Quali sono gli effetti e le conseguenze dell’inquinamento?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Questa volta vorrei cominciare con qualcosa che ho letto sul suo blog: una storia allucinante che ha a che fare con i vaccini [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2705-i-vaccini-del-dottor-cetto-la-qualunque.html (N.d.R.)] .
Stefano Montanari – Sì, allucinante. Allucinante per più di un motivo: il fatto forse più terribile è che è tutt’altro che rara così da essere allucinante per troppe persone e il fatto che toglie un po’ di speranza è che coinvolge la classe medica. Fortunatamente non tutta, ma i medici complici di queste vicende non sono pochi.
RD – Può riassumerci la storia?
SM – In estrema sintesi, al terzo mese dopo il parto viene praticata la solita vaccinazione su una bambina nata prematura. Improvvisamente, dopo due ore dall’iniezione, la bambina comincia a rifiutare il cibo e a dormire per tempi lunghissimi. I medici interpellati emettono diagnosi e sentenze personali che rasentano la criminalità e, chi vuole, può leggerne un riassunto molto stringato sul mio blog. Giusto per informazione, all’età di 4 anni la bambina pesava 5 chili e 7 etti. Storie più o meno simili continuano ad arrivarmi da genitori non solo disperati ma arrabbiati perché nessuno li ascolta e chi lo fa pare si limiti solo a fingere di fare qualcosa per loro. Malauguratamente gli effetti indesiderati da vaccino sono numerosi e non vengono denunciati dai medici, peraltro legalmente obbligati a farlo, che per una percentuale veramente irrisoria. Così, senza denunce ufficiali, resta l’illusione che quei farmaci non comportino rischi e moltissimi medici, pediatri in testa, sono sia complici della situazione non riportando l’evento, sia vittime di ciò che, anche tramite il loro stesso comportamento, si fa loro credere, cioè che i vaccini siano innocui. Insomma, un’illusione autoindotta, Eppure basterebbe che si leggessero con attenzione i bugiardini acclusi alle confezioni almeno per cominciare a mettersi qualche dubbio. Quando, ad esempio, il produttore scrive che tra i non pochi effetti collaterali indesiderati ci può essere l’autismo, non lo fa per scherzo. Dopotutto non elenca tra le reazioni avverse l’alopecia, la piorrea o i calli sotto l’alluce ma qualcosa di gravissimo e, al colmo della bizzarria, negato dopo averlo rivelato per iscritto. Evidentemente ci prendono per dei ritardati mentali e, vista la situazione, è difficile dar loro torto.
RD – Dell’argomento abbiamo parlato tante volte ma mi pare che siamo sempre allo stesso punto.
SM – E le pare giusto. Come ho detto in chissà quante occasioni, i vaccini sono un business molto appetitoso, e un business che non coinvolge solo le case farmaceutiche ma gli enti di cosiddetto controllo, i medici, i mezzi di quella che passa per informazione e, senza che ci si possa sorprendere, anche certi gruppi o comitato o come li si vuole chiamare che fingono solo di occuparsi della questione. A volte si tratta magari di semplice ingenuità ed ignoranza come, tanto per fare un esempio, è il caso delle mamme definite coraggiose che incolpano i vaccini di tutti i mali del mondo. È naturale che le case farmaceutiche abbiano vita facile quando si trovano a controbattere sciocchezze del genere e, anzi, a volte non perdono neppure tempo a farlo. Molto ingenuamente queste persone si sono convinte, dandosi ragione a vicenda, che basti avere una disgrazia in casa per essere autorizzati a pontificare su argomenti di cui non sanno assolutamente nulla. Sembrerà strano, ma quando si propone a questi gruppi di mettere in piedi una ricerca che abbia dignità scientifica e non il supporto di chiacchiere, cade quasi sempre un silenzio di tomba. Ogni tanto un pizzico d’imbarazzo, a volte reazioni verbali violente. E chi ci rimette sono prima di tutto i bambini.
RD – A questo proposito e uscendo dall’argomento dei vaccini, ho letto di uno studio della Columbia University riguardante i bambini che, in qualche modo, si sono incrociati con l’inquinamento.
SM – Già in passato quell’università si era occupata dei bambini obesi e della frequenza altissima con cui questi si ammalano di asma in ambienti inquinati. Lo studio appena pubblicato di cui lei parla è interessante e mi permetta di fare un minimo di autocelebrazione. Noi, mia moglie ed io, quelle cose le diciamo e le scriviamo da molti anni tra l’indifferenza generale. Speriamo che ora, dopo che si è pronunciata un’istituzione come la Columbia University che ha avuto 101 Premi Nobel tra le sue mura, e pensi che l’Italia in tutta la sua storia ne ha avuti 20, qualcuno si svegli. In sintesi, dopo 7 anni di ricerca e una miriade di bambini studiati è risultato chiaramente che i cervelli di coloro che vivono in aree inquinate o, addirittura, quelli la cui madre ha condotto la gravidanza in zone inquinate hanno un quoziente intellettivo sensibilmente inferiore a quello dei loro coetanei abitanti in ambienti più fortunati. Questo con quanto ne consegue.
RD – E che cosa ne consegue?
SM – Molto brutalmente, inserendo nel gruppo elementi non all’altezza si ottiene una diminuzione di competitività da parte di una nazione. E allora, ancora molto brutalmente, se non vogliamo una popolazione di cretini dobbiamo smettere di sporcare aria, acqua, terra, cibo e farmaci. Ma la cosa non è affatto una sorpresa. A parte i nostri studi, era già risultato chiaro un risultato analogo nei bambini abitanti nei pressi degli inceneritori di rifiuti. Questo da ricerche americane e giapponesi. Detto a margine, non mi stupirei se fra una decina d’anni qualcuno aprisse gli occhi e si accorgesse che alcuni effetti dei vaccini assomigliano tanto ad alcuni effetti dell’inquinamento ambientale. Ma, con tutto il rispetto dovuto per quelli che passano per essere luminari e magari, chissà, lo sono davvero, essere un po’ tonti fa parte del gioco. Molto semplicemente e senza che occorra essere di geni per capirlo, al di là di un’infinità di cavilli strumentali a proteggere interessi non proprio nobili, l’inquinamento fa male. Aria, acqua, farmaci o cibo fa posa differenza.
RD – Va bene, allora parliamo d’inquinamento. In un certo senso, so già che cosa mi risponderà, ma vorrei che mi desse lo stesso un’opinione. Dopo aver presentato la legge sull’inquinamento di cui abbiamo già parlato nell’incontro scorso, il Movimento 5 Stelle sta tuonando contro gli inceneritori di rifiuti [http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuropeo/2015/05/inceneritori-fuori-l.html NdR]. Che ne dice?
SM – La mia opinione è la solita e, con mio grande dispiacere, non ci sono elementi perché io la cambi: visto il successo del partito, evidentemente l’ipocrisia paga. Non ho voglia di tornare più di tanto su un argomento ormai trattato mille volte. Mi limito a chiedermi come sia possibile che ci sia gente tanto ingenua e sprovveduta da prestare ancora credito a questi signori. Da una parte hanno cercato di ammazzare una delle poche ricerche, forse l’unica, davvero capace di dimostrare, come ha fatto, tutto quanto la combustione di rifiuti innesca a livello di patologie e di distruzione dell’ambiente. Dall’altra, invece, questi continuano a cavalcare l’onda dei tanti potenziali elettori contrari all’incenerimento dei rifiuti. Per constatare la schizofrenia, guardi anche a quanto sta accadendo a Parma. Se ricorda, quando l’attuale sindaco partì con la sua campagna elettorale fu lanciato senza riserve da Grillo il quale strepitò che, per far partire l’inceneritore locale allora in attesa del via, si sarebbe dovuto passare sul suo cadavere. Un’impresa molto difficile, ma quella promessa, cioè la non apertura dell’inceneritore, fu il cavallo di battaglia delle 5 Stelle a Parma e l’elemento che fece pendere la bilancia. Oggi, seppure inaspettatamente da parte di Casaleggio e con il panico che invase nell’occasione il suo partito, Pizzarotti è sindaco e l’inceneritore fuma tranquillo addirittura in attesa di ospitare quantità enormi addizionali di rifiuti provenienti da chissà dove. A mio parere ci sarebbe ampia materia per screditare del tutto quei personaggi. Invece…
RD – Cambiamo argomento, anche se sono certa che lei mi dirà che il cambio non è così drastico. Che ne dice dell’alluvione che ha colpito Texas e Oklahoma con tanto di morti e dispersi oltre ai danni materiali che paiono essere enormi?
SM – Ha indovinato: il cambio d’argomento è piccolo perché, almeno a mio parere, quell’alluvione deve qualcosa all’inquinamento. Da un certo punto di vista la Terra è molto piccola e gli effetti di non poche cause si diffondono a tutto il pianeta in modo relativamente veloce e, tutto sommato, piuttosto omogeneo, tenendo conto di situazioni locali particolari. Chi governa gli oltre 200 stati in cui siamo divisi ama molto le chiacchiere e poco i fatti. Così questi personaggi si riuniscono periodicamente e partoriscono deliberazioni che dovrebbero mettere una pezza alle condizioni drammatiche in cui, per la stupidità che ci caratterizza come animali, abbiamo messo l’unico pianeta che abbiamo a disposizione. A parto avvenuto, a firme apposte in pompa magna, a proclami con squilli di trombe segue purtroppo quasi regolarmente il nulla. Pensi solo all’Italia. Noi sottoscriviamo con entusiasmo ogni genere di trattato zeppo di bellissime intenzioni per poi dimenticarcene in un battibaleno. Kyoto potrebbe essere uno dei tanti esempi. In breve, noi, come, del resto, tanti altri stati, ci siamo impegnati a ridurre l’effetto serra causato dai milioni di tonnellate di porcherie che scarichiamo di buona lena nell’ambiente e che sono i primi responsabili degli effetti sul clima che ci danno guai, e poi ogni giorno facciamo peggio. Basta pensare alla follia degli inceneritori di rifiuti o delle centrali a biomasse per accorgersi, se non siamo davvero impervi al ragionamento, di che cosa stiamo facendo. E, a proposito di ragionamento e dei luminari di cui dicevo prima, ricordo quando, alcuni anni fa, partecipai ad un piccolo convegno a Padova in cui si parlava di anidride carbonica. Io feci un breve intervento in cui dicevo quello che vedono tutti a proposito di un clima che cambia con una rapidità mai sperimentata prima e dissi che, negli anni a venire, le cose sarebbero peggiorate. A quel convegno erano presenti alcuni luminari dell’università locale che ridacchiavano dandosi di gomito. Uno di loro intervenne dopo di me con il tono di chi risponde ad un bambino poco dotato e disse che la Terra ha sempre vissuto cambiamenti e ciò che vediamo è nella più assoluta normalità.
RD – Non è così?
SM – Non credo proprio. Effetti sul clima anche causati da esseri viventi ce ne sono già stati in passato. Non intendo assolutamente fare una lezioncina da scuole elementari su come è cambiata l’atmosfera da che esiste il nostro pianeta, ma un tempo, vada indietro qualche miliardo di anni, di ossigeno ce n’era pochino. Anzi, non ce ne era affatto e furono i vegetali con la loro fotosintesi clorofilliana ad arricchire di ossigeno la miscela. Quell’ossigeno, poi, raggiunta una certa altitudine fu convertito dalla luce in ozono che sempre ossigeno è ma con una molecola fatta di tre atomi invece dei due con cui quel gas si presenta di solito. A una distanza minima di 15 chilometri dal suolo quell’ozono formò uno strato sottilissimo che avvolge la Terra, essenziale per proteggere la vita come la conosciamo oggi. Detto fra parentesi, con il nostro inquinamento noi siamo riusciti a forare quella barriera e in alcune zone del globo la protezione da certi raggi ultravioletti con lunghezze d’onda dannose è fortemente diminuita. Questo ha provocato, per esempio, l’aumento di un tipo di cancro chiamato melanoma. Ma, restando al clima, ci furono periodi più caldi e periodi più freddi indotti, per esempio, da differenze nell’attività solare e da oscillazioni dell’asse terrestre, e cambiamenti anche vistosissimi nella composizione dell’atmosfera ma, in ogni caso, tutte quelle variazioni pretesero tempi lunghissimi. Se il mutamento avviene nel giro non di secoli, di millenni o, in certi casi, anche di miliardi di anni, ma di un decennio scarso, c’è qualcosa di strano.
RD – Le conseguenze?
SM – Le conseguenze immediate, con buona pace dei luminari che infestano le TV e, purtroppo, almeno in parte, le università, le vediamo tutti: un clima che oscilla tra eccessi. Alluvioni e siccità, ondate di caldo e ondate di gelo stanno diventando la norma. Questo per non dire dell’aumento in concentrazione dell’anidride carbonica a scapito dell’ossigeno. La Terra cui, detto per inciso, non importa un fico secco dell’Homo sapiens, animale tanto ingombrante quanto minoritario, sta perdendo l’equilibrio che ha accompagnato la vita come ci è famigliare e ne sta assumendo uno diverso. Nulla di strano: l’Universo funziona così. Naturalmente non è detto che l’equilibrio che si sta instaurando sia proprio favorevole alle nostre esigenze biologiche ma, se alla biologia abbiamo preferito i quattrini, non ci potremo lamentare. Ci penseranno i nostri figli a pagare i nostri debiti.
RD – Insomma, anche qui c’entra l’inquinamento.
SM – Sì, anche qui. In fondo, però, se ci pensa bene, è una comodità. L’inquinamento è responsabile di tantissimi problemi che vanno dal sociale al sanitario, ed essendone quella la sola causa, vale a dire conoscendo l’identità del nemico, possiamo combattere più facilmente. Non voglio ripetere cose che ho già scritto mille volte anche nei miei libri, ma basterebbe che noi dirottassimo un po’ delle risorse economiche che impieghiamo, tutto sommato, per delle fesserie per studiare seriamente i problemi dell’inquinamento e vedere come controbatterli, per fare un passo gigantesco verso la nostra sopravvivenza. Ma, evidentemente, noi preferiamo ballare come si faceva mentre il Titanic s’inabissava.

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