Introdotti nel codice penale i reati ambientali: i delitti contro l’ambiente avranno finalmente un colpevole?

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

 

Roberta Doricchi – Ora i reati contro l’ambiente sono diventati illeciti penali. Possiamo dire “finalmente”?

Stefano Montanari – Io non sarei troppo ottimista. Non dimentichi che ci troviamo in Italia.

RD – Che cosa vuole dire?

SM – Intanto va precisato che è tutto ancora sospeso perché niente è stato licenziato dal parlamento e che gli industriali cui tanto si deve nell’influenza con la politica hanno già fatto sapere che non sono affatto contenti. E poi c’è sempre l’italianissimo rapporto tra legge fatta e inganno trovato.  Proprio stamattina sentivo alla radio il ministro dell’ambiente dire che individuare quei reati è difficile. Una maniera rozza ma efficace per mettere le mani avanti e per dire che il gattopardo regnerà sovrano: cambiare tutto per non cambiare niente.

RD – A suo parere com’è la situazione?

SM – Per prima cosa, se si dovessero davvero perseguire penalmente i reati ambientali che sono stati commessi negli ultimi anni e che si commettono quotidianamente, non basterebbero le galere di mezzo mondo per contenere i nuovi delinquenti. Ma questo è, o dovrebbe essere, ininfluente. Uno dei problemi maggiori è proprio quello sollevato da Gian Luca Galletti, il ministro dell’ambiente: sono reati difficili da individuare.

RD – E’ così?

SM – No.

RD – E com’è in realtà?

SM – La stragrande maggioranza dei reati ambientali è facilissima da cogliere. Il problema è la volontà di farlo, volontà che non c’è. Anzi, ciò che si vuole fortemente e che si mette in atto ogni giorno è di fingere che sia tutto, o, almeno, molto, perfettamente a posto perché è tutto entro i limiti di legge.

RD – Immagino che non sia così.

SM – E immagina giusto. I limiti che la legge pone sono quasi invariabilmente il frutto di un tira e molla tra chi legifera e chi inquina e chi inquina ha quasi sempre a disposizione degli argomenti molto convincenti per alzare quei limiti non solo al di là di ogni scientificità, ma al di là di ogni più elastica generosità verso chi sporca. Tenga conto di come sporcare comporti come conseguenza niente affatto rara quella di far ammalare o addirittura, in qualche caso, di uccidere. Va da sé che gli argomenti che gli inquinatori mettono sul tavolo o, più spesso, sotto il tavolo, non sono tra quelli di cui si parla dall’una e dall’altra parte. Le basti ripensare ai limiti esistenti che vengono alzati perché non si riesce più a restare nei valori legali o pensi ai limiti la cui entrata in vigore viene rimandata a volte sine die. E pensi, senza andare a frugare nel losco, che a Bruxelles esistono ditte che, a pagamento, fanno lobby, cioè vanno, del tutto legalmente, a sollecitare i legislatori europei a legiferare come fa comodo a chi paga quei gruppi di pressione. Ma, al di là di questo, c’è il vecchio giochetto dei politici e, ahimè per niente di rado, dei giudici di non tenere conto dei dati scientifici reali, di fingere di non capire, addirittura di voler ignorare nozioni che sono oggetto di studio per chi frequenta un liceo. Prenda come esempio lampante quello degli inceneritori. Qui siamo di fronte ad esibizioni grottesche non solo dei già citati politici o dei già citati magistrati, ma di una torma di pseudoscienziati disposti a vendersi per quattro soldi. In barba alle leggi elementari più conosciute della fisica e della chimica questi sostengono che dai falò di migliaia di tonnellate dei rifiuti più disparati non esce nulla. Non  solo una bocciatura tra gli sberleffi: quelli meriterebbero pene corporali.

RD – Ma come s’individuano quei reati?

SM – Tenga conto del fatto che l’unico limite dei reati contro l’ambiente è la fantasia e, dunque, non esistono regolette generali applicabili in modo meccanico e universale. È evidente, però, che quando un determinato sistema o impianto cozza contro conoscenze scientifiche assodate magari da qualche secolo, diventa impossibile sostenere che, ope legis o per gli interessi di qualcuno che conta, quelle conoscenze non valgano più. Quando io trovo, tanto per fare un esempio, delle polveri in un determinato ambito ambientale e ho tutti gli elementi per farle risalire quanto ad origine ad un certo impianto e poi ritrovo le polveri nei cancri degli abitanti della zona, non ho più nulla da dimostrare. Eppure si riesce ad insabbiare il caso. Ci si è riusciti in passato, e si veda, giusto per fare un esempio, ciò che è avvenuto per la centrale ad oli pesanti di Polesine Camerini [http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/archiviazione_rovigo_processo_enel.pdf (N.d.R.)]. Ci si è riusciti in passato e ci si riuscirà in futuro. Il ministro ha fornito un ottimo alibi: individuare i reati è molto difficile.

RD – E, invece, lei dice che non è così.

SM – Magari non sempre, ma spesso, molto spesso, non è così. C’è, però, un problema: per individuare certe situazioni, dando per accettata la volontà di farlo, bisogna esserne capaci.

RD – E chi non è capace?

SM – Con una frequenza allarmante gli enti pubblici di controllo non sono all’altezza. E non per mancanza delle apparecchiature necessarie che, non in ogni caso ma a volte, pur essendo disponibili sono addirittura inutilizzate, ma per voragini culturali. Le faccio solo l’esempio di un illecito che non è immediatamente ambientale ma potrebbe esserlo risalendo alla sua origine: quello dei vaccini che noi continuiamo a trovare pesantemente inquinati da micro- e nanoparticelle di acciaio, di piombo, di titanio, di nichel e di tutto un po’ e chi dovrebbe controllare non vede niente.

RD – Da quello che mi dice mi pare di capire che manchi anche la volontà di vedere.

SM – Lo penso anch’io. In fondo non posso immaginare che dei tecnici con tanto di laurea e anni di esperienza siano così incapaci. In aggiunta a questa mancata volontà c’è l’impegno a distorcere la visione delle cose, e questo per più di una ragione. Da una parte c’è il desiderio o forse l’obbligo di compiacere chi conta. Dall’altra c’è la presunta necessità di tenere la gente in uno stato di tranquilla ignoranza in  modo che non crei problemi ai politici di qualunque rango questi siano, quando non per evitare problemi di ordine pubblico. Uscendo per un attimo dall’argomento strettamente ambientale, guardi il silenzio tombale, e dico tombale in più di un senso, che avvolge i vaccini. Per due volte io ho consegnato alle autorità risultati di analisi che fanno accapponare la pelle e per due volte tutto si è spento prima di fare rumore. E guardi, tornando all’ambiente, come ora si sta insinuando artificiosamente nella gente  l’idea che, in fondo, quello che una volta era la catastrofe della Terra dei Fuochi sia, in realtà, una quisquilia di poca importanza. Anche stamattina, nell’intervista con il ministro Galletti di cui le dicevo, sentivo ripetere che i prodotti agricoli di quella zona sono sanissimi.

RD – Non è vero?

SM – Io non sono in grado di dirlo perché non ho dati miei, ma, ad occhio, non mi sentirei di giurare che una mozzarella prodotta con il latte di una bufala che ha mangiato certa erba o bevuto certa acqua sia  ineccepibile. Né mi sentirei di dire tranquillamente che i carciofi, i friarielli o un’altra verdura cresciuti su un terreno dove per decenni si sono sversati veleni che nessuno ha mai realmente censito e che sono innaffiati con acque entro cui mi pare impossibile che non sia percolato nulla siano sani. Va da sé che i miracoli sono inconoscibili e che io posso sbagliare. “Dal letame nascono i fior” cantava De Andrè. Ma i miracoli li voglio vedere quando si andranno a constatare i danni veri degli acquedotti con le tubature fatte di cemento-amianto. Vedrà che non solo non ci saranno colpevoli per quegli scempi, ma non sarà difficile trovare qualcuno che le certifica come l’amianto sia un ricostituente.

RD – Tornando alla possibile conversione in penale dei reati contro l’ambiente, che cosa pensa possa accadere?

SM – Nulla. Non accadrà nulla di diverso da quanto accade ora. Ci sarà sempre la perizia stravagante di un luminare di qualcuna delle nostre università, quelle che si classificano agli ultimi posti tra le accademie mondiali, che sarà sufficiente per assolvere un inquinatore o, più spesso, per insabbiare ogni porcheria. Tra i tanti esempi che si potranno citare ci sarà senza dubbio quello relativo alle centrali cosiddette a biomassa. Si tratta di una miriade di microinceneritori distribuiti su tutto il territorio nazionale, impianti che l’università tedesca di Göttingen ha da tempo denunciato come pesantemente inquinanti e responsabili di patologie come il tetano. Si tratta di un business che convoglia quattrini in troppe tasche per essere perseguito per quello che è: una devastazione ambientale capillare. Per quei mostriciattoli sarà terribilmente difficile stabilire se e quanto inquinano.

RD – Perizie truccate?

SM – Diciamo perizie di comodo. In diverse occasioni io mi sono trovato al cospetto di perizie in cui si sostenevano enormità troppo enormi per poter pensare che chi scriveva quelle sciocchezze ne fosse davvero convinto e fosse davvero così straordinariamente ignorante. Occorre dire, però, che non è affatto raro che le perizie vengano affidate a periti che dell’argomento sono del tutto all’oscuro.

RD – Come mai?

SM – Per almeno un paio di ragioni. Una è che i giudici non sono capaci di scegliersi il perito giusto. Ad esempio, per loro un medico può discettare di qualunque aspetto della medicina e, dico tanto per essere chiaro, se c’è da discutere di un danno agli occhi è possibile che la perizia sia affidata ad un ortopedico. A me è addirittura capitato di dover spiegare di che diavolo stessimo parlando al perito che avrebbe dovuto essere quello del giudice mentre io ero quello di parte. Mi è persino capitato d’imbattermi in periti avversari nominati dal tribunale che chiedevano se io avessi mai una perizia mia su un caso in qualche modo simile a quello dibattuto per potersi orientare un po’. O periti che dopo mesi rinunciano all’incarico perché si rendono conto che non ci capiscono niente. L’altro problema è quello dei quattrini. I tribunali non hanno soldi e si accontentano per forza di periti scadenti perché costano poco. Quelli bravi se li accaparrano gl’inquinatori.

RD – Pessimista?

SM – Realista.

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