Meglio le metanalisi che la ricerca scientifica

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Vorrei iniziare congratulandomi con lei. Ho letto che una fondazione ha deciso di finanziare una ricerca del suo laboratorio per cominciare a chiarire se possa esistere davvero una relazione tra vaccini e autismo.

Stefano Montanari – La ringrazio delle congratulazioni. Peccato che non ci sia niente di vero.

RD – Come sarebbe a dire?

SM – Quello che ho detto: semplicemente non è vero. Ne parlammo già in altre occasioni: in Italia c’è una fondazione che raccoglie denaro, e nemmeno poco, da ditte e da privati per finanziare attività riguardanti l’autismo, una malattia terribile che sta diffondendosi a dismisura. Come certo saprà, i vaccini sono tra gl’indiziati per quanto riguarda la responsabilità di ciò che sta accadendo, ma non ci sono prove consistenti. Indizi e niente di più. E, allora, le prove vanno cercate, sia che scagionino i vaccini sia che li incolpino. Noi potremmo dare una robusta mano analizzando i vaccini, una cosa che, trattandosi come origine della disputa proprio di questo, parrebbe ineccepibile.

RD – Invece…

SM – Invece pare non sia così. Su sollecitazione di un amico che ha un figlio autistico noi presentammo ormai parecchi mesi fa un progetto di ricerca cui non si è nemmeno risposto.

RD – E quei soldi dove vanno a finire?

SM – Vanno a qualcun altro.

RD – Qualcuno che analizzerà i vaccini, credo o, almeno, mi auguro.

SM – Purtroppo no. Finiranno ad un gruppo che, a quanto ho capito, valuterà i documenti che esistono tra somministrazione dei vaccini e insorgenza di malattia.

RD – Quindi uno studio che non prevede analisi di nessun genere.

SM – Analisi di carte.

RD – Non capisco, allora, a che serva il finanziamento.

SM – Il denaro non è mai sgradito. In definitiva, è prudente non toccare le case farmaceutiche con qualcosa da cui queste non si possono difendere. Lei lo ha visto: in ogni vaccino che analizziamo troviamo inquinanti che superano l’assurdità e di cui nessuno vuole parlare, e quando dico nessuno voglio dire sia chi dice di schierarsi  contro i vaccini sia chi vorrebbe che tutto il mondo si vaccinasse nei confronti delle malattie più improbabili. Molto meglio continuare a raccogliere dati su cui si possa bisticciare senza costrutto e lasciare le cose come stanno.

RD – Peccato: credevo proprio che si potesse partire con una ricerca scientifica ineccepibile. Ma lei continuerà a lavorare sui vaccini?

SM – Per me i vaccini sono un tema come tanti altri di cui mi occupo. Il 29 prossimo sarò invitato da Radio Studio 54, una radio di Firenze, in un albergo a Calenzano, appena fuori dell’uscita dell’autostrada, dove parlerò dell’argomento e mostrerò, fra l’altro, che cosa è risultato dall’analisi di un campione di Vaxigrip, un vaccino per l’influenza di quest’anno. Quel vaccino è stato analizzato proprio per l’interessamento degli ascoltatori della radio. Ma di vaccini ho appena parlato a Terralba, un paese vicino a Olbia, e a Bari. Poi è in programma una conferenza a Senigallia il 17 gennaio.  Di vaccini parlo in qualche radio e in qualche TV. E tra poco uscirà il libro che ho scritto con mia moglie sull’argomento. Quello che è certo è che non sono gradito né da chi sta da una parte né di chi sta dall’altra. Evidentemente chiedere chiarezza non piace a nessuno.

RD – Sono molto delusa.

SM – Io ci ho fatto il callo.

RD - Se non le dispiace, cambiamo totalmente argomento. Che ne dice del comunicato che lo IARC, l’istituto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha emesso includendo la carne tra i cancerogeni certi?

SM – Lo IARC ha fatto una metanalisi su qualche centinaio di articoli scritti sull’argomento.

RD – Metanalisi: che cosa significa?

SM – Si prendono tante pubblicazioni e, da queste, si cerca di trarre un  succo comune. Dal punto di vista scientifico le metanalisi valgono poco. Ciò che rappresentano è una specie di fotografia dello stato dell’arte attuale ma, come è esperienza di chi si occupa della questione, ciò che è accettato oggi in Medicina può essere condannato domani. L’amianto, il tabacco, il piombo tetraetile con cui di addizionava la benzina, i gas che si mettevano nei condizionatori e nelle bombolette spray, le diossine… e potrei continuare. Sono tutte sostanze che godettero della benedizione di quelli che un tempo si spacciavano per scienziati. Le metanalisi di qualche decennio fa avrebbero concluso che era tutta roba innocua per la salute e oggi… Così lo IARC ha fatto la sua bella metanalisi di oggi e ha concluso che la carne rossa e gl’insaccati sono cancerogeni: qualcosa, del resto, che sapevamo tutti da chissà quanto tempo. Io, però, sarei un po’ più prudente e certo non per non turbare il mercato.

RD – Prudente in che senso?

SM – Tutti gli alimenti consumati in eccesso danno effetti dannosi alla salute: è il concetto stesso di eccesso. La carne di problemi ne ha parecchi, ma, a mio parere, consumata con moderazione e scelta con criterio non è condannabile. Al di là di ovvi problemi morali, ci sono aspetti che vanno considerati. Per esempio, mangiare pulcini gonfiati di ormoni e antibiotici non è il massimo per la salute. La stessa cosa vale per i bovini. E nessuno va ad analizzare la carne dal punto di vista del contenuto di particelle. Noi abbiamo analizzato degli hamburger e non c’è da stare allegri: particelle in abbondanza.

RD – Perché le particelle?

SM – Perché vengono assunte con il loro cibo. L’argento che troviamo, per esempio, potrebbe venire dai pesticidi. Ma non ci sono solo particelle a rendere problematico il consumo di carne: quando si fa una grigliata, spesso si brucia un po’ di bistecca, ed è quella sostanza annerita ad essere riconosciuta da decenni come cancerogena per lo stomaco. E poi ci sono cose che nessuno dice. Per esempio, chi mette il sale sulla carne quando questa è sulla griglia a cuocere non sa quasi mai che sta producendo la diossina di Seveso, quella in assoluto più cancerogena tra le non poche esistenti.

RD – E che si dovrebbe fare?

SM – Semplicemente salare quando la carne non è più in cottura. Si avrebbe l’ulteriore vantaggio di ottenere una carne più tenera. Poi, tra i problemi, aggiungerei la pessima abitudine che hanno i macellai di affilare il coltello senza poi pulirlo. Questa operazione fa sì che un sacco di polvere d’acciaio entri in ciò che il macellaio taglia.

RD – E i salumi?

SM – Bisognerebbe evitare di mettere nitrati e nitriti nell’impasto di carne. Senza entrare in particolari chimici, questi formano sostanze chiamate nitrosamine, cancerogeni certi e pure potenti, che si formano già in bocca. I nitriti, poi, interagiscono con i globuli rossi ostacolando l’ossigenazione delle cellule. Ma non ci fermiamo qui. Certi salumi contengono particelle d’acciaio che vengono dalle lame usati per tritare e ridurre la dimensione della carne nell’impasto, e mangiare pezzetti d’acciaio non fa bene a nessuno. Un po’ quello che si diceva per i macellai.

RD – Che facciamo: non mangiamo più carne?

SM – Ognuno scelga da sé. Certo che le bistecche di un secolo fa, naturalmente mangiate allora, erano migliori di quelle di adesso. Ma la stessa cosa si può dire di tanti alimenti. Prenda la frutta: la porcheria con cui viene coltivata oggi ne ha ridotto non di poco il contenuto vitaminico. E la stessa cosa si può dire della verdura. Tutto questo senza tenere conto dei pesticidi, dei concimi chimici o di quelle follie che sono i concimi risultanti dalle centrali a biomasse. Da qui si spiega, almeno in parte, il successo che stanno riscuotendo gli integratori alimentari: il cibo non basta più perché è vuoto e sporco.

RD – Quali sono le contromisure?

SM – Lei mi chiede troppo: già io ho il mio bel daffare per trovare i veleni. Quanto a me, io carne ne mangio molto raramente e la frutta e la verdura la compro da un contadino a due passi da casa mia e che conosco.

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