Inquinamento e sterilità

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Che in certe condizioni di lavoro i maschi vedessero abbassarsi, e non di poco, la loro capacità di procreare è cosa nota da moltissimi anni. Qualche vecchio testo di Medicina del Lavoro chiamava la condizione Sterilità Industriale, ma tutto si fermava lì. Osservati al microscopio, gli spermatozoi risultavano meno mobili del fisiologico, ma sul perché era buio totale, salvo qualche spiegazione che attingeva più alla fantasia che non ai dati oggettivi. Ognuno diceva la sua e, come è quasi la norma, la Psicologia contribuì non poco a rendere ancora più nebuloso il fenomeno, addossandone allo stress, una sorta d’imputato buono per tutte le stagioni, la responsabilità.

Va detto subito il perché occorre che gli spermatozoi siano mobili e siano anche numerosi. Di solito circa un quinto di loro non è di qualità sufficientemente buona e resta subito indietro nella corsa verso l’agognato ovulo. Poi c’è il problema della loro sopravvivenza: la loro vita è breve e mezz’ora dopo l’eiaculazione solo uno su cento è ancora sufficientemente vitale. I pochi sopravvissuti, nel frattempo, lasciando sul campo gli altri concorrenti morti o impegnati a tirare le cuoia, avranno dovuto superare un cammino quanto mai irto di ostacoli, addirittura con una frazione dei globuli bianchi della donna impegnata a mangiarsi gl’intrusi. Insomma, perché qualcuno arrivi alla meta è indispensabile che partano in tanti e che corrano veloci.

In questi ultimi anni la fecondità si è abbassata a livelli tali da diventare preoccupante, tanto che il Ministero della Salute ha promosso una campagna per far conoscere il problema e ha pubblicato una sorta di manuale di manutenzione dell’apparato genitale. Il libricino (scaricabile da Internet) è fatto in maniera assolutamente apprezzabile ma, come spesso accade quando c’è lo stato di mezzo con le sue istituzioni, non è che si collochi proprio al confine più avanzato delle conoscenze. Insomma, se lo avessero scritto negli Anni Ottanta non sarebbe cambiato granché.

È importante sapere che l’infertilità maschile è più comune di quella femminile, e questo con buona pace di un machismo ridicolmente becero. Ed è pure importante sapere che l’infertilità, maschile o femminile che sia, ha origini disparate e, almeno per parte di loro, ben conosciute, a volte identiche tra i due sessi, a volte molto differenti, non fosse altro che per le ovvie differenze di anatomia e di fisiologia.

Diversi anni fa, osservando al microscopio elettronico lo sperma di un militare che non riusciva ad avere il bambino che desiderava, ci accorgemmo che il liquido era invaso da particelle solide e inorganiche spesso al di sotto del micron di dimensione e, per quello che allora era solo un’opinione nostra e non una certezza scientifica, pensammo che potessero essere quelle polveri a rendere “impacciati” gli spermatozoi.

Così, dopo esserci confrontati con un piccolo gruppo di giovani ginecologhe, proponemmo al militare di
tentare qualcosa che non solo non si era mai fatto prima ma di cui nemmeno noi potevamo pronosticare
con un buon margine di precisione il risultato. La proposta, subito accettata, fu di raccogliere lo sperma, depurarlo di quelle particelle dal liquido seminale e ricorrere ad una fecondazione assistita. Il risultato fu quello di ottenere a tempo debito due bellissimi gemelli perfettamente sani. Il fatto che fossero sani è particolarmente importante, visto che, per ragioni che illustrerò tra qualche riga, può accadere che i soldati impegnati in zone di guerra (o in missioni di pace se ci piace di più usare la cosmetica delle parole) generino bambini con qualche problema, tanto che l’esercito americano sconsiglia vivacemente di procreare per un certo numero di anni dopo il rimpatrio da ambienti bellici.

sterilità-maschile-montanari-vitalmicroscopioCiò di cui ci accorgemmo procedendo con le nostre ricerche fu che assolutamente non di rado il liquido
seminale dei soldati impegnati come ho appena detto ospita indebitamente polveri, e così è per chi lavora in certi contesti industriali. Ecco spiegato il fenomeno lavorativo di cui si conoscevano le conseguenze e tuttavia non le cause. Ma, come ho detto e scritto innumerevoli volte, una gran parte delle polveri che continuiamo a generare allegramente con i nostri genialissimi impianti di cottura dei rifiuti, di produzione di energia elettrica, di fabbricazione delle leghe metalliche e, non in fondo alla lista, con i nostri mezzi a motore è “eterna”, cioè non biodegradabile. Il che significa che, anche se cominciassimo improvvisamente ad invertire la tendenza che è quella di un continuo aumento della loro produzione, per poca roba che ne immettiamo, la quantità di questi inquinanti non potrà altro che crescere quotidianamente. E, allora, ecco qua la spiegazione semplice semplice che il Ministero non dà sul perché la sterilità maschile aumenta o, quanto meno, su uno dei perché importanti.

Parlando dei vari perché, la lista delle cause note della sterilità è lunga e, se ci si fa attenzione, diverse di loro sono o possono essere legate all’inquinamento. Tra loro diverse malattie dei reni, del fegato e dell’apparato neuroendocrino.
A questo punto sono costretto a tornare su di un argomento che ho toccato, peraltro inutilmente, molte
volte: la stramberia della Medicina. Spesso gli andrologi (i medici che si occupano dell’apparato genitale dei maschi) si arrabattano per trovare una cura adatta ai loro pazienti sterili senza trovare la soluzione.
Magari si fa una miriade di esami ma in nessun caso si presta attenzione alla presenza eventuale di polveri nello sperma né, tanto meno, si conosce la possibilità di rimuovere gl’inquinanti. Così può accadere che si lavori inutilmente ipotizzando cause che possono essere secondarie quando non del tutto inesistenti ed applicando terapie per forza di cose inefficaci. Malauguratamente la classe medica è affetta da una chiusura culturale e da una sorta di buffo snobismo verso tutto ciò che arriva da discipline diverse dalla loro, il che non di rado la riporta alle ridicolizzazioni seicentesche di Molière oltre a costituire una zavorra pesantissima.

Per ciò che riguarda aborti e malformazioni fetali, due fenomeni in aumento, senza che io possa avanzare la pretesa di una certezza mancandoci il numero di casi necessario, ipotizzo che il motivo per il quale i militari (che in certe circostanze sono soggetti ad inalazioni e ingestioni di polveri da esplosione in quantità elevatissime) generino più bambini malformati dell’atteso (almeno stando al comportamento statunitense e ad interviste personali) può essere dovuto al fatto che un granello di polvere, magari portato dai pochi spermatozoi che arrivano vicini al bersaglio, possa interferire con l’uovo fecondato. Ma almeno per ora, sia chiaro, di questo non esistono prove confortate dai grandi numeri. E, temo, non ne esisteranno ancora per un po’, stante il fatto che l’argomento è poco conosciuto e il fatto che soldi per la ricerca indipendente non ce ne sono.

Ma, pur se in maggioranza, non sono solo i maschi ad essere responsabili dell’infertilità. A volte le cause possono essere comuni come accade se chi ha il liquido seminale inquinato da polveri sottili ed ultrasottili ha un rapporto sessuale non protetto da un preservativo. Questo può generare nel canale vaginale della partner delle piaghe sanguinanti e dolorose, ribelli ai trattamenti farmacologici e chirurgici. La condizione che noi osserviamo ormai da una decina d’anni è nota come Burning Semen Disease (malattia del seme che brucia) e assomiglia parecchio all’endometriosi. Si tratta, per quest’ultima, di una condizione cronica dolorosa caratterizzata da sanguinamenti (metrorragìa) che ha come origine tessuto dell’endometrio, vale a dire il tessuto che ricopre la parete interna dell’utero, che cresce dove non dovrebbe, cioè nella vagina, nelle ovaie e perfino nell’intestino e nel peritoneo. In quelle condizioni procreare diventa un bel problema. Nessuna meraviglia se il trattamento farmacologico è al massimo un palliativo non andando a toccare l’origine della patologia e su quell’origine si dibatte: lasciando da parte la sua spocchia e il suo nutrito esercito di tromboni “di successo”, la Medicina conosce poco del comportamento del corpo umano, soprattutto se si tratta di malattie, mentre conosce bene, invece, l’arte di chiudere gli occhi davanti alle evidenze o a possibili tali. Comunque sia, e questo nonostante le goffe smentite delle cosiddette “autorità”, l’endometriosi si manifesta molto più di frequente dell’atteso a Taranto, una città che, per le condizioni d’inquinamento polveroso e non solo in cui è costretta a vivere, rappresenta un laboratorio prezioso
per chi studia onestamente – e l’avverbio onestamente è fondamentale – il problema delle patologie da
inquinamento, in particolare quello da particelle.

E, a proposito di particelle, uno dei tanti risultati sgradevoli delle nostre ricerche è quello di esserci accorti come questi inquinanti passino pressoché indisturbati da madre a feto. Le conseguenze sono aborti se le polveri raggiungono l’embrione nei primi tempi della gravidanza, malformazioni e/o tumori se il fenomeno avviene più tardi.
In tutta modestia, senza pretendere di essere stato anche solo vagamente esauriente perché l’argomento
meriterebbe le pagine di un libro intero, e cosciente del fatto che ho toccato solo una delle cause della scarsa fecondità di oggi, mi sento in diritto di affermare che l’inquinamento rappresenta un fattore tanto fondamentale quanto trascurato per spiegare il fenomeno. Mi sento pure di dire che quella che oggi chiamiamo Medicina è legata in modo ormai inestricabile ad interessi economici fortissimi. La grande industria farmaceutica è ormai l’unica fonte rilevante di finanziamenti per la “ricerca”, e l’aver messo tra virgolette la parola è il riconoscimento di una vera e propria tragedia. I temi su cui i laboratori lavorano, laboratori istituzionali e non che siano, uniti dalla volontà comune e ormai esclusiva di sopravvivere, sono quelli che l’industria detta e, ancor peggio, altrettanto sono i risultati. Questi vengono impietosamente cancellati o, ad acuire il male, stravolti se risultano in qualsiasi modo sgraditi a “chi conta”. Quando, poi, c’è di mezzo l’inquinamento, entra un gioco un esercito di altri interessi. Basti pensare, tra il tanto di altro che esiste, al business colossale originato dai rifiuti che tanto è responsabile per un’infinità di patologie, sterilità certo non esclusa, un business dove impresa, politica e malavita sono impossibili da distinguere.

di Stefano Montanari

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