Vaccino contro l’influenza A e B: la prova della sua (in)efficacia è scritta nel bugiardino.

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Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari

 

Roberta Doricchi – A proposito dei vaccini lei ha pubblicato un post piuttosto pepato [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2676-vaccini-e-pseudoscienza.html (N.d.R.)] a commento di un altro post pubblicato da Il Fatto Quotidiano [http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/20/vaccini-la-pseudoscienza-fa-male/1441920/ (N.d.R)] a firma del prof. Andrea Bellelli dell’Università La Sapienza di Roma. Che ci dice in proposito?

Stefano Montanari – Non vorrei ripetere quanto ho già scritto e invito chi è interessato all’argomento a rifarsi al mio post e a quello di Bellelli. Questo prof. Bellelli sarà certamente un genio della biochimica ma ho paura che non abbia idea di che cosa scrive a proposito dei vaccini, un argomento che probabilmente gli sfugge ma di cui non sa resistere alla tentazione di parlare. Purtroppo non basta sedere su una cattedra universitaria per essere padroni dello scibile umano, e quando si esce dal proprio seminato si rischia di scivolare.

RD – Ma, molto in sintesi, che cosa dice questo professore?

SM – Fa la solita, tutt’altro che sorprendente, difesa d’ufficio dei vaccini e in qualche modo sbeffeggia, ancora tutt’altro che sorprendentemente, chi non si accontenta delle rassicurazioni di regime ma chiede di vederci chiaro, fatti e non chiacchiere alla mano. Con molte probabilità il prof. Bellelli è in buona fede ed è l’ennesima vittima ignara della farsa messa in atto dalla grande industria farmaceutica che, contando sulla propria potenza economica e con interessi immensi in gioco, resta la sola depositaria della “verità” (la prego, metta verità tra virgolette) in Medicina. In definitiva, oggi in larga misura i medici sono plagiati e non sono più capaci di leggere i fatti. Le eccezioni esistono ma sono troppo poche.

RD – Ma come stanno le cose per quanto riguarda i vaccini?

SM – Io non so come stessero un tempo. Oggi non siamo messi troppo bene.

RD – Perché?

SM – Ci sono tanti motivi. Uno è quello della sperimentazione a dir poco insufficiente che viene messa in atto sui nuovi vaccini che sono immessi a getto continuo su un mercato tanto ricco quanto ricettivo. La cosa curiosa è che le case farmaceutiche sono perfettamente consce  del fatto. Per rendersene conto, basterebbe leggere quello che stampa la GlaxoSmithKline sul bugiardino del suo prodotto Flulaval. Si tratta dell’ennesimo vaccino contro l’influenza A e B. Bene, tradotta in italiano la candida dichiarazione è “non ci sono stati trials che provino adeguatamente una diminuzione della patologia influenzale dopo vaccinazione con Flulaval”.

RD – Il che significa…?

SM – Il che significa che loro te l’hanno detto: quel vaccino potrebbe tranquillamente essere acqua fresca. Questo nella migliore delle ipotesi.

RD – Perché dice “nella migliore delle ipotesi”?

SM – Beh, l’esperienza del mio laboratorio non è proprio confortante. Come le ho già detto in altre occasioni, dei 26 esemplari dei 26 vaccini che abbiamo analizzato, 26 sono risultati inquinati da particelle solide, inorganiche e non biocompatibili. In definitiva pezzetti principalmente di metallo (ma il silicio, che non è un metallo, era spesso presente) che vengono beatamente iniettati anche a bambini di due mesi. Chissà se il professor Bellelli lo sa. E chissà se lui, sapendolo, inietterebbe quella roba a suo figlio.

RD – E il Flulaval?

SM – Non lo so: non l’abbiamo analizzato.

RD – Perché?

SM – Questa è una storia triste. A parte il fatto che la varietà dei vaccini disponibili è molto vasta e ci sarebbe impossibile seguirli tutti lotto per lotto come si dovrebbe fare, pare che nessuno abbia interesse a vedere che cosa c’è davvero in qui prodotti. Non solo l’industria, non solo, forse più sorprendentemente, gli enti cosiddetti di controllo, ma nemmeno le associazioni che sono contro quei farmaci a prescindere da tutto mostrano interesse. Anzi, le dirò che ogni tanto io sono stato attaccato proprio da queste associazioni e addirittura accusato di aver detto cose che non solo non ho mai detto ma che non mi sarei mai sognato di dire. In nessun caso, però, una di queste mi ha chiesto un’analisi. Molto meglio restare arroccati sulle chiacchiere pateticamente prive di esperienza scientifica di molti associati, chiacchiere che l’industria farmaceutica è capace tranquillamente di ridicolizzare perché sono, e lo dico con grande dispiacere, a volte davvero ridicole.

RD – Le confesso che questa storia non mi è chiara.

SM – Se la può consolare, non è chiara nemmeno a me. È semplicemente un fatto. Evidentemente all’interno di quelle associazioni c’è qualcuno che ha qualcosa da guadagnare a che le cose restino come sono. A me la commedia ricorda tanto quella di Beppe Grillo che a ciance si batte contro l’incenerimento dei rifiuti ed effettivamente, con milioni di seguaci potenzialmente disponibili, non ha mai cavato e, oggettivamente, non ha mai voluto cavare, un ragno dal buco. Ma mi lasci tornare ai vaccini. Uno studio eseguito sui babbuini della Food and Drugs Administration americana e pubblicato a fine novembre 2013 senza che i signori medici ne fossero scossi ha rilevato come chi riceve la vaccinazione contro la pertosse diventi una specie di untore.

RD – Mi spieghi meglio.

SM – Ci sono due tipi di vaccino antipertosse: quello che contiene cellule intere della Bordetella pertussis, il batterio responsabile della malattia, e quello più moderno che ne contiene solo delle frazioni. Secondo lo studio, chi fa il primo vaccino, anche se immunizzato, diventa portatore della malattia e, dunque, diventa agente d’infezione, per tre settimane. Con il secondo vaccino, invece, le settimane diventano sei. Questo mi pare dia buone indicazioni sul perché negli Stati Uniti la pertosse aumenta di casistica nonostante le campagne vaccinali sostenute dall’industria farmaceutica. Ma c’è altro. Guardi alla storia del tetano: una malattia in calo costante dal 1900 che ha avuto un’impennata di qualche anno dopo che è stato introdotto il vaccino. A mio parere questo fu perché i soggetti vaccinati non prendevano più le precauzioni igieniche del caso confidando nell’immunità promessa dal farmaco. Poi, ad igiene ripristinata, la discesa della patologia riprese. Un altro caso interessante è quello della meningite. Uno studio neozelandese riporta un aumento della mortalità del 250% dopo l’introduzione del vaccino. Lo studio dice che non si conosce la ragione del fenomeno.

RD – Questo perché a suo parere?

SM – Non ho dati miei per spiegarlo a lei e a me. Magari, la butto lì, il batterio muta a causa della vaccinazione. Ma è bene sapere che tutte le malattie infettive hanno una storia naturale di crescita e di diminuzione. Ed è bene sapere altre due cose: la prima è che molte malattie infettive dipendono dall’igiene e la seconda è che molte malattie infettive oggi dipinte come diaboliche sono del tutto benigne e non giustificano il ricorso ai vaccini, soprattutto ai vaccini in cui non si sa che cosa c’è davvero dentro. Ultimamente mi è capitato di analizzare il mio 27° vaccino per una procura della Repubblica e nel bugiardino ho letto per l’ennesima volta che l’iniezione non va praticata a chi è allergico a uno dei componenti o a più di uno. La cosa buffa è che manca l’elenco dei componenti e, dunque, né chi riceve la vaccinazione né chi la pratica ha idea di che cosa sta facendo davvero.

RD – Che cosa ha trovato nel 27° vaccino?

SM – Per ora sono legato al segreto. Le posso solo dire che stavolta abbiamo analizzato cinque campioni appartenenti a cinque lotti diversi. Non appena riceverò il permesso di farlo, comunicherò i risultati. Comunque sia, sappia che le case farmaceutiche mettono le mani avanti per poter affermare “io te l’avevo detto”. Se restiamo al bugiardino del Flulaval, sempre traducendo in italiano si legge la solita avvertenza riguardante le allergie, in questo caso vengono menzionate le uova. Poi si dice che l’iniezione di questo, come, del resto, è per gli altri vaccini, può provocare una sincope e, quindi, bisogna prendere qualche precauzione contro le possibili cadute del soggetto e bisogna anche ripristinare poi la normale circolazione sanguigna a livello cerebrale.  Continuando, c’è scritta un’ovvietà: i vaccini perdono comunque d’efficacia con l’avanzare dell’età del ricevente. Dunque, quando si sentono le pubblicità che invitano i vecchi a vaccinarsi si è di fronte ad una bufala che è una vera e propria presa in giro biologica. Poi si dice che nelle donne gravide o in allattamento efficacia e sicurezza del Flulaval non sono affatto assicurate. Ma, da studioso di nanopatologie, la cosa che più mi colpisce, e questo leggendo anche altri foglietti illustrativi, è l’elenco delle reazioni avverse immediate: dolore e arrossamento al sito d’iniezione, fatica, mal di testa e dolori muscolari. Curiosamente si tratta dei sintomi classici di cui le particelle delle quali mi occupo sono responsabili.

RD – Che cosa significa?

SM – Significa che le probabilità che tutti i vaccini siano inquinati da polveri è alta e che qualcuno fa il finto tonto.

RD – Che fare?

SM – Guardi, le sembrerà strano: io non sono a priori contro i vaccini. L’idea in sé è buona ma bisogna essere onesti, cosa che oggi pare eccezionale. Quando il vaccino è preparato come si deve, e anche questo pare cadere tra le eccezioni, si consegna immunità solo nei riguardi di una parte, sperabilmente alta, dei riceventi. Dunque, non tutti. È indispensabile sapere pure che della stessa malattia esistono in molte circostanze ceppi patogeni diversi e quasi sempre il vaccino è mirato solo ad una parte di questi. Così il ricevente s’illude di essere immune da una malattia ma non è affatto vero. Poi bisogna sapere che quell’immunità, nei casi in cui venga acquisita, non è duratura e non passa dalla madre alla prole. Prenda il morbillo come esempio: se una donna se ne è ammalata naturalmente, passa al figlio un’immunità limitata nel tempo a qualche anno. Se, invece, è stata vaccinata, questa immunità ereditabile non c’è e il bambino potrebbe contrarre il morbillo anche molto precocemente. Malauguratamente, per non propriamente nobili motivi d’interesse, queste cose non vengono comunicate e, anzi, temo che molti di coloro che sostengono le vaccinazioni ad oltranza come si fa, ad esempio, nelle aziende sanitarie locali, ne siano all’oscuro e altrettanto, ahimè, ne sono all’oscuro troppi medici che diventano di fatto nient’altro che degli agenti manipolati e manipolabili al servizio dell’industria. Lei mi chiede che cosa fare e io le rispondo che basterebbe essere onesti. Per prima cosa le industrie farmaceutiche dovrebbero smettere d’inventare vaccini per malattie d’importanza irrilevante facendo leva sulla paura e sulla psicolabilità di molte persone soprattutto quando ci sono dei bambini in ballo. E dovrebbero smettere d’illudere la gente promettendo protezioni impossibili. Dovrebbero, invece, impegnarsi a produrre vaccini puliti dichiarandone meticolosamente tutti i contenuti. Poi gli enti di controllo dovrebbero controllare e non fare da valletti all’industria a volte cadendo in situazioni oggettivamente imbarazzanti. E i medici dovrebbero rimettersi a studiare con spirito critico, sempre controllando l’origine delle nozioni che imparano. Nella soverchiante maggioranza dei casi libri, articoli pubblicati e congressi esistono solo perché pagati dall’industria, ed è ovvio che chi paga fa cantare la canzone che vuole.

 

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