“Caso Volkswagen” e non solo

Nanotoxicology

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Impossibile non chiederle un’opinione sull’ormai famosissimo “caso Volkswagen”.

Stefano Montanari – Altrettanto impossibile, almeno per me, non pensare che non mi meraviglierei affatto se tutte le case automobilistiche o, almeno, non poche di loro, si comportassero nella stessa maniera. Chissà: forse la Volkswagen c’è cascata perché quelli sono meno abili di altri a tenere nascosto il taroccamento dei dati. Per quanto ci riguarda e senza voler accusare preventivamente nessuno, noi italiani abbiamo una lunga tradizione nel giochetto e solo raramente ci pescano con le mani nella marmellata. A cascarci, seppure raramente, possono essere qualche inceneritore autocontrollato, qualche funzionario ARPA… Ma, se dovessi esprimere un sospetto, ho paura che gl’imbrogli da noi siano all’ordine del giorno e siano diffusi capillarmente senza che nessuno ci faccia troppo caso. Certo in Italia le cose sono più facili perché i controllori sono spesso disposti a chiudere un occhio. Magari tutti e due. Magari, se possono, quelle che chiamiamo autorità arrivano anche a minacciare chi solleva problemi imbarazzanti. Guardi che cosa sta accadendo da anni con i vaccini o con tante porcherie negli alimenti. O guardi la situazione dei filtri antiparticolato per i motori Diesel. Crede che quella roba inquini meno dei motori taroccati? Gli enti di controllo non controllano e la magistratura non si muove o, se lo fa, lo fa con la velocità di un bradipo e con la precisione di mira di un cieco, eppure ha in mano documenti tali da eccitare almeno un po’ di curiosità.

RD – Perché questo atteggiamento?

SM – Non me lo chieda. Ognuno si dia la risposta che preferisce. Una cosa è certa: la società di oggi è arrivata ad un livello di complessità enorme e per tenere sotto controllo tutto quanto ci siamo costruiti intorno occorrerebbe un esercito tale di persone e una montagna tale di denaro che nessuno è disposto a mettere in campo. E poi c’è sempre il problema dell’onestà delle persone. Io trovo addirittura buffo constatare come intorno ad ogni atto sconsiderato nei riguardi della salute e dell’ambiente ruoti poco, tanto o tantissimo denaro. Per i vaccini io consegnati pacchi di documenti riguardanti analisi ai NAS di Roma e a quelli di Parma, e, quanto ai filtri antiparticolato, la Procura di Torino ha da lungo tempo documenti miei in proposito, mentre alla Procura di Roma io andai personalmente ad illustrare la situazione presso il sostituto procuratore Giorgio Orano. Il tutto, evidentemente, senza risultato perché proprio Roma ha chiesto di archiviare il problema.

RD – Ma il problema resta.

SM – Eh, sì. Purtroppo la Natura non rispetta le leggi che noi ci diamo né rispetta le decisioni dei magistrati o dei politici. Quella si comporta secondo regole proprie immutabili su cui nessuno può interferire. La Natura si domina solo obbedendole. La frase non è mia ma di Francesco Bacone, il filosofo inglese vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, uno dei grandissimi del pensiero scientifico, ed è ineccepibile. Molto spesso i politici legiferano in maniera grottesca e non è affatto raro imbattersi in casi giudiziari i cui trattamenti fanno accapponare la pelle. A me è capitato d’incontrarmi con periti scelti da un giudice che non avevano la più pallida idea dell’argomento che erano stati chiamati a studiare per indirizzare il giudice stesso. È evidente che, se il perito non ha capito niente, il giudice avrà probabilità di sentenziare in modo ingiusto, il che rappresenta l’esatto contrario della giustizia. Qualcuno tra i consulenti è sufficientemente onesto da ammettere, magari dopo mesi, la propria incompetenza. Altri, invece, sparacchiano fesserie che fanno cascare le braccia. Così si perpetuano situazioni e si costituiscono precedenti a tutto danno per chiunque.

RD – Perché queste scelte inappropriate?

SM – Perché il giudice non può essere competente per ogni argomento, specie se si tratta di argomenti tecnici o scientifici. Così va a pescare tra i consulenti che ha in lista senza avere la competenza sufficiente per rendersi conto della competenza di chi sta scegliendo. A volte succedono cose che sarebbero divertenti se non andassero a rovinare qualcuno. Tempo fa l’avvocatessa di un’associazione per la difesa dei consumatori mi raccontava che, per un problema di malasanità riguardante un occhio, il giudice aveva chiamato a consigliarlo un ortopedico. Per lui un medico valeva un altro. Quando accadono cose del genere, poi diventa complicato andare a spiegare al giudice che ciò che ha in mano è qualche pagina zeppa di fesserie e non altro, anche perché non di rado il giudice ha fretta e non ha voglia di prestare attenzione a spiegazioni che, per semplificate al massimo che possano essere, possono essere anche lunghe e complesse.

RD – E restando al problema specifico dell’inquinamento da automobili…

SM – Noi continuiamo ad ingannare noi stessi dandoci a credere che avvelenare aria, terra e acqua sia in fondo cosa da poco o, almeno, superabile. Superabile come non è dato sapere, ma superabile. Pensi che la maggior parte del piombo presente come inquinante nell’ambiente di oggi deriva ancora dall’uso demenziale del piombo tetraetile, l’antidetonante messo al bando nel 2002 che si aggiungeva alla benzina per alzare il numero di ottano. E quando dico demenziale lo dico a ragion veduta perché quella roba è neurotossica, cioè velenosa per il cervello, cosa nota fin dagli Anni Venti del Novecento. Che i motori a scoppio inquinino è un fatto indiscutibile. Che si potrebbe fare non poco per mitigare il problema, pure.

RD – Come?

SM – Io sono del parere che si debba cominciare dalle cose più evidenti e più semplici. Credo sia comprensibile a tutti che la stragrande maggioranza dell’inquinamento deriva dal carburante. Il passo seguente del ragionamento è che, se io uso meno carburante, inquinerò meno. Dunque, è indispensabile ridurre i consumi.

RD – Si può?

SM – Certo che si può. I motori di qualche decennio fa bevevano molto più di quanto non facciano quelli di oggi, ma c’è ancora parecchio da fare. Molta dell’energia contenuta in benzina e gasolio resta inutilizzata e già oggi esistono, almeno sulla carta o in stato di prototipo, apparecchiature capaci di migliorare lo sfruttamento energetico, abbassando i consumi.

RD – Allora il gioco è fatto. O no?

SM – Purtroppo no. Quando esce un po’ più dell’idea di uno di quei dispositivi i produttori di petrolio ne acquistano il brevetto e lo chiudono da qualche parte perché da lì non esca. Poi ci si mettono anche gli enti statali che fanno di tutto per non omologare i prodotti che sfuggono all’ingabbiamento. Chi ci guadagna sono le ditte petrolifere e i produttori di filtri antiparticolato. Le prime vendono fiumi di carburanti in più e i secondi sono riusciti a rendere addirittura obbligatori dispositivi che, a mio parere, andrebbero invece vietati per la loro palese aggressività sulla salute. Tutto questo costa un numero incalcolabile di morti e di ammalati oltre ad un ambiente compromesso.

RD – Insomma, ancora una volta siamo tutti vittime dell’avidità di pochi.

SM – Proprio così. Questa sua considerazione mi fa tornare alla mente l’argomento con cui abbiamo cominciato questa conversazione e l’argomento quattrini. L’amministratore delegato della Volkswagen ha rassegnato le dimissioni e, immagino con immensa tristezza, incasserà qualche decina di milioni di Euro di buonuscita per consolarsi un po’. Al seguito ci sarà una pensioncina che non arriva nemmeno, pur sfiorandoli, ai 30 milioni annui di Euro. Non sarà molto però, se fa il conto, non sono poi tante le famiglie così fortunate da portare a casa in un anno quello che quel signore incassa in un giorno. Ma valuti lei che amministratore è: andandosene ha dichiarato che non era al corrente dei taroccamenti. Insomma, non aveva idea di che cosa diavolo stesse amministrando. È ovvio che, se vogliamo mantenere un regime di questo genere, dobbiamo per forza passare sugli interessi di miliardi di persone. E, malauguratamente, non si tratta solo d’interessi di denaro ma anche di qualcosa che riguarda molto da vicino la salute e l’ambiente in cui viviamo.

RD – Che cosa farà la Volkswagen?

SM – Che cosa farà non saprei dire. Sicuramente richiamerà le vetture taroccate per togliere il trucco ma poi risulterà che queste automobili sono in qualche modo fuorilegge perché i loro fumi non rientrano nei parametri. Dunque, saranno per forza declassate. L’azienda subirà un calo nelle vendite, forse pagherà qualche multa salata e aspetterà il risultato della class action che gli americani non si lasceranno sfuggire. Sarà un colpo di portata ragguardevole ma non credo mortale e le teste mozzate saranno probabilmente quelle dei pesci piccoli. Quelle dei pesci grossi cadranno lasciando i proprietari con un conto in banca da Paperone e, magari, finiranno riciclati su altre poltrone come accade da noi quando qualche banca apre delle voragini o qualche azienda di stato entra in coma. Insomma, in definitiva essere dei mascalzoni paga se si è abbastanza in alto nella scala di chi conta.

RD – Le dispiace se torniamo ancora sui vaccini?

SM – No: credo ne valga la pena, se non altro per l’ultima esibizione dell’Istituto Superiore di Sanità.

RD – Che cosa è successo?

SM – Da qualche settimana un tale Walter Ricciardi, personaggio poliedrico tra le cui attività c’è quella di ex attore cinematografico minore, è stato nominato presidente dell’Istituto superiore di sanità. Una delle primissime uscite pubbliche del personaggio è stata, qualche giorno fa, a Lecce, uscita in cui si è esibito in qualcosa che non può che lasciare allibiti. In poche parole Ricciardi ha affermato che i medici e gli operatori sanitari in genere che sconsigliano di vaccinare i bambini dovrebbero essere sanzionati e rimossi dall’incarico [http://www.adnkronos.com/salute/2015/09/29/ricciardi-iss-sanzionare-operatori-sanitari-che-sconsigliano-vaccini_7TQDvxcVRq4DFOyat4ZcoK.html (NdR)]. Temo che questo signore, dando per accettata la sua buona fede, non conosca né i fatti né la Costituzione.

RD – Si vuole spiegare meglio?

SM – Come ripeto fino all’esaurimento delle forze, è indispensabile fare chiarezza sui vaccini, una chiarezza che non può essere certo ottenuta a suon di minacce. È un fatto che gli effetti indesiderati dei vaccini sono denunciati dai medici, soprattutto dai pediatri, solo per un’infima percentuale dei casi. È un fatto che molti vaccini nuovi non hanno alle spalle una sperimentazione sufficiente. È un fatto che i foglietti illustrativi stessi dei vaccini elencano effetti che poi vengono negati dalle cosiddette autorità sanitarie. È un fatto che i vaccini contengono sostanze che possono provocare effetti anche gravissimi e che non sono dichiarate tra i componenti. È un fatto che i vaccini vengono somministrati alla cieca senza effettuare preventivamente i controlli indispensabili sul soggetto ricevente e senza accertarsi sia della mancanza di reazioni allergiche per quel soggetto sia dell’effettiva necessità di vaccinare nei confronti di quella particolare malattia che chi riceve il vaccino potrebbe avere già contratto o verso cui potrebbe essere naturalmente immune. È un fatto che si vaccinano soggetti troppo giovani o troppo vecchi per beneficiare di un’immunità acquisita farmacologicamente. È un fatto che su 28 esemplari di vaccini che abbiamo analizzato l’unico che non contenesse particelle potenzialmente cancerogene e induttrici di una non piccola serie di malattie era un vaccino per gatti, il solo per uso veterinario analizzato. Di questi, che sono fatti innegabili, l’Istituto superiore di sanità rifiuta di parlare o, quando lo fa, li distorce e racconta stravaganze come, ad esempio,  quella di cui si rese triste protagonista una certa dottoressa Stefania Salmaso dell’Istituto superiore di sanità  quando rilasciò una grottesca serie di dichiarazioni alla rivista Il Salvagente.

RD – E la Costituzione di cui lei accennava?

SM – L’articolo 21 è chiarissimo [“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” (NdR]. Il medico agisce, come usa dire nella categoria, in scienza e coscienza e se in scienza e coscienza questo ritiene che i vaccini possano innescare effetti negativi o non siano indicati per un determinato caso, ha il diritto costituzionale, professionale e morale di affermarlo. Non lo facesse, sarebbe semplicemente un automa programmato per eseguire meccanicamente una serie di azioni che quel programma pretende essere buone per tutte le stagioni. Insomma, che ce ne faremmo di lui? Minacciarlo è l’ennesima prova della coda di paglia dell’Istituto superiore di sanità. Quei signori sono pagati per offrire un servizio alla popolazione e per salvaguardare la salute di tutti. Minacciando e tenendo nascosti fatti indiscutibili questo servizio svanisce per lasciare posto a tutt’altro.

RD – Che cosa propone lei?

SM – Quello che ho sempre proposto: fare chiarezza senza guardare in faccia nessuno. Certo che, fino a quando avremo burocrati così, burocrati che sono terrorizzati proprio dalla chiarezza, non sarà facile. Il 22 ottobre prossimo sarò a Parigi dove sono stato convocato in Parlamento per relazionare sulle nostre analisi. Poi sarò intervistato dai giornali francesi e anche dall’emittente della TV di stato France 2. Se non altro i nostri vicini non si vogliono tappare occhi e orecchi.

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