonianze spesso palesemente fasulle di sconosciuti. Una delle tante cose tragicamente buffe quando io dico queste ovvietà è che mi tiro addosso insulti e anatemi come se volessi impedire a qualcuno di guarire e come se io avessi interessi a dire una cosa piuttosto che un’altra. Ma al di là delle truffe per i gonzi, pensi un attimo ai vaccini e alle porcherie che con le nostre analisi continuiamo a trovarci dentro e capirà ancora meglio di che cosa parlo. Tra le tante cose corrette e i prodotti ineccepibili, il mondo della sanità sguazza in un bel cocktail di business, corruzione, superficialità, ignoranza e credulità. Naturalmente ognuno può prendersi cura del proprio corpo come crede: a me non viene in tasca nulla in ogni modo e ognuno faccia quello che crede meglio. Mia suocera dice che fa bene tutto: basta crederci. E forse non ha torto.
RD – Su Internet c’è chi dice che lei prende quelle posizioni per vendere i suoi libri.
SM – Mi è appena arrivato il rendiconto dei diritti d’autore del 2015. Per la precisione sono 31,54 Euro lordi. Faccia lei.
RD – Usciamo subito dal pettegolezzo. Parlando sempre di farmaci, ho letto su Internet che l’aspirina preverrebbe il cancro. La sua opinione?
SM – Sì, ha ragione a chiamarla opinione perché in proposito io non ho dati miei e, a differenza dei tuttologi che impazzano in TV per non dire di Internet, io so distinguere le mie certezze basate sull’oggettività delle mie analisi da ciò che non va oltre la mia opinione, cioè quello che reputo, ma non più che reputo, possibile, probabile, impossibile o improbabile. Io non mi stupirei troppo se in ciò che mi dice sull’aspirina qualcosa di vero ci fosse e, comunque, non mi pare ci sia nulla di miracoloso. La maggior parte dei cancri ha un’origine infiammatoria o, almeno, ne ha una componente e l’aspirina è un antinfiammatorio noto da oltre un secolo. Dunque, visti gli scarsi effetti collaterali e la lunga esperienza accumulata sul farmaco nei suoi più di cento anni, presa con costanza, un’azione contro l’insorgere di varie forme di cancro l’aspirina potrebbe anche averla. Ci sono studi che, per questo farmaco, riportano risultati apprezzabili per la prevenzione del cancro del colon-retto, cioè l’ultimo tratto dell’intestino, ma anche altri fattori, ad esempio una dieta ricca di fibra, potrebbero portare a risultati analoghi. Non dimentichiamoci mai del fatto che non poche ricerche in ambito medico si sono rivelate delle bufale perché nella maggior parte dei casi si basano su statistiche, e già questo dà un alone d’incertezza ai risultati. A peggiorare le cose ci sta che queste statistiche sono fatte per tempi non sempre adeguati e su un numero relativamente basso d’individui con l’aggravante di lavorare inevitabilmente su esseri umani, cioè cavie ben poco omogenee per mille ragioni, da quelle genetiche a quelle biologiche a quelle delle abitudini e delle condizioni sociali.
RD – Mi pare di capire che lei non si fidi troppo della Medicina.
SM – Non mi fido della Medicina certo non in quanto tale ma per come è vista e trattata, e non solo oggi. Se continueremo ad illuderci che la Medicina sia una scienza, non smetteremo di commettere errori pesanti. La Medicina è una disciplina che della scienza si serve e lo deve fare con molta modestia e molta intelligenza, due qualità che, purtroppo, non sempre sono proprie di chi la Medicina la esercita. Poi ci vuole tanta onestà. Fare il medico è una professione molto difficile e, se l’aggraviamo con la presunzione e ancor di più con l’infiltrazione d’interessi economici e, peggio ancora, con la mancanza di spirito critico, non faremo altro che complicare le cose. Per fortuna esiste l’omeostasi.
RD – Cioè?
SM – Cioè la tendenza di qualunque organismo, dai più semplici ai più complessi, a riportarsi in modo naturale in condizione di salute. Il modo naturale, sia chiaro, implica l’assenza d’interventi esterni. Insomma, noi tendiamo a guarire da soli, senza interventi esterni, e questa capacità permette di sopravvivere agli errori dei medici che, storicamente, non sono pochi. Dall’altra parte l’omeostasi rende più difficile il progresso della Medicina perché falsa i risultati illudendo, per esempio, che una guarigione sia merito di quel trattamento quando, invece, è avvenuta non grazie alla cura ma nonostante quella. Solo per darle un esempio, non è tanto infrequente che certi malati migliorino vistosamente quando s’interrompono le somministrazioni di farmaci. Pensi che negli Stati Uniti le cure mediche sono ufficialmente la terza casa di morte dopo le malattie cardiache e i cancri.
RD – Come mi pare regolarmente accada in queste nostre conversazioni, lei non offre una visione particolarmente ottimistica della situazione.
SM – La prenda da un altro punto di vista. Immagini di trovarsi di fronte a un malato e immagini che nessuno faccia una diagnosi perché chi dovrebbe diagnosticare non è capace di farlo o perché, per qualche ragione, chi dovrebbe diagnosticare ha interesse a che il malato resti tale. Io ho mille difetti ma, almeno credo, ho il pregio di vedere le cose in modo obiettivo e senza quella sorta di rispetto o, più precisamente, di piaggeria che perpetua il male. Chiunque sia nella mia posizione e abbia un minimo di preparazione, ma davvero un minimo, potrebbe dire esattamente le cose che dico io. In definitiva, a me piacerebbe tanto che ci si liberasse da errori, scorie e zavorre che ci trasciniamo da sempre appresso ed è per questo che dico quello che dico con tutti i guai che questo atteggiamento mi ha tirato e mi tira addosso. Guardi la farsa dei vaccini e la prenda ad esempio. Perché non dovrei dire che sono pieni di porcherie, che sono prodotti male, che non sono sperimentati adeguatamente o che non lo sono affatto, che sono somministrati in maniera quasi demenziale e che sono presentati in modo truffaldino? Ho appena ricevuto una mail dalla Romania in cui mi si informa che un certo vaccino esavalente messo in circolazione laggiù ha già fatto 10 morti fra i bambini. La domanda è: siamo sicuri che il bilancio tra morti veri e bambini ipoteticamente salvati da malattie sulla cui aggressività io nutro più di un dubbio sia favorevole?
RD – Lei si sta arrabbiando.
SM – Sì, è vero. Mi arrabbio perché presentare quello che per me è una specie di quadro clinico di una situazione malata è visto come un attacco ai vaccini. Nella loro infinita stupidità e, in qualche caso, nella loro infinita avidità, politici, burocrati, medici e giornalisti mi etichettano come “anti-vaccinista”, non rendendosi conto che è solo ripulendo i vaccini e riportandoli a quello che sono in realtà, cioè un’arma importante per la prevenzione di alcune malattie ma con tutti i limiti del caso, si potrà recuperare il loro potenziale. Non si può pretendere che un fantino giochi a pallacanestro. Facciamolo cavalcare e i risultati arriveranno, ma con un pallone da basket in mano sotto un canestro alto più di tre metri e di fianco ad avversari che lo sovrastano da metà busto in su…

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