Sigaretta, sigaretta con filtro o e-sigaretta?

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di Antonietta Gatti tratto da LA STAMPA.

Non proprio come quelle di oggi, ma qualcosa di non troppo diverso Cristoforo Colombo se lo ritrovò, probabilmente a metà strada tra divertimento e sorpresa, quando sbarcò in America. L’argomento è la sigaretta o, comunque, un piccolo tizzone di foglie tossiche essiccate avvolte in una foglia di mais di cui gli indios americani aspiravano il fumo.

Osservata la cosa a freddo, siamo nel territorio di una delle tante follie, piccole o meno piccole, dell’Homo sapiens, consapevole che il suo organismo funziona a Ossigeno ma pronto a sostituire quel gas con una miscela venefica che avvelena le cellule. Il tutto non si può affermare che deponga a suo favore. Questo detto prescindendo dal ridicolo del gesto in sé.

A caldo, cioè tenendo conto delle tante componenti psicologiche e sociali, le cose cambiano. Per decenni la sigaretta fu da una parte etichetta di machismo e, dall’altra, messaggio erotico di una femmina disinibita quando non simbolo e affermazione di femminismo politico. A distanza di molti anni, ancora oggi per gli adolescenti di personalità ancora tenera mostrarsi con una sigaretta tra le labbra rappresenta una sorta di autoaffermazione di maturità e la cosa pare essere più comune nelle ragazzine.

Come è accaduto e, ahimè, accade per altre sostanze tossiche, anche il tabacco ha goduto di una letteratura medica che a volte lo assolveva dall’allora sospetto di essere causa di malattia, a volte addirittura arrivava ad esaltarne pretesi effetti benefici. Poco importa se nessuna osservazione condotta secondo i metodi dell’epidemiologia fosse stata eseguita e se bastasse constatare come tosse e catarro fossero i comuni compagni dei fumatori, e questo senza andare più in là: l’industria del tabacco diffondeva articoli “scientifici” a dir poco demenziali magari non scritti direttamente ma firmati da qualche medico compiacente e il fumo diventava la cosa più innocua del mondo. Fino a non molto tempo fa si fumava impunemente ovunque, dai cinema alle scuole, dagli aerei agli ospedali.

Ora le prove relative alla tossicità del tabacco sono soverchianti e, per mettersi in pace la coscienza, i governi di molti paesi del modo che sul tabacco lucrano obbligano i produttori a stampare sui pacchetti di sigarette scritte come “IL FUMO UCCIDE, o FUMARE FA MALE IN GRAVIDANZA o PROTEGGI I BAMBINI:NON FARE LORO RESPIRARE IL TUO FUMO”.

Tutto vero. Tutto inutile.  

Quando si accende una sigaretta si bruciano foglie che sono spesso quelle di diverse varietà di tabacco. Va da sé che i prodotti della combustione vengono inalati, e tra questi c’è davvero un po’ di tutto: dalla nicotina al monossido di Carbonio, da diverse nitrosammine al benzo(a)pirene, dall’ammoniaca al mercurio, dall’acido cianidrico a un’infinità di idrocarburi. Ma a queste sostanze si aggiungono ceneri in particelle finissime che entrano pure, e con grande facilità, nell’organismo, e questo anche in quei fumatori che, con grande ingenuità, affermano “io il fumo non lo aspiro”, come se respirassero a chilometri di distanza dalla brace che si consuma sotto il loro naso.

Da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già messo in correlazione il fumo con varie forme di patologie. La prima è il cancro al polmone ma anche cancro della bocca e delle vie respiratorie, la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, polmoniti, ecc. Ci sono anche altre patologie che interessano tutto l’organismo colpendo di preferenza, seppure certo non in via esclusiva, i tabagisti: infarto, ictus, fino a patologie della pelle. Anche le persone che vivono accanto a fumatori possono sviluppare patologie simili.

Se tutto questo è perfettamente conosciuto, ora vorrei accennare ad aspetti relativi al tabacco che sono di regola trascurati. Le coltivazioni di tabacco sono quasi sempre trattate con pesticidi; a questi si devono aggiungere diserbanti, concimi chimici, ecc. Sono questi composti chimici che possono rimanere sia sulla superficie della foglia sia al suo interno. In aggiunta a questo, sulla foglia si depositano le polveri dell’inquinamento atmosferico. Dal momento che la foglia non viene lavata prima dell’essicazione, queste polveri rimangono intrappolate nella matrice vegetale e sono per forza di cose bruciate per la produzione del fumo. E’ ovvio che la composizione chimica delle particelle vari a seconda della provenienza della foglia, essendo ogni ambiente inquinato in modo diverso da attività industriali, traffico, riscaldamento, ecc. I fumi dei camini, ricadendo al suolo, non inquinano solo frutta, verdura ed erba di cui gli animali si cibano, ma anche le foglie di tabacco. Mentre attorno ad un cementificio ingloberanno, ad esempio e tra le altre sostanze, Calcio, attorno ad un inceneritore è difficile dire che cosa esattamente ricadrà perché il “combustibile-rifiuto” cambia di continuo e con rapidità, con la possibilità per nulla remota che si brucino anche rifiuti “speciali” in ogni senso.  

Lavorando su Sarajevo, risultò evidente che durante il lungo assedio si era creato un inquinamento molto particolare. Da una parte c’erano i bombardamenti, quindi esplosioni di bombe all’Uranio impoverito o, magari, al Tungsteno capaci di creare un nuovo inquinamento molto fine dato dalla miscela tra la chimica della bomba e quella del bersaglio. Dall’altra c’era un inquinamento creato dalla combustione di copertoni di automobili e di camion (Carbonio, Zolfo, ecc.) visto che, mancando energia elettrica, oli combustibili e gas, per riscaldarsi la popolazione bruciava tutto quanto aveva a disposizione. Sembra incredibile ma l’unica industria che ha lavorato con continuità durante la guerra nei Balcani è stata quella del tabacco, visto che non aveva bisogno di molte risorse energetiche. Una volta raccolta la foglia, questa si può essiccare anche al sole. Io ho ancora sigarette comprate a Sarajevo su cui abbiamo trovato anche polveri contenenti, tra l’altro, Uranio e Torio. Queste polveri, una volta che la sigaretta viene accesa, entrano nella composizione del fumo e sono respirate dal fumatore indipendentemente da quando l’inquinamento era stato in effetti creato.

A parità d’inquinamento sulla foglia le sigarette con filtro trattengono di più queste particelle che si fermano in parte nelle anfrattuosità del filtro. E’ pur vero che, se si guarda un filtro dopo aver fumato, la parte centrale è più scura, segno che si creano dei flussi preferenziali che anche le particelle seguono. Non ci s’illuda, però, che l’effetto del filtro sia decisivo nel diminuire la tossicità della sigaretta.

Discorso diverso è quello della sigaretta elettronica, anche se dei suoi effetti reali si sa ancora poco. Questa vaporizza un liquido che poi viene aspirato, un liquido che spesso contiene nicotina e, dunque, che dà gli stessi problemi di dipendenza della sigaretta tradizionale. Però, almeno stando ad analisi condotte da diversi laboratori tra cui quelli dell’FDA americano, quel liquido contiene nitrosammine, glicole di etilenico e glicole propilenico: tutte sostanze che certo non sono dei toccasana. Resta il fatto che la combustione non c’è e che mancano gli effetti delle polveri ambientali inquinanti così come quelli dei pesticidi e degli altri veleni con cui comunemente si trattano i vegetali. Probabilmente si tratta di qualcosa di meno peggiore della sigaretta con la brace e, comunque, di qualcosa che permette di conservare la gestualità del fumatore e tutto il ridicolo che ne fa parte, evidentemente indispensabile alla psicologia. Sia chiaro: ne sappiamo ancora poco, specie sugli aromi che vengono inalati e sui loro effetti sulla salute. E, prudentemente, alcuni stati come Panama e Uruguay della sigaretta elettronica bandiscono l’uso. Ma basterebbe guardarsi allo specchio e il problema non si porrebbe neppure.

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