Ancora tante risposte da Stefano Montanari

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Ormai sono diverse settimane che non ci sentiamo. Oggi, perciò, vorrei trattenerla un po’ più del solito. Per una buona parte gli ultimi post del suo blog sono dedicati ai vaccini. Evidentemente si tratta di un tema che la tocca parecchio.

Stefano Montanari – In realtà, non più di tanti altri argomenti, dai falò criminali dei rifiuti alle porcherie che troviamo negli alimenti, passando per l’uranio impoverito.

RD – E, allora, come mai questa insistenza?

SM – Perché ho deciso di arrabbiarmi su un argomento per volta e per un po’ è toccato ai vaccini.

RD – Che cosa sta succedendo?

SM – Sotto molti aspetti quello dei vaccini è qualcosa che assomiglia moltissimo agli altri argomenti che mi fanno arrabbiare. Hanno tutti in comune la sete di denaro, il disprezzo per diritti fondamentali e inalienabili come la vita e la salute, e l’ignoranza creata e coltivata ad arte. Non voglio ripetere in questa nostra conversazione ciò che ho già detto e scritto. Chi vuole, entri nel mio blog [www.stefanomontanari.net  (N.d.R.)] e legga. Con lei voglio sottolineare ancora una volta la disinformazione che ci propinano quelli che noi, chissà perché, continuiamo a chiamare mezzi d’informazione.

RD – Qualche esempio…

SM – Restiamo ai vaccini. Esistono siti Internet tenuti da personaggi di cui è difficile parlare senza usare aggettivi spiacevoli. C’è un sito, ad esempio, chiamato Bufale un Tanto al Chilo, retto da un gioielliere bolognese che spazia su ogni argomento dello scibile umano. Naturalmente non potevano mancare i vaccini di cui quel signore, coerentemente con tutto il resto, non sa assolutamente nulla al di là di ciò che si dice al bar, di ciò che crede di capire e di ciò che inventa, ma non per questo si astiene dal pontificare partorendo, come è inevitabile, sciocchezze a raffica. Il tutto con la spocchia del sapiente da osteria. Un altro sito, invece, intitolato VaccinarSi, è dedicato in esclusiva ai vaccini e l’anima è una signora austriaca, tale Ulrike Schmidleithner, il cui curriculum parla da sé [http://www.vaccinarsi.org/comitato-scientifico/ulrike-schmidleithner.html (N.d.R.]. Titolo di studio: diploma di ragioneria; meriti scientifici: dal 2002 ha cominciato ad interessarsi ai vaccini, ha letto dei libri, ha conosciuto, e scusate se è poco, un medico e biochimico, una docente universitaria in neurobiologia, una tossicologa e un farmacologo. Mancano solo un maniscalco e un filatelico e poi ci sono davvero tutti i maestri per costruire una solida cultura sui vaccini. Tra le tante amenità, questo personaggio fa parte, nientemeno, di un cosiddetto comitato scientifico, sempre nell’ambito di VaccinarSi, con quale competenza lascio ad altri giudicare. Sarebbe tutto comico se non fosse che quel sito, traboccante di infondatezze pubblicitarie tra il rozzo e l’ingenuo, e popolato di censure su argomenti imbarazzanti è sponsorizzato dal Ministero della salute e dall’Istituto superiore di sanità, a dimostrazione che più evidente non si poterebbe della statura di questi enti. A rendere il tutto ancora più triste c’è il fatto che quegli enti vivono, e per niente male, di denaro nostro.

RD – Lei ha provato a mettersi in contatto con queste persone?

SM – Sì, ma è tempo perso. Ho provato un  paio di volte con la signora Schmidleithner, ma quella ben si guarda dal rispondere perché il problema dei vaccini inquinati è un argomento tabù di fronte al quale, se venisse affrontato, tutta la santificazione della pratica vaccinale subirebbe un colpo da cui sarebbe difficile sollevarsi. D’altra parte, che poterebbe mai dire chi non ha mai messo piede in un laboratorio di ricerca e non distingue i fatti dalle opinioni? Dunque, meglio far finta di niente.

RD – Immagino che ora, dopo aver bacchettato Internet, sarà il turno della TV.

SM – Sì: basta accendere la TV di stato per sentire a proposito dei vaccini le frottole più irrispettose verso chi mantiene economicamente la struttura, e chi ricorda le balordaggini sparate dal giornalista Massimo Gramellini nel corso di una vecchia puntata di Che Tempo che Fa su RAI3 ne ha un condensato fedele. Questo signore, probabilmente un pozzo di conoscenza su chissà quanti argomenti ma fin troppo palesemente incompetente sui vaccini, si permise di riferire falsità ridicole, sputando sentenze e sproloquiando come fanno tutti i saccenti che, per un motivo o per l’altro, salgono in cattedra, per fasulla che la cattedra sia. Il tutto, va da sé, senza un contraddittorio che, con molta facilità, avrebbe potuto far rimediare una figuraccia allo spericolato personaggio mostrandone la povera nudità culturale e la iattanza.

RD – Se non ricordo male, lei scrisse a Gramellini.

SM – Molto ingenuamente persi tempo a scrivergli mandandogli qualche dato obiettivo. Persi tempo perché era ovvio che quello non avrebbe mai risposto né mai avrebbe avuto l’onestà di correggersi pubblicamente o, almeno, di dire che gli erano pervenuti dati contrastanti con ciò che lui aveva detto. È pure possibile, però, che non abbia nemmeno capito l’argomento e che quelle sciocchezze le abbia recitate perché qualcuno lo aveva invitato a farlo. Ma l’informazione di stato è quella e non dobbiamo illuderci che possa elevarsi di livello né dal punto di vista culturale né da quello etico. I tuttologi impazzano e danno lezioni su ogni sfaccettatura del sapere umano, a partire dal fuori gioco in una partita di calcio per finire alla Medicina. L’impudicizia e la presunzione paiono non avere confini e chi trova soddisfazione nella ribalta deve per forza conformarsi  allo stile e ai contenuti se quella povera ribalta se la vuole conservare. In definitiva, noi siamo subissati da una valanga di notizie distorte quando non inventate di sana pianta, e questo per il vantaggio di una piccola minoranza di persone. Dopotutto, se, stando a Reporter Senza Frontiere, l’Italia è al 73° posto al mondo per libertà d’informazione perdendo 24 posizioni dall’anno scorso, un motivo ci deve essere. Siamo dietro la Repubblica di Moldova, la Mongolia, la Romania, il Burkina Faso… infinitamente sotto la Polonia: tutti paesi che noi guardiamo con aria di superiorità e che, invece, ci surclassano.

RD – Già: lei ha sempre sottolineato il problema.

SM – Sì, lo faccio da anni ma, come per Gramellini, ho perso tempo. La mia è una voce che non conta nulla e che non arriva oltre qualche migliaio di persone. In pratica, niente. Basterebbe dare un’occhiata alla risonanza che hanno avuto le enormità a proposito dell’incenerimento dei rifiuti partorite dal nostro premier non eletto da nessuno cui hanno fatto da rinforzo quelle del nostro ministro Galletti, pure mai eletto da nessuno. Non voglio parlare di corruzione perché non posso produrre prove, ma d’incapacità politica certamente sì. Costoro, totalmente incapaci di gestire la produzione e la sorte dei rifiuti, hanno autorizzato la nascita di altri 12 inceneritori, impianti assurdi, ormai archeologici, basati in modo truffaldino sull’ignoranza della Fisica, della Chimica e della Medicina con cui qualche imprenditore che fa impresa con i soldi altrui si è riempito le tasche. Monumenti alla stupidità, eppure, se accende la Tv, si accorgerà che degli inceneritori si parla come di sistemi miracolosi. Più rifiuti produci e più lampadine accendi: questo è il messaggio che i bambini conservano in testa quando vedono certe trasmissioni televisive o che portano a casa quando vanno in visita all’inceneritore locale. E i media sorridono compiaciuti, iniettando anch’essi nei cervelli questo concetto devastante. Già andando indietro un po’ di anni, ricordo un programma di Piero Angela in cui si cantavano le meraviglie dell’inceneritore di Barcellona: una sequela di rappresentazioni bislacche degne dello spot pubblicitario più ingenuo. Eppure, Piero Angela, che mai ha fatto un giorno di ricerca nella sua vita, è percepito dal grande pubblico come un faro di scienza e quelle bugie diventarono allora, e continuano ad essere ora, verità rivelata per moltissimi italiani con Barcellona un esempio da imitare. Questo per non dire del sempre sia lodato inceneritore di Vienna, vero e proprio esempio di follia incontrollata. Nessuno si chiese allora, né probabilmente si chiede adesso, perché Angela non disse che negli Stati Uniti gli inceneritori non si costruiscono più da molti anni né che da Lavoisier in poi certe sciocchezze non hanno più cittadinanza in campo scientifico. Ma la televisione trasforma chiunque, indipendentemente dalle sue effettive credenziali, in fonte attendibile. “L’ha detto la TV” è una frase che certifica a livello popolare la verità di qualunque stramberia.

RD – So già che cosa mi risponderebbe se le chiedessi qual è la posizione delle istituzioni.

SM – Ormai me l’ha chiesto e le rispondo. Nelle nostre istituzioni si è premiati se si accetta il guinzaglio. Senza che nessuno trovi la cosa repellente, da noi la dignità è correntemente barattata, a seconda di che cosa si scambia, con la presidenza di questo o di quell’ente, con una poltrona in Parlamento o, magari, anche solo con una seggiola in regione o con uno sgabello in qualcuno dei mille enti in cui nessuno degli stipendiati ha idea di che cosa stia lì a fare. Da noi le istituzioni ci sono, si sovrappongono l’una all’altra e nessuno si ricorda nemmeno più perché esistano. Chi oggi andasse a rileggersi le balordaggini dell’Istituto superiore di sanità riportate in un’intervista a Il Salvagente, una rivista ormai morta, come reazione al nostro ritrovamento d’inquinanti nei vaccini, troverebbe di che disperare. Stessa cosa per chi riandasse a ciò che fece l’ARPAV, l’ente di protezione ambientale del Veneto, quando, a Treviso, andò a fuoco il capannone pieno di plastica della De Longhi con tutto quanto non poteva che conseguirne a livello ambientale. Tornando per un attimo ai vaccini, io consegnai per due volte ai Carabinieri del NAS i risultati di analisi nostre che fanno accapponare la pelle. Che cosa ne uscì? Silenzio e tenebra. E, in aggiunta, la magistratura ha in mano documenti miei, per esempio sui filtri antiparticolato, che, quanto meno, dovrebbero eccitare un po’ di curiosità nella mente di un magistrato. Anche qui, tutti educatamente zitti. In un paese tra quelli che ci precedono nella classifica di cui dicevo prima, per esempio la Finlandia che in lista occupa il primo posto, credo che qualcuno avrebbe dovuto rispondere del proprio operato e, quanto meno, spiegarne le ragioni. Da noi, invece, s’ingurgita qualunque porcheria senza fiatare, al massimo con un’alzata di spalle quando non infastiditi perché si rischia di disturbare la testa occupata con il calcio e con i pettegolezzi. Il nostro è il paese in cui gli imprenditori si telefonano ridendo felici quando c’è un terremoto. Che cosa vogliamo pretendere?

RD –Ho letto sul suo blog che avete analizzato un altro campione di vaccino.

SM – Sì: è il ventottesimo. Come sempre ci siamo pagati tutto noi perché i vari gruppi di mamme che piagnucolano sui vaccini non scuciono un Euro e io non so dove andare a raccattare i quattrini per le spese di laboratorio. Questa volta si trattava di un vaccino per uso veterinario, in particolare per i gatti, e il risultato è stato sorprendente: era pulito.

RD – Non era mai accaduto.

SM – Proprio così: 27 vaccini per uso umano sporchi da morire, per citare il nostro vecchio film, e uno per animali pulito.

RD – Che cosa significa?

SM – Bella domanda alla quale non risponderò. Gli appassionati di dietrologia, quelli che vedono i complotti dappertutto avranno di che sbizzarrirsi. Io risposte non ne ho. Certo, ora diventerebbe ancora più interessante visitare le aziende produttrici di vaccini per ispezionare i loro laboratori, ma non c’illudiamo: nessuno ci farà mai entrare e su quegli inquinanti si continuerà con il silenzio tombale che accomuna produttori e sedicenti controllori.

RD – In definitiva, lei è contrario all’uso dei vaccini.

SM – La mia posizione è un’altra. I vaccini sono una buona idea, ma le cose vanno raccontate giuste. Illudere la gente manipolando i fatti e nascondendo i problemi che oggettivamente esistono è criminale. Io pretendo chiarezza e risposte ai risultati delle mie analisi che siano serie e rispettose della dignità. Ma la chiarezza è cosa che non viene offerta né dai produttori né dalle cosiddette autorità sanitarie né da chi, spesso con un’incompetenza grottesca ma con la benedizione delle autorità sanitarie, tiene blog pubblicitari pro-vaccini né, dall’altra parte della barricata, dai comitati che vorrebbero i vaccini dichiarati colpevoli di tutti i mali del mondo. Stando semplicemente ai fatti, occupano tutti posizioni equivoche che nulla hanno a che fare con la scienza e con la realtà. Paradossalmente, per il semplice motivo che io chiedo chiarezza, io sono attaccato da tutte e due le fazioni. È un po’ come accade per le scie chimiche. Quando dico che non so che cosa c’è dentro perché i campioni che mi erano stati spacciati come scia chimica e che ho analizzato altro non erano se non comune polvere ambientale permettendomi di aggiungere che le analisi di cui ho letto modalità di esecuzione e risultati sono ciarlatanerie, mi attaccano tutti. Io le scie le vedo ma non so che cosa siano. Tutto qui, ma da una parte e dall’altra si pretende da me quella che è la posizione di un tifoso da stadio, indipendentemente dai fatti. Pensi che un giornalista sulla cui salute mentale non mi esprimo arrivò a pubblicare, riscuotendo addirittura un certo seguito, che io sarei al soldo dalla NATO per nascondere i segreti delle scie chimiche. Poi, su altri siti, si legge che io sostengo che le scie chimiche esistono e questo mi viene imputato come colpa. Un manicomio.

RD – Lasciando da parte i vaccini e le scie, su che cosa è impegnato ora?

SM – Ora siamo impegnati su almeno tre fronti: la cosiddetta “Ferriera” di Trieste, un cementificio bizzarramente costruito sulle rive del Piave a ridosso dei vigneti del Prosecco e un’enorme fabbrica di alluminio a Fano appiccicata a delle abitazioni. Ma prima di continuare l’intervista, mi permetta di salutare Mimmo Critelli e Livio Feliciani. Nel giro di pochissimi giorni tutti e due ci hanno lasciati per quello che Manzoni definiva “più spirabil aere”. Il primo fu uno dei pochissimi che ci chiese un’unica cosa: permettergli di aiutarci come poteva, e ciò che fece fu di scrivere un libro di poesie il cui ricavato di vendita avrebbe dovuto darci qualche soldo. Ricordo a chi leggerà questa intervista che Mimmo era un ergastolano e invito molti di quelli che a Bologna si chiamano “milordini” a guardarsi allo specchio per confrontarsi con lui, un reietto della società. Livio, invece, fu una colonna efficace e generosa del nostro lavoro. Ci mancano tutti e due.

RD – Sì, anche a me mancano molto e perderli è stato un dolore acuto. Ma continuiamo con la nostra chiacchierata. In breve, che cosa state facendo?

SM – Di Trieste abbiamo già parlato in altre occasioni. Come al solito, da noi in Italia alla tragedia si accoppia la farsa. A Trieste come, del resto, ovunque, c’è qualcuno che mi permetto di etichettare come ignorante e senza dignità il quale, non avendo la benché minima nozione di ecologia, di medicina e di tossicologia e non rendendosi conto di che cosa lui stesso parli, si avventura a pontificare attraverso un blog a dir poco grottesco. La sue tesi consistono nel sostenere che mia moglie ed io siamo una coppietta di ciarlatani al soldo non si sa di chi, che mia moglie non è nessuno in campo scientifico mentre io, naturalmente, sono qualche gradino sotto, e che le polveri cancerogene cancerogene non sono affatto. Questo a dispetto addirittura dell’Organizzazione mondiale della sanità che, imprudentemente senza consultare quel luminare, dice l’esatto contrario. Naturalmente quel tale è del tutto inattendibile, naturalmente siamo al di là del bene e del male, altrettanto naturalmente, costui è privo di qualunque sia pur vaga competenza e non ha altro supporto se non le sue personalissime invenzioni. Ma, come è noto, Internet consente questo ed altro e non dubito che il personaggio raccatterà consensi. Non so se questo signore sia in qualche modo prezzolato dalla proprietà della Ferriera, ma, se lo è, devo dire che si poteva scegliere di meglio senza grandi difficoltà. Farsi difendere da un personaggio come quello è darsi la zappa sui piedi, anche se in Italia chiunque può affermare con successo qualunque enormità.

RD – E sugli altri fronti?

SM – A Pederobba, il paesino del Trevigiano dove è situato il cementificio di cui ci stiamo occupando, si bruciano allegramente migliaia di tonnellate di pneumatici fuori uso e di pet coke, il residuo infimo della distillazione del petrolio, addirittura importato dall’estero come se noi non avessimo abbastanza veleni nostrani. Tutto intorno, in un paesaggio idilliaco, si estendono a perdita d’occhio le vigne del Prosecco.

RD – Avete analizzato il vino?

SM – Non ci è stato chiesto ma credo sarebbe opportuno farlo. Questo anche perché, stando a quanto qualcuno riferisce, laggiù chimica e agricoltura andrebbero a braccetto. Bisognerebbe controllare. Nel frattempo i produttori del vino se ne stanno zitti.

RD – Perché?

SM – Perché, esattamente come si fa per i vaccini e per mille altri argomenti imbarazzanti, questa è la tecnica italica. È un po’ come fanno certi pugili che si chiudono all’angolo e aspettano che l’avversario non abbia più la forza di prenderli a pugni. L’esperienza dice che certe informazioni non filtrano e, allora, perché agitarsi? Vede: per fare indagini approfondite occorrono soldi, e tanti, e i soldi non ce li hanno i comitati ambientalisti in cui quattro gatti si massacrano per mettere pezze alle voragini che imprenditori impossibili da aggettivare affiancati da politicuzzi da strapazzo continuano ad aprire.

RD – In sostanza, che cosa fare per quel problema?

SM – Quello che siamo costretti a fare di solito: i miracoli con quattro soldi. Per mettere in pista un’indagine come si deve occorrerebbe fare parecchie decine di analisi, ma chi ce le pagherebbe mai?

RD – Immagino che, se ci sposteremo su Fano dove mi diceva che siete impegnati, le cose non cambierebbero.

SM – Vedo che ormai le situazioni le sono chiare. A Fano le cose stanno un po’ peggio perché lì ci sono pesanti problemi economici e non abbiamo potuto fare nemmeno un prelievo. Così bisogna lavorare solo sui documenti delle istituzioni e su quello che racconta la fabbrica. È vero che ci sono parecchi buchi su cui basterebbe che un magistrato avesse voglia d’intervenire per stabilire da che parte sta la legge, ma l’Italia è il paese dove i sofisti imperano e qualunque stramberia ha diritto di cittadinanza. Quindi, fidare sulle leggi, sul buon senso e sulle evidenze di cui si accorgerebbe pure la mitica casalinga di Voghera equivale ad affidarsi al caso. Questo nella migliore delle ipotesi, perché da noi chi conta è bravissimo a pilotare il caso dove gli fa comodo.

RD – Ma la gente che cosa fa?

SM – Se si vuole essere generosi, poco. Se si vuole essere sinceri, quasi nulla al di là del solito “armiamoci e partite”. Guardi, giusto a titolo d’esempio,  quello che fanno i vari comitati sui vaccini. Strepitano, spesso sostengono stramberie ridicole e, di fatto, rifiutano qualunque possibilità di lavorare seriamente. E poi ci sono istituti come la fondazione I Bambini delle Fate, un’associazione su cui è impossibile non porsi qualche domanda. Si tratta di un gruppo che distribuisce palate di quattrini raccolti da aziende e privati che ingenuamente danno soldi e credito a quei personaggi. Costoro raccontano che, tra le altre attività, sponsorizzano ricerche sull’autismo quando, nei fatti, sponsorizzano ogni cosa fuorché questo, arrivando a dare quattrini a chi tutto farà tranne che arrivare a risultati scientifici. In fondo, stando a quello che traspare, è proprio questo ciò che si vuole: convincere la gente che l’autismo è una malattia misteriosa, magari di origine genetica, anche se molta ricerca mondiale ha abbondantemente smentito questa tesi. Tanto per fare un esempio certamente autorevole, il “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, la bibbia di chi lavora sui disturbi mentali, esclude quell’origine. Ma ci sono altri fatti che possono essere in qualche modo inquietanti. Giusto qualche giorno fa un tale di Voghera promise che avrebbe finanziato un lavoro per opporsi alla costruzione di un impianto per il trattamento di rifiuti, un sistema di pirolisi che quasi nessuno usa al mondo se non altro per la sua inefficienza. Poi qualcuno gli face arrivare che, come si dice in quel Sud così simile al Nord, “non è cosa”, che I signori industrialotti locali gradiscono il business e, quindi, si vada avanti a dispetto di tutto. Dunque, finanziamento precipitosamente ritirato.

RD – Come sempre lei non dà speranze.

SM – Io faccio delle fotografie del mondo che mi sta attorno. Le conclusioni le tiri chi vuole. Finché i quattrini e una seggioletta varranno più del futuro, più dei figli, più della salute, più della vita, e finché la gente preferirà dare credito a ciarlatani travestiti da scienziati e continuerà a tapparsi occhi, orecchi e cervello, che speranze vuole avere?

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