Autismo e ricerca

al telefono con Grillo (2)

Roberta Doricchi intervista il dottor Montanari.

Roberta Doricchi – Ho letto sul suo blog un post molto critico a proposito sia dell’Istituto superiore di sanità sia di una fondazione che si occupa di autismo [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2722-autismo-e-nebbia.html N.d.R.].

Stefano Montanari – Sì, ho scritto di un fatto avvilente, del resto l’ennesimo, che ha come palcoscenico questo povero paese. L’autismo o, meglio, i cosiddetti disturbi dello spettro autistico, visto che la malattia ha tanti aspetti quanti sono i pazienti, è una tragedia, e su quella tragedia mi pare si stia giocando.

RD – Si spieghi.

SM – L’autismo è una malattia che sta vivendo una crescita d’incidenza esponenziale. Se fino a pochi decenni fa era sconosciuto ai più, ora sta entrando quasi con violenza nella vita di tutti.  È evidente che per questo fenomeno così vistoso e verificatosi nel giro di relativamente poco tempo ci deve essere una spiegazione legata a qualcosa di contingente ma, come chiunque può constatare, al di là di chiacchiere insopportabili quando non offensive per l’intelligenza di chi quelle chiacchiere le subisce non si fa niente. Niente di concreto, intendo. Anzi, si fa peggio: si avvolge la questione nella nebbia.

RD – Ancora una volta le chiedo di spiegarsi.

SM – Le parlo dal mio punto di vista, con tutti i limiti che un punto di vista può avere. Come lei sa, nel corso degli anni noi abbiamo analizzato 27 campioni di 27 vaccini diversi e li abbiamo trovati tutti inquinati da pezzetti piccolissimi di acciaio, di titanio, di piombo, di tungsteno… Insomma, particelle solide, corpi estranei che l’organismo umano non tollera. Chi s’interessa di autismo, spesso per esserne indirettamente vittima avendo, magari, un bambino affetto dalla patologia, accusa non di rado proprio i vaccini di avere innescato il problema. Un’accusa grave, non sorretta da prove fino in fondo, ma tutt’altro che peregrina almeno come idea. Di fatto noi abbiamo trovato, fotografato e analizzato cimicamente particelle in qualche modo simili a quelle trovate nei vaccini finite nel cervello di persone decedute, persone, sia chiaro, non ammalate di autismo ma di altro, però l’averle trovate nel cervello significa che fino là ci possono arrivare. La cosa, del resto, è notissima dopo gli studi di Günter Oberdörster che, seguendo una metodica molto diversa dalla nostra, dimostrò come la cosa sia del tutto possibile. L’ipotesi da dimostrare è che le particelle iniettate con il vaccino sporco possano, probabilmente per ragioni casuali, raggiungere il cervello e provocare patologie. Già noi abbiamo fieri sospetti che le particelle, comunque entrino nell’organismo, possano provocare malattie autoimmuni, per esempio la sensibilità chimica multipla, e io non mi stupirei affatto se anche l’autismo rientrasse in quella categoria. In poche parole, le particelle che abbiano raggiunto il cervello potrebbero proprio essere all’origine di quella patologia. Non intendo entrare troppo nel dettaglio, ma la barriera che protegge il cervello da aggressioni esterne all’organo, la cosiddetta barriera ematoencefalica, è molto più permeabile di quanto non si sia voluto credere. Dico questo in base alla nostra esperienza di laboratorio. Le ripeto, però: è un’ipotesi, ma, se non s’indaga in proposito, resteremo a livello dell’opinione quando non, per i gruppi degli anti-vaccino ad oltranza e a prescindere, a livello del tifo da stadio.

RD – Da quanto lei scrive, pare non ci sia volontà di vedere se l’ipotesi è reale o no.

SM – Purtroppo è così.

RD – Come stanno le cose?

SM – Quando c’è di mezzo l’Istituto superiore di sanità si può stare certi che non tutto fila liscio. Va premesso il fatto che l’Istituto non ci vuole tra i piedi, e questo per qualche figura non proprio brillante che quei signori hanno rimediato nei nostri confronti. Le potrei citare la reazione mortificante che ebbero quando io rilasciai un’intervista ad un settimanale in cui mostravo le porcherie che avevamo trovato nei vaccini. Non sapendo che pesci pigliare, stante il fatto che loro, peraltro pagati con denaro pubblico, ci certificano ufficialmente l’innocuità dei farmaci o, almeno, il grado d’innocuità, cercarono goffamente di screditare le nostre analisi senza capire nemmeno di che cosa stessero parlando. Ma ci furono anche altri episodi. Uno, ad esempio, fu quando, in una riunione organizzata dal Ministero della salute, fecero passare l’idea che le particelle di cui noi ci occupiamo sono inoffensive. Questo in barba addirittura alle leggi vigenti e poi alla successiva smentita molto eloquente dello IARC, l’ente dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa di cancro e che le particelle le ha catalogate tra i cancerogeni certi. Comunque, per valutare la statura scientifica dell’ISS, è sufficiente informarsi su ciò che quei luminari fanno ora e hanno fatto a Fiumicino nei due mesi molto abbondanti dal rogo del Terminal 3 a oggi. Per restare in argomento, ciò che sta accadendo adesso è che una fondazione chiamata I Bambini delle Fate, un ente attraverso cui passano quantità di denaro notevoli, finanzia ricerche sull’autismo. Vuole il caso che una quota sia finita all’Istituto superiore di sanità.

RD – E qual è il problema?

SM – Il problema è che, dando quattrini all’ISS, s’investe tanto denaro per una ricerca che, in effetti, meriterebbe quattro soldi perché costerebbe pochissimo e che, mi lasci fare il facile profeta, intorbiderà ancora di più le acque. Ad ogni modo quello dei finanziamenti non è affar mio, mentre mi dispiacerà quando uscirà altra confusione.

RD – Qual è il tema della ricerca?

SM – L’ipotesi dell’Istituto è che i bambini nascano già con l’autismo e che manifestino la condizione con un pianto particolare.

RD – Lei non è d’accordo?

SM – Facendo appello all’articolo 21 della Costituzione, esprimo un parere che parere è e resta. Secondo me, per usare un’espressione del Fantozzi di Paolo Villaggio, è una boiata pazzesca.

RD – Perché?

SM – La cosa è abbastanza semplice. Secondo l’ISS è tutta una questione genetica, un’affermazione che non ha uno straccio di prova, DNA alla mano. Se questi signori parlassero con i genitori dei bambini autistici, si confronterebbero con racconti sempre estremamente simili: il bambino è nato sanissimo, era vivace e reagiva perfettamente agli stimoli esterni. Poi, quando si praticò la vaccinazione, il quadro comportamentale si rovesciò nel giro di una giornata. A volte di poche ore. Va da sé che questo, da solo, non è una prova al di là di ogni dubbio, ma è un indizio del tipo causa-effetto, tra l’altro un indizio ripetuto con modalità sovrapponibili chissà quante volte, che va tenuto in seria considerazione. Quando, come fa l’ISS, si ragiona in base a preconcetti comunque mutuati, e non vado oltre, il metodo scientifico muore e i risultati non hanno significato. La cosa che non può altro che mettere in sospetto e, in aggiunta, di acuirlo ad ogni occasione si presenti, è quella di vedere evitata in ogni modo l’indagine sui vaccini. Meglio, di fare in modo che l’indagine non sia svolta per niente.

RD – Ho letto che il laboratorio Nanodiagnostics aveva proposto l’indagine.

SM – Sì. Fu un amico che l’autismo lo conosce bene perché suo figlio ne è affetto a propormi di chiedere alla fondazione di cui le dicevo di finanziare le analisi sistematiche su un po’ di vaccini. Finanziare significa per noi pagare le spese vive e non altro. Noi il progetto lo presentammo, ma appena mi accorsi che c’era di mezzo l’ISS capii subito che sarebbe tutto finito nel nulla. E così è stato, senza nemmeno una risposta. Il che, tutto sommato, è meglio perché una risposta avrebbe significato trattarmi da idiota, essendo la mia proposta, me lo lasci dire, unica ed essenziale per chiarire una questione quanto mai spinosa e, dunque, impossibile da respingere se l’obiettivo fosse stato davvero quello dichiarato. Come ho detto, noi non chiedevamo altro che un rimborso delle spese, perciò prego chi eventualmente leggesse questa intervista di esimersi dall’accusarmi di aver voluto intascare un centesimo. Del resto già altre volte questi signori dell’ISS hanno già messo il veto alla nostra presenza in certi lavori: cosa più che comprensibile quando non si vogliono confronti imbarazzanti. E, nel caso particolare, quando si vogliono evitare imbarazzi sul tema dei vaccini, un argomento sul quale le istituzioni si sono già esposte in modo inequivocabile.

RD – Ma, almeno credo, voi potreste fare le indagini ugualmente senza interferire con l’Istituto superiore di sanità.

SM – Potremmo se la nostra presenza e, soprattutto, le nostre indagini non fossero scomode per qualcuno. Quindi, osservando le cose dal punto di vista di qualcuno, meglio continuare su filoni in un certo modo tranquilli su cui si potranno poi fare chiacchiere all’infinito o regalare certezze, per fasulle che le certezze siano.

RD – Quindi I Bambini delle Fate stanno insabbiando la ricerca.

SM – I fatti sono questi e non si discute. Sarebbe interessante vedere il perché.

RD – Me lo dica lei il perché.

SM – No. Vede, io di mestiere faccio lo scienziato, piccolo o grande non ha importanza, e mi esprimo quando ho delle prove in mano, prove non raccattate qua e là ma prove mie. In questo caso ho dei sospetti. Ne ho tanti, ma sospetti restano. Comunque sia, quei soldi sono spesi in maniera molto leggera, a meno che non servano proprio a nascondere le cose. In quel caso sono ben spesi. Sia chiaro: per me va benissimo che si faccia qualunque tipo di ricerca. In campo scientifico anche le ricerche che non sfociano in nulla sono utili, e lo sono proprio perché dimostrano che la strada giusta è un’altra. Però le possibilità vanno esplorate tutte e, visto che i fondi non sono illimitati, di regola, se non ci sono altre ragioni, si cerca di dare la precedenza a qualcosa di ragionevole.

RD – Ma, insomma, i vaccini c’entrano o no?

SM – Glie l’ho detto: io di mestiere faccio lo scienziato anche se mi piacerebbe fare altro, e, da scienziato senza conflitti d’interessi, le dico che, come tutti i sospetti, i vaccini vanno indagati seriamente. Indagare non significa certo condannare preventivamente ma voler conoscere la verità. Poi, in base ai risultati, si condanna o si assolve. Che il filone d’indagine sui vaccini sia soffocato sul nascere non può far altro che aumentare i sospetti, e il fatto che, non importa per quale ragione, non ci sia una ricerca completa sull’argomento farà sempre comodo a chi sui vaccini fonda la propria economia. In uno scenario come questo chi ha i quattrini vince.

RD – Perché l’Istituto superiore di sanità non gradisce questo tipo d’indagine?

SM – Quei signori hanno un debole per i vaccini. I motivi potrebbero essere tanti. Ognuno valuti da sé.

RD – Ma la fondazione dovrebbe avere interesse ad arrivare alla soluzione.

SM – Ha usato il modo giusto: il condizionale. Appunto: dovrebbe. Mi lasci rispondere con una frase di Amleto rivolta al suo amico Orazio: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.”

RD – In definitiva, non si arriverà a niente?

SM – Tutt’altro: si arriverà esattamente dove si voleva.

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