Terra dei Fuochi. Vogliamo parlarne?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari. Questa volta l’intervista è particolarmente lunga ma vale la pena di leggerla tutta con attenzione perché sviscera molti aspetti dell’inquinamento che di regola non vengono toccati, e molti di quegli aspetti riferiti alla Terra dei Fuochi possono essere trasferiti all’Italia intera e, in definitiva, alla vita di ognuno di noi.

Roberta Doricchi – Questi nostri incontri telefonici stanno quasi diventando una tradizione. Questa volta vorrei concentrarmi su un argomento solo. Qualche giorno fa lei è stato con sua moglie nella Terra dei Fuochi. Vogliamo parlarne?

Stefano Montanari – Sì, parliamone, anche se non so quanto chi non abita in zona e abbia già coscienza del problema sia interessato.

RD – Ma il problema coinvolge tutti, un po’ perché forse i prodotti della Terra dei Fuochi ce li troviamo in tavola credendo che arrivino da altre zone e molto perché ci sono situazioni non troppo diverse dovunque in Italia.

SM – Verissimo. Per quanto riguarda la provenienza di certi ortaggi pare che questi nascano laggiù per poi transitare attraverso altre zone non chiacchierate assumendone la cittadinanza. Questo, almeno, è quando circola sottovoce senza che io possa confermare o smentire. Per il resto, forse con una minore estensione, ci sono città e territori dovunque, anche nell’Italia del nord, che non hanno nulla da invidiare alla Terra dei Fuochi. Pensi solo, tra i tanti esempi possibili, a Brescia, la città che vanta l’inceneritore più grande d’Italia. A prescindere dalle malattie che colpiscono la zona e di cui pare nessuno si occupi più di tanto, lì c’è più di un parco un tempo aperto al pubblico in cui è vietato andare perché è inquinato da mezzo secolo dalle diossine e dai policlorobifenili, i cosiddetti pcb, emessi dalla ditta Caffaro ormai chiusa da una trentina d’anni quando ormai il guaio era impossibile da riparare. A me che sono un appassionato di sport fatto e non guardato colpisce particolarmente come, a causa dell’avvelenamento certificato da concentrazioni d’inquinanti centinaia di volte superiori ai già larghissimi limiti di legge, non si possa accedere al campo d’atletica dove nel ’78 Sara Simeoni stabilì il record mondiale di salto in alto. A sud della città ci sono oltre 200 ettari coltivabili sì ma inutilizzabili, e il cromo esavalente nell’acqua chiamata potabile ha una concentrazione decisamente molto alta anche se non supera i limiti di legge per l’acqua di rubinetto, eccedendoli, però, per l’acqua di falda. Per chi non lo sapesse, quel tipo di cromo è un tossico e un mutageno potentissimo. Tutta roba che viene dalle industrie locali di cui per decenni si sono cantate le lodi. Ora l’Ispra, l’istituto per la ricerca ambientale, ha calcolato in un miliardo e mezzo di Euro i danni ambientali provocati dalla sola Caffaro. Un miliardo e mezzo che non sanerà di sicuro una situazione di fatto insanabile ma, comunque sia, chi pagherà? Facile:  come sempre pagheremo tutti non solo a suon di quattrini, e tanti, ma con la nostra salute. Ma di situazioni tutto sommato non troppo diverse ne abbiamo a iosa anche se si cerca regolarmente di mascherarle. E, allora, parliamo della Terra dei Fuochi.

RD – D’accordo. Come ha trovato la situazione?

SM – In quelle zone c’ero già stato diverse volte in passato e ci avevo tenuto anche un discreto numero di conferenze, le prime più o meno dieci anni fa. Pensi che allora io dicevo, almeno in parte, le stesse cose che aveva già detto il camorrista Carmine Schiavone nelle sue deposizioni che si provvide subito a secretare e di cui io non ero, naturalmente, al corrente.

RD – Non mi dica che lei era in contatto con Schiavone.

SM – Certamente no, anche se mi sarebbe piaciuto fare quattro chiacchiere con lui prima che morisse lasciandoci un po’ di curiosità. Almeno lui, delinquente incallito e pluriassassino, la raccontava giusta al contrario di tanti politicuzzi che imperversano in Italia. Avrei voluto parlargli perché lui era di gran lunga più informato di me sulla questione specifica essendone stato fra i protagonisti, e aveva deciso di raccontare la verità, sempre in contrasto con i suddetti politicuzzi. Io mi limitavo a dire quello che potevo desumere dai miei studi sull’ambiente estrapolando da quanto era noto allora anche se le cosiddette autorità preferivano glissare o mentire. Per me era impossibile che i tanti, troppi casi di tumore e di malformazioni fetali non fossero attribuibili alle porcherie che venivano sversate e sotterrate ogni notte in quel territorio o alle catene montuose di rifiuti cui gli imbecilli locali appiccavano, e continuano ad appiccare, il fuoco. Anni dopo uscì anche La Peste, un bel libro di Tommaso Sodano, il vicesindaco attuale di Napoli, in cui si documentavano quelle cose. Peccato che, almeno mi pare, Sodano abbia un po’ mollato la presa. Pensi che sia lui sia De Magistris, che di Napoli è sindaco, mi avevano detto che mi avrebbero fatto mettere il naso nei problemi ecosanitari del territorio. Poi la cosa fu dimenticata. Peccato: sarebbe stato interessante anche se sono quasi sicuro che mi sarebbe stato poi impossibile lavorare come so e come voglio fare.

RD – Come mai la cosa non ebbe seguito?

SM – Non saprei. Spesso ci sono circostanze che chi sta fuori non immagina nemmeno. A volte sono i funzionari a pesare più dei politici e, magari, qualcuno ha fatto in modo che non se ne facesse niente. Ma davvero non ho idea.

RD – Da quanto so, lei non è più tornato nella Terra dei Fuochi per un po’ di tempo.

SM – Per anni. Il motivo è semplice: andarci era una perdita di tempo e basta. Le mie conferenze erano sempre affollate di pubblico ma non avevano il minimo effetto pratico. Quelle che noi chiamiamo autorità continuavano imperterrite a chiudere un occhio o, preferibilmente, tutti e due davanti alle devastazioni; più di un proprietario dei campicelli locali continuava ad accogliere i camion che arrivavano più o meno ogni notte a rovesciare tonnellate di veleni e la Camorra prosperava. Semplicemente, tra applausi ed entusiasmo generale, io parlavo al vento. Al di là di ogni fastidiosa ipocrisia, le confesso che provavo anche parecchia rabbia quando vedevo in TV la gente del posto che piagnucolava fingendo di stupirsi di quanto avveniva quotidianamente sotto i loro occhi senza che costoro intervenissero o, almeno, tentassero d’intervenire, in qualche maniera efficace per fermare lo scempio. Cercando magari con lo smettere di aprire certi accessi in cambio di quattro soldi. Purtroppo è stata proprio quell’ipocrisia, quella in cui non si capisce più chi è la vittima, chi è il corruttore, chi è il corrotto e chi il carnefice perché tutti si vestono o si travestono da vittime, a condannare quella fetta di Campania Felix. E di vittime vere ce ne sono, e tante, al di fuori di ogni dubbio: i bambini in primo luogo. Quei veleni sono particolarmente aggressivi proprio nei loro confronti e non credo dubiti che vedere un bambino nato da poco già ammalato di cancro sia un colpo al cuore. Tutte quelle cose io le ho viste come le continuo a vedere in troppe occasioni. L’ultima volta che ero andato laggiù ebbi anche un incontro con i pezzi grossi dell’inceneritore di Acerra, una delle possibili fonti, certo non la sola, da cui nasce la situazione drammatica in cui versa il territorio e di cui mancano i dati raccolti sul terreno e nella gente. Certo che fino a che non sarà possibile fare uno studio serio e circostanziato l’inceneritore pretenderà, chissà, forse addirittura a ragione, di restare innocente.

RD – E come si svolse l’incontro?

SM – Beh, fu una sceneggiata abbastanza ridicola. A quella riunione eravamo, se ben ricordo, circa una quindicina di persone venute da fuori, compresa una giornalista di un quotidiano molto importante che m’intervistò e alla fine mi disse che non avrebbero mai pubblicato l’intervista. E così fu. Gli ingegneri di A2A, l’azienda dell’impianto, spiegarono i processi tecnologici dell’incenerimento insistendo sulle loro conseguenze ambientali, a loro dire nulle, e lo fecero in una maniera che non ha riscontri nelle possibilità tecniche e, soprattutto, nella scienza. Fu una presa in giro e basta. Io posi alcune domande e avanzai qualche obiezione e dall’altra parte ci fu estremo imbarazzo. Poi, a causa del treno che dovevo prendere, mi alzai per andarmene. A quel punto fui bloccato dai “pezzi grossi” che promisero davanti a tutti che mi avrebbero fatto analizzare gli effluenti dell’inceneritore. Non solo quello di Acerra ma anche quello di Brescia che appartiene allo stesso gruppo.

RD – E i risultati di quelle analisi quali furono?

SM – Non crederà davvero che abbiano mantenuto la promessa. Appena io mi tolsi di mezzo quelli tirarono un sospiro di sollievo e tutto finì lì. Io quell’invito lo aspetto da anni ma so che non arriverà mai.

RD – Poi non è più tornato?

SM – Circa un paio d’anni fa feci due conferenze sull’argomento in collegamento Skype con Napoli. L’organizzatore si era impegnato raccogliere fondi per la ricerca che svolgiamo e che, ahimè, ci dobbiamo pagare noi senza che nessuno ci dia una mano. Caso volle che poi si dimenticasse di girarci quel denaro, poco o tanto che fosse non saprei dire, e a nulla sono valse le mie ripetute richieste. La scusa addotta da quel signore è che non ha tempo di andare alla posta a fare un vaglia. Così, per un po’ di tempo, avevo deciso di mandare al diavolo il problema della Campania. Poi un amico medico con cui stiamo facendo un lavoro sulla sterilità maschile indotta dall’inquinamento mi ha convinto a tornare con mia moglie per una piccola serie di conferenze e siamo andati.

RD – Ora come ha trovato la situazione?

SM – Per prima cosa bisogna chiarire i termini del problema ambientale. Al di là dell’inquinamento “normale” (metta le virgolette), quello, per esempio, da automezzi e da riscaldamento domestico, nelle zone della Terra dei Fuochi esiste l’avvelenamento gravissimo del suolo e del sottosuolo provocato da decenni di sversamenti, il tutto aggravato dai roghi che si fanno dei rifiuti e dalle esalazioni e dalle ricadute dell’inceneritore, un gingillo da 750.000 tonnellate d’immondizia all’anno. Naturalmente io parlo secondo logica e basta visto che non ho avuto la possibilità di analizzare niente.

RD – Perché?

SM – Le racconto qualche episodio che apparentemente è slegato. Poi faccia lei i collegamenti. Nel 2004 mia moglie ed io andammo a Zurigo per un congresso dove presentammo alcuni nostri risultati. Ad ascoltarci c’erano i rappresentanti di due importanti case automobilistiche da cui fummo subito contattati. Questi produttori si dissero interessati a farci analizzare alcuni loro sistemi appena brevettati di “depurazione” (metta le virgolette) dei fumi dei gas di scarico. Come, però, si accorsero che noi vedevamo davvero le porcherie che quegli aggeggi sparavano in aria e si accorsero che noi ci eravamo accorti che quella roba era molto più tossica delle esalazioni non filtrate, sparirono nel nulla. Stessa cosa ci successe con alcune grandi aziende alimentari che si volatilizzarono quando videro che noi vedevamo gli inquinanti che si trovavano nei loro prodotti. E sui vaccini inquinati, poi, si potrebbe scrivere un romanzo. Venendo alla Terra dei Fuochi, come per i casi di cui le ho detto e che non sono i soli, il business è troppo grosso e non si vorrà certo rovinare una torta così ricca chiamando due rompiscatole a ficcarci il naso.

RD – Ascoltandola pare che sia tutto marcio.

SM – No, non mi fraintenda. Io le ho riferito degli avvenimenti che pesano e non le ho detto che laggiù ci sono persone che si battono davvero eroicamente, e forse anche con qualche rischio personale, contro una situazione infernale in cui politica e malavita non sono sempre distinguibili. Ci sono comitati, medici e anche sindaci che s’impegnano seriamente. Ma sono nanetti contro giganti, e i giganti sono non solo la Camorra ma le istituzioni stesse che insabbiano tutto o che raccontano fandonie che nessuno reduce non dico da una qualunque università ma da una qualunque scuola media superiore può credere. E, ad aggravare le cose, ci sta la solita banda di ciarlatani che si spacciano per esperti, ciarlatani che succhiano il denaro raccattato dai comitati, quasi sempre costituiti da persone di buona volontà ma totalmente inesperte, e non fanno nulla di utile in cambio del denaro che ricevono. Tempo fa mi telefonò un sindaco abruzzese, una signora, che mi disse di aver speso tutto il suo budget di 36.000 Euro, un budget messo da parte per opporsi alla costruzione di una centrale a biomasse, i mostriciattoli di moda ora, pagando un ingegnere che aveva prodotto un documento copia-incolla da Internet che era solo aria fritta. Per risponderle, c’è sì tanto marcio, ma c’è anche voglia di pulizia e per questa pulizia c’è voglia lottare affiancata, però, da tanta ingenuità e da pochissima preparazione tecnica e scientifica.

RD – Qual è stata la reazione alle conferenze?

SM – La prima era programmata ad Acerra. Il sindaco aveva concesso una sala grande all’interno del comune ma poi, all’ultimo momento e senza mai comparire di persona, per ragioni che non voglio indagare, ha preferito toglierci la sala. A quel punto l’organizzatore, il dottor Luigi Montano, l’amico medico con cui facciamo la ricerca di cui le dicevo, è riuscito miracolosamente, in fretta e furia, a trovare un’altra saletta non proprio nei pressi. Com’è intuibile, molte delle persone interessate ad ascoltarci andarono in comune senza trovare nulla e solo qualcuno fu indirizzato al posto giusto da una persona che si era prestata a piantonare per un po’ l’ingresso del comune. Comunque, la saletta di fortuna era stipata di gente che se ne stava anche in piedi e poco importa se la proiezione delle immagini si fece contro un muro di un bel giallo e il proiettore non aveva la correzione per rendere le fotografie rettangolari e non dei trapezi. Dopo Acerra, particolarmente ben riuscita fu la conferenza ad Alife dove c’è un sindaco che di professione fa il medico e che mi è parso persona degna del massimo rispetto. Come sta accadendo in tanti comuni italiani anche là si sta tentando di allestire l’ennesimo impianto a biomasse, qualcosa non solo di dannoso per l’ambiente, la salute e l’agricoltura, ma di perfettamente inutile perché di energia non c’è affatto bisogno al contrario di quello che si dà a credere alla popolazione. Se ne vuole conferma, dia un’occhiata a quello che dice lo stato stesso attraverso l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas e faccia mente locale sul fatto che da una parte chi ci governa è costretto a dire le cose come stanno, certo, però, che nessuno si prenderà la briga di andare a leggere e dall’altra può raccontare le bugie più ignobili, smentendo ciò che ha affermato contemporaneamente altrove. Quell’impianto, se malauguratamente sarà costruito, sarà l’ennesimo colpo inferto ad un territorio già in sofferenza. Per fortuna il dottor Giuseppe Avecone,  il sindaco, si è schierato dalla parte giusta e non mi è parso persona da voltafaccia come ho visto tante volte affrontando situazioni analoghe.

RD – E ora?

SM – Credo sia ovvio che il nostro intervento non ha cambiato niente, almeno immediatamente. Però sono certo che abbiamo trasmesso a chi ascoltava mia moglie e me il seme della consapevolezza dei problemi e l’abbiamo fatto non andando a rastrellare Internet come fanno tanti sedicenti esperti ma con dati nostri ricavati da tanti anni di ricerca originale. Nella mia esperienza vedo che gli schieramenti su temi come, ad esempio, il trattamento dei rifiuti, i vaccini o la produzione dell’energia si formano come accade tra i tifosi del calcio: io tifo per quella squadra ma non saprei dire razionalmente perché. Invece è importantissimo essere consapevoli e perfettamente informati di che cosa si parla, se non altro per non lasciarsi abbindolare dalle enormità che “autorità” e mezzi d’“informazione” (non dimentichi le virgolette) ci propinano di continuo come se chi si trova al loro interno vivesse in un altro pianeta e non fosse immerso nei veleni come chiunque altro.

RD – Che cosa si dovrebbe fare?

SM – È importantissimo non prestare credito a chi dà ad intendere che si possano fare bonifiche miracolose. Ormai il guaio è fatto. Bisogna guardare in faccia alla realtà, per triste che sia, e accettare le cose non come ci piacerebbe che fossero ma come sono: oggettivamente, in più di un caso non c’è niente da fare e i quattrini che venissero stanziati per una più che improbabile bonifica finirebbero inevitabilmente nelle tasche della malavita, qualunque significato si voglia attribuire a questa parola. Ciò che è inderogabile mettere in atto senza perdere altro tempo è mappare il territorio dal punto di vista degli inquinanti, vedere che cosa c’è davvero, dove sono i veleni, quanto vanno in profondità, quali falde acquifere hanno inquinato e in che misura. E pure l’aria va analizzata individuando con sicurezza le fonti d’inquinamento. Ma a mio parere è importantissimo analizzare le biopsie dei malati, soprattutto dei malati di tumore, per individuare se ci sono le tracce lasciate dall’inquinamento. Questo tipo d’indagine che, purtroppo, facciamo solo noi è avversato in ogni modo perché spesso non lascia scampo a chi avvelena aria, acqua, terra e persone spingendo i danni alle generazioni future. Fino a che il terreno di dibattito resteranno le chiacchiere, si potrà continuare impunemente a far ammalare e a devastare il territorio. Quando, invece, ci si troverà a sbattere la testa contro dati oggettivi e incontrovertibili le cose cambieranno drasticamente aspetto. Se non conosciamo il problema e continueremo ad ogni occasione, dall’inquinamento ai terremoti, a raccontare falsità e a convogliare il denaro pubblico in tasche mirate, resteremo una nazione non solo spregevole, com’è troppo spesso il concetto che ci si fa di noi all’estero, ma senza speranza. Una volta in possesso dei dati necessari e certi che l’immissione d’inquinanti sia davvero cessata, il che significa non aprire altri impianti demenziali come si minaccia di continuo di fare, chiudere parecchi camini esistenti e impedire ulteriori sversamenti e incendi di rifiuti, potremo decidere sul da farsi compatibilmente con le possibilità tecniche reali e non con le stravaganze che di tanto in tanto vengono alla ribalta. Fondamentale, poi, è studiare le conseguenze sanitarie dell’inquinamento, cosa che si fa poco e male. Pensi che addirittura nell’ambito di quelli che da noi passano per centri di ricerca c’è ancora chi si rende ridicolo affermando che non si sa se le polveri facciano male o no. Giusto per informazione, lo IARC, l’istituto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le elenca tra i cancerogeni certi. E poi, se fosse vero che siamo ancora in dubbio, perché esisterebbero leggi a livello planetario che da anni vietano il superamento di certi limiti di concentrazione, per generosissimi verso chi inquina che quei limiti siano? Non credo di essere troppo severo se affermo che quegli scienziati fasulli pagati dallo stato dovrebbero essere cacciati a pedate. In fondo non sono altro che complici di crimini verso la salute e la vita stessa.

RD – Giornali, televisione… Che cosa fanno?

SM – Io non posso seguire la stampa locale, ma ho constatato una tendenza che fa accapponare la pelle. Passata la buriana di lamenti e di proteste, chi è responsabile del disastro, perché di disastro si tratta, e chi spalleggia quei personaggi è passato al contrattacco. Da un po’ di tempo è partita una campagna di disinformazione rivolta a tutti i cittadini per far credere loro che nella Terra dei Fuochi le verdure sono sanissime e così i latticini, mozzarelle di bufala in testa. Glie l’ho detto: io non ho mai potuto analizzare quei prodotti ma ci andrei molto piano a santificarli. Per quanto riguarda i latticini, questi sono quanto mai accoglienti per tanti veleni organici come, per esempio, le diossine. Stessa cosa per la carne. Per le verdure, invece, mi limito a far notare che i vegetali succhiano ciò che trovano in terra, tanto che questi vengono a volte usati proprio per la cosiddetta fitodepurazione, cioè il disinquinamento del terreno e dell’acqua. Incidentalmente, gli inquinanti che entrano in quelle piante rientrano tranquillamente nell’ambiente quando i vegetali sono bruciati o sono fatti fermentare, ma questo è un altro discorso. Restando alle nostre verdure, mi chiedo come una carota, una cima di rapa, un carciofo possano essere esenti da inquinanti se crescono in terreni notoriamente intrisi di veleno e se, in aggiunta, ci piovono sopra le polveri di un inceneritore da 750.000 tonnellate dei rifiuti più disparati e, magari, a poche centinaia di metri un deficiente ha dato fuoco a un mucchio di spazzatura. Sia chiaro e lo ripeto ancora: io non ho analizzato quella roba e potrebbe pure essere che in Campania la Chimica, la Fisica e la Biologia seguano regole diverse da quelle che valgono nel resto dell’universo. Tornando alla sua domanda su giornali e televisione, pensi che la RAI regionale campana ha messo in onda TV un servizio in cui si dice che, se si vuole depurare l’organismo, bisogna mangiare le verdure della Terra dei Fuochi. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma io ci andrei piano con queste affermazioni.

RD – E la gente? La gente come si comporta?

SM – Io ho avuto il contatto maggiore con chi è cosciente del problema, ma so per certo che si tratta di un’infima minoranza rispetto alla popolazione generale. La mia paura è che moltissimi, prescindendo dai delinquenti che inquinano, magari anche solo i guappi, mascalzoni da quattro soldi che bruciano i rifiuti e che sono al di là di ogni redenzione, siano rassegnati. Uno dei problemi è quello economico. Piccoli comitati fatti di poche persone veramente attive o medici isolati si scontrano con entità milionarie, a volte miliardarie, e senza soldi si va poco lontano, almeno nel tempo breve. Poi un giorno sarà tardi e i piagnistei da una parte e le panzane dall’altra non basteranno più. Allora riconosceremo l’emergenza, quella situazione in cui pare che l’Italia si trovi particolarmente a suo agio.

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