L’inquinamento che soffoca l’Italia

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Impossibile aprire la prima intervista dell’anno senza chiederle qualcosa sull’inquinamento che sta soffocando l’Italia.

Stefano Montanari –  E io mi chiedo che cosa ci sia d’inaspettato. È naturale che, se continuiamo a scaricare veleni nell’aria, prima o poi si arrivi al momento in cui non sarà più possibile che questi si disperdano. Così diventerà inevitabile che noi, con i nostri polmoni, facciamo da filtri. Da anni noi siamo vittime di noi stessi, della nostra pigrizia, della nostra stupidità, della nostra ignoranza, e questo ci ha portato ad avere decisori nella migliore delle ipotesi incompetenti, nella peggiore corrotti. Sia chiaro: non parlo solo dell’Italia, anche se, quanto a incompetenza e corruzione, il nostro paese è quasi imbattibile.

RD – Mi scusi ma mi pare un po’ il solito “piove, governo ladro!” Com’è possibile addossare ai decisori, cioè ai politici, la colpa di quanto sta avvenendo in termini d’inquinamento?

SM – No, certo: non è colpa dei politici se siamo d’inverno, se la pressione è bassa, se piove poco o nulla, ma non ci vuole un indovino per pronosticare queste condizioni. È fin troppo ovvio che condizioni come queste ricorrano ed è altrettanto ovvio che in una situazione simile i veleni sospesi in aria lì siano e lì restino. Nel dicembre del 1952 una situazione meteorologica sfavorevole ma non per questo imprevedibile lasciò che l’inquinamento da carbone degli impianti di riscaldamento si concentrasse per quattro giorni su Londra facendo 12.000 morti. Da allora sono passati oltre 60 anni e non abbiamo imparato niente. Pensi che stiamo addirittura riesumando proprio il carbone: una vera e propria follia. E abbiamo dato il permesso ad altri 12 inceneritori di essere approntati. Questo oltre alle innumerevoli centrali a biomasse che aprono dovunque sotto l’occhio benevolo dei politici e quelli chiusi dei controllori. L’unica cosa che sappiamo fare, e proprio grazie ai nostri politici, è mettere pezze ridicole non a buchi ma a voragini e farlo all’ultimo momento quando ormai la frittata è fatta. Servirebbe ben altro, ma per metterlo in pratica occorrono politici preparati, intelligenti e di polso, tre caratteristiche del tutto assenti nei decisori che ci ritroviamo, e ce li ritroviamo per responsabilità tutta nostra. E la gente? Guardi alla reazione popolare al blocco del traffico: mugugni. Che il blocco, peraltro a dir poco parziale, serva a ben poco è un fatto indiscutibile, ma, almeno, si dimostra di essere coscienti che un problema di aria avvelenata esiste. Però, non appena cadono tre gocce di pioggia, ecco che gli amministratori locali si affrettano a togliere i divieti, come se tutto fosse risolto e la gente, dimostrando tutto il proprio senso civico e tutta la propria coscienza ecologica, torna imperterrita ad intasare le strade con le automobili, magari per andare a comprare il giornale.

RD – Del problema lei ne ha parlato tante volte ed ha pure curato un libro in proposito [Rifiuto: Riduco e Riciclo (N.d.R.)].

SM – Appunto. Ha visto anche lei a che cosa è servito. La gente preferisce sempre dare ascolto ai ciarlatani che promettono miracoli ottenuti senza fatica, mentre, ahinoi, soluzioni a buon mercato non ce ne sono. E quando dico a buon mercato non intendo parlare di quattrini ma di sacrifici personali da parte di tutti. Legga l’articolo che Oscar Giannino ha pubblicato a proposito dell’inquinamento [http://www.leoniblog.it/2015/12/28/smog-lemergenza-che-non-ce/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter (N.d.R.)] e vedrà facilmente a che punto siamo arrivati.

RD – Oscar Giannino?

SM – Sì, lui. Non contento della figuraccia rimediata quando s’inventò di essere laureato in Economia e Commercio e pure, già che c’eravamo, in Legge aggiungendo per soprammercato di aver preso un diploma di master a Chicago in una delle scuole più prestigiose del mondo, ora si esibisce su argomenti di cui non sa nulla e lo fa con una spocchia grottesca. Vede, non ci sarebbe niente di male: le osterie sono piene di sapienti del genere. La tragedia è che saranno in molti a dargli credito.

RD – Che cosa dice Giannino?

SM – Stringendo all’osso, il personaggio afferma che l’inquinamento da noi è in diminuzione da decenni. Insomma, la nebbia sozza che vediamo è un’illusione dei nostri cervelli bacati. Le patologie da inquinamento ogni giorno crescenti sono evidentemente per lui pura invenzione. Poi straparla di PM non avendo idea di che cosa stia dicendo, e tira in ballo Umberto Veronesi il quale sostiene come l’inquinamento atmosferico non sia poi tanto grave perché a lui non risulta che aumenti il numero di malati di cancro ai polmoni.

RD – Non è così?

SM – Purtroppo, a quanto pare leggendo queste sciocchezze, Veronesi si è perso l’ultimo quindicennio di Medicina. Le polveri ultrasottili sono sempre più comuni nell’aria e, stante la loro piccolissima dimensione, restano negli alveoli polmonari solo pochi secondi. Così, non hanno il tempo per provocare grossi guai a quel livello. Le particelle che respiriamo oggi, le nanoparticelle, entrano velocemente nel sangue ed il sangue le porta a tutti gli organi dove fanno guai serissimi, cancri compresi. Insomma, parrà strano a chi non è del mestiere – e Veronesi, almeno oggi, non lo è – ma il polmone non è certo un organo colpito di preferenza dall’inquinamento corrente. Altra cosa è il fumo di tabacco – e qui Veronesi ha ragione – che contiene inquinanti diversi con polveri diverse, molto più grossolane di quelle che troviamo con frequenza crescente nell’aria: polveri e composti chimici capaci d’innescare cancro ai polmoni perché lì restano.

RD – Di mortalità da inquinamento, però, ha parlato anche il direttore dell’Istituto Superiore di Sanità. [http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=34966 (N.d.R.)]

SM – Un’intervista tutta da godere: un pezzo di una comicità irresistibile. Walter Ricciardi, appunto il burocrate di cui lei faceva menzione, afferma che l’aumento della mortalità in Italia registrato dall’Istat dipende sì dall’inquinamento, ma proprio pochissimo. La colpa è del caldo, dell’invecchiamento della popolazione e del fatto che le vaccinazioni contro l’influenza sono in calo. Di fatto un concentrato di stravaganze che dovrebbero spingere il personaggio a prendersi una lunga vacanza o, a chi sta sopra di lui, quella vacanza a fargliela prendere. Magari fino alla pensione. È incredibile che oggi sia consentito a un funzionario dello stato diffondere notizie così assurde, senza un minimo non solo di supporto scientifico, perché qui di scienza non c’è nemmeno una traccia esilissima, ma di rispetto verso l’intelligenza di chi legge. Non è possibile lasciare che qualcuno pagato dalla comunità si prenda gioco in maniera tanto smaccata di chi lo mantiene.

RD – Caldo, invecchiamento e vaccinazioni. Mi dice qualcosa in proposito?

SM – In breve: fosse vero ciò che afferma Ricciardi, nel sud degli Stati Uniti e nel nord dell’Australia dove le temperature medie sono decisamente più alte che da noi la gente dovrebbe stramazzare stecchita per strada. Sull’invecchiamento siamo al ridicolo: Ricciardi dice che in Italia la gente invecchia e, dunque, muore. Ma se s’invecchia, significa che si muore meno di quanto non sarebbe se non s’invecchiasse e, dunque, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità afferma qualcosa che non si regge razionalmente. Quanto al calo delle vaccinazioni contro l’influenza, Ricciardi dovrebbe dimostrare per prima cosa che quei trattamenti sono efficaci. Poi dovrebbe dimostrare che d’influenza si muore, per di più tanto da giustificare l’aumento statistico delle morti come dice l’Istat. Mi risulta difficile esprimermi in termini da salotto nei confronti di scempiaggini come quelle. Tra parentesi, lei sa come sono calcolate le morti per influenza?

RD – Non ne ho idea.

SM – Si contano le morti per insufficienza cardiaca e respiratoria avvenute nel periodo in cui era presente la solita epidemia d’influenza annuale e si dice che sono tutte dovute all’influenza, dall’infarto alla tromboembolia polmonare. Addirittura non si tiene nemmeno conto se chi è morto l’influenza se l’era presa o no né se era stato vaccinato. Credo sia chiaro che siamo al di là della farsa. Poco più di un anno fa Giovanni Rezza, responsabile dell’Istituto Superiore di Sanità, rilasciò un’intervista in proposito che consiglio di leggere perché, nella sua tragicità, è molto divertente [http://blog.ilgiornale.it/locati/2014/12/03/morti-per-caso/ (N.d.R.)]. Veda lei se può esistere un nesso tra morti per cause così definite e influenza.

RD – In effetti la cosa non si regge.

SM – Ora, poi, ci si mette pure il clero. Qualche giorno fa monsignor Simone Giusti, vescovo di Livorno, si è lanciato in un indebito sproloquio a favore dell’incenerimento dei rifiuti [http://www.ternicitta.it/2016/01/03/caro-vescovo-le-spiego-quanto-sono-pericolosi-gli-inceneritori-la-lettera-di-una-cittadina-preoccupata-per-la-salute-dei-suoi-nipoti/ (N.d.R.)]. Questo sostenendo che gli inceneritori danno lavoro e che la richiesta di chiusura degli impianti è solo una questione ideologica. Ancora una volta c’è chi si permette di esprimersi pubblicamente su questione di cui non ha la minima conoscenza. Il vescovo ignora che un inceneritore dà lavoro a pochissime persone al contrario di quanto non avviene per il riciclo dei rifiuti. Ma, il che è di gran lunga più grave, monsignor Giusti ignora che incenerire significa non solo raddoppiare la quantità di rifiuti ma significa anche moltiplicarne, e di parecchio, la carica patogena. Purtroppo certe persone perdono la percezione di loro stesse e, ricoprendo una carica qualunque, ritengono di potersi esprimere con autorità su qualunque argomento. Chissà se il Papa sarà stato messo a conoscenza di quell’esibizione ben poco onorevole e darà una lavata di capo al suo vescovo.

RD – Oggi lei ne ha avute un po’ per tutti.

SM – Apparentemente è così. Basterebbe, però, che la gente usasse il cervello e la coscienza, oltre a rispettare la dignità propria e quella degli altri, e tanti problemi sarebbero non risolti ma inesistenti. Quanto, forti di una posizione qualunque di preminenza, ci si permette quella posizione di sfruttarla per ansia di ribalta o, peggio, per interessi personali, per di più partorendo stramberie, si commette un atto di disonestà, e tutti gli atti di disonestà sono riprovevoli.

RD – Intanto…

SM – Intanto godiamoci la danza della pioggia, illudendoci che, come per la fine della peste dei Promessi Sposi, con un bell’acquazzone il pericolo sarà scampato.

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