Vaccini: nuovi casi! "Prevenar" e "Fluarix" sotto la lente..

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Roberta Doricchi – Dopo le sue analisi con esiti non proprio rassicuranti su 24 vaccini, ora ha avuto modo di analizzarne altri 2. Ci sono novità?

Stefano Montanari – Innanzi tutto è bene sapere che è grazie ad una faticosa raccolta fondi partita da una piccola associazione chiamata Autismo e Vaccini se siamo riusciti a coprire poco più di metà delle spese di quelle due analisi.

La novità è che si sono aggiunti altri due campioni alla lista, ma i risultati continuano ad essere coerenti con quanto avevamo già riscontrato. Ancora una volta, per evitare che qualcuno estrapoli come, purtroppo, è avvenuto in passato con le nostre analisi sugli alimenti, sottolineo che noi abbiamo esaminato una sola fiala di ciascuno dei vaccini e, dunque, i risultati sono riferibili a quelle fiale e basta. Chiunque generalizzi sbaglia.

RD – Dato per scontato che si trattava di un solo campione per ognuno dei vaccini, di che cosa si è trattato questa volta?

SM – Il Prevenar, un vaccino pediatrico contro lo Streptococcus pneumoniae, e il Fluarix prescritto per la profilassi dell’influenza.

RD – Chi sono i pazienti ai quali quei vaccini sono indirizzati?

SM – I limiti, come spessissimo accade, sono vastissimi. Per il Prevenar si parte dai due mesi di età fino ai cinque anni e per il Fluarix dai sei mesi alla tomba.

RD – Sono efficaci?

SM – Non mi faccia questa domanda. La mia laurea non è in Medicina anche se quella che conseguii nel lontanissimo 1972 è proprio quella che si occupa di farmaci, e non voglio invadere il territorio di caccia dei medici. E, se dico territorio di caccia, le assicuro che ho le mie ragioni. Ciò che mi fu insegnato tanti anni fa è che il sistema immunitario non funziona come prevedono i vaccini almeno fino a ben oltre i due anni di età e così se si superano i 65-70 anni. Ma, naturalmente, i miei antichi professori potevano avere sbagliato e l’uomo moderno può benissimo essersi adattato ai voleri dell’industria farmaceutica. Resta il fatto che, come qualunque farmaco, anche i vaccini non possono pretendere un’efficacia assoluta e ci si deve accontentare di qualcosa di relativo. A volte anche di molto relativo.

RD – Venendo ai casi specifici, che cosa ha trovato nei due vaccini?

SM – In un certo senso il Prevenar si è rivelato rassicurante. Ci abbiamo trovato solo qualche particella di Ferro, Cromo e Nichel, cioè d’acciaio, e delle particelle di Alluminio. La presenza di Alluminio è spiegabile con il fatto che un suo sale, cioè il fosfato, è dichiarato tra i componenti e, nel processo di preparazione del campione per l’osservazione di microscopia elettronica, questo può essersi cristallizzato. In effetti, nelle particelle d’Alluminio c’era pure il Fosforo e questo ci sta con la spiegazione che ci siamo dati.

RD – Ma l’acciaio?

SM – No, l’acciaio non ci può proprio essere. Comunque, era poco, se questo può mitigare la preoccupazione.

RD – E il Fluarix?

SM – Nella confezione di Fluarix che abbiamo analizzato c’era un po’ di più. L’Alluminio c’era come particella ma, in questo caso, quell’elemento non figura tra i componenti dichiarati. Poi c’era l’ormai quasi solito acciaio, anche in questo caso in quantità apparentemente modeste. E ancora particelle di Zinco e altre di Bario e Zolfo.

RD – Perché?

SM – La domanda è più che ragionevole ma io una risposta non ce l’ho. Che quella roba non ci possa stare in qualunque soluzione iniettabile è un fatto che nessuno può confutare. Come ci sia finita non lo so proprio.

RD – Ma ci saranno dei controlli. O no?

SM – Ritornando ai miei anni giovanili di università, mi venne insegnato che i controlli sull’ambiente, sulle attrezzature e sui prodotti finiti sono rigorosissimi quando si parla di soluzioni iniettabili.

RD – Eppure…

SM – Evidentemente i controlli non sono poi così rigorosi.

RD – Chi dovrebbe controllare?

SM – Prima di tutto il produttore. Poi, magari di concerto con lui, gli enti istituzionali.

RD – In Italia è l’Istituto superiore di sanità.

SM – Sì.

RD – Lei ha reso pubblici in varie occasioni i suoi risultati. Qualcuno si è mosso?

SM – Due volte si sono mossi i carabinieri del NAS. In ambedue in casi, ormai risalenti a parecchio tempo fa, e in una circostanza parlo di oltre due anni, ho consegnato loro i miei risultati. Da allora, zero. Quanto all’Istituto superiore di sanità, c’è stata una reazione sinistramente divertente da parte di tale dottoressa Salmaso la quale rilasciò un’intervista al settimanale Il Salvagente dicendo che le nostre sono analisi senza valore. Anzi “estemporanee”, le chiamò, temo ignorando il significato dell’aggettivo. Aggiunse poi che le nostre  analisi non sono riproducibili, cosa che credo sia assolutamente vera per quanto riguarda la cultura e la capacità tecnica della dottoressa. Fu molto più corretto, anche perché molto più preparato, il dottor Roberto Biasio, allora direttore medico di una delle industrie coinvolte nelle nostre analisi, il quale, sempre intervistato da Il Salvagente, affermò che le analisi che facciamo sono ineccepibili. Comunque, tanto per informazione e per evitare figuracce a qualcuno, le nostre metodiche vengono da due progetti europei di ricerca di cui mia moglie è stata a capo.

RD – Il fatto è che lei continua a trovare nei vaccini qualcosa che non ci deve essere. Quali possono essere le conseguenze?

SM – Domanda semplice che richiede una risposta difficilissima da dare. Da oltre 15 anni, da quando, cioè, mia moglie ed io (molto più lei di me) scoprimmo le cosiddette nanopatologie, noi sappiamo che le polveri inorganiche e non biodegradabili sono capaci d’indurre una lunga lista di malattie: cancri diversi, infarti, ictus, malformazioni fetali, aborti, malattie neuroendocrine tra le altre. Ognuna di queste malattie prevede che una certa quantità di polvere si fissi in determinati tessuti, quanta dipende da mille fattori diversi e io non saprei darle dei valori certi. Certo è che nei vaccini inquinati le polveri sono oggettivamente in piccola quantità. Dunque, nella maggior parte dei casi non ci sono effetti clinicamente osservabili  di cui si possano incolpare le particelle. Almeno teoricamente può accadere che quei granelli piccolissimi restino vicini al punto d’iniezione e siano causa di piccoli fenomeni infiammatori cronici che, nel tempo, possono trasformarsi, in via puramente presuntiva, in un cancro. Ma di questo non esiste al momento documentazione. C’è, poi, sempre la possibilità che qualche particella finisca nel nucleo delle cellule alterando il DNA. Ma anche in questo caso non abbiamo riscontri obiettivi. Sempre in via teorica, ma molto più verosimile, può essere che, per pura sfortuna, le particelle finiscano al cervello, cosa del tutto possibile. In quel caso, a seconda della formazione cerebrale toccata, potrebbe innescarsi una malattia. Di questo sono del tutto consce le case farmaceutiche, tanto che citano l’autismo tra le possibili reazioni avverse elencate nei foglietti illustrativi.

RD – Ma l’autismo è negato recisamente dalle autorità sanitarie.

SM – Il che è buffo.

RD – Ma è sempre stato così? Voglio dire: l’inquinamento nei vaccini c’è sempre stato?

SM – E chi lo sa? Nessuno ha mai analizzato le soluzioni iniettabili come facciamo noi. Dunque, si tratta di una novità. Novità un po’ vecchiotta perché le nostre prime analisi risalgono oramai a diversi anni fa.

RD – In fondo,  però, la pratica vaccinale è servita per debellare parecchie malattie.

SM – Può darsi. Io, però, non ne sarei proprio così sicuro. Per prima cosa tutte le malattie infettive hanno andamenti ciclici più o meno lunghi, ma il fattore fondamentale è l’igiene. Di solito chi fa impresa con i vaccini mostra come la loro introduzione coincida con un calo dei casi di malattia, il che è del tutto vero. Ciò che non mostrano, però, è quanto succedeva prima di quell’introduzione. Di norma la curva in diminuzione mostra la stessa pendenza e, se la si osservasse dal punto di vista puramente matematico, risulterebbe evidente che la pratica vaccinale non ha avuto la minima influenza. Ciò che incide sulla morbilità delle malattie infettive, vale a dire sulla frequenza con cui la patologia in gioco si manifesta  in una determinata popolazione, sono le condizioni igieniche generali e la loro curva è qualitativamente sovrapponibile a quella della riduzione della morbilità. Ci sono, poi, casi un po’ anomali che non vengono mai citati. Un esempio è quello del tetano. Come di norma, i casi si facevano via via più infrequenti quando, ad un certo punto, s’introdusse la vaccinazione. Curiosamente, in quel momento stesso i casi cominciarono ad aumentare. Il motivo è facilmente spiegabile: le categorie a rischio, in genere i lavoratori manuali, si sentirono protetti dalla vaccinazione subita e trascurarono per un po’ le precauzioni igieniche che avevano sempre osservato nel caso di ferite, soprattutto quelle di piccola entità che sono le più rischiose per il tetano. Personalmente temo che qualcosa di analogo possa accadere con il vaccino anti-papilloma virus. Le ragazzine vaccinate potrebbero illudersi di non correre rischi tenendo comportamenti sessuali imprudenti e i risultati potrebbero non essere piacevoli.

RD – Come concluderebbe questa intervista?

SM – Intanto con l’invito alle cosiddette autorità sanitarie di essere più oneste. L’informazione che fanno passare al grande pubblico è palesemente distorta e spesso le autorità ricorrono sconsideratamente a minacce o a ricatti morali nei riguardi di chi pretende di sapere. Va detto che, per fare informazione, bisogna essere informati e, a onor del vero, tra gli operatori del settore, medici assolutamente compresi, l’ignoranza regna sovrana. Questo perché ormai da qualche decennio la ricerca e la cultura sono nelle mani incontrollate dell’industria farmaceutica, un’industria tanto ricca quanto potente a tutti, assolutamente tutti, i livelli che fa il bello e il cattivo tempo arrivando senza scrupoli ad inventare malattie o a dipingere malattie del tutto innocue come devastanti. Come sempre accade la grande forza di qualcuno coincide con la grande debolezza di qualcun altro e in questo caso la grande debolezza è quella del pubblico generale disinformato. Naturalmente, come quasi sempre, i cosiddetti media hanno la loro bella fetta di responsabilità. E, a proposito d’informazione, faccio un appello a chi può perché faccia in modo che i bugiardini dei prodotti distribuiti da noi siano sempre in lingua italiana e riportino senza eccezione tutti i componenti del prodotto, cosa che oggi non accade. Questa informazione è fondamentale perché chi è soggetto alla vaccinazione può essere allergico a uno dei componenti e, se non sa che quel componente gli sarà iniettato, non ha nessuna possibilità di difendersi. Una delle tante ipocrisie dell’industria farmaceutica e delle inadeguatezze di chi legifera sta nello scrivere tra le precauzioni riportate nel foglietto illustrativo quella di non usare il farmaco se si è allergici ad uno dei componenti, componenti di fatto in parte ignoti. Così non si progredisce. Anzi.

RD – Pensa di proseguire con le analisi?

SM – Credo che la cosa non interessi nessuno. Quando faccio notare che non posso continuare a caricarmi delle spese delle analisi e che ci occorrono fondi, la gente si gira dall’altra parte. Meglio pensare a cose più piacevoli. Ora c’è il calendario della signorina Fico…

     
(per gentile concessione del Dott. Stefano Montanari, Direttore del laboratorio scientifico Nanodiagnostics di Modena)

Per approfondimenti:
Cosa sono le NANOPATOLOGIE?
- Che cosa sappiamo dei VACCINI?

 

 

 

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