Cambia il mondo. E noi?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari

 

Roberta Doricchi – Riprendiamo le nostre conversazioni periodiche dopo qualche giorno in cui, per motivi che lascio ad altri indagare ma che non sono poi così difficili da intuire, questo sito è risultato irraggiungibile. Oggi vorrei toccare un paio di argomenti e cominciare sentendo il suo commento su una notizia che in questi giorni sta prendendo corpo su diversi giornali e reti televisive. A quanto leggo e sento, la vita sulla Terra si starebbe estinguendo.

Stefano Montanari – Non è proprio così e, mi lasci prevedere, non sarà così per qualche miliardo di anni. Credo di averlo ripetuto centinaia di volte: con una velocità senza precedenti noi stiamo alterando l’equilibrio su cui il Pianeta basa la vita e su questo non ci sono dubbi. Alterare l’equilibrio significa che ne stiamo assumendo uno nuovo e quello nuovo ha, per forza di cose, caratteristiche diverse da quelle alle quali siamo abituati.

RD – E questo significa…

SM – E questo significa che molte forme di vita attuale si sono già estinte e molte altre non troveranno più le condizioni adatte per sopravvivere. Io non ho fatto i conti, naturalmente, ma chi li ha fatti, ad esempio tre delle maggiori università statunitensi e del mondo [Stanford, Princeton e Berkeley (NdR)], afferma che i vertebrati si estinguono con una velocità 114 volte superiore al normale. Dal 1900 ad oggi sono sparite tante specie di vertebrati quante ne erano sparite negli ultimi 10.000 anni: un dato che dovrebbe far meditare.

RD – Che cosa significa tutto questo in termini pratici?

SM – Beh, intanto bisogna ricordare che dalle università sono stati osservati soltanto animali complessi come sono i vertebrati. Se andassimo a vedere gli invertebrati o i vegetali, vedremmo con molte probabilità che i numeri sarebbero, e forse nemmeno di poco, più alti.

RD – Quindi, se ho capito bene, le cose sono peggiori di quanto non dica la notizia.

SM – Temo che abbia capito bene.

RD – Ma, come le avevo chiesto, che cosa succede in termini pratici?

SM – Le sembrerà paradossale e perfino una contraddizione in termini ma è così: sarà uno sconvolgimento tanto normale da essere di poca importanza.

RD – Si spieghi meglio.

SM – Nella storia della Terra cose del genere, anzi, cose anche più vistose, sono già accadute altre volte. Quando, per qualunque motivo, cambiano certe condizioni, chi prosperava nello stato delle cose precedenti non si trova più a suo agio fino, magari, ad estinguersi se non è capace di adattarsi in qualche modo. Questo a differenza di chi nelle nuove condizioni trova una situazione più adatta alla propria biologia. Così ci saranno specie, dagli esseri unicellulari in su, che si estingueranno come già è accaduto più volte negli ultimi miliardi di anni fino, ad esempio, a 65 milioni di anni fa quando, non è chiaro perché ma qualcosa di grosso c’è stato senza dubbio, si estinsero i dinosauri che per milioni di anni erano stati, per così dire, i signori della Terra. Di contro, ci sarà chi troverà le nuove condizioni più adatte per vivere e quelli prenderanno il sopravvento sulle altre. E poi condizioni ambientali diverse possono indurre mutazioni genetiche anche importanti, come si osserva in non pochi esseri unicellulari o, ancora di più, nei virus che sono una strana forma a cavallo tra vita e non vita. Pensi che molto recentemente sono stati scoperti, uno in Cile e uno in Australia, due virus di dimensioni enormi, i Pandoravirus, tutti e due come parassiti delle amebe. Tra le loro stranezze c’è un DNA che contiene circa 2.500 geni contro la decina di un virus normalmente conosciuto, e il 93% di quei geni non appartiene a nessuna linea evolutiva di cui noi siamo a conoscenza. Insomma, del mondo che ci circonda sappiamo ben poco e del suo futuro possiamo in moltissimi casi solo tirare a indovinare. Una cosa è certa: il mondo è in continua evoluzione, senza che alla parola si possa attribuire una qualunque connotazione negativa o positiva. Cambia e basta.

RD – E noi?

SM – Se intende lei ed io, credo che non faremo in tempo ad essere spettatori di tutto il cambiamento. L’Uomo inteso in generale, invece, avrà qualche problema di qui a qualche decennio. O magari, chissà, da qui a qualche secolo, un periodo che, nella storia del Pianeta, è un lampo.

RD – Lei ha accennato alla capacità di adattarsi…

SM – Non s’illuda. Un adattamento biologico, e solo quando ne esiste la possibilità, pretende di norma parecchie generazioni per avverarsi, un tempo relativamente breve per esseri che si riproducono con grande velocità ma per noi uomini molto più lungo rispetto a quello in cui i cambiamenti di cui cominciamo ad essere testimoni avvengono. In poche parole, la nostra biologia non corre  abbastanza veloce per tenere il passo con un ambiente che sta cambiando. A dispetto di certi, me lo lasci dire, imbecilli che popolano le accademie e che per anni si sono presi in modo becero gioco di chi osservava oggettivamente il mondo, il clima sta mutando con una velocità mai sperimentata prima. Nella sua cieca ottusità l’Uomo finge che tutto ciò non abbia importanza e continua a facilitare questi cambiamenti, per esempio scaricando quantità crescenti di anidride carbonica in atmosfera, con questo moltiplicando l’effetto serra e rendendo sempre meno utilizzabile l’aria da respirare. Pensi, tanto per fare un esempio della nostra follia, che, in cambio di quattro soldi, si dà ad intendere che la deforestazione messa in atto per bruciare il legno nei famigerati impianti a biomasse non altera l’equilibrio dell’anidride carbonica: una pretesa non meno che grottesca se lei considera che sono addirittura dei professori universitari a sostenerla.

RD – Non è così?

SM – Vedrò di essere il più semplice e conciso possibile. Lasciando da parte tutte le sostanze inquinanti che la combustione comunque genera, se lei brucia un albero, rilascia in un tempo brevissimo l’anidride carbonica che quella combustione produce. Se quell’albero vive una vita naturale e dopo un certo numero di decenni, o forse di secoli, muore, alla fine cade al suolo e, lentissimamente, libera anidride carbonica, una parte non trascurabile della quale viene fissata dal terreno e da parecchi organismi viventi. Da una parte, dunque, un rilascio istantaneo; dall’altra un rilascio, per di più parziale, che avviene nel giro di centinaia di anni. In definitiva, sostenere quello che si sostiene per difendere certi business equivale a dire che non fa differenza mangiare la stessa quantità di cibo in un pranzo o in una vita. Per quanto riguarda l’ambiente, questo non ce la fa ad immettere in un circolo virtuoso tutto quel gas che arriva in quantità enormi e, di fatto, la percentuale di anidride carbonica è in continuo aumento fino, probabilmente, a quando andrà a raggiungere concentrazioni incompatibili con la vita umana e con quella di tanti animali. La sciocchezza che raccontano i professori jukebox, quelli ai quali dai la monetina perché cantino la canzone che hai scelto, è chiaramente smentita non solo dal buon senso ma da tutti gli organi scientifici tra cui l’Institute for Environment and Sustainability Joint Research Centre di Ispra della Commissione Europea.

RD – Quindi, se si limitasse al massimo l’immissione di anidride carbonica in atmosfera, il problema sarebbe risolto.

SM – Temo di no, anche se il passo avanti sarebbe notevole. I governi di molte nazioni fanno un sacco di chiacchiere, firmano trattati con i quali s’impegnano a ridurre drasticamente le immissioni di gas serra in atmosfera, e poi lasciano via libera a stravaganze come, ad esempio, le centrali a biomassa. Questo per non dire del trattamento dei rifiuti rozzo e primitivo che si fa incenerendoli, in barba a tutto quello che la nostra scienza c’insegna da secoli.

RD – E quali sono gli altri problemi?

SM –Ahimè, sono tanti. Consideri solo la riduzione velocissima delle foreste fra i due tropici per fare posto, ad esempio, a costruzioni o a coltivazioni deleterie come quelle delle palme da olio. Questo altera il clima e diminuisce la quantità di ossigeno a livello planetario. Pensi anche all’uso sconsiderato che si fa di pesticidi irrorati in quantità immense anche dove non esistono i parassiti contro cui quei veleni sono attivi. Trattamenti del genere uccidono la microflora e la microfauna, quegli esseri piccolissimi, a volte microscopici, che sono del tutto indispensabili alla nostra vita. O consideri i concimi chimici che sono molto ricchi di alcune sostanze e poveri o del tutto sprovvisti di altre. E poi c’è l’inquinamento continuo delle falde acquifere, peraltro sempre meno abbondanti. Le contromisure sono spesso quelle di cambiare i limiti di legge per i vari inquinanti, come se alla Natura importasse qualcosa dei nostri burocrati. Insomma, stiamo alterando non solo il clima, ma anche la composizione del suolo e dell’immediato sottosuolo. Tutto questo comporta una riduzione notevolissima della biodiversità, uno dei fattori fondamentali per conservare l’equilibrio quanto mai delicato grazie al quale l’unico essere dannoso del Pianeta, cioè l’Uomo, è riuscito ad arrivare a sette miliardi d’individui.

RD – Che fare?

SM – Ho paura che le possibilità siano davvero poche. Abbiamo una classe politica cieca e incompetente e una classe imprenditoriale incapace di vedere un palmo oltre le dimensioni del conto in banca. E parlo a livello di mondo intero. Per di più molta parte della popolazione liquida la situazione con una scrollata di spalle e così condanna tutti, perché per fare qualcosa di efficace c’è bisogno del contributo di ognuno di noi. E anche quando si parte bene, quasi mai si arriva in fondo. È appena uscita un’enciclica del Papa con la quale, senza entrare in argomenti scientifici come fecero improvvidamente alcuni suoi predecessori o diversi altissimi prelati, si denuncia una parte del problema. Purtroppo, però, come ho detto, se non si va fino in fondo, in questo caso scomunicando chi inquina, tutto resterà a livello di belle parole. Sia chiaro: con tutta probabilità la scomunica non fermerà nessuno, ma, almeno, forse qualcuno si fermerà un attimo a pensare e la posizione della Chiesa sarà finalmente chiara, cosa che non è mai stata fino ad oggi.

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