Ecco perché contrarre il cancro non è solo questione di “bad luck”.

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Roberta Doricchi intervista Stefano Montanari

 

Roberta Doricchi – Come sta?

Stefano Montanari – Beh, considerando che dovevo morire…

RD – Riassumo per chi ci legge: a fine ottobre lei ha avuto un’emorragia cerebrale e…

SM - …e sono stato operato d’urgenza, mi sono fatto un po’ di coma e cinque settimane d’ospedale. Ora sto relativamente bene. M’infastidisce non riuscire più a pronunciare correttamente la lettera erre, ma sopravviverò anche a questo. Di che cosa parliamo?

RD  – Gli argomenti che mi piacerebbe toccare sono diversi. Cominciamo dall’argento colloidale di cui lei ha scritto in un post sul suo blog.

SM – Mi sono stancato di rispondere alle domande che da anni mi arrivano e, così, ho dato una risposta cumulativa, risposta che ha causato più di un malumore come sempre accade quando si mettono in discussione gli articoli di fede. Riassumendo molto, in Italia e, probabilmente, dovunque al mondo c’è un’infinità di persone che ingeriscono quotidianamente delle nanoparticelle d’argento, tutte convinte che queste siano un toccasana per mille e una malattia. Anzi, che si tratti addirittura di un formidabile mezzo di prevenzione per un elenco quasi infinito di patologie il cui limite pare essere solo la fantasia.

RD – Invece…?

SM – Vediamo di mettere le cose in chiaro. Da oltre duemila anni le proprietà antibatteriche dell’argento e, del resto, anche di altri metalli come l’oro e il mercurio, per esempio, sono ben note. A contatto con queste sostanze parecchi batteri muoiono o, almeno, la loro riproduzione viene fortemente inibita. Questo, però, non significa che ingurgitare nanoparticelle di questi elementi sia benefico per la salute. Come qualunque nanoparticella non biodegradabile, anche quelle d’argento colloidale vengono catturate almeno in parte da organi e tessuti e lì si comportano da quello che sono, cioè da corpi estranei. Provi a chiedere ai sostenitori di quella pratica di mostrare prove scientifiche per una dimostrazione che spetta a loro fare, cioè tanto argento introducono nell’organismo e altrettanto ne esce. Vedrà che nessuno le darà una risposta perché questo controllo, pur così ovvio, non l’ha mai fatto nessuno e pare che nessuno abbia intenzione di farlo. È molto probabile che, nell’immediato, si ottengano risultati positivi nei riguardi di qualche patologia, ma il problema sta nell’accumulo delle particelle, vale a dire in ciò che può accadere alla lunga.

RD – E le conseguenze alla lunga quali sono?

SM – Sono quelle innescate da qualunque corpo estraneo non biodegradabile di quelle dimensioni: forme infiammatorie croniche che, appunto alla lunga, si possono trasformare in cancri. Questo senza dire delle altre patologie di cui abbiamo già parlato in incontri precedenti: malattie cardiovascolari, malattie neuro-endocrine, danni del feto per le donne in gravidanza… Uno dei problemi è che queste patologie impiegano tempi anche lunghissimi a manifestarsi viste le quantità tutto sommate modeste di particelle in ballo ad ogni somministrazione. A causa di questi “ritardi”, quando i problemi insorgono nessuno li collega all’uso dell’argento colloidale. E questo un po’ anche, con le dovute ma troppo poche eccezioni, per l’impreparazione dei medici nel campo delle nanopatologie. I tossicologi, ad esempio, sono i più impervi. Per loro esiste solo l’effetto della sostanza in quanto tale e non si rendono conto che quella stessa sostanza si comporta in maniera diversa, di regola peggiore per la salute, quando è sotto forma di particella e non di atomo o di molecola. Purtroppo questi vivono nel loro piccolo mondo e non hanno quell’approccio multidisciplinare alla Medicina che oggi è imprescindibile se si pretende credibilità presso i posteri.

RD – Ecco, allora, un altro argomento che lei ha trattato (http://nanomagazine.co.uk/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=38&Itemid=159 [N.d.R.]) e di cui vorrei che lei dicesse qualcosa. In quell’articolo pubblicato con sua moglie da Nanomagazine voi sostenete, come ha appena accennato, che i medici non sanno riconoscere le patologie da micro- e, soprattutto, da nanopolveri, e citate addirittura le bombe di Hiroshima e Nagasaki con tutta la polvere che la volatilizzazione di due città ha per forza causato.

SM – Purtroppo è la triste verità. Parlando molto in generale, i medici sono ben poco preparati, e spesso non lo sono per nulla, quando si parla di micro- e nanoparticelle. Soprattutto i tossicologi hanno fatto ben pochi progressi filosofici rispetto a Teofrasto Bombasto Paracelso, il medico, alchimista e astrologo cinquecentesco cui spesso quelli si rifanno secondo cui è la quantità di una determinata sostanza a renderla più o meno velenosa.

RD – Non è così?

SM – E’ così per i veleni classici. Prenda la noce vomica, cioè la stricnina. A bassi dosaggi veniva usata addirittura come doping dai maratoneti del primo Novecento, ma ognuno sa che, se si esagera appena un po’, con la stricnina si muore. E così per mille altre sostanze. Per le micro- e, soprattutto, per le nanopolveri, inquinanti ormai ubiqui e sempre più presenti nell’ambiente, nel cibo e nei farmaci, le cose sono molto più complesse. A parità di quantità introdotta nell’organismo queste hanno un comportamento diverso a seconda di dove, a quanto è dato sapere oggi, vanno a finire in maniera casuale. La stessa quantità può colpire, ad esempio, i muscoli, la pelle, il sangue, il fegato, i reni, il cervello, e questo con effetti quanto mai diversi. Se, poi, anche pochi granelli entrano nel nucleo di certe cellule, gli effetti biologici possono essere davvero catastrofici. Tutto questo non è solo parzialmente indipendente dalla dose ma pure dagli elementi chimici di cui le particelle sono costituite, essendo il problema principale quello di essere comunque corpi estranei all’organismo, per di più non eliminabili, e, per questo, di essere capaci d’innescare processi infiammatori cronici. Come ho accennato prima, malauguratamente i medici e, in particolare, i tossicologi, paiono essere all’oscuro di questa realtà nota ormai da oltre una decina d’anni, con tutto quello che ne consegue in termini di diagnosi sbagliate e, ancora di conseguenza, di terapie inefficaci. Giusto a margine, le terapie inefficaci sono di norma dannose. Questo un po’ perché lasciano la malattia senza cura e molto perché, se il trattamento è farmacologico, s’introducono ovviamente dei farmaci, e non esiste assolutamente nessun farmaco che non sia un veleno. Dunque, se io assumo un medicinale che non mi serve, avrò solo gli effetti collaterali che sono di regola dannosi e non ricaverò nessun beneficio.

RD – Ma in un commento suo  e di sua moglie pubblicato dalla rivista Science e nel vostro articolo su Nanomagazine lei dice anche altro.

SM – Sì. Come non troppo di rado capita, di tanto in tanto la scienza paludata scivola e cade un po’ grottescamente. La rivista Science, uno dei vangeli della scientificità, ha pubblicato all’inizio di gennaio un articolo a dir poco bizzarro. Due ricercatori della Johns Hopkins University affermano che contrarre un cancro è solo questione di “bad luck”, di sfortuna.

RD – E, invece, non è così?

SM – Contrarre una malattia qualunque è sempre un caso sfortunato, ma l’approccio scientifico non può essere questo. I due ricercatori della Johns Hopkins ignorano che le particelle sono in grado d’innescare tumori e lo fanno sia provocando le infiammazioni di cui dicevo sia andando a modificare il DNA nel momento della sua divisione. Per fortuna il loro articolo, pur garantito da Science, ha sollevato un vespaio di critiche tra cui non manca quella dello IARC, l’istituto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di cancro. Insomma, quei due hanno applicato criteri statistici senza conoscere a sufficienza l’argomento o, meglio, senza essersi aggiornati quanto meno sull’ultimo decennio di ricerca. Ma di sciocchezze pubblicate dai grandi giornali scientifici ne abbiamo già viste in quantità. Vada a leggersi che cosa si diceva dell’amianto, del tabacco, dei clorofluoro carburi (i gas dei condizionatori d’aria e delle bombolette spray) e vedrà che la fede che si presta a questi giornali non è sempre ben riposta. Lo spirito critico, quando è sostenuto da conoscenze adeguate e non le stravaganze che si leggono dagl’improvvisati che pullulano su Internet, è sempre sano.

RD – Lei ha anche riportato un articolo che parla della corruzione in campo medico.

SM  – Qui si potrebbe scrivere un tomo ponderoso. La salute o, meglio, la malattia è un business immenso che garantisce guadagni ricchissimi. Con tanto denaro che corre e con tanto denaro a disposizione da investire, è facilissimo ingaggiare sedicenti scienziati per far loro sottoscrivere vere e proprie follie in campo medico, biologico e ambientale. Si prende un tale sufficientemente “disinvolto” e, con un’azione di promozione fatta attraverso TV e giornali, lo si spaccia per uomo di scienza. A quel punto, rivestito artificialmente il personaggio di credibilità, gli si fa firmare articoli demenziali che gruppi ben preparati di scribacchini compilano e quasi sempre il gioco è fatto. Tenga conto che tra questi ciarlatani ci sono personaggi notissimi al grande pubblico e universalmente riveriti. E tenga anche conto di un fatto che la quasi totalità del grande pubblico ignora: le riviste scientifiche pubblicano esclusivamente dietro pagamento di cifre che sono tanto più alte quanto maggiore è il prestigio del giornale. Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle somme se le possono permettere solo le industrie farmaceutiche che, così, influenzano pesantemente la cultura medica e la distorcono a loro piacimento. Aggiungo che le riviste di cui parlo fanno rivedere gli articoli da scienziati che si scambiano favori tra loro, con gli autori degli articoli che passeranno il vaglio e, ovviamente, con chi paga, cioè con le industrie, creando, così, una sorta di salottino esclusivo in cui la scienza è un optional. Insomma, far passare un articolo in qualche modo critico quando non imbarazzante per chi tiene il banco del gioco è difficilissimo quando non del tutto impossibile. Poi ci sono gli enti di controllo i cui funzionari sono soggetti a tentazioni alle quali non troppo di rado è difficile resistere,  e il controllo non c’è più. E, naturalmente, non potevano mancare i politici che a volte hanno potere decisionale su certe terapie, e parlo, ad esempio, di rimborsi o di campagne di promozione. Guardi le assurdità che sono uscite a proposito dei vaccini. E guardi, sempre a titolo d’esempio, le quantità immense di vaccini acquistati da uno stato per poi essere letteralmente buttati. Ma, forse ancora peggio, consideri, anche se è difficilissimo perfino per gli addetti ai lavori, ciò che si nasconde sull’argomento. Non si dice che cosa c’è davvero in quelle siringhe, si finge che certe sperimentazioni su gruppi d’individui non siano mai esistite, e poi c’è il problema gravissimo dei medici che non denunciano gli effetti deleteri che qualcuno dei loro clienti ha subito a seguito di vaccinazioni.

RD – Di chi ci possiamo fidare?

SM – Non saprei. Un buon consiglio credo sia quello di diffidare di chiunque abbia interessi economici o di potere o di carriera ad affermare qualunque cosa. Non dico che questi mentano sempre. Dico solo di tenere il cervello ben sveglio e di non fare atti di fede. Con grande dispiacere ed altrettanta delusione le dico pure di diffidare dei comitati anti-vaccino. Non è raro che questi lancino accuse assolutamente a casaccio, senza alcun supporto scientifico. Anzi, quando si parla di prove oggettive da eseguire su campioni di vaccino, la risposta ormai solita è quella di far finta di niente. Purtroppo anche lì ci sono interessi personali in gioco, per piccini che questi interessi siano in tutti i sensi.

RD – Ma insomma, io non ho capito: lei è pro o contro i vaccini?

SM – Io mi occupo di scienza e la scienza pretende sempre prove obiettive. Ad oggi né i produttori di vaccini né le autorità sanitarie né i medici che vaccinerebbero anche le seggiole di casa loro hanno offerto prove consistenti a favore al di là di chiacchiere troppo spesso grottesche e al netto delle bugie e delle ipocrisie che non fanno fare loro una bella figura presso chi non si accontenta di quelle chiacchiere. Dall’altra parte ci stanno coloro che sono contro a prescindere e che sparano sciocchezze mortificanti, accusando i vaccini di essere i responsabili di metà dei mali del mondo. Con tutto il rispetto possibile, le dico che nessuna delle due posizioni è degna di fede e che tutti e due i gruppi “nemici” fanno del male al mondo. Bisognerebbe ripartire da zero togliendo di mezzo chi ha interessi di qualunque specie in ballo e chi non conosce o pretende di non applicare il metodo scientifico. Poi si faranno le prove del caso e si giudicherà. Si sappia, però, che tutto questo richiede tempo e denaro, due beni che nessuno pare avere intenzione di spendere. In sostanza, per rispondere alla sua domanda, io non sono né pro né contro. Semplicemente pretendo prove e queste non ci sono. È così che io sto ugualmente antipatico a chi è pro e a chi è contro.

RD – Da ultimo, cambiando del tutto argomento, vorrei che dicesse qualcosa sull’energia solare che negli Stati Uniti sta riscuotendo un grande successo.

SM – Non è certo qualcosa d’inaspettato. Nell’ultimo anno lo sfruttamento dell’energia solare ha avuto in America un incremento notevolissimo. Questo sia in termini economici sia in termini d’impiego dove ha superato ogni altro business basato sull’energia, petrolio compreso. Ma la cosa non deve sorprendere. La Terra è un sistema chiuso e, per questo, può dare solo ciò che contiene. Il che significa che le riserve di petrolio, di gas, di carbone, di uranio e di qualunque altra fonte energetica racchiusa nel Pianeta prima o poi finiranno. E questo è un fatto noto a tutti, anche se molti paiono volerlo ignorare. La Fisica ci dice che la possibilità che noi abbiamo è quella di rifornirci di energia da una fonte esterna e questa, piaccia o no, per noi è soltanto il Sole. Da lì ci arriva, con continuità, con certezza e gratuitamente, una quantità d’energia che supera di molte migliaia di volte quella che noi uomini produciamo depredando la Terra, e tutto quel ben di Dio noi lo snobbiamo allegramente. Questo per non parlare dell’inquinamento che petrolio, gas, carbone e uranio infliggono all’ambiente e di cui noi soffriamo ogni giorno di più in termini di salute. Ancora una volta ci sono interessi demenziali in gioco. Pensi a paesi come alcuni situati nel Medio Oriente che vivono di petrolio, o pensi ai paperoni russi che ci ricattano con il gas, o pensi alle grandi compagnie petrolifere che detengono un potere tale da essere in grado di scatenare e sostenere guerre. Il Sole non è contenuto in giacimenti territoriali, è a disposizione di tutti, durerà molto più a lungo di quanto non durerà l’uomo sulla Terra, è gratis e questo non può piacere a chi detiene l’accesso alle fonti sempre più rare e perciò preziose che continuiamo ben poco saggiamente ad usare. Naturalmente non potevano mancare i soldatini, cioè alcuni professori universitari che, facendosi burla dei fatti, sostengono che dal Sole non si può ricavare energia. Chissà come funziona per loro la fotosintesi clorofilliana o da dove prendono energia le astronavi che solcano per anni l’universo.

RD – Come vede il futuro della Terra per quanto riguarda l’umanità?

SM – Di un grigio che tende molto al nero.

RD – Grazie.

 

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