Il delitto perfetto

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di Antonietta Gatti tratto da LA STAMPA.

Non è vero, ma lo si è sempre detto: il delitto perfetto non esiste. La tesi è che prima o poi l’omicida scivola in qualche errore tale da permettere alla polizia di arrivare fino a lui. Tutto bello: peccato che non sia proprio così. Delitti impuniti ce ne sono a iosa e, anzi, superano per numero quelli con un colpevole, vero o presunto che questo sia. Ma l’illusione resta.

Se un delitto può considerarsi perfetto quando non si trova il colpevole, ce n’è una varietà ancora più perfetta, sempre che possa essere ammesso un comparativo: quello in cui tutto è noto, dalla vittima al corpo del reato, dal movente alle modalità con cui il fattaccio è avvenuto, dall’eventuale mandante fino all’identità dell’assassino. Si sa tutto, è tutto ufficiale, eppure non esiste sanzione.

Un esempio è senza dubbio quello relativo al prima famoso e poi famigerato Eternit.

Nel ventennio di attività, negli stabilimenti italiani in cui si produceva quella miscela di cemento e di amianto, 213 lavoratori sono morti di mesotelioma pleurico: un cancro dal quale non esiste scampo dovuto alla presenza di fibre di amianto nella pleura.

A suo tempo la Procura di Torino aveva mandato sotto processo il magnate elvetico Stephan Schmidheiny proprietario della ditta Eternit e la sentenza del 3 giugno del 2013 emessa dalla Corte d’Appello era stata una condanna a 18 anni di reclusione e il pagamento di 89 milioni di Euro di indennizzi. Senza entrare in particolari, il finale in Cassazione della storia di un crimine di cui non s’ignora nessun particolare è stato quello dei tarallucci e del vino: tutto prescritto, tutto cancellato come se nulla fosse stato.

Se, al di là delle scartoffie, è difficile assolvere moralmente il signor Schmidheiny, molto di più lo è per tutto l’apparato politico, affaristico e pseudoscientifico che ha permesso il crimine, un crimine non solo seriale ma mai davvero censito in tutta la sua portata. Morti per amianto, e non solo per mesotelioma pleurico, ce ne sono molti più di quanto non sia conosciuto dalle persone comuni e non si tratta certo solo di chi ha lavorato alla Eternit.

L’amianto è di fatto indistruttibile e, una volta immesso nell’ambiente, nell’ambiente resta per omnia saecula saeculorum, continuando imperterrito a svolgere la sua attività patogena senza che sia possibile arrestarla. Cemento-amianto ce n’è dovunque, dai tetti agli acquedotti, dai treni alle navi fino alle discariche legali o abusive che siano, e questo in barba a regole risalenti ad oltre vent’anni fa che prevedono una “messa in sicurezza” dei manufatti.

Che l’amianto fosse una sostanza tossica quanto mai aggressiva non era certo una novità quando lo si mise timidamente fuori legge negli Anni Novanta. Già lo sapeva Plinio il Vecchio, il generale scienziato romano del I secolo dopo Cristo che lo scrisse chiaramente nella sua Naturalis Historia. E lo sapevano i medici che, da duemila anni, tenevano gli occhi aperti. Peccato che l’amianto costi pochissimo e abbia ottime proprietà ignifughe e coibentanti tali da spingere chi ne faceva un business ad assoldare quegli pseudoscienziati di cui c’è abbondanza, pronti a sottoscrivere qualunque assurdità in cambio di quattro soldi o di un gradino di carriera. Ecco, allora, che l’amianto si trasforma nella letteratura “scientifica” da killer implacabile a benefattore dell’umanità, e quegli scritti pubblicati su riviste di tutto rispetto finiscono a bersaglio, cioè sulle scrivanie dei politici che si ritrovano un alibi perfetto per mantenere il minerale nell’ambito della legge. Gratis? Chissà.

Poi, davanti ad una strage troppi evidente, è stato impossibile continuare nell’ipocrisia e l’amianto è stato bandito. Questo, però, senza che nessuno degli pseudoscienziati fosse chiamato a rendere conto delle sue grottesche certificazioni ex cathedra. Tanto per chiarire le cose, situazioni analoghe ne esistono oggi non poche, con tanto di fedine penali ufficialmente pulite e di assoluzioni “scientifiche”. Si tratta di tecnologie che hanno come effetto collaterale il rilascio di micro- e, soprattutto, di nanoparticelle inorganiche non biodegradabili e non biocompatibili, esattamente come è l’amianto.

Questa roba galleggia nell’aria e viene respirata, poi cade su frutta, verdura e cereali e viene mangiata. A quelle dimensioni le particelle s’insinuano inarrestabili nell’organismo invadendo senza ostacoli organi e tessuti, capaci perfino di entrare nei nuclei delle cellule ed interferire con il DNA. Certo non meno allarmante è la dimostrazione della loro capacità di passare da madre a feto provocando aborti, malformazioni e perfino l’instaurarsi di tumori già prima della nascita: una vera e propria strage degli innocenti al cui confronto l’amianto è un agnellino.

Molto c’è ancora da scoprire sull’attività di queste particelle, amianto o altro che sia, ma se ne sa ben più che abbastanza per smettere di tenere occhi e cervelli chiusi in nome delle valanghe di quattrini che corrono al fianco di quella roba. Come spesso accade, l’affare Eternit pare non averci insegnato niente e di delitti davvero perfetti temo dovremo subirne ancora per parecchio tempo e in parecchie circostanze.

Non so se abbiamo davvero bisogno dell’ennesima prova che l’Homo sapiens è il più stupido degli inquilini di questo pianeta, l’unico che, citando l’etologo Danilo Mainardi, si estingue per volontà propria.

Le fibre di amianto sono ora considerate delle nanoparticelle perché hanno una dimensione uguale o inferiore ai 100nanometri, cioè 0.1 micron. Con dimensioni così piccole le fibre e le polveri possono passare attraverso spazi intercellulari, superare barriere fisiologiche e arrivare anche a raggiungere l’interno della cellula compreso il DNA.

Sono a tutti gli effetti dei proiettili invisibili che vengono sparati nel cuore del nostro codice di vita .

La possibilità di interagire con il DNA per la loro piccolezza le mette in condizione di danneggiarlo e così creare i presupposti per cellule anomale cioè cancerose.

In giro per il mondo altri stanno disseminando proiettili invisibili concorrendo a fare ulteriori stragi degli innocenti .

La creazione delle nanoparticelle può essere volontaria all’interno di laboratori nano tecnologici ove però ci sono tutte le forme di protezione necessarie oppure incidentale/causale durante processi di combustione/esplosione. L’alta temperatura che si genera concorre ad aerosolizzare il materiale bruciato. Più alta è la temperatura più piccole sono le dimensioni delle polveri che si generano. Sono poi lasciate libere nell’aria per l’inalazione o l’ingestione di poveri insipienti/innocenti.

Una volta all’interno del corpo umano lo devastano, dando origine a cancri e a malattie ancora oggi misteriose, oppure a “una-non-diagnosi”.

Ma anche in questi casi il colpevole non è colpevole. Si arriva fino a negare la correlazione di queste morti con l’inquinamento creato. In nome del business e di fattori economici si fanno stragi, i colpevoli rimangono impuniti. Delitti perfetti.

http://www.lastampa.it/2014/12/15/blogs/nanopatologie/il-delitto-perfetto-cigpt23RDeqtAN7elMwukN/pagina.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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